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La nascita della Medicina di Genere si fa risalire al 1991 con la pubblicazione di un articolo comparso sul New England Journal of Medicine, a firma della Cardiologa Americana Bernardine Healy. Nella prospettiva epidemiologica con il termine Medicina di Genere si intende lo studio prospettico d’incidenza e prevalenza di donne e uomini nelle diverse patologie. La ricerca scientifica ha infatti dimostrato che uomini e donne non differiscono soltanto per il sesso genetico ma anche per una molteplicità di fattori di ordine biologico oltre che psicologico, culturale e sociale.
La robotica ha fatto straordinari progressi nel tempo, fino a discutere oggi si la possibilità futura di costruire robot con intelligenza artificiale. Molteplici sono poi gli ambiti di applicazione sia a livello civile sia a livello militare.
In seguito al parere del Comitato Nazionale della Bioetica, ha fatto particolarmente scalpore l’utilizzo nel documento della terminologia “migliore interesse del bambino” (MIB), più nota come “best interest” in seguito alle tristi vicende di Charlie Gard e Alfie Evans. Nato in ambito giuridico, il criterio poi si è esteso all’ambito sanitario specialmente a fronte di trattamenti salvavita e sperimentali, mostrando fin da subito il suo limite maggiore: la valutazione soggettiva e l’ancoraggio a criteri di “qualità della vita”.
La tentazione della ectogenesi è nata in concomitanza con l’esigenza di assistere neonati gravemente prematuri. Le motivazioni addotte al ricorso del cosiddetto “utero artificiale” oggi sono numerose e si discostano dall’ambito medico spingendosi verso le frontiere del desiderio. Evidentemente siamo di fronte ad un’ulteriore forma di riduzionismo nei confronti della dignità della procreazione e dell’essere umano: i genitori diventano fornitori di gameti e il figlio un prodotto di una moderna tecnologia.
Senza avere nulla a che fare con la disciplina denominata “Bioetica”, in Francia un progetto di legge spinge su misure come l'estensione della PMA alle donne single e alle coppie lesbiche, oltre alla possibilità di creare embrioni chimerici animali-umani. Si vogliono in pratica, ripristinare misure che erano state eliminate dai senatori in febbraio.
“Libera di abortire” è l’ennesima campagna abortista, promossa da Radicali Italiani e altre associazioni che ne condividono gli intenti. Scorrendo articoli e notizie che ne parlano non si trovano ragioni e contenuti che attestino il senso di una campagna come questa, a conferma che il mondo abortista ha dalla sua ideologia ed emotivismo.
La Lego ha recentemente messo a punto una linea di costruzioni “arcobaleno”, dove i personaggi non sono identificabili in maschi o femmine né per colore né per caratteri tipici come, ad esempio, il taglio di capelli o i vestiti. Non è questa omologazione indifferenziata ad insegnare ai bambini valori come rispetto o inclusione. Semmai, si tratta di una visione antropologica votata alla fluidità che cessa di riconoscere la natura della persona e ne cancella l’identità.
Tra i vari problemi sollevati dalla fecondazione artificiale di tipo eterologo, vi è quello del rispetto della persona nella sua origine. I bambini nati da queste pratiche sono, come si dice, “orfani di genitori vivi” ed è per questo che, diventati grandi, ricercano le loro origini, i loro genitori biologici: più spesso i “donatori” di seme, ma ormai anche le “donatrici” di ovociti. Il fenomeno è talmente cresciuto negli anni che sono nate associazioni, blog e persino serie televisive che raccolgono esperienze e testimonianze di questi ragazzi.
L’evento pro life dell’anno, la “Marcia per la vita”, manifesta una posizione inusuale e scomoda: rifiutare non solo l’aborto – e con esso anche tutti gli altri crimini contro la vita umana, come ad esempio l’eutanasia o la fecondazione artificiale – ma anche le leggi che permettono tali crimini.
Tutte le volte che nasce un bambino, nasce anche una madre, ma spesso non si tiene adeguatamente conto di ciò che comporta la trasformazione della donna in madre.
L’omologazione degli alunni e il collettivismo pedagogico costituiscono ancora un problema, nonostante le conoscenze ormai assodate sulle differenze psico-biologiche tra maschi e femmine, che riguardano anche il modo di apprendere. Questa diversità non sembra essere adeguatamente presa in considerazione dagli insegnanti, che non ricevono una formazione specifica, anche a causa della de-strutturazione dell’identità di genere su base ideologica. La scuola dovrebbe piuttosto offrire o provocare occasioni di confronto e scoperta della differenza e della reciprocità, a partire da metodi didattici che ne tengano conto.
Uno dei paradossi del sistema liberale consiste proprio nell’esaltare la libertà come autodeterminazione e al tempo stesso esercitare un biopotere sul singolo fino all’imposizione della morte, come nell’intenzione del giudice nei confronti di Alfie. Non bisogna dimenticare che una società votata all’utopia eugenetica, nella quale non sono ammessi gli individui malati o non produttivi, è permeata da una specie di discriminazione non meno condannabile della discriminazione razziale, su cui invece la retorica delle “memorie” si spreca, ma che, se a sua volta non si fonda sulla considerazione della verità dell’essere umano, è del tutto vacua e inconsistente.
Su Nature sono state pubblicate due ricerche, di cui alcuni giornali hanno parlato di recente: quella degli "embrioni sintetici" e quella dell'"utero artificiale". Come sostiene la Dignitas Personae: «le scienze mediche hanno sviluppato in modo considerevole le loro conoscenze sulla vita umana negli stadi iniziali della sua esistenza.
In questo contributo, cercheremo di rispondere al quesito che, come educatori, ci poniamo continuamente, ovvero se sia ancora possibile oggi proporre ai giovani la morale quale costitutivamente è, cioè qualcosa di oggettivo, vero, realistico. Lo faremo partendo dalla questione antropologica, fondativa per l’interrogativo etico e per la sfida educativa attuale. Presenteremo poi gli elementi caratteristici del vuoto morale che circonda l’adolescente e il giovane del nostro tempo. Per poi arrivare a una proposta concreta, cioè la riscoperta delle virtù per la formazione integrale e la crescita “robusta” e appagante della persona.
Alla luce di certe proposte emerse da alcuni ambienti ecclesiali, la Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) ha in questi giorni chiarito che, quando si invoca una benedizione su alcune relazioni umane occorre – oltre alla retta intenzione di coloro che ne partecipano – che ciò che viene benedetto sia oggettivamente e positivamente ordinato a ricevere e ad esprimere la grazia sacramentale e che, pertanto, la benedizione delle unioni omosessuali non può essere considerata lecita.
Quando il peccato originale ruppe l'unità dell'uomo con Dio anche l'unità dell'uomo con la donna perse le caratteristiche originarie di complementarietà e reciprocità. Anche la maternità viene toccata dal peccato e la donna, da un lato la percepirà come oppressiva, dall’altro occasione di rivendicazione, fino a pensare di poter fare con essa a meno dell’uomo.
Anche in Piemonte diventa gratis il test prenatale "non invasivo" o NIPT. È definito un esame privo di rischi. Per la madre lo è sicuramente. E per il figlio in grembo? Se per rischio si intende il danno possibile legato alla tecnica, evidentemente questo non c'è. Ma se pensiamo alla mentalità e al fine con cui viene fatto, il feto ne corre di rischi, eccome!
Gli strumenti di conoscenza e gli studi sulla vita prenatale hanno svelato che la relazione figlio madre è molto precoce: prima ancora che l’embrione si sia impiantato in utero ha inizio un dialogo, ricco di componenti biochimiche, immunologiche e genetiche, che viene chiamato dagli scienziati “cross talk”. La scienza prenatale riporta molti esempi persino di cura sul piano biologico e clinico di affezioni materne ad opera delle cellule staminali ”guaritrici” del figlio che, passando attraverso la placenta in direzione materna, si portano nei tessuti malati ed operano una rigenerazione.
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