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Zoom: una notizia alla settimana | RRL

Author: radioromalibera.org

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Ogni settimana una notizia sotto la lente del dott. Mauro Faverzani
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I “diritti” (presunti)? Solo quelli delle donne. I figli ammazzati nel grembo materno? Contano zero. È questo in sintesi il messaggio urlato lo scorso 7 ottobre ad Assier, nel Dipartimento di Lot, in Francia, nel corso di una manifestazione, «Fest’IVG», che ha mantenuto nei contenuti, nonostante le scarse presenze, le proprie lugubri promesse, rivelandosi l’apoteosi dell’ideologia di morte oggi imperante a livello sociale, politico, morale.L’evento, promosso dall’associazione Planning Familial, è stato organizzato davanti al municipio di Assier. L’obiettivo era e resta quello di costituire una sorta di fondo centrale con cui finanziare trasferte all’estero (in particolare, in Spagna, Regno Unito e Paesi Bassi) per garantire gli aborti oltre termine. Il che, in Francia, è illegale. La normativa vigente, infatti, introdotta nel marzo 2022, fissa alla 14ma settimana di gravidanza il limite ultimo, oltre il quale non è più possibile abortire.«La mia bella parrocchia infangata dai mercanti di morte!», che invocano «il delirio della pianificazione familiare», ha commentato il parroco, Don Guillaume Soury-Lavergne.
La denuncia è forte e sconvolgente: secondo quanto riportato dalle agenzie LifeSiteNews e Infocatólica, nel giro di soli cinque giorni – per la precisione, tra il 20 ed il 25 gennaio scorsi - ben due donne sarebbero state trasportate d’urgenza, in ambulanza, dal Near North: Elizabeth Cohn Morris Health Center Planned Parenthood, con sede al 1200 North La Salle Drive di Chicago, all’ospedale più vicino. In entrambi i casi, l’emergenza è stata dovuta ad un’emorragia post-aborto.Le agenzie, dando la notizia, specificano come «la maggior parte delle emorragie chirurgiche post-procedurali» siano dovute «a lesioni interne inflitte da strumenti chirurgici, spesso lacerazioni della cervice uterina e perforazioni dell’utero», già evidenziate come cause frequenti di decessi.Pare peraltro che questo tipo di emergenza, presso tale struttura di Planned Parenthood, sia tutt’altro che raro. A dare l’allarme ha provveduto Operation Rescue, un’affermata organizzazione pro-life statunitense, che ha messo a punto anche un dettagliato dossier di 24 pagine, con cui viene documentato un numero impressionante di morti collegate proprio alle pratiche abortive. Quei due casi in cinque giorni, evidentemente, sono tutt’altro che episodi isolati…Brutte notizie anche dalla Spagna, dove nel 2022 sarebbero dovuti nascere 428.208 bambini. Ma 98.136 di loro, quasi uno su quattro, non ha mai visto la luce, perché ucciso nel grembo materno. Questo, secondo i dati ufficiali, pubblicati dal Ministero della Salute.
Diocleziano è tra noi. Appaiono sempre meno e sempre più sfumate, infatti, le differenze sussistenti tra l’operato dell’imperatore romano (244-313 d.C.), divenuto tristemente celebre per la ferocissima persecuzione scatenata contro i cristiani, e quel che accade ovunque oggi con tanto di carcere e sacrifici umani, a qualsiasi latitudine e longitudine del mondo. Anche nel “civilissimo” Occidente.Negli Stati Uniti, ad esempio, tre attivisti pro-life – Jonathan Darnel di Arlington (Virginia), Jean Marshall di Kingston (Massachusetts) e Joan Bell di Montague (New Jersey) - sono stati dichiarati colpevoli di aver violato il Face ovvero Freedom of Access to Clinic Entrances Act, la legge federale sulla libertà di accesso agli ingressi delle cliniche abortiste. Oggi rischiano una condanna a 11 anni di galera, per avere, il 22 ottobre del 2020, pregato e cantato inni all’esterno della Washington Surgi-Clinic della capitale americana e per esser successivamente entrati in modo non-violento nella struttura per aborti tardivi, peraltro sospettata di averne praticati anche a nascita parziale e d’aver consentito illegalmente la morte di bimbi sopravvissuti all’aborto. Nell’atto d’accusa si legge: «Lo scopo della cospirazione [degli attivisti pro-life-NdA] era creare un blocco per impedire alla clinica di fornire servizi di salute riproduttiva e ai pazienti di ottenerli». A condurre il processo sarà una donna, il giudice Colleen Kollar-Kotelly, già sostenitrice di Hillary Clinton: ha già vietato agli imputati di appellarsi al Primo Emendamento, che tutela la libertà religiosa, per spiegare le proprie azioni.
Sempre più evidente la frattura tra la Chiesa e Joe Biden, che pure a parole continua a proclamarsi “cattolico”.La sua amministrazione, infatti, ha proposto nuove norme federali, ufficialmente per «affermare i diritti civili e le pari opportunità» ovvero per affrontare la presunta discriminazione dei soggetti Lgbtqi+ nei programmi, che ricevono sovvenzioni dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani americano. Ma, di fatto, non è questo l’obiettivo, come precisa una lettera diffusa lo scorso 5 settembre dall’Ufficio di Consulenza Generale della Conferenza episcopale statunitense, che ha preso pubblicamente le distanze da questa iniziativa, pensata in modo tale – si afferma – da «creare conflitti tra i requisiti della norma e la dottrina cattolica», compromettendo l’attività di molte, troppe organizzazioni caritative, in primis quelle che forniscono «rifugi di emergenza alle vittime di violenza domestica». Perché? Alcuni di questi alloggi sono riservati a persone dello stesso sesso. Ma le nuove regole proposte dall’amministrazione Biden qui «imporrebbero di ospitare anche uomini biologici, che si identifichino come donne». Si legge nella lettera dei vescovi statunitensi: «Qualsiasi ente di beneficenza, che abbia bagni o spogliatoi separati per uomini e donne, potrebbe essere obbligat
Come già fu per il primo mandato, anche l’eventuale rielezione di Joe Biden potrebbe costare molte vite umane. La sua campagna elettorale ha fatto dell’aborto, infatti, uno dei propri cavalli di battaglia. A colpi di spot, come quello intitolato «These Guys», lanciato lo scorso 1 settembre e programmato per due settimane in sette Stati americani ovvero Arizona, Georgia, Michigan, Pennsylvania, Nevada, Wisconsin e Carolina del Nord.Forti le critiche giunte in merito dalle associazioni pro-life, che han definito, senza mezzi termini, «estreme» le politiche abortiste promosse da un Biden, che solo a parole ama proclamarsi “cattolico”. Laura Echevarría, portavoce di National Right to Life, ha evidenziato come Biden sia «il presidente più favorevole all’aborto nella storia della nostra nazione», al punto da coinvolgere l’intera amministrazione «per promuovere e proteggere l’aborto illimitato», oltre tutto a spese dei contribuenti.
L’OSF-Open Society Foundations, fondata, voluta e guidata dal miliardario George Soros, saluta l’Europa. La sua ritirata dal Vecchio Continente è pressoché totale. Una vittoria, come molti hanno ritenuto forse un po’ troppo frettolosamente? Tutt’altro, in realtà rappresenta un’autentica sconfitta. Poiché la decisione sarebbe giunta dopo aver valutato come ormai la maggior parte dei governi e degli organismi istituzionali europei stia già seguendo politiche identiche a quelle sostenute dalla Fondazione ed, oltre tutto, investendovi capitali più che adeguati. Inutile quindi insistere oltre, meglio spostare interessi e denaro dove ancora manchino. E questo a partire già dal prossimo anno.
Eutanasia chiama eutanasia, morte chiama morte: in Canada, dove il suicidio assistito è statolegalizzato nel 2016, presto – per la precisione, da marzo dell’anno prossimo - la legge potrebbeessere cambiata, per estendere tale pratica non solo a chi sia malato terminale irreversibile, com’èora, bensì anche a chi presenti problemi di salute mentale. A volerlo, è il governo, che per questo staverificando se e come poter garantire a questa nuova tipologia di “pazienti” l’assistenza medicanecessaria.Ma le modifiche prospettate alla normativa vigente rappresenterebbero un salto nel buio, poiché –come riportato dall’agenzia Reuters - aprirebbero ufficialmente l’opzione eutanasica anche a chi,come Lisa Pauli, 47 anni, canadese, sia da sempre affetto da anoressia.Puntando sui criticabilissimi e, ad un tempo, pericolosissimi criteri dell’autonomia di giudizio edella libertà di scelta personale, anziché sull’aiuto, l’estensione della norma consentirebbe di pordunque fine alla vita di persone vulnerabili e, di per sé, con patologie nient’affatto letali, seopportunamente curate.
Il fatto che non se ne parli o se ne parli poco non significa che l’incubo sia finito: l’Isis fa e deve fare ancora paura. Lo sa bene la Spagna, dove la Guardia Civil, in collaborazione con la DGST-Direzione Generale di Sorveglianza del Terrorismo marocchina, ha appena portato a termine una brillante operazione, che ha consentito di smantellare la più grande struttura di radicalizzazione islamica per il “reclutamento” di giovani, anche minorenni, finora organizzato nel Paese.
«Io ho servito per cinque mesi il Re e la sua Augusta Famiglia nella Torre del Tempio; e, malgrado la vigilanza degli Officiali Municipali, che la guardavano, ho potuto stendere alcune memorie sui principali avvenimenti accaduti nell’interiore di quella prigione»: con queste parole ha inizio il Giornale di ciò che avvenne al Tempio durante la prigionia di Luigi XVI Re di Francia, scritto da Jean Baptiste Antoin Houet, detto Clery, nel 1798 a Londra. Houet fu il cameriere del Sovrano fra il 10 agosto 1792 e il 21 gennaio 1793, il solo dunque in grado di ragguagliare su quanto realmente accadde fra quelle tetre mura.
Lo scorso 19 luglio l’FSLN-Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale ha celebrato i 44 anni trascorsi dalla vittoria della rivoluzione in Nicaragua con conseguente deposizione del regime di Anastasio Somoza Debayle. In realtà, c’è ben poco da festeggiare… A guidare le danze è stato il presidente in carica, Daniel Ortega, colui che, di fatto, sta ripercorrendo esattamente gli stessi passi tanto deprecati nel suo predecessore, tanto da spingere l’autorevole quotidiano spagnolo Abc, lo scorso 19 luglio, ad accusare il dittatore nicaraguense di essersi ormai trasformato «in ciò che tanto odiava».
mentre in Occidente avanza l’apostasia silenziosa, divenuta ormai persecutoria con quanti si “ostinino” a seguire la Dottrina cattolica, complice il silenzio delle gerarchie a tutti i livelli, sempre nell’indifferenza generale prosegue in molte regioni del mondo il martirio dei cristiani, chiamati a testimoniare col sangue la propria fede.Mentre il primo ministro indiano, Narendra Modi, veniva ricevuto dal presidente francese Macron, che gli ha anche conferito la Gran Croce della Legion d’Onore, nel suo Paese i cristiani continuano ad essere vittime dei fondamentalisti indù, con la complicità peraltro delle forze dell’ordine. Solo nella prima metà dell’anno in 23 Stati sui 28 aderenti alla federazione si sono verificati ben 400 episodi di violenza contro i 274 registrati l’anno scorso nello stesso periodo. Su di essi non sono nemmeno state avviate regolari indagin
Se la presenza al Sinodo di Luca Casarini, Padre James Martin e molti altri discussi personaggi suscita quanto meno legittime preoccupazioni e motivate perplessità, non sono queste le uniche mosse inquietanti compiute recentemente da papa Francesco.Secondo quanto riferito dall’agenzia InfoCatólica, lo scorso 6 luglio il regnante Pontefice ha avuto a Casa Santa Marta un incontro privato con l’ex-presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, della cui delegazione ha fatto parte, assieme ad altre personalità, anche il figlio di George Soros, Alex, attuale presidente della famigerata Open Society Foundations.Pare che, tra i temi toccati nel corso della singolare riunione, si sia parlato soprattutto di promozione della pace nel mondo. Al rituale scambio di doni, al termine, Clinton ha ricevuto una statua, raffigurante una donna con in mano una colomba, definita un’«opera per la pace» dal Papa, che ha a sua volta ricevuto dall’ex-presidente un piccolo vassoio con lo stemma degli Stati Uniti d’America.
Mentre l’Europa affonda nei propri vizi ed in una silenziosa, sciagurata forma di apostasia, gran parte dell’Africa è ormai nelle mani o della dilagante secolarizzazione oppure della jihad, infiltratasi nel Continente sia con la violenza, in allarmante aumento negli ultimi anni, sia alleandosi con reti criminali organizzate e con bande autoctone con interessi regionali, inserendosi così in conflitti e divisioni già in atto, sia sfruttando povertà, corruzione, anarchia, analfabetismo, disoccupazione ed altre criticità sociali, particolarmente diffuse.Tra le regioni, ove più tristemente è presente la jihad, figurano quelle del Sahel (che comprende Burkina Faso, Mali, Niger, Nigeria e Camerun e che conta già 7.899 morti pari al 40% del totale delle vittime), il bacino del lago Ciad, la Somalia e
Un’ombra di morte purtroppo avanza in Europa, conquistando nuovi terreni e mietendo troppe vittime innocenti. Lo dimostrano i dati relativi ad Inghilterra e Galles, dove è stato raggiunto un tragico record storico, quello relativo al numero degli aborti praticati nei primi sei mesi del 2022, periodo cui si riferiscono gli ultimi dati diffusi dal Dipartimento governativo della Sanità e dell’Assistenza Sociale: tra il primo gennaio ed il 30 giugno dell’anno scorso sono stati praticati, infatti, 123.219 aborti ovvero 17.731 in più rispetto ai 105.488 praticati nello stesso periodo nel 2021. Se questo trend dovesse proseguire, il rischio è che anche su base annua il 2023 possa confermarsi come l’anno più nero per numero di bambini uccisi nel grembo materno.Incurante di tale drammatico campanello d’allarme, proprio all’inizio di quest’anno il Parlamento inglese ha vietato la preghiera silenziosa nei pressi delle cliniche abortive – con una multa fissa iniziale di 100 sterline, ma che può salire fino a 1.000 in caso di processo – ed ha negato la possibilità d’informare le donne circa le possibili alternative: secondo un emendamento alla legge sull’ordine pubblico, approvato a marzo dalla Camera dei Comuni, ciò è da considerarsi illegale.Anche in Irlanda, purtroppo, il tasso abortivo risulta in continua crescita: a cinque anni dal referendum, che ha eliminato dalla Costituzione la tutela per la vita dei bambini non nati, consentendone di fatto l’aborto per qualsiasi motivo fino alla dodicesima settimana ed anche oltre, quando si ritenga che la salute – anche mentale – della madre possa essere in pericolo oppure qualora il piccolo presenti un’anomalia ritenuta pericolosa per la sua vita entro 28 giorni dalla nascita.Prima di quel drammatico referendum, l’aborto in Irlanda era vietato. Nel 2019, anno di entrata in vigore della nuova normativa, furono uccisi 6.666 bambini nel grembo delle loro madri, nel 2021 il numero è salito a 6.700, nel 2022 si è raggiunto il triste record di 8.500 – oltre il 21% in più nel giro di un solo anno -, secondo quanto dichiarato dal ministro della Salute, Stephen Donnelly. «Una tendenza devastante – ha commentato Eilis Mulroy della Campagna Pro-Life Irlanda in un’intervista al quotidiano Register – Questo è il risultato di un governo, che ha dimostrato una totale mancanza d’interesse nel fornire alle donne con gravidanze non pianificate reali alternative all’aborto».Non pare tuttavia che vi siano ripensamenti in merito: nuove nubi fosche si stanno anzi addensando in Irlanda, dove nei prossimi mesi dovrebbe essere esaminata dalla commissione parlamentare per la Salute una revisione della normativa, voluta dall’Ifpa-Associazione Irlandese per la Pianificazione Familiare, tesa ad eliminare il cosiddetto «periodo di riflessione» obbligatorio di tre giorni dopo il primo colloquio, entro il quale è ad oggi consentito alla donna un ripensamento. I dati, però, attestano quanto importanti siano stati in molti casi questi tre giorni: nel 2021 le consultazioni iniziali sono state 8.284, gli aborti praticati 6.700. Il che significa che ben 1.584 donne sono tornate sui propri passi e quindi che 1.584 bambini sono stati salvati. Togliere anche quel breve lasso di tempo per una riflessione personale, oltre ad esercitare un’indebita pressione psicologica tale da influenzare pesantemente le scelte, significa dimostrare di voler fare proprio di tutto pur di uccidere bimbi nei grembi materni.Il primo ministro irlandese si è dichiarato però «riluttante e a disagio» nell’apportare modifiche alla legislazione sull’aborto, promulgata solo cinque anni fa: «Quando io e altri ci siamo schierati per il Sì – ha dichiarato alla stampa il premier, Leo Eric Varadkar – abbiamo detto che ci sarebbero state delle garanzie, tra cui il periodo di attesa e la protezione delle obiezioni di coscienza». Rimangiarsi ora la parola data è evidentemente troppo persino per loro, subito favorevoli all’introduzione dell’aborto nel Paese.Le buone notizie giungono solo dall’altra parte del mondo, dal Giappone nello specifico, dove il governo ha stanziato 3.500 miliardi di yen – pari a 25 miliardi di dollari - in tre anni, dal 2024 al 2027, per contrastare con misure urgenti la denatalità, obiettivo che si può raggiungere in un solo modo: smettendola di abortire ed incentivando le nascite. Non serve la bacchetta magica, occorre piuttosto assicurare un maggior sostegno finanziario alle famiglie. Secondo Haruka Sakamoto, membro della Tokyo Foundation for Policy Research, il crollo nelle nascite dipenderebbe infatti dall’aumento dei single, non per cambiamenti nella scala dei valori, bensì per la precarietà nel lavoro e per i redditi bassi.La decisione, assunta dal primo ministro Fumio Kishida, è giunta, dopo che l’anno scorso il Paese ha toccato il minimo storico di nuovi nati, 799.728 in tutto: «Se non freniamo il rapido declino del tasso di natalità e la diminuzione della popolazione – ha dichiarato il premier alla stampa – l’economia del nostro Paese si contrarrà e sarà difficile mantenere i nostri sistemi di tutela sociale, comprese le comunità locali, le pensioni, l’assistenza medica e l’assistenza infermieristica».Per questo il governo ha previsto un aumento dell’assegno di natalità da 420 a 500 mila yen – pari a 3.500 dollari -, in più le spese per il parto verranno interamente coperte dall’assicurazione sanitaria pubblica. Verranno erogati assegni familiari da 15 mila yen al mese per ogni figlio di età inferiore ai 3 anni e di 10 mila per ogni figlio di età compresa tra i 3 ed i 18 anni. Dal terzo figlio in poi l’assegno mensile diverrà di 30 mila yen dalla nascita sino alla fine delle scuole superiori. Il tutto senza più restrizioni di reddito familiare. Sempre sul fronte scolastico, verrà offerta ai giovani un’istruzione superiore gratuita e verranno estese anche le esenzioni dalle tasse universitarie. Per assicurare tutto questo – ha spiegato il primo ministro Kishida - «attueremo le misure di sostegno con carattere di urgenza, utilizzeremo obbligazioni speciali di finanziamento del deficit per far fronte alla riforma della spesa».
La denuncia è stata ripresa da fonti autorevoli, quali le agenzie canadese LifeSiteNews e spagnola InfoCatólica: oltre a YouTube, l’app YouTube Kids, propostasi come un «ambiente protetto» per i minori, promuoverebbe, in realtà, anche sessualità, gender e aborto..
L’attacco globale dell’amministrazione Biden a vita e famiglia«Non nominare il nome di Dio invano» è il secondo Comandamento. Come specifica il Catechismo di san Pio X, esso proibisce «di nominare il nome di Dio senza rispetto», concetto ripreso sostanzialmente identico anche nel vigente Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2142, dove si precisa come il nome del Signore sia «santo». Ed ancora, al n. 2146, il nuovo Catechismo entra ancor più nello specifico, precisando come il secondo Comandamento proibisca «l’abuso del nome di Dio, cioè ogni uso sconveniente del nome di Dio, di Gesù Cristo, della Vergine Maria e di tutti i santi».
Mons. Rolando Álvarez, vescovo di Matagalpa ed Estelí, in Nicaragua, specie ora, come dissidente, è troppo scomodo: per questo, il dittatore comunista Daniel Ortega, dopo averlo posto per 15 giorni agli arresti domiciliari, alle ore 3.40 dello scorso 2 giugno lo ha fatto incarcerare dalla Polizia, pare con l’accusa di «atti d’odio». La popolazione e le organizzazioni per i diritti umani non hanno esitato a definire l’accaduto un sequestro in piena regola. Non si sa nemmeno, al momento, se sia stato emesso un regolare mandato del tribunale. Pare che il prelato si trovi presso il carcere di sicurezza La Modelo, mentre non si sa dove siano le altre sette persone, ch’erano con lui al momento dell’arresto ovvero i sacerdoti José Luis Díaz, Sadiel Eugarrios, Ramiro Tijerino e Raúl González, i seminaristi Darvin Leyva e Melkin Sequeira ed il cameraman Sergio Cárdenas, tutti in manette. Sino alla pubblicazione dell’atto d’accusa formulato dalla Procura, non si potrà sapere con certezza quale sia la sorte del prelato, che rappresenta una delle voci più lucide e più critiche levatesi contro il regime comunista al potere: durante le sue omelie ne ha denunciato senza mezzi termini le violazioni dei diritti umani.
Su di un tema tragico quale quello dell’aborto, è sempre motivo di conforto poter dare ogni tanto anche buone notizie. E raccontare, ad esempio, la storia vera, verissima di una donna, di una madre, che non ha dato retta all’arroganza di una “scienza” crudele e malata di delirio d’onnipotenza, permettendo così alla creatura, che teneva in grembo, di nascere. Con una grande sorpresa…
Un po’ gli eventi internazionali, che focalizzano l’attenzione dell’Occidente sulla guerra in Ucraina, un po’ l’omertà, che sempre circonda tutto quanto sappia di comunismo, fatto sta che, nel silenzio generale, in Nicaragua il dittatore Ortega sta proseguendo indisturbato nella propria opera di persecuzione contro la Chiesa.L’ultimo atto ostile in ordine di tempo, denunciato dalla comunità cattolica in esilio, impegnata nella tutela dei diritti umani nel proprio Paese, ha riguardato l’Università Cattolica «Immacolata Concezione» dell’arcidiocesi di Managua: lo scorso 18 maggio il ministero degli Interni ha annunciato l’imminente «scioglimento volontario» dell’ateneo, fucina di un gran numero di seminaristi. Attenzione, poiché qui, di volontario, non v’è proprio nulla. Si tratta di un’operazione di «facciata», ma la chiusura è stata, in realtà, imposta con la forza ed in modo coercitivo dal regime, come ha spiegat
Finalmente buone notizie sul fronte della vita: lo scorso mese di aprile il Dakota del Nord è divenuto il quattordicesimo Stato Usa a vietare quasi totalmente l’aborto. Uniche eccezioni ammesse, stupro o incesto - solo fino alla sesta settimana di gravidanza - e casi di grave pericolo per la vita o la salute della donna. Il rischio “psicologico” della madre, invece, non è stato considerato causa sufficiente per uccidere il proprio figlio in grembo.Il Dakota del Nord si allinea così a Idaho, Wisconsin, Missouri, Kentucky, West Virginia, Arkansas, Tennessee, Texas, Louisiana, Mississippi e Alabama. In South Dakota e Oklahoma invece la legislazione è ancora più restrittiva e prevede l’aborto solo in caso di pericolo per la vita della donna ed in nessun’altra eventualità.
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