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Author: Marco Palagi

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Description

Letture di brani o poesie di autori internazionali a cura di Marco Palagi.
103 Episodes
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Estratto dal romanzo "Chiamami papà" di Marco Palagi uscito l'11/11/2020 per Giovane Holden Edizioni.Lettura di Francesco Grassi Niccolai.https://bit.ly/3meQisuSinossi:Lorenzo, alle soglie dei quarant’anni, si trasferisce a New York lasciandosi alle spalle un matrimonio fallito e una professione, quella di necroforo, quantomeno inusuale. Gli Stati Uniti, patria delle seconde opportunità, gli appaiono come la meta ideale dove poter ricominciare. L’incontro con la giovane Linda da un lato lenisce quanto di irrisolto si è portato dentro per lungo tempo, dall’altro lo costringe a fare i conti con la sua ambivalenza nei confronti della paternità: diventare padre, infatti, è molto diverso dal sentirsi padre. È una decisione che limita, imprigiona, conforma: sembra quasi una legge sociale non scritta ma inesorabile. E il mestiere di genitore gli appare come una responsabilità che lui, ancora privo di un suo posto saldo nel mondo, non si sente di assumere.La vita però è imprevedibile e le sue convinzioni si sgretolano quando finalmente stringe tra le braccia la sua piccola Emma. A quel punto, niente è come lo aveva immaginato fino a poco prima.Emma affianca la propria voce di neonata fiduciosa e splendente a quella del papà, per narrare in una trascinante alchimia di momenti drammatici, episodi spassosi, pagine insieme brillanti e commoventi, la grande avventura che ha portato lei ad affacciarsi al mondo e lui a sconvolgere tutta la propria esistenza.Una storia ricca, intensa e toccante, luminosa della intelligente ironia di una scrittura che ben conosce i grandi maestri americani, capace di descrivere con vivacità e poesia le infinite avventure, i dubbi, le paure e i grandi entusiasmi di una appassionata paternità.
“Io vorrei stare sopra le tue labbra” di Federico García LorcaIo vorrei stare sopra le tue labbraper spegnermi alla neve dei tuoi denti.Io vorrei stare dentro il tuo pettoper sciogliermi al tuo sangue.Fra i tuoi capelli d’orovorrei eternamente sognare.E che diventasse il tuo cuorela tomba al mio che duole.Che la tua carne fosse la mia carne,che la mia fronte fosse la tua fronte.Tutta l’anima mia vorrei che entrassenel tuo piccolo corpo.Essere io il tuo pensiero, ioil tuo vestito bianco,perché tu t’innamoridi me d’una passione così forteche ti consumi cercandomisenza trovarmi mai.E perché tu il mio nomevada gridando ai tramonti,chiedendo di me all’acqua,bevendo, triste, tutte le amarezzeche sulla strada ho lasciato,desiderandoti, il cuore.E intanto io penetrerò nel tuotenero corpo dolceessendo io te stessae dimorando in te, donna, per sempre,mentre tu ancora mi cerchi invanoda Oriente ad Occidente,fin che alla fine saremo bruciatidalla livida fiamma della morte.Musica da https://www.storyblocks.com/audio/stock/the-girl-with-the-beautiful-eyes-bndcbpc88k8913x7m.html
Poesia “Ho nuotato al largo” di Simone SagripantiDalla silloge omonima Giovane Holden Edizioniwww.giovaneholden.it
"La principessa sul pisello" di Hans Christian AndersenTratto da "La sirenetta & altre fiabe"Edizione illustrata da MinaLima. Testo integrale con inserti cartotecnici.Traduzione di Alda Manghi e Marcella Rinaldihttps://www.ippocampoedizioni.it/libro/9788867225460
Di salmastro e di terraè il tuo sguardo. Un giornohai stillato di mare.Ci sono state pianteal tuo fianco, calde,sanno ancora di te.L'agave e l'oleandro.Tutto chiudi negli occhi.Di salmastro e di terrahai le vene, il fiato.Bava di vento caldo,ombre di solleonetutto chiudi in te.Sei la voce rocadella campagna, il gridodella quaglia nascosta,il tepore del sasso.La campagna è fatica,la campagna è dolore.Con la notte il gestodel contadino tace.Sei la grande faticae la notte che sazia.Come la roccia e l'erba,come terra, sei chiusa;ti sbatti come il mare.La parola non c'èche ti può possedereo fermare. Coglicome la terra gli urti,e ne fai vita, fiatoche carezza, silenzio.Sei riarsa come il mare,come un frutto di scoglio,e non dici parolee nessuno ti parla.Questa poesia fa parte delle nove poesie che compongono “La terra e la morte” di Cesare Pavese, apparsa per la prima volta nella rivista «Le tre Venezie», n. 4-5-6, Padova 1947.https://www.storyblocks.com/audio/stock/wistful-thinking-sy-qirmxdkctn2upl.html
A pochi giorni dalla festa della mamma ho riletto uno dei libri più belli di Oriana Fallaci: "Lettera a un bambino mai nato".Per tutte le donne, per tutti gli uomini, per chi vuole diventare genitore e per chi reclama il diritto di non esserlo.Qui primo capitolo...
Fammi essere ancora figlio.Solo una volta. Una volta sola.Poi ti lascio andare.Ma per una volta, ancora, fammi sentire sicuro.Proteggimi dal mondo.Fammi dormire nel sedile dietro il tuo.Guida tu. Che io sono triste e stanco.Ho voglia che sia tu a guidarmi, papà.Metti la musica che ti piace.Che sarà quella che una volta cresciuto piacerà a me.Fammi essere piccolo.Pensa tu per me.Decidi tu per me.Mettimi la tua giacca, che a me sembra enorme, perché ho freddo.Prendimi in braccio e portami a letto perché mi sono addormentato sul divano.Raccontami storie.E se sei stanco non farlo. Ma non te ne andare.Ho voglia di rimanere figlio per sempre.Abbracciami forte come dopo un gol.Dormi ancora, come hai fatto, per una settimana su una sedia accanto al mio letto in ospedale.Rassicurami.Carezzami la testa.Lo so che per tutti arriva il momento in cui devi fare da padre a tuo padre.Ma io non voglio.Non ora.Voglio vederti come un gigante. Non come un uccellino.Non andare, papà.Ti prego.Fammi essere ancora figlio.Fammi essere per sempre tuo figlio.Gabriele CorsiMusic from https://bit.ly/3dNWjcQ
Più dei tramonti, più del volo di un uccello,la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.Che uno dice: è finita.No, non è mai finita per una donna.Una donna si rialza sempre,anche quando non ci crede, anche se non vuole.Parlo di te, che questo periodo non finisce più,che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile,che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.Te, implacabile arbitro di te stessa,che da come il tuo capo ti guarderàdeciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.E sei tu che lo fai durare.Sei stanca:c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare,che ti vuole cambiare,o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.Eppure te la racconti,te lo dici anche quando parli con le altre:“Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”.E il cielo si abbassa di un altro palmo.Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere,ci hai abitato Natali e Pasqua.In quell’uomo ci hai buttato dentro l’animaed è passato tanto tempo,e ne hai buttata talmente tanta di anima,che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchioperché non sai più chi sei diventata.Comunque sia andata,ora sei quie so che c’è stato un momentoche hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.Dovunque fossi, ci stavi stretta:nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.Ed è stata crisi, e hai pianto.Dio quanto piangete!Avete una sorgente d’acqua nello stomaco.Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata,alla fermata della metro, sul motorino.Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.E quella notteche hai preso la macchina e hai guidato per ore,perché l’aria buia ti asciugasse le guance?E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!Lacrime e parole.Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metriche dia un senso al tuo dolore.“Perché faccio così?Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?”Se lo sono chiesto tutte.E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia,a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli.Un puzzle inestricabile.Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?È da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così,scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.Perché una donna ricomincia comunque,ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.Ti servirà una strategia,dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo,di presentarti a te stessa.Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.Non ti entusiasma?Ti avvincerà lentamente.Innamorarsi di nuovo di se stessi,o farlo per la prima volta, è come un diesel.Parte piano, bisogna insistere.Ma quando va, va in corsa.È un’avventura, ricostruire se stesse.La più grande.Non importa da dove cominci,se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.Vi ho sempre adorato, donne in rinascita,per questo meraviglioso modo di gridare al mondo“sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.Perché tutti devono capire e vedere:“Attenti: il cantiere è aperto,stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.Più delle albe, più del sole,una donna in rinascita è la più grande meraviglia.Per chi la incontra e per se stessa.È la primavera a novembre.Quando meno te l’aspetti…(Testo originale Diego Cugia, alias Jack Folla)
“Coro di donna, bianche colline, cosce bianche” di Pablo NerudaLettura di Marco Palagi
"Ecco cosa univa gli uomini e le donne: non l'incontro delle loro menti e delle loro anime, non la congiunzione dei corpi nell'oscura follia della copula. Niente di tutto ciò. Era il bisogno sottile di creare un vincolo, un legame più fragile del merletto più delicato. Era per questo che lottavamo incessantemente - e sempre, in fondo, da soli; era per questo che si amavano e si odiavano, si avvicinavano e si separavano. soltanto per quel piccolo filo, che non potevano mai misurare, per paura di distruggerlo; soltanto per quel filo delicato, che non potevano mai annodare, per paura di spezzarlo in due.'Come siamo soli', pensò. 'Come siamo soli, sempre'.""Nulla, solo la notte", John Williams
“Non voglio fare l’amore con te” di Venusia MarconiGiovane Holden Edizioni, 2020www.giovaneholden.it
Il giornalista Demetrio Brandi intervista Marco Palagi su Radio Versilia per il programma Versilia Libri.Palagi parla del suo romanzo "Chiamami papà" (Giovane Holden Edizioni - www.giovaneholden.it)6 febbraio 2021
Estratto da "Occhi di marrone" di Iacopo MaccioniGiovane Holden Edizioni - www.giovaneholden.it"Tutti in fila. Molti col capo chinato in avanti. Tutti in fila, senza colori. Processione di morti, sequenza d’individui privati di voce. Hanno la bocca ma non parlano, orecchie e non odono, narici ma non odorano, mani e non palpano. Piedi. Piedi che non camminano. Simulacri. Uomini e donne trasformati in simulacri. Simulacri generati da un’esperienza nefasta, da una storia sventurata, da una sorte disgraziata, funesta, fatale. Tutti in fila pazienti, rassegnati, remissivi, sottomessi, sconfitti. Abdicati a un destino inimmaginabile, nascosto alla coscienza dai più. Forse da tutti. Simulacri.Cercava tra la folla quel volto. Cercava tra la folla gli occhi che spesso aveva incrociato coi suoi."Il 27 gennaio del 1945 le truppe dell'Armata Rossa, impegnate in un'offensiva in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.L'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 1º novembre 2005 ha stabilito che il 27 gennaio diventasse il Giorno della Memoria, per commemorare le vittime dell'Olocausto.
Estratto da "I Miserabili" di Victor HugoLettura di Marco PalagiCapitolo IV - Libro Quinto
Estratto dal romanzo "Chiamami papà" di Marco Palagi uscito l'11/11/2020 per Giovane Holden Edizioni.Lettura dell'autore.https://bit.ly/3meQisuSinossi:Lorenzo, alle soglie dei quarant’anni, si trasferisce a New York lasciandosi alle spalle un matrimonio fallito e una professione, quella di necroforo, quantomeno inusuale. Gli Stati Uniti, patria delle seconde opportunità, gli appaiono come la meta ideale dove poter ricominciare. L’incontro con la giovane Linda da un lato lenisce quanto di irrisolto si è portato dentro per lungo tempo, dall’altro lo costringe a fare i conti con la sua ambivalenza nei confronti della paternità: diventare padre, infatti, è molto diverso dal sentirsi padre. È una decisione che limita, imprigiona, conforma: sembra quasi una legge sociale non scritta ma inesorabile. E il mestiere di genitore gli appare come una responsabilità che lui, ancora privo di un suo posto saldo nel mondo, non si sente di assumere.La vita però è imprevedibile e le sue convinzioni si sgretolano quando finalmente stringe tra le braccia la sua piccola Emma. A quel punto, niente è come lo aveva immaginato fino a poco prima.Emma affianca la propria voce di neonata fiduciosa e splendente a quella del papà, per narrare in una trascinante alchimia di momenti drammatici, episodi spassosi, pagine insieme brillanti e commoventi, la grande avventura che ha portato lei ad affacciarsi al mondo e lui a sconvolgere tutta la propria esistenza.Una storia ricca, intensa e toccante, luminosa della intelligente ironia di una scrittura che ben conosce i grandi maestri americani, capace di descrivere con vivacità e poesia le infinite avventure, i dubbi, le paure e i grandi entusiasmi di una appassionata paternità.
“Il pianeta degli alberi di Natale” di Gianni RodariLettura di Marco PalagiDove sono i bambini che non hannol'albero di Natalecon la neve d'argento, i luminie i frutti di cioccolata?presto, presto adunata, si vasul Pianeta degli alberi di natale,io so dove sta. Che strano, beato Pianeta…Qui è Natale ogni giorno.Ma guardatevi attorno:gli alberi della foresta,illuminati a festa,sono carichi di doni.Crescono sulle siepi i panettoni,i platani del vialesono platani di Natale.Perfino l'ortica,non punge mica,ma tiene su ogni fogliaun campanello d'argentoche si dondola al vento.In piazza c'e' il mercato dei balocchi.Un mercato coi fiocchi,ad ogni banco lasceresti gli occhi.E non si paga niente, tutto gratis.Osservi, scegli, prendi e te ne vai.Anzi, anzi, il padroneTi fa l'inchino e dice:"Grazie assai,torni ancora domani, per favore:per me sarà un onore…" Che belle le vetrine senza vetri!Senza vetri, s'intende,così ciascuno prendequello che più gli piace: e non si passamica alla cassa, perchéla cassa non c'è. Un bel Pianeta davveroAnche se qualcuno insisteA dire che non esiste…Ebbene, se non esiste, esisterà:che differenza fa?Credits musica: https://bit.ly/38rIqym
Estratto dal romanzo "Chiamami papà" di Marco Palagi uscito l'11/11/2020 per Giovane Holden Edizioni.Lettura dell'autore.https://bit.ly/3meQisuSinossi:Lorenzo, alle soglie dei quarant’anni, si trasferisce a New York lasciandosi alle spalle un matrimonio fallito e una professione, quella di necroforo, quantomeno inusuale. Gli Stati Uniti, patria delle seconde opportunità, gli appaiono come la meta ideale dove poter ricominciare. L’incontro con la giovane Linda da un lato lenisce quanto di irrisolto si è portato dentro per lungo tempo, dall’altro lo costringe a fare i conti con la sua ambivalenza nei confronti della paternità: diventare padre, infatti, è molto diverso dal sentirsi padre. È una decisione che limita, imprigiona, conforma: sembra quasi una legge sociale non scritta ma inesorabile. E il mestiere di genitore gli appare come una responsabilità che lui, ancora privo di un suo posto saldo nel mondo, non si sente di assumere.La vita però è imprevedibile e le sue convinzioni si sgretolano quando finalmente stringe tra le braccia la sua piccola Emma. A quel punto, niente è come lo aveva immaginato fino a poco prima.Emma affianca la propria voce di neonata fiduciosa e splendente a quella del papà, per narrare in una trascinante alchimia di momenti drammatici, episodi spassosi, pagine insieme brillanti e commoventi, la grande avventura che ha portato lei ad affacciarsi al mondo e lui a sconvolgere tutta la propria esistenza.Una storia ricca, intensa e toccante, luminosa della intelligente ironia di una scrittura che ben conosce i grandi maestri americani, capace di descrivere con vivacità e poesia le infinite avventure, i dubbi, le paure e i grandi entusiasmi di una appassionata paternità.
#ASMR Reading Bukowski and playing with shells to relax and sleep
“A tutti i giovani raccomando” di Alda MeriniLettura di Marco PalagiA tutti i giovani raccomando:aprite i libri con religione,non guardateli superficialmente,perché in essi è racchiusoil coraggio dei nostri padri.E richiudeteli con dignitàquando dovete occuparvi di altre cose.Ma soprattutto amate i poeti.Essi hanno vangato per voi la terraper tanti anni, non per costruivi tombe,o simulacri, ma altari.Pensate che potete camminare su di noicome su dei grandi tappetie volare oltre questa triste realtàquotidiana.Alda Merini (da La vita facile, Bompiani, 2001)
“Schiarita” di Jacques PrévertTraduzione di Francesco BrunoLettura di Marco Palagi
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