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ARTICOLI di Riccardo Cascioli

Author: BastaBugie

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Il giornalista Riccardo Cascioli, direttore de "La nuova Bussola Quotidiana", apre uno squarcio sull'Italia di oggi dando una chiave di lettura originale dell'attualità
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6664IO NON MI VACCINO, VENITE PURE A PRENDERMI di Riccardo CascioliVisto che ormai si è scatenata la caccia a chi non vuole vaccinarsi contro il Covid e la campagna d'odio verso chi sprezzantemente è definito "no vax" sta raggiungendo livelli senza precedenti, ho deciso di costituirmi: io non mi vaccinerò; venitemi pure a prendere se oltre a fare i leoni da tastiera o i generali dei proclami, avete il coraggio di un incontro fisico, reale.Però intanto cominciamo a chiarire le cose: non sono affatto "no-vax", così come non lo è la stragrande maggioranza di coloro che non intendono vaccinarsi contro il Covid. Non solo ho fatto tutti i vaccini che l'Italia comanda, ma avendo girato un po' per il mondo, ho fatto tranquillamente tutti i vaccini e le profilassi richieste. Ciò non ha impedito, come è logico che sia, che qualche "souvenir sanitario" di questi viaggi mi sia rimasto; a ricordare che vaccini e profilassi non ci rendono superuomini immortali, ma hanno i loro margini di rischio.Non solo, come Bussola abbiamo sempre sostenuto l'importanza delle vaccinazioni essenziali nei paesi in via di sviluppo, dove si muore giovanissimi per malattie qui ampiamente sconfitte.Ma ci sono vaccinazioni e vaccinazioni: davvero questi apostoli del vaccino ritengono che le migliaia di sanitari in Italia che stanno rischiando il posto e la carriera pur di non sottoporsi al vaccino siano dei pericolosi estremisti o dei creduloni che si abbeverano a fonti inattendibili?Noi stessi sulla Bussola abbiamo sempre sostenuto che ci sono delle categorie di persone a cui può essere riconosciuto lo stato di necessità e quindi, valutando il rapporto rischi-benefici, consigliato di vaccinarsi. Ma appunto: consigliato, forse raccomandato, e comunque a certe condizioni. Certamente non obbligato. E riguarda solo una fascia di popolazione, quella che ha dimostrato essere più a rischio di vita nel caso di una infezione da Covid.LA CAMPAGNA D'ODIO CONTRO I NON VACCINATIMa è evidente che già da molto tempo la questione Covid ha smesso di essere un problema sanitario per diventare uno strumento politico. Solo così si spiega la furia, il disprezzo e l'odio contro chi pone obiezioni all'obbligatorietà dei vaccini. Solo così si spiega la totale irrazionalità di certe posizioni dogmatiche.Non mi vaccino per tanti motivi, tre in particolare: perché i rischi sono maggiori dei benefici; perché c'è un problema etico; perché stante l'evidente scopo politico del green pass, questa è diventata anche una battaglia a difesa della libertà. Sintetizzo il primo punto: anzitutto per quanto non sia affatto augurabile ammalarsi di Covid, e malgrado a leggere i giornali sembrerebbe che almeno mezza Italia sia infetta, la probabilità di contagio è molto bassa, sia per stile di vita personale (ho una scarsa propensione all'assembramento) sia per dati oggettivi: il bollettino di ieri sera riportava che in Italia ci sono poco più di 51mila contagiati (contagiati, non malati), vale a dire lo 0,08% della popolazione italiana. E solo una minima parte di questi risultano ricoverati con qualche sintomo: 1.194 (il 2,3% dei positivi, lo 0,002% della popolazione italiana). Leggendo i giornali e ascoltando la tv, politici e influencer vari, si ha comunque la sensazione che una nuova ondata si sia rimessa effettivamente in moto. Ebbene, si rimane stupiti a notare che in effetti stiamo assistendo a un calo notevole dei malati di Covid: l'1 luglio, tanto per fare un esempio, i "ricoverati con sintomi" erano 1.532. Vale a dire che in 20 giorni c'è stata una diminuzione del 22%. Discorso analogo per le terapie intensive, passate in 20 giorni da 229 a 158 presenze (-31%).Se comunque venissi contagiato so di poter contare sulle terapie precoci che - ne abbiamo tantissime prove - danno ottimi risultati. Certo, nessuno ci garantisce di non morire comunque di Covid, ma lo stesso vale per i vaccini, come stiamo vedendo in questi mesi. Devo agire con prudenza e ragione; ma non spinto dalla paura di morire. Devo essere invece sempre cosciente che la mia vita è ultimamente affidata a Dio (lui è il Signore della vita e della morte), non ai farmaci, ai virologi, ai generali (e neanche ai preti).A fronte di questa bassa probabilità di contagio c'è un rischio evidente in vaccini sperimentali, i cui "bugiardini" vengono aggiornati man mano che i vaccinati registrano reazioni avverse gravi, anche letali; i cui effetti a lungo termine sono sconosciuti, la cui reale efficacia è ancora tutta da dimostrare.NON DIRE NULLA È UNA GRAVE OMISSIONESulla questione etica è presto detto: non si tratta di stabilire quanto sia remota la cooperazione al male compiuto da chi ha praticato quegli aborti da cui sono state tratte le cellule che, riprodotte milioni di volte, sono arrivate a contribuire alla realizzazione di questi vaccini. Questa lontananza la diamo per acquisita. Ma come ricordava il recente documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, anche in questo caso la liceità dell'uso di questi vaccini è legato all'esistenza di alcune condizioni, tra cui lo stato di necessità (cosa che appunto potrebbe verificarsi al massimo soltanto per una fascia della popolazione) e il fare un'azione di pressione su politici e case farmaceutiche perché non usino più cellule da feti abortiti. Soprattutto quest'ultimo punto è importante perché siamo in un contesto - come abbiamo già dettagliatamente spiegato - in cui l'uso di embrioni per la ricerca e di cellule da feti abortiti è in espansione e viene sempre più ritenuto normale. Non dire nulla davanti a questo è una grave omissione.Ma detto questo è chiaro, come già detto, che la questione sanitaria è da tempo - forse dall'origine - passata in seconda linea, è soltanto un pretesto per affermare qualcosa d'altro. Come ha ben sintetizzato recentemente il filosofo Giorgio Agamben «nel Green pass non è in gioco la salute, ma il controllo della popolazione». Realizzare un regime di apartheid con i numeri di contagiati e malati sopra citati sarebbe pura follia se non ci fosse un progetto più ambizioso. Altrettanto folle sarebbe vaccinare giovani e bambini che per il Covid hanno una mortalità praticamente pari a zero.UN REGIME TOTALITARIO NON PUÒ TOLLERARE CHI SFUGGE AL CONTROLLOI non vaccinati sono pericolosi non perché portatori di contagi mortali, ma perché sfuggono al controllo, ciò che una società che sta rapidamente trasformandosi in un regime totalitario non può tollerare. Anche se si vaccinasse il 100% della popolazione il virus non sparirebbe sia perché produce sempre nuove varianti, alcune delle quali probabilmente provocate dagli stessi vaccini e che a questi sfuggono sia perché bisogna considerare che il virus circola in tutto il mondo.Del resto è sempre stato chiaro che i vaccini non sono in grado di estirpare il Covid, ma di minimizzarne gli effetti. I fatti di questi giorni dimostrano che gli stessi vaccinati si contagiano e contagiano per cui i Green pass sono tutto meno che un certificato di sicurezza sanitaria.A questo si aggiunge il dato temporale: la validità del Green pass dura 270 giorni dall'inoculazione della seconda dose del vaccino. Ebbene, in Italia le seconde dosi sono iniziate il 17 gennaio; vale a dire che dal 14 ottobre i primi "immunizzati" non avranno più la copertura del Green pass e per Natale oltre tre milioni di vaccinati si ritroveranno di nuovo scoperti e quindi esclusi dai locali pubblici, ristoranti, treni, aerei, e così via. Cosa succederà? Ecco che il Green pass servirà a spingere alla terza dose, e poi alla quarta, e così via.Chi si sta vaccinando non per scelta sanitaria ragionata, ma pensando così di riacquistare la libertà, avrà presto un'amara sorpresa. Al contrario dire di no al Green pass e all'obbligatorietà dei vaccini è ormai una battaglia di libertà contro un regime che si sta affermando tra gli applausi entusiasti delle sue vittime.La spinta a vaccinarsi ha anche una inquietante analogia con la richiesta dei primi secoli di bruciare l'incenso all'Imperatore per avere la libertà di culto. Tanti cattolici hanno già deciso di farlo e, anzi, la chiamano carità. Ma noi non bruceremo l'incenso all'Imperatore. Resto qui ad aspettarvi.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6584LA TUTELA DELL'AMBIENTE E DEGLI ANIMALI NELLA COSTITUZIONE FA ARRETRARE I DIRITTI DEGLI UOMINI di Riccardo CascioliNel 1898 fu convocata a New York una Conferenza mondiale sull'urbanistica per affrontare il tema del drammatico inquinamento delle città dovuto al letame dei cavalli e alle carcasse degli animali. A fine '800 infatti la mobilità era assicurata quasi esclusivamente dai cavalli, ottimi animali che hanno però delle esigenze fisiche incompatibili con un'aria salubre: ogni cavallo infatti garantisce ogni giorno dagli 8 ai 12 chili di sterco più qualche litro di urina. Considerando che a New York nel 1880 circolavano circa 150mila cavalli si può facilmente immaginare quale catastrofe igienico-sanitaria rappresentasse la situazione. Qualche anno prima, nel 1894, il quotidiano inglese The Times aveva predetto che nel giro di 50 anni Londra sarebbe stata sommersa da tre metri di escrementi mentre a new York, almeno sulla quinta strada, gli escrementi sarebbero arrivati al terzo piano dei palazzi.Al confronto la previsione dell'innalzamento di un metro delle acque degli oceani fa semplicemente sorridere. Se allora una ipotetica Onu avesse imposto una agenda di sviluppo sostenibile nella prospettiva di lasciare un mondo pulito alle future generazioni - come accade oggi - avrebbe senz'altro spinto per un controllo delle nascite (ogni bambino che nasce significa più escrementi e anche una maggiore richiesta di cavalli). Poi avrebbe investito milioni di dollari nella ricerca di soluzioni tecnologiche per smaltire il letame o almeno diminuirne l'odore; avrebbe lanciato iniziative verdi come l'horse-sharing (condivisione dei cavalli) oppure studiato nuove diete ecologiche per i cavalli al fine di diminuirne la necessità di rilasciare sterco. Fortunatamente le agenzie dell'Onu erano di là da venire, altrimenti oggi saremmo ancora a discutere di come rendere carbon neutral lo sterco di cavallo, comunicandoci le scoperte attraverso il telegrafo senza fili .In realtà la Conferenza di New York finì male, perché sembravano non esserci soluzioni. Invece accadde che qualcuno ebbe l'idea di inventare l'automobile, prima con il motore a vapore, poi a scoppio e questo - incredibile a credersi oggi - risolse il problema dell'inquinamento dei cavalli.Ma l'invenzione dell'auto non fu frutto di una riflessione sull'inquinamento o su che mondo si sarebbe lasciato alle generazioni future se si continuava così, quanto invece della necessità di velocizzare i trasporti nel momento di espansione della rivoluzione industriale.In realtà tutta la cultura occidentale, permeata di cristianesimo, ha sempre pensato e agito considerando che il modo migliore di pensare alle generazioni future fosse di rispondere ai bisogni presenti in una prospettiva di sviluppo. Anche perché oggi non si è neanche in grado di immaginare che cosa accadrà e cosa sarà inventato e scoperto tra venti anni e che potrebbe cambiare completamente il mondo. Come del resto è avvenuto negli ultimi trent'anni con la tecnologia informatica e l'avvento del digitale.È veramente stupido e irrealistico fare i calcoli sulle generazioni future basandosi sulla tecnologia e sulle risorse attualmente disponibili. Eppure è quello che si sta facendo, o per meglio dire si sta imponendo, a tutto il mondo. E l'Italia, come sempre, quando c'è da seguire una follia non si tira certo indietro, al punto che stiamo per inserire i princìpi dello sviluppo sostenibile nella Costituzione. È di due giorni fa la notizia che la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha già dato il primo ok alla proposta di modificare gli articoli 9 e 41 della Costituzione aggiungendovi la tutela dell'ambiente e degli animali, con riferimento anche all'interesse per le generazioni future. La proposta ovviamente arriva dai 5Stelle ma tutti i partiti si sono accodati con entusiasmo e vista questa forte intesa si può prevedere che il provvedimento marcerà veloce fino all'approvazione definitiva.Ovviamente nulla di male nella tutela dell'ambiente e degli animali, ma il problema è cosa si intende per tutela dell'ambiente. Il concetto di sviluppo sostenibile non riguarda - come molti credono - una generica attenzione a non inquinare e ad usare responsabilmente le risorse a disposizione. Esso invece nasce per dimostrare che è la popolazione il problema che impedisce lo sviluppo dei paesi poveri e che distrugge l'ambiente. In altre parole bisogna diminuire la popolazione e anche la sua ricchezza, controllare le nascite nei paesi poveri e frenare lo sviluppo economico nei paesi ricchi. Tutto questo è nero su bianco nel Rapporto della Commissione Brundtland (Our Common Future), pubblicato nel 1987, ed è anche ciò che ispira le politiche globali sull'ambiente a partire da quanto sottoscritto nella Conferenza Internazionale dell'Onu di Rio dei Janeiro, nel 1992. È anche ciò che in diversi modi sta avvenendo, basti vedere ad esempio il processo di deindustrializzazione in atto nel nostro paese. E dal punto di vista culturale la criminalizzazione di tutto quanto arriva dalla Rivoluzione industriale, a cominciare dall'uso dei combustibili fossili.È preoccupante che questa ideologia - perché di questo si tratta - entri addirittura nella Costituzione. Rischiamo di tornare rapidamente indietro a studiare come gestire gli escrementi dei cavalli. Altro che cambiamenti climatici.Nota di BastaBugie: Mauro Faverzani nell'articolo seguente dal titolo "Anche l'Italia indirizzata verso la zoodittatura" spiega che la proposta di modifica costituzionale non è solo una generica attenzione all'ambiente e agli animali, ma è l'adesione a una ideologia che considera nemici gli uomini (soprattutto i cristiani).Ecco l'articolo completo pubblicato su Radio Roma Libera il 24 maggio 2021:C'è un precedente: il Regno Unito è stato il primo Paese al mondo a riconoscere gli animali come «esseri senzienti», il che comporterà presto tutta una serie di leggi, per attribuire loro nuove tutele, tanto a quelli domestici quanto a quelli da allevamento. Sarà, di conseguenza, vietato esportare bestie vive, importare trofei di caccia, impiantare microchip, utilizzare collari elettronici per l'addestramento, vendere il foie gras, considerare i primati come animali domestici. Vittoria su tutta la linea, quindi, da parte degli ambientalisti inglesi, vistisi negare - per ora - solo l'abolizione dell'utilizzo di gabbie negli allevamenti di pollame e suini. Ma sarà forse solo questione di tempo.Anche in altri Paesi c'è chi scalpita per conseguire lo stesso traguardo: del resto, l'Unione europea, all'art. 13 del Trattato di Lisbona, già nel 2007 a sua volta ha parlato di «esseri senzienti»; i codici civili di Francia e Germania fin d'ora precisano come gli animali non siano cose, lo stesso Nuova Zelanda e Svizzera. Purtroppo circa una settimana fa anche la Commissione Affari Costituzionali del Senato italiano ha approvato l'iter, finalizzato ad apportare modifiche addirittura alla nostra Costituzione, nello specifico agli articoli 9 e 117, per inserire nell'ordinamento la tutela degli «esseri senzienti», della biodiversità e dell'ambiente.Cosa fa problema? Lo ha spiegato a chiare lettere sabato scorso, nel contesto della decima edizione della Marcia per la Vita di Roma, Virginia Coda Nunziante, presidente di questo che si è confermato come l'evento pro-life più importante in Italia ed in Europa: «Gli animali sono esseri senzienti, il bambino nel ventre materno no. È assurdo. Gli ambientalisti e gli animalisti hanno esultato per il loro successo. E noi? Penso che dobbiamo prenderlo come un impegno sempre più deciso di essere la voce e le gambe di chi non può parlare, né può difendersi», ha detto. A tutela della vita umana. L'assurdo, in effetti, sta nel fatto che gli animali vengano severamente tutelati ed i nascituri no, vittime sacrificali dell'aborto con tutti gli annessi ed i connessi propri della dilagante cultura di morte.Non solo: sotto la coltre del solito sentimentalismo sdolcinato e mieloso, potrebbe sfuggire ad un'opinione pubblica narcotizzata da tanti buoni propositi come far passare tali proposte di riforma costituzionale abbia pesanti ricadute in ambiti, ad esempio, quali quello della sperimentazione scientifica, che paradossalmente potrebbe essere vietata sulle bestie ma non sull'uomo, invertendo la scala gerarchica dei valori e del Creato. Ma potrebbe avere pesanti ricadute anche in campi quali quelli delle libertà di opinione, di espressione e di stampa, limitandole arbitrariamente una volta di più, in un autentico clima da regime. In futuro, ad esempio, potrebbe essere vietato affermare in pubblico quanto scritto nella Bibbia: «Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra". Dio creò l'uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò» (Gen 1, 26-27). Un cristiano, che affermi questo, potrebbe rischiare di ritrovarsi imputato e magari condannato, più o meno sulla falsariga di quanto, ancor più gravemente, è previsto in altri ambiti dal disegno di legge Zan.La realtà è questa: pezzo dopo pezzo, si cerca di mettere ai cristiani il bavaglio, di censurare le loro convinzioni, di distruggere i loro valori e la loro visione del Creato, di parificarli alle bestie, in una parola di destrutturare la società tutta in una sorta di zoodittatura. Sempre più verso l'abisso.
VIDEO: Il Green New Deal non ha nulla a che vedere col preservare l'ambiente ➜ https://www.youtube.com/watch?v=8ouAbxg2sYITESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6554VERTICE SUL CLIMA: BIDEN ANNUNCIA, ANCORA UNA VOLTA, CHE SIAMO SULL'ORLO DEL BARATRO di Riccardo CascioliQuanto manca alla fine del mondo? Molto poco si direbbe ascoltando gli interventi al "Vertice dei leader sul clima" convocato dal presidente americano Joe Biden in occasione della Giornata della Terra celebrata il 22 aprile. «Siamo sull'orlo del baratro», ha detto Biden, «i prossimi dieci anni saranno decisivi». [...]Avete la sensazione di aver già sentito questo allarme? Che non sia la prima volta che vengono lanciati ultimatum con tanto di date di scadenza? Ebbene, avete ragione. È almeno da 50 anni che viene annunciata l'Apocalisse climatica a ritmi martellanti. Un recente studio apparso sull'International Journal of Global Warming offre un quadro esauriente della situazione: sono state registrate 79 previsioni di distruzioni finali del mondo causate dai cambiamenti climatici, a cominciare dal 1970, ovvero dalla prima Giornata della Terra. Ebbene, 48 di queste previsioni di fine del mondo sono già scadute, ma nulla di quanto previsto si è realizzato: non solo la fine del mondo, il che è evidente a tutti dal momento che siamo ancora qui a parlarne, ma neanche tutti quegli eventi disastrosi che dovrebbero precederla.Lo studio, "Apocalypse now? Communicating extreme forecasts", non è scritto da due "scettici" che vogliono screditare il movimento climatista, ma da due docenti della Carnegie Mellon University, David C. Rode e Paul S. Fischbeck, preoccupati dall'effetto boomerang di questi annunci puntualmente smentiti dalla realtà. «Il problema - fanno notare gli autori - non è solo che tutte le previsioni già giunte a scadenza fossero errate, ma soprattutto che molte di queste erano annunciate come certe riguardo alla data».LA BOMBA CHE NON SCOPPIA MAIAlcuni degli autori di queste previsioni sono seriali, come il biologo americano Paul Ehrlich, famoso per il suo libro sulla "bomba demografica" (1968) e recentemente invitato come relatore a un convegno in Vaticano, e il principe Carlo d'Inghilterra, degno figlio di cotanto padre (clicca qui). Si ricorderà che all'inizio del 2009 il principe del Galles si impegnò in un tour mondiale per annunciare la prossima fine del mondo: «Cento mesi appena per salvare il mondo», annunciò il 7 marzo in Brasile da vanti a una platea di leader e imprenditori sudamericani; soltanto «99 mesi» replicò il mese successivo alla Camera dei Deputati a Roma oltre che al vertice del G20 a Londra. Tanta era la certezza sulla data che nei mesi successivi, a ogni intervento pubblico Carlo si esibiva in una sorta di conto alla rovescia. Poi è arrivato il luglio 2017, data di scadenza dell'apocalisse e nulla è accaduto.Non pago, il principe Carlo nel luglio 2019 si è presentato ai ministri degli esteri del Commonwealth, facendosi portavoce della convinzione di molti "esperti": «I prossimi 18 mesi saranno decisivi». E anche il gennaio 2021 è passato; nel frattempo c'è stata la pandemia la cui crisi è ancora in corso, con tutto quel che ne consegue, ed eccoci ancora qui: adesso, ci spiega Biden, saranno «i prossimi dieci anni» ad essere decisivi.Si potrebbe anche sorridere di questa mania apocalittica se non fosse che questa è funzionale a imporre una serie di politiche, queste sì catastrofiche, destinate a rendere più povera l'umanità nel suo complesso e anzi a ridurre drasticamente il numero della popolazione. Non è un caso che sia proprio la Giornata della Terra il giorno prediletto per questi annunci: essa fu creata nel 1970 con lo scopo di dare forza alla propaganda anti-natalista di quanti, a suon di miliardi, finanziavano i progetto di riduzione della popolazione in tutto il mondo. Il primo slogan della Giornata della Terra fu proprio "La popolazione inquina". [...]LA CINA CI PRENDE IN GIRO (E PER IL PORTAFOGLIO)Queste occasioni comunque servono per spingere i capi di Stato e di governo a prendere impegni sempre più stringenti e gravosi per fare in modo di evitare l'Apocalisse. Biden ha ovviamente dato il buon esempio annunciando un nuovo obiettivo per gli Stati Uniti, ancora più ambizioso dei precedenti: ridurre del 50% le emissioni di gas serra entro il 2030, per arrivare poi nel 2060 alla "carbon neutrality". Ha convinto anche il presidente cinese Xi Jinping a fare bella figura: anche lui si è impegnato alla "carbon neutrality" per il 2060, ma siccome è più bravo comincerà più tardi a ridurre le emissioni; dal 2026, per il prossimo piano quinquennale. Intanto, fino al 2025, il consumo di carbone della Cina continuerà ad aumentare perché «non abbiamo alternative», ha detto Xi. Insomma, «Voi andate avanti che poi vi raggiungo» è la strategia della Cina: tanto nel 2026 chi si ricorderà dell'impegno preso oggi? [Non bisogna inoltre dimenticare che sei delle sette compagnie al mondo che producono pannelli fotovoltaici sono cinesi e quasi ogni modulo solare basato sul silicone, cioè il 95% del mercato, contiene del silicone proveniente dalla Cina. Quindi Xi Jinping ha tutto l'interesse che l'Occidente spenda molti soldi nell'economia verde, N.d.BB]Ma se Xi è furbo, Biden (o chi per lui) non è da meno. Anche se gli Stati Uniti si sono messi veramente sulla strada dell'economia "verde" gli obiettivi annunciati sono fuori dalla realtà a meno che il governo degli Stati Uniti non abbia effettivamente deciso il suicidio. Uno scienziato americano, Roger Pielke jr., si è infatti preso la briga di calcolare precisamente che cosa significherebbe ridurre del 50% le emissioni di gas serra entro il 2030.Ebbene, calcolando che nel gennaio 2021 erano state censite negli Stati Uniti un totale di 1.852 centrali elettriche tra quelle a carbone e quelle a gas naturale, significa che ogni mese, da qui in avanti 11 centrali al mese dovranno essere chiuse o riconvertite in impianti a zero emissioni (ma al momento non esiste una tecnologia in grado di farlo).Qualcuno può seriamente pensare che sia una strada praticabile? No, ma intanto con la scusa dell'allarme climatico si giustifica un intervento sempre più pesante dello Stato sull'economia e si restringono le libertà dei cittadini. Guarda caso, proprio come si sta facendo con la pandemia da coronavirus. E, guarda ancora il caso, pandemia e clima sono sempre più accostate nei discorsi dei "potenti" come crisi che richiedono la stessa risposta.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6546MALIKA: L'OMOFOBIA NON C'ENTRA, IL VERO PROBLEMA E' L'ISLAM di Riccardo CascioliDa diversi giorni si parla molto di Malika Chalhy, la 22enne di Castelfiorentino (comune nelle vicinanze di Firenze) cacciata di casa dopo aver rivelato di avere una relazione omosessuale. Un caso che capita a proposito per spingere la causa del ddl Zan sull'omofobia, che dovrebbe essere discusso in Senato dopo essere già stato approvato alla Camera. Il caso, all'apparenza, è perfetto: una giovane che confessa un amore lesbico, discriminata e ripudiata dalla propria famiglia, minacciata di violenza, cacciata in strada. Ecco dimostrato che ci vuole la legge Zan. Uno schema classico: il caso pietoso che assurge a emergenza nazionale, la legge già pronta per mettere fine all'ingiustizia.Senonché per far funzionare lo schema bisogna nascondere una parte della realtà. Non solo riguardo al ddl Zan che, come abbiamo detto molte volte, non c'entra affatto con la tutela delle persone omosessuali da atti di violenza e ingiusta discriminazione: per questo c'è già la legge italiana attualmente in vigore che, punendo i vari atti di violenza contro ogni persona, prevede l'aggravante per motivi futili e abietti, usata anche nel caso di motivi legati alle preferenze sessuali. Il ddl Zan invece ha lo scopo di punire chiunque non approvi l'ideologia Lgbtq... (e chi più ne ha, più ne metta).No, la parte di realtà nascosta riguarda proprio il cuore del caso Malika, un fatto che da solo smonta tutto il castello che intorno alla vicenda è stato costruito per promuovere il ddl Zan. Lasciamo stare anche il fatto che il fratello di Malika racconti tutt'altra versione dei fatti, e diamo pure per buona la versione della ragazza.Il fatto è che la famiglia di Malika è islamica: papà marocchino e mamma italiana convertita all'islam. Per poter montare il caso, utile alla causa Zan, si è omesso questo particolare, che a fatica, dopo giorni, è emerso da qualche organo di informazione minore. Già, perché questo piccolo particolare cambia completamente la storia, che dovrebbe invece accendere i riflettori su cosa accade nelle comunità islamiche in Italia, riguardo alle donne, e anche nei paesi islamici riguardo agli atti omosessuali. A questo proposito, basti ricordare che se Malika avesse confessato la sua omosessualità nel paese di origine di suo padre, il Marocco, avrebbe rischiato una pena di tre anni di carcere. E molto peggio le sarebbe andata in qualsiasi altro paesi islamico. Altro che la solidarietà subito scattata in Italia con una colletta pubblica che le ha già fruttato oltre 100mila euro.Più che alle discriminazioni contro gli omosessuali, il caso Malika andrebbe casomai accostato a precedenti ben più gravi avvenuti in Italia contro giovani donne islamiche: ricordate Hina, la ragazza pachistana che viveva nel bresciano, uccisa dai suoi familiari perché si stava occidentalizzando troppo? E Rachida, la giovane donna madre di due figli, uccisa a martellate dal marito perché si stava accostando alla fede cristiana, e la cui vicenda è stata raccontata in un libro scritto da Souad Sbai?Questi casi sono solo la punta dell'iceberg: in Italia c'è addirittura un Numero verde (800682718) dedicato alle donne arabe vittime di violenza, all'interno del progetto "Mai più sola" dell'associazione Acmid-Donna onlus a cui nel periodo settembre 2019-settembre 2020 sono arrivate bel 6.210 richieste di aiuto: il 51,5% per violenze e maltrattamenti, il 12% per casi di poligamia, lo 0,7% per matrimoni forzati (anche Hina fu vittima di questa pratica), l'8,6% per problemi legati all'affido dei figli minori, inclusi casi di rapimento che qualche volta affiorano anche sulle pagine di cronaca dei nostri giornali. In questo prolungato periodo di lockdown i casi, dice Acmid, sono aumentati del 67%. E questo è soltanto quello che viene denunciato, ma molti di più sono i casi che restano nascosti all'interno di comunità chiuse e spesso "religiosamente" controllate in modo ferreo (vogliamo parlare delle violenze contro coloro che si convertono, in Italia, al cristianesimo?). A questo poi vanno collegati altri fenomeni inquietanti, come la "scomparsa" di ragazze islamiche dalla scuola (il 60% non termina il ciclo di studi).Questa è la vera emergenza che abbiamo in Italia, ma nessuno ovviamente se ne occupa, né ci sono vip che lanciano collette per aiutare le vittime delle tradizioni islamiche, che non hanno il privilegio di essere omosessuali.Già, perché se c'è una cosa che il caso Malika insegna è che le persone con tendenze omosessuali, vittime di violenze, sono privilegiate rispetto alle altre vittime. Altro che necessità del ddl Zan. Una volta ancora si dimostra che solo la menzogna, sostenuta dai principali organi di informazione, può spacciare per emergenza quella che a tutti gli effetti si sta dimostrando una situazione di privilegio. Se il ddl Zan fosse approvato, questa palese ingiustizia si aggraverebbe ancora di più.Nota di BastaBugie: Souad Sbai nell'articolo seguente dal titolo "Rachida, il coraggio di una convertita dimenticata" ricorda che il 19 novembre di nove anni fa veniva uccisa a colpi di martellate la marocchina Rachida Radi, "colpevole" per il marito Mohamed di voler essere libera e di essersi avvicinata al cristianesimo.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 21-11-2020:Sono trascorsi nove lunghissimi anni da quel terribile 19 novembre del 2011, in cui un vile "marito", se così può dirsi, ha posto fine alle sofferenze di sua moglie, privando della madre le sue due bambine di 4 e 11 anni. Dopo anni di torture fisiche e mentali, la giovane marocchina Rachida Radi veniva uccisa dal suo vile carnefice a colpi di martellate nella loro casa a Sorbolo Levante, la frazione di Brescello in cui i due vivevano.Oggi Mohamed El Ayani sta giustamente scontando la sua pena, ma è qui che la giustizia finisce, perché quella di Rachida è una ferita ancora aperta che fatica a rimarginarsi. Negli anni ho tentato di omaggiarne la memoria ogni volta ne avessi l'opportunità, affinché altre donne non subissero le stesse violenze che ha patito lei. La storia, purtroppo, ci ha insegnato ben altro, e Rachida è solo una delle tante vittime di un estremismo islamista fomentato, come sempre, dall'ignoranza.Nove anni fa Rachida di anni ne aveva solo 35. Era stata considerata colpevole da suo marito per essersi ribellata ai maltrattamenti che subiva quasi quotidianamente e aver avviato le pratiche per la separazione. Colpevole di voler finalmente condurre una vita normale. Colpevole di voler essere libera. E colpevole, neanche a dirlo, di essersi avvicinata al cristianesimo, nel quale aveva sempre trovato un rifugio sicuro alle sue continue umiliazioni.Chi l'ha conosciuta la descrive come una persona gentile, dal sorriso grande e buono, che aveva fatto della dignità la migliore arma per educare le sue bambine. Da qualche tempo Rachida aveva smesso di portare il velo, si sforzava di parlare in italiano, aveva iniziato a frequentare la parrocchia del paese e faceva le pulizie in chiesa per poter essere libera di pregare. Una conversione al cristianesimo che non poteva andare giù a un uomo accecato dall'odiosa ortodossia radicalista, che si sentiva minacciato da un eventuale allontanamento della moglie, un fardello impossibile da sopportare. Per non parlare del giudizio a cui sarebbe stato sottoposto dalla comunità del paese per cui mariti, padri e fratelli debbono trasformarsi in inquisitori algidi nell'eseguire la propria sentenza. Che in questi casi, si sa, punisce con la morte.Rachida è morta per condurre un'esistenza migliore, per dare un futuro migliore alle sue figlie e per salvaguardare il suo credo, i cui membri, al contrario, non hanno tutelato lei. Oltre al danno la beffa. Non bastava vedersi spezzati i propri sogni, Rachida ha dovuto impiegare ben 50 giorni per trovare una degna sepoltura perché il suo corpo non lo voleva nessuno, nemmeno la comunità cristiana.Rachida, che considero alla stregua di una martire, merita quantomeno di essere rievocata per il suo coraggio e la sua forza di volontà nel voler combattere per la libertà. [...]
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6514SCHIAVI DEL VACCINO... CHE NON FA TORNARE ALLA SITUAZIONE PRECEDENTENessuno sa quanto duri la copertura dei vaccini anti-Covid: ci stanno portando ad un sistema di vaccinazione continuadi Riccardo CascioliUno degli argomenti più diffusi a favore della vaccinazione di massa anti-Covid è che si tratta dell'unico modo per uscire da questa situazione di pandemia e lockdown. Che sia rassegnazione o convinzione poco conta, fatto sta che c'è una generale convinzione che una volta vaccinata la stragrande maggioranza della popolazione, si potrà chiudere questo lungo capitolo di sofferenza. E le diffuse reazioni avverse - febbre alta, spossatezza, malessere generale per alcuni giorni - diventano un prezzo accettabile da pagare per riconquistare la normalità.C'è però un doppio calcolo sbagliato in tutto questo. Anzitutto dalle élite che ci governano non è previsto il ritorno alle condizioni di vita pre-Covid, ci è stato detto esplicitamente in tutte le salse. Anche il presidente del Consiglio Mario Draghi, nel discorso programmatico del governo, pronunciato al Senato lo scorso 17 febbraio, ha detto molto chiaramente - rifacendosi alla Parola della Scienza - che «uscire dalla pandemia non sarà come riaccendere la luce». Ma di questo avremo ancora modo di parlare.UNA LOGICA VACCINALE SENZA FINEQui invece vorremmo soffermarci sul secondo calcolo sbagliato, quello dei vaccini. Ciò che abbiamo di fronte infatti non è l'ipotesi di un vaccino una tantum che sradica una malattia, ma l'introduzione a una logica vaccinale tendenzialmente senza fine. Qui non c'entra essere no-vax - non lo siamo affatto - ma è una pura questione di logica e buon senso.I vaccini che stanno venendo inoculati hanno infatti una copertura limitata. Quanto? Nessuno lo sa. L'Istituto Superiore di Sanità (ISS) afferma che «le osservazioni fatte nei test finora hanno dimostrato che la protezione dura alcuni mesi, mentre bisognerà aspettare periodi di osservazione più lunghi per capire se una vaccinazione sarà sufficiente per più anni o servirà ripeterla».Ma la possibilità di una copertura pluriennale del vaccino, ventilata dall'ISS, non trova riscontro nelle dichiarazioni delle case farmaceutiche interessate. Sia Pfizer che Moderna, a proposito della "durata della protezione" affermano: «La durata della protezione offerta dal vaccino non è nota; sono tuttora in corso studi clinici volti a stabilirla». Per quanto riguarda Astrazeneca invece non si dice proprio nulla.Dunque, non si sa. Ed è per questo - spiega il Center for Control Disease degli Stati Uniti - che chi ha fatto il vaccino deve comunque continuare a indossare la mascherina e mantenere il cosiddetto distanziamento sociale. In ogni caso nessuno scommette su una copertura che duri oltre i 9-12 mesi. Ciò significa che a meno che il coronavirus decida di togliere spontaneamente il disturbo, la prospettiva più probabile è una vaccinazione annuale. Peraltro, anche ammesso che si raggiunga - secondo gli ultimi impegni assunti dal governo - l'immunità di gregge per settembre grazie alla campagna vaccinale, ecco che a quel punto sarà già ora di ricominciare da capo, visto che nel frattempo sono già passati nove mesi.LE VARIANTIInoltre per le tante varianti del virus che sono in giro e che fanno paura (anche se non è verificata la maggiore pericolosità), è tutto da dimostrare che i vaccini già in distribuzione siano ugualmente efficaci: tutto è da vedere, ma anche qui lo scenario probabile è quello di una continua rincorsa alle varianti e relativa somministrazione sistematica di vaccini.Anche il probabile passaporto vaccinale, già introdotto dalla Cina e che potrebbe presto diventare realtà nell'Unione Europea (la proposta verrà presentata il 17 marzo), ha senso solo in funzione di una vaccinazione continua; altrimenti a settembre-ottobre, per i primi che si sono vaccinati, il passaporto sarà già sorpassato.Dunque già questo basterebbe per capire che la prospettiva è quella di una vaccinazione continua. Ma c'è di più: abbiamo già avuto modo di rilevare che il Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Layen, ha parlato di questo tempo come dell'inizio dell'«era delle pandemie». E Bill Gates, nella Lettera Annuale 2021 della Fondazione che porta il suo nome e quello della moglie, le fa eco facendo anche proposte (tra cui sistematici screening di massa) per intervenire in tempo nelle prossime pandemie.Insomma, chi si vaccina ora - e che certamente avrà valutato che i benefici sono maggiori dei rischi - sia consapevole che è solo l'inizio, e che fatto il primo vaccino è giocoforza che seguiranno anche gli altri. Titolo originale: Schiavi del vaccinoFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15-03-2021Pubblicato su BastaBugie n. 708
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6311LE BUGIE DI TORNIELLI SUL RINNOVO DELL'ACCORDO SEGRETO TRA CINA E VATICANO di Riccardo CascioliChe la Santa Sede avesse tutta l'intenzione di prorogare l'accordo con la Cina per la nomina dei vescovi in scadenza in ottobre, era chiaro da tempo. Ma l'altra sera è arrivata l'ufficiosità con un editoriale su Vatican News di Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, da sempre vicinissimo a papa Francesco.Lasciamo perdere il fatto che tale annuncio sia stato fatto a poche ore dall'arrivo a Roma del segretario di Stato Usa Mike Pompeo, dandogli così un connotato chiaramente politico e polemico con le critiche Usa al dialogo vaticano con la Cina. Soffermiamoci invece sul contenuto dell'articolo che, per la prima volta, esplicita le ragioni della Santa Sede per continuare sulla strada intrapresa.Il succo del discorso è questo: l'accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi, poteva forse produrre maggiori frutti, ma passi positivi ce ne sono comunque stati (malgrado dieci mesi di lockdown causa Covid-19) e quindi è giusto proseguire su questa strada. Un discorso semplice, lineare, coerente. Peccato che per ottenere tale logica conclusione Tornielli abbia cambiato le carte in tavola, e anche la tavola stessa.Vediamo i singoli passaggi. Sottolinea Tornielli che l'accordo in questione è «sempre stato genuinamente pastorale», cioè riguarda esclusivamente la nomina dei vescovi: quindi non politico, non diplomatico e non riguarda neppure «i rapporti tra il clero e le autorità del paese». In realtà che l'accordo sia circoscritto alle procedure di nomina dei vescovi nessuno lo ha mai contestato: se non altro perché nessuno conosce il contenuto di questo accordo (scandalosamente tenuto ancora segreto) e quindi si sta alle dichiarazioni delle parti. Ma detto questo come si può pensare che la nomina dei vescovi si possa totalmente isolare dalla condizione della Chiesa - e quindi dei cattolici - in Cina? La situazione da questo punto di vista è enormemente peggiorata, la repressione si è fatta più intensa, contro le persone, contro gli edifici di culto e ogni simbolo cristiano.CARTA BIANCA NELLA REPRESSIONE DEI CATTOLICIIl regime cinese sta di fatto usando l'accordo con la Santa Sede per avere carta bianca nella repressione dei cattolici. E il Vaticano si comporta come chi per salvare un armadio in camera accettasse di veder distrutta tutta la casa: un controsenso.Inoltre che l'accordo non riguardi «i rapporti tra il clero e le autorità del paese» è smentito dagli stessi documenti vaticani. Il 28 giugno 2019 infatti, la Santa Sede ha pubblicato gli "Orientamenti pastorali circa la registrazione civile del clero in Cina", in cui si fa esplicito riferimento all'Accordo provvisorio del 22 settembre 2018 per giustificare l'indipendenza della Chiesa cinese e l'invito della Santa Sede ai preti a registrarsi presso l'Associazione patriottica, ovvero la Chiesa ufficiale controllata dal Partito Comunista.E ancora: il problema della segretezza, come detto sopra, aggrava non poco la situazione perché i cattolici cinesi, chiamati a obbedire al Papa, non sanno neanche a cosa devono obbedire mentre sull'altro fronte il regime comunista ha buon gioco a imporre qualsiasi misura facendosi scudo con un presunto consenso del Papa. Si tratta dunque di un gioco diplomatico fatto sulla pelle dei cattolici cinesi.Ma il meglio deve ancora venire, ed è quando Tornielli passa ad elencare i risultati positivi dell'accordo proprio riguardo alla nomina dei vescovi, tali che «suggeriscono di andare avanti con l'applicazione dell'Accordo per un altro periodo di tempo». Dice il gran capo della comunicazione vaticana: «I primi due anni hanno portato a nuove nomine episcopali con l'accordo di Roma e sono stati riconosciuti ufficialmente dal governo di Pechino alcuni vescovi».UNA REALTÀ COMPLETAMENTE DIVERSAIn realtà la prima affermazione è falsa: dopo il 22 settembre 2018 ci sono state due sole nuove ordinazioni episcopali ma erano già state concordate prima dell'Accordo. La seconda affermazione è invece parziale: gli «alcuni vescovi» clandestini riconosciuti da Pechino in realtà sono solo due su 17, mentre al contempo Roma ha legittimato tutti e sette i vescovi scomunicati, affidando loro le rispettive diocesi e in due casi costringendo a dimettersi i vescovi legittimi.Per una descrizione dettagliata della situazione dei vescovi in Cina, rimandiamo a un'ottima sintesi fatta nel giugno scorso dal vaticanista Sandro Magister. Basti però citare una sola cifra: in Cina ci sono 135 tra diocesi e prefetture apostoliche, di queste solo 72 avevano un vescovo prima del 22 settembre 2018, poco più della metà; l'Accordo doveva servire anche a colmare questo vuoto, ma ad oggi il numero di diocesi coperte è rimasto invariato. A questo si deve aggiungere che alcuni vescovi sono apertamente perseguitati e impediti di svolgere il proprio ministero.C'è poi un'altra situazione gravissima che viene ignorata da Tornielli: la situazione della diocesi di Hong Kong, di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi con una intervista al cardinale Joseph Zen. Qui manca il vescovo dal gennaio 2019, soprattutto per il veto posto da Pechino alla successione dell'attuale vescovo ausiliare, Joseph Ha. E nelle prossime settimane potrebbe essere nominato invece monsignor Peter Choi, considerato gradito a Pechino. La cosa sarebbe gravissima perché la diocesi di Hong Kong - proprio per lo status particolare dell'ex colonia britannica - non rientra nella giurisdizione della Conferenza episcopale cinese e quindi non ha nulla a che fare con l'Accordo in questione. Sarebbe soltanto - e il ritardo nella nomina già lo è - una vergognosa capitolazione davanti al potere politico della Cina comunista.Ma secondo Tornielli, e ovviamente il segretario di Stato cardinale Pietro Parolin e il Papa, tutto questo rappresenta uno sviluppo positivo. Bisogna essere davvero abili manipolatori dei fatti per vendere un fallimento totale come fosse un successo. Ma ciò che maggiormente amareggia è il disprezzo per le migliaia di cinesi che hanno pagato con il sangue la loro fedeltà alla Chiesa e al Papa.Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 22 minuti) dal titolo "Il dramma della Chiesa cinese e di Hong Kong" l'autore del precedente articolo, Riccardo Cascioli, direttore della Nuova Bussola Quotidiana, intervista il cardinale cinese Joseph Zen Vescovo emerito di Honk. L'intervista è del 3 ottobre 2020 fatta via skype durante la giornata nazionale della Bussola.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6073CORONAVIRUS: IL GOVERNO NEGA IL DIRITTO DI ANDARE IN CHIESA di RICCARDO CASCIOLINon si finisce mai di stupirsi davanti alle assurdità della burocrazia ministeriale. E anche stavolta, sulla questione della possibilità di accesso alle chiese per pregare, non si sono smentiti. Scrive il ministero dell'Interno che si può andare ma solo se si è sulla strada per andare al lavoro, dal medico, in farmacia o al supermercato. Un criterio assolutamente inaccettabile che contrasta non solo con la lettera dei decreti fin qui pubblicati dal governo, ma anche con la Costituzione.La questione è quella che abbiamo raccontato ieri: i decreti fin qui emanati, formalmente e in punta di diritto, concedono il libero accesso alle chiese da parte dei fedeli che vogliono pregare, ovviamente nel rispetto del criterio di "rarefazione sociale", ovvero stando a distanza di sicurezza. Senonché polizia e carabinieri - abbiamo sentito molte questure e commissariati - sono convinti che invece in chiesa non ci si possa andare perché non espressamente previsto nelle autocertificazioni fin qui pubblicate; e quindi fermano o multano i fedeli che lo fanno. Prova ne sono le tante testimonianze che giungono da ogni parte d'Italia, per non parlare dei veri e propri abusi di cui vi abbiamo raccontato: Cerveteri (clicca qui) e l'ultimo, Giulianova.Proprio per cercare di chiarire la questione, il portavoce della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), monsignor Ivan Maffeis, aveva ripetutamente sollecitato il Ministero dell'Interno a dare una risposta precisa in merito. L'altro giorno aveva avuto un via libera verbale, ma solo ieri a tarda sera è arrivata la risposta scritta, trasmessa anche alle prefetture. Due pagine che lasciano a bocca aperta per le disposizioni che vengono date.Monsignor Maffeis aveva posto tre domande: la prima riguardava la possibilità per un fedele di uscire di casa, munito di autocertificazione, per andare in chiesa; la seconda si riferiva ai riti pasquali: in sintesi, «per garantire un minimo di dignità alla celebrazione», si chiede che alla liturgia possano accedere oltre al celebrante, un diacono, lettore, accolito, organista, corista e operatori per la trasmissione; terzo quesito, sul perché siano permessi i matrimoni in comune e non in chiesa.LIMITATA LA LIBERTÀ RELIGIOSAA quest'ultima domanda, la Direzione Centrale degli Affari dei Culti, parte del Dipartimento per le Libertà civili e l'immigrazione, nella persona del capo dipartimento Michele Di Bari, risponde che i matrimoni sono consentiti anche in chiesa «alla sola presenza del celebrante, dei nubendi e dei testimoni». Quanto alle liturgie pasquali via libera alle presenze minime per garantire una celebrazione dignitosa (anche se ci sarebbero questioni rilevanti da sollevare sulle affermazioni contenute nella lettera).Ma è soprattutto sul primo punto toccato che dobbiamo soffermarci. Dice infatti la lettera del capo dipartimento, dopo aver considerato ovvio che «l'apertura delle chiese non può precludere alla preghiera dei fedeli» (ovvio cosa che fioccano multe e denunce?): «Al fine di limitare gli spostamenti dalla propria abitazione, è necessario che l'accesso alla chiesa avvenga solo in occasione di spostamenti determinati da "comprovate esigenze lavorative", ovvero per "situazioni di necessità" e che la chiesa sia situata lungo il percorso, di modo che, in caso di controllo da parte delle forze di Polizia, possa esibirsi la prescritta autocertificazione o rendere dichiarazione in ordine alla sussistenza di tali specifici motivi».In pratica possiamo andare in chiesa a pregare solo se siamo sulla strada per fare qualcos'altro di riconosciuto come necessario. Stando alla lettera di quanto afferma il ministero dell'Interno, quindi, non c'è un diritto a recarsi in chiesa per pregare, e non ci si può andare se non abbiamo la chiesa sulla strada per andare al lavoro o al supermercato. L'ingresso in chiesa è solo una pratica tollerata e pesantemente limitata. Viene cioè riconosciuto il diritto ad andarsi a comprare le sigarette, ma non quello di andare a pregare (malgrado le chiese siano vuote). Siamo di fronte ad affermazioni gravi che ledono pesantemente la libertà religiosa, così come garantita dalla Costituzione, e conseguenza di una concezione esclusivamente materialistica dell'uomo, per cui contano soltanto le necessità materiali.È una questione che va ben oltre le restrizioni legate all'emergenza coronavirus e indica una linea di pensiero che si applica a ogni ambito della libertà religiosa e di culto, con conseguenze facilmente immaginabili.Peraltro le argomentazioni del ministero dell'Interno sono anche contraddittorie: nel concedere infatti il via libera alle liturgie pasquali con un minimo di ministranti e ai matrimoni, si ribadisce che il senso del provvedimento restrittivo è quello di evitare assembramenti, per cui celebrazioni liturgiche con poche persone, distanziate fra loro, sono ammissibili. E allora perché, con lo stesso criterio, non ci può essere libero accesso alle chiese per pregare? Di più: perché non permettere le Messe feriali che, mediamente, hanno lo stesso numero di partecipanti di un matrimonio limitato a nubendi e testimoni?DIRETTIVE DISCRIMINATORIE NEI CONFRONTI DEI CATTOLICISiamo di fronte a direttive illogiche e discriminatorie nei confronti dei cattolici. E non è solo una questione circoscritta alle risposte del ministero dell'Interno. Lo stesso decreto legge del 25 marzo che abbiamo già commentato presenta diversi punti problematici anche dal punto di vista della costituzionalità, come fa rilevare una lettera dell'associazione Avvocatura in Missione che fa appello ai parlamentari perché correggano il testo.Per quanto possa sembrare assurdo, il testo del decreto, così come è scritto - sostiene l'avvocato Anna Egidia Catenaro, presidente dell'associazione - potrebbe consentire di bloccare anche le Messe senza popolo e le celebrazioni trasmesse via social. Una possibilità che alla luce di quanto accaduto a Giulianova (parroco e sindaco denunciati per la cerimonia di affidamento della città alla Madonna trasmessa su Facebook) non è affatto peregrina.Di fronte a questi soprusi che - ripetiamo - hanno conseguenze che vanno ben oltre la contingenza del virus, ci vuole una reazione decisa sia da parte dei vertici ecclesiastici sia da parte dei politici, chiamati a far rispettare le libertà costituzionali. Non bastano le pressioni del pur volenteroso portavoce della Cei, è lo stesso presidente dei vescovi, il cardinale Gualtiero Bassetti, che deve far sentire la sua voce forte e chiara. Non si chiede di creare pericoli per la salute pubblica, ma di riconoscere la libertà religiosa e l'uguaglianza dei cittadini così come garantita dalla Costituzione.Ma qui ci scontriamo con un piccolo, o forse grande, problema: non solo in generale i vescovi sono stati finora zitti davanti ai soprusi che pure sono balzati agli onori della cronaca, ma ricordiamo che è stata la stessa presidenza della Cei a paventare unilateralmente la chiusura delle chiese lo scorso 12 marzo. Fu il giorno in cui furono effettivamente chiuse a Roma salvo poi riaprirle il giorno dopo per un ripensamento del Papa. Nella nota attribuibile al cardinale Bassetti si diceva espressamente che si sarebbero potute chiudere le chiese «non perché lo Stato ce lo imponga, ma per un senso di appartenenza alla famiglia umana».Si capisce allora la debolezza con cui la Cei sta affrontando il problema in questi giorni, quando ci sarebbe bisogno di una leadership autorevole. D'altra parte, visto che sono in gioco le libertà costituzionali dei cittadini, è importante che anche i politici intervengano con decisione, ammesso che qualcuno sia preoccupato della deriva totalitaria verso cui il nostro paese sta scivolando.Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "Chiese aperte, ma chiuse: i vescovi ostaggio del Governo" parla della vergognosa situazione in cui si trova la libertà di culto in Italia. Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 27 marzo 2020:L'ultimo in ordine di apparizione è stato un magistrato che ha raccontato la sua disavventura. «Il dubbio, anzi la certezza, è che per questo nostro mondo malato nel corpo e nello spirito, Nostro Signore Gesù Cristo valga meno di una sigaretta», dice il giudice partenopeo Domenico Airoma che si è trovato faccia a faccia con un agente di polizia al quale ha dovuto spiegare - invano - che si stava recando in chiesa per andare a fare visita al tabernacolo. Il magistrato si è sentito rispondere le cose che più o meno tanti italiani in questi giorni stanno sentendo una volta fermati. «Le chiese sono chiuse», «andate a pregare in casa», «qui non potete entrare», «se non ve ne andate vi denunciamo» e altre varianti al tema delle chiese inaccessibili, anche se aperte. [...]È il risultato di un corto circuito che dimostra fondamentalmente due cose: che il governo fa quello che gli pare calpestando bellamente un'altra libertà, quella al diritto al culto, e che i vescovi in questa partita sono stati troppo tepidi. Remissivi, in ostaggio e rincorrendo di volta in volta una concessione da ottenere per grazia ricevuta da Giuseppi, quando semmai doveva essere il contrario perché le limitazioni alle chiese, che godono ancora di extraterritorialità, dovevano essere concesse al Governo dopo una trattativa all'ultimo sangue che salvaguardasse la dignità del culto di cui gli italiani devono continuare a godere.Infatti, ad oggi - salvo comunicazioni che però potrebbero arrivare nel corso della giornata - la partita non si è ancora sbloccata e questo nonostante la Cei - finalmente - ieri mattina abbia chiesto al governo di chiarire la questione delle chiese aperte, ma inaccessibili.«Ho scritto al ministero chiedendo che mettano per iscritto le cose che ieri abbiamo definito -
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6074PRIGIONIERI DI UNO STATO-POLIZIA FINO ALL'ESTATE di RICCARDO CASCIOLISiamo prigionieri. Siamo prigionieri due volte: sia per le note restrizioni, sempre più severe, sia perché siamo ormai alla mercé di una strategia di contenimento del virus da cui non si può uscire e che promette di allungare questo periodo di settimane se non mesi.Ieri sera ne abbiamo avuto una ulteriore prova: ancora un decreto (ormai abbiamo perso il conto), ancora un discorso del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che annuncia misure più rigide e promette che altre ne verranno. Il tutto mentre i numeri dei contagiati e dei morti continuano a salire e chi ci governa continua a scaricare la responsabilità sui cittadini disobbedienti.Il punto è che un indiscriminato "restate tutti in casa" o il "chiudere tutto" potrebbero essere comprensibili se fossero per un periodo breve e definito: 15-20 giorni al massimo. Uno sforzo da chiedere a tutti, dai costi sociali ed economici limitati e sopportabili. Ma forse non sarebbe servito nella circostanza, e allora era doveroso pensare una diversa strategia. Perché mettere agli arresti domiciliari una intera nazione di 60 milioni di abitanti a tempo indeterminato è pura follia, e infatti decreto dopo decreto diventiamo sempre più simili alla Cina comunista. Un paese ormai militarizzato e in cui dai prossimi decreti ci si può aspettare di tutto, perché siamo entrati in un circolo vizioso: più i tempi si allungano più diventa difficile far restare tutti in casa, così si approvano provvedimenti sempre più coercitivi. E via in una spirale senza fine. I suicidi di cui parliamo in un altro articolo sono solo l'inizio di un disastro sociale incombente che non dipende dal coronavirus, ma dal modo di affrontare l'emergenza.Si deve essere coscienti che questa modalità di contenimento del virus scommette necessariamente su tempi molto lunghi. Il balletto delle date è solo una tattica per farcela digerire: il 23 febbraio erano stati annunciati 15 giorni, poi si è passati al 3 aprile, quindi al 15 aprile, e ora si va certamente a fine mese. Ieri girava la voce che il decreto avrebbe già prorogato la legislazione d'emergenza fino al 31 luglio. Nel decreto questa data non ha trovato spazio, ma è evidente che questo è l'orizzonte temporale realistico cui si sta pensando.BASTA FARE QUATTRO CALCOLIA ieri sera i casi totali di coronavirus accertati (compresi i guariti) erano arrivati quasi a 70mila. L'altra sera però il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, ha detto che in effetti i contagiati potrebbero essere un numero dieci volte superiore. Attenzione, abbiamo detto contagiati, non malati, ed è una differenza decisiva. In ogni caso, oggi potremmo stimare che ci siano 700mila persone infettate. La stragrande maggioranza, ovviamente, non ha nulla o l'ha già vissuta come una forte influenza, ma senza strascichi particolari. Dei 70mila casi accertati, 54mila sono quelli tuttora positivi, ovvero contagiosi. Ora, anche se il picco dovesse arrivare nei prossimi giorni, come ci si augura, quale potrebbe essere la situazione al 15 aprile? Realisticamente, tenendo per buona la stima di Borrelli e un incremento quotidiano di contagi calcolato su quello attuale si potrebbe arrivare a un numero di contagiati tra i 4 e i 5 milioni. A quel punto i contagiosi potrebbero essere tra gli 80 e i 120mila.Si può realisticamente pensare che in queste condizioni il 16 aprile si possa coerentemente cominciare ad allentare la morsa sui cittadini? Niente affatto, perché avere qualche decina di migliaia di infetti liberi di circolare pone ovviamente a rischio quei 55-56 milioni di italiani che non sono stati neanche sfiorati dal coronavirus, e lasciare maggiore libertà significa far ripartire l'epidemia con numeri esponenziali. Quindi è assai probabile che in queste condizioni e se si mantiene questa strategia, si possa arrivare fino all'estate, a meno di miracoli. Ma qualcuno pensa davvero che si possa tenere una nazione ingabbiata per altri 3-4 mesi senza che le tensioni sociali arrivino a livelli ingestibili? Chi sta seguendo questa strada o è totalmente incapace o persegue un disegno ben preciso di svolta totalitaria.Perché oltre alle conseguenze sulla tenuta psichica delle persone, c'è anche il disastro economico che incombe. In questi giorni abbiamo molte volte sentito demonizzare chi parla di economia: «In questo momento bisogna anzitutto tutelare la salute, altro che pensare a guadagnare e fare profitto». Ma questa è una visione puramente ideologica che disconosce la realtà. In effetti salute ed economia sono strettamente legate. Abbiamo già rilevato nei giorni scorsi come l'emergenza sanitaria che stiamo vivendo sia anche figlia dei tagli pesanti ai posti letto negli ospedali e al personale sanitario, che vanno avanti da anni. Ovviamente per ragioni economiche (a cui, a dire il vero, vanno sommati anche i costi dell'inefficienza burocratica).LE SCIAGURATE POLITICHE ANTI-CORONAVIRUSE chi paga la sanità se non si produce e quindi con contributi e tasse si pagano i servizi? Se l'economia si blocca - anzi, i danni sono già ingenti - la prossima finanziaria provvederà a tagliare ulteriormente i fondi alla Sanità, con la conseguenza che diminuiranno ancora i posti letto e gli ospedali. Cioè, alla prossima ondata di coronavirus andrà ancora peggio e anche in assenza di una epidemia si morirà di più. A questo poi si deve aggiungere la situazione dei singoli cittadini. Quanti perderanno il posto di lavoro a causa di questo blocco totale dell'economia? E in cosa si tradurrà questo? In ulteriori morti per mancata assistenza sanitaria.L'ultimo Rapporto sulla povertà sanitaria, curato dal Banco Farmaceutico e presentato lo scorso dicembre, già rilevava che mezzo milione di italiani non hanno potuto acquistare medicinali di cui avevano bisogno, per ragioni economiche (la spesa farmaceutica totalmente a carico delle famiglie è salita fino al 40%). A questi vanno poi aggiunti 12 milioni e 600mila italiani che almeno una volta nel corso dell'anno hanno dovuto rinunciare alla spesa per visite mediche e accertamenti diagnostici. Quanti di questi, perdendo il lavoro, scivoleranno nella categoria inferiore andando ad ingrossare le fila di chi non può curarsi? Quante morti premature dovremo registrare come conseguenza?Certo, nessuno conteggerà questi morti, nessuno ci farà il bollettino quotidiano dei decessi per povertà sanitaria. Ma le morti sono reali anche quando non vengono pompate ogni giorno dai media. Perché nel 2019 sono morti circa 650mila residenti in Italia, di cui 230mila per malattie cardiovascolari e 180mila per tumori. Per malattie del sistema respiratorio (extra-coronavirus) ci sono stati 53.300 morti, e di questi 13.500 per polmonite. È certo che nel 2020 vedremo aumentare questi numeri, non tanto per il coronavirus, quanto per le sciagurate politiche anti-coronavirus che aumenteranno la fragilità psichica e la povertà.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6055IL CORONAVIRUS STA PREPARANDO L'ITALIA AL TOTALITARISMOC'è qualcosa di inquietante in tutta la vicenda del blitz di Cerveteri, che va ben oltre il fatto locale ed è un drammatico campanello d'allarme su quanto sta accadendo in Italia e non solo. Il fatto è noto: causa ordinanze in materia di coronavirus, domenica due poliziotti hanno interrotto una messa in una chiesa vuota, perché alcuni fedeli la stavano seguendo dall'esterno della chiesa (che aveva le porte aperte), peraltro pochi e a distanza di sicurezza. Il fatto in sé, come dicevamo ieri, è di una gravità inaudita, una violazione palese della legge e della Costituzione, tanto più che nessuno stava violando alcuna disposizione in materia di contenimento del coronavirus.Ma c'è qualcosa di ancora peggiore: la totale indifferenza - della Chiesa locale anzitutto - davanti a questa invasione di campo da parte dello Stato italiano, come se fosse un gesto normale o giustificato dalla emergenza. Sui social, poi, non potevano mancare accuse e insulti al povero don Mimmo, che qualcuno vorrebbe addirittura in galera per aver celebrato la messa: evidentemente non è un caso che lo stop alle "messe con popolo", nella mentalità comune è passato come un divieto di messa puro e semplice. Peraltro quello di Cerveteri non è neanche un caso isolato, giorni fa abbiamo già documentato forme di pressione indebita da parte delle autorità civili nei confronti di alcuni parroci, ma non si era ancora arrivati a tanto.Il fatto è che ormai in nome della lotta al coronavirus si tollerano, o addirittura si invocano, veri e propri abusi di potere. E se davanti all'irruzione della polizia che entra in chiesa e blocca una messa non si alza alcun tipo di protesta, in primis dal vescovo competente, si prepara la strada alla sua normalizzazione. E domani qualsiasi altro motivo, che le autorità potranno definire grave, giustificherà analoghi blitz o divieti di messa e incontri di cattolici. Come accade in qualsiasi dittatura.RISCHIO TOTALITARISMOAncora una volta il panico diffuso, lo stato di paura (tanto per citare il titolo di un illuminante libro di Michael Crichton) è l'ingrediente base per l'affermarsi di un autoritarismo o, peggio, di un sistema totalitario.Non si vuole qui minimizzare la gravità della situazione sanitaria legata alla diffusione del coronavirus, anche se - come abbiamo già avuto modo di scrivere - ci sarebbe da ragionare, numeri alla mano, su quanto il problema sia la letalità del virus e quanto l'inadeguatezza del sistema sanitario.Non si vogliono neanche mettere in discussione alcune misure restrittive che si sintetizzano nello slogan "restate a casa". In caso di necessità si deve essere anche pronti a qualche sacrificio per il bene di tutti. Ma allo stesso tempo non tutto può essere giustificato in nome dell'emergenza, soprattutto quando certe restrizioni e cambiamenti hanno tutta l'aria di non essere temporanei. Del resto alzi la mano chi crede davvero che tutto possa tornare alla normalità il 4 aprile. Credo che oggi nessuno scommetterebbe neanche sull'uscita dall'emergenza alla fine di aprile.E nel frattempo ci si abitua, ad esempio, a un presidente del Consiglio che vara provvedimenti con lo strumento del Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (DPCM), quello usato per stabilire la chiusura di luoghi pubblici ed esercizi commerciali. Si tratta di uno strumento di infimo rango normativo, una forzatura dal punto di vista costituzionale eppure sta diventando un normale strumento di governo. In questo modo, passo dopo passo, si sono bloccati gli spostamenti delle persone, anche da comune a comune, si sono bloccate le scuole e le università, i concorsi, si sono chiusi tutti i luoghi pubblici e sospese tutte le manifestazioni, chiusi negozi e attività varie, non parliamo poi della questione della sospensione delle messe con popolo (su cui abbiamo già detto molto in altri articoli). C'è da dire che alcuni governatori vorrebbero misure maggiormente restrittive, chiudere qualsiasi attività lavorativa, in una gara a chi vuole proibire di più.Il tutto bisogna aggiungere con una buona approvazione da parte dei cittadini, ormai presi letteralmente dal panico, al punto che molti si sono trasformati in delatori ai danni di vicini che escono di casa o si intrattengono a parlare con altri. Il tutto accompagnato da una crescente esaltazione sui media e tra gli opinionisti del "modello cinese", che ha avuto il plauso anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, ovvero dell'uso indiscriminato della forza e di ogni arma tipica di una dittatura spietata (compresa la menzogna) per isolare città e regioni.AVANZA IL PROCESSO CHE RESTRINGE LE LIBERTÀ PERSONALIÈ un altro elemento questo che ci fa interpretare l'attuale periodo di emergenza non già come una parentesi temporale destinata ad essere superata a virus vinto, quanto a un passaggio in un processo che vede rafforzarsi la tendenza a superare la democrazia e restringere le libertà personali. Ne è un elemento fondamentale anche il ruolo della scienza, che assurge a ispiratrice e giudice ultimo delle scelte. Gli scienziati in realtà hanno idee diverse, ma ben presto viene tappata la bocca a coloro che non si allineano alla narrazione ufficiale.È un film già visto, il problema è che ci stiamo abituando a vivere in stato di emergenza, una situazione in cui diventano accettabili misure e provvedimenti a cui un uomo libero non darebbe mai il suo consenso. Forse lo abbiamo dimenticato, ma appena si allenterà l'emergenza coronavirus, ritornerà prepotente l'emergenza climatica nella quale stiamo vivendo ormai da anni e in virtù della quale stiamo accettando la distruzione delle nostre società industrializzate.Ricordiamo che appena prima dell'epidemia di coronavirus, nel dicembre 2019, la Camera dei deputati ha approvato la dichiarazione di emergenza climatica; l'Europarlamento lo aveva già fatto poche settimane prima, e in Italia lo hanno fatto anche sei regioni e un centinaio di comuni. Anche qui c'è sempre la scienza che dice cosa fare, e gli scienziati non allineati messi a tacere con le buone o con le cattive. E un flusso enorme di fondi viene distolto dai servizi essenziali per finanziare un fallimentare business verde, ovviamente a spese dei contribuenti che, in stato di emergenza, sono ormai disposti a subire di tutto.Non si tratta neanche di un fenomeno recente. Già nel 1991 il Club di Roma - che tanto ha influenzato la politica dagli anni '70 in poi diffondendo la paura della sovrappopolazione e dell'esaurimento delle risorse - pubblicò un rapporto sulla "Prima rivoluzione globale", in cui si afferma: «La democrazia non è una panacea. (...) Per quanto possa suonare sacrilego, la democrazia non è più appropriata per gli obiettivi che abbiamo davanti. La complessità e la natura tecnica di molti dei problemi di oggi non sempre permettono a rappresentanti eletti di prendere decisioni corrette al momento giusto».L'episodio di Cerveteri e tante altre cose che stanno avvenendo in questo periodo ci fanno capire che c'è già ormai la base culturale per una svolta illiberale delle nostre società.Nota di BastaBugie: Nico Spuntoni nell'articolo seguente dal titolo "Adesso è troppo: la polizia interrompe la Messa" racconta di preciso cosa è avvenuto a Marina di Cerveteri dove il parroco viene colto di sorpresa da due agenti che intimano al sacerdote di interrompere la celebrazione.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 marzo 2020:La polizia irrompe in chiesa ed interrompe la Santa Messa dall'altare. Cronache dalla Cina comunista? No, siamo in Italia. Precisamente a Cerveteri, comune immerso nella (fu) campagna romana, noto soprattutto per essere sede di una delle più importanti necropoli etrusche. Il blitz della polizia municipale avviene nella fase finale della celebrazione che ha luogo nella parrocchia di San Francesco d'Assisi, località Marina di Cerveteri. È appena terminato il momento più solenne della cerimonia, quello dell'Eucarestia, ma il parroco non fa in tempo a pronunciare la formula di congedo al cospetto di una chiesa vuota e dei fedeli connessi in streaming. Due vigili in mascherina, infatti, piombano dietro all'altare e con fare perentorio dicono al sacerdote che quella celebrazione non s'ha da fare. Motivo dell'intervento? Il parroco ha lasciato le porte della sua chiesa aperta e fuori, sul sagrato, ad una distanza superiore all'ormai comunemente noto metro raccomandato da decreti e circolari, sono raccolti in preghiera alcuni fedeli.Il parroco, colto di sorpresa proprio nel momento del silenzio successivo alla Comunione, cerca di spiegare ai tutori dell'ordine di aver preso le giuste precauzioni, al punto tale che l'ingresso in chiesa è sbarrato da un leggio posto al centro della navata. Ma non c'è nulla da fare: uno dei due vigili s'impossessa del microfono e fa partire il proclama: "Allora scusate signori, non è possibile fare funzioni religiosi e agglomerarsi tutti insieme. Cortesemente, dovete allontanarvi perché non è possibile". Il sacerdote, però, non si scompone e procede senza battere ciglio con i riti di conclusione. La scena dell'irruzione, ripresa da uno dei pochi fedeli che si trovava - come tutti i presenti - al di fuori della chiesa, è probabilmente la dimostrazione più evidente di quanto abbia ragione papa Francesco nel dire che "non sempre le misure drastiche sono buone".In questo caso, infatti, il parroco della chiesa laziale ha messo in atto ciò che il Santo Padre ha auspicato nell'omelia pronunciata a Santa Marta in occasione del suo settennato di pontificato: "Preghiamo perché lo Spirito Santo dia ai pastori la capacità e il discernimento pastorale affinché provvedano misure che non lascino da solo il santo popolo fedele di Dio". I banchi della parrocchia erano totalmente vuoti e l'ingresso ostruito, quindi quel
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6028PORTA A PORTA TENTA DI DISTRUGGERE LA CREDIBILITA' DELLA MADONNA DI CIVITAVECCHIA di Riccardo Cascioli«Cari telespettatori, questa sera il programma sarà dedicato a un librettino scritto dal mio capo. Riguarda le presunte apparizioni della Madonna a Civitavecchia, che intende smontare: la tesi del libro fa acqua da tutte le parti, ma siccome è il mio capo ci ho costruito una trasmissione sopra per dargli almeno una parvenza di credibilità. Vi chiedo scusa per questa caduta, ma dovete capire che anch'io tengo famiglia». Se Bruno Vespa l'altra sera avesse aperto la trasmissione di Porta a Porta con queste parole, non lo avremmo certo applaudito ma almeno ne avremmo apprezzato la sincerità.Invece Vespa ha presentato l'intervista a un signore che sostiene di essere stato lui a imbrattare di sangue la Madonnina di Civitavecchia, come fosse una cosa seria; e ha preteso di costruirci sopra un contraddittorio dando grande spazio alle autrici del libro-rivelazione. Già, le autrici: una, la più agguerrita, è Vittoriana Abate, da venti anni inviata di Porta a Porta; l'altra, più defilata, è Maria Teresa Fiore, vicedirettore di RaiUno, con delega per l'intrattenimento. Insomma è il diretto superiore di Vespa. Una cosina fatta in casa, insomma. Le due hanno realizzato un instant-book - "Il segreto delle lacrime" - centrato sull'intervista a un improbabile personaggio, Ivano Alfano, che dice che il 2 febbraio del 1995 è stato lui a sporcare causalmente di sangue la Madonnina, nell'atto di darle un bacio con il dito che, inavvertitamente, si era tagliato e che perdeva sangue.CURIOSE COINCIDENZECuriosamente il volumetto è uscito ieri in libreria - guarda a volte le coincidenze - e quindi aveva bisogno di una operazione di lancio. Sempre per pura coincidenza Vittoriana Abate aveva filmato parte dell'intervista, così che è stato possibile mostrarla a Porta a Porta. Gran parte della trasmissione si è giocata attorno al tentativo di dare un minimo di credibilità, con l'aiuto e il mestiere di Vespa, a una tesi che non regge alla minima verifica.Due esempi: il signor Alfano dice che è passato casualmente con la sua ragazza - anch'essa intervistata - davanti alla nicchia con la Madonnina, e come sua abitudine quando vede l'immagine sacra, si è fatto il segno della croce e ha mandato un bacetto alla Madonna trasportandolo con un dito al viso della Vergine. Con il che, il signor Alfano ha dimostrato che davanti alla casa della famiglia Gregori nella frazione di Pantano, non c'è neanche mai stato; né ha mai visto le immagini del luogo. Perché dalla strada è impossibile vedere la statua; essa è piazzata in una nicchia ben all'interno del giardino recintato e rivolta verso l'ingresso della casa e non verso la strada. È stata ovviamente la prima obiezione del giornalista Saverio Gaeta, presente anche lui nello studio di Porta a Porta.Farfuglia la signora Fiore e prova a salvarsi in corner: ma 25 anni fa era diverso, era tutto aperto, dice. Come se lei avesse mai visto quella villetta nel lontano 1995. Ebbene, possiamo affermare tranquillamente che rispetto ad oggi l'unica differenza è che non c'era ancora la recinzione esterna, ma c'era comunque una siepe che proteggeva la casa e la nicchia che comunque era nella posizione attuale. Quindi, non era vicino alla strada né dalla strada si poteva vedere.Secondo esempio: dice il signor Alfano di aver provocato lui quelle macchie di sangue che si vedono oggi sotto i due occhi della Madonna, strisciando con il dito ferito. Dapprima sotto l'occhio destro; poi quasi ad asciugarsi il dito una volta accortosi di quel che aveva fatto anche sotto l'occhio sinistro. La tesi delle due signore è che dalle autorità sarebbe stata documentata solo la prima presunta lacrimazione, di cui finalmente svelano il segreto con questa intervista. Con ciò dimostrando di non essersi neanche documentate, perché è abbastanza facile trovare anche con una semplice ricerca su Google la documentazione delle lacrimazioni in successione. Quella del 2 febbraio, la prima, mostra un rivolo di sangue lineare, senza sbavature (vedi foto a fianco), ben diversa dalla situazione dei giorni successivi e dallo stato attuale della Statua, su cui invece si basa la testimonianza del signor Alfano.UNA VERSIONE CHE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTIDue verifiche immediate, semplicissime, che ognuno può fare con una semplice ricerca su internet. E questo senza neanche parlare dei tanti testimoni - carabinieri, poliziotti, avvocati - che nei giorni successivi al 2 febbraio hanno potuto vedere sgorgare le lacrime; e per non parlare di monsignor Girolamo Grillo, vescovo di Civitavecchia, ben contrario alle apparizioni fino a quando la Madonnina ha pianto mentre era tra le sue mani (provocandogli pure un grave malore).E per non parlare neanche del fatto che le statue in questione sono due: perché posta sotto sequestro dai magistrati la prima, san Giovanni Paolo II ne fece recapitare un'altra uguale a casa dei Gregori; e subito questa si mise a essudare un liquido oleoso e profumato.Eppure alle due giornaliste Rai, il signor Alfano è apparso credibile - o almeno è quello che hanno voluto far credere a Porta a Porta -; e addirittura Bruno Vespa le ha sostenute in questa opera di mistificazione, appoggiato discretamente anche da un patetico monsignor Rino Fisichella, sulla cui performance caliamo un velo pietoso.Neanche a un praticante giornalista alle prime armi sfuggirebbe la totale incongruenza con i fatti di un racconto raffazzonato e mal costruito. E invece al trio di Porta a Porta è addirittura parso meritevole di un libro e di una trasmissione in tv. Ovvio che non si possa pensare alla buona fede: Bruno Vespa è diventato famoso per i "plastici", i modellini che ricostruiscono fin nei minimi dettagli le case e gli ambienti dove si sono consumate delle tragedie. E vogliamo credere che non fosse in grado di verificare l'ubicazione della nicchia con la Madonna nella casa dei Gregori? Vittoriana Abate ha ricostruito con meticolosità tutte le vicende riguardanti i casi di cronaca più clamorosi, da Cogne all'omicidio di Sarah Scazzi: e vogliamo credere che non sia in grado di paragonare le parole del signor Alfano con la documentazione certa ed acquisita riguardo alla vicenda di Civitavecchia?Dunque, il libro e la trasmissione di Porta a Porta andata in onda la sera di giovedì 20 febbraio si configurano come un'operazione ideologica bella e buona; sono l'ennesimo episodio di una campagna contro le apparizioni di Civitavecchia che - lo ribadiamo - sono state riconosciute dalla Chiesa (vedi l'intervista a padre Flavio Ubodi), ma che danno molto fastidio fuori e dentro la Chiesa stessa. Non è un caso che Vespa abbia riproposto lo spezzone di un intervento del 2005, sempre a Porta a Porta, del cardinale Tarcisio Bertone, un nemico giurato di Civitavecchia, che cercava di screditare quanto era accaduto dieci anni prima.È impressionante e inquietante allo stesso tempo vedere in che modo giornalisti di fama possano calpestare consapevolmente la verità, sacrificando la dignità delle persone coinvolte in una vicenda delicata sull'altare degli interessi personali o di gruppo, di qualsiasi tipo essi siano. Magari sono gli stessi che poi vengono a farci la morale sulle fake news, quando sono loro i primi a costruirne.Da ultimo una piccola riflessione: colpisce il come questi personaggi vivano in una dimensione esclusivamente orizzontale. Dedicano tante energie per cancellare la presenza della Madonna, senza mai essere sfiorati dal dubbio che ci sia anche la possibilità che un giorno bisognerà davvero comparire davanti al Giudice eterno e a lui rendere conto di quel che facciamo, diciamo, pensiamo e omettiamo.Nota di BastaBugie: anziché la faziosa e falsa trasmissione di Porta a Porta descritta nell'articolo precedente, riproponiamo il video (durata: 50 minuti) con il programma "La storia siamo noi" mandato in onda sulla Rai nel marzo 2013. La vicenda di Civitavecchia viene raccontata direttamente dai protagonisti.La misteriosa lacrimazione interessò una statuina della vergine (dono del parroco alla famiglia Gregori di ritorno da un pellegrinaggio) dal 2 febbraio al 15 marzo 1995. Ben quattordici furono le lacrimazioni (una addirittura nelle mani dell'allora vescovo di Civitavecchia mons. Grillo, che da fiero oppositore divenne fedele devoto in seguito alla lacrimazione avvenuta con la statuetta tra le sue mani). La commissione d'inchiesta, costituita dallo stesso mons. Grillo, dette verdetto positivo sulla miracolosità dell'evento.Nel seguente video si può vedere, tra l'altro, l'intervista televisiva (la prima in vent'anni) rilasciata alla Rai dalla bambina che ha visto il prodigio. In questa intervista Jessica, che ormai è una donna sposata, racconta dei particolari sorprendenti sulle apparizioni che dice di aver avuto in questi anni.Ovviamente, essendo una trasmissione Rai, la Chiesa viene sempre presentata in modo negativo con l'ossessivo ritornello "Il Vaticano non si è pronunciato", "Il Vaticano tace", ecc. Come se la Chiesa fosse obbligata a riconoscere tutte le apparizioni, lacrimazioni, miracoli che accadono sulla Terra. Ovviamente la Chiesa riconosce solo quelli che ritiene opportuni per il bene delle anime. Ad esempio, tra le migliaia di miracoli accaduti a Lourdes, la chiesa ne ha riconosciuti solo qualche decina. Comunque per il resto la trasmissione propone fatti veri e interviste molto interessanti ai protagonisti.https://www.youtube.com/watch?v=0HTHvgupDHs
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6032CORONAVIRUS: SI ALLA PRUDENZA, NO AL DELIRIO di Riccardo CascioliMentre si moltiplicano le notizie allarmanti sulla diffusione del Coronavirus e ancora più rapidamente si moltiplicano i provvedimenti restrittivi nei confronti della popolazione del Nord Italia, è doveroso chiedersi se sia giustificato il panico che ormai ha investito tutta la popolazione. Strade semideserte, supermercati presi d'assalto come non ci fosse un domani, annullato qualsiasi tipo di incontro anche lavorativo tra poche persone. Lo scenario è da The Day after e promette di peggiorare ulteriormente.Ma torniamo alla domanda: è giustificato tutto questo? La risposta è decisamente no. C'è una grande differenza tra il prendere sul serio una questione, come in questo caso la diffusione di un virus, e diventare isterici; c'è un abisso tra una giusta prudenza e il panico. Alla fine l'isteria e il panico conducono a comportamenti irrazionali che provocano danni peggiori del problema a cui si reagisce. Basti pensare che mentre si vietano assembramenti di persone, nel fine settimana tantissimi cittadini spaventati si sono concentrati nei supermercati per l'accaparramento di generi alimentari, creando assembramenti peggiori di quelli che ci sarebbero stati normalmente.Oppure bastano i sintomi di una normale influenza stagionale per fare cadere le persone in stato di angoscia, con il risultato che ci sono ormai migliaia di cittadini che chiedono di fare il tampone: così i tamponi cominciano a scarseggiare e magari rischiano di mancare per quanti ne avranno effettivamente bisogno. Senza contare i laboratori di analisi intasati da un super lavoro in parte inutile.MA GUARDIAMO AI FATTI COSÌ COME CI SI PRESENTANO OGGIAnzitutto i numeri: l'infezione a ieri sera aveva colpito in Italia 229 persone, 172 nella sola Lombardia. Ripeto: 172 infetti - concentrati soprattutto in una zona specifica - su una popolazione (quella lombarda) di oltre 10 milioni di persone (meno dello 0,002%). Stiamo cioè parlando di un focolaio molto circoscritto. Certo, il numero è destinato a crescere, il rischio di una diffusione vasta esiste per quanto poco probabile con le misure prese, ma è pur sempre una dimensione molto ridotta.Altra questione la pericolosità: è vero che il tasso di mortalità è superiore a quello della semplice influenza stagionale, anche se le percentuali differiscono a seconda della fonte e delle stime. Ma la differenza vera sta nei contagi: ogni anno in Italia si ammalano di influenza circa sei milioni di persone, e all'influenza e alle sue complicanze vengono attribuite mediamente 8mila morti, malgrado ci sia anche un'ampia copertura vaccinale. Ciò non vuol dire che vada presa sottogamba l'infezione da coronavirus, ma anche per questa infezione è ovvio che le persone maggiormente a rischio sono quelle anziane e con malattie cardiovascolari, respiratorie o immunodepresse. Come del resto le cronache italiane di questi giorni confermano.Come ormai accade puntualmente in questi casi, c'è chi ha evocato la Spagnola, come il virologo onnipresente Roberto Burioni, secondo cui l'attuale infezione da coronavirus ha lo stesso tasso di mortalità. Fare queste affermazioni è semplicemente da irresponsabili. Ricordiamo che la Spagnola tra il 1918 e il 1920 provocò in tutto il mondo circa 40 milioni di morti (anche se alcune stime parlano addirittura di 100 milioni). Questa cifra significa che il tasso di mortalità fu sì del 4% (il 10 se prendiamo per buone le altre stime, in ogni caso superiore a quella attuale) ma quell'influenza colpì un miliardo di persone, vale a dire metà della popolazione mondiale di allora. E si propagò in quelle dimensioni per le condizioni politiche, sociali e igieniche legate alla Prima guerra mondiale. Condizioni che oggi non è neanche lontanamente possibile immaginare.PANICO INGIUSTIFICATOQuello che sicuramente crea più apprensione è il fatto che si tratta di un virus nuovo, per cui non si è trovata ancora una terapia specifica, ma è anche vero che basta osservare delle semplici precauzioni - che vengono ripetute da quando la vicenda è cominciata - per ridurre notevolmente i rischi di contagio. Tanto è vero che negli altri paesi europei - che non si pongono problemi di razzismo per il fatto di esercitare un controllo su quanti arrivano dalla Cina - non si assiste a misure drastiche come quelle prese in questi giorni in Italia, dove evidentemente c'è stata una falla nel sistema di sorveglianza. Basti pensare che a Londra, tanto per fare un esempio - quasi dieci milioni di abitanti e 150mila cinesi - la vita scorre assolutamente normale.Dunque, prudenti si deve esserlo, evitare rischi inutili è più che giusto, anche sopportare qualche sacrificio per il bene di tutti. Ma il panico di questi giorni è assolutamente ingiustificato. Sicuramente indotto anche dai media con angoscianti bollettini minuto per minuto che sembra servano più ad accalappiare lettori che non a dare informazioni responsabili e proporzionate alla serietà. Sicuramente aumentato dalla sfiducia che generano politici la cui incompetenza è direttamente proporzionale alla capacità di strumentalizzare tutto a fini elettorali.Però tale panico rivela anche una fragilità personale diffusa, tipica di chi si culla in false sicurezze; e all'improvviso, davanti a una minaccia ignota, si vede crollare tutto. Ci si illude di poter controllare ogni aspetto della vita, delirio accentuato dalle possibilità offerte dalla tecnoscienza, e invece all'improvviso basta un invisibile virus per mettere a nudo la nostra miseria e impotenza. Il nostro vero problema è l'aver smarrito quella certezza e convinzione che, fatto tutto quello che è giusto e doveroso fare, la nostra vita è nelle mani di Dio.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5989I RETROSCENA DELLE POLEMICHE SUL LIBRO SUL CELIBATO di Riccardo CascioliCominciamo dai fatti certi. Il libro "Dal profondo del cuore", di cui Le Figaro ha anticipato alcune pagine provocando un grande clamore, è stato veramente condiviso da Benedetto XVI e dal cardinale Robert Sarah. L'opera è composta da due saggi sul sacerdozio, con un focus particolare sul celibato, scritti rispettivamente da Benedetto XVI e dal cardinale Sarah. Poi ci sono una introduzione e una conclusione firmate da entrambi: queste sono state scritte dal cardinale Sarah ma viste e approvate da Ratzinger. E il "visto, si stampi" è arrivato direttamente dal segretario personale di Benedetto XVI, monsignor Georg Gänswein.Da dove nasce allora tutto il caos di queste ore e il dietrofront di Gänswein? All'ANSA, il segretario di Ratzinger ha dichiarato: «Il Papa emerito sapeva che il cardinale stava preparando un libro e aveva inviato un suo testo sul sacerdozio autorizzandolo a farne l'uso che voleva. Ma non aveva approvato alcun progetto per un libro a doppia firma né aveva visto e autorizzato la copertina». In realtà gli editori sono in grado di dimostrare che monsignor Gänswein mente: egli sapeva benissimo che il libro sarebbe uscito con la doppia firma, e aveva dato l'ok benché fosse stato reso consapevole dell'enorme impatto che la pubblicazione avrebbe avuto. Inoltre dalla serata di lunedì 13 gennaio, non appena si sono diffuse notizie riguardo a una disputa sulle firme, il cardinale Sarah - parlando di «diffamazioni di una gravità eccezionale» - ha diffuso sui social le lettere scrittegli da Benedetto XVI in cui appare chiara la consapevolezza del papa emerito rispetto al progetto del libro.UN CLAMOROSO VOLTAFACCIAE ancora, l'introduzione corrisponde a quella mezza pagina preparata dal cardinale Sarah che è oggetto della lettera inviata da Ratzinger il 25 novembre: «Cara Eminenza, di tutto il cuore vorrei dire Grazie per il testo aggiunto al mio contributo e per tutta l'elaborazione che Lei ha fatto. Mi ha toccato profondamente come Lei ha capito le mie ultime intenzioni: Avevo scritto in realtà 7 pagine di chiarimento metodologico del mio testo e sono realmente felice per dire che Lei ha saputo dire l'essenziale in una mezza pagina. Non vedo quindi la necessità di trasmetterLe le 7 pagine, dato che Lei ha espresso in una mezza pagina l'essenziale. Da parte mia il testo può essere pubblicato nella forma da Lei prevista».Nella mattinata del 14 gennaio, il cardinale Sarah con un comunicato ufficiale ricostruisce ancora tutto l'iter che ha portato alla pubblicazione del libro: dal 5 settembre scorso, quando si è recato da Benedetto XVI a Mater Ecclesiae chiedendogli un «testo sul sacerdozio cattolico, con particolare attenzione riguardo al celibato», fino al 3 dicembre quando in un'analoga visita ha spiegato a Benedetto XVI che «il nostro libro sarebbe stato stampato durante le vacanze di Natale e che sarebbe apparso mercoledì 15 gennaio». In mezzo le date che hanno segnato i diversi passaggi, in gran parte già documentati con le lettere diffuse il 13 sera. Nella conclusione del comunicato il cardinale Sarah parla di «polemica abietta»: «Perdono sinceramente tutti coloro che mi calunniano o che vogliono oppormi a papa Francesco. Il mio attaccamento a Benedetto XVI rimane intatto e la mia obbedienza filiale a papa Francesco assoluta».Il tema è allora sul perché monsignor Gänswein, a nome di Benedetto XVI, abbia voltato clamorosamente la faccia con il doppio, drammatico, risultato di aver messo in grave difficoltà il cardinale Sarah e aver distolto l'attenzione dai contenuti del libro che restano confermati e dirompenti. Peraltro le affermazioni sul celibato teologicamente più rilevanti, che negano assolutamente la possibilità di eccezioni motivate da esigenze sociali, si trovano proprio nel saggio di Ratzinger.UN TERREMOTO IN VATICANODi certo, la pubblicazione delle anticipazioni del libro ha provocato un terremoto in Vaticano: una vera e propria bomba mentre si attende l'esortazione post-sinodale con cui ci si aspetta che papa Francesco apra alle richieste contenute nelle conclusioni, proprio riguardo alle eccezioni al celibato ecclesiastico. Le reazioni dei "guardiani della rivoluzione" infatti non si sono fatte attendere: se da una parte il grande capo della comunicazione vaticana, Andrea Tornielli, scriveva su Vatican News un articolo "normalizzatore" che cercava di conciliare la posizione espressa da Ratzinger con quella di papa Francesco, dall'altra scatenava i "suoi" uomini con il duplice scopo di tappare la bocca al papa emerito e infangare il cardinale Sarah, che avrebbe circuito un papa emerito descritto come un povero vecchio rimbambito. Significativo al riguardo che il "delfino" di Tornielli, Domenico Agasso jr, abbia firmato il 14 gennaio l'articolo di apertura de La Stampa, dal titolo inequivocabile "Vaticano, il nodo del Papa emerito". Sommario: "Cresce la richiesta di un testo che preveda limiti all'esercizio del magistero del pontefice dimissionario". Chiaro no?Si può immaginare che tipo di pressioni siano state esercitate su Benedetto XVI e monsignor Gänswein che, tra l'altro, è prefetto della Casa Pontificia, quindi in una posizione delicata tra Ratzinger e papa Francesco. Vista la violenza degli attacchi pubblici, possiamo facilmente intuire cosa sia accaduto in privato. Ciò non giustifica le giravolte di monsignor Gänswein, ma forse si può capire che, di fronte alle minacce e alle falsità messe in giro, abbia inteso proteggere Benedetto XVI. Il problema è che però otterrà il risultato opposto: separando il papa emerito dal cardinale Sarah ha reso solo più facile il lavoro ai loro nemici per eliminarli. E nello stesso tempo ha depotenziato il contributo che i saggi di Benedetto e Sarah intendono dare al dibattito sul celibato ecclesiastico, per fermare l'attacco all'identità della Chiesa. Ha scritto il cardinale Sarah su twitter: «Considerando le controversie che ha provocato la pubblicazione del libro "Dal profondo del nostro cuore", si decide che l'autore del libro sarà per le pubblicazioni future: il card. Sarah, con il contributo di Benedetto XVI. Tuttavia il testo completo rimane assolutamente invariato».LE ULTIME NOTIZIEL'editore americano del libro di Sarah e Ratzinger in serata ha chiarito con un comunicato che la pubbliazione è da ritenersi a doppia firma: "Ignatius Press ha pubblicato il testo che abbiamo ricevuto dall'editore francese Fayard - si legge sul sito -. Fayard è l'editore con cui abbiamo collaborato ad altri tre titoli del cardinale Sarah. Il testo che abbiamo ricevuto indica che i due autori sono Benedetto XVI e il cardinale Sarah. Quel testo indica anche che Benedetto XVI ha co-firmato un'introduzione e una conclusione con il cardinale Sarah, così come il suo capitolo sul sacerdozio, in cui descrive come i suoi scambi con il cardinale Sarah gli abbiano dato la forza di completare ciò che sarebbe rimasto incompiuto.L'editore statunitense fa riferimento anche alla corrispondenza di Benedetto XVI e alla dichiarazione del cardinale Sarah: «I due hanno collaborato a questo libro per diversi mesi, nessuno dei saggi è apparso altrove. Si tratta - ha proseguito - di un'opera comune definita dal Chicago Manual of Style è un'opera preparata da due o più autori con l'intenzione di fondere il loro contributo in parti inseparabili o interdipendenti di un insieme unitario". Ed è in virtù di questo che Ignatius Press considera "questa una pubblicazione scritta di fatto da due co-autori", e come tale uscirà in libreria con entrambe le firme. Anche quella di Benedetto XVI. Sempre in serata su Le Figaro si è appreso che l'edizione italiana e le seguenti, come la seconda uscita dell'edizione francese, dovranno indicare per l'introduzione e la conclusione «redatto dal cardinal Sarah, letto ed approvato dal papa Benedetto XVI». Questa precisazione sarebbe stata decisa di comune accordo dal segretario di Benedetto XVI e dal cardinal Sarah, il quale l'ha twittata sul suo account.Nota di BastaBugie: per prenotare il libro di Robert Sarah e Benedetto XVI dal titolo "Dal profondo del nostro cuore", Edizioni Cantagalli, 144 pagine, in uscita in Italia il 30 gennaio, si può cliccare sul seguente link.https://www.amazon.it/dp/8868798719
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5872AMBIENTE E CREATO: DUE VISIONI CONTRAPPOSTE di Riccardo CascioliIl Sinodo dell'Amazzonia sta mettendo in risalto un altro punto di grossa confusione che esiste a proposito di ambiente e di clima; è una confusione terminologica che riguarda direttamente il mondo cattolico e che ha gravi conseguenze sia dal punto di vista concettuale che operativo. Si tratta dell'uso dei termini "ambiente" e "Creato" come se fossero la stessa cosa. O, meglio, come se Creato fosse il termine cristiano per indicare l'ambiente ma sostanzialmente con lo stesso significato. Ma così non è, anzi l'uso delle parole ambiente e Creato rappresenta la realtà di due visioni contrapposte e inconciliabili.Ci riferiamo ovviamente al termine ambiente secondo la mentalità ecologista dominante, che è portatrice di una visione negativa dell'uomo. Egli sarebbe elemento di disturbo di una natura che - sottinteso - sarebbe in condizioni molto migliori se l'uomo non ci fosse (ne abbiamo parlato anche a proposito del concetto di sviluppo sostenibile).Si teorizza che la Terra sia un organismo vivente autosufficiente (è l'ipotesi Gaia, ad esempio), in equilibrio perfetto prima dell'intervento dell'uomo. L'unica possibilità per l'uomo di non "disturbare", sembrerebbe quella di restare allo stadio primitivo, contando solo su ciò che la natura provvede. Da qui l'esaltazione dei popoli primitivi, come vediamo anche in questi ultimi tempi a proposito dell'Amazzonia, che in questa visione sono di esempio per tutti.L'ambiente è quindi inteso come "altro" rispetto all'uomo, e quest'ultimo ci può vivere a patto che faccia meno attività possibile e, anzi, limiti anche la sua presenza quantitativa. In questi primi giorni di Sinodo, non a caso, è stata teorizzata da qualche padre sinodale la riduzione dell'uomo a "ospite" della terra. E non sorprende che il movimento organizzato attorno a Greta Thunberg e ai Fridays for Future, abbia motivato anche il movimento di giovani che si impegnano a non mettere al mondo nuovi figli. "No future, no children" (Niente futuro, niente bambini), si chiama quello più noto, ma già da molti anni fa proseliti, soprattutto nel mondo anglosassone, il "Movimento di Estinzione Volontaria dell'uomo". E alcuni anni fa, in una delle Conferenze internazionali sul clima, il rappresentante cinese ebbe a dire che la Cina aveva già fatto molto per lottare contro i cambiamenti climatici, soprattutto con la "politica del figlio unico", che in quasi 40 anni ha impedito la nascita di 400 milioni di bambini.LA DIFESA DELL'AMBIENTE?Da qui viene anche l'espressione "difesa dell'ambiente". Difesa perché evidentemente c'è un aggressore, che infatti è l'uomo, e che va quindi messo in condizione di non nuocere. D'altra parte, siccome la Terra - secondo questa mentalità - sarebbe un organismo vivente, ecco che si "ribella" davanti ai soprusi dell'uomo. Reagisce alle aggressioni come fa il nostro corpo con i virus, ovvero con la febbre, l'aumento di temperatura. Tanto è vero che a proposito del riscaldamento globale si parla comunemente di "febbre del pianeta". Ancora, la "difesa" implica anche che l'obiettivo sia la conservazione della natura, il mantenere le cose intatte, consegnare alla generazione futura quello che è stato consegnato all'attuale, nelle stesse condizioni. E infatti i primi movimenti ecologisti, che risalgono alla fine dell'Ottocento, erano in realtà movimenti per la conservazione della natura.Completamente diversa la concezione di Creato, che anzitutto pone in rilievo l'esistenza di un Creatore da cui tutto dipende. La terra è dono di Dio all'uomo. Egli, dunque, non è solo parte del Creato, ma è la prima tra le creature. Esiste una gerarchia ontologica tra l'uomo e gli altri esseri viventi.D'altro canto proprio perché è anch'egli creatura, l'uomo deve rendere conto al Creatore. Ecco perché si parla di cura o di salvaguardia: non si tratta di "difendere" ma di "far crescere". San Giovanni Paolo II parlava di «collaborazione alla Creazione».Ed è qui che si gioca la libertà dell'uomo: se segue il progetto di Dio egli rende la Creazione più bella e più umana; se persegue il proprio progetto invece "sfigura" la Creazione. Per questo motivo papa Benedetto XVI ebbe a dire una volta che la minaccia più grave per l'ambiente è l'ateismo. Quando si abbracciano ideologie che vogliono negare il Creatore, inevitabilmente si oscilla tra l'idolatria naturalistica e il culto disumano della tecnica, tra l'adorazione di Gaia e lo sfruttamento irrazionale delle risorse.UN ESEMPIO LUMINOSO: IL MONACHESIMO BENEDETTINOAl contrario, nella storia della Chiesa c'è un esempio luminoso che dimostra come dal riconoscimento del Creatore ne discende un gran bene sia per gli uomini sia per la natura. Stiamo parlando del monachesimo benedettino.Chiunque abbia visitato un antico monastero, normalmente collocato in altura, non avrà potuto fare a meno di notare la bellezza del posto in cui si trova. Qualcuno avrà anche pensato al buon gusto e alla furbizia dei monaci, che hanno saputo scegliersi delle belle località. È giusto invece riflettere che questi posti paesaggisticamente incantevoli, non erano affatto così quando i monaci vi sono arrivati. Al contrario, erano posti selvaggi e inospitali e, soprattutto nell'Alto Medioevo ai monaci si deve la valorizzazione del lavoro e la bonifica dell'ambiente che ha permesso di ricostruire letteralmente l'Europa, quando tutto sembrava destinato alla distruzione e all'abbandono.«Dobbiamo ai monaci - scrive Thomas E. Woods nel libro "Come la Chiesa cattolica ha costruito la civiltà occidentale" (Cantagalli 2007) - la ricostruzione agraria di gran parte dell'Europa. Ovunque andassero, i benedettini trasformarono terra desolata in terra coltivata. Intraprendevano la coltivazione del bestiame e della terra, lavoravano con le proprie mani, prosciugavano paludi e abbattevano foreste». E ancora: «Ovunque andassero i monaci portavano raccolti, industrie o metodi di produzione che nessuno aveva mai visto prima. Introducevano qui l'allevamento del bestiame e dei cavalli, lì la fabbricazione della birra, o l'apicoltura, o la frutticoltura».Anche in Italia abbiamo innumerevoli testimonianze di luoghi diventati ospitali e rigogliosi, buoni per l'uomo, grazie alla presenza dei monasteri benedettini. Ma tutto questo non era frutto di un progetto ambientale o di un'analisi sulle condizioni degli ecosistemi. La radice di questo strepitoso successo l'ha descritta molto bene papa Benedetto XVI nel suo famoso discorso al Collège des Bernardins a Parigi il 12 settembre 2008, parlando proprio del "segreto" dei benedettini: «Il loro obiettivo era: quaerere Deum, cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa. Erano alla ricerca di Dio». Il resto - la cultura, le università, il canto e anche l'ambiente - sono tutte conseguenze.Bastano queste poche note per intuire quale tragedia sia per l'intera umanità il fatto che i pastori della Chiesa abbiano abbandonato la visione cattolica per seguire un ambientalismo mondano che, contrariamente alle dichiarazioni d'intenti, è distruttivo della natura.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5817CARA GRETA, MI SPIACE DIRTELO, MA NEI PAESI SVILUPPATI L'INQUINAMENTO E' IN DIMINUZIONE di Riccardo CascioliSe c'è un argomento che oggi appare indiscutibile è che il mondo è sempre più inquinato e la causa di questo inquinamento sono i Paesi sviluppati, con le loro industrie con relativo consumo di combustibili fossili, e anche con la loro agricoltura. I paesi poveri ovviamente sono le vittime, sia perché sarebbero depredati delle risorse sia perché pagano le conseguenze dell'inquinamento. Da qui anche tutte le politiche globali, invocate e in parte realizzate, che prevedono il "risarcimento" dei paesi ricchi verso i paesi poveri, con relativo flusso di denaro.La questione dell'inquinamento sta però in tutt'altro modo. Ci riferiamo anzitutto a quello atmosferico, il più citato negli allarmi, ma il discorso è generale. il problema vero dell'inquinamento, infatti, non è lo sviluppo ma il sottosviluppo. L'equivoco non è certo nato per caso, e un contributo importante a questa manipolazione della verità lo ha dato sicuramente la massiccia propaganda anti-CO2, condannata come inquinante – quando non lo è - e di cui abbiamo parlato nella scorsa puntata.Vediamo dunque la questione dell'inquinamento. A spiegare sinteticamente come stanno le cose ci ha pensato l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) che, nella più completa inchiesta sull'inquinamento atmosferico mai effettuata, i cui risultati sono stati pubblicati nel 2018, afferma che oltre il 90% delle morti correlate all'inquinamento atmosferico avvengono in paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa e in Asia. L'indagine si basa sui dati raccolti in 4300 città di 108 paesi e spiega come la maggior parte dell'inquinamento nei paesi a basso reddito si produca all'interno delle abitazioni.NEI PAESI SVILUPPATI L'INQUINAMENTO È IN COSTANTE DIMINUZIONEPer cucinare e per scaldarsi, infatti, ben 3 miliardi di persone usano legname, carbone o letame, sprigionando gas altamente inquinanti. Peraltro c'è un legame tra questo tipo di inquinamento e la deforestazione, anche questa in gran parte provocata dalla pratica di una agricoltura primitiva e dalla povertà. Si ricorderà, ad esempio, la grave crisi del Sud Est asiatico del 1997-1998, quando per diverse settimane bruciarono le grandi foreste del Borneo: dieci milioni di ettari di terreno furono avvolti dalle fiamme, soprattutto in Indonesia, e una grande nube per mesi coprì diversi paesi, dal Sud Est asiatico fino alla Cina. Gli incendi furono innescati come conseguenza della grave crisi finanziaria della regione che lasciò senza lavoro milioni di persone, in gran parte immigrati che, tornando nei loro villaggi, avevano bisogno di legna per cuocere cibo e di terreno da coltivare.Al contrario nei paesi sviluppati l'inquinamento atmosferico, malgrado la propaganda dica il contrario, è in costante diminuzione. E non certo da quando sindaci illuminati si sono inventati le zone C o a traffico limitato. Il processo è iniziato molto prima, anzi si tratta di un processo che accompagna naturalmente lo sviluppo. Quando la principale preoccupazione delle persone è mettere insieme un po' di cibo quotidiano, non c'è né tempo né risorse per preoccuparsi di altro. È quando i bisogni primari sono soddisfatti che si comincia a guardare alle altre condizioni di vita; è quando aumenta il benessere che cominciano ad esserci risorse per migliorare le condizioni igieniche, sanitarie e ambientali. È una osservazione elementare, ma che è confermata ovviamente dai dati: già nel 2002, il rapporto ambientale dell'Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico, Oecd nell'acronimo inglese), denominato Oecd Environmental Outlook, affermava che nel suo insieme l'inquinamento atmosferico nei paesi industrializzati era diminuito del 70% in quaranta anni, e le previsioni erano di una ulteriore significativa diminuzione nei successivi venti anni. Previsione peraltro confermata dalla realtà: basterebbe consultare i rapporti annuali delle varie Arpa regionali (le agenzie per la protezione dell'ambiente) per avere la conferma di una continua diminuzione dell'inquinamento atmosferico nel corso degli anni.LO SVILUPPO GENERA RICCHEZZA E TECNOLOGIE MENO INQUINANTICiò peraltro non dovrebbe stupire: l'inquinamento nelle città è principalmente provocato dai sistemi di riscaldamento e dal traffico automobilistico (soprattutto quello pesante). In questi decenni, i vecchi sistemi di riscaldamento a kerosene sono stati quasi completamente sostituiti da sistemi meno inquinanti: nel 2016 il Politecnico di Milano calcolava che nel capoluogo lombardo i 3500 impianti a gasolio ancora in funzione (appena il 2% di tutti gli impianti di riscaldamento) inquinavano dieci volte più di tutto il resto dei sistemi, centrali a gas. E anche le emissioni inquinanti delle automobili sono drasticamente diminuite: basti pensare che un'auto di media cilindrata costruita negli anni '70 del XX secolo, inquinava quanto più di cento auto dello stesso segmento costruite oggi.Tutto questo è stato ed è possibile perché lo sviluppo permette di generare quella ricchezza che da una parte rende possibile la ricerca, lo sviluppo e la commercializzazione di tecnologie meno inquinanti, e dall'altra permette ai cittadini di acquistarle.Qualcuno potrebbe obiettare che comunque tutto questo è soltanto una parziale riparazione all'inquinamento globale causato dalla rivoluzione industriale, con il relativo uso dei combustibili fossili. Che è come dire che, quanto a inquinamento, si stava meglio nel 1700. Ma anche questo non è corretto. Sono tante le testimonianze dell'epoca che ci dicono esattamente il contrario e basterebbe leggere una significativa poesia di Giuseppe Parini, scritta nel 1759, La salubrità dell'aria. C'è una descrizione realistica dell'aria nauseabonda che si respira a Milano, che al confronto la Milano di oggi appare come una località di montagna.Ma anche questo non dovrebbe sorprendere: laddove non ci sono sistemi fognari, non si seppelliscono gli animali morti, dove il sistema di trasporto comune è rappresentato dai cavalli (per la cronaca un cavallo adulto produce circa 15 kg di escrementi al giorno e 20 litri di urina), si può ben capire che la situazione dell'inquinamento può ben diventare drammatica. Ma questa è anche la condizione generale dei paesi attualmente in condizioni di sottosviluppo.Se davvero si vuole diminuire l'inquinamento perciò, non si deve fermare lo sviluppo, come oggi l'ecologismo dominante pretenderebbe, e come le politiche per il clima sono indirizzate a fare. Al contrario, è proprio lo sviluppo che va incoraggiato e accelerato: per far uscire i popoli dalla povertà e al contempo migliorare le condizioni ambientali grazie alla possibilità di usufruire di nuove tecnologie meno inquinanti.Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Riccardo Cascioli, nell'articolo seguente dal titolo "Sviluppo sostenibile, un inganno contro l'uomo" spiega perché il concetto di "sviluppo sostenibile" nasce da una concezione negativa dell'uomo e le politiche globali di sviluppo sostenibile hanno come reale obiettivo il controllo delle nascite nei paesi poveri e il freno alla crescita economica dei paesi ricchi.Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 settembre 2019:La concezione dello sviluppo è un elemento chiave per comprendere come una propaganda ideologica ambientalista abbia indotto una così grave deformazione della realtà che porta oggi il cittadino comune ad avere un'idea errata dei meccanismi della natura e del rapporto degli uomini con la natura e fra loro stessi. Abbiamo visto nelle precedenti puntate come si sia arrivati a considerare lo sviluppo (e quindi i paesi industrializzati, che usano combustibili fossili) come causa di tutti i mali attuali, ambientali in generale e per il clima in particolare. Quando è invece vero che è il sottosviluppo, con tutte le sue implicazioni, ad essere casomai un problema per l'ambiente.Questo è però il retroterra - e la falsa credenza - da cui nasce la presunta "terapia", lo sviluppo sostenibile. È un dato di fatto che oggi il concetto di "sviluppo sostenibile" sia diventato una parola d'ordine globale. [...]Comunemente si fa riferimento a sviluppo sostenibile per intendere una crescita economica che tenga conto dell'ambiente. Il che la fa suonare come cosa buona e desiderabile. Ma detta così l'affermazione è talmente generica che teoricamente potrebbe intendere scelte concrete anche molto diverse. In realtà bisogna andare all'origine del concetto per capire quale sia il fine vero.Intanto, si deve dire che il concetto di sostenibilità è mutuato dalla biologia: lo si usa ad esempio negli anni '50 del XX secolo nello studio dei tassi di riproduttività dei pesci per stabilire la sostenibilità della pesca. È quindi un classico esempio di traslazione di teorie scientifiche dal mondo animale al mondo umano secondo uno schema tipico della cultura riconducibile al darwinismo sociale, che tende a negare l'unicità della specie umana rispetto alle varie specie animali.I primi tentativi di promuovere il concetto di sviluppo sostenibile applicato agli uomini sono negli anni '70, ma la consacrazione vera e propria si ha con la Commissione Internazionale Onu su Ambiente e Sviluppo, detta anche Commissione Brundtland dal nome dell'ex premier norvegese Gro Harlem Brundtland che la presiedeva. La Commissione, istituita nel 1983 dall'allora segretario generale dell'Onu Perez de Cuellar, termina i suoi lavori con la pubblicazione nel 1987 del Rapporto intitolato "Our Common Future" (Il nostro futuro comune). Qui sviluppo sostenibile viene definito come «lo sviluppo che incontri i bisogni del presente, senza compromettere le possibilità per le future generazioni di incontrare i loro bisogni».
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5788LA CO2 NON È LA CAUSA DEL RISCALDAMENTO GLOBALE di Riccardo CascioliQuando si parla di distorsione della realtà legata alla propaganda sui cambiamenti climatici, il caso più clamoroso è quello dell'anidride carbonica (CO2). Demonizzata come causa prima del catastrofico riscaldamento globale, ormai considerata nell'immaginario collettivo un "gas satanico", ogni notizia che aggiorna il suo costante aumento di concentrazione nell'atmosfera viene vissuta con angoscia collettiva (oggi è vicina alle 415 parti per milione, ppm, contro le 315 del 1958).In realtà l'anidride carbonica è un gas vitale per la nostra sopravvivenza. Insieme alla luce e all'acqua, la CO2 è il terzo dei nutrienti fondamentali per le piante e per il processo di fotosintesi. Vale a dire che senza anidride carbonica non ci sarebbe vita umana. Né la concentrazione attuale può essere vista come un rischio per la salute: nel rapporto "Climate Change 2001", dell'IPCC, l'organismo Onu che si occupa di cambiamenti climatici, si trova scritto, tra l'altro che la comparsa dei vegetali sul pianeta e la loro colonizzazione della Terra, corrisponde a un periodo in cui la concentrazione della CO2 nell'atmosfera era altissima, oltre le 6.000 ppm, vale a dire a livelli 15 volte superiori a quelli attuali. E a metà degli anni '90 dello scorso secolo, un rapporto che teneva conto di oltre 300 studi su questo argomento (Plant responses to rising levels of Atmosheric Carbon Dioxide), spiegava che elevando la concentrazione di CO2 fino a 650 ppm, ben 475 varietà di piante studiate registravano un incremento nella crescita di oltre il 50%.L'ANIDRIDE CARBONICA NON È UN VELENODove nasce quindi l'idea che la CO2 sia un veleno? Semplicemente per il fatto che è uno dei gas serra, responsabili - secondo la vulgata corrente - del riscaldamento globale. Ed è anche il principale gas serra su cui le attività umane incidono direttamente. Ma a parte che anche l'effetto serra è fondamentale per la vita dell'uomo (senza i gas serra non ci potrebbe essere vita sulla Terra dato che la temperatura media globale sarebbe di -18°C contro gli attuali +15), l'anidride carbonica rappresenta solo una piccolissima parte di questi gas: tra l'1 e il 5% (oltre il 90% è rappresentato dal vapore acqueo). In più la CO2 prodotta dall'uomo è a sua volta una piccolissima parte di quanto prodotto dalla natura. Già questo dovrebbe far nascere qualche dubbio sul fatto che l'incremento di CO2 nell'atmosfera sia attribuibile esclusivamente all'uomo.Che l'aumento della temperatura globale sia correlata all'incremento di CO2 nell'atmosfera è un'ipotesi scientifica formulata per la prima volta poco più di cento anni fa dallo scienziato svedese Svante Arrhenius. Ma non ha mai avuto un riscontro certo, anzi successivi scienziati hanno attribuito alla CO2 un ruolo sia nell'aumento sia nella diminuzione delle temperature. Posizioni che a volte troviamo anche nella stessa persona. Clamoroso il caso di Stephen Schneider, professore alla Stanford University, consigliere del presidente americano Bill Clinton, uno dei massimi divulgatori della teoria del riscaldamento globale, che però all'inizio degli anni '70 scriveva saggi e addirittura un libro per spiegare che l'aumento delle emissioni di anidride carbonica avrebbe congelato il pianeta.L'ANIDRIDE CARBONICA NON È INQUINANTEIn questa "leggenda nera" sulla CO2 si inserisce poi la sua definizione come "inquinante", per cui l'aumento di CO2 nell'atmosfera è raccontato come aumento dell'inquinamento. Tale collegamento, peraltro, viene giustificato dal fatto che l'immissione dell'anidride carbonica nell'aria sarebbe legata all'uso dei combustibili fossili, anche questi diventati "nemico numero 1" dell'umanità. Ma la CO2, come abbiamo visto, non solo non è definibile come inquinante ma non è neanche possibile stabilire un rapporto causa-effetto tra inquinamento e CO2. Tanto è vero che - e sono certo che molti saranno sorpresi - nei paesi industrializzati l'inquinamento è in drastica riduzione da decenni, al contrario dei livelli di CO2 che crescono.Già nel 2002, nel suo rapporto dedicato alle previsioni ambientali, l'Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) affermava che nei paesi industrializzati c'era già stata una diminuzione dell'inquinamento atmosferico pari al 70% in quattro anni. E recentemente l'Agenzia Europea per l'Ambiente ha presentato un rapporto che conferma quanto già sostenuto dall'Ocse: tra il 1990 e il 2016, nei paesi dell'Unione Europea si registrano fortissimi cali nell'inquinamento, che vanno dal 23 al 91% a seconda dei gas esaminati. Questo non significa che non ci sia inquinamento atmosferico ma che, contrariamente a quello che ci viene fatto credere, non solo non è in crescita ma addirittura in drastico calo.Quando si parla di inquinamento atmosferico nei paesi sviluppati, ci si riferisce essenzialmente a sei elementi, considerati i più importanti a livello statistico e comparativo: anidride solforosa (SO2), ozono (O3), piombo (Pb), ossidi di azoto (NOx), monossidi di carbonio (CO), polveri sottili (Pm). Tutti questi agenti inquinanti sono in diminuzione, e chiunque può fare una semplice verifica andando sui siti delle Agenzie regionali per l'Ambiente (Arpa).Dunque, l'inquinamento diminuisce mentre la concentrazione di CO2 nell'atmosfera aumenta. Peraltro, proprio la caccia alle streghe lanciata contro la CO2 rischia di diventare un boomerang dal punto di vista ambientale, perché concentrandosi esclusivamente sulla riduzione delle emissioni di CO2 si tolgono risorse alla ricerca e applicazione di tecnologie meno inquinanti.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5780RISCALDAMENTO GLOBALE? MA IL CLIMA E' SEMPRE CAMBIATO (E LE RISORSE NON SI ESAURIRANNO MAI) di Riccardo CascioliLa prima vittima della martellante propaganda sui cambiamenti climatici è la natura o, meglio, la nostra comprensione della natura. Terrorizzati ormai da ogni piccolo segnale di cambiamento, nell'immaginario collettivo la natura è statica, ha un suo definito punto di equilibrio che l'uomo - con la sua presenza e attività - ha fatto saltare. Siamo portati a pensare che la normalità stia nella staticità, in una sorta di fermo immagine che dura all'infinito. Invece la natura è dinamica, è in continuo cambiamento, non c'è mai una stagione uguale all'altra. E i cambiamenti climatici, lungi dall'essere un fenomeno nuovo, conseguenza di chissà quali nefandezze umane e foriero di catastrofi inimmaginabili, sono la normalità.Senza neanche scomodare le cinque ere glaciali che hanno caratterizzato la storia della terra, e ben prima della comparsa dell'uomo, anche nell'attuale era ci sono stati almeno quattro periodi glaciali (con un forte avanzamento dei ghiacciai) intervallati da periodi interglaciali (della durata di 10-12mila anni), uno dei quali è quello che stiamo vivendo e che dura da circa 10.700 anni. Ma anche questi periodi interglaciali non sono uniformi: solo per stare ai tempi più recenti, gli storici del clima riconoscono periodi di riscaldamento ai tempi dell'Impero romano e nel Medio Evo (guarda caso chiamati "optimum"), e periodi di raffreddamento, il più importante dei quali si è registrato tra il XVI e il XIX secolo e fu chiamato la "piccola era glaciale". Dalla metà del XIX secolo è iniziato invece un nuovo periodo di riscaldamento che dura tuttora, ma che in 160 anni ha prodotto un aumento di temperature medie tra gli 0.8 e 1°C.Ma neanche quest'ultimo periodo di riscaldamento è lineare: a un aumento delle temperature globali al suolo tra il 1850 e il 1878 (+0,5°C) succede una fase di decremento (nel 1911 siamo a -0.2°C rispetto al 1850) e poi un nuovo incremento fino al 1945 (+0.5°C rispetto al 1850). Da qui comincia un nuovo periodo di raffreddamento che dura fino al 1976, quando la temperatura è di appena 0.1°C superiore a quella del 1850. E si ricorderà infatti che a metà degli anni '70 c'erano continui allarmi sul raffreddamento globale. Quindi, da quel momento la temperatura ha ripreso a salire fino al 1998 (+0.85°C), ma dal 1998 le variazioni sono minime e, malgrado i continui allarmi sui mesi e sugli anni più caldi di sempre, si registra una sostanziale stabilizzazione delle temperature.OGNI STAGIONE È DIVERSA DALL'ALTRAMa anche senza uno studio sui cicli del clima, dovrebbe appartenere alla esperienza di ciascuno la consapevolezza che ogni stagione è diversa dall'altra; che, pure all'interno di una certa fascia climatica, si registrano variazioni continue e anche eventi estremi. Basti pensare a come i vini vengono classificati in base all'anno di vendemmia, proprio perché ogni stagione è una storia a sé.Oggi invece, spinti anche dalle continue campagne sul riscaldamento globale, si pretenderebbe che la natura fosse ferma, immobile. Se i notiziari ci informano che in questa settimana si è registrata una temperatura di un grado superiore alla media stagionale, scatta il panico: finiremo arrostiti, saremo sommersi dalle acque. Notizie date apposta per creare allarme, nessuno dice che la media stagionale è solo un dato statistico, non corrisponde affatto alla temperatura normale, quella che dovrebbe essere.Non entriamo qui nel dibattito su quanto del rialzo delle temperature sia dovuto ai cicli naturali e quanto all'attività umana - cosa peraltro su cui non esistono certezze - ma sta di fatto che abbiamo perso la cognizione della dinamicità della natura. Addirittura assistiamo a manifestazioni pubbliche e grandi iniziative politiche contro i cambiamenti climatici, quando abbiamo visto che i cambiamenti climatici sono la normalità. Cose che in altri tempi suonerebbero ridicole e da ricovero in psichiatria, oggi sono vissute seriamente come la questione più importante per l'umanità.Questa drammatica distorsione nella percezione della realtà - chiaramente voluta da chi sta manovrando il tema "clima" - è sicuramente facilitata anche dal fatto che viviamo sempre meno a contatto con la natura. Basti pensare che in Europa circa il 75% delle persone vive in realtà urbane, lontano da un rapporto con la natura; e soprattutto le giovani generazioni - nate e cresciute in realtà dove qualsiasi tipo di frutta e verdura è disponibile tutto l'anno e il cibo è già tagliato e pronto per l'uso al supermercato - non hanno conoscenza diretta dei cicli della natura, di come la natura funzioni.L'ASSURDA PRETESA DI POTER REGOLARE LA TEMPERATURA DELLA TERRAMa c'è anche una costante nel rapporto uomo-clima che si lega allo sguardo che l'uomo ha sulla realtà e sul proprio destino. Per capirci citiamo un sermone di Sant'Agostino, che scrive queste cose nel IV secolo: «Vedete come stanno le cose. Viviamo in tempi brutti. Anche i nostri padri deplorarono di dover vivere brutti tempi, e anche i padri dei nostri padri. A nessun uomo sono mai piaciuti i tempi in cui è dovuto vivere. Ma chi vive dopo rimpiange i tempi andati. Ogni anno per lo più diciamo, quando sentiamo freddo: "Non ha mai fatto tanto freddo". O anche diciamo: "Non ha mai fatto tanto caldo". Tempi brutti! Ma son proprio brutti tempi quelli collegati con il movimento del sole?».Così nel passato, gli scienziati - perlopiù cattolici - guardavano ai cambiamenti climatici studiandoli, cercando di capire i meccanismi della natura, per meglio adattarsi e proteggere le comunità degli uomini. Ricordiamo ad esempio l'abate e scienziato Antonio Stoppani (1824-1891) che, nella sua opera più nota - Il bel Paese - descriveva il ritirarsi dei ghiacciai alpini legato al riscaldamento della seconda metà dell'Ottocento. Era una descrizione del fenomeno e un tentativo di comprenderlo dal punto di vista scientifico. Nessun allarme, nessuna preoccupazione per il ritiro delle nevi alpine, anche perché non era passato molto tempo che i ghiacciai del Monte Bianco erano così estesi da minacciare i paesi sottostanti.Nel 1881, dopo aver tenuto ai Lincei una applaudita relazione «Sull'attuale regresso dei ghiacciai sulle Alpi», al re Umberto di Savoia, che era presente e si mostrava preoccupato per l'evoluzione, Stoppani rispose: «Non si preoccupi, lasci fare alla Provvidenza». Non era fatalismo, era una conoscenza profonda della realtà. Non per niente oggi l'allarmismo climatico e la pretesa di poter regolare la temperatura della terra come se avessimo in mano un termostato, si accompagna alla cancellazione di Dio dalla storia, alla presunzione che sia l'uomo il padrone del cosmo e della storia. Se c'è una novità, un vero cambiamento, è che anche nella Chiesa ci si è accodati a questa visione atea.Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Riccardo Cascioli, nell'articolo seguente dal titolo "Risorse esaurite? È solo propaganda per imporre leggi verdi" spiega perché sul tema delle risorse si è imposta la falsa idea nell'opinione pubblica che le risorse si stiano esaurendo a causa dell'eccessivo consumo, ma le cose non stanno affatto così. L'uomo consuma, ma anche produce e con la sua intelligenza e creatività sa usare gli elementi della natura in modo sempre nuovo e sempre migliore.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19 agosto 2019:Legato alla grave distorsione della realtà della natura, è il tema delle risorse, fonte di un gravissimo equivoco. Nei giorni scorsi anche papa Francesco, in una intervista, ha citato l'Overshoot Day (il giorno del superamento del limite), ovvero il giorno in cui l'umanità finisce di usare tutte le risorse generate in un anno. Giorno che quest'anno sarebbe caduto il 29 luglio e, neanche a dirlo, ogni anno si anticipa il giorno in cui la Terra entra "in riserva": tanto per dare un'idea, nel 2008 l'Overshoot Day era stato fissato al 23 settembre. Come a dire: le cose non solo vanno male, vanno sempre peggio e la catastrofe è vicina. Del resto, se fosse vero che da ormai tanti anni l'uomo vive ben oltre i limiti consentiti dalla finitezza della Terra, ci sarebbe da stupirsi del fatto che ci siamo ancora, e anche in buona forma.Il tema è strettamente connesso a quello dei cambiamenti climatici non solo per l'esito che si prospetta - comunque vada, sarà una catastrofe - ma anche per l'idea di un uso delle risorse ben oltre i limiti che, in un caso, provocherebbe un'impennata del riscaldamento della terra e dall'altra l'esaurimento delle risorse.Che, essendo la Terra finita, anche le risorse a disposizione lo siano, sembrerebbe una affermazione di puro buon senso. In realtà, le cose non stanno proprio così e il nodo della questione è proprio sul concetto di risorse. La teoria della "Terra in riserva" implica che il concetto di risorsa sia definito dalla natura.Chi sostiene questa teoria porta il classico esempio della torta (o anche del barattolo di caramelle): c'è una sola torta a disposizione al giorno, che soddisfa adeguatamente dodici bambini; se i bambini aumentano non ce ne sarà abbastanza per tutti, per cui o qualcuno rimarrà senza o tutti ne mangeranno al di sotto della necessità; se invece qualcuno, goloso, ne prenderà doppia razione ecco che qualcun altro rimarrà senza. Così, si dice, è anche delle risorse che la Terra ci mette a disposizione; e da qui nasce anche tutto il discorso - con conseguenti accordi internazionali - dei paesi ricchi che devono compensare i paesi poveri, a causa di quel che hanno consumato per diventare ricchi (e così inquinare e cambiare il clima). Inoltre, se la torta è data e i bambini cominciano a essere troppi, si pone il problema di come limitare i bambini (il discorso della sovrappopolazione).
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5774GRETA THUNBERG APPOGGIA IL GAY PRIDE SVEDESE di Riccardo CascioliLa faccia sorridente di Greta Thunberg, l'adolescente diventata simbolo della lotta contro i cambiamenti climatici, che dalla sua pagina Facebook inneggia al Gay Pride di Stoccolma, può aver sorpreso le persone più ingenue, e messo in imbarazzo qualche giornalista e intellettuale cattolico salito frettolosamente sul carro del "modello Greta". Ma è perfettamente coerente con ciò che la lotta al riscaldamento globale o ai cambiamenti climatici rappresenta.Non ci vorrebbe molto per rendersene conto, ma il clima di isteria collettiva che è stato creato su questo argomento, l'allarmismo esasperato che ci raggiunge quotidianamente attraverso giornali, radio e tv, il martellamento della propaganda che da anni è costante hanno ormai generato nell'opinione pubblica una distorsione nella percezione della realtà. Siamo ormai convinti di vivere nel peggiore dei mondi possibili, sull'orlo del baratro, in ansia per ciò che il clima ci potrà riservare nel prossimo futuro a causa delle nostre cattive azioni.E in questa situazione, con un'umanità con le spalle al muro, a essere sacrificato è l'esercizio della ragione, la capacità di interrogarsi su ciò che ci viene propinato o imposto, guardare alla realtà per quello che è. È così che davanti a una adolescente affetta da sindrome di Asperger, che parla come un libro stampato pur non avendo alcuna cognizione scientifica seria, invece di invocare l'intervento degli assistenti sociali (qui sì che ci vorrebbero) per strapparla a quanti la stanno usando per scopi ideologici e commerciali, la si fa diventare una specie di sacerdotessa che officia in tutte le sedi internazionali e davanti alla quale si inginocchiano tutti i grandi della Terra, per non dire gli intellettuali e gli ecclesiastici cattolici. Una situazione ridicola, senza precedenti, di cui non ci si rende neanche conto.UNA PROPAGANDA MARTELLANTEMa appunto, come si diceva, anni di propaganda martellante hanno prodotto uno stordimento, una grave distorsione nella comprensione della realtà, dai meccanismi della natura al rapporto tra sviluppo e ambiente, dalle conoscenze sul clima al ruolo delle attività umane. Per questo abbiamo pensato di dedicare, a partire da oggi, alcune puntate volte ad affrontare singoli aspetti falsificati da questa isteria collettiva.Proprio il caso di Greta con la bandiera arcobaleno ci dà l'occasione per affrontare brevemente un primo aspetto della questione, ovvero il legame tra diverse ideologie oggi dominanti: l'ecologismo e l'omosessualismo, innanzitutto. Stando alla presentazione delle notizie che ci arrivano a proposito di cambiamenti climatici, siamo portati a pensare all'esistenza di una verità scientifica (il riscaldamento globale causato dall'uomo, che ci sta portando alla catastrofe) a cui i capi di governo non danno abbastanza credito, visto che ci vogliono anni per arrivare a degli accordi internazionali e sono comunque troppo generici. Nella vicenda dei cambiamenti climatici però, gli scienziati sono solo dei comprimari, forniscono il pretesto, danno un tocco di verosimiglianza alla vicenda; ma in realtà la matrice della campagna è ideologica e la regia è politica.L'ambientalismo oggi dominante ha le radici lontane nel tempo, radici che arrivano fino alle Società Eugenetiche che fiorirono soprattutto nel mondo anglosassone tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e derivano dal Darwinismo sociale. Dalle stesse Società Eugenetiche nascono anche il movimento per il controllo delle nascite e il femminismo radicale. Individualismo estremo e la visione di un mondo solo per i sani ed efficienti sono due caratteristiche che accomunano tutti questi movimenti.Così l'ambientalismo è fin dalle origini conservazione della natura e tentativo di contenere la presenza umana. Il mito della sovrappopolazione precede nel tempo quello del riscaldamento globale, ma il modus operandi è lo stesso e anche l'obiettivo. Tanto è vero che negli anni '70 del XX secolo il rapporto tra ambientalismo e movimento per il controllo delle nascite si salda al grido di "la popolazione inquina". Anche la promozione dell'omosessualità deve molto al movimento per il controllo delle nascite, e il motivo è evidente: la coppia omosessuale è per sua natura sterile e, quindi, quanti più omosessuali ci sono tanto è più facile ottenere il calo della fertilità.STESSA DIREZIONELa causa dei cambiamenti climatici, con tutte le paure ad essa collegate, va nella stessa direzione, tanto è vero che c'è un rilevante movimento d'opinione che si impegna ad avere un numero minimo di figli o addirittura niente per salvare il pianeta.Nel rapporto tra movimenti Lgbt e gruppi che si battono contro i cambiamenti climatici entrano poi fattori contingenti. Da anni ormai, alle marce per il clima, soprattutto negli Stati Uniti, partecipano appositi gruppi Lgbt, come i Queer per il clima. Il filo che li lega - basta leggere i loro articoli e saggi al riguardo - è anche la percezione di una comune lotta di liberazione, lotta per la giustizia sociale, dove le strategie vincenti degli uni (gli Lgbt) fanno da scuola agli altri. Né si deve dimenticare che tutti questi movimenti ideologici e culturali trovano la loro cassa di risonanza nelle agenzie delle Nazioni Unite, da cui nascono e si diffondono le parole d'ordine che diventano ben presto patrimonio comune.Del resto queste correnti ideologiche hanno conosciuto il successo quando hanno incontrato la politica: è così che, contrariamente a quello che si pensa, anche la scienza è diventata a servizio della politica. Checché se ne pensi, sono i governi e le forze politiche a tenere le fila degli allarmismi climatici. Basti solo un esempio: l'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), l'organismo Onu che si occupa dei cambiamenti climatici. È conosciuto come il massimo organismo scientifico, autore dei famosi Rapporti che sono la principale fonte per le politiche globali che riguardano i cambiamenti climatici.In realtà l'Ipcc non solo non svolge attività scientifica in proprio (i rapporti sono solo una raccolta e una sintesi degli studi disponibili), ma è un organismo prettamente politico, sebbene sia composto anche da scienziati. Lo dice il nome stesso: si chiama infatti "Gruppo intergovernativo", perché sono i governi a decidere chi dirige e sono i governi ad avere l'ultima parola sul rapporto finale. Non a caso in questi anni ci sono stati molti casi di autorevoli scienziati che si sono dimessi proprio per l'impostazione ideologica e politica che si vuole dare all'esame scientifico. E infatti anche gli ultimi presidenti dell'Ipcc non sono affatto scienziati: l'indiano Rajendra Pachauri, che ha tenuto la posizione dal 2002 al 2015, è un ingegnere esperto di ferrovie, mentre l'attuale, il coreano Hoesung Lee, è un economista.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5710CONFERMATO IL FINANZIAMENTO A RADIO RADICALE CON I VOTI DELLA LEGA E DEI ''CATTOLICI'' DEL CENTRODESTRA di Riccardo CascioliCome volevasi dimostrare alla fine arriva sempre la manina che salva l'elargizione di soldi pubblici a Radio Radicale. Quanto successo giovedì scorso alle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera non sorprende perciò più di tanto: la Lega ha votato insieme alle opposizioni (incluse Fratelli d'Italia e Forza Italia) a favore di un emendamento proposto dal Pd che concede altri 7 milioni a Radio Radicale, 3 per il 2019 e 4 per il 2020. Certo, non sono più soldi per la convenzione relativa alla trasmissione delle sedute parlamentari, per cui si dovrà procedere a un regolare bando (dopo 25 anni!), ma è pur sempre un escamotage per continuare a finanziare l'organo della Lista Pannella. Si tratta di fondi devoluti per la digitalizzazione dell'archivio di Radio Radicale, che pare essere una sorta di tesoro della Repubblica, dal modo in cui ne parlano i politici che in qualche modo devono giustificare questa decisione.Già alcune settimane fa, Stefano Fontana ha spiegato molto chiaramente ai nostri lettori perché nel caso di Radio Radicale non si possa parlare di servizio pubblico e tanto meno di sussidiarietà e perché quindi questo finanziamento, fatto con i soldi dei contribuenti, sia del tutto ingiustificato. Invitiamo perciò a rileggere quell'articolo, soprattutto per quei tanti cattolici che in questo periodo si sono sbattuti per sostenere Radio Radicale.DUE ASPETTI CHE COLPISCONO: LA LEGA E GLI PSEUDO CATTOLICI DEL CENTRODESTRAQui però vogliamo mettere in risalto due aspetti della vicenda che colpiscono.Il primo: abbiamo visto che la Lega di Matteo Salvini è capace di votare contro il governo, incurante delle conseguenze, se ritiene la materia importante. Ce ne rallegriamo. Evidentemente i soldi a Radio Radicale sono una materia importante per la Lega - anche se ci sfugge il motivo -, vedremo quindi prossimamente se, su temi come vita e famiglia, dimostrerà la stessa determinazione.Il secondo aspetto è l'insistenza di cattolici ed esponenti del centro-destra nel difendere il finanziamento statale a Radio Radicale con il fatto che questa emittente dà conto delle posizioni di tutti: «È possibile seguire i nostri convegni, i nostri congressi - abbiamo sentito tante volte in questi giorni - solo grazie a Radio Radicale». Pare di capire dunque che i contribuenti dovrebbero essere felici di pagare questa emittente non solo per la possibilità di seguire le sedute del Parlamento (chissà quanti italiani poi sono davvero interessati a questa trasmissione) ma anche perché possiamo farci una playlist con l'intervento di Silvio Berlusconi alla Convention di Forza Italia del 1998 ad Assago, le performance di Matteo Renzi alla Leopolda, perfino il discorso con cui Gianfranco Fini scioglie Alleanza Nazionale nel 2009, confluendo nel Popolo delle Libertà. E chissà quanto altro ancora.L'argomento è davvero curioso: perché un cittadino dovrebbe trovare giusto pagare un contributo affinché un soggetto privato - di cui non gli importa nulla - possa avere registrate le proprie conferenze e congressi su una radio che non ha alcuna intenzione di ascoltare? Certo, anche noi della Nuova BQ - che non viviamo di finanziamenti pubblici ma solo con il sostegno dei nostri lettori - troveremmo estremamente comodo che le conferenze che organizziamo fossero tutte registrate a spese del contribuente anziché nostre. Ma sarebbe giusto? Noi diciamo di no, non sarebbe servizio pubblico ma solo una forma di parassitismo, per non dire peggio.IL VERO SCOPO DI RADIO RADICALEL'altro aspetto che si trascura totalmente quando si propone questo argomento è il vero scopo di Radio Radicale. Ammettiamo anche che appartenga alla cultura radicale dare voce a tutti, ma l'obiettivo vero è portare avanti le proprie battaglie che, come sappiamo, promuovono la cultura della morte e puntano diritto alla demolizione della presenza cattolica in Italia. Cioè Radio Radicale non nasce per trasmettere esclusivamente le sedute parlamentari e le idee di tutti, ma per combattere le proprie battaglie e modellare la società secondo la propria ideologia, in cui è compreso anche far ascoltare il pensiero degli altri. C'è una bella differenza: in pratica da 25 anni, con la scusa di un presunto servizio pubblico, lo Stato finanzia le campagne ideologiche anti-vita e anti-famiglia di una radio-partito, con il plauso di gran parte del mondo cattolico, almeno di quello che conta. Come si può isolare un fattore, ignorando totalmente il contesto in cui è inserito? Ma allora allo stesso modo non si dovrebbe avere nulla da ridire se domani tale servizio dovesse essere garantito da, diciamo, Al Jazeera, che sostiene il fondamentalismo islamico; oppure da una improbabile Radio Corleone International, una copertura per la promozione della cultura mafiosa.Ironia della sorte, i cattolici di cui sopra non hanno fatto in tempo a festeggiare il successo per i fondi a Radio Radicale che subito Emma Bonino - insieme ad altri parlamentari - ha presentato una mozione per: abolire l'ora di religione cattolica nelle scuole, rivedere i criteri di distribuzione dell'8xMille (per togliere fondi alla Chiesa cattolica), rivedere le norme sull'Imu degli immobili della Chiesa, recuperare l'Ici non pagata dalla Chiesa negli anni passati. [...]
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5615NOTRE DAME BRUCIA: L'EUROPA RISCOPRE PER UN ATTIMO LA BELLEZZA DEL MEDIOEVO di Riccardo CascioliCi voleva un incendio che distruggesse la cattedrale di Notre Dame per far scoprire ai grandi laicisti italiani ed europei che il Medio Evo è il cuore della nostra civiltà. Per rendersi conto che quel vuoto improvviso laddove fino a ieri mattina si stagliavano la guglia e il tetto della cattedrale di Parigi provoca, chissà perché, un vuoto nel cuore di ciascuno, anche di quelli che magari non sono mai entrati in chiesa.L'incendio, divampato improvviso alle 18.50 nella parte alta delle impalcature alzate per i necessari lavori di consolidamento, si è esteso rapidamente alla struttura in legno della cattedrale e in poco tempo sono crollati la guglia, che era stata ricostruita nella seconda metà dell'Ottocento dopo essere stata distrutta durante la Rivoluzione, e il tetto in legno, che era ancora quello originale terminato nel 1326. Nella nottata le fiamme, che per ore si sono levate alte sulla capitale francese, non erano ancora state spente.METAFORA DI UN'EUROPA CHE HA VOLTATO LE SPALLE A DIOI vigili del fuoco hanno dovuto operare con grande difficoltà sia per la velocità con cui l'incendio si è propagato, sia per la difficoltà di accesso alla cattedrale. Inoltre non si è potuto intervenire con lanci d'acqua dall'alto - hanno detto gli esperti - perché avrebbe provocato danni maggiori a una struttura indebolita. E al proposito, intorno alle 23.30 il comandante dei pompieri, Jean-Claude Gallet, ha potuto affermare che la struttura portante dell'edificio è salva. Parole replicate poco dopo anche dal presidente francese Emmanuel Macron che, dalla piazza davanti a Notre Dame, ha rivolto un breve discorso ai francesi: «Il peggio è stato evitato, anche se la battaglia non è ancora del tutto vinta. Le prossime ore saranno difficili, ma grazie al coraggio dei vigili del fuoco la facciata e i due campanili non crolleranno», ha detto.Magra consolazione, ci vorranno forse giorni per capire cosa si salverà davvero di questa cattedrale unica, anche all'interno di un gotico unico come quello francese. Ora, da Macron in giù, è tutto un promettere di ricostruire, ma cosa e come si ricostruirà sarà tutto da vedere.La verità è che la cattedrale di Notre Dame, come l'abbiamo conosciuta, non c'è più e molto probabilmente nemmeno ci sarà più. Metafora di un'Europa che da tempo ha voltato le spalle alla fede che quella chiesa ha costruito. E con una coincidenza curiosa: mentre la Santa Sede esprime «choc e tristezza» e l'arcivescovo di Parigi ha invitato le chiese a suonare le campane a lutto, l'incendio di Notre Dame avviene appena quattro giorni dopo la firma di un accordo che dà il via ai lavori per la costruzione di una maxi-moschea alle porte di Parigi, capace di ospitare fino a 3mila persone. Una cattedrale gotica sparisce, una maxi-moschea nasce. Segni dei tempi si potrebbe dire, come i dubbi sulle cause dell'incendio.È certamente troppo presto per verificare con precisione le cause del disastro, ma tutti si mostrano convinti che possa essersi trattato di un guasto elettrico all'impianto temporaneo attivato per i lavori di consolidamento. Potrebbe essere bastata una scintilla o poco più, si dice, per innescare il fuoco. Del resto diverse volte è capitato che incendi divampassero durante queste delicate opere di ristrutturazione.CENTINAIA DI ATTI DI VANDALISMO O DI PROFANAZIONEEppure si fa fatica a respingere un pensiero inquietante: non solo perché il responsabile dei lavori a Notre Dame si è mostrato molto scettico al proposito, dato che in quel momento non c'era nessuno nel cantiere. In fondo, si potrebbe dire, lui ha tutto l'interesse a sviare su altri la responsabilità dell'accaduto. Eppure, senza neanche tirare in ballo il terrorismo islamico, di cui in questa circostanza non vi è traccia, non si può non ricordare che da tempo le chiese in Francia sono nel mirino di vandali e piromani.Secondo i dati forniti dal governo francese, ad esempio, nel 2017 sono state ben 878 le chiese cattoliche e protestanti oggetto di atti di vandalismo o di profanazione. E dall'inizio di quest'anno sono oltre dieci le chiese cattoliche che hanno subito attacchi importanti. L'ultimo episodio, appena un mese fa, il 17 marzo: ignoti hanno appiccato un incendio alla chiesa di San Sulpizio, la seconda più grande di Parigi, proprio dopo Notre Dame. Fortunatamente il pronto intervento dei vigili del fuoco ha limitato i danni alla distruzione della grande porta di legno del transetto meridionale e della vetrata soprastante. Però, evidentemente, incendiare le chiese non è proprio una novità.Si può sperare che non sia questo il caso, ma c'è anche il rischio che, dato il livello di distruzione, non si potrà mai accertare la verità. Intanto consola il fatto che il Santissimo sia stato messo subito in salvo, così come la corona di spine - che si ritiene quella autentica della Passione di Gesù - e la tunica di san Luigi, che costituiscono parte del tesoro di Notre Dame.E poi ci sono le centinaia, migliaia di parigini che spontaneamente si sono ritrovati nei pressi di Notre Dame per pregare ed elevare canti al Signore. Snobbati dai grandi media, ma ben presenti sui social. Un gesto spontaneo del popolo cristiano, che almeno ci dice che da qualche parte, in Francia, sotto la cenere, la fede è ancora viva. Ed è il punto da cui ripartire.Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "Pietre morte, tornate a Dio" si chiede con quale anima si riedificherà Notre dame mentre in Francia e in Europa si abbandona Cristo e sorgono moschee.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 aprile 2019:Il problema non sarà ricostruire i muri. Con le tecniche odierne a disposizione, il computer è in grado di ricostruire perfettamente, in ogni piega, in ogni singolo millimetro quella che era la Cattedrale di Notre Dame. Potremmo ricostruirne altre 10 di Notre dame, in Francia, in Cina in Cambogia. L'ansia moderna è quella di ricostruire com'era prima, perché a farci paura è la presenza di un vuoto. Dobbiamo riempirlo quel vuoto. Ma non sappiamo con che cosa.Ricostruire subito non sarà un problema: sarà un problema invece - e questo è il vero dramma, la vera tragedia di un'Europa votata al suo suicidio - ricostruire quelle mura, quei legni e quegli affreschi che hanno retto per 900 anni cementando una civiltà che oggi definiamo medievale con quel disprezzo che proprio lì vicino, sulla rive gauche, ha iniziato a diffondersi per tutto il Vecchio continente nel nome della modernità. Il dramma sono quelle pietre che hanno visto e ci hanno protetto per tutti questi secoli, reggendo all'urto della storia e cementando un'Europa che da molto tempo ha voltato le spalle alla sua Signora.Quelle pietre che hanno segnato l'unione di un popolo cristiano che oggi - semplicemente - non c'è più. Crollato sotto i colpi del meticciato relativista, ha smesso di essere tale quando questo uomo europeo ha iniziato a pensare di fare a meno di Dio, confidando soltanto nella sua fragile certezza. Ignorando gli avvertimenti che con amore di madre proprio in Francia sono stati dispensati a piene mani; e barattando con idoli di facile consumo i santi, i grandi santi della Francia. Dove siete? Dove sei François? E Bernadette? Dove siete tanti Luigi, dove sei Jean Marie, Giovanna, Teresina...? Salvate la Francia.Quelle pietre erano state cementate da un amore che portava a Dio. Ecco perché interrogarsi sulla chiesa simbolo dell'Europa che non c'è più, significa inevitabilmente interrogarsi su Dio, sulla sua cacciata dal suolo. Non cadiamo nel tranello di chi dice che questo era un simbolo della città e che come pietosamente ha detto il presidente Macron "una parte di noi va in fiamme".Ricostruire non sarà un problema, ma non si potrà riedificare, perché per questo serve quel cemento indispensabile dato da un popolo che amava Dio e che per esso edificava bellezza col gusto, il bisogno e il sapore dell'eterno. Perché eterna doveva sembrare ai nostri occhi Notre Dame, quello era il suo compito, garantire l'eternità del messaggio che annunciava e la vita in Cristo che prometteva. L'abbiamo distrutta. Abbiamo distrutto l'eterna felicità che pure ci aspetterebbe a braccia aperte.Oggi quel popolo c'è? Con quale anima sarà in grado di riedificare la sua Notre dame? Con lo stesso spirito dei padri che l'hanno tirata su nel XII secolo? Senza fede si ricostruiscono pietre morte: "Le nostre ossa - dice Ezechiele - sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti". Ma quelle pietre, come le ossa aride, possono ancora rivivere.Notre Dame era ormai solo un simbolo storico-artistico che però concedeva a 12 milioni di turisti l'anno di avere un contatto - anche se breve, superficiale, estemporaneo - con quel divino che nella loro vita non c'era già più da tempo. "Non resterà più nulla", hanno detto le autorità. Perché il nulla è l'espressione magniloquente della superbia dell'uomo. Che oggi, se vuole ricostruire quel tempio deve tornare immediatamente a Dio, alla sua maestà, a rimetterlo con timore e fede al centro della propria vita.Cosa che non fa più da tempo: oggi le chiese si chiudono, si vendono, si riadattano, si profanano, si occupano, si violano, si condividono con le altre fedi, si barattano con i parcheggi e i musei. Oggi l'umanità si commuove guardando le immagini della guglia che crolla sbriciolata e non si accorge che la pianta incandescente di Notre Dame disegna dall'alto una immensa croce infuocata.Ma di che cosa ha ancora bisogno per accorgersi che a crollare e ardere è tutta la nostra fragilità senza l'autore della vita che lì dentro ha la sua casa? Eppure, le chiese messe sotto i piedi della malvagità umana non fanno notizia. Non lo hanno fatto fino ad oggi. Non c'è una sola chiesa viva se non la riempi col sudore della preghiera, con sacrifici degn
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5582LA 16ENNE SVEDESE GRETA THUNBERG SOFFRE DI AUTISMO E VIENE SFRUTTATA DALLE ELITE ECOLOGISTE PER MOTIVI ECONOMICI di Riccardo CascioliMa davvero qualcuno è disposto a credere che il movimento studentesco mondiale che oggi sciopera da scuola e scende in piazza in un centinaio di Paesi in tutto il mondo per «salvare il pianeta», abbia origine da una ragazzina svedese che pratica la disobbedienza civile?Greta Thunberg, 16 anni, è diventata famosa lo scorso agosto per una foto che la ritrae seduta da sola davanti al Parlamento svedese con un cartello che chiede l'applicazione degli Accordi di Parigi sul clima. E da allora è diventata una star internazionale. È stata invitata a parlare alla Conferenza sul clima tenutasi a Katowice (Polonia) lo scorso dicembre; poi al Forum economico mondiale di Davos. Ieri poi è arrivata la notizia della sua candidatura al Premio Nobel per la Pace.Da mesi ogni venerdì salta la scuola per manifestare silenziosamente davanti al Parlamento (continuerà finché non saranno prese le agognate misure) e invece di prendersi due sculacciate ed essere trascinata a scuola dai genitori - come una volta sarebbe stato normale - è diventata un'eroina internazionale con tutti gli adulti ai suoi piedi; e i suoi Fridays for Future ("I venerdì per il futuro") sono diventati fonte d'ispirazione per gli studenti di tutto il mondo, che oggi infatti scioperano per chiedere ai governi di applicare immediatamente gli Accordi di Parigi allo scopo di salvare il clima e il futuro delle nuove generazioni.Tutto ovviamente è spontaneo, secondo la narrazione ufficiale, e dovuto alla grande sensibilità dei giovani per le sorti di un pianeta che rischiano di vederselo consegnare devastato dai loro genitori. È la narrazione che viene ampiamente veicolata dai media occidentali, i quali del resto è da anni che promuovono l'allarmismo climatico.Le cose però stanno un po' diversamente e hanno invece il sapore di un vero e proprio sfruttamento dei minori; un abuso perpetrato da potenti élite ai danni di bambini e ragazzi che per anni già sono stati fatti oggetto di una propaganda martellante sull'incombente catastrofe climatica.Forse - e sottolineiamo forse - il fenomeno Greta può essere anche nato quasi per caso, ma il suo immediato successo lo si deve al fatto che ha "incontrato" una precisa strategia che mira proprio a creare un sollevamento della popolazione giovanile per costringere i governi ad approvare legislazioni ecologiste. Un esempio delle misure richieste lo troviamo nel recentissimo "Green New Deal" che è stato adottato dai Democratici negli Stati Uniti. [...]Contrariamente a quanto si può ritenere seguendo i media occidentali, Greta non è affatto la prima adolescente a fare la leader ecologista: negli Stati Uniti ormai non si contano le sigle di associazioni di studenti impegnate in questo senso, compreso il Movimento "Zero Hour", fondato dalla 16enne Jamie Margolin, la cui marcia organizzata a Washington lo scorso 21 luglio è stata fonte d'ispirazione proprio per Greta.Ma queste ragazze, indottrinate fin dalla più tenera età ai dogmi dell'ecologismo, sono diventate facile preda e docili armi nelle mani delle élite che stanno imponendo una dittatura globale in nome della lotta ai cambiamenti climatici. Dietro queste organizzazioni studentesche ci sono le solite ricche fondazioni americane - dai Rockefeller ai Gates - che tengono la regia dell'operazione. Documenti resi noti recentemente fanno risalire la pianificazione di un movimento studentesco a una riunione di associazioni ecologiste finanziate dalla Fondazione Rockefeller nel 2012 a La Jolla, in California. È in questi documenti presentati in quell'occasione che si trova il piano per promuovere marce degli studenti in tutto il mondo.In ogni caso da quell'incontro è nata una strategia che prende a modello la battaglia svolta con successo contro l'industria del tabacco. Ovvero la strada dei tribunali, attraverso la denuncia delle industrie maggiormente responsabili dell'uso di combustibili fossili - ritenuti la principale causa dei cambiamenti climatici - e dei governi che non prendono misure per fermare le emissioni di CO2. Neanche a dirlo si tratta di una torta che vale centinaia di miliardi di dollari. Il coinvolgimento dei giovani e giovanissimi è funzionale a creare un impatto sull'opinione pubblica (chi non prova un senso di colpa davanti a figli e nipoti a cui staremmo negando il futuro?) e a rendere più efficace il ricorso in tribunale. Infatti, negli Stati Uniti si sono moltiplicate le azioni legali che estendono al clima la "Public trust doctrine", ovvero il principio giuridico per cui certe risorse naturali sono preservate assolutamente per l'uso pubblico.Ma la causa più importante, che riassume tutta la strategia degli ecologisti radicali, avendo come obiettivo il Green New Deal e come protagonisti dei bambini, è quella ancora pendente davanti a un tribunale dell'Oregon. Si chiama Juliana vs United States, ed è stata iniziata nel 2015 sulla base della denuncia presentata da 21 bambini e adolescenti tra gli 8 e i 19 anni. Sul banco degli accusati l'allora presidente Barack Obama (oggi rimpiazzato da Donald Trump anche in questo giudizio) e diversi funzionari delle varie agenzie governative interessate. L'accusa al governo degli Stati Uniti è quella di violare i diritti dei giovani permettendo attività che provocano i cambiamenti climatici, e chiedono quindi al giudice di imporre al governo americano l'adozione di misure per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica.I 21 ragazzi, in gran parte minorenni, sono assistiti dalla Our Children's Trust, organizzazione di avvocati ecologisti creata apposta per questo genere di operazioni, e sono rappresentati dal climatologo James Hansen, uno dei principali attivisti che ha reso popolare la teoria del riscaldamento globale antropico (cioè causato dalle attività umane). I ragazzi che hanno portato i presidenti degli Usa in giudizio sono stati attentamente selezionati tra coloro che sono stati vittime di catastrofi naturali, che hanno avuto case distrutte da uragani, alluvioni o incendi.Bambini e adolescenti sono diventati dunque carne da cannone per le élite ecologiste che dominano il mondo. E la questione non riguarda solo gli Stati Uniti. La stessa Greta deve la sua fama a un esperto di Pubbliche relazioni, Ingmar Rentzhog, anche lui militante ecologista, che ha reso virale su Instagram la foto di Greta seduta da sola, con un cartello, sulle scale davanti al Parlamento, lo scorso agosto. E subito a Greta si è affiancato un altro noto attivista svedese, Bo Thorén, esponente del movimento ecologista radicale internazionale Extinction Rebellion.Oltretutto Greta è affetta dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo che non provoca ritardi cognitivi, ma crea problemi nelle interazioni sociali, oltre a schemi di comportamento ripetitivi e attività e interessi ristretti. La macchina della propaganda ecologista si serve dunque anche delle caratteristiche comportamentali di una ragazzina per promuovere la propria agenda.Quello a cui stiamo assistendo è dunque un vero e proprio abuso di minori, a vantaggio di alcune élite globaliste che sulla pelle dei ragazzi stanno muovendo miliardi di dollari. E noi abbiamo fior di opinionisti cattolici che esaltano la marcia odierna e le campagne ecologiste pensando di difendere i poveri.Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Strage in moschea: le radici ecologiste dell'odio razziale" parla della strage in moschea e dell'ecoterrorista australiano.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 18 marzo 2019:A giudicare da quasi tutti i servizi dei nostri telegiornali, il 15 marzo il mondo si è diviso in buoni e cattivi, senza vie di mezzo. I buoni sono milioni di ragazzi scesi in piazza per la lotta al cambiamento climatico. Il cattivo assoluto è il terrorista australiano Brenton Tarrant, autore delle stragi nelle due moschee di Christchurch, Nuova Zelanda. E soprattutto i cattivi, alle sue spalle, i suoi ispiratori sono i suprematisti bianchi. Le due categorie sono considerate antitetiche: da una parte c'è chi predica la salvezza del pianeta, dall'altra la distruzione del diverso. E se invece avessero la stessa fonte di ispirazione?Erano evidenti gli ispiratori (sia eventi che persone) del folle gesto di Tarrant, i cui nomi erano scritti sui caricatori dei suoi fucili. Erano personaggi storici come Carlo Martello e il doge di Venezia (e vincitore di Lepanto) Sebastiano Venier, contemporanei come il mancato terrorista di Macerata Luca Traini, eventi come gli stupri di Rotherham. Ma quali erano le sue idee? Si definiva "Eco-fascista", dove "Eco" non era solo un fronzolo. Il catastrofismo ecologista era infatti una delle molle principali, se non la principale, che ha fatto scattare la sua furia omicida. Soprattutto la paura per la vecchia e mai tramontata idea della "bomba demografica", che fece la fortuna dell'ambientalista Paul R. Ehrlich. La Bomba demografica, libro del 1968 che sta ispirando due generazioni di politici, parte dall'assunto classico che la crescita della popolazione supererà in velocità la crescita delle risorse.
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