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ARTICOLI di Tommaso Scandroglio

Author: BastaBugie

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Il professore Tommaso Scandroglio, autore di diversi libri sulla legge naturale, sulla morale e sulla bioetica, sviluppa riflessioni interessanti sui temi più caldi del dibattito contemporaneo
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VIDEO: Biancaneve e i sette nani, storie per bambini ➜ https://www.youtube.com/watch?v=LYht2YqC53MTESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6567IL PRINCIPE FA BENE A BACIARE BIANCANEVE di Tommaso ScandroglioC'era una volta una coppia di giornaliste, Katie Dowd e Julie Tremaine, che avevano perso il buon senso. Non ritrovandolo avevano scritto cose bizzarre sul loro giornale come: «Biancaneve dorme e dunque il bacio non è stato consensuale». Che dunque il Principe Azzurro finisca rinchiuso nella torre più alta del castello della strega Grimilde.Si tratta dell'ennesimo psicodramma dettato dal politicamente corretto. La vicenda è la seguente. Riapre Disneyland in California. Una giostra, "Snow White's Enchanted Wish", è dedicata a Biancaneve. Il percorso della giostra è stato modificato ed ora si conclude con il Principe Azzurro che bacia Biancaneve. Due neo Grimilde che scrivono su un giornale locale, il San Francisco Gate, forse invidiose del fatto che nessun principe le avesse mai baciate né da dormienti né da sveglie, hanno protestato: il sig. Azzurro Principe non doveva permettersi di baciare la sig.na Biancaneve perché lei non aveva espresso consenso informato. «Può essere un bacio di vero amore - scrivono le giornaliste - solo se una persona sa che sta succedendo. Non siamo già tutti d'accordo che quello del consenso nei primi film della Disney è un aspetto problematico? E che insegnare ai bambini che baciare un'altra persona, se entrambe non sono d'accordo, non va bene?». E così hanno arruolato Biancaneve, di certo senza il suo consenso, tra le paladine femministe del #metoo. Non solo Brontolo avrebbe da ridire.LA MANCANZA DI CONSENSOE dunque perché anche un bambino potrebbe ben dire che le giornaliste californiane hanno torto? Ciò che intuisce la testa di un bambino proviamo a spiegarlo in modo più analitico. La mancanza di consenso, talvolta ma non sempre, può modificare la natura di un atto da buono a malvagio. Se Tizio toglie dei soldi dal portafoglio di Caio con il suo consenso quell'atto prenderà il nome, acquisterà la natura di «prestito» o di «restituzione del debito» o di «donazione» (vi sono altre circostanze, di cui non possiamo qui trattare, che concorrono a configurare queste diversi oggetti morali). Se il consenso non c'è e Caio non deve nulla a Tizio e questi non versa in grave necessità, allora è furto. Altro esempio: Tizio ha un rapporto sessuale con la moglie. Se questa non è consenziente quell'atto non è più coniugale ma diventa «violenza». In modo analogo è necessario il consenso reciproco per sposarsi, altrimenti il matrimonio è nullo.Altre volte, invece, la mancanza di consenso o addirittura il dissenso espresso è moralmente ininfluente, non incide sulla moralità dell'azione. Lo Stato a volte pignora dei beni stante il dissenso del proprietario di quei beni e il pignoramento rimane atto moralmente lecito. Il poliziotto fa bene a strappare a forza dal cornicione il tentato suicida anche se questi non vuole. Pensiamo poi agli infiniti comandi, previsti dalla nostra legislazione penale, che vengono anche eseguiti coattivamente: le cinture di sicurezza, le misure antinfortunio sui luoghi di lavoro, i trattamenti sanitari obbligatori, etc.Prendiamo ora il caso di Biancaneve, perché è un caso particolare. Come comportarsi in quelle ipotesi in cui serve il consenso dell'interessato perché l'atto sia moralmente lecito ma è impossibile ottenere il consenso perché la persona non è cosciente? Si ricorre alla presunzione di consenso. E quindi vi sono alcuni atti in cui è lecito presumere il consenso. Ad esempio una persona giunge priva di sensi al pronto soccorso ed è in pericolo di vita. Si presume il consenso ad intervenire per salvarle la vita (ma, dal punto di vista morale, anche se ci fosse il dissenso ugualmente sarebbe lecito salvarla: si veda l'esempio prima fatto del tentato sucida). Una persona viene sequestrata. Le forze dell'ordine devono aspettare il consenso del sequestrato per poterlo liberare? Certo che no: si presume che lui voglia essere liberato.IL SEQUESTRO DI BIANCANEVEVeniamo a Biancaneve perché anche lei, in un certo senso, è stata sequestrata. Come è noto, la matrigna Grimilde, sotto mentite spoglie, le aveva fatto mangiare una mela avvelenata e lei era caduta in un incantesimo da cui non si sarebbe potuta più risvegliare se non grazie ad un bacio dato per vero amore. Si può presumere che Biancaneve volesse essere liberata dall'incantesimo? Certo che sì. Ma c'è un particolare: il Principe Azzurro la bacia non perché vuole liberarla, ma perché vuole esprimere il suo amore seppur la creda morta. Questo particolare apre ad alcune domande. La prima: si può presumere il consenso di Biancaneve di essere liberata dall'incantesimo anche tramite un atto non rivolto intenzionalmente a liberarla dall'incantesimo? Risposta affermativa: l'importante era essere liberata anche accidentalmente.Altra domanda fondamentale: il Principe Azzurro, il quale credeva che Biancaneve fosse morta, baciandola ha compiuto un atto moralmente lecito oppure no? L'atto è lecito. Spieghiamone i motivi. Gli atti di suffragio verso la salma sono leciti? Sì, a patto che siano rispettosi verso le spoglie mortali del defunto, quindi rispettosi della persona del defunto. Questo comporta che in genere, ma non sempre, si presuma che tali atti di suffragio fossero ben accetti dal defunto (il consenso a volte non è vincolante: bene pregare per l'anima di un ateo defunto anche se lui in vita aveva chiaramente detto che non avrebbe gradito). Ma può accadere l'opposto.Ad esempio una persona giustamente può informare previamente che alla sua dipartita non gradisce la presenza di alcune persone. Pensiamo ad un ex malavitoso che non gradisce la presenza al funerale dei suoi ex compagni di rapine e omicidi per evitare giustamente uno scandalo. Se invece mancano disposizioni simili - e qui sta il punto - atti come portare dei fiori, dare una carezza alla salma o baciarla sono di per sé moralmente leciti, proprio perché si pensa che la persona, poi morta, li avrebbe graditi.BIANCANEVE VUOLE IL BACIO DEL PRINCIPEIl bacio dato dal Principe esprimeva amore sponsale. Era per lui lecito presumere, credendo Biancaneve morta, che quest'ultima gradisse tale bacio come espressione di suffragio informato dall'intenzione di manifestare il suo amore? Sì e la prova è data dalla scena «Il pozzo dei desideri» in cui Biancaneve canta il suo desiderio di essere amata in modo unico e in cui il Principe, ascoltando questo canto, intona di rimando una serenata sotto il balcone di Biancaneve. Questa si affaccia e mostra a lui che accetta questo segno d'amore e lo ricambia tanto che gli invia una colomba che lo bacia sulle labbra, quasi a portare il bacio di Biancaneve al Principe. Ecco perché il Principe si sente legittimato a baciare la sua Biancaneve che crede morta perché sa che era stato precedentemente corrisposto. Inoltre il consenso presunto di Biancaneve è provato anche dal fatto che, una volta che Biancaneve si ridestò, i due si sposarono.Dunque il Principe Azzurro fece bene a baciarla anche se la credeva morta e avrebbe fatto ugualmente bene anche nel caso avesse saputo che Biancaneve stava solo dormendo [per vedere la scena del bacio nel cartone della Disney, clicca qui]. Infatti nel caso del sonno, si presume il consenso ad essere baciati se era stato dato prima che la persona si addormentasse o, più comunemente, se la relazione stessa fa presumere questo consenso (un bacio dato dal marito alla moglie addormentata o un bacio della madre al neonato). Ecco perché è lecito il bacio dato da Tizio alla moglie che si è addormentata in spiaggia ed ecco perché non è lecito il bacio dato da Caio ad una sconosciuta che si è addormentata in spiaggia. E dunque, anche nel caso del sonno, il comportamento precedente di Biancaneve nei confronti del Principe Azzurro provava che la ragazza avrebbe gradito essere baciata da lui.Qualcuno potrebbe obiettare: se è lecito che Tizio baci la moglie addormentata, allora è lecito che Tizio abbia un rapporto sessuale con la moglie addormentata. L'analogia non regge a motivo della natura particolare dell'atto coniugale che esige la piena coscienza di entrambi i coniugi durante il rapporto perché l'atto coniugale esprime la donazione reciproca e contemporanea dei due sposi.Detto tutto ciò, si cercano coraggiosi volontari per svegliare, magari con un bacio non voluto, le due giornaliste di cui sopra e così spezzare l'incantesimo del politicamente corretto che le ha imprigionate.Nota di BastaBugie: come Biancaneve, anche Cenerentola aspira a sposarsi un principe. La fiaba ha molti interessanti spunti di riflessioni anche per gli adulti. Ecco un commento al film della Disney del 2015 che ha riportato sul grande schermo una delle fiabe più affascinanti di sempre.CENERENTOLA, IL PRINCIPE CHE TI CERCA ESISTE DAVVERO... E VUOLE PROPRIO TE!Non sei solo cenere, anzi il Figlio del Re viene per donarti, senza tuo merito, dignità regale (la sua potenza è il non rivendicare alcun potere, la sua compagnia è desiderabile perché vuole solo il tuo bene)http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=211
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6572IL CANADA HA LEGALIZZATO IL POLIAMORE... PROSSIMO PASSO LA POLIGAMIAC'è un giudice che in Canada ha legalizzato il poliamore. La vicenda è la seguente. Bill e Eliza hanno una relazione. In questa relazione, con il consenso sia di Bill che di Eliza, si inserisce anche Olivia, la quale diventa amante sia di lui che di lei. Poi Bill ed Eliza hanno un bambino di nome Clarke. Nella crescita del bambino si occupa anche Olivia la quale, tramite alcuni farmaci, riesce a produrre del latte e ad allattare Clarke.I genitori di Clarke vorrebbero che anche Olivia fosse riconosciuta come genitore, tanto da figurare con questo titolo nel suo certificato di nascita. L'iter giudiziario per ottenere questo risultato approda infine presso l'Alta Corte della Columbia Britannica, una provincia canadese. Lunedì 26 aprile il giudice Sandra Wilkinson ha dato disco verde alla richiesta dei tre, precisando che in tal modo si andava a colmare una lacuna presente nella legge provinciale conosciuta come Family Act Law. Questa legge - e la precisazione è importante - già permette di riconoscere tre genitori nei casi di fecondazione artificiale eterologa. In questi casi i genitori sono la coppia richiedente e il «donatore» di sperma o ovociti. L'argomentazione logica, date queste premesse errate, non poteva che essere la seguente: se un «donatore» di gameti può diventare genitore, non si vede perché non può diventarlo anche un altro soggetto che ha soddisfatto degli oneri tipicamente genitoriali come quelli concernenti l'educazione del minore. Il giudice ha dichiarato: «Le prove indicano che il legislatore non aveva previsto la possibilità che un bambino potesse essere concepito attraverso un rapporto sessuale e avere più di due genitori. In parole povere, il legislatore non aveva contemplato la famiglia poliamorosa».UNA DONNA E DUE UOMINI COME GENITORINon è la prima sentenza di questo tipo. Nel 2018 un tribunale di Terranova e Labrador riconobbe una donna e due uomini come genitori di un minore, rimanendo sempre incerto quale fosse il padre biologico tra i due. Riconoscere una plurigenitorialità in casi come questi, ossia in casi in cui più persone sono legate da meri vincoli affettivi ma non da vincoli coniugali, significa riconoscere contemporaneamente i legami poliamorosi. Le cause prossime di questa ennesima deriva morale sono plurime.Volendo ricordare quelle più salienti, potremmo indicare in primis la legalizzazione della fecondazione artificiale e in specie quella di tipo eterologo. Se si legittima questa pratica si può legittimare, come abbiamo visto, anche la triplice genitorialità che nasce da tale pratica. In secondo luogo, la legittimazione dell'omogenitorialità. Se il limite della diversità sessuale deve essere eliminato in merito al tema della genitorialità, così deve avvenire anche per i limiti numerici. Perché un bambino deve essere costretto ad avere solo due genitori e non tre o quattro? E poi tre è sicuramente meglio di due.Se queste sono alcune delle cause prossime, gli effetti futuri di questa sentenza e di altre simili che ne seguiranno potrebbero essere almeno i seguenti: la legalizzazione della poligamia e poliandria. Se si legittima una semplice relazione affettiva e sessuale tra più persone, a fortiori si dovrà legittimare una relazione coniugale tra più persone perché, a differenza della prima, nella poligamia e nella poliandria c'è addirittura un'assunzione di molteplici responsabilità tra i «coniugi».QUALSIASI MOTIVO DIVENTA LEGALE PER DIVENTARE GENITORESecondo possibile effetto: più persone, in tempi successivi, anche quindi molto in là nel tempo da quando è venuto al mondo il bambino, e per i motivi più disparati potranno venire dichiarate genitori. Nel caso prima raccontato abbiamo avuto una donna che dopo due anni e mezzo dalla nascita di Clarke è stata riconosciuta come genitore perché aveva contribuito alla sua educazione e perché era inserita nella relazione tra Eliza e Bill. Altri motivi potrebbero essere sufficienti per dichiarazioni di genitorialità simili: aiutare nel ménage domestico, aver contribuito economicamente alla vita familiare, essere stato il medico, l'avvocato o il commercialista del nucleo familiare originario, aver ispirato alcune scelte fondamentali della famiglia in quanto persona particolarmente carismatica, pensiamo ad un uomo di cultura, ad un vip, addirittura ad un sacerdote. Qualsiasi motivo sarebbe buono per diventare genitore.Questa vicenda testimonia che ormai la famiglia è in liquidazione, ossia si è liquefatta perché da tempo è evaporato l'istituto del matrimonio e ancor prima le autentiche relazioni affettive. Più a monte ancora si è liquefatta la vera antropologia, ossia il riconoscimento di quale sia la natura dell'uomo e le sue esigenze e doveri. L'identità dell'uomo, della famiglia e della genitorialità non è più un dato di fatto di carattere metafisico da riconoscere, bensì una realtà sociale inventata e creata dall'uomo, manipolabile a suo piacimento secondo i suoi capricci e dunque lasciata in balia del suo libero arbitrio.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6555AVREMO ANCHE IL PERVERSO ''MATRIMONIO'' TRA PADRE E FIGLIA O FRATELLO E SORELLA? di Tommaso ScandroglioLa notizia viene dagli USA. Un genitore, di cui si ignora nome, età e sesso, vuole sposare suo figlio o sua figlia maggiorenne. Ovviamente negli States, essendo reato l'incesto, è illegittimo anche il matrimonio tra genitori e figli, il quale, se contratto, sarebbe semplicemente nullo. Ecco allora che questo genitore ha fatto ricorso presso il Tribunale federale di Manhattan lo scorso primo aprile affinché questa normativa, che gli impedirebbe di convolare a nozze con il figlio, venga dichiarata illegittima.Vi sono stati alcuni precedenti simili. Ad esempio nel 2008 in Oklahoma una donna aveva sposato il figlio, poi aveva divorziato da lui e infine aveva sposato la figlia. Ovviamente riuscirono nell'intento occultando agli organi amministrativi i relativi legami di parentela. Poi il tutto venne a galla e madre e figlia ebbero seri guai con la giustizia. Altra vicenda datata 2018: Debby e Joe sono fratellastri avendo il padre in comune. I due si innamorano e poi si sposano. Ma anche in quel caso la finzione resse per poco e i due dovettero affrontare un processo penale. Invece esito diverso per una storia simile accaduta nel 2014: lei e lui sono fratellastri con madre in comune. I due si sposarono e una corte d'appello statunitense convalidò il matrimonio. Secondo i giudici non era incesto perché la relazione tra fratellastri è come quella esistente tra due cugini. Giudice che vai, sentenza che trovi. Ma forse il caso più famigerato, che tocca però molto di tangente quelli appena indicati, è quello che ha riguardato Woody Allen il quale sposò la figlia adottiva della ex compagna Mia Farrow, adozione che avvenne quando la Farrow era sposata con un'altra persona. Allen si giustificò asserendo si erano sposati solo per assicurare alla giovane sposa un solido futuro economico quando lui non ci sarebbe stato più.LOVE IS LOVETorniamo alla notizia data in apertura. Il genitore, davanti ai giudici, ha così perorato la sua causa. Ha inizialmente fatto appello all'«autonomia decisionale». Facendo l'avvocato del diavolo, ci verrebbe da porre questa domanda: come dare torto a questo genitore? Se l'autonomia decisionale legittima l'uccisione del figlio nel grembo materno, perché non potrebbe legittimare anche il matrimonio con lui? Se l'autodeterminazione rende lecita l'eutanasia, perché non potrebbe rendere lecito anche il vincolo coniugale tra madre e figlio o tra padre e figlia?Il ricorrente poi aggiunge: «Attraverso il legame duraturo del matrimonio, due persone, qualunque sia la relazione che potrebbe legare l'una all'altra, possono trovare un maggiore livello di espressione, di intimità e spiritualità». Potremmo così ulteriormente esplicitare questo concetto. Se «love is love» e dunque se è errato pensare che l'amore di coppia possa essere appannaggio solo di coppie eterosessuali, ciò può e deve valere non solo per due uomini o due donne, ma anche per madre e figlio (o figlio) e padre e figlia (o figlio). Come può esserci un amore di coppia tra due persone dello stesso sesso che si esprime carnalmente in un rapporto omosessuale, così può esserci un amore di coppia tra due persone della stessa famiglia che può esprimersi in un rapporto sessuale. Chi lo dice che l'affetto tra madre e figlio possa esprimersi solo con il bacio sulla guancia, l'abbraccio e le carezze sul volto? Dove è scritto che l'amore intenso genitoriale non possa esprimersi con il linguaggio altrettanto intenso del rapporto sessuale? Non solo: ma chi dice che la madre non possa provare non solo sentimenti materni, ma anche sponsali per il figlio? E dunque, se così fosse, perché non formalizzarli in adeguato modo sposandosi?L'ABBANDONO DELLA LEGGE NATURALE HA CONSEGUENZE DEVASTANTIIl tutto, a bene vedere, nasce, a monte, dalla liquefazione dell'istituto del matrimonio. Qualche decennio or sono si è iniziato a dire che l'importante non è il matrimonio, ma i sentimenti che legano i due fidanzati. Se l'aspetto essenziale è l'interiorità affettiva, sentimentale ed emozionale, va da sé che anche le persone omosessuali possano sperimentare tale interiorità, chiedendo altresì una formalizzazione di questo legame affettivo. Ma liberalizzato il sentimento d'amore rendendolo universale - l'amore può essere eterosessuale e anche omosessuale perché il vero amore non ha barriere - ecco che, fedeli a questo principio, si è esteso il concetto di amore anche agli animali (da qui le proposte di matrimonio interspecie), ai bambini (pedofilia), e ai parenti di primo e secondo grado. Il vero amore non deve appunto conoscere limiti e pensare al legame affettivo tra madre e figlio in termini solo genitoriali e non sponsali è appunto un limite. Altro limite è quello di escludere alcune espressioni fisiche consone a questo sentito interiore.In sintesi il percorso che ci porterà a sdoganare anche l'incesto e il matrimonio tra genitori e figli e tra fratelli è assolutamente coerente con le premesse ed assolutamente logico nel suo articolarsi: l'amore è solo mero sentimento. Tutti i sentimenti che si percepiscono come piacevoli sono anche buoni moralmente. E dunque se provo un sentimento che qualifico come «amore di coppia» per mio figlio tale sentimento è vero e buono. Ma se provo questo particolare sentimento che percepisco come «coniugale» non si vede il motivo di negare a madre e figlio di sposarsi. In breve chi considera l'amore come mero sentimento e qualifica ogni sentimento piacevole come moralmente buono, non può che accettare l'incesto e il matrimonio genitoriale e tra fratelli.Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Tommaso Scandroglio, nell'articolo seguente dal titolo "Licenziata perché no-trans... e con una legge alla Zan" racconta la storia di Maya Forstater, consulente fiscale, che è stata licenziata per aver twittato che «gli uomini non possono trasformarsi in donne». Una vicenda istruttiva anche per gli italiani alle prese con il Ddl Zan e l'illusorio emendamento «salva idee».Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 25-04-2021:In questo racconto alla Kafka i personaggi sono tre. Abbiamo la signora Maya Forstater, consulente fiscale presso la sede londinese del Center for Global Development. Mrs Forstater ha inopportunamente ma coraggiosamente twittato: «Gli uomini non possono trasformarsi in donne». Jacques de La Palice avrebbe annuito. Secondo personaggio, il suo datore di lavoro che, letto il tweet transfobico, l'ha licenziata. Infine abbiamo la giustizia inglese. A fine 2019 la Forstater ha perso il ricorso contro il licenziamento perché, in sintesi, la sua libertà di opinione finisce dove inizia la tutela delle rivendicazioni del mondo Lgbt che ha una estensione inversamente proporzionale ai diritti delle persone eterosessuali-non transessuali di dire la loro.Il paradosso sta nel fatto che Mrs Forstater per chiedere il reintegro del posto di lavoro si appellò all'Equality Act, legge del 2010 che dovrebbe tutelare tutti i sudditi di Sua Maestà dalle discriminazioni. Licenziata perché discrimina, lei cercò un'àncora di salvezza nella legge contro le discriminazioni. Àncora che invece la trascinò sul fondo. Infatti i giudici, nel caso Grainger plc v Nicholson che riguardava le discriminazioni religiose sul posto di lavoro, indicarono alcuni criteri, utili per l'interpretazione della sezione 10 di quella stessa legge dedicata a religione e credo, affinché un'idea legata al proprio credo possa venire espressa liberamente. Citiamo due di questi criteri. Il parere deve essere espressione di una convinzione profonda e non una mera opinione e inoltre deve essere «degno di rispetto in una società democratica, non incompatibile con la dignità umana e non in conflitto con i diritti fondamentali».Vediamo come il giudice di primo grado ha interpretato il messaggio su Twitter della Forstater alla luce di questi due criteri. Secondo il giudice la donna ha espresso solo una mera opinione e, in secondo luogo, tale opinione è capace di creare «un clima degradante, intimidatorio, ostile, umiliante e offensivo». Inoltre, per soprammercato, il giudice ha aggiunto che vi sarebbero «prove scientifiche significative» in merito al fatto che i sessi sono più di due.Come ha rilevato il giornalista Luca Marcolivio sull'International Family News: «I criteri stabiliti dalla sentenza Grainger plc v Nicholson hanno permesso di applicare le tutele della sezione 10 dell'Equality Act a chi crede nel nazionalismo scozzese, al veganismo su base etica, alla necessità di agire in fretta per fermare i cambiamenti climatici della Terra e pure allo stoicismo greco antico», ma non a chi afferma che un uomo non potrà mai diventare donna. Martedì si aprirà l'appello. Infatti la nostra eroina d'oltremanica non si è di certo arresa.La vicenda inglese è istruttiva anche per noi italiani. L'emendamento «salva idee» contenuto nel Ddl Zan è solo uno specchietto per le allodole. Il trucchetto in sede di contenzioso sarà semplice: il criterio della libertà di opinione troverà un limite nel divieto di discriminazione. Il punto di forza del Ddl Zan sta proprio in come è stato concepito il criterio di discriminazione che è necessariamente unilaterale.Facciamo un esempio. Tizio, presidente di un'associazione pro family, afferma che una famiglia è costituita solo da un uomo e da una donna. Caio, presidente di un'associazione Lgbt, trascina in giudizio Tizio. Il giudice applicherà la Legge Zan e affermerà che tale affermazione è discriminatoria perché offende le persone omosessuali. Tizio verrà condannato a un anno e mezzo di carcere.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6515SE MARIO DRAGHI FOSSE PAPA...Il governo italiano ha pubblicato il ''Piano vaccinale'': la Chiesa potrebbe imitarlo con un ''Piano evangelizzatore'' per salvare le anime da un virus peggiore del Coviddi Tommaso ScandroglioLa Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato il 13 marzo scorso il Piano vaccinale anti-Covid. Questo piano, declinato in termini pastorali, potrebbe funzionare benissimo come «Piano evangelizzatore anti-secolarismo». Proviamo ora a tradurre le strategie del Governo per uscire dalla pandemia in strategie pastorali. Le righe che seguiranno sono la fedele riproposizione dei punti programmatici contenuti nel Piano governativo, quasi un copia incolla. Le uniche differenze sono le seguenti: il Piano del Governo ha un ambito di applicazione civile, quello della Chiesa ecclesiale; il primo interessa una nazione, il secondo il mondo intero.PRINCIPI GUIDALa finalità di questo Piano è la salvezza delle anime. A tal fine occorre completare al più presto la campagna evangelizzatrice. Capillarità dell'annuncio e spinta alla missionarietà sono i capisaldi per dare nuovo impulso all'evangelizzazione. I citati principi sovrintendono all'intera pianificazione e guidano la logistica di gestione dell'intero processo evangelizzatore. La corretta attuazione del piano prevede il coordinamento da parte del Pontefice di tutte le attività, che saranno svolte con il contributo necessario dei vescovi, degli altri attori istituzionali e delle altre organizzazioni e associazioni, per garantire, in piena sinergia, la continuità della filiera evangelizzatrice, dalla formazione alla vita sacramentale, dai percorsi vocazionali alla somministrazione di sana dottrina.ATTORI IN CAMPOI principali attori in campo sono: il Pontificio Consiglio Promozione Nuova Evangelizzazione, la Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, la Congregazione per l'Educazione cattolica. L'azione di questi attori subirà il vaglio della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione per il Culto Divino e per la Disciplina dei sacramenti. Oltre a questi attori tutto il Sistema Chiesa collabora alla campagna evangelizzatrice: le diocesi, le parrocchie, le associazioni, i movimenti laicali.FATTORI DI SUCCESSO E VALORI TARGETIl Piano identifica i presupposti per la condotta di una campagna evangelizzatrice rapida, mediante: efficace e puntuale distribuzione dei sacramenti e della dottrina che è priva di effetti collaterali; costante monitoraggio dei fabbisogni delle anime e approvvigionamento di missionari tra sacerdoti, religiosi e laici; incremento della capacità giornaliera di somministrazione. Un impulso sincrono e sinergico da parte di tutti gli attori lungo le tre linee operative consentirà di ottimizzare e velocizzare l'intero processo evangelizzatore. Il rateo ideale da raggiungere, a regime, è stimato, per fare un esempio, in almeno 500 mila somministrazioni di sacramenti e lezioni di catechesi al giorno per popolazioni intorno ai 60 milioni di persone per raggiungere l'evangelizzazione di massa (almeno l'80% della popolazione evangelizzata) entro il mese di settembre.L'approvvigionamento di missionari è alla base dell'intera filiera evangelizzatrice e si sviluppa attraverso: costante contatto con i Centri vocazionali e i seminari, ricezione dei missionari e smistamento in tutto il mondo. In merito al monitoraggio del fabbisogno delle anime, Il monitoraggio consente alla Chiesa cattolica di ottimizzare il flusso della filiera, intervenendo proattivamente in modo mirato, selettivo e puntiforme dove necessario, sulla base degli scostamenti alla pianificazione. A tal fine si prevede: la costituzione di una riserva di missionari, accantonando circa l'1,5% di questi, da reindirizzare prontamente in caso di emergenza nelle aree che manifestano criticità; l'utilizzo di rinforzi del sistema da parte della Congregazione per il Clero e quella della Vita consacrata o di altre organizzazioni, gravitando con tempestività, flessibilità e aderenza nelle aree maggiormente in difficoltà. Sarà possibile intervenire secondo il principio del punto di accumulo, ovvero concentrando tutte le risorse necessarie verso quelle aree cluster e di piccole dimensioni che versano in stato di particolare criticità.La capillarizzazione dell'evangelizzazione è una condizione per il successo della campagna e si realizza incrementando la platea dei missionari e i punti di diffusione della fede. L'ampliamento della platea dei missionari si realizza: con la catechesi, con il reclutamento di sacerdoti anche diocesani e ricorrendo ai laici, inclusi gli sposati. La capillarizzazione trova giovamento anche nel potenziamento della rete evangelizzatrice esistente con criterio di progressività ad esempio usando parrocchie, oratori, associazioni di volontariato e sportive di ispirazione cattolica, scuole, etc. È necessario il richiamo periodico dell'azione di evangelizzazione.GOVERNANCEStruttura: catena snella, organizzazione funzionale. Procedure: pianificazione a tutti i livelli, controllo accentrato della Santa Sede, esecuzione decentrata diocesana, collegamenti diretti, tavolo permanente.Fin qui il fantomatico «Piano evangelizzatore anti-secolarismo». Vero, una burla, quasi un gioco retorico, ma fino ad un certo punto. Pensiamo se realmente chi governa la Chiesa sentisse l'urgenza e l'importanza di salvare le anime tanto quanto i governi oggi sentono l'urgenza e l'importanza di salvare le persone dal Covid. Di certo appronterebbe un piano evangelizzatore simile, almeno nello spirito, nella ratio, a quello redatto dal Governo italiano per combattere la pandemia. La sua mancanza potrebbe dunque essere indice del fatto che le gerarchie hanno dimenticato che il virus peggiore è il peccato il quale ha moltissime varianti, peccato che però si può prevenire o curare con la formazione, la preghiera, i sacramenti e le opere di carità. Titolo originale: Il piano 'vaccinale' pastorale: contro l'altra pandemiaFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15-03-2021Pubblicato su BastaBugie n. 708
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6500VON DER LEYEN: ''LE PANDEMIE NON AVRANNO MAI FINE''Comanda chi è capace di terrorizzare le masse: per la presidente dell'UE anche dopo il Covid il rischio resterà alto (eppure le pandemie ci sono sempre state, ma non hanno stravolto l'esistenza come oggi)di Tommaso ScandroglioAl mondo di sicuro ci sono solo la morte e le tasse. Ed ora aggiungiamo anche le pandemie. A dirlo al Financial Times è stata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: «Stiamo entrando in un'era delle pandemie. Se si guarda a quanto è accaduto negli ultimi anni, con Hiv, Ebola, Mers e Sars, quelle erano epidemie che potevano essere contenute, ma non possiamo pensare che sia tutto finito una volta superato il Covid-19. Il rischio resta».La von der Leyen dichiara che «stiamo entrando in un'era delle pandemie», ma in realtà non ne siamo mai usciti. Ricordiamo, tra quelle più letali, la Spagnola (1918-1920) con 50 milioni di vittime, l'influenza Asiatica (1957) con due milioni di morti, la pandemia del 1968 che provocò oltre un milione di vittime, l'HIV, virus non ancor scomparso dal nostro pianeta, con 25 milioni di morti, così come l'Ebola (il computo dei morti fino al 2016 si aggira intorno agli 11 mila). Insomma, i virus letali hanno sempre accompagnato la nostra esistenza, senza però stravolgerla come sta accadendo da un anno a questa parte, anche oggi lo fanno, pur avendo noi molti più strumenti rispetto al passato per combatterli, e lo faranno anche in futuro. Quindi, niente panico.Invece, il signor Rossi che ascolta le parole della presidente della Commissione europea è colto, comprensibilmente, da un attacco di puro terrore: entreremo in un'era di durata geologica delle pandemie, dopo il Covid non si tornerà mai più alla normalità, «il rischio resta». Insomma, l'incubo virale rimarrà per generazioni. Perché la von der Leyen ha fatto questa uscita? Non certo, come ha dichiarato, per motivare l'implementazione della ricerca in Europa. In realtà il suo intento pare proprio quello di seminare il panico.PER QUALE MOTIVO DISSEMINARE IL PANICO?Dopo un anno di stress emotivo per mezzo pianeta (il Sud del mondo ha altri guai a cui pensare rispetto al Covid) quale persona assennata potrebbe ritenere ragionevole aumentare ancor più il tasso di ansia di qualche miliardo di persone? Nessuna, eppure la figura apicale targata UE su uno dei più autorevoli giornali del mondo decide coscientemente di scrivere un remake di Profondo rosso in cui tutti noi figuriamo come comparse.Ma per quale motivo disseminare il panico? La tesi, che inizialmente sapeva di complotto e che vede la paura come strumento di controllo delle masse, appare sempre più convincente. La fobocrazia è il nuovo scenario che ci aspetta: comanda chi è capace di terrorizzare le masse. Il virus della paura sarà la vera pandemia del futuro, un virus ben più contagioso del Covid perché si trasmette con parole e immagini, le sue vittime possono essere giovani e anziani, persone semplici e colte.Il Covid finirà, forse sua sponte o per i vaccini o per l'immunità naturale acquisita o per tutte queste tre cause, ma non deve finire la paura e il ricatto ad essa legato. Ecco allora tirare fuori la sfera di cristallo e predire un'apocalisse a tempo indeterminato. E i buonsensisti a domandarsi: ma come è possibile che fino ad un anno fa le varie pandemie che ci sono state non ci avevano mai sconvolto la vita ed ora, di punto in bianco, quelle future saranno così devastanti da obbligarci a mascherarci e rinchiuderci in casa per sempre? Qualcosa non torna, appare evidente.MA NON IMPORTAChi è nel panico non ragiona, ma obbedisce pur di salvarsi la pelle. E non chiamiamola «responsabilità civile» l'osservanza prona delle misure di sicurezza personali, perché, nella maggioranza dei casi, chi si maschera, chi si disinfetta e tiene le distanze, lo fa per sé, non per gli altri. Se fosse così diffusa questa tanto celebrata «responsabilità civile» tutti pagherebbero le tasse, alla guida non tenteremmo di emulare Lewis Hamilton, non parcheggeremmo in divieto di sosta, non butteremmo il nostro materasso nel boschetto dietro casa e molto, molto altro.No, è la fifa che ci guida perché l'Io è la persona a noi più cara. La von der Leyen e non solo lei l'hanno capito bene e quindi, dato che ora qualche anelito di speranza viene iniettato nei cuori delle persone insieme ai vaccini, si corre subito ai ripari per spegnere sul nascere tanta improvvida fiducia, avvertendo che le pandemie seguono un moto perpetuo. Occorre allora applicare una strategia di controllo della coscienza di massa tramite la diffusione, in modo ciclico e ininterrotto, di due stati d'animo collettivi: l'ansia a cui segue la speranza. Minacciare e poi tranquillizzare, minacciare e poi tranquillizzare. È indispensabile quindi tenere il signor Rossi come Mr Smith sempre sulla corda, ma facendo attenzione che la corda non si spezzi. Chi possiede l'antidoto contro la paura è lo stesso che l'ha generata. Titolo originale: Era delle pandemie? No, fobocraziaFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02-03-2021Pubblicato su BastaBugie n. 706
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6502LA MACCHINA PER MORIRE: PREMI ''MUORI'' E CIAOEutanasia per tutti: la morte in pochi minuti senza dolore attivabile con un codice anche da disabili (c'è anche il pulsante ''Stop'' se ci ripensi all'ultimo secondo)di Tommaso ScandroglioTutti a bordo di "Sarco", una navicella spaziale che ti porta nell'Aldilà attraverso un viaggio bello da morire. "Sarco" sta per sarcofago e si tratta di una specie di capsula, che ricorda gli aspirapolvere di ultimo modello, dove tu entri e non esci più. Almeno da vivo. Infatti è una macchina per uccidere le persone, un novello forno crematorio, una versione aggiornata delle camere a gas naziste, ovviamente - tengono a sottolineare i suoi ideatori - con la differenza che nessuno è obbligato a entrarci. Forse non è obbligato a entrarci, aggiungiamo noi, dato che ormai non sono pochi i casi di eutanasia su persone non consenzienti (vi ricordate Charlie Gard e Alfie Evans?).UNA MORTE PIENA DI PACE IN POCHI MINUTIL'inventore di questa sedia elettrica senza scossa [...] è l'australiano Philip Nitschke, il fondatore di Exit International, un'organizzazione pro eutanasia. Un video promozionale spiega come funziona Sarco: "È un dispositivo di eutanasia che utilizza azoto liquido per abbassare il livello di ossigeno, offrendo una morte piena di pace in pochi minuti". Basta entrare, chiudere il portello, premere un pulsante e la morte è servita. È come la macchinetta del caffè espresso: schiacci un pulsante e via, ma a posto del caffè c'è la morte, espressa pure lei. Naturalmente al primo posto c'è la sicurezza per il futuro de cuius. Infatti Alexander Bannink, il designer che ha progettato questo aspirapolvere di vite umane disponibile in diversi colori, ha affermato: "Abbiamo un pulsante 'Muori' e anche un pulsante 'Stop', perché è indispensabile che ci sia. C'è dunque anche una via di fuga. Quindi lo rendiamo un prodotto 'sicuro' perché è quello che deve fare un buon designer".La mente vacilla: si qualifica questa ghigliottina 2.0 un prodotto "sicuro". Ci si industria per facilitare la morte delle persone, ma in modo "sicuro", cioè per evitare proprio lo scopo per cui hai comprato questo baccello mortifero. La sicurezza è aumentata dal fatto che per morire devi inserire un codice, una sorta di Pin come se tu fossi al bancomat, così si evita che tuo figlio giocando ad Avengers e credendosi sull'astronave Infinity Wars si infili nel Sarco e ci rimanga secco. Oltre ad inconvenienti domestici come questo, gli ideatori vogliono che si utilizzi Sarco solo se si è capaci di intendere e volere: il codice non ti viene dato se non sei sano di mente, ma forse un (apparente) sano di mente potrà decidere della tua sorte anche se sei un disabile mentale.ECCENTRICO E INNOVATIVONitschke & Bannink hanno pensato di venire incontro a tutti coloro che vogliono morire e così, imitando i grandi della medicina che non brevettarono le loro scoperte per renderle disponibili a tutti immediatamente, ecco che hanno pensato di rendere disponibile online il progetto da scaricare e da riprodurre con una stampante in 3D. C'è chi si dà all'automodellismo alla sera tornando a casa dal lavoro e chi si costruisce la bara. Sono gusti.Bannink assicura poi che il suo funzionamento è intuitivo, a prova di tonto, anche perché è consapevole che in quei momenti si può perdere lucidità, mai tanto quanto è stata persa a freddo da Nitschke & Bannink, c'è da aggiungere. Quest'ultimo, in puro spirito inclusivo, ha voluto che la sua bara fosse accessibile a tutti e quindi tiene a ricordare che "l'attivazione tramite movimento oculare o voce è prevista per consentire l'uso della capsula da parte dei disabili".Commovente tanta sensibilità e attenzione agli ultimi, che molto probabilmente saranno i primi a testare il letale baccello, dato che i disabili, a livello mondiale, sono sempre stati i migliori candidati alla "dolce morte". "Cosa potrebbe esserci di meglio che avere la tua famiglia e gli amici intimi a pranzo, un bicchiere di champagne, saltare nel Sarco e partire per un volo immaginario pieno di pace, veloce e sicuro verso il paradiso?", ha dichiarato l'attivista Sally Curlewis, certa poi che i piani inferiori al paradiso non possano esistere. Morire diventa un happening e lasciare le proprie spoglie mortali può essere glamour perché eccentrico e innovativo.Il suicidio diventa così un gesto estetico, il macabro assume profili invitanti: c'è anche un design della morte e uccidersi può rappresentare un'esperienza suadente. Da eutanasia a euforia il passo può essere breve. Insomma una strategia di marketing di diffusione del pensiero eutanasico davvero luciferina che ammanta di bellezza - Sarco è un prodotto di design realmente di ottima fattura - ciò che rimane orrendo. D'altronde, ci dice la Genesi, il frutto proibito colto da Eva era "gradito agli occhi". Titolo originale: Sarco, la macchina-bara che uccide in pochi minutiFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05-06-2019Pubblicato su BastaBugie n. 706
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6431SE I CATTOLICI NON POSSONO INSEGNARE NEMMENO IN UNA UNIVERSITA' CATTOLICACom'è possibile che sia attaccata Claudia Navarini, docente dell'Università Europea di Roma, solo perché utilizza il Manuale di Bioetica del cardinale Sgreccia?di Tommaso ScandroglioSi è fatto un gran parlare sui siti cattolici più ortodossi, e quindi meno letti, dell'articolo de La Stampa intitolato «L'Università dove si insegna che i gay sono malati» a firma di Annamaria Bernardini De Pace. L'articolo è una buona sintesi del diffuso livore schiumante rabbia che pervade sempre più insistentemente il mondo laicista. La De Pace attacca il Manuale di Bioetica del cardinal Elio Sgreccia, la valente professoressa Claudia Navarini che lo ha adottato come testo consigliato - non obbligatorio, come sostiene la De Pace - nel suo corso di Etica all'interno dell'area di Psicologia, l'Università Europea dei Legionari di Cristo dove insegna la docente e, in un vorticoso moto ascensionale, la Chiesa cattolica (e, potesse, anche Dio stesso che è cattolico).Il motivo di tanto odio è sostanzialmente il paradigma cattolico in materia di bioetica e di morale naturale. Sostenere, come fa il testo di Sgreccia, che l'atto coniugale di per sé è orientato alla procreazione e argomentare che quest'ultima riceve la sua perfezione quando è frutto dell'amore coniugale sono per la De Pace «pericolose e inquietanti affermazioni». Avete compreso bene? È inquietante e pericoloso che i bambini nascano dagli atti coniugali. Altri strali sono riservati naturalmente all'aborto, alla fecondazione extracorporea e all'omosessualità (un nota bene: il taglia e cuci applicato alle citazioni del Manuale e fatto da La Stampa, Libero e il Dubbio falsa l'autentico significato dei passi citati).In merito all'omosessualità - tema che tra l'altro non è oggetto del corso della Navarini - secondo l'avv. De Pace andrebbero curati (sic) coloro i quali sostengono che la sessualità ha un orientamento oggettivamente eterosessuale. Da stracciarsi poi le vesti del politicamente corretto a leggere nel Manuale che esiste il dovere di obiettare nei confronti dell'assassinio pre-natale da parte di medici e, udite udite, anche da parte dei farmacisti. In definitiva il Manuale è per l'estensore dell'articolo puro acido muriatico.La De Pace inoltre non si dà pace - è proprio il caso di dirlo - del fatto che esistano ancora simili schifosi insetti che strisciano in qualche aula universitaria dopo anni di disinfestazione fatta con importanti dosi di «battaglie civili» e «leggi a favore della non discriminazione e contro l'omofobia». La sentenza non ammette appello: la bioetica fondata sul personalismo ontologico e quindi anche la bioetica cattolica non deve essere insegnata, ma deve essere messa al rogo perché si tratta di «un'educazione vetero-cattolica, paternalistica e [...] dittatoriale». Comprendiamo il suo vibrante disappunto perché è notorio che i veri laicisti siano intolleranti, perdoniamo svarioni come un supposto intervento dell'OMS per cambiare il manuale diagnostico dell'American Psychiatric Association, ma, prima che si accenda la pira su cui a turno dovremo ardere vivi, ci si permetta di fumare un'ultima sigaretta.L'ULTIMA SIGARETTA CONSTA DI UN PAIO DI RIFLESSIONILa prima: si tranquillizzi la De Pace, gli studenti universitari, compresi quelli dell'Università Europea, sono stati arruolati per buonissima parte al secolarismo post-moderno appena venuti alla luce. Chi volesse sostenere il contrario vuol dire che vive al di fuori della Via Lattea. Poco elegante raccontare di sé, ma fino a qualche anno fa anch'io ero docente presso l'Università Europea e anch'io insegnavo bioetica e anch'io avevo adottato come testo di esame il Manuale di bioetica. Gli studenti, banale a dirsi, erano per la maggior parte inconsapevolmente devoti al mainstream dominante sui temi eticamente sensibili. Con animo candidamente serafico, erano quasi tutti a favore di aborto, eutanasia, fecondazione artificiale, omosessualità, divorzio, contraccezione, eccetera, eccetera. Le lezioni avevano naturalmente un approccio partecipativo: chiedevo cosa pensassero ad esempio dell'aborto e ascoltavo con sincera attenzione. Poi ponevo loro dei casi da risolvere e in aula si accendeva sempre un vivace e interessantissimo dibattito tra gli studenti ed io aspettavo ad intervenire. Poi quando la confusione mentale regnava sovrana - il confronto dialettico democratico porta quasi sempre all'anarchia - mi permettevo di dire la mia, non come mera opinione, ma come argomentazione razionale comprensibile anche da chi non crede (lo scrivente, al pari della prof.ssa Navarini, usava un approccio proprio della filosofia morale, non della teologia morale). Seguiva altro confronto e così via. Quindi, gentile De Pace, è impossibile plagiare le menti dei ragazzi per un semplice motivo: sono state già plagiate dal conformismo laicizzante.Seconda riflessione. Il vento è cambiato per i cattolici e da un po'. Fino a qualche decennio fa il non credente era sostanzialmente indifferente al mondo cattolico. Credete a quello che volete basta che non ci rompete le scatole, ci ammonivano. Ora, come ben testimoniato dall'articolo de La Stampa, il cattolico, da comparsa insignificante, è diventato, conservando la sua insignificanza, un nemico da odiare e da uccidere culturalmente. Voi cattolici, così si sostiene, non dovete neppure più azzardarvi a insegnare certi valori nelle vostre università e scuole, a difendere alcuni princìpi dai pulpiti delle vostre chiese, ad educare in un certo modo i vostri figli, a diffondere alcune notizie con tanto di commenti sui vostri media. Voi addirittura non dovete più pensare certe cose. Voi dovete sparire. Il succo dell'articolo della De Pace è tutto qui.NOI LO ABBIAMO PERMESSOI laicisti alla De Pace hanno potuto alzare la voce e sputarci in faccia così impunemente anche perché noi lo abbiamo permesso. Tutti noi favoriamo questo clima da fatwā quando ci presentano la compagna di nostra cugina e non diciamo un «beh», quando la nostra collega ci rivela raggiante che aspetta un bambino concepito in vitro e noi non obiettiamo nulla, quando l'amico del calcetto vuole divorziare e non gli diciamo una parola buona, quando la parrucchiera si lamenta della pillola che la fa ingrassare e noi tacciamo, quando il figlio ormai adulto a tavola ci spiega perché se finisse nelle stesse condizioni di Alex Zanardi preferirebbe morire e noi non proferiamo verbo e gli chiediamo di passarci il sale.Abbiamo permesso questo strapotere dei nichilisti di professione anche perché le alte sfere ecclesiali hanno deciso di chiudere la bioetica in un armadio con tanto di bavaglio. Non ci nascondiamo dietro un dito: la nuova bioetica delle gerarchie vaticane è fatta di tutela del creato e roboetica. Costoro, seppur non abbiano cancellato dal Catechismo la imperitura dottrina sulla morale naturale, l'hanno messa in secondo se non in terzo piano. In tal modo hanno fatto sì che soldati come la prof.ssa Navarini rimangano isolati e non abbiano le spalle coperte dall'aviazione e dall'artiglieria. L'immunità di gregge copre chi sta nel gregge, non chi evita di intrupparsi. Il predatore attacca sempre la preda fuori dal branco. Ma questo non è fenomeno solo di oggi.Perdoni il lettore se lo annoio ancora con un aneddoto autobiografico. Quando insegnavo presso l'Università Europea un giorno ricevetti una telefonata da un collega che ricopriva un certo ruolo che gli permetteva la gestione didattica del mio corso. Il collega, in perfetto stile vetero-democristiano, mi sibilò alla cornetta: «È opportuno ripensare il tuo corso di bioetica». Tradotto: occorre depotenziarlo, magari togliendogli ore e crediti, rendendolo facoltativo, etc. Io obiettai, ovviamente, ma non avevo accesso nella stanza dei bottoni per oppormi efficacemente alla proposta del collega. La prof.ssa Navarini invece aveva accesso e grazie a lei il «ripensamento» non andò in porto. Altro aneddoto: sempre un collega, anni fa, mi rivelò che, tenuto conto della virata ecologista del Vaticano, in un'altra università gestita dai Legionari di Cristo, nel corso di bioetica, occorreva mettere più l'accento ad esempio sulla deforestazione delle querce secolari in Canada che sulla deforestazione dei bambini nel ventre materno (l'esempio è parto della mia fantasia ed è stato fatto al solo scopo di esemplificare).PERCHÉ QUESTI ANEDDOTI?Per spiegare che la pressione esercitata dal mondo secolarizzato sui temi eticamente sensibili è talmente forte che cedimenti in queste materie si registrano continuamente anche in casa cattolica. Di questo ovviamente era consapevole lo stesso cardinal Sgreccia e così veniamo al quarto aneddoto personale. Un giorno andai a trovare il cardinale a casa sua, al di là delle Mura Leonine. Parlammo di molte cose e ad un certo punto il discorso cadde sul rapporto tra bioetica e Chiesa. Sgreccia mi fece capire che la bioetica, in casa cattolica, era ormai considerata la figlia disabile di cui vergognarsi e da tenere in camera quando vengono gli ospiti (anche in questo caso la rozza e brutale metafora deve essere addebitata al sottoscritto cavernicolo).Chiudiamo con un augurio. L'Università Europea ha pubblicato una apprezzabile nota per rispondere alle critiche apparse sui media. Ci auguriamo, anzi, siamo certi che questa solidarietà espressa nei confronti della prof.ssa Navarini continuerà nei mesi futuri e che quindi il Manuale di Sgreccia continuerà ad essere adottato nei suoi corsi anche per il prossimo anno accademico e non si faranno pressioni di alcuna sorta per cambiarlo a favore di testi assai più morbidi e accomodanti. Altrimenti, chi spingesse in questo senso farebbe meglio a scrivere per La Stampa. Titolo originale: La bioetica è diventata un imbarazzo per i cattoliciFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07-01-2021Pubblicato su BastaBugie n. 699
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6390IL MITO DI MARADONA: GENIO NEL PALLONE, DISASTRO NELLA VITAQuando si eclissano i valori, sorgono gli idoli... come Maradona (diventato un mito per la tensione tra le qualità sportive inarrivabili e i vizi della vita privata)di Tommaso ScandroglioLa mano de Dios ha fatto cessare di battere il cuore di Armando Maradona, dopo 60 primavere. L'iconografia che nel tempo ormai si era cristallizzata intorno alla sua figura è dicotomica e perdura anche dopo la sua morte: un genio nel pallone, un disastro nella vita; talentuoso in campo, pieno di vizi fuori dal campo; nel calcio nessuno come lui dominava la sfera di cuoio, nella sua esistenza era dominato dalla cocaina, dall'alcol, dal cibo e dal carattere iroso; un esempio inarrivabile nello sport, un esempio da non emulare se guardiamo alla vita privata; un solo amore nello sport; mille "amori" quando non giocava: un divorzio e altre tre donne da cui nacquero alcuni figli, per non parlare di un numero imprecisato, così pare, di discendenti non riconosciuti.Maradona è, banale a dirsi, una icona dei nostri tempi. Le persone oggi, più che mai, hanno bisogno di idoli in cui sperare, a cui aggrapparsi perché incarnano il successo, il talento, l'eccellenza che a loro mancano. Forse quando si eclissano i valori, gli ideali, le ragioni ultime per vivere e morire ecco che sorgono gli idoli. Nello sport come nel cinema, nella musica come nei social (vedi gli influencer), nell'imprenditoria (pensiamo ai vari CEO della Silicon Valley: un nome su tutti: Steve Jobs) come nelle battaglie ideologiche (vedi Greta Thunberg).L'IDOLO DEVE ESSERE PERFETTO?No, guai se lo fosse. L'icona vivente deve essere come la Luna: una faccia luminosa in cui brillano le sue eccellenze, dove risplendono le sue qualità inarrivabili. E una faccia nascosta e buia dove si agitano i peggiori spettri, dove l'idolo striscia, mangia la polvere, si degrada ad essere ferino. È la tensione tra questi due poli opposti che genera la vita drammatica dell'idolo, che piace così tanto alla gente. Queste due facce antitetiche sono complementari per disegnare il profilo dell'eroe, che alla fine è l'eroe romantico: egli è tanto divino - per l'Equipe, il giornale francese di calcio, la morte di Maradona è «la morte di un Dio» - perché tanto umano, ma umano nella sua dimensione più deteriore. Quanto più questi scende nella sozzura di una vita indegna, tanto più brilla la stella del talento.L'ex campione del Mondo con la Nazionale argentina Jorge Valdano ha commentato così la morte del pibe de oro: «Povero, vecchio Diego. Abbiamo continuato a dirgli per tanti anni "Sei un dio", "Sei una stella", e ci siamo scordati di dirgli la cosa più importante: "Sei un uomo"». La forza del mito si nutre in realtà della debolezza dell'uomo. Gli artisti maledetti - e Maradona era uno di questi - non sarebbero stati geniali senza lo scotto di fragilità che minavano in radice tutta la loro esistenza.IL PREZZO DA PAGARE PER PRIMEGGIAREMaradona era una icona perché il genio calcistico era mescolato alla assoluta incapacità di governare la propria vita. Vogliamo dire che l'eroe, nella sensibilità collettiva odierna, è tale proprio perché il prezzo da pagare per primeggiare è quello di sacrificare sull'altare del successo tutto: vita privata, affetti, salute, soldi, etc. Così come Faust vendette l'anima a Mefistofele in cambio della conoscenza e della eterna giovinezza. Tutto si perdona al mito perché convinti che per eccellere sia necessario vivere al limite, anzi al di là del limite. Si crede che la sregolatezza di vita, per la quale Maradona, ad un certo punto della sua vita, divenne famoso più che per i suoi successi sportivi, sia l'effetto ineludibile di vite da superuomini, di esistenze così rare nella loro genialità da porsi al di là del bene e del male. Maradona ha dissipato la sua anima in eccessi perché, così l'immaginario collettivo ragiona, il peso ingombrante del genio non poteva che squilibrare tutta la sua esistenza.Allora la dipendenza dalle droghe e dall'alcol, il peso eccessivo che aveva deformato il fisico dell'atleta di un tempo, gli alterchi collerici con i paparazzi e le risse, una volta anche con i tifosi, non intaccano il mito, bensì lo creano, perché sono elementi necessari della sua natura. Chi ha doti fuori dal comune è colpito dalla maledizione di stare fuori dal cerchio comune dell'esistenza, con i pro e i contra che questo comporta. Il mediocre è colui che marcia nel mezzo della strada dell'esistenza e quindi si tiene ben lontano dai limiti, dagli eccessi della stessa. Il genio non è per definizione un mediocre e vive costantemente sul filo del rasoio, all'estremo limitare del possibile.Un requiem, infine, per il numero 10 di ogni tempo che ora si trova di fronte a Colui che coniuga perfezione con ordine, due termini che per Dieguito sono sempre stati inconciliabili. Titolo originale: Maradona, icona di una società senza idealiFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26-11-2020Pubblicato su BastaBugie n. 693
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6359DOMANDE ALLA STAR DEL MOMENTO: LA SIGNORA POVERTA' di Tommaso ScandroglioÈ una dei vip del momento. Anzi, degli ultimi decenni. La volevo intervistare da tempo anche perché è ovunque: nel Sud del mondo, nelle zone di guerra, nei campi profughi ed anche qui da noi in Italia si fa vedere spesso nei centri di immigrazione, ai semafori, fuori dai supermercati. Spesso te la ritrovi anche a far visita al tuo vicino di casa. Sì, era da tempo che volevo intervistare la Povertà. Lei era dovunque, ma attraverso i canali istituzionali finora mi era stato impossibile avvicinarla. Però un giorno mi arriva una busta con dentro un biglietto su cui c'era scritto: «So chi sta cercando. Venga alle 10 di domani presso la Basilica inferiore di Assisi. Mi riconoscerà». L'indomani mi trovo puntuale al luogo dell'appuntamento. Nella Basilica inferiore il solito via vai di turisti con i loro smartphone a scattare foto che mai rivedranno. Qualcuno seduto sulle panche e un sacerdote inginocchiato nel primo banco. Il capo chino, sgranava un rosario nella sua lunga talare nera: come una fune gettata nel fondo di un pozzo. Nel gioco Trova l'intruso della Settimana enigmistica lui sarebbe stato l'intruso. Mi avvicino con in mano la busta che avevo ricevuto. Lui rimane assorto, gli occhi chiusi al mondo e spalancati sull'Aldilà. Mi faccio ancor più vicino e gli sussurro: «Io sono la persona che sta cercando?». Nessuna risposta. Alzo la voce ripetendo la domanda. Le palpebre che fino a quel momento erano rimaste serrate si aprono e due occhi azzurri come il ghiaccio penetrano i miei. Solo un sussurro: «Non qui. Questo è un luogo sacro. Mi segua». Usciamo all'esterno e senza troppi convenevoli mi chiede: «Chi sta cercando?». Ed io: «La signora Francesca Povertà». Sorride: «Lei uno sciocco come buona parte della gente. Ma so per chi lavora e quindi la voglio aiutare». Poi mi dice di farmi trovare tra una settimana esatta in una via di periferia di Roma in piena notte. Infine aggiunge: «Non mi segua. Invece scenda di nuovo nella Basilica inferiore, si inginocchi esattamente nel punto in cui io ero inginocchiato e rivolgendo gli occhi al Cielo ringrazi Dio per questa opportunità». Poi si dilegua. Io obbedisco. Mi trovo esattamente dove il sacerdote era inginocchiato ed inizio a pregare. Gli occhi vagano qua e là, soprattutto contemplando i dipinti di Giotto. Poi, ad un certo momento, guardo proprio sopra di me. Sopra la mia testa una vela rappresenta l'Allegoria della Povertà. Alzando gli occhi al cielo… così mi chiese di fare il sacerdote.Dopo una settimana eccomi qui in una via malfamata di Roma, sporca e lurida. «Certo – penso io – questo è il luogo migliore per incontrare la Povertà». Dopo due minuti arriva un furgoncino completamente nero. Scende il sacerdote che avevo incontrato ad Assisi accompagnato da un confratello, un vero e proprio energumeno. Noto che la mia "vecchia" conoscenza ha in mano un sacchetto di stoffa. Con i solti modi spicci con cui mi aveva parlato una settimana prima si rivolge ora a me: «Se vuole fare l'intervista indossi questo - e così dicendo mi mostra il sacchetto di stoffa - salga sul furgone e non fiati». Il sacchetto è in realtà un cappuccio. Il cuore inizia a battermi a mille. Devo pensare velocemente: «Fidarsi o no?». Un secondo di esitazione e poi gli dico: «D'accordo». Salgo sulla parte posteriore del furgone, vengo incappucciato e poi il mezzo si muove. Un tragitto di mezzora o poco più a folle velocità. Poi il furgone si ferma. Sento che i due parlano con qualcuno. Si riparte e di nuovo, poco dopo, una sosta. Lo sportello posteriore si apre. «Scenda, stia zitto e cammini velocemente». I due mi prendono sotto braccio, uno da un fianco e l'altro sul fianco opposto. Procediamo spediti. Una porta si apre cigolando. Poi degli scalini che scendono, tanto stretti che vengo accompagnato solo da uno dei miei due guardiani. Intuisco che l'ambiente è buio. Si scende parecchio. Inizia a far freddo. L'aria odora di umidità, di stantio. Gli scalini finiscono. Un'altra porta che si apre cigolando. Qui la luce è più intensa anche se fioca.Finalmente mi tolgono il cappuccio. La scena che si presenta ai miei occhi è incredibile. I due sacerdoti che mi stavano accompagnando me li ritrovo inginocchiati e davanti a me, seduta su un trono d'oro e adornata di paramenti preziosissimi, con tanto di corona sulla testa e scettro in mano c'è una giovane donna. Siamo in quella che ai miei occhi si presenta come una cella: muri antichi di pietra a vista, volte a botte, nessuna finestra, un giaciglio sulla sinistra e sul lato opposto un tavolo e una sedia. Sembrano le segrete di qualche castello. Rimango interdetto. Il sacerdote conosciuto ad Assisi mi ordina con un sibilo: «S'inginocchi!». Eseguo immediatamente, poi lui rivolgendosi alla giovane donna dice: «Altezza Serenissima, ecco l'uomo di cui le avevo parlato». Lei con voce chiara e forte mi fissa e cosi mi parla: «Una intervista dunque. Ebbene sia, ma dobbiamo fare in fretta prima che ci scoprino!». Continuo a rimanere interdetto, lei se ne accorge.«Le vengo incontro. Noto che è un po' disorientato. Comprensibile. Dunque mi presento, anche se è uno strappo all'etichetta: io sono Sua Altezza Serenissima Francesca La Povertà. Sono rinchiusa in questa cella da tempo immemore. Nessuno sa che lei è qui. Se lo scoprissero passeremmo tutti dei guai seri. Lei ad esempio finirebbe di certo nel carcere di rieducazione teologica dell'isola di Guam». Più che disorientato ora mi sento ubriaco.Come "Sua Altezza Serenissima"?! Cosa vuol dire, mi perdoni?!La povertà è una virtù e come tale è nobile, nobilissima. Il trono, i paramenti, lo scettro competono al mio rango. Non vedo cosa ci sia di strano. E poi chi abbraccia la povertà trova un tesoro. Non ne conviene?Il ragionamento non fa una piega. Ma perché è rinchiusa qui? E chi le ha fatto questo? Alla sua seconda domanda non posso risponderle. Recherei offesa, in questo caso, alla mia cara cugina la Regina Carità. Posso invece rispondere alla prima domanda. Hanno dovuto togliermi di mezzo, tapparmi la bocca. Altrimenti avrei parlato.Per dire cosa?Che la vera povertà è distacco spirituale dai beni perché si riconosce che l'unico vero bene è Dio. Dunque povero può essere sia l'indigente che il ricco e sia l'uno che l'altro possono insultare la mia persona.Ma scusi, Altezza, eppure io è da anni che la vedo in televisione in ogni parte del mondo.Mi ha vista nei campi profughi, nelle favelas, nei dormitori dei senza tetto e in altri mille luoghi simili, vero? Sì, è cosìNon sono io. È una figurante sottoposta a qualche decina di operazioni chirurgiche per assomigliarmi, anche se, detto tra noi, riesce solo ad ingannare gli allocchi.Penso che in giro di una settimana ha già fatto incetta di due epiteti niente male. E chi sarebbe questa impostora?Il suo nome è Miseria. L'intento di chi ha messo dentro me e che fa girare per il mondo la mia sosia è evidente: celebrare la miseria, la penuria di mezzi materiali, gli stenti, le privazioni. Questo per dire che solo se vivi in mezzo ad una discarica potrai trovare Dio. Incredibile, vero? Cristo è venuto per toglierci dalla miseria materiale e soprattutto dalla miseria spirituale che colpisce chi conduce una esistenza spoglia di Dio ed invece molti uomini di Chiesa non solo non parlano più di Dio né agli indigenti né ai ricchi, ma vi vorrebbero tutti poveri materialmente.E San Francesco?Ciascuno di noi è chiamato ad usare dei beni materiali sempre per la gloria di Dio e nel modo in cui vuole Lui. Dio chiama alcuni a diventare imprenditori e possedere molte sostanze, per altri, come San Francesco, questa chiamata vuol dire possedere ciò che serve per condurre una vita dignitosa e nulla più. A nessuno però è chiesto di vivere in modo non decoroso, ossia senza quei beni materiali che sono necessari per vivere in modo adeguato alla dignità personale. Dio non apprezza la miseria, ma vuole che i miseri ne escano, viene tra i poveri perché non rimangano tali. Se la miseria fosse una virtù, non si comprenderebbe il motivo per cui voi dovreste affannarvi così tanto per sconfiggere la miseria materiale nel mondo. Se la povertà materiale fosse il biglietto di ingresso sicuro e certo per entrare nel Regno dei Cieli, sarebbe da insensati tentare di strappare qualcuno dalla povertà: meglio lasciarlo povero. Inoltre, sarebbe contraddittorio da una parte asserire che c'è l'obbligo di diventare poveri materialmente e dall'altra tentare di togliere dalla miseria i poveri. Comunque, a proposito di come San Francesco intendesse la povertà materiale, si vada a leggere il suo Testamento e la sua Regola. Anche in questo caso il ragionamento non fa una piega. Torno a pensare a Madama Miseria. Bisogna dunque smascherare questa impostora!Lei è un ingenuo. Per farlo occorre prima togliere di mezzo dai seminari, dalle scuole teologiche dalle conferenze episcopali, dai sinodi, dalle parrocchie, dai consigli pastorali, e da altre stanze del potere – e così dicendo Sua Altezza fissò il soffitto – il marito della Signora Miseria: il Ragionier Pauperismo. Un tizio che propala gli errori di cui le parlavo a destra e a manca e che vede sprechi ovunque. Non sa quanto tempo butta via per calcolare quanto si potrebbe risparmiare qui e là per poi dare l'avanzo ai poveri. Ad esempio dove ci sono oro e opere d'arte nelle Chiese per dare gloria a Dio, ecco che lui arriva per protestare e mettere tutti alla gogna. Vi vorrebbe tutti vestiti di sacco. Ma a quel punto non ci sarebbero più ricchi che potrebbero aiutare i poveri! Lui lo sa, ma è solo propaganda. Da oltre la porta richiusa alle mie spalle vengono dei rumori Deve andarsene! Un'ultima domanda: cosa le preoccupa di più?Una Chiesa povera di dottrina e di carità. Una Chies
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6337PERCHE' CONIARE MONETE PER LA MADRE TERRA? di Tommaso Scandroglio«"Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: "Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?". Gli risposero: "Di Cesare¨. Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio"».Oggi a posto di Cesare abbiamo la Pachamama, quindi dobbiamo dare a lei ciò che le spetta. E questo per volere del Vaticano. I fatti sono questi. La Zecca vaticana, il 16 ottobre scorso, ha coniato una nuova moneta da 10 euro in argento del valore di 69 euro in occasione del 50° anniversario della Giornata Mondiale della Terra. Su un lato della moneta è ritratta una giovane donna incinta il cui pancione è il globo terrestre su cui sono raffigurati alcuni continenti. Dalla sua lunga chioma spuntano alcune spighe.L'Ufficio numismatico vaticano ha così spiegato il significato del conio di questa nuova moneta: «La celebrazione della vita sulla Terra è un impegno a prendersi cura del pianeta, è il progetto al quale la Chiesa intende offrire la sua adesione, un'opera grandiosa e complessa: promuovere un'azione internazionale per garantire a ciascuno il futuro, gli alimenti di cui ha bisogno, tanto per quantità che per qualità, perché l'avanzamento economico si accompagni con lo sviluppo sociale, senza il quale non si dà vero progresso. La Zecca dello Stato della Città del Vaticano ha curato l'emissione di una moneta da 10 euro in argento realizzata dal Maestro Oldani, che raffigura una madre che porta in grembo la Terra, alla quale dobbiamo cura e amore come se fosse una figlia, con nei capelli lunghe spighe di grano, in un rimando tra passato e futuro che diviene atemporale, quindi eterno».Contemporaneamente la Zecca ha emesso anche altre monete. Quattro sono di ispirazione cattolica (vi sono raffigurati San Paolo e Raffaello), la quinta è politicamente corretta: San Pietro a braccia spalancate accoglie i migranti. Moneta battuta in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.Torniamo alla donna incinta sulla moneta da 10 euro. Ora «una madre che porta in grembo la Terra» è palesemente la Madre Terra, divinità pagana e non cristiana. La Madre Terra può essere legittimamente identificata nella famigerata divinità Pachamama, sia perché il termine "Pachamama" in lingua quechua significa Madre Terra, sia perché l'iconografia scelta dal maestro Oldani riproduce quella della Pachamama stessa donna con i capelli lunghi che accarezza il suo pancione, sia soprattutto perché la Pachamama è stata una recente frequentazione delle alte gerarchie cattoliche. Infatti circa un anno fa, durante il sinodo dell'Amazzonia, la divinità indios fece il suo ingresso trionfale nei giardini vaticani per poi venire collocata, in duplice copia, presso la chiesa di Santa Maria in Traspontina e finire, da ultimo, nelle acque del Tevere perché lì buttata da mano pietosa e cattolicissima, nonchè allergica all'idolatria. Dal Vaticano smentiscono chiarendo che la donna raffigurata è solo un simbolo della vita. Come dire di Tizio che non è un malvivente, ma solo un farabutto.Dea Madre o Dea della Vita, fatto sta che il tintinnio di questa moneta ricorda quello dei trenta denari buttati da Giuda sul pavimento del Tempio. In primo luogo perché sulle monete dello Stato della Città del Vaticano esigiamo che vengano raffigurati Nostro Signore, la Santissima Trinità, santi, scene sacre o elogiative della cultura cristiana (v. le monete per celebrare Raffaello). Qui abbiamo una sostituzione bella e buona: da Maria Vergine incinta alla Pachamama incinta. Dal sacro al profano. Da un contenuto cattolico ad uno non cattolico, come avvenne qualche anno fa quando sempre il Vaticano emise un francobollo raffigurante Martin Lutero inginocchiato davanti a una croce e con in mano una Bibbia, in occasione del 500° anniversario della Riforma protestante.In secondo luogo, ammesso e non concesso che vogliamo celebrare il creato, e non la Terra, quasi che se ne sentisse il bisogno perché nessuno lo fa, era indispensabile farlo secondo una prospettiva e sensibilità cattolica, ossia trascendente, dove il creato è al servizio dell'uomo e questi non onora una donna che invece di partorire Dio partorisce il mondo, dove Dio crea il mondo e non coincide con il mondo diventando una divinità pagana. Titolo originale: Il Vaticano paga in PachamamaFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19-10-2020Pubblicato su BastaBugie n. 688
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6256LA LOBBY GAY VUOLE MODIFICARE IL LINGUAGGIO... PER MODIFICARE LA (PERCEZIONE DELLA) REALTA'Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): Netflix e la serie TV con un bimbo trans, la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale promuove l'omosessualità, Lobby gay vs TFPdi Tommaso Scandroglio"Mio figlio in rosa" è un blog di una madre che sta crescendo il suo secondogenito maschio come una femmina. GenderLens è invece un sito che vuole aiutare i bambini a vivere «la propria identità di genere», qualsiasi essa sia.Queste due piattaforme hanno lanciato l'iniziativa #ScriviBene affinché - tale è l'intento ricercato dagli ideatori della iniziativa - tutti noi possiamo rivolgerci alle persone transessuali con la terminologia corretta ed usando frasi che siano rispettose della sensibilità di queste persone. Alcuni suggerimenti: se un uomo è "diventato" donna, non si deve scrivere «Anna è nata uomo», bensì «Anna è stata assegnata maschio alla nascita» - un vero pugno in un occhio (anzi, in un orecchio) in quanto a concordanza con i generi grammaticali - ciò a motivo del fatto che «la biologia di una persona non "vince" la sua identità di genere». [...]Tra realtà e linguaggio c'è un legame profondo: il linguaggio ha la funzione di esprimere e comunicare il mondo, quindi di rivelarlo. Da qui il dovere di chiamare le cose con il loro nome. Tratto comune di tutte le ideologie, compresa la Gender Theory, è creare una realtà inesistente. Ad esempio, una pretesa tipicamente ideologica è volere che un maschio sia femmina. Per creare una nuova realtà occorre: demolire la vecchia realtà e quindi i termini che la indicavano per impedire altre forme di pensiero. Costruire un nuovo mondo anche con l'ausilio di nuovi termini, un nuovo vocabolario che indichi realtà prima inesistenti. Ecco quindi la produzione di un'antilingua (neologismo inventato da Italo Calvino) o di una neolingua (cfr. George Orwell, 1984).In merito alla prima fase, la fase destruens, sono differenti le soluzioni proposte. Vediamone qualcuna. Cancellare alcuni termini senza sostituirli con nuovi: ad esempio i lemmi "maschio" e "femmina" è bene che, prima o poi, vengano eliminati nell'uso parlato. Cancellare alcuni termini sostituendoli con nuovi: "sesso" con "genere", "padre/madre" con "genitore 1 e 2". Il caso più paradigmatico di tutti è il seguente: l'uomo che si percepisce come donna deve essere indicato come donna. La parola "maschio" quindi sarà sostituita dalla parola "femmina". A questo proposito c'è da sottolineare il fatto che il mutamento di termini provoca contemporaneamente il mutamento del giudizio morale, perché cambiando le parole che descrivono la realtà, cambia non tanto la realtà - perché quella non può cambiare - bensì la percezione della realtà. Se continuiamo a riferirci ad un uomo che appare nelle fattezze come donna usando articoli, sostantivi, aggettivi e pronomi femminili, alla lunga la massa si convincerà che realmente quell'uomo è una donna.Ulteriore strategia per cancellare una realtà che non piace: costringere l'avversario a trovare specificazioni fino a poco tempo prima inutili. Il termine "famiglia" ora necessita dell'aggettivo "naturale" per distinguerla dalla "famiglia arcobaleno"; "donna" ora abbisogna della qualificazione "biologica" per distinguerla dalla donna "transessuale". Infine un'ultima tattica linguistica: il depotenziamento di alcuni termini. Ad esempio nelle discussioni sull'omosessualità il termine "natura" ha perso la sua connotazione di impronta metafisica ed è riferito solo a ciò che accade nel regno animale.Nota di BastaBugie: ecco altre notizie sul "gaio" mondo gay... sempre meno gaio.NETFLIX E LA SERIE TV CON UN BIMBO TRANSNuova serie di Netflix «The Baby-Sitters Club», rivolta ai bambini, in cui si narrano le vicende di alcune ragazzine che frequentano le scuole medie e che fanno le baby sitter. In un episodio la baby sitter Mary Anne gioca con una bambina di 9 anni di nome Bailey. Questa ad un certo punto di sporca il vestitino. Mary Anne cerca nel suo armadio un cambio e scopre che l'armadio contiene solo abiti maschili. «Fu allora che capii - spiega Mary Anne allo spettatore -: Bailey era una bambina e i suoi nuovi vestiti aiutano le persone a capirlo». In breve Bailey è un maschietto vestito da femminuccia.Mary Ann appare turbata e cerca di schiarirsi le idee con l'amica Dawn che, tra l'altro, ha il padre gay. Questa così le spiega cosa sia la transessualità: ««È così: sei destrimano o mancino?». «Destro», risponde Mary Anne. «E se qualcuno provasse a farti fare tutto con la mano sinistra, sarebbe davvero strano, vero? Beh, è così che si sente Bailey. Allo stesso modo in cui sai di essere destrimano, Bailey sa che è una ragazza... Vogliamo tutti che il nostro esterno corrisponda al nostro interno».L'errore di ragionamento è facilmente individuabile, meno per un pubblico di bambini: l'essere destrorso o mancino è una potenzialità naturale del soggetto, come essere alto o basso, grasso o magro, versato per una lingua o abile in uno sport. La transessualità invece non è una potenzialità naturale del soggetto, è invece sintomo di un disturbo, di un malessere profondo della persona che chiede attenzione e rispettosa compartecipazione. (Gender Watch News, 16 luglio 2020)LA FACOLTÀ TEOLOGICA DELL'ITALIA SETTENTRIONALE PROMUOVE L'OMOSESSUALITÀLa Facoltà teologica dell'Italia settentrionale offre un corso di Morale speciale, tenuto dal sacerdote Aristide Fumagalli, dal titolo "L'amore omosessuale e fede cristiana". Già il titolo è erroneo dal momento che l'attrazione omosessuale non può venire qualificata come "amore" perché, tra gli altri aspetti, manca di complementarietà e soprattutto perché amare vuol dire volere il bene dell'altra persona e l'orientamento omosessuale non fa il bene della persona.Il corso viene così presentato dall'Annuario 2019-2020: «La successiva ripresa dell'insegnamento tradizionale della Chiesa circa l'omosessualità, indotto da alcuni testi della Scrittura, argomentato lungo il corso della Tradizione e formulato dal Magistero, permetterà di chiarire quanto esso intercetti effettivamente e quanto invece non colga adeguatamente l'attuale esperienza omosessuale di persone credenti». Da notare: si afferma esplicitamente che il Magistero è inadeguato a spiegare in modo corretto ed esaustivo l'omosessualità.«L'eventuale incomprensione tra l'insegnamento tradizionale della Chiesa e l'attuale esperienza omosessuale di persone credenti solleciterà il tentativo di favorire il dialogo, approfondendo criticamente il rapporto tra l'amore vissuto da persone omosessuali e l'amore comandato da Cristo, alla luce dello stesso rinnovamento dell'insegnamento della Chiesa in epoca contemporanea. Sulla scorta di una rinnovata interpretazione e valutazione cristiana dell'amore omosessuale si provvederà a indicare i criteri morali che debbono orientare la vita amorosa di persone omosessuali affinché anch'essa corrisponda al comandamento nuovo dell'amore di Cristo». In questo caso si afferma che l'incompatibilità tra insegnamento tradizionale e omosessualità possa e debba essere superato e, sempre in modo esplicito, che esiste un amore omosessuale compatibile con gli insegnamenti di Cristo.«Un ultimo sviluppo del corso riguarderà la questione del riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso in ambito civile, nella differenza e analogia con quello delle relazioni coniugali tra uomo e donna». In questo passaggio rimane oscuro se Fumagalli intenda tracciare una analogia tra unioni civili e matrimonio in ambito civile - ahinoi esistente - oppure in ambito morale - la qual cosa sarebbe da escludersi in radice.Da ricordarsi che il corso è rivolto soprattutto ai sacerdoti di domani i quali a loro volta formeranno i laici cattolici.(Gender Watch News, 25 giugno 2020)LOBBY GAY VS TFPLa lobby Forum parlamentare europeo per i diritti sessuali e riproduttivi, che vuole promuovere oltre all'aborto anche l'agenda LGBT presso le istituzioni europee, elabora un report per attaccare l'associazione cattolica Tradizione, Famiglia e Proprietà, molto impegnata a livello mondiale, tra gli altri suoi obiettivi, a contrastare le rivendicazioni del mondo arcobaleno.Nel report di 35 pagine si legge che le sezioni locali dell'associazione «riescono a influenzare i centri di poteri europei. (...) Il loro obiettivo è chiaro: creare un ambiente che abbia il massimo impatto possibile nel modellare la legislazione europea e nell'influenzare i governi locali».Le TFP «ambiscono a influenzare l'Unione Europea e le Nazioni Unite. La narrativa reazionaria delle TFP, fondata sull'ortodossia religiosa, santifica le ineguaglianze nella società, e può diventare molto attraente per quelli che cercano una legittimazione religiosa per l'autoritarismo. (...) [Le TFP] sono attive in decine di Paesi con più di quaranta associazioni correlate», «le TFP non sono una normale organizzazione non governativa, bensì un'efficace macchina politica».Il Rapporto intende "allertare i giornalisti, politici, educatori, ricercatori e cittadini europei" contro l'azione delle TFP: "I risultati di questo Rapporto dovrebbero spaventare tutti coloro che hanno a cuore un'Europa libera ed eguale».Questo rapporto in definitiva è un ottimo attestato che le TFP stanno marciando nella direzione giusta.(Gender Watch News, 20 luglio 2020) Titolo originale: La rivoluzione linguistica per distruggere un ordine di valoriFonte: Corrispondenza Romana, 19 Agosto 2020Pubblicato su BastaBugie n. 679
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6247LE EFFUSIONI GAY SULLA SPIAGGIA DI FREGENE DIMOSTRANO IL TRIONFO DELL'IDEOLOGIA GAY di Tommaso ScandroglioSicuramente conoscete la storia della Piuma della gallina Pina. La gallina Pina perde una piuma, la notizia fa il giro del pollaio e alla fine la storia, passando di becco in becco, è così stravolta che racconta di ben cinque galline morte. A Fregene è accaduto come alla gallina Pina, ma solo al contrario: si narra di una piuma persa, invece c'è di mezzo una gallina morta.Partiamo dal racconto quando ormai ha concluso il giro del pollaio mediatico: due ragazzi omosessuali stavano prendendo il sole presso lo stabilimento balneare della Marina Militare di Fregene. Si scambiano un bacio e immediatamente un vicino di ombrellone li intima di smettere altrimenti avrebbe chiamato il «maresciallo dirigente per farli cacciare». Fabrizio Marrazzo, responsabile del Gay Center, che va a nozze (anzi, ad unioni civili) ogni volta che fiuta aria di omofobia, così ha commentato il fatto: «Quanto accaduto è molto grave perché ancora oggi una coppia Lgbt non è libera di passare qualche ora di svago in serenità, senza sentirsi offesa o minacciata. Pertanto chiediamo ai gestori dello stabilimento di prendere le distanze dai fatti e di proporre ai bagnanti di farsi dei selfie dove si baciano in segno di solidarietà alla giovane coppia».I FATTI VERIOra riportiamo i fatti per come sono realmente accaduti, ossia il fatto prima che fosse edulcorato dagli abitanti del pollaio. Citiamo le parole, così come riportate da Fregene on line, di un responsabile dello stabilimento il quale ha raccolto la testimonianza del vicino di ombrellone che ha protestato:«Ho assistito a quanto segue: due ragazzi di giovane età, poco distanti da noi, provvedevano a spalmarsi la crema protettiva reciprocamente in modo ambiguo e fuori luogo, con massaggi ben visibili che arrivavano anche alle parti intime, con lo stupore dei bambini che assistevano a quanto stava accadendo.Dopodiché si sono stesi sul lettino e uno dei due, allungando in maniera ripetuta il piede lateralmente, andava a toccare le parti intime dell'altro con insistenza e con l'intento di stimolarlo. Noncuranti della presenza dei bambini, i due giovani hanno iniziato a scambiarsi effusioni amorose in maniera sempre più spinta, toccandosi le parti intime di fronte a tutti i bagnanti.Valutato quanto detto, nel rispetto del buon costume, della serietà istituzionale dello stabilimento e nella tutela dei minori, ho sollecitato educatamente i due ragazzi a mantenere un atteggiamento consono all'ambiente, nel rispetto del decoro e indiscriminatamente in relazione al loro orientamento sessuale, smentendo dunque l'accusa rivolta al sottoscritto di aggressione omofoba.Nel ribadire quanto affermato, preciso che, nell'eventuale insistenza del comportamento suddetto, avrei provveduto a chiamare chi di dovere per farlo intervenire. Dichiaro quindi quanto detto e prendo le distanze dal racconto distorto e menzognero esposto dai due ragazzi o chi per loro, avente scopo di strumentalizzazione e scalpore mediatico».QUALCHE RIFLESSIONE A MARGINE DI QUANTO ACCADUTOLo spirito di delazione che innerva il Ddl Zan è già ben presente non solo nella comunità LGBT, ma anche nei media. In buona sostanza già da tempo tira un brutto vento che sibila così: dagli all'omofobo. Se una coppia etero amoreggia in modo sconcio forse emetteremo qualche colpetto di tosse per ammonirli. Se è una coppia gay a farlo e abbiamo la raucedine faremo di tutto per non tossire.Viviamo in un clima di intimidazione dove chi dimora nell'aurea sigla LGBT può sentirsi un privilegiato e chi ne è fuori è un perenne candidato alla persecuzione. E infatti avrete notato che quando qualcuno vuole accennare una critica all'omosessualità spesso fa questa premessa: «Io, comunque, ho molti amici omosessuali». Una sorta di giustificazione non richiesta, ma assai sintomatica del fatto che se critichi il mondo LGBT già parti in svantaggio, già ti metterai contro il tuo uditorio e quindi devi recuperare sin da subito questo gap.In secondo luogo la vicenda balneare appena raccontata conforta ancor più nella considerazione che è ormai scontato qualificare le persone omosessuali e transessuali come vittime – vittime a priori - e tutti gli altri come presunti colpevoli. Con l'aggravante che a te presunto colpevole pesa l'onere della prova in merito alla tua innocenza.Terzo pensierino, forse quello più inquietante. La narrazione di come sono andati realmente i fatti porta il lettore a pensare: giusto indignarsi di fronte ad avances così esplicite e così offensive del comune senso del pudore. In breve quello che fa problema è il grado delle dimostrazioni di affetto (oltre ad una certa soglia infrangiamo i limiti della decenza), non lo scambio di effusioni tra due persone omosessuali, non l'omosessualità in quanto tale. Infatti cosa ha detto il vicino di ombrellone accusato di omofobia? «Ho sollecitato educatamente i due ragazzi a mantenere un atteggiamento consono all'ambiente, nel rispetto del decoro e indiscriminatamente in relazione al loro orientamento sessuale».TENTIAMO DI SPIEGARCI MEGLIOSe una coppia eterosessuale si bacia in pubblico in modo conveniente nulla quaestio. Se esagera, è bene riprenderli. Se una coppia omosessuale si bacia in pubblico è sempre sconveniente, non serve aspettare che l'uno solletichi gli ardori lombari dell'altro. Nel caso di effusioni omosessuali non fa problema in prima istanza il grado di espressione di tali effusioni, ma fanno problema le effusioni stesse (semmai l'immoralità dell'atto può essere aggravata dal grado delle dimostrazioni di affetto).Detto ciò, la comunità LGBT dovrebbe rallegrarsi dell'avvenuto chiarimento: nessuno infatti si è permesso di dire che due ragazzi gay non possono baciarsi in pubblico, ma solo che è bene che temperino il loro trasporto emotivo, così come è richiesto per una coppia etero. Si tratta di perfetta equiparazione. È una classica vittoria del pensiero rivoluzionario che procede per tappe: lo scontro non è più sulle effusioni tra due persone omosessuali, bensì sulla soglia di tollerabilità di queste. Domani anche questa meta sarà conquistata e il dibattito si sposterà un poco più avanti, ad esempio su quante persone omosessuali potranno contemporaneamente esternare fisicamente le proprie intime eccitazioni. E così via in un climax involutivo inarrestabile.Dunque ancora una vicenda che conferma che l'omosessualità è assolutamente ben accetta dai più. Anzi forse più che accettata, è temuta. Temuta perché è foriera di conseguenze giudiziarie, di gogne mediatiche, di insulti via social, di discriminazione sociale. Per paradosso questa è la vera omofobia: la paura dell'omosessuale che ti potrebbe mettere nei guai. Ma se stanno così le cose, vuole dire che gli artefici di questa omofobia sono proprio i gay militanti. Un caso paradigmatico di eterogenesi dei fini. Anzi, di omogenesi dei fini. Titolo originale: Dalla spiaggia di Fregene una lezione sull'omofobiaFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26-07-2020Pubblicato su BastaBugie n. 678
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6209ENNIO MORRICONE MUORE A 91 ANNI... QUANDO LA FEDE SI FA MUSICA di Tommaso ScandroglioIn una nota della famiglia si legge che Ennio Morricone è morto «all'alba del 6 luglio in Roma con il conforto della fede». Questa è forse la notizia più rilevante dentro la notizia della scomparsa del compositore romano: Morricone ha lasciato questa terra con il conforto della fede, espressione che, così vogliamo sperare, voglia dire «con il conforto dei sacramenti».E per parlare dell'autore delle musiche di Per un pugno di dollari e di C'era una volta in America iniziamo dal suo rapporto con Dio, perché tutto il resto è secondario, anche per gli uomini di grande talento come lui. In una intervista rilasciata nel 2015 a Famiglia Cristiana così Morricone parlava della educazione cattolica che aveva ricevuto: «Provengo da una famiglia cristiana. La mia fede è nata in famiglia. I miei nonni erano molto religiosi. Con mia madre e le mie sorelle abbiamo sempre pregato prima di andare a letto. Ricordo il periodo della guerra. Durante quei terribili anni pregavamo il rosario. Eravamo tutti molto impressionati. Mi rivedo assonnato che rispondo alle Ave Maria di mia madre. Siamo sempre stati religiosi. La Domenica andavamo a Messa e ci accostavamo al sacramento della Comunione». Una fede che, seppur con qualche riflesso di cristianesimo sociale, era viva anche in età matura: «Io prego un'ora al giorno, ma anche di più. È la prima cosa che faccio. Anche durante la giornata, per caso. La mattina mi fermo davanti a quel Cristo [ed indica un'immagine di Gesù presente nel soggiorno]. E anche la sera. Spero che le mie preghiere vegano ascoltate».LA MUSICA AVVICINA A DIOPoi una domanda sul rapporto tra musica e Dio: «La musica è sicuramente vicina a Dio - risponde il maestro - La musica è l'unica vera arte che ci avvicina veramente al Padre eterno e all'eternità». Se gli occhi sono specchio dell'anima, per Morricone anche la sua musica lo era e rivelava molto di lui: «Luciano Salce, regista di cui ho musicato diversi film, un giorno mi chiamò e mi disse: "Devo lasciarti". "Perché?". Eravamo amici e rimanemmo amici fino alla sua morte. "Perché io faccio film comici e tu fai una musica spirituale, sacrale. Devo lasciarti per forza". Questo episodio mi ha segnato molto. Grazie a lui ho cominciato a ragionarci su. Probabilmente a volte esprimo sacralità anche quando non la cerco o non ci penso». Se da una parte alcune sue musiche esprimono implicitamente una tensione verso il trascendente, altre sue composizioni si inseriscono volutamente nel repertorio sacro. Pensiamo ad esempio Amen, Missa Papae Francisci, Una Via crucis.Se dici Morricone dici "colonne sonore per film", ma in realtà il compositore romano ha spaziato in moltissimi generi ed è stato arrangiatore di canzoni celeberrime come, tra le molte, Sapore di sale, Il mondo, Se telefonando. Tra questi generi quello che coltivava con più passione era la musica contemporanea, che lui chiamava "musica assoluta", forse perché, nelle sue intenzioni, aveva valore di per sé, senza bisogno di un film perché fosse ascoltata. Se per il due volte Premio Oscar la musica contemporanea che scriveva era il suo gioiello più prezioso, questa era sostanzialmente snobbata sia dalla critica, sia dai suoi colleghi compositori contemporanei sia dal pubblico. Quest'ultimo entra comprensibilmente in visibilio per Gabriel's oboe, pezzo celeberrimo che ritorna più volte nel film Mission e la cui melodia dà prova, insieme a moltissime altre colonne sonore, di come Morricone fosse uno degli eredi più degni di oggi del bel canto all'italiana. Di certo il grande pubblico non si avventura nell'ascoltare i suoi concerti per strumenti solisti e orchestra o pezzi come Frammenti di Erossu o le musiche per i balletti Requiem per un destino, composizioni di cui ignora molto probabilmente addirittura l'esistenza (sui YouTube il numero di ascoltatori arriva solo a qualche centinaio contro il milione e trecentomila di Gabriel's oboe).SCRIVERE MUSICA PER FILMOra se il signor Rossi snobba il Morricone autore di musiche contemporanee perché non così orecchiabili come le sue colonne sonore, l'ambiente che gravita invece alla cosiddetta musica contemporanea lo ha sempre guardato con diffidenza per il motivo opposto: una musica solo apparentemente colta, ma in realtà troppo fruibile, troppo melodica, troppo "potabile" (se sei comprensibile non sei colto), priva di quelle dissonanze, inciampi, acciacchi e stridori che dovrebbero essere un marchio di garanzia per chi vuole scrivere oggi musica seria. Ed infatti il Nostro aveva studiato alla scuola di Goffredo Petrassi e sostanzialmente l'impianto dei suoi lavori - al netto di qualche sperimentazione - era tonale, quindi ascoltabile. Una vera bestemmia soprattutto pensando agli anni in cui Morricone si formò ed iniziò a scrivere, anni in cui imperversava la dodecafonia, lo strutturalismo, il minimalismo. Inoltre gli ambienti accademici non gli hanno mai perdonato il suo svendersi e involgarirsi con le musiche pop per i film. Una persona non gradita, un paria, in buona sostanza, negli ambienti che contano.Di suo Morricone non ha mai nascosto che iniziò a scrivere musica per film per guadagnarsi il pane (Petrassi detestava questa sua scelta perché impura) e così essere in grado di scrivere musica colta. Ma la fama gli venne dalla produzione popolare e non sfondò mai come compositore contemporaneo. Un paradosso: un uomo che è stato osannato a livello mondiale dal pubblico e dalla quasi totalità dei registi, che ha vinto decine e decine di premi e che ha segnato per sempre la storia della produzione musicale per il grande schermo, non trovò quasi alcun riconoscimento per le opere che lui giudicava di maggior pregio.Vien da chiedersi allora se è morto con questo rimpianto, con il rimpianto di essere passato alla storia per Il buono, il brutto e il cattivo e non per 4 Anamorfosi latine. Forse no a giudicare dal suo carattere umile che lo ha portato a chiedere esequie in forma privata, perché - così ha lasciato scritto nel testamento - «non voglio disturbare».
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6175LEGGE SULL'OMOFOBIA: IL COMUNICATO DELLA CEI E' BUONO... MA NON COLPISCE NEL SEGNO di Tommaso ScandroglioUn raggio di sole dalla Cei. Un comunicato dei vescovi italiani sulla proposta di legge Zan sulla cosiddetta omofobia che è adamantino sin dal titolo: «Omofobia, non serve una nuova legge». Peccato solo per aver accettato di usare il termine "omofobia" che ha una accezione fortemente ideologica. Ma passiamo oltre e andiamo a leggere il contenuto di questo comunicato.Dopo aver condannato giustamente ogni forma di ingiusta discriminazione verso le persone omosessuali, la Conferenza episcopale sottolinea il fatto che «un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell'ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio». E aggiunge che in merito ai nuovi reati che si vogliono introdurre «non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l'urgenza di nuove disposizioni».LA LIBERTÀ DI PAROLA E DI OPINIONEIl comunicato della Cei addirittura rilancia e lo fa sul tavolo della liberta di parola e di opinione: «Anzi, un'eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui - più che sanzionare la discriminazione - si finirebbe col colpire l'espressione di una legittima opinione, come insegna l'esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte». I vescovi italiani poi ricorrono ad un esempio paradigmatico e assolutamente azzeccato: «Per esempio, sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma - e non la duplicazione della stessa figura - significherebbe introdurre un reato di opinione. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l'esercizio di critica e di dissenso». In chiusura la Cei suggerisce di puntare non tanto sulla repressione penale, bensì sulla educazione delle coscienze.Il raggio di sole di cui sopra però fa fatica a fendere alcune spesse nubi. Ci spieghiamo meglio. Bene sottolineare il fatto che la persona omosessuale è già tutelata in quanto persona dal nostro ordinamento giuridico. Bene rimarcare il fatto che il Ddl Zan si presta a probabili derive liberticide. Ma quello che fa problema di questa proposta di legge non sono tanto questi due aspetti, o altri aspetti giuridici, bensì che il Ddl Zan volendo tappare la bocca a chi critica l'omosessualità e le condotte omosessuali presuppone che l'omosessualità sia una bene giuridico, che sia una condizione tutelata dallo Stato e che le condotte omosessuali siano diritti legittimi, tutte realtà giuridiche che in effetti sono state già introdotte nel nostro ordinamento dalla legge Cirinnà sulle Unioni civili. In breve il Ddl presuppone il fatto che l'omosessualità sia una variabile dell'orientamento sessuale moralmente accettabile.L'OMOSESSUALITÀ NON FA IL BENE DELLA PERSONADunque il comunicato Cei, pur essendo lodevole, non va alla radice del problema: si deve dire No al Ddl Zan non tanto perché non ci sono lacune normative sulla materia o perché sarebbe un attentato alla nostra libertà di parola, bensì perché l'omosessualità non fa il bene della persona e quindi contraddice il bene comune. Il giudizio morale in questo caso si riflette anche in ambito giuridico-politico. In effetti questa critica di fondo difficilmente sarebbe potuta venire dalla Cei perché la stessa più volte è rimasta inerte di fronte alle veglie arcobaleno tenute in molte chiese di Italia, ai corsi parrocchiali che da inclusivi delle persone omosessuali si trasformavano di fatto in inclusivi dell'omosessualità, alla permanenza in ambito ecclesiale e parrocchiale di persone omosessuali che rivestivano ruoli importanti e che non avevano nessuna intenzione di abbandonare il loro stile di vita gaio (famigerato il caso del capo scout che si "sposò " in comune, con benedizione del vicario parrocchiale presente alla cerimonia), contraddicendo in tal modo quanto disposto al n. 11 dal documento «Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali» della Congregazione per la Dottrina della Fede.In breve non si può dire No all'omosessualità solo a metà, solo sul versante giuridico. Bene ha fatto la Cei a ricordare l'impegno educativo delle coscienze, ma questa educazione deve essere promossa non solo versante del rispetto delle persone omosessuali, ma ancor prima sul versante del rispetto della verità tutta intera sull'uomo. Dunque se non si ritorna a livello pastorale a formare rettamente le coscienze sul tema omosessualità si avranno sempre le armi spuntate sui vari Ddl Zan che verranno proposti. Infatti questi progetti di legge non nascono come funghi dall'oggi al domani, ma sono il precipitato giuridico di una sensibilità diffusa costruita nel tempo. Si propongono queste norme proprio perché ormai, ben prima, il percepito collettivo ha già accettato l'omosessualità. Per contrastare queste leggi certamente è meritorio appuntare aporie ed errori giuridici in esse presenti, ma appare come il tentativo di curare i sintomi e non la patologia. Il problema dunque sta a monte, sul piano culturale, non a valle, sul piano giuridico, piano che ha recepito solo i frutti di un lavoro pluridecennale volto a far accettare a tutti il mondo arcobaleno.Dunque lodevole aver richiuso il recinto per non far scappare altre vacche, ma nella consapevolezza che la maggior parte della mandria è già scappata.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6067MORTO CARLO CASINI, FIGURA CONTROVERSA DEL MOVIMENTO PER LA VITA di TOMMASO SCANDROGLIOMORTO CARLO CASINI, FIGURA CONTROVERSA DEL MOVIMENTO PER LA VITAPresidente del Movimento per la Vita e parlamentare con la DC e l'UDC, è stato protagonista nei suoi 85 anni di molte battaglie, ma ha anche causato dolorose divisioni nel mondo pro life italianodi Tommaso ScandroglioSi è spento ieri all'età di 85 e dopo lunga malattia Carlo Casini, per moltissimi anni presidente del Movimento per la Vita (che fu fondato da Francesco Migliori nel 1980). Magistrato della Corte di Cassazione, docente universitario, membro della Pontificia Accademia per la Vita, giornalista pubblicista, saggista dagli interessi plurimi, la sua esperienza come politico inizia tra le fila della Democrazia cristiana. Siede alla Camera dal 1979 al 1992, poi ricopre il ruolo di europarlamentare nell'84, '89, '94, 2006 e 2009.Anche i suoi detrattori più critici all'interno del mondo pro-life non possono non riconoscere che Casini per decenni è stato una figura centrale - con tutta l'ambiguità dell'accezione che questo aggettivo comporta - nel panorama bioetico nazionale e, con accenti diversi, internazionale.LE BATTAGLIE (PERSE) DEL MOVIMENTO PER LA VITAI suoi sostenitori in queste ore lo ricordano come colui che portò avanti una lotta serrata a favore della vita nascente e morente e a favore della famiglia, durante tutta una lunga parabola temporale entro cui si accesero in Italia battaglie pro e contro il divorzio, l'aborto, la fecondazione artificiale e le unioni omosessuali civilmente riconosciute. Gli amici e collaboratori di una vita piangono la scomparsa di un leader lucido che seppe tenere testa al fronte laicista spostando la battaglia sui temi sensibili dal piano esclusivamente confessionale ad uno più laico, ossia mostrando le ragioni della difesa della vita, sia sotto il profilo morale che giuridico.Amici e collaboratori lo ricordano come il fondatore di un movimento, ben radicato sul territorio, che è stato per lungo tempo il paradigma di riferimento, quasi esclusivo, del mondo pro-life, come un uomo capace di far germinare progetti rilevanti quali i Centri Aiuto alla Vita, il Progetto Gemma, le case di accoglienza per le mamme, la campagna di respiro europeo Uno di Noi e di farsi promotore del referendum abrogativo della legge 194, nonché propugnatore del varo della legge 40 del 2004 sulla fecondazione extracorporea, legge che avrebbe messo fine - così sostengono - al far west procreativo fino ad allora dilagante e che avrebbe impedito al fronte pro choice di varare una norma ben peggiore.Volendo meramente fotografare un dato di fatto e omaggiando la sua memoria di uomo schietto e franco con il ricordo anche di alcuni profondi dissapori che le sue scelte provocarono all'interno del mondo prolife, la figura di Casini è stata indubbiamente anche divisiva. I suoi oppositori più fieri, presenti più tra le fila amiche che nemiche, negli anni gli hanno contestato un eccessivo personalismo nella direzione del Movimento, una scomoda sovrapposizione tra la figura di presidente e il ruolo politico che avrebbe rischiato di far scomparire la buona causa dell'impegno per la vita e la famiglia tra le rapide dei giochi di palazzo.ATTEGGIAMENTO COMPROMISSORIOAltra censura che spesso si è levata nel micro o macrocosmo prolife è stata quella di un atteggiamento compromissorio, quasi con accenti utilitaristi, sul fronte legislativo, promuovendo, oltre al referendum massimalista sulla legge 194, anche uno minimalista e poi appoggiando ad esempio una legge, la 40, che legittima un male morale: presidiare normativamente la fecondazione artificiale al fine di evitare derive ulteriori che poi, puntualmente, si sono verificate. Altresì si biasimò in lui una strategia eccessivamente difensiva, di corto respiro come nel caso della campagna Uno di Noi. Infine un'altra critica ricorrente è stata quella che vedeva il Movimento per la Vita laico sulla carta, ma nei fatti legato a filo doppio con la Cei, un filo che non pochi avrebbero voluto rescindere.Tutte queste dinamiche profondamente dialettiche nell'organismo prolife lo minarono in radice e nacquero scissioni, scontri al calor bianco, barricate culturali che, ancor oggi, marcano nell'intimo le differenti anime di realtà associative impegnate nella difesa di quelli che una volta venivano chiamati principi non negoziabili.Che ci si voglia posizionare tra i fan di Casini o tra le fila dei censori, tra gli entusiasti o tra i perplessi, riteniamo che sia indubbio ammettere che il sacro fuoco della difesa della verità ardeva in lui incessantemente e lo ha consumato - come fiamma che consuma la candela - fino al letto di morte. Una preghiera per lui e per i suoi cari che lo piangono.Nota di BastaBugie: in tutti questi anni abbiamo pubblicato decine di articoli sulle travagliate vicende del Movimento per la Vita e dei comportamenti tenuti dal suo presidente Carlo Casini. Lo conoscevamo personalmente, abbiamo cenato con lui più volte, abbiamo avuto spesso pareri difformi (vedi qui e qui) culminati con un articolo della rivista del MpV che condannava, tra gli altri, anche BastaBugie (vedi qui).Resta comunque la cristiana pietà che ci chiama a una preghiera per la sua anima e per i familiari tutti, in particolar modo la moglie, i quattro figli e i (tanti) nipoti che abbiamo conosciuto in un ritrovo familiare in occasione dell'anniversario di matrimonio. Fu Carlo stesso a dirci il motivo per cui lo festeggiavano il 28 dicembre: non era la data del matrimonio, ma siccome la Chiesa ricorda i Santi innocenti martiri uccisi da Erode, e visto che lui la considerava la battaglia della vita (in difesa degli innocenti uccisi con l'aborto) festeggiava quindi con la moglie (e i parenti tutti) tale significativa data.Per leggere le decine di articoli che abbiamo pubblicato su di lui e sul Movimento per la Vita, clicca nel seguente link:http://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?testo_ricerca=movimento_per_la_vita
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6010A SANREMO FIORELLO PRENDE IN GIRO LA CHIESA, I SACERDOTI, LA FEDE di Tommaso ScandroglioEntra dalla platea ed entra in talare. È Fiorello che apre così il Festival di Sanremo. Con la sua usuale verve affascina il pubblico osannante: «Buonasera fratelli e buonasera sorelle! In questo mondo c'è bisogno di pace! Scambiatevi il segno di pace. Datevi la mano un con l'altro. Fatelo sul serio». Poi spiega il motivo del suo abbigliamento: «Questo è il festival delle polemiche e bisogna iniziare con qualcosa di veramente forte. Questo non è un abito blasfemo, ma un abito di scena. Dovevamo iniziare con qualcosa di potente. Questo è l'abito originale di Don Matteo». Lo sketch si conclude con Fiorello e tutto il pubblico che cantano "Amadeus" sulle note dell'alleluia.CATTOLICI RIDOTTI A MACCHIETTAFiorello, pleonastico a dirsi, è un genio dello spettacolo. Ma ai geni si deve perdonare di meno che alla very normal people proprio a motivo del loro genio. Il primo commento, quello più epidermico e dettato dalle viscere, è intuitivo per i lettori della Bussola: Fiorello ha preso in giro la Chiesa, i sacerdoti, la fede. "Lo facesse con l'islam con tanto di Kufi in testa o scimmiottasse il cohen ebraico!", a qualcuno scapperebbe da dire. Il Rosario Tindaro nazionale lo sa ed è per questo che ha tirato fuori la foglia di fico dell'abito di scena per coprire alcune pudenda che in realtà hanno visto milioni di spettatori.Però se facciamo tacitare per un attimo le nostre viscere, ci accorgiamo di un fatto quasi banale. Fiorello inconsapevolmente ci ha confermato in una verità tanto lapalissiana che non riusciamo nemmeno più a vederla: la Chiesa, la fede, i sentimenti religiosi, etc. vanno bene ormai solo per far ridere. I cattolici sono ridotti a macchiette. La religione cattolica sopravvive nella mente dei più come una tenue eco di qualcosa di assolutamente alieno con la vita di ogni giorno, buona solo per strappare sbadigli, sdegnose riprovazioni (sagrestia per molti fa rima solo con pedofilia) o risate se ci mette del suo un comico.SOLO CANZONETTE?Già il fatto che Fiorello si presenti in talare la dice lunga. Quanti sono i sacerdoti in talare? Lo zero virgola. Però nell'immaginario collettivo il sacerdote è in talare. Fiorello stimola l'immaginario collettivo e dunque la talare ha una sua ragion d'essere. Però - e qui sta il punto - si tratta ormai solo di un simbolo, di una icona, di una suggestione visiva senza più nessun aggancio con il reale. Siamo perciò oltre alla satira del sacro. Il sacro è ridotto né più né meno ad un espediente di scena, ad un canovaccio teatrale, ad un topos comico, ad una maschera, così come in Shakespeare c'è il buffone e la prostituta. Perciò non prendetevela cari cattolici, nulla di personale. La talare è solo un pretesto, appunto «un abito di scena», come ha ricordato il Nostro.E dunque Fiore ci può prendere in giro perché i cattolici che vivono la loro fede in talare - ossia seriamente - sono pressoché estinti. Quindi numericamente innocui e di certo quei pochi esistenti non siedono nella stanza dei bottoni. Gli altri, i cattolici con il maglioncino grigio topo, plaudono festanti al dileggio festivaliero cantando "Amadeus" sulla melodia dell'alleluia parrocchiale. Tanto sono solo canzonette, si dirà.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5968SE TI ADEGUI AI COMPROMESSI STAI RINUNCIANDO ALLA REALTA' (E ALLA TUA IDENTITA') di Tommaso ScandroglioIn giro c'è aria di rinuncia. Il maschio da tempo ha dismesso la sua armatura e s'imbelletta nelle beauty farm, abdica al ruolo di padre preferendo quello più comodo di amico dei propri figli. La donna abbandona il focolare domestico e salta sul rapido 901 che si chiama divorzio express, destinazione successo personale oppure s'imbarca sul transatlantico della carriera emancipatrice. La politica desiste dagli ideali alti, più attratta, sotto ricatto elettorale del popolino cresciuto sull'Isola del Famosi, dal cabotaggio tra i litorali dei desideri dei cittadini che si fanno diritti in Parlamento.La Chiesa rinuncia alla trascendenza nelle fede e alla metafisica in morale e si scolora in un'organizzazione non governativa che, sempre a rimorchio, dà una mano ai governi in tema di povertà e immigrazione, temi alla fine confortevoli. La scuola si è ridotta a un'erogatrice di servizi insipidi e incolori perché l'inclusività e il pluralismo non hanno mai incendiato i cuori dei ragazzi, ma solo strappato a loro ampi sbadigli. I media, con lodevoli eccezioni, cucinano con ossessiva ripetitività lo stesso menù fatto di stereotipi di plastica e di giudizi copia-incolla.LA RINUNCIA ALLA PROPRIA IDENTITÀIn breve pare che ognuno abbia rinunciato ai propri ruoli naturali, alla sua vocazione, ossia alla sua identità. Il filosofo francese Vladimir Jankélévitch ebbe a scrivere in merito all'identità: «io sono il solo ad essere me stesso» (La cattiva coscienza, Dedalo, Bari, 2000, p. 130). Ecco, pare che si faccia a gara per imitare chi non dobbiamo essere: il maschio imita la donna, la donna il maschio, la Chiesa lo Stato, lo Stato la Chiesa perché si dogmatizza (es. la Costituzione è sacra, l'Europa non si tocca), etc.Il risultato è il seguente: se ciascuno di noi insieme allo Stato, alla Chiesa, alle varie agenzie educative e realtà sociali, preferisce giocare a ribasso, il mondo si svuota di identità e il «diventa ciò che sei» di Pindaro (Pitiche, II, 72) svapora di significato. L'identità è quel tratto di bisturi inciso dalla natura nella carne viva dell'uomo che la storia e la volontà di molti agguerriti ominidi tentano da sempre di cancellare. In tal modo la fisionomia dell'uomo, della donna, degli ordinamenti giuridici, della scuola si deforma, anzi diventa amorfa, liquida. Senza più confini l'uomo non diventa libero, ma si perde perché cammina nel deserto. «Sono libero, ma tra i morti» ricorda il Salmo 87.LA GUERRA CONTRO LA REALTÀOra tratto comune di tutte le ideologie è la guerra contro la realtà, contro ciò che è così come è, ossia contro l'identità. Questo per tentare, con sforzo da Sisifo, di sostituire al reale un ideale.Aleksandr Solženicyn racconta nel suo Arcipelago Gulag che l'intellighenzia staliniana un giorno chiese al fior fiore degli ingegneri esperti in mobilità quanti passeggeri ci potessero stare in un vagone ferroviario. Gli ingegneri fecero i conti e li presentarono ai politici. Questi ne furono scandalizzati. Ma come?! Così pochi?! I vagoni dei treni della Grande Madre Russia sono i migliori al mondo e quindi di certo possono contenere un numero di passeggeri enorme. Risultato: gli ingegneri finirono nei gulag con buona pace dei loro calcoli. Se la realtà non ti piace, fai guerra alla realtà.E così se io sono maschio, ma mi sento donna, magicamente divento ciò che la realtà mai potrà concedermi. Se la donna pensa che la sua felicità sia involarsi lontano dalla famiglia e dai figli, ecco l'emancipazione femminile che sbeffeggia la maternità come costrutto sociale, non riconoscendola come realtà naturale. Se la Chiesa pensa che lo srotolarsi dell'esistenza umana scorra unicamente sul piano immanente della storia, dimentica che la realtà dell'uomo è composta da materia e spirito, ecco che le priorità diventano i posti di lavoro e la lotta alle mafie. E l'elenco potrebbe continuare a lungo e lungo le strade della vulgata corrente.Rinunciamo ai compromessi per non rinunciare all'identità.Nota di BastaBugie: non ci stancheremo mai di consigliare la visione dello straordinario video "La battaglia contro la realtà" (durata: 2 minuti) tratto da un film discutibile, ma che in questo spezzone raggiunge un vertice di saggezza.Gli adepti del Fronte Popolare di Giudea confabulano azioni terroristiche contro i nemici di sempre: i romani. Un uomo vuole che la battaglia dei gay di avere figli venga condivisa dagli amici di quel fronte. Ecco allora che uno degli esponenti più saggi del gruppo si domanda se quella non sia una sterile "battaglia contro la realtà". Essere "contro la realtà" è infatti la prerogativa di ogni ideologia. Ieri comunismo e nazionalsocialismo, oggi animalismo, ambientalismo, movimento gay...Ecco dunque l'esilarante ma serissimo video, seguito dal nostro commento alle frasi più significative.http://www.youtube.com/watch?v=Sz9rJowh0pYREALISMO CONTRO IDEOLOGIA- Perché vuoi essere Loretta?- Voglio avere dei bambini. E' un diritto di ogni uomo averne, se li vuole.- Ma tu non puoi avere dei bambini...- Uffa! Non mi opprimere- Non ti sto opprimendo: è che tu non hai l'utero. Dove si dovrebbe sviluppare il feto? Lo vuoi tenere in un barattolo?COMMENTO: al contrario del realismo, l'ideologia non tiene conto della realtà ed anzi vuole piegarla al proprio schema. Se i fatti contraddicono l'idea, tanto peggio per i fatti. Coloro che ricordano la realtà, vengono definiti "nemici" e "oppressori", nonostante le loro argomentazioni siano perfettamente logiche e scientifiche.Come diceva san Massimiliano Maria Kolbe: "Alcuni non cercano la verità perché hanno paura di trovarla".CAMBIARE LA REALTA'- Supponiamo di stabilire che lui non possa avere bambini perché non ha l'utero, il che non è colpa di nessuno, (semmai dei romani)...COMMENTO: l'ideologia non comprende che la realtà è il dato da cui partire, per cui pensa che ciò che vede sia sempre frutto di decisioni umane, quindi tutto può essere cambiato, cambiando il modo di pensare della gente. Ad esempio anche matrimonio e maternità possono essere cambiati a piacimento perché, anche se fino ad ora si pensava che il matrimonio fosse tra un uomo e una donna, ora non è più così. Anche avere figli non può essere impedito a due uomini o due donne.Non accettando la realtà, si considerano "nemiche" tutte le istituzioni che difendono la realtà. Nel video sono i "romani", oggi è principalmente la Chiesa Cattolica (guarda caso: romana).LA PERDITA DELLA RAGIONE- ... ma comunque il diritto di avere dei bambini ce l'ha- Combatteremo gli oppressori per il tuo diritto ad avere dei bambini- Che senso ha combattere per il suo diritto ad avere dei bambini se lui non può avere bambiniCOMMENTO: il realismo si stupisce dei contorti ragionamenti degli ideologi e cerca di proporre le sue idee cariche di semplice buon senso, cioè di ragione. Purtroppo quando si perde la fede, automaticamente si perde anche la ragione.Come ricordava Giovanni Paolo II: "La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità" (Enciclica Fides et ratio).Ed ecco perché G. K. Chesterton ricordava che "Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo".LA LOTTA CONTRO LA REALTA'- Simbolicamente parlando, è la nostra lotta contro l'oppressione- Simbolicamente parlando, è la sua lotta contro la realtàCOMMENTO: in conclusione, si può affermare con San Paolo che il problema dei sapientoni di questo mondo, che pensano di piegare i fatti con l'uso della loro ragione, è che alla fine "Sragionarono con i loro ragionamenti" (Rm 1,21). Ecco perché ad esempio il razionalismo non è usare la ragione, ma storpiarla. Infatti il razionalismo sta alla ragione, come la polmonite sta al polmone.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5940PER LA PONTIFICA ACCADEMIA BIBLICA I SODOMITI NON PRATICAVANO L'OMOSESSUALITA', MA ERANO POCO ACCOGLIENTI (UN' PO' COME SALVINI)L'omosessualità, che per la Chiesa è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio, oggi è riabilitata dai biblisti (che si sono dimenticati la dottrina della Chiesa)di Tommaso ScandroglioUna corposa e sistematica revisione della dottrina cattolica sull'omosessualità partendo da una lettura per lo meno parziale della Scrittura. E' quanto emerge dalla sezione dedicata ai rapporti tra persone dello stesso sesso contenuta nel libro Che cosa è l'uomo? redatto dalla Pontificia Accademia Biblica (PAB). Come già scritto il testo viene presentato come una «lettura antropologica sistematica della Bibbia», commissionata «dal Papa in persona».Indagheremo qui la sezione dedicata all'omosessualità che occupa circa lo spazio di dieci pagine.Evidenziamo innanzitutto il seguente passaggio: «Va subito rilevato che la Bibbia non parla di inclinazione erotica verso una persona dello stesso sesso, ma solo degli atti omosessuali» (n. 185). Sul piano scritturistico si potrebbe però citare San Paolo: «Né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio» (1 Cor 6, 10).NÉ EFFEMINATI, NÉ SODOMITIQuesta citazione si offre a due riflessioni. La prima: per sodomiti Paolo potrebbe intendere sia coloro che compiono atti di sodomia, sia coloro vivono una condizione di omosessualità. Non si può escludere quindi che il testo si riferisca anche all'inclinazione omosessuale.Seconda riflessione: i termini "effeminati" e "sodomiti" potrebbero sembrare una ripetizione per rafforzare il concetto che coloro che praticano atti omosessuali non «erediteranno il regno di Dio». Ma tale interpretazione difficilmente potrebbe essere accolta, dato che le altre categorie di persone elencate sono assai dissimili tra loro e non c'è traccia di ripetizioni. Dunque Paolo quando usa il termine "effeminati" e "sodomiti" si sta riferendo a due categorie morali differenti: gli effeminati potrebbero essere i transessuali oppure coloro che si comportano da "femmina", ossia coloro che hanno un orientamento omosessuale (nulla vieta che nel medesimo termine confluiscano entrambi i significati); i sodomiti sono invece coloro che compiono atti omosessuali e, tra questi, anche coloro che non hanno una inclinazione omosessuale (assumono condotte omosessuali ad esempio per vizio). Da qui però un doveroso distinguo. La condizione omosessuale, come quella transessuale (entrambe sempre moralmente disordinate), può essere un habitus che la persona si trova a vivere senza sua colpa oppure può essere l'effetto di atti peccaminosi, ad esempio aver continuato nel tempo ad assumere condotte omosessuali, un effetto verso cui la persona sarà chiamata da Dio a rispondere. San Paolo, se la nostra esegesi fosse corretta, quando parla di effeminati, si riferirebbe a questa seconda ipotesi (sempre che non parli solo di transessuali): l'omosessualità quindi, in questi casi, rivelerebbe a monte scelte che non permettono di entrare nel regno dei Cieli.L'OSSESSIONE IMMIGRAZIONISTA DIVENTA CRITERIO ESEGETICOAltra prova che anche l'omosessualità può essere condizione colpevole è data da quest'altro passo paolino: «Si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento» (Rm 1, 27). Passo in cui gli atti ignominiosi sono distinti concettualmente dalle passioni e dal traviamento che nel testo paiono potersi qualificare come condizioni meritevoli di punizione.Torniamo al volume Che cosa è l'uomo?. Al n. 185 e al n. 195 si afferma che la condanna degli atti omosessuali compare poche volte nella Bibbia, quasi a dire che in fondo per Dio i peccati di omosessualità siano questioni bagatellari. Limitatamente a questo aspetto di carattere quantitativo, ad essere coerenti con tale criterio dovremmo concludere che anche il comando di amare il prossimo tuo sia di poco conto, dato che, come riportano i sinottici, Gesù ha espresso questo comando una volta sola. Anche nel nostro codice penale all'omicidio è dedicato un solo articolo. Ma quello basta e avanza. Così è sufficiente una sola parola di Dio per vietare una certa condotta per concludere che è per l'appunto vietata. Il criterio della qualità vince su quello della quantità. Inoltre c'è da aggiungere che il divieto di peccati più generali includono spesso quelli più specifici. E così il sesto comandamento include anche gli atti omosessuali.Nel n. 186 si ammette che uno dei peccati commessi a Sodoma era legato all'omosessualità. Ma il castigo di Dio pare scagliarsi contro gli abitanti di questa cittadina non perché rei anche di condotte omosessuali, ma perché poco accoglienti verso lo straniero. L'ossessione immigrazionista diventa criterio esegetico del testo sacro. Infatti nel racconto biblico si narra che due stranieri, in realtà due angeli, vengono in città e rischiano di essere brutalizzati. Secondo la PAB in Genesi 19, 1-29 non si condanno gli atti omosessuali in quanto tali, «viene piuttosto denunciata la condotta di un'entità sociale e politica che non vuole accogliere con rispetto lo straniero, e pretende perciò di umiliarlo, costringendolo con la forza a subire un infamante trattamento di sottomissione». Stesso concetto ribadito nel n. 188: «In conclusione, dobbiamo dunque dire che il racconto riguardante la città di Sodoma (così come quello di Gabaa) illustra un peccato che consiste nella mancanza di ospitalità, con ostilità e violenza nei confronti del forestiero, comportamento giudicato gravissimo e meritevole perciò di essere sanzionato con la massima severità, perché il rifiuto del diverso, dello straniero bisognoso e indifeso, è principio di disgregazione sociale, avendo in se stesso una violenza mortifera che merita una pena adeguata». Un caso di porti chiusi ante litteram che merita la pena di morte.IL PECCATO DI SODOMADunque, a leggere quanto scritto dalla PAB, pare concludersi che, innanzitutto, se lo straniero fosse stato consenziente, nulla quaestio sull'omosessualità. In secondo luogo l'omosessualità da condannare è quella che appalesa non una disordinata inclinazione sessuale, bensì un desiderio di prevaricazione, di non inclusività. C'è invece da sottolineare che, in prima battuta appare curioso che, anche se fosse stata questa l'intenzione degli assalitori, dare cioè una bella lezione agli stranieri, costoro avessero scelto la sodomia come modalità per aggredire gli stranieri e non cazzotti e bastoni. Forse perché gli assalitori erano già avvezzi per conto loro a queste pratiche?Inoltre, qualora i violentatori fossero stati animati realmente da tali intenzioni (ma il testo in sé rimane oscuro sulle reali motivazioni che muovevano alla sodomia), la corretta ricostruzione sotto il profilo morale dell'accaduto che ci si aspettava dalla PAB sarebbe dovuta essere la seguente: al disordine oggettivo dell'atto omosessuale si sarebbe sommato il fine malvagio di non accogliere lo straniero o, più correttamente, l'atto materiale disordinato omosessuale sarebbe stato informato da un fine illecito che nulla aveva a che fare con l'aspetto erotico, ma che riguardava l'odio verso il forestiero.Detto tutto ciò, centriamo il punto essenziale della esegesi biblica offerta dalla Pontificia Accademia sul caso Sodoma: per la PAB Sodoma è stata rasa al suolo solo per motivi xenofobi. Ma la presunta intenzione xenofoba di coloro che volevano sodomizzare i due stranieri non è assolutamente attribuibile agli altri abitanti di Sodoma che infatti avevano rapporti omosessuali tra loro e non con i forestieri.Per la PAB invece non è così perché il peccato di Sodoma è solo il peccato di quei pochi "sovranisti" che volevano abusare dei due stranieri. Infatti la PAB si spinge a dire che «il racconto tuttavia non intende presentare l'immagine di una intera città dominata da brame incontenibili di natura omosessuale» (n. 187). Vero, se ci riferiamo unicamente al brano di Genesi 19, 1-19, falso se andiamo a leggere il capitolo precedente in cui scopriamo che a Sodoma non esistevano nemmeno dieci giusti, perché se fossero esistiti, come è noto, Dio non avrebbe raso al suolo la cittadina (Gn 18, 32). E la decisione di Dio di distruggere la città avviene prima che alcuni tentassero di sodomizzare gli stranieri, dunque l'ostilità verso lo straniero non era il motivo principale della punizione divina. Perciò la città era sì dominata da brame incontenibili di natura omosessuale. Il fatto poi che una intera città era dedita al vizio omosessuale è testimoniato altresì da questo brano del Nuovo Testamento: «Così Sòdoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all'impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno» (Gd, 7). Perciò, contrariamente a quanto espresso nel volume della PAB, la condanna divina riguarda anche e soprattutto l'omosessualità intesa come disordine dell'orientamento sessuale e si riferisce ad una intera collettività.CONCLUSIONI FUORVIANTIE nonostante Dio abbia sterminato l'intera popolazione di Sodoma e Gomorra la PAB riesce a dire che «non troviamo nella tradizioni narrative della Bibbia indicazioni concernenti pratiche omosessuali, né come comportamenti da biasimare, né come atteggiamenti tollerati o accolti con favore» (n. 188). Dunque secondo la PAB, dato che gli atti omosessuali condannati nella Bibbia sono riprovati solo quando manifestano atteggiamenti persecutori nei confronti del diverso, le rimanenti condotte omosessuali assunte non per motivi xenofobi sono moralmente neutre agli occhi Dio, né da condannare, né da tollerare, né da approvare.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5798INTERVISTA SEMISERIA AL SIGNOR ''POLITICAMENTE CORRETTO'' di Tommaso ScandroglioIncontriamo il signor Politicamente Corretto a casa sua, che in realtà è una lussuosa villa con piscina olimpionica, posta sulla sommità di un colle con una vista a 360° sulla valle dove abitiamo noi comuni mortali. La villa ha pianta circolare e un'infinità di porte d'accesso. All'interno, le innumerevoli stanze hanno la caratteristica di essere dipinte ciascuna con un proprio colore. In tal modo nessuna tinta è assente in questa spettacolare dimora. Altra peculiarità, non ci sono spigoli all'interno. Ne sono sprovvisti sia i muri che i mobili. Politicamente Corretto, prima dell'intervista, ci ha rivelato che così nessuno si ferisce.Il padrone di casa ci accoglie in un'ampia vestaglia con una stampa fantasia, dove il simbolo della pace, rigorosamente color arcobaleno, pare avvolgere il nostro interlocutore in un vaporoso abbraccio. Ha modi decisi, ma cordiali, appare assai sicuro di sé. I tratti del volto sono ben distesi, un volto che si apre spesso a un sorriso ampio e amichevole di colui che vuole mettere a proprio agio il suo ospite. Inquieta solo un poco quella fredda luce che, a intermittenza, brilla in modo sinistro agli angoli dei suoi occhi azzurri, azzurri come il ghiaccio dell'Artico. Mi fa accomodare su una comodissima chaise longue.Signor Politicamente Corretto, innanzitutto la volevo ringraziare per averci concesso questa intervista...Mi permetta di correggerla. Sono "Signor" quanto "Signora" e in definitiva nessuno dei due.Dunque, facciamo che tagliamo la testa al toro e mi rivolgerò a lei solo con "Politicamente Corretto".La prego, che immagine turpe quella del toro con la testa mozzata! Cosa potrebbero dire i nostri amici animalisti?Noto che l'intervista sarà tutta in salita. Passiamo alle domande, iniziando da quelle un po' più soft. Colore preferito?Ecco, prima di rispondere alla sua domanda, mi consenta di precisare che - sebbene lei voglia intervistare me - in questo momento io mi pregio di rappresentare anche altre categorie quali gli LGBT, gli ambientalisti, le onlus, i responsabili dei centri di immigrazione, le femministe, i progressisti, gli abortisti, i divorzisti, i sostenitori della dolce morte, i vegani, i massoni, i giornalisti prezzolati, le locatrici di uteri, gli erotomani, i terzomondisti, gli indigeni e gli indigenti, i protestanti, gli atei, gli agnostici, gli animisti...I cattolici no?E che Pannella! Non provochi subito facendo discorsi d'odio, suvvia! Non potrei mai rappresentarli. Almeno non tutti (sorride mentre si stringe la cintura della vestaglia con una certa forza).Si figuri, vengo in pace, non proprio quella che ha disegnato sulla vestaglia... comunque dicevamo, colore preferito?Nero. Va su tutto.Oggi abbiamo fatto uno strappo alla regola.Ho un nome da difendere.Canzone preferita?Imagine di John Lennon. "Immaginate che non ci sia alcun paradiso... nessun inferno... che non ci sia nessuna patria... nessuna religione... e il mondo sarà un'unica identità". Versi stupendi, non trova?No, per nulla. Slogan preferito?Occorre stare dalla parte giusta della Storia.Qualche fobia particolare?La luce, sono fotofobico.Sogno ricorrente?Io che dirigo un'orchestra di 7 miliardi di strumentisti che suonano sempre la medesima nota tutti insieme. Una sinfonia fantastica. Sì, lo so, non me lo dica. Sono un inguaribile ottimista.Intanto il mio inguaribile ottimista ha tirato fuori dalla tasca della vestaglia una moneta d'argento che si rigira con abilità tra le dita della mano destra, facendola passare velocemente e continuamente tra l'indice e il mignolo. Una moneta assai particolare: su ogni faccia c'è una testa.Curiosa quella moneta.Così non perdi mai se giochi a testa o croce. Ovviamente sulla mia moneta non potevano che esserci due teste.Andiamo un po' più sul biografico. Quando e dove nasce?Nacqui al tempo di Adam* quando sua mogli* volle emanciparsi e, da buona fruttariana, colse il frutto della libertà di pensiero, dichiarando al mondo intero che poteva benissimo pensare con la propri* test* e non con quella di Dio. In breve nacqui dal seno di Ev*Perdoni, ma questi asterischi?Lei vive ancora nel Medioevo, sposa una visione del mondo terrapiattista e sfigata. Lo sanno tutt* che l'asterisc* è simbol* di inclusion*, di rispett*.A parte che a me pare che suoni un po' foggiano, comunque lei può parlare come vuole, ma per esigenze editoriali sappia che dovrò aggiungere le vocali mancanti. Torniamo a noi. Tre aggettivi per definirla.Sarò generoso come è nel mio stile: le regalerò ben quattro aggettivi. Equanime. Io livello tutto. Ovviamente verso il basso. Più democratico di me non c'è nemmeno il Parlamento inglese. Pervasivo. Sono come l'aria che respirate. Non la vedete, non la potete toccare eppure è vitale. Potente. Senza di me non esisterebbero i governi, i media, l'educazione, la finanza e anche una parte sostanziosa della vostra pastorale cattolica. Soprattutto non esisterebbe la politica: grazie a me il politicamente corretto diventa politicamente corrotto (ride). Magico. Mentre vi distraggo facendovi baloccare con i giocattoli dell'inclusività, del rispetto e della tolleranza, ecco che dalla manica estraggo tutti gli assi che voglio.E quali sarebbero?Di certo non vengo a dirlo a un inviato della Bussola. A tal proposito vorrei aggiungere un quinto aggettivo: pluralista. Se mi mostro disponibile a rilasciare un'intervista a voi, che siete di parte, vuol dire che davvero non ho pregiudizi.Però noi siamo della parte giusta, quella della Chiesa. A proposito, è credente?Certo che lo sono! Credo nell'uguaglianza, in un domani migliore, nei giovani, nel rinnovamento, nella solidarietà, nella pace mondiale, nella sostenibilità, nell'accoglienza, nel diverso, nella dea Terra e anche nel Partito Democratico.Il suo peggior nemico?È una donna. Alta, slanciata, bellissima, uno sguardo che se lo intercetti ti ammalia subito, un portamento elegante, decisa di carattere, senza peli sulla lingua seppur di poche parole, una lingua che è tagliente come un rasoio. O la odi o la ami. D'altronde lei stessa non ama le mezze misure. Dal mio punto di vista è un'estremista, un'integralista. Ammetto che seduce, ma io credo solo i fessi. C'è da aggiungere che è talmente umile che non vuole farsi notare, tanto che ormai da decenni gira voce, ormai divenuta fatto inoppugnabile, che non sia mai esistita, che sia parto solo della fantasia di qualche filosofo o baciapile.Ci vuole dire il suo nome?Meglio di no. Appena lo pronuncio mi riempio di bolle. Peggio di quando Fonzie doveva chiedere scusa e non ci riusciva.Posso farlo io al posto suo?Prego. Se azzecca annuirò.Il suo nome è Verità?Politicamente Corretto annuisce e subito inizia a grattarsi. Chiama allora la domestica, la signorina Vulgata, perché gli porti un antistaminico. Vulgata arriva e consegna a lui la pomata, a me invece versa, in una tazza recante sul fondo l'immagine di un grande occhio spalancato, del tè bio che sa di cane bagnato.Il suo più recente successo professionale?L'omofobia. Dopo quella credo che potrei far credere al mondo che sono sbarcati gli alieni sulla Terra.Progetti per il futuro?Molti, guardi, sono davvero preso per i prossimi cent'anni. Priorità, e mi rattrista darle un dispiacere, sarà spegnere le sacche di resistenza nel mondo cattolico. Purtroppo non c'è modo di corrompere Buon Senso e il suo amico Sale in Zucca, che tengono svegli alcuni di voi giorno e notte. Basterebbe che voi vi appisolaste per un attimo ed ecco che la mia squadra sequestri, capitanata dal mio amico Compromesso, vi porterebbe via la Fede, insieme ad altri beni di famiglia a voi cari, quali la Dottrina e l'Amor di Dio. Non voglio di certo fare il falso modesto: sappiamo bene entrambi che ormai tutte le scorte di Fede e Dottrina sono in mano nostra. Però qualcosina da razziare c'è sempre. Il secondo obiettivo l'ho delegato a mio figlio Mainstream che ci sa fare con i giovani: musica e film per farli ragionare come un moscerino della frutta. Terzo obiettivo: far dire all'Onu che più si abbassa la temperatura più si vive a lungo. È un'idea geniale che mi è venuta mentre, in un pomeriggio denso di noia, mi sparavo dieci puntate scaricate da internet di Gaia - Il pianeta che vive, condotto dal mio attaché Mario Tozzi. Ci ho scommesso pure una maglietta di Greenpeace con mia cugina Banderuola. Comunque basta così, non dico altro, mi sto sbottonando fin troppo.Mi scusi l'impudenza, ma glielo devo chiedere. Gira voce che in questa casa abbia una sala torture e che ci abbiano lasciato le penne le tre sorelle Onestà, Lealtà, Schiettezza, ormai scomparse da tempo.Leggende metropolitane diffuse da male lingue. C'è sempre qualcuno che è invidioso di te e dei tuoi successi. Io sono il primo a difendere la libertà di espressione, si figuri.Un'ultima domanda che farà felici le nostre lettrici: attualmente è innamorato? C'è qualcuna di speciale nella sua vita?Sì (sorride e la sinistra luce agli angoli degli occhi lampeggia inquieta)Ci vuole dire il nome?Intende dire "i nomi".È innamorato di più di una donna?Si vede proprio che lei scrive per la Bussola. Il mio attuale flirt - perché ovviamente le mie relazioni sentimentali non possono che essere passeggere e fluide - innanzitutto è, per usare la vostra aberrante grammatica binaria, un uomo e si chiama Poliamore. Mi sono invaghito al primo sguardo e ci siamo subito capiti. Ogni volta che usciamo è sempre diverso, sempre una novità. E poi è così aperto di mente. Insomma sembriamo due anime gemelle, nate in provetta ovviamente.L'intervista finisce, ma non così il tè che rimane tutto nella mia tazza. Mi accompagna alla porta mentre i suoi due pitbull, Ipo e Crita, mi ringhiano contro.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5661TUTTE LE MENZOGNE DI GIORNALI E TELEVISIONI SU VINCENT LAMBERT di Tommaso ScandroglioUn proverbio recita: "Al buio tutti i gatti sono grigi". Ciò a dire che occorre mettere il gatto alla luce per capire qual è il suo colore. Questo vale per tutti i fatti della vita: solo se si descrivono gli accadimenti per quelli che sono realmente, si potranno formulare giudizi corretti. Dunque, imprescindibile per ben giudicare è accendere la luce della verità.Nel caso Lambert, i media da una parte non hanno descritto come sono andate e come stanno realmente le cose e su altro fronte hanno strumentalizzato alcuni particolari veri della vicenda per benedire l'eutanasia. Il risultato è una distorsione del dato reale per fini eugenetici inoculando nella coscienza collettiva giudizi morali non fondati sull'autentico bene dell'uomo. E, come sempre è avvenuto, quello che rimarrà del caso Lambert non sarà la verità, bensì l'opinione, non la fotografia dei fatti, ma la percezione collettiva dei fatti.Concentriamo dunque la nostra attenzione su questa strategia usuale in campo bioetico che è stata applicata anche al caso Lambert: veicolare giudizi alterando la descrizione dei fatti. Mentire nella narrazione o raccontare fatti veri ma in modo furbo per acquistare al proprio partito l'uditorio. Ecco una carrellata di informazioni non vere o perlomeno inesatte sulla vicenda Vincent Lambert.STATO VEGETATIVO CRONICOSecondo questa narrazione, il quarantaduenne tetraplegico sarebbe in "stato vegetativo cronico" o qualcosa di simile (cfr. Ansa; La Stampa; Il Corriere; La Repubblica; Il Messaggero; Tgcom24; Il Fatto Quotidiano; Il Post; Vatican News riporta posizioni di medici divisi tra "coscienza minima" e "stato vegetativo cronico"; AgenSir; Tg3 nell'edizione delle 14.30 di ieri).Dunque, per alcune di queste testate il messaggio subliminale da far passare parrebbe essere il seguente: se il paziente è diventato un vegetale è lecito ucciderlo. Ma a parte il fatto che simile espressione è pressoché in disuso in medicina e si preferiscono altre espressioni cliniche come "sindrome della veglia non responsiva", c'è da sottolineare che anche quest'ultima dicitura non è pertinente alle condizioni di salute di Vincent dato che questi versa, secondo i suoi medici curanti, in uno stato di "coscienza minimale plus". Infatti il paziente, che tra l'altro non è malato terminale, è responsivo e dunque è cosciente (non così per la Stampa), ha tentato anche di vocalizzare, segue il ciclo sonno-veglia, respira autonomamente, non è attaccato a nessuna macchina. Affinché gli scettici si ricredano è sufficiente che costoro guardino questo agghiacciante video di due sere fa, quando la mamma comunica a Lambert che dovrà essere ucciso e lui si mette a piangere: chiedete a un paziente in "stato vegetativo" di farlo [vedi video in fondo all'articolo, N.d.BB]. Basterebbe questo video per provare che Vincent non è in stato vegetativo anche se alcune perizie, riportate dai giornali, dicono il contrario.COMA PROFONDO E MACCHINARIIl Tg3, nello stesso servizio mandato in onda ieri, afferma che Vincent è sia in stato vegetativo che in coma profondo: oltre all'impossibilità di sovrapporre le due condizioni, c'è da rilevare che il coma è uno stato di incoscienza che dura al massimo 30 giorni circa e poi esita nella morte del paziente o nel "risveglio" con diversissimi gradi di coscienza a seconda dei casi. Sempre il telegiornale della terza rete Rai parla poi di "alimentazione forzata": semmai assistita. Altro svarione: per il Corriere, Vincent è tenuto in vita da dei macchinari, ma così non è.NOTIZIE VERE, MA...Poi ci sono le notizie vere, ma date colorandole di tinte negative per orientare la coscienza collettiva in una certa direzione. Ad esempio, Vincent ha riportato a seguito dell'incidente stradale danni cerebrali irreversibili e questo è innegabile, però tale particolare assume, nella narrazione che ne fanno alcuni media (Il Corriere, La Repubblica, Tgcom24, Il Fatto Quotidiano, Il Messaggero), valore legittimante l'eutanasia. Pare quindi che una patologia o una condizione clinica quando sia cronica-irreversibile legittimi l'eutanasia: che dire allora dei diabetici? Stesso fumus eutanasico esala dall'affermazione (La Stampa) secondo la quale il paziente è mantenuto artificialmente in vita perché accudito nelle sue funzioni fisiologiche (bere, mangiare, urinare, andare di corpo, supporto farmacologico per le più diverse esigenze come infezioni etc.): ma anche i pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia sono mantenuti artificialmente in vita, così come i portatori di peacemaker, e gli esempi si potrebbero moltiplicare all'infinito.FERVENTI CATTOLICIInfine, non pochi giornali (La Repubblica, Il Corriere, La Stampa, Tgcom24) scrivono che i genitori di Vincent sono "ferventi cattolici" (per il Post sono "vicini ad un movimento cattolico integralista") quasi a suggerire che rifiutarsi di ammazzare un figlio è decisione propria di chi crede perché il suo giudizio razionale è inquinato dai fumi delle credenze cattoliche; chi invece non crede potrebbe legittimamente risolversi a farlo.In breve, come c'era da aspettarsi, la rappresentazione mediatica del caso Lambert si fonda su una descrizione dei fatti o falsa oppure partigiana perché faziosa. Ultima postilla, ahinoi, non superflua: anche se Vincent fosse paziente terminale, completamente incosciente e dipendesse in tutto dai medici e dalle macchine per sopravvivere, dal punto di vista morale, non potrebbe essere ucciso. Mai è lecito uccidere una persona innocente, nonostante le sue condizioni di vita siano pessime.Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Tommaso Scandroglio, nota giustamente che purtroppo se Vincent Lambert fosse stato un cittadino italiano sarebbe già stato ucciso a causa della legge sulle DAT.Ecco un estratto di ciò che ha scritto su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 maggio 2019:Facciamoci una domanda: se Vincent fosse stato cittadino italiano quale sarebbe stata la sua sorte? Sarebbe già morto da un pezzo. Infatti, secondo la legge 219, è possibile nominare un rappresentante legale a tutela di persona incapace, rappresentante legale il quale in assenza di Dat - ossia di dichiarazioni scritte del paziente - ha mano libera nel decidere le sorti dell'assistito. Sta a lui prestare o negare o revocare il consenso in merito a tutte le cure e le terapie, anche quelle salvavita, comprese alimentazione e idratazione assistite. Nel marzo del 2016 la moglie di Vincent, Rachel Lambert, viene designata come rappresentante legale del marito. Dunque, se tutta la vicenda si fosse svolta in Italia, spettava alla moglie, in quanto rappresentante legale del marito, decidere se tenerlo in vita o ucciderlo per inedia. E la signora Rachel, sin dal 2013, è stata sempre a favore della morte del marito. Quindi, a differenza di quello che è successo in Francia, Vincent sarebbe già morto qui da noi senza nemmeno il bisogno di disturbare i giudici nazionali, quelli europei e il Comitato Onu per i diritti delle persone disabili.Questo per dire che noi stiamo peggio dei francesi.VIDEO SHOCK: IL PIANTO DI VINCENT DEVE INTERROGARE LA NOSTRA COSCIENZA!In questo video straziante (durata: 1 minuto e mezzo) Vincent dimostra di non voler morire e piange quando i genitori gli comunicano che i medici dell'ospedale di Reims, in Francia, hanno iniziato ad eseguire la sua condanna a morte. La mamma prova a consolarlo. Paese strano la Francia: è vietata la pena di morte per i colpevoli, mentre viene eseguita tale pena per gli innocenti!https://www.youtube.com/watch?v=1mKWzR11VVUVOGLIONO UNA LEGGE ANCORA PIÙ ESTREMA SULL'EUTANASIALuisella Scrosati nell'articolo seguente dal titolo "Il caso Lambert? Il fine è una legge estrema sull'eutanasia" spiega come la cultura della morte usi la vicenda di Vincent come trampolino di lancio per arrivare a una legge ancora più estrema sull'eutanasia.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 maggio 2019:La decisione presa lunedì sera dalla Corte d'appello di Parigi ha momentaneamente fermato il processo di morte contro Vincent Lambert, in attesa della risposta del Comitato dell'Onu per i diritti delle persone disabili.David, uno dei fratelli di Vincent, ieri mattina ha espresso il sollievo suo e dei genitori e ha dichiarato il prossimo obiettivo: "Francamente, non si può più rimanere dentro questa struttura [l'ospedale CHU di Reims, nda]. C'è bisogno di ritrovare serenità. Bisogna che Vincent sia veramente preso in carico in strutture specializzate". David ha raccontato che, lunedì sera, la prima persona a cui ha pensato dopo la richiesta della Corte di Parigi, è stata Rachel, la moglie di Vincent; e a lei desidera lanciare un accorato appello: "Rachel, tutti assieme possiamo accompagnare Vincent. È necessario che abbiamo tutti insieme un progetto di vita per Vincent, che ci stringiamo attorno a lui e ci prendiamo cura di lui. Noi siamo qui. Se non è possibile per te, noi ci siamo. Noi saremo con lui e ti aiuteremo, come tu desideri".Si tratta sicuramente di un sollievo. Rimane però non solo l'incertezza su quanto potrà dichiarare il Comitato, ma anche il dubbio se si riuscirà ad attendere effettivamente quella decisione, visto che il nipote di Vincent Lambert, François, ha avuto parole molto dure contro la decisione giudiziaria e contro i genitori di Vincent, dichiarando che "il CHU è determinato ad andare fino in fondo". Avremo modo di capire in cosa consisterà questa determinazione.
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