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ARTICOLI di Tommaso Scandroglio

Author: BastaBugie

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Il professore Tommaso Scandroglio, autore di diversi libri sulla legge naturale, sulla morale e sulla bioetica, sviluppa riflessioni interessanti sui temi più caldi del dibattito contemporaneo
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6650NOI NON CI INGINOCCHIAMO DAVANTI AL MONDO, MA SOLO DAVANTI A DIODavanti al moralismo razziale che ama tutti fuorché i bianchi, davanti a Madre Terra, davanti al male minore, ai diritti civili, al vocabolario gay friendly, all'aborto, ai cambiamenti climatici... noi non ci inginocchiamodi Tommaso ScandroglioNo, noi non ci inginocchiamo davanti a chi si inginocchia al moralismo razziale che diventa razzista perché ama tutti i colori del mondo fuorché il bianco. Noi non ci inginocchiamo davanti a chi, oltre ai ginocchi, ha piegato anche la propria coscienza al potere forte di turno, che comunque è sempre stato forte con i deboli e debole con i forti. Noi non ci inginocchiamo davanti a chi, per non spezzarsi, ha piegato e ha piagato la propria anima con il compromesso qualunquista. Noi non ci inginocchiamo davanti a chi vuole salvare il pianeta e dannare l'uomo, a chi non sente nulla perché non si sente né uomo né donna, a chi affonda le barche dei migranti a colpi di stereotipi ben prima che quelle stesse barche prendano il largo.Noi non ci inginocchiamo davanti alla Madre Terra perché nostra madre è Maria e perché la Terra è stata fatta per gli uomini e non gli uomini per la Terra. Noi non ci inginocchiamo davanti ai ghiacciai che si sciolgono perché è lo stesso buon senso ad essersi squagliato da tempo. Noi non ci inginocchiamo davanti alla sostenibilità perché il politicamente corretto è davvero insostenibile e nemmeno davanti al peloso perbenismo spacciato per anticonformismo perché siamo fatti per la vita autentica, vera, genuina e non ideologicamente modificata. Noi non ci inginocchiamo davanti alla parità di genere perché il merito crea sempre disparità tra i capaci e gli incapaci, che siano uomini o donne. Noi non ci inginocchiamo davanti al male minore, perché si merita la nostra genuflessione solo il bene maggiore, davanti al compromesso su ciò che non è comprimibile, davanti alla tratta delle vergini quando queste si chiamano principi non negoziabili, davanti al dubbio perché, più che inginocchiarci, dovremmo strisciare davanti a lui per riconoscergli la nostra sudditanza.Noi non ci inginocchiamo davanti ai diritti civili perché sono figli orfani di genitori chiamati doveri. Noi non ci inginocchiamo davanti all'egualitarismo e all'inclusività perché non ci è mai piaciuto vedere l'uguaglianza e la giustizia dietro le sbarre dell'insipienza. Noi non ci inginocchiamo davanti al pensiero unico, non perché unico, ma perché sbagliato. Noi non ci inginocchiamo davanti ai giovani in quanto giovani, alle donne in quanto donne, alle persone di colore in quanto di colore perché solo il merito e la sofferenza sono degne di tanto rispetto al di là dell'età, del sesso e del colore della pelle.Noi non ci inginocchiamo davanti alle varie Grete Thunberg e Chiare Ferragni con consorti, perché viviamo nel mondo reale e non abbiamo tempo di tenere in mano cartelli con disegnati sopra un mondo pieno di ciminiere né di postare su Facebook la foto dell'ennesimo paio di scarpe. Noi non ci inginocchiamo davanti ai vari Zan e Boldrini, non perché per carità cristiana non vogliamo loro bene, ma perché per carità cristiana sappiamo dove sta il vero bene. Noi non ci inginocchiamo davanti a chi grida «Ridateci il futuro» perché costoro non avranno alcun futuro dato che hanno cancellato il passato. Noi non ci inginocchiamo davanti al surriscaldamento globale e al climate change perché abbiamo cose più importanti a cui pensare, tra cui la prima è la salvezza della nostra anima che si può ottenere anche se fa un po' più caldo del solito.Noi non ci inginocchiamo davanti a quegli uomini di Dio che parlano di altruismo e non di carità, di benessere e non di Paradiso, di fratellanza e non di Dio Padre, di migranti nel Mediterraneo e non di tutti noi pellegrini su questa Terra, di pacifismo e non di guerra al peccato, di attenzione al creato e non di attenzione al Creatore. Noi non ci inginocchiamo davanti a chi bercia che bisogna sempre rispettare l'opinione altrui, che la 194 non si tocca, che per giudicare occorre trovarsi in certe situazioni, che il pluralismo è un valore, che il dialogo è il sale della democrazia perché i luoghi comuni sono affollati e a noi, una volta tanto, piace il distanziamento sociale. Noi non ci inginocchiamo davanti ai dipendenti da mascherina-gel-distanziamento sociale-vaccino, davanti al virus della paura che spinge a non vivere piuttosto di rischiare di vivere, davanti alle varianti perché la vita è sempre stata piena di variabili, davanti ai cronisti di guerra pandemica che lavorano comodi da casa.Noi non ci inginocchiamo davanti alle governance, alle policy, alla green finance perché siamo gente semplice, vogliamo rimanere tale e alla fine non ce ne importa nulla di tutta questa roba. Noi non ci inginocchiamo davanti al catalogo delle nuove virtù europee che vanno dal familismo arcobaleno all'abortismo inteso come diritto fondamentale per approdare all'eurafricanismo realizzato per via migratoria e tramite una prolungata era glaciale demografica. Noi non ci inginocchiamo davanti ai politici che chiedono responsabilità verso scelte irresponsabili, davanti ai giudici creativi che s'improvvisano stilisti della giustizia, davanti alle più alte cariche dello Stato perché spesso sono cariche a salve.Noi ci inginocchiamo solo davanti a Dio. Sappiamo bene che voi ci odierete per questo e ci farete la guerra, ci porterete in tribunale, ci diffamerete sui media e sui social, ci strapperete i figli dalla famiglia avendoli già strappati dal ventre di molti madri e avendoli già sequestrati nelle vostre scuole di regime, ci staccherete la spina quando saremo in ospedale, ci tasserete sempre di più perché, così direte, la libertà di dissentire costa cara, ci costringerete a marciare con il passo dell'oca a tutti i vostri gay pride e a mandare a memoria ridicole nuove parole che si trovano solo nel vostro vocabolario arcobaleno, ci umilierete facendoci passare per intolleranti, bigotti, retrivi, farisei, duri di cuore e di comprendonio. E sapete una cosa? Vincerete. Sì, l'avrete vinta. Ma noi non ci inginocchieremo mai davanti a voi. Noi moriremo in piedi.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6638DOPO LA NOTA VATICANA LA LEGGE ZAN SARA' APPROVATA PIU' VELOCEMENTE di Tommaso ScandroglioTorniamo a parlare della nota sul Testo unico Zan consegnata dal segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati all'ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede. Da ciò che è trapelato la nota rileverebbe che «alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall'articolo 2, commi 1 e 3 dell'accordo di revisione del Concordato». Ecco il testo di questi due commi limitatamente a ciò che interessa la discussione sul Ddl Zan: «La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione»; «È garantita ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».Quindi se la Cei, in quanto conferenza dei vescovi d'Italia, si era sentita in dovere di intervenire in modo critico sul Ddl Zan, parimenti la Santa Sede, in quanto ente ecclesiastico fornito di personalità giuridica di carattere internazionale, ha voluto dire la Sua rivolgendosi non ai parlamentari, interlocutori privilegiati della comunicazione della Cei, bensì al governo italiano dato che è con quest'ultimo che ha stretto l'Accordo del 1984.Il possibile vulnus lamentato dalla Santa Sede se il Ddl Zan diventasse legge riguarderebbe la libertà pastorale, educativa, di evangelizzazione e di pensiero in capo alla Chiesa e alle associazioni, organizzazioni ed enti cattolici. A tal proposito è pertinente l'intervento di Draghi di due giorni fa quando ha fatto riferimento alle garanzie del nostro ordinamento volte a mantenere fede al Concordato, non è pertinente invece il richiamo alla laicità dello Stato. Lo Stato italiano potrà pur essere laico - ma su tale termine in riferimento al nostro ordinamento giuridico occorrerebbe spendere qualche parola in più - ma ciò non comporta che non debba rispettare gli accordi presi con la Santa Sede e quindi tutelare la sua libertà di parola, di insegnamento, etc. Laicità non significa infedeltà agli accordi presi. In tal senso il governo non può lavarsene le mani dicendo che il Ddl Zan è affare esclusivo del Parlamento, ma dovrà vigilare affinchè ciò che ha deciso il Parlamento in piena autonomia non entri in rotta di collisione con gli accordi con la Santa Sede, ossia che il Ddl Zan non limiti la libertà della Chiesa. Tra l'altro il rispetto della libertà dei singoli e degli enti, anche di carattere religioso, è questione laicissima.UNA STRATEGIA CON DUE PUNTI DEBOLILa strategia della Santa Sede che vede appellarsi all'Accordo di Villa Madama è sicuramente efficace ed ha una sua piena ragionevolezza, ma presenta almeno due punti deboli. Il primo, non imputabile alla nota, riguarda il famigerato bilanciamento giurisprudenziale tra libertà di espressione e tutela di una serie di diritti soggettivi come la reputazione, il buon nome, l'uguaglianza sociale che oggi trovano una loro traduzione nel divieto di discriminazione.Dunque libertà di parola sì, ma fintantochè non si lede la dignità della persona o di gruppi di persone. Questo cosa vuol dire in merito alla nota della Santa Sede? Che il governo e il parlamento avranno gioco facile a sostenere che il varo del Ddl Zan non comporterà il mancato rispetto degli accordi del 1984 proprio perché la tutela della libertà di espressione in capo alla Chiesa rimarrà intatta e verrà punito solo l'uso di quella libertà che avrà carattere discriminatorio.Anche prima della presentazione del Ddl Zan - così si argomenterà - la libertà dei cattolici, come di qualsiasi altro cittadino, non poteva essere considerata assoluta, infinita per estensione, ma trovava un limite nel rispetto della dignità altrui. Dunque i sostenitori della legge sulla cosiddetta omofobia risponderanno alla Santa Sede che nulla con il varo di questo Testo unico cambierà relativamente alla revisione del Concordato perché anche il Ddl Zan rispetta la libertà di espressione fintantochè questa non assume toni discriminatori. È esattamente il contenuto dell'art. 4 del Testo unico: «Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti».Secondo punto debole della nota, imputabile, questa volta, alla nota stessa. Gli estensori della medesima hanno auspicato una semplice rimodulazione - questa è la parola usata - del Ddl Zan, così come già fece la Cei. Non solo, ma, dopo il polverone diplomatico e massmediatico a seguito della pubblicazione della nota, il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, che aveva approvato la nota, per tranquillizzare tutti, in una intervista rilasciata ieri ad Andrea Tornielli per Vatican News, dichiara esplicitamente: «vorrei precisare che non è stato in alcun modo chiesto di bloccare la legge. [...] Anche la CEI, con la quale c'è piena continuità di vedute e di azione, non ha chiesto di bloccare la legge, ma ha suggerito delle modifiche. Così anche la Nota Verbale, si conclude con la richiesta di una diversa ‘modulazione' del testo».UNA LEGGE DA RIFIUTARE TOTALMENTECome abbiamo più volte rilevato, queste proposte che mirano alla mera modifica del testo di legge non possono essere accolte. Non si deve chiedere una modifica in meglio di questo disegno di legge, bensì una sua bocciatura in toto, perché il Ddl Zan non è essenzialmente una buona legge che presenta poi accidentalmente alcuni aspetti censurabili, ma una legge intrinsecamente malvagia dal momento che equipara l'omosessualità e la transessualità a condizioni o realtà naturali come la razza, l'etnia, la nazione e la religione. Il giudizio di favore su queste due condizioni è confortato poi dal fatto che il Ddl Zan esige che omosessualità e transessualità vengano illustrate positivamente in tutte le scuole d'Italia.Da ciò consegue che omosessualità e transessualità vengono elevate al rango di beni giuridici da tutelare (su questo aspetto, almeno in merito all'omosessualità, aveva fatto da apripista la legge sulle Unioni civili), vengono qualificate come condizioni giuridiche da garantire. Infatti il Ddl Zan tutela l'omosessualità e la transessualità, non tutela la dignità della persona omosessuale e transessuale. Facciamo un esempio per capirci meglio. Se Tizio dichiara che Caio «è un ignorante patentato come avvocato», il reato di diffamazione tutela Caio come persona, non come avvocato. La norma penale contro la diffamazione offre tutela alla persona, non all'avvocatura. Al Ddl Zan invece interessa promuovere l'omosessualità e la transessualità come condizioni giuridiche legittime e quindi come condizioni sociali da rispettare. Non importa tanto difendere le singole persone omosessuali e transessuali.Quindi il punctum dolens di questo disegno di legge non riguarda innanzitutto il tema della libertà, importante sì ma come vedremo accessorio, bensì il tema della verità sull'uomo: il diritto, nel rispetto della legge morale naturale, non può riconoscere l'omosessualità e la transessualità. E dunque questo aspetto non può essere migliorato, ma solo rifiutato. A questa ratio della legge eticamente non accettabile, si accompagnano poi, a cascata, altri effetti negativi: in primis sicuramente la limitazione della libertà personale proprio perché l'intento dei proponenti è quello di imporre l'ideologia gender.In conclusione, bene ha fatto la Santa Sede ad appellarsi all'Accordo di Villa Madama - non potendo entrare nel merito del contenuto morale di una legge perché si doveva muovere nell'ambito strettamente giuridico (diversamente avrebbe potuto fare la Cei) - male ha fatto nel chiedere solo qualche colpo di scalpello ad una statua eretta al culto del credo LGBT che invece dovrebbe essere abbattuta.Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Il paradosso: strada spianata per la legge Zan" spiega perché se la CEI continuerà a ritenere modificabile la legge sull'omofobia favorirà una più rapida approvazione della legge.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 23 giugno 2021:La Santa Sede dunque ha battuto un colpo sul ddl Zan, e lo ha fatto per quanto di sua pertinenza, ovvero richiamando al rispetto del Concordato. È un passo importante e per certi versi inatteso visto che una altrettanto evidente violazione del Concordato, l'anno scorso con lo stop alle Messe, era passata senza colpo ferire. Evidentemente la tendenza autoritaria della maggioranza di governo comincia a diventare preoccupante anche per una Santa Sede fin troppo ben disposta nei suoi confronti.La nota verbale consegnata all'ambasciatore italiano dal segretario per i Rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher, ha anche il merito di aver sollevato, rispetto al ddl Zan, il tema della libertà religiosa, finora troppo poco evocato anche tra i critici del disegno di legge.Detto questo però, c'è il forte rischio - per non dire la certezza - che l'intervento vaticano paradossalmente spiani la strada all'approvazione del ddl Zan, seppure modificato. La Santa Sede ha fatto indubbiamente la sua parte, ha contestato ciò che contraddice un trattato internazionale sottoscritto dal governo italiano. Ma sappiamo già che la posizione della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) è quella di un dialogo finalizzato a una legge Zan più morbida, malgrado componenti importanti del mondo cattolico - tra cui la Bussola - si battano per bloccare il ddl tout court.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6631IL CATTOLICO OMBRA, VITTIMA DELLA CULTURA DOMINANTE di Tommaso ScandroglioVi sono persone che sono cattolici in potenza, cattolici ombra. Ossia persone a cui manca tanto così per esserlo e non se ne rendono conto. Facciamo un esempio tra molti. Prendiamo una coppia che, dopo un po' di anni di convivenza, si è sposata in chiesa perché «il matrimonio in comune è tristissimo e poi così facciamo contenti i genitori». Lui è lei professano un ateismo di fatto: nessuna frequenza ai sacramenti - in primis alla messa domenicale - nessun momento dedicato alla preghiera né alla formazione cristiana. Ciò nonostante, il loro bagaglio di valori umani è ricchissimo: assolutamente fedeli l'uno all'altra, crescono i figli in modo serio e responsabile, molto generosi con tutti, amici sinceri di molti, professionisti onesti e scrupolosi, hanno un giudizio sulla realtà molto assennato, oggettivo e maturo, sono sensibili al dolore e alla difficoltà altrui, coltivano una propria interiorità sebbene tutta umana. A volte cercano il silenzio, ma mai esplicitamente Dio. E infatti il buco nero nelle loro vite è proprio la mancanza assoluta di un afflato trascendente: a Dio non pensano quasi mai, se non in caso di grave necessità, rasentando quasi la superstizione. Se parli loro di Dio magari ti dicono anche che ci credono - nelle forme più minimali escono con la frase «credo che ci sia qualcosa dopo la morte» - ma Dio sta alle loro esistenze come la luce del sole sta alla cecità.Se Dio, comunque, è ancora un concetto per loro potabile, perché in fondo modellabile secondo il comodo immaginario di ciascuno, appare invece indigeribile la figura della Chiesa che, ai loro occhi, è solo una società a delinquere, piena di pedofili e gelosa custode di privilegi che Dio - tirato fuori all'occorrenza dalla cantina delle proprie coscienze - condannerà senz'appello nell'Aldilà. Insomma vivono tutto ciò che riguarda la religione come una sovrastruttura inutile, come un formalismo senza un suo senso pratico, come una zavorra lasciata sulle loro spalle da genitori ancora un poco debolmente credenti, ma che hanno abbandonato per strada da tempo, fin dall'adolescenza.UN CATTOLICO MORTO E SEPOLTO O C'È UNA SPERANZA?Lo ammettiamo, a leggere questa descrizione parrebbe che più di cattolico ombra dovremmo parlare di cattolico morto e sepolto. Ma a ben guardare con gli occhi della speranza cristiana non è così. Il santo non si edifica senza l'uomo, le virtù teologali sono lettera morta senza le virtù cardinali. Vero è che queste ultime acquisiscono pieno significato alla luce delle prime, ma naturaliter l'uomo può essere giusto, forte, prudente, temperante, etc. Ciò che vogliamo dire è che molte persone intorno noi - in realtà tutte - hanno la stoffa per diventare autentici cattolici, ossia, ancor meglio, santi. La materia prima è ottima, seppur inquinata da tante scorie che ammorbano l'aria che tutti noi respiriamo. Le potenzialità sono elevate e per esprimerle occorre partire dalle loro qualità umane. La loro umanità è una promessa di santità.Un aspetto fondamentale da tenere in considerazione e che regala molta speranza è poi il seguente. Queste persone in realtà non conoscono davvero cosa sia la vera fede, la vera Chiesa. Rifiutano ciò che non conoscono. Questo è accaduto almeno per due motivi. Da una parte hanno appreso dai media dottrine spacciate come cattoliche, ma che cattoliche non sono: la Chiesa odia i gay, si possono salvare solo i battezzati, le donne valgono zero nella Chiesa, etc. E poi si sono lasciati infinocchiare con le solite storielle spazzatura: i veri preti sono solo quelli che fanno i missionari in Africa perché gli altri in realtà si sono fatti prete per arricchirsi o per far carriera, i Vangeli li hanno scritti gli uomini, mica Dio et similia.Luoghi comuni che poi si autoalimentano seguendo un moto perpetuo. Su altro fronte, forse ancor più di frequente, costoro hanno fatto spessissimo incontri disastrosi con laici e uomini di Dio incoerenti e/o con idee confuse. Dunque ne sono usciti con le ossa rotte, cioè o scandalizzati - quante mancanze di carità di noi cattolici dobbiamo registrare - o guastati nelle idee tanto che spesso hanno in testa una immagine della fede e della Chiesa che non corrisponde al vero. La speranza a cui si faceva cenno prima è data dal fatto che con queste persone, la cui bontà d'animo non ha permesso all'ideologia dominante di infettare tutte le fibre del loro cuore, è possibile dialogare e ragionare per far comprendere loro come stanno in realtà le cose, che la Chiesa non ha mai detto X, Y, Z e che ciò che loro dicono e credono su questi argomenti coincide, almeno nella sostanza, con ciò che insegna la Chiesa stessa.L'AMBIENTE (DIS)VALORIALE IN CUI SIAMO IMMERSIIl fattore che in buona sintesi ha ingannato questi nostri fratelli è la cultura, intesa come ambiente (dis)valoriale in cui siamo immersi. Se con la macchina del tempo riuscissimo a trasportare nel passato queste stesse persone e a permettere loro di compiere il proprio cammino di crescita umana non in questi ultimi decenni, ma ben prima, ecco che pochissimi di loro avrebbero ad esempio scelto la convivenza o avrebbero inteso il matrimonio in chiesa come un grazioso complemento alle loro nozze o avrebbero disertato le messe domenicali e i confessionali.Avrebbero agito come Dio e la Chiesa comandano perché, in contesti ben più cristiani di quelli odierni, sarebbe parso loro una scelta chiaramente e ovviamente buona. Come oggi costoro non si questionano molto sulla bontà del divorzio per i matrimoni falliti e della convivenza per verificare la validità della vita a due, così ieri - anzi: l'altro ieri - queste stesse persone non si sarebbero di certo interrogate sulla irragionevolezza del divorzio e della convivenza. È il brodo culturale in cui sono stati immersi ad averli inconsapevolmente infettati, ad averli orientati in modo impercettibile e acritico verso scelte che loro stessi - fossero vissuti mezza generazione prima - non avrebbero mai compiuto. Dunque il grado di responsabilità di queste persone, umanamente ricche, sì esiste, ma forse in grado infimo, proprio a motivo dell'influenza fortissima che la cultura esercita su tutti noi.Anche per questo ultimo motivo possiamo poi dire che tutti noi siamo cattolici in pectore Dei. Nessuno si senta a posto, arrivato, compiuto solo perché ha le idee chiare sulla comunione ai divorziati risposati e sul suicidio assistito. L'aria mefitica che respirano i nostri fratelli che spesso, senza carità, guardiamo con commiserazione o scandalizzati è la stessa che respiriamo noi. Quindi nessuno si senta al sicuro, già salvato. Ricorriamo spesso ai sacramenti, alla preghiera, alle opere di carità, al Magistero di sempre, allo studio, alla vigilanza, le uniche mascherine che ci permettono di filtrare le impurità presenti in questa nostra atmosfera che si chiama cultura.
VIDEO: ITALIA CIAO - Povia (official video) ➜ https://www.youtube.com/watch?v=iyhuH8w2Jw8TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6609BELLA CIAO INNO ITALIANO PER LEGGE? di Tommaso ScandroglioLa canzone «Bella ciao», inno da sempre della sinistra, dovrà diventare il secondo inno nazionale. E questo per legge. Si tratta di una iniziativa di alcuni parlamentari (soprattutto Pd, ma anche Iv, M5S e Leu) che hanno ben pensato di presentare alla Camera una Proposta di legge denominata «Riconoscimento della canzone Bella ciao e disposizioni sulla sua esecuzione nelle cerimonie ufficiali per la festa del 25 aprile».Il Pdl consta di un solo articolo con due commi. Il primo comma recita: «La Repubblica riconosce la canzone Bella ciao quale espressione popolare dei valori fondanti della propria nascita e del proprio sviluppo». Ciò a dire che per legge tutti dobbiamo sentirci di sinistra, partigiani rossi, progressisti nell’anima. Guai a non cantarla il 25 aprile, vuole dire che sei fascista.LA PROPOSTA SEMBRA PENSATA DA STALINIl secondo comma invece recita: «La canzone Bella ciao è eseguita, dopo l’inno nazionale, in occasione delle cerimonie ufficiali per i festeggiamenti del 25 aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo». I commentatori più attenti hanno fatto presente che cantata il 25 aprile nulla vieterà, anche se non previsto per legge, di cantarla anche in altre occasioni ufficiali nelle caserme, nelle scuole e negli stadi quando giocherà la nazionale.La proposta, che sembra pensata da Stalin, brilla per mancanza di pudore. Da una parte sembra che tutti in casa abbiano appesa in soggiorno una bandiera con falce e martello e su altro fronte imporre per legge una canzone che rappresenta solo una parte, e anche minima, del sentito popolare esprime molto bene cosa sia l’ideologia rossa. Non la pensano così gli estensori della proposta che, con incredibile mancanza di realismo (tipico della sinistra), si spingono a dire nella relazione della proposta di legge: «Possiamo pertanto affermare con certezza [sic] che Bella ciao non è espressione di una singola parte politica, ma che, al contrario, tutte le forze politiche democratiche possono ugualmente riconoscersi negli ideali universali ai quali si ispira la canzone». È infatti noto che la suoneria del cellulare di Salvini è Bella ciao e che la Meloni la intona sotto la doccia.I proponenti del testo di legge, affermando che Bella ciao è canzone che tutti rappresenta, vogliono in realtà l’oligopolio su valori come libertà, identità nazionale e uguaglianza. In breve solo lo spirito levantino, incarnato alla perfezione dalla canzonetta di cui sopra, è valido custode di alcuni princìpi democratici. Ergo chi si rifiutasse di cantarla vorrebbe dire che è illiberale, antidemocratico e intollerante. Il solito scippo da parte della sinistra di valori che invece sono di tutti.UNA MATTINA MI SON SVEGLIATO E HO TROVATO L’INVASOR... AFRICANO E ISLAMICOPerò, per altro verso, ci sentiamo comunque di appoggiare la proposta. Infatti il testo della canzone, come è risaputo, ad un certo punto così recita: «Una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor». Un verso quanto mai attuale e che quindi, doverosamente, dovrebbe essere intonato da tutti. Quanti invasori sono entrati in città, anzi nelle nostre case: quelli che per legge hanno deciso che milioni di bambini morissero nel ventre delle loro madri, quelli che, sempre per legge, hanno legalizzato gli omicidi in corsia, quelli che hanno ucciso la famiglia con il divorzio e la legge sulle Unioni civili, quelli che hanno ridotto a merce i bambini potendoli produrre in provetta e poi vi sono gli invasori arruolati nelle fila del pensiero unico, del politicamente corretto, degli inclusivi a forza, dei tolleranti a suon di minacce, dei venditori di stereotipi, degli spacciatori di lockdown, dei ladri di speranza. E, infine, se Bella ciao è ritenuta da molti come l’inno popolare alla libertà dovremmo allora tutti cantarla a squarciagola per esorcizzare il varo del Ddl Zan: quando il fazzoletto rosso dei partigiani viene usato come un bavaglio. Perché, se passasse, allora ciao, ciao alla libertà.
VIDEO: Biancaneve e i sette nani, storie per bambini ➜ https://www.youtube.com/watch?v=LYht2YqC53MTESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6567IL PRINCIPE FA BENE A BACIARE BIANCANEVE di Tommaso ScandroglioC'era una volta una coppia di giornaliste, Katie Dowd e Julie Tremaine, che avevano perso il buon senso. Non ritrovandolo avevano scritto cose bizzarre sul loro giornale come: «Biancaneve dorme e dunque il bacio non è stato consensuale». Che dunque il Principe Azzurro finisca rinchiuso nella torre più alta del castello della strega Grimilde.Si tratta dell'ennesimo psicodramma dettato dal politicamente corretto. La vicenda è la seguente. Riapre Disneyland in California. Una giostra, "Snow White's Enchanted Wish", è dedicata a Biancaneve. Il percorso della giostra è stato modificato ed ora si conclude con il Principe Azzurro che bacia Biancaneve. Due neo Grimilde che scrivono su un giornale locale, il San Francisco Gate, forse invidiose del fatto che nessun principe le avesse mai baciate né da dormienti né da sveglie, hanno protestato: il sig. Azzurro Principe non doveva permettersi di baciare la sig.na Biancaneve perché lei non aveva espresso consenso informato. «Può essere un bacio di vero amore - scrivono le giornaliste - solo se una persona sa che sta succedendo. Non siamo già tutti d'accordo che quello del consenso nei primi film della Disney è un aspetto problematico? E che insegnare ai bambini che baciare un'altra persona, se entrambe non sono d'accordo, non va bene?». E così hanno arruolato Biancaneve, di certo senza il suo consenso, tra le paladine femministe del #metoo. Non solo Brontolo avrebbe da ridire.LA MANCANZA DI CONSENSOE dunque perché anche un bambino potrebbe ben dire che le giornaliste californiane hanno torto? Ciò che intuisce la testa di un bambino proviamo a spiegarlo in modo più analitico. La mancanza di consenso, talvolta ma non sempre, può modificare la natura di un atto da buono a malvagio. Se Tizio toglie dei soldi dal portafoglio di Caio con il suo consenso quell'atto prenderà il nome, acquisterà la natura di «prestito» o di «restituzione del debito» o di «donazione» (vi sono altre circostanze, di cui non possiamo qui trattare, che concorrono a configurare queste diversi oggetti morali). Se il consenso non c'è e Caio non deve nulla a Tizio e questi non versa in grave necessità, allora è furto. Altro esempio: Tizio ha un rapporto sessuale con la moglie. Se questa non è consenziente quell'atto non è più coniugale ma diventa «violenza». In modo analogo è necessario il consenso reciproco per sposarsi, altrimenti il matrimonio è nullo.Altre volte, invece, la mancanza di consenso o addirittura il dissenso espresso è moralmente ininfluente, non incide sulla moralità dell'azione. Lo Stato a volte pignora dei beni stante il dissenso del proprietario di quei beni e il pignoramento rimane atto moralmente lecito. Il poliziotto fa bene a strappare a forza dal cornicione il tentato suicida anche se questi non vuole. Pensiamo poi agli infiniti comandi, previsti dalla nostra legislazione penale, che vengono anche eseguiti coattivamente: le cinture di sicurezza, le misure antinfortunio sui luoghi di lavoro, i trattamenti sanitari obbligatori, etc.Prendiamo ora il caso di Biancaneve, perché è un caso particolare. Come comportarsi in quelle ipotesi in cui serve il consenso dell'interessato perché l'atto sia moralmente lecito ma è impossibile ottenere il consenso perché la persona non è cosciente? Si ricorre alla presunzione di consenso. E quindi vi sono alcuni atti in cui è lecito presumere il consenso. Ad esempio una persona giunge priva di sensi al pronto soccorso ed è in pericolo di vita. Si presume il consenso ad intervenire per salvarle la vita (ma, dal punto di vista morale, anche se ci fosse il dissenso ugualmente sarebbe lecito salvarla: si veda l'esempio prima fatto del tentato sucida). Una persona viene sequestrata. Le forze dell'ordine devono aspettare il consenso del sequestrato per poterlo liberare? Certo che no: si presume che lui voglia essere liberato.IL SEQUESTRO DI BIANCANEVEVeniamo a Biancaneve perché anche lei, in un certo senso, è stata sequestrata. Come è noto, la matrigna Grimilde, sotto mentite spoglie, le aveva fatto mangiare una mela avvelenata e lei era caduta in un incantesimo da cui non si sarebbe potuta più risvegliare se non grazie ad un bacio dato per vero amore. Si può presumere che Biancaneve volesse essere liberata dall'incantesimo? Certo che sì. Ma c'è un particolare: il Principe Azzurro la bacia non perché vuole liberarla, ma perché vuole esprimere il suo amore seppur la creda morta. Questo particolare apre ad alcune domande. La prima: si può presumere il consenso di Biancaneve di essere liberata dall'incantesimo anche tramite un atto non rivolto intenzionalmente a liberarla dall'incantesimo? Risposta affermativa: l'importante era essere liberata anche accidentalmente.Altra domanda fondamentale: il Principe Azzurro, il quale credeva che Biancaneve fosse morta, baciandola ha compiuto un atto moralmente lecito oppure no? L'atto è lecito. Spieghiamone i motivi. Gli atti di suffragio verso la salma sono leciti? Sì, a patto che siano rispettosi verso le spoglie mortali del defunto, quindi rispettosi della persona del defunto. Questo comporta che in genere, ma non sempre, si presuma che tali atti di suffragio fossero ben accetti dal defunto (il consenso a volte non è vincolante: bene pregare per l'anima di un ateo defunto anche se lui in vita aveva chiaramente detto che non avrebbe gradito). Ma può accadere l'opposto.Ad esempio una persona giustamente può informare previamente che alla sua dipartita non gradisce la presenza di alcune persone. Pensiamo ad un ex malavitoso che non gradisce la presenza al funerale dei suoi ex compagni di rapine e omicidi per evitare giustamente uno scandalo. Se invece mancano disposizioni simili - e qui sta il punto - atti come portare dei fiori, dare una carezza alla salma o baciarla sono di per sé moralmente leciti, proprio perché si pensa che la persona, poi morta, li avrebbe graditi.BIANCANEVE VUOLE IL BACIO DEL PRINCIPEIl bacio dato dal Principe esprimeva amore sponsale. Era per lui lecito presumere, credendo Biancaneve morta, che quest'ultima gradisse tale bacio come espressione di suffragio informato dall'intenzione di manifestare il suo amore? Sì e la prova è data dalla scena «Il pozzo dei desideri» in cui Biancaneve canta il suo desiderio di essere amata in modo unico e in cui il Principe, ascoltando questo canto, intona di rimando una serenata sotto il balcone di Biancaneve. Questa si affaccia e mostra a lui che accetta questo segno d'amore e lo ricambia tanto che gli invia una colomba che lo bacia sulle labbra, quasi a portare il bacio di Biancaneve al Principe. Ecco perché il Principe si sente legittimato a baciare la sua Biancaneve che crede morta perché sa che era stato precedentemente corrisposto. Inoltre il consenso presunto di Biancaneve è provato anche dal fatto che, una volta che Biancaneve si ridestò, i due si sposarono.Dunque il Principe Azzurro fece bene a baciarla anche se la credeva morta e avrebbe fatto ugualmente bene anche nel caso avesse saputo che Biancaneve stava solo dormendo [per vedere la scena del bacio nel cartone della Disney, clicca qui]. Infatti nel caso del sonno, si presume il consenso ad essere baciati se era stato dato prima che la persona si addormentasse o, più comunemente, se la relazione stessa fa presumere questo consenso (un bacio dato dal marito alla moglie addormentata o un bacio della madre al neonato). Ecco perché è lecito il bacio dato da Tizio alla moglie che si è addormentata in spiaggia ed ecco perché non è lecito il bacio dato da Caio ad una sconosciuta che si è addormentata in spiaggia. E dunque, anche nel caso del sonno, il comportamento precedente di Biancaneve nei confronti del Principe Azzurro provava che la ragazza avrebbe gradito essere baciata da lui.Qualcuno potrebbe obiettare: se è lecito che Tizio baci la moglie addormentata, allora è lecito che Tizio abbia un rapporto sessuale con la moglie addormentata. L'analogia non regge a motivo della natura particolare dell'atto coniugale che esige la piena coscienza di entrambi i coniugi durante il rapporto perché l'atto coniugale esprime la donazione reciproca e contemporanea dei due sposi.Detto tutto ciò, si cercano coraggiosi volontari per svegliare, magari con un bacio non voluto, le due giornaliste di cui sopra e così spezzare l'incantesimo del politicamente corretto che le ha imprigionate.Nota di BastaBugie: come Biancaneve, anche Cenerentola aspira a sposarsi un principe. La fiaba ha molti interessanti spunti di riflessioni anche per gli adulti. Ecco un commento al film della Disney del 2015 che ha riportato sul grande schermo una delle fiabe più affascinanti di sempre.CENERENTOLA, IL PRINCIPE CHE TI CERCA ESISTE DAVVERO... E VUOLE PROPRIO TE!Non sei solo cenere, anzi il Figlio del Re viene per donarti, senza tuo merito, dignità regale (la sua potenza è il non rivendicare alcun potere, la sua compagnia è desiderabile perché vuole solo il tuo bene)http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=211
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6572IL CANADA HA LEGALIZZATO IL POLIAMORE... PROSSIMO PASSO LA POLIGAMIAC'è un giudice che in Canada ha legalizzato il poliamore. La vicenda è la seguente. Bill e Eliza hanno una relazione. In questa relazione, con il consenso sia di Bill che di Eliza, si inserisce anche Olivia, la quale diventa amante sia di lui che di lei. Poi Bill ed Eliza hanno un bambino di nome Clarke. Nella crescita del bambino si occupa anche Olivia la quale, tramite alcuni farmaci, riesce a produrre del latte e ad allattare Clarke.I genitori di Clarke vorrebbero che anche Olivia fosse riconosciuta come genitore, tanto da figurare con questo titolo nel suo certificato di nascita. L'iter giudiziario per ottenere questo risultato approda infine presso l'Alta Corte della Columbia Britannica, una provincia canadese. Lunedì 26 aprile il giudice Sandra Wilkinson ha dato disco verde alla richiesta dei tre, precisando che in tal modo si andava a colmare una lacuna presente nella legge provinciale conosciuta come Family Act Law. Questa legge - e la precisazione è importante - già permette di riconoscere tre genitori nei casi di fecondazione artificiale eterologa. In questi casi i genitori sono la coppia richiedente e il «donatore» di sperma o ovociti. L'argomentazione logica, date queste premesse errate, non poteva che essere la seguente: se un «donatore» di gameti può diventare genitore, non si vede perché non può diventarlo anche un altro soggetto che ha soddisfatto degli oneri tipicamente genitoriali come quelli concernenti l'educazione del minore. Il giudice ha dichiarato: «Le prove indicano che il legislatore non aveva previsto la possibilità che un bambino potesse essere concepito attraverso un rapporto sessuale e avere più di due genitori. In parole povere, il legislatore non aveva contemplato la famiglia poliamorosa».UNA DONNA E DUE UOMINI COME GENITORINon è la prima sentenza di questo tipo. Nel 2018 un tribunale di Terranova e Labrador riconobbe una donna e due uomini come genitori di un minore, rimanendo sempre incerto quale fosse il padre biologico tra i due. Riconoscere una plurigenitorialità in casi come questi, ossia in casi in cui più persone sono legate da meri vincoli affettivi ma non da vincoli coniugali, significa riconoscere contemporaneamente i legami poliamorosi. Le cause prossime di questa ennesima deriva morale sono plurime.Volendo ricordare quelle più salienti, potremmo indicare in primis la legalizzazione della fecondazione artificiale e in specie quella di tipo eterologo. Se si legittima questa pratica si può legittimare, come abbiamo visto, anche la triplice genitorialità che nasce da tale pratica. In secondo luogo, la legittimazione dell'omogenitorialità. Se il limite della diversità sessuale deve essere eliminato in merito al tema della genitorialità, così deve avvenire anche per i limiti numerici. Perché un bambino deve essere costretto ad avere solo due genitori e non tre o quattro? E poi tre è sicuramente meglio di due.Se queste sono alcune delle cause prossime, gli effetti futuri di questa sentenza e di altre simili che ne seguiranno potrebbero essere almeno i seguenti: la legalizzazione della poligamia e poliandria. Se si legittima una semplice relazione affettiva e sessuale tra più persone, a fortiori si dovrà legittimare una relazione coniugale tra più persone perché, a differenza della prima, nella poligamia e nella poliandria c'è addirittura un'assunzione di molteplici responsabilità tra i «coniugi».QUALSIASI MOTIVO DIVENTA LEGALE PER DIVENTARE GENITORESecondo possibile effetto: più persone, in tempi successivi, anche quindi molto in là nel tempo da quando è venuto al mondo il bambino, e per i motivi più disparati potranno venire dichiarate genitori. Nel caso prima raccontato abbiamo avuto una donna che dopo due anni e mezzo dalla nascita di Clarke è stata riconosciuta come genitore perché aveva contribuito alla sua educazione e perché era inserita nella relazione tra Eliza e Bill. Altri motivi potrebbero essere sufficienti per dichiarazioni di genitorialità simili: aiutare nel ménage domestico, aver contribuito economicamente alla vita familiare, essere stato il medico, l'avvocato o il commercialista del nucleo familiare originario, aver ispirato alcune scelte fondamentali della famiglia in quanto persona particolarmente carismatica, pensiamo ad un uomo di cultura, ad un vip, addirittura ad un sacerdote. Qualsiasi motivo sarebbe buono per diventare genitore.Questa vicenda testimonia che ormai la famiglia è in liquidazione, ossia si è liquefatta perché da tempo è evaporato l'istituto del matrimonio e ancor prima le autentiche relazioni affettive. Più a monte ancora si è liquefatta la vera antropologia, ossia il riconoscimento di quale sia la natura dell'uomo e le sue esigenze e doveri. L'identità dell'uomo, della famiglia e della genitorialità non è più un dato di fatto di carattere metafisico da riconoscere, bensì una realtà sociale inventata e creata dall'uomo, manipolabile a suo piacimento secondo i suoi capricci e dunque lasciata in balia del suo libero arbitrio.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6555AVREMO ANCHE IL PERVERSO ''MATRIMONIO'' TRA PADRE E FIGLIA O FRATELLO E SORELLA? di Tommaso ScandroglioLa notizia viene dagli USA. Un genitore, di cui si ignora nome, età e sesso, vuole sposare suo figlio o sua figlia maggiorenne. Ovviamente negli States, essendo reato l'incesto, è illegittimo anche il matrimonio tra genitori e figli, il quale, se contratto, sarebbe semplicemente nullo. Ecco allora che questo genitore ha fatto ricorso presso il Tribunale federale di Manhattan lo scorso primo aprile affinché questa normativa, che gli impedirebbe di convolare a nozze con il figlio, venga dichiarata illegittima.Vi sono stati alcuni precedenti simili. Ad esempio nel 2008 in Oklahoma una donna aveva sposato il figlio, poi aveva divorziato da lui e infine aveva sposato la figlia. Ovviamente riuscirono nell'intento occultando agli organi amministrativi i relativi legami di parentela. Poi il tutto venne a galla e madre e figlia ebbero seri guai con la giustizia. Altra vicenda datata 2018: Debby e Joe sono fratellastri avendo il padre in comune. I due si innamorano e poi si sposano. Ma anche in quel caso la finzione resse per poco e i due dovettero affrontare un processo penale. Invece esito diverso per una storia simile accaduta nel 2014: lei e lui sono fratellastri con madre in comune. I due si sposarono e una corte d'appello statunitense convalidò il matrimonio. Secondo i giudici non era incesto perché la relazione tra fratellastri è come quella esistente tra due cugini. Giudice che vai, sentenza che trovi. Ma forse il caso più famigerato, che tocca però molto di tangente quelli appena indicati, è quello che ha riguardato Woody Allen il quale sposò la figlia adottiva della ex compagna Mia Farrow, adozione che avvenne quando la Farrow era sposata con un'altra persona. Allen si giustificò asserendo si erano sposati solo per assicurare alla giovane sposa un solido futuro economico quando lui non ci sarebbe stato più.LOVE IS LOVETorniamo alla notizia data in apertura. Il genitore, davanti ai giudici, ha così perorato la sua causa. Ha inizialmente fatto appello all'«autonomia decisionale». Facendo l'avvocato del diavolo, ci verrebbe da porre questa domanda: come dare torto a questo genitore? Se l'autonomia decisionale legittima l'uccisione del figlio nel grembo materno, perché non potrebbe legittimare anche il matrimonio con lui? Se l'autodeterminazione rende lecita l'eutanasia, perché non potrebbe rendere lecito anche il vincolo coniugale tra madre e figlio o tra padre e figlia?Il ricorrente poi aggiunge: «Attraverso il legame duraturo del matrimonio, due persone, qualunque sia la relazione che potrebbe legare l'una all'altra, possono trovare un maggiore livello di espressione, di intimità e spiritualità». Potremmo così ulteriormente esplicitare questo concetto. Se «love is love» e dunque se è errato pensare che l'amore di coppia possa essere appannaggio solo di coppie eterosessuali, ciò può e deve valere non solo per due uomini o due donne, ma anche per madre e figlio (o figlio) e padre e figlia (o figlio). Come può esserci un amore di coppia tra due persone dello stesso sesso che si esprime carnalmente in un rapporto omosessuale, così può esserci un amore di coppia tra due persone della stessa famiglia che può esprimersi in un rapporto sessuale. Chi lo dice che l'affetto tra madre e figlio possa esprimersi solo con il bacio sulla guancia, l'abbraccio e le carezze sul volto? Dove è scritto che l'amore intenso genitoriale non possa esprimersi con il linguaggio altrettanto intenso del rapporto sessuale? Non solo: ma chi dice che la madre non possa provare non solo sentimenti materni, ma anche sponsali per il figlio? E dunque, se così fosse, perché non formalizzarli in adeguato modo sposandosi?L'ABBANDONO DELLA LEGGE NATURALE HA CONSEGUENZE DEVASTANTIIl tutto, a bene vedere, nasce, a monte, dalla liquefazione dell'istituto del matrimonio. Qualche decennio or sono si è iniziato a dire che l'importante non è il matrimonio, ma i sentimenti che legano i due fidanzati. Se l'aspetto essenziale è l'interiorità affettiva, sentimentale ed emozionale, va da sé che anche le persone omosessuali possano sperimentare tale interiorità, chiedendo altresì una formalizzazione di questo legame affettivo. Ma liberalizzato il sentimento d'amore rendendolo universale - l'amore può essere eterosessuale e anche omosessuale perché il vero amore non ha barriere - ecco che, fedeli a questo principio, si è esteso il concetto di amore anche agli animali (da qui le proposte di matrimonio interspecie), ai bambini (pedofilia), e ai parenti di primo e secondo grado. Il vero amore non deve appunto conoscere limiti e pensare al legame affettivo tra madre e figlio in termini solo genitoriali e non sponsali è appunto un limite. Altro limite è quello di escludere alcune espressioni fisiche consone a questo sentito interiore.In sintesi il percorso che ci porterà a sdoganare anche l'incesto e il matrimonio tra genitori e figli e tra fratelli è assolutamente coerente con le premesse ed assolutamente logico nel suo articolarsi: l'amore è solo mero sentimento. Tutti i sentimenti che si percepiscono come piacevoli sono anche buoni moralmente. E dunque se provo un sentimento che qualifico come «amore di coppia» per mio figlio tale sentimento è vero e buono. Ma se provo questo particolare sentimento che percepisco come «coniugale» non si vede il motivo di negare a madre e figlio di sposarsi. In breve chi considera l'amore come mero sentimento e qualifica ogni sentimento piacevole come moralmente buono, non può che accettare l'incesto e il matrimonio genitoriale e tra fratelli.Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Tommaso Scandroglio, nell'articolo seguente dal titolo "Licenziata perché no-trans... e con una legge alla Zan" racconta la storia di Maya Forstater, consulente fiscale, che è stata licenziata per aver twittato che «gli uomini non possono trasformarsi in donne». Una vicenda istruttiva anche per gli italiani alle prese con il Ddl Zan e l'illusorio emendamento «salva idee».Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 25-04-2021:In questo racconto alla Kafka i personaggi sono tre. Abbiamo la signora Maya Forstater, consulente fiscale presso la sede londinese del Center for Global Development. Mrs Forstater ha inopportunamente ma coraggiosamente twittato: «Gli uomini non possono trasformarsi in donne». Jacques de La Palice avrebbe annuito. Secondo personaggio, il suo datore di lavoro che, letto il tweet transfobico, l'ha licenziata. Infine abbiamo la giustizia inglese. A fine 2019 la Forstater ha perso il ricorso contro il licenziamento perché, in sintesi, la sua libertà di opinione finisce dove inizia la tutela delle rivendicazioni del mondo Lgbt che ha una estensione inversamente proporzionale ai diritti delle persone eterosessuali-non transessuali di dire la loro.Il paradosso sta nel fatto che Mrs Forstater per chiedere il reintegro del posto di lavoro si appellò all'Equality Act, legge del 2010 che dovrebbe tutelare tutti i sudditi di Sua Maestà dalle discriminazioni. Licenziata perché discrimina, lei cercò un'àncora di salvezza nella legge contro le discriminazioni. Àncora che invece la trascinò sul fondo. Infatti i giudici, nel caso Grainger plc v Nicholson che riguardava le discriminazioni religiose sul posto di lavoro, indicarono alcuni criteri, utili per l'interpretazione della sezione 10 di quella stessa legge dedicata a religione e credo, affinché un'idea legata al proprio credo possa venire espressa liberamente. Citiamo due di questi criteri. Il parere deve essere espressione di una convinzione profonda e non una mera opinione e inoltre deve essere «degno di rispetto in una società democratica, non incompatibile con la dignità umana e non in conflitto con i diritti fondamentali».Vediamo come il giudice di primo grado ha interpretato il messaggio su Twitter della Forstater alla luce di questi due criteri. Secondo il giudice la donna ha espresso solo una mera opinione e, in secondo luogo, tale opinione è capace di creare «un clima degradante, intimidatorio, ostile, umiliante e offensivo». Inoltre, per soprammercato, il giudice ha aggiunto che vi sarebbero «prove scientifiche significative» in merito al fatto che i sessi sono più di due.Come ha rilevato il giornalista Luca Marcolivio sull'International Family News: «I criteri stabiliti dalla sentenza Grainger plc v Nicholson hanno permesso di applicare le tutele della sezione 10 dell'Equality Act a chi crede nel nazionalismo scozzese, al veganismo su base etica, alla necessità di agire in fretta per fermare i cambiamenti climatici della Terra e pure allo stoicismo greco antico», ma non a chi afferma che un uomo non potrà mai diventare donna. Martedì si aprirà l'appello. Infatti la nostra eroina d'oltremanica non si è di certo arresa.La vicenda inglese è istruttiva anche per noi italiani. L'emendamento «salva idee» contenuto nel Ddl Zan è solo uno specchietto per le allodole. Il trucchetto in sede di contenzioso sarà semplice: il criterio della libertà di opinione troverà un limite nel divieto di discriminazione. Il punto di forza del Ddl Zan sta proprio in come è stato concepito il criterio di discriminazione che è necessariamente unilaterale.Facciamo un esempio. Tizio, presidente di un'associazione pro family, afferma che una famiglia è costituita solo da un uomo e da una donna. Caio, presidente di un'associazione Lgbt, trascina in giudizio Tizio. Il giudice applicherà la Legge Zan e affermerà che tale affermazione è discriminatoria perché offende le persone omosessuali. Tizio verrà condannato a un anno e mezzo di carcere.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6515SE MARIO DRAGHI FOSSE PAPA...Il governo italiano ha pubblicato il ''Piano vaccinale'': la Chiesa potrebbe imitarlo con un ''Piano evangelizzatore'' per salvare le anime da un virus peggiore del Coviddi Tommaso ScandroglioLa Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato il 13 marzo scorso il Piano vaccinale anti-Covid. Questo piano, declinato in termini pastorali, potrebbe funzionare benissimo come «Piano evangelizzatore anti-secolarismo». Proviamo ora a tradurre le strategie del Governo per uscire dalla pandemia in strategie pastorali. Le righe che seguiranno sono la fedele riproposizione dei punti programmatici contenuti nel Piano governativo, quasi un copia incolla. Le uniche differenze sono le seguenti: il Piano del Governo ha un ambito di applicazione civile, quello della Chiesa ecclesiale; il primo interessa una nazione, il secondo il mondo intero.PRINCIPI GUIDALa finalità di questo Piano è la salvezza delle anime. A tal fine occorre completare al più presto la campagna evangelizzatrice. Capillarità dell'annuncio e spinta alla missionarietà sono i capisaldi per dare nuovo impulso all'evangelizzazione. I citati principi sovrintendono all'intera pianificazione e guidano la logistica di gestione dell'intero processo evangelizzatore. La corretta attuazione del piano prevede il coordinamento da parte del Pontefice di tutte le attività, che saranno svolte con il contributo necessario dei vescovi, degli altri attori istituzionali e delle altre organizzazioni e associazioni, per garantire, in piena sinergia, la continuità della filiera evangelizzatrice, dalla formazione alla vita sacramentale, dai percorsi vocazionali alla somministrazione di sana dottrina.ATTORI IN CAMPOI principali attori in campo sono: il Pontificio Consiglio Promozione Nuova Evangelizzazione, la Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, la Congregazione per l'Educazione cattolica. L'azione di questi attori subirà il vaglio della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione per il Culto Divino e per la Disciplina dei sacramenti. Oltre a questi attori tutto il Sistema Chiesa collabora alla campagna evangelizzatrice: le diocesi, le parrocchie, le associazioni, i movimenti laicali.FATTORI DI SUCCESSO E VALORI TARGETIl Piano identifica i presupposti per la condotta di una campagna evangelizzatrice rapida, mediante: efficace e puntuale distribuzione dei sacramenti e della dottrina che è priva di effetti collaterali; costante monitoraggio dei fabbisogni delle anime e approvvigionamento di missionari tra sacerdoti, religiosi e laici; incremento della capacità giornaliera di somministrazione. Un impulso sincrono e sinergico da parte di tutti gli attori lungo le tre linee operative consentirà di ottimizzare e velocizzare l'intero processo evangelizzatore. Il rateo ideale da raggiungere, a regime, è stimato, per fare un esempio, in almeno 500 mila somministrazioni di sacramenti e lezioni di catechesi al giorno per popolazioni intorno ai 60 milioni di persone per raggiungere l'evangelizzazione di massa (almeno l'80% della popolazione evangelizzata) entro il mese di settembre.L'approvvigionamento di missionari è alla base dell'intera filiera evangelizzatrice e si sviluppa attraverso: costante contatto con i Centri vocazionali e i seminari, ricezione dei missionari e smistamento in tutto il mondo. In merito al monitoraggio del fabbisogno delle anime, Il monitoraggio consente alla Chiesa cattolica di ottimizzare il flusso della filiera, intervenendo proattivamente in modo mirato, selettivo e puntiforme dove necessario, sulla base degli scostamenti alla pianificazione. A tal fine si prevede: la costituzione di una riserva di missionari, accantonando circa l'1,5% di questi, da reindirizzare prontamente in caso di emergenza nelle aree che manifestano criticità; l'utilizzo di rinforzi del sistema da parte della Congregazione per il Clero e quella della Vita consacrata o di altre organizzazioni, gravitando con tempestività, flessibilità e aderenza nelle aree maggiormente in difficoltà. Sarà possibile intervenire secondo il principio del punto di accumulo, ovvero concentrando tutte le risorse necessarie verso quelle aree cluster e di piccole dimensioni che versano in stato di particolare criticità.La capillarizzazione dell'evangelizzazione è una condizione per il successo della campagna e si realizza incrementando la platea dei missionari e i punti di diffusione della fede. L'ampliamento della platea dei missionari si realizza: con la catechesi, con il reclutamento di sacerdoti anche diocesani e ricorrendo ai laici, inclusi gli sposati. La capillarizzazione trova giovamento anche nel potenziamento della rete evangelizzatrice esistente con criterio di progressività ad esempio usando parrocchie, oratori, associazioni di volontariato e sportive di ispirazione cattolica, scuole, etc. È necessario il richiamo periodico dell'azione di evangelizzazione.GOVERNANCEStruttura: catena snella, organizzazione funzionale. Procedure: pianificazione a tutti i livelli, controllo accentrato della Santa Sede, esecuzione decentrata diocesana, collegamenti diretti, tavolo permanente.Fin qui il fantomatico «Piano evangelizzatore anti-secolarismo». Vero, una burla, quasi un gioco retorico, ma fino ad un certo punto. Pensiamo se realmente chi governa la Chiesa sentisse l'urgenza e l'importanza di salvare le anime tanto quanto i governi oggi sentono l'urgenza e l'importanza di salvare le persone dal Covid. Di certo appronterebbe un piano evangelizzatore simile, almeno nello spirito, nella ratio, a quello redatto dal Governo italiano per combattere la pandemia. La sua mancanza potrebbe dunque essere indice del fatto che le gerarchie hanno dimenticato che il virus peggiore è il peccato il quale ha moltissime varianti, peccato che però si può prevenire o curare con la formazione, la preghiera, i sacramenti e le opere di carità. Titolo originale: Il piano 'vaccinale' pastorale: contro l'altra pandemiaFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 15-03-2021Pubblicato su BastaBugie n. 708
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6500VON DER LEYEN: ''LE PANDEMIE NON AVRANNO MAI FINE''Comanda chi è capace di terrorizzare le masse: per la presidente dell'UE anche dopo il Covid il rischio resterà alto (eppure le pandemie ci sono sempre state, ma non hanno stravolto l'esistenza come oggi)di Tommaso ScandroglioAl mondo di sicuro ci sono solo la morte e le tasse. Ed ora aggiungiamo anche le pandemie. A dirlo al Financial Times è stata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: «Stiamo entrando in un'era delle pandemie. Se si guarda a quanto è accaduto negli ultimi anni, con Hiv, Ebola, Mers e Sars, quelle erano epidemie che potevano essere contenute, ma non possiamo pensare che sia tutto finito una volta superato il Covid-19. Il rischio resta».La von der Leyen dichiara che «stiamo entrando in un'era delle pandemie», ma in realtà non ne siamo mai usciti. Ricordiamo, tra quelle più letali, la Spagnola (1918-1920) con 50 milioni di vittime, l'influenza Asiatica (1957) con due milioni di morti, la pandemia del 1968 che provocò oltre un milione di vittime, l'HIV, virus non ancor scomparso dal nostro pianeta, con 25 milioni di morti, così come l'Ebola (il computo dei morti fino al 2016 si aggira intorno agli 11 mila). Insomma, i virus letali hanno sempre accompagnato la nostra esistenza, senza però stravolgerla come sta accadendo da un anno a questa parte, anche oggi lo fanno, pur avendo noi molti più strumenti rispetto al passato per combatterli, e lo faranno anche in futuro. Quindi, niente panico.Invece, il signor Rossi che ascolta le parole della presidente della Commissione europea è colto, comprensibilmente, da un attacco di puro terrore: entreremo in un'era di durata geologica delle pandemie, dopo il Covid non si tornerà mai più alla normalità, «il rischio resta». Insomma, l'incubo virale rimarrà per generazioni. Perché la von der Leyen ha fatto questa uscita? Non certo, come ha dichiarato, per motivare l'implementazione della ricerca in Europa. In realtà il suo intento pare proprio quello di seminare il panico.PER QUALE MOTIVO DISSEMINARE IL PANICO?Dopo un anno di stress emotivo per mezzo pianeta (il Sud del mondo ha altri guai a cui pensare rispetto al Covid) quale persona assennata potrebbe ritenere ragionevole aumentare ancor più il tasso di ansia di qualche miliardo di persone? Nessuna, eppure la figura apicale targata UE su uno dei più autorevoli giornali del mondo decide coscientemente di scrivere un remake di Profondo rosso in cui tutti noi figuriamo come comparse.Ma per quale motivo disseminare il panico? La tesi, che inizialmente sapeva di complotto e che vede la paura come strumento di controllo delle masse, appare sempre più convincente. La fobocrazia è il nuovo scenario che ci aspetta: comanda chi è capace di terrorizzare le masse. Il virus della paura sarà la vera pandemia del futuro, un virus ben più contagioso del Covid perché si trasmette con parole e immagini, le sue vittime possono essere giovani e anziani, persone semplici e colte.Il Covid finirà, forse sua sponte o per i vaccini o per l'immunità naturale acquisita o per tutte queste tre cause, ma non deve finire la paura e il ricatto ad essa legato. Ecco allora tirare fuori la sfera di cristallo e predire un'apocalisse a tempo indeterminato. E i buonsensisti a domandarsi: ma come è possibile che fino ad un anno fa le varie pandemie che ci sono state non ci avevano mai sconvolto la vita ed ora, di punto in bianco, quelle future saranno così devastanti da obbligarci a mascherarci e rinchiuderci in casa per sempre? Qualcosa non torna, appare evidente.MA NON IMPORTAChi è nel panico non ragiona, ma obbedisce pur di salvarsi la pelle. E non chiamiamola «responsabilità civile» l'osservanza prona delle misure di sicurezza personali, perché, nella maggioranza dei casi, chi si maschera, chi si disinfetta e tiene le distanze, lo fa per sé, non per gli altri. Se fosse così diffusa questa tanto celebrata «responsabilità civile» tutti pagherebbero le tasse, alla guida non tenteremmo di emulare Lewis Hamilton, non parcheggeremmo in divieto di sosta, non butteremmo il nostro materasso nel boschetto dietro casa e molto, molto altro.No, è la fifa che ci guida perché l'Io è la persona a noi più cara. La von der Leyen e non solo lei l'hanno capito bene e quindi, dato che ora qualche anelito di speranza viene iniettato nei cuori delle persone insieme ai vaccini, si corre subito ai ripari per spegnere sul nascere tanta improvvida fiducia, avvertendo che le pandemie seguono un moto perpetuo. Occorre allora applicare una strategia di controllo della coscienza di massa tramite la diffusione, in modo ciclico e ininterrotto, di due stati d'animo collettivi: l'ansia a cui segue la speranza. Minacciare e poi tranquillizzare, minacciare e poi tranquillizzare. È indispensabile quindi tenere il signor Rossi come Mr Smith sempre sulla corda, ma facendo attenzione che la corda non si spezzi. Chi possiede l'antidoto contro la paura è lo stesso che l'ha generata. Titolo originale: Era delle pandemie? No, fobocraziaFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02-03-2021Pubblicato su BastaBugie n. 706
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6502LA MACCHINA PER MORIRE: PREMI ''MUORI'' E CIAOEutanasia per tutti: la morte in pochi minuti senza dolore attivabile con un codice anche da disabili (c'è anche il pulsante ''Stop'' se ci ripensi all'ultimo secondo)di Tommaso ScandroglioTutti a bordo di "Sarco", una navicella spaziale che ti porta nell'Aldilà attraverso un viaggio bello da morire. "Sarco" sta per sarcofago e si tratta di una specie di capsula, che ricorda gli aspirapolvere di ultimo modello, dove tu entri e non esci più. Almeno da vivo. Infatti è una macchina per uccidere le persone, un novello forno crematorio, una versione aggiornata delle camere a gas naziste, ovviamente - tengono a sottolineare i suoi ideatori - con la differenza che nessuno è obbligato a entrarci. Forse non è obbligato a entrarci, aggiungiamo noi, dato che ormai non sono pochi i casi di eutanasia su persone non consenzienti (vi ricordate Charlie Gard e Alfie Evans?).UNA MORTE PIENA DI PACE IN POCHI MINUTIL'inventore di questa sedia elettrica senza scossa [...] è l'australiano Philip Nitschke, il fondatore di Exit International, un'organizzazione pro eutanasia. Un video promozionale spiega come funziona Sarco: "È un dispositivo di eutanasia che utilizza azoto liquido per abbassare il livello di ossigeno, offrendo una morte piena di pace in pochi minuti". Basta entrare, chiudere il portello, premere un pulsante e la morte è servita. È come la macchinetta del caffè espresso: schiacci un pulsante e via, ma a posto del caffè c'è la morte, espressa pure lei. Naturalmente al primo posto c'è la sicurezza per il futuro de cuius. Infatti Alexander Bannink, il designer che ha progettato questo aspirapolvere di vite umane disponibile in diversi colori, ha affermato: "Abbiamo un pulsante 'Muori' e anche un pulsante 'Stop', perché è indispensabile che ci sia. C'è dunque anche una via di fuga. Quindi lo rendiamo un prodotto 'sicuro' perché è quello che deve fare un buon designer".La mente vacilla: si qualifica questa ghigliottina 2.0 un prodotto "sicuro". Ci si industria per facilitare la morte delle persone, ma in modo "sicuro", cioè per evitare proprio lo scopo per cui hai comprato questo baccello mortifero. La sicurezza è aumentata dal fatto che per morire devi inserire un codice, una sorta di Pin come se tu fossi al bancomat, così si evita che tuo figlio giocando ad Avengers e credendosi sull'astronave Infinity Wars si infili nel Sarco e ci rimanga secco. Oltre ad inconvenienti domestici come questo, gli ideatori vogliono che si utilizzi Sarco solo se si è capaci di intendere e volere: il codice non ti viene dato se non sei sano di mente, ma forse un (apparente) sano di mente potrà decidere della tua sorte anche se sei un disabile mentale.ECCENTRICO E INNOVATIVONitschke & Bannink hanno pensato di venire incontro a tutti coloro che vogliono morire e così, imitando i grandi della medicina che non brevettarono le loro scoperte per renderle disponibili a tutti immediatamente, ecco che hanno pensato di rendere disponibile online il progetto da scaricare e da riprodurre con una stampante in 3D. C'è chi si dà all'automodellismo alla sera tornando a casa dal lavoro e chi si costruisce la bara. Sono gusti.Bannink assicura poi che il suo funzionamento è intuitivo, a prova di tonto, anche perché è consapevole che in quei momenti si può perdere lucidità, mai tanto quanto è stata persa a freddo da Nitschke & Bannink, c'è da aggiungere. Quest'ultimo, in puro spirito inclusivo, ha voluto che la sua bara fosse accessibile a tutti e quindi tiene a ricordare che "l'attivazione tramite movimento oculare o voce è prevista per consentire l'uso della capsula da parte dei disabili".Commovente tanta sensibilità e attenzione agli ultimi, che molto probabilmente saranno i primi a testare il letale baccello, dato che i disabili, a livello mondiale, sono sempre stati i migliori candidati alla "dolce morte". "Cosa potrebbe esserci di meglio che avere la tua famiglia e gli amici intimi a pranzo, un bicchiere di champagne, saltare nel Sarco e partire per un volo immaginario pieno di pace, veloce e sicuro verso il paradiso?", ha dichiarato l'attivista Sally Curlewis, certa poi che i piani inferiori al paradiso non possano esistere. Morire diventa un happening e lasciare le proprie spoglie mortali può essere glamour perché eccentrico e innovativo.Il suicidio diventa così un gesto estetico, il macabro assume profili invitanti: c'è anche un design della morte e uccidersi può rappresentare un'esperienza suadente. Da eutanasia a euforia il passo può essere breve. Insomma una strategia di marketing di diffusione del pensiero eutanasico davvero luciferina che ammanta di bellezza - Sarco è un prodotto di design realmente di ottima fattura - ciò che rimane orrendo. D'altronde, ci dice la Genesi, il frutto proibito colto da Eva era "gradito agli occhi". Titolo originale: Sarco, la macchina-bara che uccide in pochi minutiFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05-06-2019Pubblicato su BastaBugie n. 706
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6431SE I CATTOLICI NON POSSONO INSEGNARE NEMMENO IN UNA UNIVERSITA' CATTOLICACom'è possibile che sia attaccata Claudia Navarini, docente dell'Università Europea di Roma, solo perché utilizza il Manuale di Bioetica del cardinale Sgreccia?di Tommaso ScandroglioSi è fatto un gran parlare sui siti cattolici più ortodossi, e quindi meno letti, dell'articolo de La Stampa intitolato «L'Università dove si insegna che i gay sono malati» a firma di Annamaria Bernardini De Pace. L'articolo è una buona sintesi del diffuso livore schiumante rabbia che pervade sempre più insistentemente il mondo laicista. La De Pace attacca il Manuale di Bioetica del cardinal Elio Sgreccia, la valente professoressa Claudia Navarini che lo ha adottato come testo consigliato - non obbligatorio, come sostiene la De Pace - nel suo corso di Etica all'interno dell'area di Psicologia, l'Università Europea dei Legionari di Cristo dove insegna la docente e, in un vorticoso moto ascensionale, la Chiesa cattolica (e, potesse, anche Dio stesso che è cattolico).Il motivo di tanto odio è sostanzialmente il paradigma cattolico in materia di bioetica e di morale naturale. Sostenere, come fa il testo di Sgreccia, che l'atto coniugale di per sé è orientato alla procreazione e argomentare che quest'ultima riceve la sua perfezione quando è frutto dell'amore coniugale sono per la De Pace «pericolose e inquietanti affermazioni». Avete compreso bene? È inquietante e pericoloso che i bambini nascano dagli atti coniugali. Altri strali sono riservati naturalmente all'aborto, alla fecondazione extracorporea e all'omosessualità (un nota bene: il taglia e cuci applicato alle citazioni del Manuale e fatto da La Stampa, Libero e il Dubbio falsa l'autentico significato dei passi citati).In merito all'omosessualità - tema che tra l'altro non è oggetto del corso della Navarini - secondo l'avv. De Pace andrebbero curati (sic) coloro i quali sostengono che la sessualità ha un orientamento oggettivamente eterosessuale. Da stracciarsi poi le vesti del politicamente corretto a leggere nel Manuale che esiste il dovere di obiettare nei confronti dell'assassinio pre-natale da parte di medici e, udite udite, anche da parte dei farmacisti. In definitiva il Manuale è per l'estensore dell'articolo puro acido muriatico.La De Pace inoltre non si dà pace - è proprio il caso di dirlo - del fatto che esistano ancora simili schifosi insetti che strisciano in qualche aula universitaria dopo anni di disinfestazione fatta con importanti dosi di «battaglie civili» e «leggi a favore della non discriminazione e contro l'omofobia». La sentenza non ammette appello: la bioetica fondata sul personalismo ontologico e quindi anche la bioetica cattolica non deve essere insegnata, ma deve essere messa al rogo perché si tratta di «un'educazione vetero-cattolica, paternalistica e [...] dittatoriale». Comprendiamo il suo vibrante disappunto perché è notorio che i veri laicisti siano intolleranti, perdoniamo svarioni come un supposto intervento dell'OMS per cambiare il manuale diagnostico dell'American Psychiatric Association, ma, prima che si accenda la pira su cui a turno dovremo ardere vivi, ci si permetta di fumare un'ultima sigaretta.L'ULTIMA SIGARETTA CONSTA DI UN PAIO DI RIFLESSIONILa prima: si tranquillizzi la De Pace, gli studenti universitari, compresi quelli dell'Università Europea, sono stati arruolati per buonissima parte al secolarismo post-moderno appena venuti alla luce. Chi volesse sostenere il contrario vuol dire che vive al di fuori della Via Lattea. Poco elegante raccontare di sé, ma fino a qualche anno fa anch'io ero docente presso l'Università Europea e anch'io insegnavo bioetica e anch'io avevo adottato come testo di esame il Manuale di bioetica. Gli studenti, banale a dirsi, erano per la maggior parte inconsapevolmente devoti al mainstream dominante sui temi eticamente sensibili. Con animo candidamente serafico, erano quasi tutti a favore di aborto, eutanasia, fecondazione artificiale, omosessualità, divorzio, contraccezione, eccetera, eccetera. Le lezioni avevano naturalmente un approccio partecipativo: chiedevo cosa pensassero ad esempio dell'aborto e ascoltavo con sincera attenzione. Poi ponevo loro dei casi da risolvere e in aula si accendeva sempre un vivace e interessantissimo dibattito tra gli studenti ed io aspettavo ad intervenire. Poi quando la confusione mentale regnava sovrana - il confronto dialettico democratico porta quasi sempre all'anarchia - mi permettevo di dire la mia, non come mera opinione, ma come argomentazione razionale comprensibile anche da chi non crede (lo scrivente, al pari della prof.ssa Navarini, usava un approccio proprio della filosofia morale, non della teologia morale). Seguiva altro confronto e così via. Quindi, gentile De Pace, è impossibile plagiare le menti dei ragazzi per un semplice motivo: sono state già plagiate dal conformismo laicizzante.Seconda riflessione. Il vento è cambiato per i cattolici e da un po'. Fino a qualche decennio fa il non credente era sostanzialmente indifferente al mondo cattolico. Credete a quello che volete basta che non ci rompete le scatole, ci ammonivano. Ora, come ben testimoniato dall'articolo de La Stampa, il cattolico, da comparsa insignificante, è diventato, conservando la sua insignificanza, un nemico da odiare e da uccidere culturalmente. Voi cattolici, così si sostiene, non dovete neppure più azzardarvi a insegnare certi valori nelle vostre università e scuole, a difendere alcuni princìpi dai pulpiti delle vostre chiese, ad educare in un certo modo i vostri figli, a diffondere alcune notizie con tanto di commenti sui vostri media. Voi addirittura non dovete più pensare certe cose. Voi dovete sparire. Il succo dell'articolo della De Pace è tutto qui.NOI LO ABBIAMO PERMESSOI laicisti alla De Pace hanno potuto alzare la voce e sputarci in faccia così impunemente anche perché noi lo abbiamo permesso. Tutti noi favoriamo questo clima da fatwā quando ci presentano la compagna di nostra cugina e non diciamo un «beh», quando la nostra collega ci rivela raggiante che aspetta un bambino concepito in vitro e noi non obiettiamo nulla, quando l'amico del calcetto vuole divorziare e non gli diciamo una parola buona, quando la parrucchiera si lamenta della pillola che la fa ingrassare e noi tacciamo, quando il figlio ormai adulto a tavola ci spiega perché se finisse nelle stesse condizioni di Alex Zanardi preferirebbe morire e noi non proferiamo verbo e gli chiediamo di passarci il sale.Abbiamo permesso questo strapotere dei nichilisti di professione anche perché le alte sfere ecclesiali hanno deciso di chiudere la bioetica in un armadio con tanto di bavaglio. Non ci nascondiamo dietro un dito: la nuova bioetica delle gerarchie vaticane è fatta di tutela del creato e roboetica. Costoro, seppur non abbiano cancellato dal Catechismo la imperitura dottrina sulla morale naturale, l'hanno messa in secondo se non in terzo piano. In tal modo hanno fatto sì che soldati come la prof.ssa Navarini rimangano isolati e non abbiano le spalle coperte dall'aviazione e dall'artiglieria. L'immunità di gregge copre chi sta nel gregge, non chi evita di intrupparsi. Il predatore attacca sempre la preda fuori dal branco. Ma questo non è fenomeno solo di oggi.Perdoni il lettore se lo annoio ancora con un aneddoto autobiografico. Quando insegnavo presso l'Università Europea un giorno ricevetti una telefonata da un collega che ricopriva un certo ruolo che gli permetteva la gestione didattica del mio corso. Il collega, in perfetto stile vetero-democristiano, mi sibilò alla cornetta: «È opportuno ripensare il tuo corso di bioetica». Tradotto: occorre depotenziarlo, magari togliendogli ore e crediti, rendendolo facoltativo, etc. Io obiettai, ovviamente, ma non avevo accesso nella stanza dei bottoni per oppormi efficacemente alla proposta del collega. La prof.ssa Navarini invece aveva accesso e grazie a lei il «ripensamento» non andò in porto. Altro aneddoto: sempre un collega, anni fa, mi rivelò che, tenuto conto della virata ecologista del Vaticano, in un'altra università gestita dai Legionari di Cristo, nel corso di bioetica, occorreva mettere più l'accento ad esempio sulla deforestazione delle querce secolari in Canada che sulla deforestazione dei bambini nel ventre materno (l'esempio è parto della mia fantasia ed è stato fatto al solo scopo di esemplificare).PERCHÉ QUESTI ANEDDOTI?Per spiegare che la pressione esercitata dal mondo secolarizzato sui temi eticamente sensibili è talmente forte che cedimenti in queste materie si registrano continuamente anche in casa cattolica. Di questo ovviamente era consapevole lo stesso cardinal Sgreccia e così veniamo al quarto aneddoto personale. Un giorno andai a trovare il cardinale a casa sua, al di là delle Mura Leonine. Parlammo di molte cose e ad un certo punto il discorso cadde sul rapporto tra bioetica e Chiesa. Sgreccia mi fece capire che la bioetica, in casa cattolica, era ormai considerata la figlia disabile di cui vergognarsi e da tenere in camera quando vengono gli ospiti (anche in questo caso la rozza e brutale metafora deve essere addebitata al sottoscritto cavernicolo).Chiudiamo con un augurio. L'Università Europea ha pubblicato una apprezzabile nota per rispondere alle critiche apparse sui media. Ci auguriamo, anzi, siamo certi che questa solidarietà espressa nei confronti della prof.ssa Navarini continuerà nei mesi futuri e che quindi il Manuale di Sgreccia continuerà ad essere adottato nei suoi corsi anche per il prossimo anno accademico e non si faranno pressioni di alcuna sorta per cambiarlo a favore di testi assai più morbidi e accomodanti. Altrimenti, chi spingesse in questo senso farebbe meglio a scrivere per La Stampa. Titolo originale: La bioetica è diventata un imbarazzo per i cattoliciFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07-01-2021Pubblicato su BastaBugie n. 699
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6390IL MITO DI MARADONA: GENIO NEL PALLONE, DISASTRO NELLA VITAQuando si eclissano i valori, sorgono gli idoli... come Maradona (diventato un mito per la tensione tra le qualità sportive inarrivabili e i vizi della vita privata)di Tommaso ScandroglioLa mano de Dios ha fatto cessare di battere il cuore di Armando Maradona, dopo 60 primavere. L'iconografia che nel tempo ormai si era cristallizzata intorno alla sua figura è dicotomica e perdura anche dopo la sua morte: un genio nel pallone, un disastro nella vita; talentuoso in campo, pieno di vizi fuori dal campo; nel calcio nessuno come lui dominava la sfera di cuoio, nella sua esistenza era dominato dalla cocaina, dall'alcol, dal cibo e dal carattere iroso; un esempio inarrivabile nello sport, un esempio da non emulare se guardiamo alla vita privata; un solo amore nello sport; mille "amori" quando non giocava: un divorzio e altre tre donne da cui nacquero alcuni figli, per non parlare di un numero imprecisato, così pare, di discendenti non riconosciuti.Maradona è, banale a dirsi, una icona dei nostri tempi. Le persone oggi, più che mai, hanno bisogno di idoli in cui sperare, a cui aggrapparsi perché incarnano il successo, il talento, l'eccellenza che a loro mancano. Forse quando si eclissano i valori, gli ideali, le ragioni ultime per vivere e morire ecco che sorgono gli idoli. Nello sport come nel cinema, nella musica come nei social (vedi gli influencer), nell'imprenditoria (pensiamo ai vari CEO della Silicon Valley: un nome su tutti: Steve Jobs) come nelle battaglie ideologiche (vedi Greta Thunberg).L'IDOLO DEVE ESSERE PERFETTO?No, guai se lo fosse. L'icona vivente deve essere come la Luna: una faccia luminosa in cui brillano le sue eccellenze, dove risplendono le sue qualità inarrivabili. E una faccia nascosta e buia dove si agitano i peggiori spettri, dove l'idolo striscia, mangia la polvere, si degrada ad essere ferino. È la tensione tra questi due poli opposti che genera la vita drammatica dell'idolo, che piace così tanto alla gente. Queste due facce antitetiche sono complementari per disegnare il profilo dell'eroe, che alla fine è l'eroe romantico: egli è tanto divino - per l'Equipe, il giornale francese di calcio, la morte di Maradona è «la morte di un Dio» - perché tanto umano, ma umano nella sua dimensione più deteriore. Quanto più questi scende nella sozzura di una vita indegna, tanto più brilla la stella del talento.L'ex campione del Mondo con la Nazionale argentina Jorge Valdano ha commentato così la morte del pibe de oro: «Povero, vecchio Diego. Abbiamo continuato a dirgli per tanti anni "Sei un dio", "Sei una stella", e ci siamo scordati di dirgli la cosa più importante: "Sei un uomo"». La forza del mito si nutre in realtà della debolezza dell'uomo. Gli artisti maledetti - e Maradona era uno di questi - non sarebbero stati geniali senza lo scotto di fragilità che minavano in radice tutta la loro esistenza.IL PREZZO DA PAGARE PER PRIMEGGIAREMaradona era una icona perché il genio calcistico era mescolato alla assoluta incapacità di governare la propria vita. Vogliamo dire che l'eroe, nella sensibilità collettiva odierna, è tale proprio perché il prezzo da pagare per primeggiare è quello di sacrificare sull'altare del successo tutto: vita privata, affetti, salute, soldi, etc. Così come Faust vendette l'anima a Mefistofele in cambio della conoscenza e della eterna giovinezza. Tutto si perdona al mito perché convinti che per eccellere sia necessario vivere al limite, anzi al di là del limite. Si crede che la sregolatezza di vita, per la quale Maradona, ad un certo punto della sua vita, divenne famoso più che per i suoi successi sportivi, sia l'effetto ineludibile di vite da superuomini, di esistenze così rare nella loro genialità da porsi al di là del bene e del male. Maradona ha dissipato la sua anima in eccessi perché, così l'immaginario collettivo ragiona, il peso ingombrante del genio non poteva che squilibrare tutta la sua esistenza.Allora la dipendenza dalle droghe e dall'alcol, il peso eccessivo che aveva deformato il fisico dell'atleta di un tempo, gli alterchi collerici con i paparazzi e le risse, una volta anche con i tifosi, non intaccano il mito, bensì lo creano, perché sono elementi necessari della sua natura. Chi ha doti fuori dal comune è colpito dalla maledizione di stare fuori dal cerchio comune dell'esistenza, con i pro e i contra che questo comporta. Il mediocre è colui che marcia nel mezzo della strada dell'esistenza e quindi si tiene ben lontano dai limiti, dagli eccessi della stessa. Il genio non è per definizione un mediocre e vive costantemente sul filo del rasoio, all'estremo limitare del possibile.Un requiem, infine, per il numero 10 di ogni tempo che ora si trova di fronte a Colui che coniuga perfezione con ordine, due termini che per Dieguito sono sempre stati inconciliabili. Titolo originale: Maradona, icona di una società senza idealiFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26-11-2020Pubblicato su BastaBugie n. 693
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6359DOMANDE ALLA STAR DEL MOMENTO: LA SIGNORA POVERTA' di Tommaso ScandroglioÈ una dei vip del momento. Anzi, degli ultimi decenni. La volevo intervistare da tempo anche perché è ovunque: nel Sud del mondo, nelle zone di guerra, nei campi profughi ed anche qui da noi in Italia si fa vedere spesso nei centri di immigrazione, ai semafori, fuori dai supermercati. Spesso te la ritrovi anche a far visita al tuo vicino di casa. Sì, era da tempo che volevo intervistare la Povertà. Lei era dovunque, ma attraverso i canali istituzionali finora mi era stato impossibile avvicinarla. Però un giorno mi arriva una busta con dentro un biglietto su cui c'era scritto: «So chi sta cercando. Venga alle 10 di domani presso la Basilica inferiore di Assisi. Mi riconoscerà». L'indomani mi trovo puntuale al luogo dell'appuntamento. Nella Basilica inferiore il solito via vai di turisti con i loro smartphone a scattare foto che mai rivedranno. Qualcuno seduto sulle panche e un sacerdote inginocchiato nel primo banco. Il capo chino, sgranava un rosario nella sua lunga talare nera: come una fune gettata nel fondo di un pozzo. Nel gioco Trova l'intruso della Settimana enigmistica lui sarebbe stato l'intruso. Mi avvicino con in mano la busta che avevo ricevuto. Lui rimane assorto, gli occhi chiusi al mondo e spalancati sull'Aldilà. Mi faccio ancor più vicino e gli sussurro: «Io sono la persona che sta cercando?». Nessuna risposta. Alzo la voce ripetendo la domanda. Le palpebre che fino a quel momento erano rimaste serrate si aprono e due occhi azzurri come il ghiaccio penetrano i miei. Solo un sussurro: «Non qui. Questo è un luogo sacro. Mi segua». Usciamo all'esterno e senza troppi convenevoli mi chiede: «Chi sta cercando?». Ed io: «La signora Francesca Povertà». Sorride: «Lei uno sciocco come buona parte della gente. Ma so per chi lavora e quindi la voglio aiutare». Poi mi dice di farmi trovare tra una settimana esatta in una via di periferia di Roma in piena notte. Infine aggiunge: «Non mi segua. Invece scenda di nuovo nella Basilica inferiore, si inginocchi esattamente nel punto in cui io ero inginocchiato e rivolgendo gli occhi al Cielo ringrazi Dio per questa opportunità». Poi si dilegua. Io obbedisco. Mi trovo esattamente dove il sacerdote era inginocchiato ed inizio a pregare. Gli occhi vagano qua e là, soprattutto contemplando i dipinti di Giotto. Poi, ad un certo momento, guardo proprio sopra di me. Sopra la mia testa una vela rappresenta l'Allegoria della Povertà. Alzando gli occhi al cielo… così mi chiese di fare il sacerdote.Dopo una settimana eccomi qui in una via malfamata di Roma, sporca e lurida. «Certo – penso io – questo è il luogo migliore per incontrare la Povertà». Dopo due minuti arriva un furgoncino completamente nero. Scende il sacerdote che avevo incontrato ad Assisi accompagnato da un confratello, un vero e proprio energumeno. Noto che la mia "vecchia" conoscenza ha in mano un sacchetto di stoffa. Con i solti modi spicci con cui mi aveva parlato una settimana prima si rivolge ora a me: «Se vuole fare l'intervista indossi questo - e così dicendo mi mostra il sacchetto di stoffa - salga sul furgone e non fiati». Il sacchetto è in realtà un cappuccio. Il cuore inizia a battermi a mille. Devo pensare velocemente: «Fidarsi o no?». Un secondo di esitazione e poi gli dico: «D'accordo». Salgo sulla parte posteriore del furgone, vengo incappucciato e poi il mezzo si muove. Un tragitto di mezzora o poco più a folle velocità. Poi il furgone si ferma. Sento che i due parlano con qualcuno. Si riparte e di nuovo, poco dopo, una sosta. Lo sportello posteriore si apre. «Scenda, stia zitto e cammini velocemente». I due mi prendono sotto braccio, uno da un fianco e l'altro sul fianco opposto. Procediamo spediti. Una porta si apre cigolando. Poi degli scalini che scendono, tanto stretti che vengo accompagnato solo da uno dei miei due guardiani. Intuisco che l'ambiente è buio. Si scende parecchio. Inizia a far freddo. L'aria odora di umidità, di stantio. Gli scalini finiscono. Un'altra porta che si apre cigolando. Qui la luce è più intensa anche se fioca.Finalmente mi tolgono il cappuccio. La scena che si presenta ai miei occhi è incredibile. I due sacerdoti che mi stavano accompagnando me li ritrovo inginocchiati e davanti a me, seduta su un trono d'oro e adornata di paramenti preziosissimi, con tanto di corona sulla testa e scettro in mano c'è una giovane donna. Siamo in quella che ai miei occhi si presenta come una cella: muri antichi di pietra a vista, volte a botte, nessuna finestra, un giaciglio sulla sinistra e sul lato opposto un tavolo e una sedia. Sembrano le segrete di qualche castello. Rimango interdetto. Il sacerdote conosciuto ad Assisi mi ordina con un sibilo: «S'inginocchi!». Eseguo immediatamente, poi lui rivolgendosi alla giovane donna dice: «Altezza Serenissima, ecco l'uomo di cui le avevo parlato». Lei con voce chiara e forte mi fissa e cosi mi parla: «Una intervista dunque. Ebbene sia, ma dobbiamo fare in fretta prima che ci scoprino!». Continuo a rimanere interdetto, lei se ne accorge.«Le vengo incontro. Noto che è un po' disorientato. Comprensibile. Dunque mi presento, anche se è uno strappo all'etichetta: io sono Sua Altezza Serenissima Francesca La Povertà. Sono rinchiusa in questa cella da tempo immemore. Nessuno sa che lei è qui. Se lo scoprissero passeremmo tutti dei guai seri. Lei ad esempio finirebbe di certo nel carcere di rieducazione teologica dell'isola di Guam». Più che disorientato ora mi sento ubriaco.Come "Sua Altezza Serenissima"?! Cosa vuol dire, mi perdoni?!La povertà è una virtù e come tale è nobile, nobilissima. Il trono, i paramenti, lo scettro competono al mio rango. Non vedo cosa ci sia di strano. E poi chi abbraccia la povertà trova un tesoro. Non ne conviene?Il ragionamento non fa una piega. Ma perché è rinchiusa qui? E chi le ha fatto questo? Alla sua seconda domanda non posso risponderle. Recherei offesa, in questo caso, alla mia cara cugina la Regina Carità. Posso invece rispondere alla prima domanda. Hanno dovuto togliermi di mezzo, tapparmi la bocca. Altrimenti avrei parlato.Per dire cosa?Che la vera povertà è distacco spirituale dai beni perché si riconosce che l'unico vero bene è Dio. Dunque povero può essere sia l'indigente che il ricco e sia l'uno che l'altro possono insultare la mia persona.Ma scusi, Altezza, eppure io è da anni che la vedo in televisione in ogni parte del mondo.Mi ha vista nei campi profughi, nelle favelas, nei dormitori dei senza tetto e in altri mille luoghi simili, vero? Sì, è cosìNon sono io. È una figurante sottoposta a qualche decina di operazioni chirurgiche per assomigliarmi, anche se, detto tra noi, riesce solo ad ingannare gli allocchi.Penso che in giro di una settimana ha già fatto incetta di due epiteti niente male. E chi sarebbe questa impostora?Il suo nome è Miseria. L'intento di chi ha messo dentro me e che fa girare per il mondo la mia sosia è evidente: celebrare la miseria, la penuria di mezzi materiali, gli stenti, le privazioni. Questo per dire che solo se vivi in mezzo ad una discarica potrai trovare Dio. Incredibile, vero? Cristo è venuto per toglierci dalla miseria materiale e soprattutto dalla miseria spirituale che colpisce chi conduce una esistenza spoglia di Dio ed invece molti uomini di Chiesa non solo non parlano più di Dio né agli indigenti né ai ricchi, ma vi vorrebbero tutti poveri materialmente.E San Francesco?Ciascuno di noi è chiamato ad usare dei beni materiali sempre per la gloria di Dio e nel modo in cui vuole Lui. Dio chiama alcuni a diventare imprenditori e possedere molte sostanze, per altri, come San Francesco, questa chiamata vuol dire possedere ciò che serve per condurre una vita dignitosa e nulla più. A nessuno però è chiesto di vivere in modo non decoroso, ossia senza quei beni materiali che sono necessari per vivere in modo adeguato alla dignità personale. Dio non apprezza la miseria, ma vuole che i miseri ne escano, viene tra i poveri perché non rimangano tali. Se la miseria fosse una virtù, non si comprenderebbe il motivo per cui voi dovreste affannarvi così tanto per sconfiggere la miseria materiale nel mondo. Se la povertà materiale fosse il biglietto di ingresso sicuro e certo per entrare nel Regno dei Cieli, sarebbe da insensati tentare di strappare qualcuno dalla povertà: meglio lasciarlo povero. Inoltre, sarebbe contraddittorio da una parte asserire che c'è l'obbligo di diventare poveri materialmente e dall'altra tentare di togliere dalla miseria i poveri. Comunque, a proposito di come San Francesco intendesse la povertà materiale, si vada a leggere il suo Testamento e la sua Regola. Anche in questo caso il ragionamento non fa una piega. Torno a pensare a Madama Miseria. Bisogna dunque smascherare questa impostora!Lei è un ingenuo. Per farlo occorre prima togliere di mezzo dai seminari, dalle scuole teologiche dalle conferenze episcopali, dai sinodi, dalle parrocchie, dai consigli pastorali, e da altre stanze del potere – e così dicendo Sua Altezza fissò il soffitto – il marito della Signora Miseria: il Ragionier Pauperismo. Un tizio che propala gli errori di cui le parlavo a destra e a manca e che vede sprechi ovunque. Non sa quanto tempo butta via per calcolare quanto si potrebbe risparmiare qui e là per poi dare l'avanzo ai poveri. Ad esempio dove ci sono oro e opere d'arte nelle Chiese per dare gloria a Dio, ecco che lui arriva per protestare e mettere tutti alla gogna. Vi vorrebbe tutti vestiti di sacco. Ma a quel punto non ci sarebbero più ricchi che potrebbero aiutare i poveri! Lui lo sa, ma è solo propaganda. Da oltre la porta richiusa alle mie spalle vengono dei rumori Deve andarsene! Un'ultima domanda: cosa le preoccupa di più?Una Chiesa povera di dottrina e di carità. Una Chies
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6337PERCHE' CONIARE MONETE PER LA MADRE TERRA? di Tommaso Scandroglio«"Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: "Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?". Gli risposero: "Di Cesare¨. Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio"».Oggi a posto di Cesare abbiamo la Pachamama, quindi dobbiamo dare a lei ciò che le spetta. E questo per volere del Vaticano. I fatti sono questi. La Zecca vaticana, il 16 ottobre scorso, ha coniato una nuova moneta da 10 euro in argento del valore di 69 euro in occasione del 50° anniversario della Giornata Mondiale della Terra. Su un lato della moneta è ritratta una giovane donna incinta il cui pancione è il globo terrestre su cui sono raffigurati alcuni continenti. Dalla sua lunga chioma spuntano alcune spighe.L'Ufficio numismatico vaticano ha così spiegato il significato del conio di questa nuova moneta: «La celebrazione della vita sulla Terra è un impegno a prendersi cura del pianeta, è il progetto al quale la Chiesa intende offrire la sua adesione, un'opera grandiosa e complessa: promuovere un'azione internazionale per garantire a ciascuno il futuro, gli alimenti di cui ha bisogno, tanto per quantità che per qualità, perché l'avanzamento economico si accompagni con lo sviluppo sociale, senza il quale non si dà vero progresso. La Zecca dello Stato della Città del Vaticano ha curato l'emissione di una moneta da 10 euro in argento realizzata dal Maestro Oldani, che raffigura una madre che porta in grembo la Terra, alla quale dobbiamo cura e amore come se fosse una figlia, con nei capelli lunghe spighe di grano, in un rimando tra passato e futuro che diviene atemporale, quindi eterno».Contemporaneamente la Zecca ha emesso anche altre monete. Quattro sono di ispirazione cattolica (vi sono raffigurati San Paolo e Raffaello), la quinta è politicamente corretta: San Pietro a braccia spalancate accoglie i migranti. Moneta battuta in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.Torniamo alla donna incinta sulla moneta da 10 euro. Ora «una madre che porta in grembo la Terra» è palesemente la Madre Terra, divinità pagana e non cristiana. La Madre Terra può essere legittimamente identificata nella famigerata divinità Pachamama, sia perché il termine "Pachamama" in lingua quechua significa Madre Terra, sia perché l'iconografia scelta dal maestro Oldani riproduce quella della Pachamama stessa donna con i capelli lunghi che accarezza il suo pancione, sia soprattutto perché la Pachamama è stata una recente frequentazione delle alte gerarchie cattoliche. Infatti circa un anno fa, durante il sinodo dell'Amazzonia, la divinità indios fece il suo ingresso trionfale nei giardini vaticani per poi venire collocata, in duplice copia, presso la chiesa di Santa Maria in Traspontina e finire, da ultimo, nelle acque del Tevere perché lì buttata da mano pietosa e cattolicissima, nonchè allergica all'idolatria. Dal Vaticano smentiscono chiarendo che la donna raffigurata è solo un simbolo della vita. Come dire di Tizio che non è un malvivente, ma solo un farabutto.Dea Madre o Dea della Vita, fatto sta che il tintinnio di questa moneta ricorda quello dei trenta denari buttati da Giuda sul pavimento del Tempio. In primo luogo perché sulle monete dello Stato della Città del Vaticano esigiamo che vengano raffigurati Nostro Signore, la Santissima Trinità, santi, scene sacre o elogiative della cultura cristiana (v. le monete per celebrare Raffaello). Qui abbiamo una sostituzione bella e buona: da Maria Vergine incinta alla Pachamama incinta. Dal sacro al profano. Da un contenuto cattolico ad uno non cattolico, come avvenne qualche anno fa quando sempre il Vaticano emise un francobollo raffigurante Martin Lutero inginocchiato davanti a una croce e con in mano una Bibbia, in occasione del 500° anniversario della Riforma protestante.In secondo luogo, ammesso e non concesso che vogliamo celebrare il creato, e non la Terra, quasi che se ne sentisse il bisogno perché nessuno lo fa, era indispensabile farlo secondo una prospettiva e sensibilità cattolica, ossia trascendente, dove il creato è al servizio dell'uomo e questi non onora una donna che invece di partorire Dio partorisce il mondo, dove Dio crea il mondo e non coincide con il mondo diventando una divinità pagana. Titolo originale: Il Vaticano paga in PachamamaFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 19-10-2020Pubblicato su BastaBugie n. 688
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6256LA LOBBY GAY VUOLE MODIFICARE IL LINGUAGGIO... PER MODIFICARE LA (PERCEZIONE DELLA) REALTA'Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): Netflix e la serie TV con un bimbo trans, la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale promuove l'omosessualità, Lobby gay vs TFPdi Tommaso Scandroglio"Mio figlio in rosa" è un blog di una madre che sta crescendo il suo secondogenito maschio come una femmina. GenderLens è invece un sito che vuole aiutare i bambini a vivere «la propria identità di genere», qualsiasi essa sia.Queste due piattaforme hanno lanciato l'iniziativa #ScriviBene affinché - tale è l'intento ricercato dagli ideatori della iniziativa - tutti noi possiamo rivolgerci alle persone transessuali con la terminologia corretta ed usando frasi che siano rispettose della sensibilità di queste persone. Alcuni suggerimenti: se un uomo è "diventato" donna, non si deve scrivere «Anna è nata uomo», bensì «Anna è stata assegnata maschio alla nascita» - un vero pugno in un occhio (anzi, in un orecchio) in quanto a concordanza con i generi grammaticali - ciò a motivo del fatto che «la biologia di una persona non "vince" la sua identità di genere». [...]Tra realtà e linguaggio c'è un legame profondo: il linguaggio ha la funzione di esprimere e comunicare il mondo, quindi di rivelarlo. Da qui il dovere di chiamare le cose con il loro nome. Tratto comune di tutte le ideologie, compresa la Gender Theory, è creare una realtà inesistente. Ad esempio, una pretesa tipicamente ideologica è volere che un maschio sia femmina. Per creare una nuova realtà occorre: demolire la vecchia realtà e quindi i termini che la indicavano per impedire altre forme di pensiero. Costruire un nuovo mondo anche con l'ausilio di nuovi termini, un nuovo vocabolario che indichi realtà prima inesistenti. Ecco quindi la produzione di un'antilingua (neologismo inventato da Italo Calvino) o di una neolingua (cfr. George Orwell, 1984).In merito alla prima fase, la fase destruens, sono differenti le soluzioni proposte. Vediamone qualcuna. Cancellare alcuni termini senza sostituirli con nuovi: ad esempio i lemmi "maschio" e "femmina" è bene che, prima o poi, vengano eliminati nell'uso parlato. Cancellare alcuni termini sostituendoli con nuovi: "sesso" con "genere", "padre/madre" con "genitore 1 e 2". Il caso più paradigmatico di tutti è il seguente: l'uomo che si percepisce come donna deve essere indicato come donna. La parola "maschio" quindi sarà sostituita dalla parola "femmina". A questo proposito c'è da sottolineare il fatto che il mutamento di termini provoca contemporaneamente il mutamento del giudizio morale, perché cambiando le parole che descrivono la realtà, cambia non tanto la realtà - perché quella non può cambiare - bensì la percezione della realtà. Se continuiamo a riferirci ad un uomo che appare nelle fattezze come donna usando articoli, sostantivi, aggettivi e pronomi femminili, alla lunga la massa si convincerà che realmente quell'uomo è una donna.Ulteriore strategia per cancellare una realtà che non piace: costringere l'avversario a trovare specificazioni fino a poco tempo prima inutili. Il termine "famiglia" ora necessita dell'aggettivo "naturale" per distinguerla dalla "famiglia arcobaleno"; "donna" ora abbisogna della qualificazione "biologica" per distinguerla dalla donna "transessuale". Infine un'ultima tattica linguistica: il depotenziamento di alcuni termini. Ad esempio nelle discussioni sull'omosessualità il termine "natura" ha perso la sua connotazione di impronta metafisica ed è riferito solo a ciò che accade nel regno animale.Nota di BastaBugie: ecco altre notizie sul "gaio" mondo gay... sempre meno gaio.NETFLIX E LA SERIE TV CON UN BIMBO TRANSNuova serie di Netflix «The Baby-Sitters Club», rivolta ai bambini, in cui si narrano le vicende di alcune ragazzine che frequentano le scuole medie e che fanno le baby sitter. In un episodio la baby sitter Mary Anne gioca con una bambina di 9 anni di nome Bailey. Questa ad un certo punto di sporca il vestitino. Mary Anne cerca nel suo armadio un cambio e scopre che l'armadio contiene solo abiti maschili. «Fu allora che capii - spiega Mary Anne allo spettatore -: Bailey era una bambina e i suoi nuovi vestiti aiutano le persone a capirlo». In breve Bailey è un maschietto vestito da femminuccia.Mary Ann appare turbata e cerca di schiarirsi le idee con l'amica Dawn che, tra l'altro, ha il padre gay. Questa così le spiega cosa sia la transessualità: ««È così: sei destrimano o mancino?». «Destro», risponde Mary Anne. «E se qualcuno provasse a farti fare tutto con la mano sinistra, sarebbe davvero strano, vero? Beh, è così che si sente Bailey. Allo stesso modo in cui sai di essere destrimano, Bailey sa che è una ragazza... Vogliamo tutti che il nostro esterno corrisponda al nostro interno».L'errore di ragionamento è facilmente individuabile, meno per un pubblico di bambini: l'essere destrorso o mancino è una potenzialità naturale del soggetto, come essere alto o basso, grasso o magro, versato per una lingua o abile in uno sport. La transessualità invece non è una potenzialità naturale del soggetto, è invece sintomo di un disturbo, di un malessere profondo della persona che chiede attenzione e rispettosa compartecipazione. (Gender Watch News, 16 luglio 2020)LA FACOLTÀ TEOLOGICA DELL'ITALIA SETTENTRIONALE PROMUOVE L'OMOSESSUALITÀLa Facoltà teologica dell'Italia settentrionale offre un corso di Morale speciale, tenuto dal sacerdote Aristide Fumagalli, dal titolo "L'amore omosessuale e fede cristiana". Già il titolo è erroneo dal momento che l'attrazione omosessuale non può venire qualificata come "amore" perché, tra gli altri aspetti, manca di complementarietà e soprattutto perché amare vuol dire volere il bene dell'altra persona e l'orientamento omosessuale non fa il bene della persona.Il corso viene così presentato dall'Annuario 2019-2020: «La successiva ripresa dell'insegnamento tradizionale della Chiesa circa l'omosessualità, indotto da alcuni testi della Scrittura, argomentato lungo il corso della Tradizione e formulato dal Magistero, permetterà di chiarire quanto esso intercetti effettivamente e quanto invece non colga adeguatamente l'attuale esperienza omosessuale di persone credenti». Da notare: si afferma esplicitamente che il Magistero è inadeguato a spiegare in modo corretto ed esaustivo l'omosessualità.«L'eventuale incomprensione tra l'insegnamento tradizionale della Chiesa e l'attuale esperienza omosessuale di persone credenti solleciterà il tentativo di favorire il dialogo, approfondendo criticamente il rapporto tra l'amore vissuto da persone omosessuali e l'amore comandato da Cristo, alla luce dello stesso rinnovamento dell'insegnamento della Chiesa in epoca contemporanea. Sulla scorta di una rinnovata interpretazione e valutazione cristiana dell'amore omosessuale si provvederà a indicare i criteri morali che debbono orientare la vita amorosa di persone omosessuali affinché anch'essa corrisponda al comandamento nuovo dell'amore di Cristo». In questo caso si afferma che l'incompatibilità tra insegnamento tradizionale e omosessualità possa e debba essere superato e, sempre in modo esplicito, che esiste un amore omosessuale compatibile con gli insegnamenti di Cristo.«Un ultimo sviluppo del corso riguarderà la questione del riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso in ambito civile, nella differenza e analogia con quello delle relazioni coniugali tra uomo e donna». In questo passaggio rimane oscuro se Fumagalli intenda tracciare una analogia tra unioni civili e matrimonio in ambito civile - ahinoi esistente - oppure in ambito morale - la qual cosa sarebbe da escludersi in radice.Da ricordarsi che il corso è rivolto soprattutto ai sacerdoti di domani i quali a loro volta formeranno i laici cattolici.(Gender Watch News, 25 giugno 2020)LOBBY GAY VS TFPLa lobby Forum parlamentare europeo per i diritti sessuali e riproduttivi, che vuole promuovere oltre all'aborto anche l'agenda LGBT presso le istituzioni europee, elabora un report per attaccare l'associazione cattolica Tradizione, Famiglia e Proprietà, molto impegnata a livello mondiale, tra gli altri suoi obiettivi, a contrastare le rivendicazioni del mondo arcobaleno.Nel report di 35 pagine si legge che le sezioni locali dell'associazione «riescono a influenzare i centri di poteri europei. (...) Il loro obiettivo è chiaro: creare un ambiente che abbia il massimo impatto possibile nel modellare la legislazione europea e nell'influenzare i governi locali».Le TFP «ambiscono a influenzare l'Unione Europea e le Nazioni Unite. La narrativa reazionaria delle TFP, fondata sull'ortodossia religiosa, santifica le ineguaglianze nella società, e può diventare molto attraente per quelli che cercano una legittimazione religiosa per l'autoritarismo. (...) [Le TFP] sono attive in decine di Paesi con più di quaranta associazioni correlate», «le TFP non sono una normale organizzazione non governativa, bensì un'efficace macchina politica».Il Rapporto intende "allertare i giornalisti, politici, educatori, ricercatori e cittadini europei" contro l'azione delle TFP: "I risultati di questo Rapporto dovrebbero spaventare tutti coloro che hanno a cuore un'Europa libera ed eguale».Questo rapporto in definitiva è un ottimo attestato che le TFP stanno marciando nella direzione giusta.(Gender Watch News, 20 luglio 2020) Titolo originale: La rivoluzione linguistica per distruggere un ordine di valoriFonte: Corrispondenza Romana, 19 Agosto 2020Pubblicato su BastaBugie n. 679
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6247LE EFFUSIONI GAY SULLA SPIAGGIA DI FREGENE DIMOSTRANO IL TRIONFO DELL'IDEOLOGIA GAY di Tommaso ScandroglioSicuramente conoscete la storia della Piuma della gallina Pina. La gallina Pina perde una piuma, la notizia fa il giro del pollaio e alla fine la storia, passando di becco in becco, è così stravolta che racconta di ben cinque galline morte. A Fregene è accaduto come alla gallina Pina, ma solo al contrario: si narra di una piuma persa, invece c'è di mezzo una gallina morta.Partiamo dal racconto quando ormai ha concluso il giro del pollaio mediatico: due ragazzi omosessuali stavano prendendo il sole presso lo stabilimento balneare della Marina Militare di Fregene. Si scambiano un bacio e immediatamente un vicino di ombrellone li intima di smettere altrimenti avrebbe chiamato il «maresciallo dirigente per farli cacciare». Fabrizio Marrazzo, responsabile del Gay Center, che va a nozze (anzi, ad unioni civili) ogni volta che fiuta aria di omofobia, così ha commentato il fatto: «Quanto accaduto è molto grave perché ancora oggi una coppia Lgbt non è libera di passare qualche ora di svago in serenità, senza sentirsi offesa o minacciata. Pertanto chiediamo ai gestori dello stabilimento di prendere le distanze dai fatti e di proporre ai bagnanti di farsi dei selfie dove si baciano in segno di solidarietà alla giovane coppia».I FATTI VERIOra riportiamo i fatti per come sono realmente accaduti, ossia il fatto prima che fosse edulcorato dagli abitanti del pollaio. Citiamo le parole, così come riportate da Fregene on line, di un responsabile dello stabilimento il quale ha raccolto la testimonianza del vicino di ombrellone che ha protestato:«Ho assistito a quanto segue: due ragazzi di giovane età, poco distanti da noi, provvedevano a spalmarsi la crema protettiva reciprocamente in modo ambiguo e fuori luogo, con massaggi ben visibili che arrivavano anche alle parti intime, con lo stupore dei bambini che assistevano a quanto stava accadendo.Dopodiché si sono stesi sul lettino e uno dei due, allungando in maniera ripetuta il piede lateralmente, andava a toccare le parti intime dell'altro con insistenza e con l'intento di stimolarlo. Noncuranti della presenza dei bambini, i due giovani hanno iniziato a scambiarsi effusioni amorose in maniera sempre più spinta, toccandosi le parti intime di fronte a tutti i bagnanti.Valutato quanto detto, nel rispetto del buon costume, della serietà istituzionale dello stabilimento e nella tutela dei minori, ho sollecitato educatamente i due ragazzi a mantenere un atteggiamento consono all'ambiente, nel rispetto del decoro e indiscriminatamente in relazione al loro orientamento sessuale, smentendo dunque l'accusa rivolta al sottoscritto di aggressione omofoba.Nel ribadire quanto affermato, preciso che, nell'eventuale insistenza del comportamento suddetto, avrei provveduto a chiamare chi di dovere per farlo intervenire. Dichiaro quindi quanto detto e prendo le distanze dal racconto distorto e menzognero esposto dai due ragazzi o chi per loro, avente scopo di strumentalizzazione e scalpore mediatico».QUALCHE RIFLESSIONE A MARGINE DI QUANTO ACCADUTOLo spirito di delazione che innerva il Ddl Zan è già ben presente non solo nella comunità LGBT, ma anche nei media. In buona sostanza già da tempo tira un brutto vento che sibila così: dagli all'omofobo. Se una coppia etero amoreggia in modo sconcio forse emetteremo qualche colpetto di tosse per ammonirli. Se è una coppia gay a farlo e abbiamo la raucedine faremo di tutto per non tossire.Viviamo in un clima di intimidazione dove chi dimora nell'aurea sigla LGBT può sentirsi un privilegiato e chi ne è fuori è un perenne candidato alla persecuzione. E infatti avrete notato che quando qualcuno vuole accennare una critica all'omosessualità spesso fa questa premessa: «Io, comunque, ho molti amici omosessuali». Una sorta di giustificazione non richiesta, ma assai sintomatica del fatto che se critichi il mondo LGBT già parti in svantaggio, già ti metterai contro il tuo uditorio e quindi devi recuperare sin da subito questo gap.In secondo luogo la vicenda balneare appena raccontata conforta ancor più nella considerazione che è ormai scontato qualificare le persone omosessuali e transessuali come vittime – vittime a priori - e tutti gli altri come presunti colpevoli. Con l'aggravante che a te presunto colpevole pesa l'onere della prova in merito alla tua innocenza.Terzo pensierino, forse quello più inquietante. La narrazione di come sono andati realmente i fatti porta il lettore a pensare: giusto indignarsi di fronte ad avances così esplicite e così offensive del comune senso del pudore. In breve quello che fa problema è il grado delle dimostrazioni di affetto (oltre ad una certa soglia infrangiamo i limiti della decenza), non lo scambio di effusioni tra due persone omosessuali, non l'omosessualità in quanto tale. Infatti cosa ha detto il vicino di ombrellone accusato di omofobia? «Ho sollecitato educatamente i due ragazzi a mantenere un atteggiamento consono all'ambiente, nel rispetto del decoro e indiscriminatamente in relazione al loro orientamento sessuale».TENTIAMO DI SPIEGARCI MEGLIOSe una coppia eterosessuale si bacia in pubblico in modo conveniente nulla quaestio. Se esagera, è bene riprenderli. Se una coppia omosessuale si bacia in pubblico è sempre sconveniente, non serve aspettare che l'uno solletichi gli ardori lombari dell'altro. Nel caso di effusioni omosessuali non fa problema in prima istanza il grado di espressione di tali effusioni, ma fanno problema le effusioni stesse (semmai l'immoralità dell'atto può essere aggravata dal grado delle dimostrazioni di affetto).Detto ciò, la comunità LGBT dovrebbe rallegrarsi dell'avvenuto chiarimento: nessuno infatti si è permesso di dire che due ragazzi gay non possono baciarsi in pubblico, ma solo che è bene che temperino il loro trasporto emotivo, così come è richiesto per una coppia etero. Si tratta di perfetta equiparazione. È una classica vittoria del pensiero rivoluzionario che procede per tappe: lo scontro non è più sulle effusioni tra due persone omosessuali, bensì sulla soglia di tollerabilità di queste. Domani anche questa meta sarà conquistata e il dibattito si sposterà un poco più avanti, ad esempio su quante persone omosessuali potranno contemporaneamente esternare fisicamente le proprie intime eccitazioni. E così via in un climax involutivo inarrestabile.Dunque ancora una vicenda che conferma che l'omosessualità è assolutamente ben accetta dai più. Anzi forse più che accettata, è temuta. Temuta perché è foriera di conseguenze giudiziarie, di gogne mediatiche, di insulti via social, di discriminazione sociale. Per paradosso questa è la vera omofobia: la paura dell'omosessuale che ti potrebbe mettere nei guai. Ma se stanno così le cose, vuole dire che gli artefici di questa omofobia sono proprio i gay militanti. Un caso paradigmatico di eterogenesi dei fini. Anzi, di omogenesi dei fini. Titolo originale: Dalla spiaggia di Fregene una lezione sull'omofobiaFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26-07-2020Pubblicato su BastaBugie n. 678
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6209ENNIO MORRICONE MUORE A 91 ANNI... QUANDO LA FEDE SI FA MUSICA di Tommaso ScandroglioIn una nota della famiglia si legge che Ennio Morricone è morto «all'alba del 6 luglio in Roma con il conforto della fede». Questa è forse la notizia più rilevante dentro la notizia della scomparsa del compositore romano: Morricone ha lasciato questa terra con il conforto della fede, espressione che, così vogliamo sperare, voglia dire «con il conforto dei sacramenti».E per parlare dell'autore delle musiche di Per un pugno di dollari e di C'era una volta in America iniziamo dal suo rapporto con Dio, perché tutto il resto è secondario, anche per gli uomini di grande talento come lui. In una intervista rilasciata nel 2015 a Famiglia Cristiana così Morricone parlava della educazione cattolica che aveva ricevuto: «Provengo da una famiglia cristiana. La mia fede è nata in famiglia. I miei nonni erano molto religiosi. Con mia madre e le mie sorelle abbiamo sempre pregato prima di andare a letto. Ricordo il periodo della guerra. Durante quei terribili anni pregavamo il rosario. Eravamo tutti molto impressionati. Mi rivedo assonnato che rispondo alle Ave Maria di mia madre. Siamo sempre stati religiosi. La Domenica andavamo a Messa e ci accostavamo al sacramento della Comunione». Una fede che, seppur con qualche riflesso di cristianesimo sociale, era viva anche in età matura: «Io prego un'ora al giorno, ma anche di più. È la prima cosa che faccio. Anche durante la giornata, per caso. La mattina mi fermo davanti a quel Cristo [ed indica un'immagine di Gesù presente nel soggiorno]. E anche la sera. Spero che le mie preghiere vegano ascoltate».LA MUSICA AVVICINA A DIOPoi una domanda sul rapporto tra musica e Dio: «La musica è sicuramente vicina a Dio - risponde il maestro - La musica è l'unica vera arte che ci avvicina veramente al Padre eterno e all'eternità». Se gli occhi sono specchio dell'anima, per Morricone anche la sua musica lo era e rivelava molto di lui: «Luciano Salce, regista di cui ho musicato diversi film, un giorno mi chiamò e mi disse: "Devo lasciarti". "Perché?". Eravamo amici e rimanemmo amici fino alla sua morte. "Perché io faccio film comici e tu fai una musica spirituale, sacrale. Devo lasciarti per forza". Questo episodio mi ha segnato molto. Grazie a lui ho cominciato a ragionarci su. Probabilmente a volte esprimo sacralità anche quando non la cerco o non ci penso». Se da una parte alcune sue musiche esprimono implicitamente una tensione verso il trascendente, altre sue composizioni si inseriscono volutamente nel repertorio sacro. Pensiamo ad esempio Amen, Missa Papae Francisci, Una Via crucis.Se dici Morricone dici "colonne sonore per film", ma in realtà il compositore romano ha spaziato in moltissimi generi ed è stato arrangiatore di canzoni celeberrime come, tra le molte, Sapore di sale, Il mondo, Se telefonando. Tra questi generi quello che coltivava con più passione era la musica contemporanea, che lui chiamava "musica assoluta", forse perché, nelle sue intenzioni, aveva valore di per sé, senza bisogno di un film perché fosse ascoltata. Se per il due volte Premio Oscar la musica contemporanea che scriveva era il suo gioiello più prezioso, questa era sostanzialmente snobbata sia dalla critica, sia dai suoi colleghi compositori contemporanei sia dal pubblico. Quest'ultimo entra comprensibilmente in visibilio per Gabriel's oboe, pezzo celeberrimo che ritorna più volte nel film Mission e la cui melodia dà prova, insieme a moltissime altre colonne sonore, di come Morricone fosse uno degli eredi più degni di oggi del bel canto all'italiana. Di certo il grande pubblico non si avventura nell'ascoltare i suoi concerti per strumenti solisti e orchestra o pezzi come Frammenti di Erossu o le musiche per i balletti Requiem per un destino, composizioni di cui ignora molto probabilmente addirittura l'esistenza (sui YouTube il numero di ascoltatori arriva solo a qualche centinaio contro il milione e trecentomila di Gabriel's oboe).SCRIVERE MUSICA PER FILMOra se il signor Rossi snobba il Morricone autore di musiche contemporanee perché non così orecchiabili come le sue colonne sonore, l'ambiente che gravita invece alla cosiddetta musica contemporanea lo ha sempre guardato con diffidenza per il motivo opposto: una musica solo apparentemente colta, ma in realtà troppo fruibile, troppo melodica, troppo "potabile" (se sei comprensibile non sei colto), priva di quelle dissonanze, inciampi, acciacchi e stridori che dovrebbero essere un marchio di garanzia per chi vuole scrivere oggi musica seria. Ed infatti il Nostro aveva studiato alla scuola di Goffredo Petrassi e sostanzialmente l'impianto dei suoi lavori - al netto di qualche sperimentazione - era tonale, quindi ascoltabile. Una vera bestemmia soprattutto pensando agli anni in cui Morricone si formò ed iniziò a scrivere, anni in cui imperversava la dodecafonia, lo strutturalismo, il minimalismo. Inoltre gli ambienti accademici non gli hanno mai perdonato il suo svendersi e involgarirsi con le musiche pop per i film. Una persona non gradita, un paria, in buona sostanza, negli ambienti che contano.Di suo Morricone non ha mai nascosto che iniziò a scrivere musica per film per guadagnarsi il pane (Petrassi detestava questa sua scelta perché impura) e così essere in grado di scrivere musica colta. Ma la fama gli venne dalla produzione popolare e non sfondò mai come compositore contemporaneo. Un paradosso: un uomo che è stato osannato a livello mondiale dal pubblico e dalla quasi totalità dei registi, che ha vinto decine e decine di premi e che ha segnato per sempre la storia della produzione musicale per il grande schermo, non trovò quasi alcun riconoscimento per le opere che lui giudicava di maggior pregio.Vien da chiedersi allora se è morto con questo rimpianto, con il rimpianto di essere passato alla storia per Il buono, il brutto e il cattivo e non per 4 Anamorfosi latine. Forse no a giudicare dal suo carattere umile che lo ha portato a chiedere esequie in forma privata, perché - così ha lasciato scritto nel testamento - «non voglio disturbare».
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6175LEGGE SULL'OMOFOBIA: IL COMUNICATO DELLA CEI E' BUONO... MA NON COLPISCE NEL SEGNO di Tommaso ScandroglioUn raggio di sole dalla Cei. Un comunicato dei vescovi italiani sulla proposta di legge Zan sulla cosiddetta omofobia che è adamantino sin dal titolo: «Omofobia, non serve una nuova legge». Peccato solo per aver accettato di usare il termine "omofobia" che ha una accezione fortemente ideologica. Ma passiamo oltre e andiamo a leggere il contenuto di questo comunicato.Dopo aver condannato giustamente ogni forma di ingiusta discriminazione verso le persone omosessuali, la Conferenza episcopale sottolinea il fatto che «un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell'ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio». E aggiunge che in merito ai nuovi reati che si vogliono introdurre «non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l'urgenza di nuove disposizioni».LA LIBERTÀ DI PAROLA E DI OPINIONEIl comunicato della Cei addirittura rilancia e lo fa sul tavolo della liberta di parola e di opinione: «Anzi, un'eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui - più che sanzionare la discriminazione - si finirebbe col colpire l'espressione di una legittima opinione, come insegna l'esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte». I vescovi italiani poi ricorrono ad un esempio paradigmatico e assolutamente azzeccato: «Per esempio, sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma - e non la duplicazione della stessa figura - significherebbe introdurre un reato di opinione. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l'esercizio di critica e di dissenso». In chiusura la Cei suggerisce di puntare non tanto sulla repressione penale, bensì sulla educazione delle coscienze.Il raggio di sole di cui sopra però fa fatica a fendere alcune spesse nubi. Ci spieghiamo meglio. Bene sottolineare il fatto che la persona omosessuale è già tutelata in quanto persona dal nostro ordinamento giuridico. Bene rimarcare il fatto che il Ddl Zan si presta a probabili derive liberticide. Ma quello che fa problema di questa proposta di legge non sono tanto questi due aspetti, o altri aspetti giuridici, bensì che il Ddl Zan volendo tappare la bocca a chi critica l'omosessualità e le condotte omosessuali presuppone che l'omosessualità sia una bene giuridico, che sia una condizione tutelata dallo Stato e che le condotte omosessuali siano diritti legittimi, tutte realtà giuridiche che in effetti sono state già introdotte nel nostro ordinamento dalla legge Cirinnà sulle Unioni civili. In breve il Ddl presuppone il fatto che l'omosessualità sia una variabile dell'orientamento sessuale moralmente accettabile.L'OMOSESSUALITÀ NON FA IL BENE DELLA PERSONADunque il comunicato Cei, pur essendo lodevole, non va alla radice del problema: si deve dire No al Ddl Zan non tanto perché non ci sono lacune normative sulla materia o perché sarebbe un attentato alla nostra libertà di parola, bensì perché l'omosessualità non fa il bene della persona e quindi contraddice il bene comune. Il giudizio morale in questo caso si riflette anche in ambito giuridico-politico. In effetti questa critica di fondo difficilmente sarebbe potuta venire dalla Cei perché la stessa più volte è rimasta inerte di fronte alle veglie arcobaleno tenute in molte chiese di Italia, ai corsi parrocchiali che da inclusivi delle persone omosessuali si trasformavano di fatto in inclusivi dell'omosessualità, alla permanenza in ambito ecclesiale e parrocchiale di persone omosessuali che rivestivano ruoli importanti e che non avevano nessuna intenzione di abbandonare il loro stile di vita gaio (famigerato il caso del capo scout che si "sposò " in comune, con benedizione del vicario parrocchiale presente alla cerimonia), contraddicendo in tal modo quanto disposto al n. 11 dal documento «Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali» della Congregazione per la Dottrina della Fede.In breve non si può dire No all'omosessualità solo a metà, solo sul versante giuridico. Bene ha fatto la Cei a ricordare l'impegno educativo delle coscienze, ma questa educazione deve essere promossa non solo versante del rispetto delle persone omosessuali, ma ancor prima sul versante del rispetto della verità tutta intera sull'uomo. Dunque se non si ritorna a livello pastorale a formare rettamente le coscienze sul tema omosessualità si avranno sempre le armi spuntate sui vari Ddl Zan che verranno proposti. Infatti questi progetti di legge non nascono come funghi dall'oggi al domani, ma sono il precipitato giuridico di una sensibilità diffusa costruita nel tempo. Si propongono queste norme proprio perché ormai, ben prima, il percepito collettivo ha già accettato l'omosessualità. Per contrastare queste leggi certamente è meritorio appuntare aporie ed errori giuridici in esse presenti, ma appare come il tentativo di curare i sintomi e non la patologia. Il problema dunque sta a monte, sul piano culturale, non a valle, sul piano giuridico, piano che ha recepito solo i frutti di un lavoro pluridecennale volto a far accettare a tutti il mondo arcobaleno.Dunque lodevole aver richiuso il recinto per non far scappare altre vacche, ma nella consapevolezza che la maggior parte della mandria è già scappata.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6067MORTO CARLO CASINI, FIGURA CONTROVERSA DEL MOVIMENTO PER LA VITA di TOMMASO SCANDROGLIOMORTO CARLO CASINI, FIGURA CONTROVERSA DEL MOVIMENTO PER LA VITAPresidente del Movimento per la Vita e parlamentare con la DC e l'UDC, è stato protagonista nei suoi 85 anni di molte battaglie, ma ha anche causato dolorose divisioni nel mondo pro life italianodi Tommaso ScandroglioSi è spento ieri all'età di 85 e dopo lunga malattia Carlo Casini, per moltissimi anni presidente del Movimento per la Vita (che fu fondato da Francesco Migliori nel 1980). Magistrato della Corte di Cassazione, docente universitario, membro della Pontificia Accademia per la Vita, giornalista pubblicista, saggista dagli interessi plurimi, la sua esperienza come politico inizia tra le fila della Democrazia cristiana. Siede alla Camera dal 1979 al 1992, poi ricopre il ruolo di europarlamentare nell'84, '89, '94, 2006 e 2009.Anche i suoi detrattori più critici all'interno del mondo pro-life non possono non riconoscere che Casini per decenni è stato una figura centrale - con tutta l'ambiguità dell'accezione che questo aggettivo comporta - nel panorama bioetico nazionale e, con accenti diversi, internazionale.LE BATTAGLIE (PERSE) DEL MOVIMENTO PER LA VITAI suoi sostenitori in queste ore lo ricordano come colui che portò avanti una lotta serrata a favore della vita nascente e morente e a favore della famiglia, durante tutta una lunga parabola temporale entro cui si accesero in Italia battaglie pro e contro il divorzio, l'aborto, la fecondazione artificiale e le unioni omosessuali civilmente riconosciute. Gli amici e collaboratori di una vita piangono la scomparsa di un leader lucido che seppe tenere testa al fronte laicista spostando la battaglia sui temi sensibili dal piano esclusivamente confessionale ad uno più laico, ossia mostrando le ragioni della difesa della vita, sia sotto il profilo morale che giuridico.Amici e collaboratori lo ricordano come il fondatore di un movimento, ben radicato sul territorio, che è stato per lungo tempo il paradigma di riferimento, quasi esclusivo, del mondo pro-life, come un uomo capace di far germinare progetti rilevanti quali i Centri Aiuto alla Vita, il Progetto Gemma, le case di accoglienza per le mamme, la campagna di respiro europeo Uno di Noi e di farsi promotore del referendum abrogativo della legge 194, nonché propugnatore del varo della legge 40 del 2004 sulla fecondazione extracorporea, legge che avrebbe messo fine - così sostengono - al far west procreativo fino ad allora dilagante e che avrebbe impedito al fronte pro choice di varare una norma ben peggiore.Volendo meramente fotografare un dato di fatto e omaggiando la sua memoria di uomo schietto e franco con il ricordo anche di alcuni profondi dissapori che le sue scelte provocarono all'interno del mondo prolife, la figura di Casini è stata indubbiamente anche divisiva. I suoi oppositori più fieri, presenti più tra le fila amiche che nemiche, negli anni gli hanno contestato un eccessivo personalismo nella direzione del Movimento, una scomoda sovrapposizione tra la figura di presidente e il ruolo politico che avrebbe rischiato di far scomparire la buona causa dell'impegno per la vita e la famiglia tra le rapide dei giochi di palazzo.ATTEGGIAMENTO COMPROMISSORIOAltra censura che spesso si è levata nel micro o macrocosmo prolife è stata quella di un atteggiamento compromissorio, quasi con accenti utilitaristi, sul fronte legislativo, promuovendo, oltre al referendum massimalista sulla legge 194, anche uno minimalista e poi appoggiando ad esempio una legge, la 40, che legittima un male morale: presidiare normativamente la fecondazione artificiale al fine di evitare derive ulteriori che poi, puntualmente, si sono verificate. Altresì si biasimò in lui una strategia eccessivamente difensiva, di corto respiro come nel caso della campagna Uno di Noi. Infine un'altra critica ricorrente è stata quella che vedeva il Movimento per la Vita laico sulla carta, ma nei fatti legato a filo doppio con la Cei, un filo che non pochi avrebbero voluto rescindere.Tutte queste dinamiche profondamente dialettiche nell'organismo prolife lo minarono in radice e nacquero scissioni, scontri al calor bianco, barricate culturali che, ancor oggi, marcano nell'intimo le differenti anime di realtà associative impegnate nella difesa di quelli che una volta venivano chiamati principi non negoziabili.Che ci si voglia posizionare tra i fan di Casini o tra le fila dei censori, tra gli entusiasti o tra i perplessi, riteniamo che sia indubbio ammettere che il sacro fuoco della difesa della verità ardeva in lui incessantemente e lo ha consumato - come fiamma che consuma la candela - fino al letto di morte. Una preghiera per lui e per i suoi cari che lo piangono.Nota di BastaBugie: in tutti questi anni abbiamo pubblicato decine di articoli sulle travagliate vicende del Movimento per la Vita e dei comportamenti tenuti dal suo presidente Carlo Casini. Lo conoscevamo personalmente, abbiamo cenato con lui più volte, abbiamo avuto spesso pareri difformi (vedi qui e qui) culminati con un articolo della rivista del MpV che condannava, tra gli altri, anche BastaBugie (vedi qui).Resta comunque la cristiana pietà che ci chiama a una preghiera per la sua anima e per i familiari tutti, in particolar modo la moglie, i quattro figli e i (tanti) nipoti che abbiamo conosciuto in un ritrovo familiare in occasione dell'anniversario di matrimonio. Fu Carlo stesso a dirci il motivo per cui lo festeggiavano il 28 dicembre: non era la data del matrimonio, ma siccome la Chiesa ricorda i Santi innocenti martiri uccisi da Erode, e visto che lui la considerava la battaglia della vita (in difesa degli innocenti uccisi con l'aborto) festeggiava quindi con la moglie (e i parenti tutti) tale significativa data.Per leggere le decine di articoli che abbiamo pubblicato su di lui e sul Movimento per la Vita, clicca nel seguente link:http://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?testo_ricerca=movimento_per_la_vita
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6010A SANREMO FIORELLO PRENDE IN GIRO LA CHIESA, I SACERDOTI, LA FEDE di Tommaso ScandroglioEntra dalla platea ed entra in talare. È Fiorello che apre così il Festival di Sanremo. Con la sua usuale verve affascina il pubblico osannante: «Buonasera fratelli e buonasera sorelle! In questo mondo c'è bisogno di pace! Scambiatevi il segno di pace. Datevi la mano un con l'altro. Fatelo sul serio». Poi spiega il motivo del suo abbigliamento: «Questo è il festival delle polemiche e bisogna iniziare con qualcosa di veramente forte. Questo non è un abito blasfemo, ma un abito di scena. Dovevamo iniziare con qualcosa di potente. Questo è l'abito originale di Don Matteo». Lo sketch si conclude con Fiorello e tutto il pubblico che cantano "Amadeus" sulle note dell'alleluia.CATTOLICI RIDOTTI A MACCHIETTAFiorello, pleonastico a dirsi, è un genio dello spettacolo. Ma ai geni si deve perdonare di meno che alla very normal people proprio a motivo del loro genio. Il primo commento, quello più epidermico e dettato dalle viscere, è intuitivo per i lettori della Bussola: Fiorello ha preso in giro la Chiesa, i sacerdoti, la fede. "Lo facesse con l'islam con tanto di Kufi in testa o scimmiottasse il cohen ebraico!", a qualcuno scapperebbe da dire. Il Rosario Tindaro nazionale lo sa ed è per questo che ha tirato fuori la foglia di fico dell'abito di scena per coprire alcune pudenda che in realtà hanno visto milioni di spettatori.Però se facciamo tacitare per un attimo le nostre viscere, ci accorgiamo di un fatto quasi banale. Fiorello inconsapevolmente ci ha confermato in una verità tanto lapalissiana che non riusciamo nemmeno più a vederla: la Chiesa, la fede, i sentimenti religiosi, etc. vanno bene ormai solo per far ridere. I cattolici sono ridotti a macchiette. La religione cattolica sopravvive nella mente dei più come una tenue eco di qualcosa di assolutamente alieno con la vita di ogni giorno, buona solo per strappare sbadigli, sdegnose riprovazioni (sagrestia per molti fa rima solo con pedofilia) o risate se ci mette del suo un comico.SOLO CANZONETTE?Già il fatto che Fiorello si presenti in talare la dice lunga. Quanti sono i sacerdoti in talare? Lo zero virgola. Però nell'immaginario collettivo il sacerdote è in talare. Fiorello stimola l'immaginario collettivo e dunque la talare ha una sua ragion d'essere. Però - e qui sta il punto - si tratta ormai solo di un simbolo, di una icona, di una suggestione visiva senza più nessun aggancio con il reale. Siamo perciò oltre alla satira del sacro. Il sacro è ridotto né più né meno ad un espediente di scena, ad un canovaccio teatrale, ad un topos comico, ad una maschera, così come in Shakespeare c'è il buffone e la prostituta. Perciò non prendetevela cari cattolici, nulla di personale. La talare è solo un pretesto, appunto «un abito di scena», come ha ricordato il Nostro.E dunque Fiore ci può prendere in giro perché i cattolici che vivono la loro fede in talare - ossia seriamente - sono pressoché estinti. Quindi numericamente innocui e di certo quei pochi esistenti non siedono nella stanza dei bottoni. Gli altri, i cattolici con il maglioncino grigio topo, plaudono festanti al dileggio festivaliero cantando "Amadeus" sulla melodia dell'alleluia parrocchiale. Tanto sono solo canzonette, si dirà.
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