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Islam - BastaBugie.it
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8446DALLE PIAZZE ALLE URNE, AVANZA IL PARTITO ISLAMICO D'ITALIA di Lorenza Formicola L'islam avanza dentro le nostre istituzioni con passo ormai visibile. Lo fa attraverso l'elezione di consiglieri comunali, mediante esponenti che assumono posizioni sempre più nette sui temi dell'attualità, grazie al legame solido e crescente intrecciato tra le comunità musulmane, i centri sociali, le sigle extraparlamentari e i partiti di sinistra: un'alleanza cementata nelle piazze attorno alla causa ProPal e, soprattutto, capace di trasformare in realtà ciò che per anni è rimasto soltanto una minaccia evocata: il partito islamico italiano. Sarà il contesto favorevole, sul piano mediatico, dettato dall'elezione di un sindaco musulmano a New York, come se l'eco d'oltreoceano potesse tradursi automaticamente in un copione domestico. Ma sta di fatto che iniziano ad essere numerose le realtà, ed è difficile prevedere cosa ci riserverà il futuro.C'è MuRo27 - Musulmani per Roma 2027, per esempio: un progetto che ruota attorno a Francesco Tieri, ingegnere convertito all'islam. S'era già affacciato alla politica nel 2021 con la candidatura alle primarie del centrosinistra nel V Municipio: 600 voti alle primarie di Centocelle-Tor Pignattara, raccogliendo le istanze dei musulmani in quelle zone. Poi la candidatura alle comunali con Demos a sostegno di Roberto Gualtieri. In una città che conta 110mila musulmani, di cui 30mila con diritto di voto, la sfida si fa interessante. Con sale di preghiera già trasformate in palcoscenici elettorali nel 2021, MuRo27 si proietta verso una sfida che si estende dal diritto di culto alla lotta all'islamofobia, fino all'orizzonte dichiarato di una shari'a declinata in chiave italiana.L'obiettivo è esplicito: incidere sull'agenda politica muovendo dai principi della religione musulmana, portando a compimento il paradigma dell'islam tra poligamia, punizione per apostasia, sottomissione della donna, diffida della libertà individuale e condanna come peccato di tutto ciò che esce dal perimetro delle sue regole.L'islam nega la separazione tra Stato e culto: la domanda, allora, è dove intenda arrivare attraverso una rappresentanza istituzionale. La shari'a non si esaurisce nel rito, ma disciplina la famiglia, la società, l'economia, il diritto, l'organizzazione stessa della vita civile, collocandosi agli antipodi dei principi che regolano il modus vivendi italiano. È un impianto che trae legittimazione da un'autorità trascendente e ambisce a governare ogni ambito del vivere collettivo: non può che entrare in rotta di collisione con i sistemi giuridici degli Stati europei.HAMAS IN ITALIANegli ultimi anni, questa volontà di affermazione ha mostrato la capacità di costruire legami e convergenze: la propaggine di Hamas in Italia, guidata dall'imam Hannoun, affiancata a sigle come Usb e Potere al Popolo; piazze gremite non più soltanto da gruppi di matrice islamica - come i Giovani Palestinesi Italiani, che il 7 ottobre scorso hanno sfilato a Bologna inneggiando alla strage di Hamas - ma anche da organizzazioni della sinistra radicale. È una saldatura che risponde a una logica di reciproca necessità: l'estrema sinistra utilizza la causa palestinese per colpire il governo italiano, mentre i musulmani sfruttano reti e connessioni profondamente radicate per rilanciare la propria battaglia, spingere l'Italia a recidere i legami con Israele e affermarsi nelle istituzioni, esibendo la forza del movimento. In questa cornice, le varie sigle comprendono di poter osare di più, cercando consenso soprattutto nelle periferie e tra gli astenuti, intercettando malcontento e frustrazione. Non a caso a Roma sono comparse bandiere del Palestine Communist Party, con lo slogan in arabo: «Lavoratori del mondo unitevi», in una chiamata alla mobilitazione antigovernativa che salda la questione umanitaria a quella sociale.È qui che il quadro si ricompone. Nelle parole pronunciate in una recente diretta social da Brahim Baya, predicatore islamico di Torino, e da Davide Piccardo, coordinatore del Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano e Monza e Brianza, affiora senza filtri l'obiettivo perseguito da mesi: trasformare la presenza numerica della comunità islamica in forza politica consapevole. «La nostra comunità conta tre o cinque milioni di persone. Quello che voglio dalla comunità e da chi guida questa comunità è renderla in grado di essere consapevole dei suoi diritti, di come lottare per i suoi diritti insieme al resto della cittadinanza. Il problema è che la nostra comunità anche agli appuntamenti elettorali non è detto che sia partecipe e non è detto che sia consapevole del suo peso e della possibilità che ha di far valere i propri diritti ed è questo che fa sì che gli altri si azzardino sempre di più ad attaccarci». Una chiamata esplicita alle urne.L'ISLAM ITALIANO È ORGANIZZATOBaya non è nuovo a questa linea. È lui che sta spingendo la comunità islamica a votare "no" al referendum sulla giustizia; è lui che ha difeso con veemenza l'imam di via Saluzzo, Mohamed Shahin, lasciato in libertà dal Tribunale di Torino nonostante un decreto di espulsione perché ritenuto pericoloso per la sicurezza nazionale; ed è sempre lui che in passato ha celebrato Yahya Sinwar come martire, nonostante sia la mente dell'eccidio del 7 ottobre.E la liberazione dell'imam Shahin ha segnato un passaggio decisivo. Non è stata una sentenza come le altre: per la prima volta, i musulmani organizzati in Italia si sono mostrati come una forza capace di esercitare pressione, mobilitare consenso, ottenere risultati. A suggellarlo, le parole della giornalista Karima Moual, che sui social rivendica la svolta: «Per la destra islamofoba è finita la pacchia. L'islam italiano oggi è organizzato. La liberazione dell'imam Shahin ne è la prova».Il partito islamico torna ciclicamente a riaffacciarsi nelle cronache, come un'ipotesi che si dissolve e poi riemerge. Ricordiamo l'ultimo banco di prova che è stato Monfalcone, la scorsa primavera, dove una lista composta da candidati di fede islamica, tutti stranieri, guidati da Bou Konate, ex assessore di centrosinistra, originario del Senegal, non ha superato lo sbarramento, pur riuscendo a portare in consiglio comunale un consigliere musulmano eletto nelle file del Partito democratico.Prima di Monfalcone, un precedente si era già delineato a Magenta con La Nuova Italia. Partito nato su impulso di Munib Asfaq, ragioniere pakistano, contro l'amministrazione comunale che aveva negato alla comunità islamica la concessione di un'area per la preghiera settimanale. Il programma fissava obiettivi espliciti: ius soli, gestione dei permessi di soggiorno in ambito comunale e creazione di spazi di culto.Il potere dei nuovi leader islamici nasce, così, dalla capacità di negoziare e mediare con la società che li circonda, ma soprattutto di "costruire l'islam senza compromessi" dentro il contesto italiano. È su questo terreno che l'agenda del partito islamico prende forma: moschee, scuole, università e piazze sono i nodi di una rete pensata per trasformare l'identità islamica in forza politica che conta.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8438CAMPUS INGLESI ISLAMIZZATI, L'ALLARME VIENE DA ABU DHABI di Lorenza Formicola Gli Emirati Arabi Uniti chiudono la porta. Le preoccupazioni sull'influenza dei Fratelli Musulmani nei college d'élite del Regno Unito sono impossibili da trascurare e Abu Dhabi ha deciso di escludere tutte le università britanniche dall'elenco ufficiale degli istituti idonei a ricevere borse di studio statali. Direttamente dalla rubrica: «qual è il colmo per gli Emirati Arabi? Vedere l'Europa islamizzare i propri figli». Tutto vero, nessuna boutade.Abu Dhabi ne è convinta: i Fratelli Musulmani hanno trovato spazio usando i campus inglesi come terreno fertile per la radicalizzazione e sfruttando associazioni studentesche per portare relatori islamisti e diffondere messaggi capaci di alimentare l'islamismo. Per lungo tempo, la metropoli affacciata sul Tamigi ha rappresentato l'emblema stesso dell'affermazione sociale e professionale nel contesto europeo, in particolare agli occhi di chi guardava da Oriente. Trovarsi ai piedi della torre dell'orologio era il segno inequivocabile di un traguardo raggiunto. Oggi, però, per gli Emirati Arabi Uniti - storicamente tra i principali finanziatori della formazione accademica in Europa e a lungo sedotti da quel paradigma - quello scenario ha perso del tutto attrattiva. I loro figli, in mezzo a tutto quell'islamismo non ce li mandano più. Alla faccia dell'islamofobia. Così il Ministero dell'Istruzione Superiore ha pubblicato un elenco rivisto delle università straniere approvate: Stati Uniti, Australia, Francia, Israele. Il Regno Unito non c'è. Per la prima volta.È su questa linea che gli Emirati Arabi Uniti hanno scelto di intervenire, leggendo l'ascesa dell'islamismo nel Regno Unito come un rischio strutturale, non episodico. I numeri ufficiali britannici rafforzano il quadro: nell'anno accademico 2023-24, settanta studenti universitari sono stati segnalati per un possibile inserimento nel programma Prevent circa la radicalizzazione islamista nel Paese. Quasi il doppio rispetto all'anno precedente. Nell'anno concluso a settembre 2025, i visti per studio concessi a cittadini emiratini per studiare in Gran Bretagna sono stati appena 213: un crollo del 27 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti e del 55 per cento rispetto al 2022.LE LAUREE BRITANNICHEAbu Dhabi ha tracciato una linea ancora più dura annunciando che non riconoscerà titoli di studio rilasciati da università escluse dall'elenco ufficiale, svuotando di fatto il valore delle lauree britanniche per i propri studenti. È l'estensione concreta di una strategia che gli Emirati Arabi Uniti portano avanti dal 2011, quando, all'indomani delle primavere arabe, hanno adottato una posizione senza compromessi contro i movimenti islamisti, in patria e all'estero, considerandoli un fattore strutturalmente destabilizzante per lo Stato.Sotto la guida dello sceicco Mohammed bin Zayed al-Nahyan, Abu Dhabi ha ripetutamente sollecitato Londra a mettere al bando la Fratellanza Musulmana, classificata come organizzazione terroristica. La Fratellanza Musulmana opera sotto il principio che «l'islam è la soluzione», con l'obiettivo dichiarato di fondare Stati governati dalla shari'a, specie in Europa. In questo quadro, la scelta emiratina non appare come un gesto isolato, ma come un messaggio politico. E non arriva in un momento casuale. C'è innanzitutto il recente rapporto dell'intelligence francese che mette in guardia contro la penetrazione pervasiva dei Fratelli Musulmani in tutti gli ambiti della società e della vita politica d'Oltralpe, comprese scuole e università e mondo dello sport. È la stessa Parigi, poi, ad aver acceso i riflettori sull'uso di programmi paneuropei, come Erasmus+, ritenuti strumentali al sostegno di forme di attivismo riconducibili all'islamismo, sollecitando Bruxelles a rafforzare i controlli sulle attività di lobbying e sulle partnership istituzionali.UNA CELLULA DI HAMAS IN ITALIAE poi l'Italia, travolta dallo scandalo della maxi-inchiesta Domino, che ha portato alla luce una cellula di Hamas - braccio palestinese della Fratellanza - operante nel Paese, contestualmente all'emersione di una fitta trama di collegamenti tra centri culturali islamici e ambienti affiliati ai Fratelli lungo tutta la penisola e che è l'incubo di Governo e procure. Così, mentre il baricentro del movimento arretra in gran parte del Medio Oriente, l'influenza in Europa avanza. Nel Regno Unito il fenomeno è da anni sotto osservazione ufficiale. Nel 2014, il Governo Cameron si trovò costretto ad avviare un'indagine per analizzare la Fratellanza tra i confini inglesi. La revisione concluse che l'ideologia e le pratiche del movimento erano in contrasto con i valori, gli interessi nazionali e la sicurezza del Regno Unito, ma Londra scelse di non vietare l'organizzazione né di classificarla come terroristica. È questa esitazione che oggi torna al centro dello scontro politico e diplomatico diventando punto di rottura.Sono i campus universitari, secondo gli Emirati, i luoghi dove l'attività legata alla Fratellanza Musulmana è maggiormente visibile. Le associazioni studentesche della London School of Economics o del King's College di Londra, per esempio, hanno ospitato relatori legati a movimenti islamisti ideologicamente allineati alla Fratellanza. Uno dei tanti casi emblematici è quello di Umar Farouk Abdulmutallab, il nigeriano volato a studiare all'University College London tra il 2005 e il 2008, conseguendo la laurea in ingegneria per poi, il giorno di Natale del 2009, tentare di farsi esplodere su un volo partito da Amsterdam e diretto a Detroit, con circa 290 persone a bordo: era stato addestrato da Al-Qaeda. Durante i suoi anni al college inglese s'era fatto notare fino a diventare il presidente della University College London Islamic Society, la comunità islamica più longeva e attiva in Gran Bretagna. Sono diverse, inoltre, le organizzazioni con sede nel Regno Unito con leadership legate a reti influenzate dalla Fratellanza - tra cui enti di beneficenza come la Cordoba Foundation, citata nei resoconti parlamentari per i suoi legami con l'organizzazione e le campagne di sensibilizzazione islamista che si sono tradotte in un'influenza stabile e strutturata con la capacità di arrivare a far nascere persino tribunali paralleli dove la legge da applicare è solo quella islamica. Per gli Emirati Arabi Uniti l'islamismo politico è una minaccia strategica e tutto ciò segue una traiettoria unica, non si tratta di episodi isolati: un conformismo capace di influenzare le giovani menti europee, normalizzare il terrorismo e, attraverso reti chiuse e informazione selettiva, trasformare la radicalizzazione in un fenomeno culturale.Quindi hanno deciso di scandire un messaggio senza ambiguità per il Regno Unito, per ora: se i vostri luoghi di formazione non sono in grado di restare tali, senza trasformarsi in fucine ideologiche, allora non formerete più la nostra la futura classe dirigente.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8433A SCUOLA DI SHARI'A, COME L'ISLAM SI DIFFONDE IN ITALIA di Lorenza Formicola Non era una giornata pensata per finire sotto i riflettori. Eppure, domenica 4 gennaio, a Brescia, qualcosa si è mosso con metodo e precisione. Nella nuova moschea cittadina, il Centro Culturale islamico di Brescia, con il patrocinio dell'Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle Guide, ha preso avvio una giornata di formazione tutt'altro che marginale.Il cuore dell'iniziativa è stato un corso dedicato allo studio degli obiettivi della shari'a. A guidare i lavori non un nome qualunque, ma Sheikh Amin Al-Hamzi, figura di rilievo nel panorama islamico europeo, attivo su scala continentale e membro di un organismo sovranazionale incaricato di elaborare pareri giuridico-religiosi. L'ente che ha sostenuto l'evento risulta in stretta relazione con l'Istituto Bayan, centro di studi con sede a San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona, specializzato nella formazione islamica. Non un istituto tra i tanti, ma protagonista del famigerato e terribile rapporto che l'intelligence francese ha dedicato al fenomeno del fondamentalismo islamico: reti tentacolari, organizzazioni segrete, quartieri islamizzati allo scopo di provare il reclutamento per instaurare uno Stato islamico sotto il giogo della shari'a in Europa.Secondo il rapporto degli 007 d'oltralpe, l'Istituto Bayan avrebbe ricevuto finanziamenti dal Kuwait attraverso l'International Islamic Charity Organisation, un'organizzazione caritativa internazionale, per diventare un polo centrale per la formazione degli imam in Europa, con tanto di rilascio di titoli destinati a scuole e centri islamici del Vecchio Continente. Stando al rapporto francese, l'Istituto Bayan sarebbe parte di altri sette centri dislocati tra Francia, Regno Unito e Belgio. Quindi l'istituto con sede nel veronese è l'ingranaggio di un'ampia galassia associativa, operante in Europa, con l'obiettivo di esercitare un'influenza sistematica sulle istituzioni dei Paesi europei riconducibile all'area dei Fratelli Musulmani. Qualcosa che colloca la realtà italiana all'interno di dinamiche transnazionali ben più vaste e strutturate.Oltre che pericolose. Anche perché l'Istituto Bayan è in stretti legami con l'International Islamic Charity Organisation, ONG nata in Kuwait e oggi operativa in 56 Paesi. Attiva da oltre venticinque anni, l'organizzazione è riconosciuta da UNHCR e UNRWA per il suo impegno umanitario a favore degli immigrati. Proprio questo doppio livello - da un lato il profilo istituzionale e il riconoscimento internazionale, dall'altro le relazioni personali e associative - spiegherebbe l'attenzione riservata all'ente dai servizi di sicurezza francesi.Secondo le valutazioni degli 007, infatti, alcuni esponenti che nel tempo hanno fatto parte degli organi direttivi della ONG sarebbero figure di primo piano riconducibili alla Fratellanza musulmana. Un intreccio che, tra cooperazione umanitaria e influenza ideologica, contribuisce a delineare uno scenario complesso e tutt'altro che marginale nel cuore dell'Europa.PIACENZA COLORATA DALL'ISLAMNel mentre, a Piacenza, nell'apparente lentezza di una provincia sempre più colorata dall'islam, si sta tracciando una traiettoria fatta di inviti formali, visite didattiche, ore di lezione che si aprono a un racconto altro. Protagonista è il frequentatissimo Istituto di Studi Islamici Averroè, che da tempo ha avviato un'attività di pressione culturale indirizzata direttamente agli istituti scolastici della città.L'offerta è strutturata, dichiarata, rivendicata. Ai docenti viene proposta la gita in moschea. E poi di accompagnare gli studenti dentro un percorso disciplinare che l'istituto promuove apertamente: adab, (l'etichetta islamica modellata sulla figura di Maometto); akhlaq (l'etica musulmana); sira (la biografia del Profeta); fiqh (la giurisprudenza islamica); gli hadith (le citazioni attribuite a Maometto); infine il Corano.Due classi di quinta elementare e due licei di Piacenza hanno già partecipato a queste lezioni. Sulle pagine social, l'Istituto Averroè non fa mistero della missione: tra le iniziative dichiarate figura esplicitamente quella di entrare nelle scuole che li invitano, durante le ore di storia e di religione, per raccontare l'islam alle nuove generazioni.A prendere posizione sulla piega piacentina sono esponenti di Fratelli d'Italia e della Lega, che segnalano rischi e chiedono chiarimenti. Il deputato leghista Rossano Sasso ha annunciato un'interrogazione al ministro dell'Istruzione Valditara, con un obiettivo preciso: che almeno venga garantito il necessario consenso informato delle famiglie. «Qui siamo dinanzi a una scuola coranica che manda i suoi docenti a fare lezioni di islam nelle nostre scuole, a ragazzi ma anche a bambini delle elementari. Bisogna fermare immediatamente l'ennesimo tentativo di islamizzazione delle nostre scuole», afferma Sasso.MILANO ESALTA IL LEADER DI HAMASE se Piacenza restituisce l'immagine di un sistema di indottrinamento che l'islam sta progressivamente costruendo nel panorama delle scuole italiane, mostrando una rara capacità di infiltrarsi senza attriti e di raggiungere una platea ampia quanto sensibile, basta spostarsi verso la Lombardia per scoprire la forza dell'islam. Alla biblioteca comunale di Milano-Lambrate, s'è deciso di portare in primo piano, tra le letture consigliate, sotto la dicitura rassicurante Scelti per voi, un volume presentato come una saga familiare a sfondo autobiografico: Le spine e il garofano, pubblicato nel 2024. La scheda che lo accompagna parla di uno «sguardo lucido e appassionato di straordinaria intensità narrativa». E chi sarà lo scrittore che sa suonare corde straordinarie? Yahya Sinwar.Il defunto leader di Hamas, la mente dell'eccidio del 7 ottobre. Sembra di essere al centro di un punto di non ritorno di quel masochismo culturale che fino a pochi anni fa era solo paventato. Ora si manifesta nella sottomissione che supera l'immaginazione: non si propongono più i testi dei pensatori islamisti, ma direttamente dei terroristi. Tutto normalizzato.Non è un episodio isolato. Lo scorso inverno, una presentazione dello stesso libro era stata inizialmente bloccata all'Università La Sapienza di Roma, dove era prevista, paradossalmente, al dipartimento di Fisica. Promossa da Davide Picardo - coordinatore dei centri islamici milanese - e Maya Issa - attivista del movimento degli studenti palestinesi, dopo qualche mese di resistenza passiva s'è poi tenuta regolarmente: quindi papa Benedetto XVI no, ma il terrorista Sinwar, sì. A lamentare a lungo quel blocco era stato InfoPal, portale finito, poi, al centro della maxi inchiesta sui finanziamenti ad Hamas e sulla cellula italiana del terrorismo islamico palestinese.Il filo che unisce questi episodi è sottile, ma non invisibile. È l'islamismo che avanza senza clamore, sostenuto da una rete di alleanze esplicite o inconsapevoli. Così, passo dopo passo, ciò che fino a ieri era inconcepibile diventa ordinario. E mentre ci si domanda quale narrazione prenda forma nelle lezioni che arrivano fino ai bambini, a cominciare dall'idea di donna, è importante sottolineare quanto sia superficiale liquidare le lezioni di islam in Italia come qualcosa di marginale e normale solo perché esistono comunità islamiche sul territorio e quindi fanno solo il loro dovere di credenti.La shari'a non si limita al culto: disciplina la sfera familiare, sociale, politica ed economica. Regola il diritto di famiglia, le successioni, la proprietà, l'organizzazione stessa della vita civile. Si fonda su norme ritenute di origine divina e, proprio per questo, immutabili. Non nasce dall'evoluzione storica degli ordinamenti, ma da una rivelazione diretta di Allah. Un sistema che trae legittimazione da un'autorità trascendente e che aspira a governare ogni aspetto della vita collettiva entra inevitabilmente in conflitto con i sistemi giuridici degli Stati europei.Questo quadro restituisce un dato preciso: l'assenza di una reale volontà di adattamento da parte di ampi settori delle popolazioni immigrate islamiche al contesto che li ospita. Le leggi comuni non sono un riferimento, figuriamoci i costumi. È una distanza che non si colma, ma si rivendica per entrare in contrasto.Alla fine, una certezza resta: anche l'Italia, oggi, va a scuola di jihad e di shari'a.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8387LA PAURA DELL'ISLAM DETTA LEGGE IN TRENO di Manuela Antonacci Un'idea che arriva in seguito all'ultima aggressione e al tentato stupro subiti da una ragazza, il 15 ottobre scorso, in un treno regionale RER a Val-de-Marne, nella zona est di Parigi, deserto. L'ennesima, negli ultimi giorni, che ha fatto crescere un clima di paura e di esasperazione tali, da portare a formulare una petizione che chiede, in Francia, carrozze specifiche riservate alle donne sui treni suburbani e sulle metropolitane e che in poco tempo ha già raccolto 21.000 firme. E, in effetti, diverse donne francesi, sui social, raccontano di non sentirsi sicure sui mezzi pubblici.«Finché il sistema non ci proteggerà, vedo questa idea come una misura temporanea e necessaria, almeno per ridurre i rischi. E ad essere onesti, non credo nell'idea di rieducare gli uomini aggressivi. È una bella teoria, ma non funziona nella realtà» – afferma Marie K., autrice della petizione, residente in Val-d'Oise che prende regolarmente la RER D. Nella petizione si legge anche che «Questi treni avrebbero una segnaletica chiara e visibile per identificare questi vagoni». Ma il problema è davvero il "genere" dei passeggeri? O c'è una questione più sostanziale alla base? Si tratta di "mascolinità tossica" in generale o del fatto che la maggior parte degli aggressori sono immigrati?L'eurodeputata Marion Maréchal - che quest'estate ha rilasciato un'intervista esclusiva al nostro mensile (qui per abbonarsi) - sottolinea questo dato: «L'83% delle vittime di violenza sessuale sui trasporti pubblici nella regione dell'Île-de-France sono francesi, mentre il 61% delle persone accusate di questi crimini sono stranieri. Il problema non sono gli uomini; Il problema è l'immigrazione di massa». Dunque, una segregazione forzata, quella sulle carrozze, che rischia, a lungo andare, di rivelarsi inutile se il problema non verrà affrontato alla radice.Peraltro, considerata l'immigrazione islamica di massa, che è diventata una realtà, in un paese come la Francia, si rischia di adeguarsi allo standard sociale tipico di questa cultura che considera le donne come oggetto di peccato che, pertanto, è bene siano tenute lontane dagli uomini, in uno stato, appunto di segregazione. E ancora, questa misura, prevedendo carrozze dove la presenza di persone immigrate sarebbe esigua, trattandosi principalmente di donne, farebbe stracciare le vesti alle prefiche sinistroidi del politicamente corretto. Insomma, in qualunque modo la si pensi, non risulta proprio la soluzione più efficace. Forse il problema non sono le carrozze "aperte", ma la creazione che, di fatto si sta rivelando un'utopia, di una società multiculturale, aperta, anzi apertissima, al punto da essere diventata ormai fuori controllo...
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8370ALL'UNIVERSITA' DI CATANZARO APRE LA PRIMA MOSCHEA STUDENTESCA di Lorenza Formicola Al Policlinico universitario di Germaneto, tra i corridoi dell'Edificio delle Bioscienze, si apre una porta che segna una storica novità per l'università italiana. L'Università Magna Graecia di Catanzaro inaugura il primo spazio di culto islamico all'interno di un ateneo pubblico del Paese. Il progetto nasce da una richiesta presentata nel 2024 da un gruppo di studenti dell'Università Magna Graecia, approvata dagli organi accademici e formalizzata con una convenzione firmata il 12 settembre 2025 tra il rettore Giovanni Cuda e Antonio Carioti - nel frattempo diventato Antonio Omar dopo la conversione all'islam - presidente e imam dell'associazione musulmana Dar Assalam OdV di Catanzaro, ente iscritto al RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.Si tratta di un comodato d'uso gratuito, circoscritto e regolato, ma dal valore simbolico fortissimo: il primo spazio di culto islamico riconosciuto formalmente da un'università pubblica italiana.Un gruppo di studenti si dispone in silenzio, le scarpe lasciate fuori dalla porta. Il muezzin chiama alla preghiera. Ecco che a Catanzaro, si apre una pagina inedita: una università pubblica destina metri quadrati al sermone del venerdì dell'imam, anziché migliorare l'offerta formativa e i servizi per gli studenti italiani. L'accordo prevede la possibilità di fermarsi per le cinque preghiere quotidiane (quindi il diritto di assentarsi da lezioni o esami), il sermone del venerdì (Jumu'a) e le due principali festività islamiche, Eid al-Fitr e Eid al-Adha. Lo spazio sarà gestito direttamente dalla Dar Assalam, che ne curerà l'organizzazione. A guidarla sarà proprio Omar Carioti, convertitosi all'islam alcuni anni fa, accanto all'imam Khalid Elsheikh, riferimento della comunità locale. È importante sottolineare che il sermone del venerdì, o Khutbah, non è equiparabile ad una omelia, che circoscritta al contesto liturgico, afferisce alla parola di Dio. Il sermone dell'imam - figura non regolamentata da alcuna autorità ufficiale - è un discorso più ampio, che tocca temi sociali, civili e, in diversi contesti, anche politici.LA STRATEGIA DELLA FRATELLANZA MUSULMANAEd è, inoltre, significativo che tutto questo accada proprio a Catanzaro, dove la comunità islamica è piccola, sebbene non piccolissima e certamente, a quanto pare, non irrilevante. Nella provincia vivono circa 12.000 musulmani, di cui 2.000 nel capoluogo. Provengono dal Marocco e dal Maghreb, ma anche da Bangladesh, Pakistan, Senegal, Sudan, Iraq, Costa d'Avorio e altri Paesi. In tutta la Calabria, i musulmani sono 24.500, pari all'1,72% della popolazione regionale. Eppure, da questa realtà minoritaria è partita la spinta capace di ottenere, di fatto, una moschea all'interno di un'università per la prima volta nella storia d'Italia. In Francia, nei primi anni Duemila, un gruppo musulmano aveva proposto di utilizzare le chiese cattoliche dismesse per la preghiera, nel tentativo di risolvere i disagi delle celebrazioni in strada. In Italia, invece, il percorso ha preso un'altra direzione: si è partiti dalle università.Segno di un Paese che cambia, e va progressivamente islamizzandosi, dove la presenza musulmana assume forme nuove e sempre più organizzate. Ad aprile, a Monfalcone, è nata la prima lista elettorale islamica per le amministrative; in Campania, la candidata di origini palestinesi Souzan Fatayer (Alleanza Verdi e Sinistra) è finita al centro di polemiche per un video dai contenuti antisemiti; in Puglia, Jarban Bassem rappresenta un altro volto emergente di una rappresentanza politica musulmana strutturata.Tutto questo s'inserisce nel solco di un'azione più ampia, coerente con la strategia della Fratellanza Musulmana, la più grande confraternita islamista del mondo, fondata nel 1928 in Egitto da Hassan al-Banna e oggi diffusa in oltre 70 Paesi. Secondo l'economista egiziano Abdel-Khaliq Farooq, la Fratellanza gestirebbe ogni anno fondi non dichiarati per un valore compreso tra 200 e 250 milioni di dollari, destinati a finanziare una rete estesa di associazioni, scuole e ONG. Una di queste, la Islamic Relief Worldwide, ha registrato 456 milioni di sterline di entrate in soli quattro anni. Per loro il mondo delle scuole e quello accademico rappresentano un bacino di riferimento su cui il movimento punta per rafforzare la propria presenza.80 MOSCHEE IN ITALIA In Italia, diversi dossier indicano che l'organizzazione più influente del Paese, legata alla Fratellanza Musulmana, gestisce oltre 80 moschee e centinaia di sale di preghiera con donazioni provenienti anche da Paesi del Golfo. Una rete che traduce il Corano in italiano, organizza corsi, doposcuola e inventa strumenti per orientare i modelli culturali. Non un movimento clandestino, ma un sistema diffuso e capillare, in cui religione, identità e comunità si intrecciano.Obiettivo della Fratellanza non è la rivoluzione, ma la trasformazione lenta, quasi impercettibile, che passa attraverso i cuori e le menti. La sua forza non è nella segretezza, ma in una ambiguità strategica: un linguaggio doppio, una presenza discreta, una capacità di adattamento che le consente di radicarsi senza mai apparire destabilizzante. E il suo raggio d'azione guarda all'intero Occidente.Quando il movimento fu bandito o represso nei Paesi arabi, molti dei suoi ideologi cercarono rifugio in Europa, trovando nelle democrazie occidentali un terreno fertile per riorganizzarsi. In Svizzera, il genero di al-Banna, Saïd Ramadan, fondò nel 1961 il Centro Islamico di Ginevra, nucleo storico del pensiero islamista europeo. I suoi figli, Tariq e Hani Ramadan, ne ereditarono la missione, diventando due delle voci più influenti dell'islam politico nel continente.Da allora, la rete della Fratellanza si è ampliata con metodo. In tutta Europa, moschee, enti di beneficenza, istituti scolastici e associazioni civiche hanno costituito un mosaico organizzato, capace di promuovere la propria visione dell'islam sotto la forma della sensibilizzazione culturale e religiosa. Pubblicamente promuove il dialogo e i diritti civili; privatamente tollera o incoraggia narrazioni antisemite, anti-occidentali. Non costruisce la propria influenza con le armi, ma con la rete. Non dirotta aerei, ma fa lobbying nei consigli scolastici. Non organizza attentati, ma apre start-up halal, scuole islamiche. La sua tattica è quella dell'infiltrazione legittima: lenta, decentralizzata, difficile da distinguere dall'attivismo civico.In Italia, il dibattito su queste dinamiche rimane quasi assente. Eppure, numerose organizzazioni musulmane operano da anni con legami diretti o ideologici con la Fratellanza.Per l'islam non si prevede separazione tra moschea e Stato, ritenuti indissolubili. La logica musulmana non riconosce nessuna permanente forma di potere o religione al di fuori dell'islam. Nel frattempo è dovere di ogni islamico fare ciò che gli è possibile per il raggiungimento dell'obiettivo madre: la sottomissione, anche con la forza, dell'interno mondo ad Allah. Se quindi a Catanzaro, si prende un'aula dell'università pubblica per farne una moschea, non si può parlare semplicemente di "libertà religiosa". I fatti di Catanzaro ci dicono che la trasformazione culturale dall'interno è in atto. E che si sta ridefinendo il confine invisibile tra fede, identità e politica in un'Europa che fatica a riconoscere se stessa. Così, l'Italia, dopo l'imam in carcere, presenta la moschea in università all'Occidente.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8333SACERDOTE A PROCESSO PERCHE' HA DETTO CHE L'ISLAM RADICALE E'... RADICALE! di Manuela Antonacci «Le mie dichiarazioni non sono state mai né discriminatorie, né di incitazione all'odio», ha dichiarato deciso padre Custodio Ballester, catalano di nascita e sacerdote per vocazione, che mercoledì si è seduto sul banco degli imputati del Tribunale Provinciale di Malaga accusato di islamofobia. Oggi, ha 61 anni e pende sulla sua testa il rischio di una condanna a tre anni di carcere a causa delle dichiarazioni rilasciate nel 2017 sull'islam, nel talk show di un programma televisivo digitale "La ratonera" - ovvero "La trappola per topi". La frase incriminata sarebbe la seguente: «l'Islam radicale intende distruggere la civiltà cristiana e radere al suolo l'Occidente». Tuttavia aveva anche specificato come «in questo ambiente islamista, non tutti siano in grado di commettere atti violenti, ma che purtroppo coloro che si immolano e portano con sé coloro che considerano "infedeli" sono considerati santi».Dunque, il sacerdote aveva fatto subito un distinguo tra islam radicale e islam moderato e non di tutta l'erba un fascio, come lo si accusa. Tali dichiarazioni hanno suscitato la reazione dell'associazione "Musulmani contro l'islamofobia" finanziata dai fondi pubblici del governo catalano. Ciò che, secondo il sacerdote, lo avrebbe reso passibile della massima pena sarebbe proprio il suo ministero sacerdotale, perché secondo la procuratrice Verdugo, gli consentirebbe di "indottrinare" le folle, diffondendo "odio". Insieme a padre Ballestrer sono perseguiti l'autore della trasmissione e un altro sacerdote, padre Jesús Calvo. Nessuno di loro è mai stato interrogato dalla procuratrice. Durante il processo di mercoledì scorso, durato diverse ore e ora in attesa della sentenza, padre Custodio ha insistito su ciò che ha più volte commentato da quando si è saputo della denuncia, che le sue dichiarazioni si riferivano solo ai musulmani estremisti e si è rammaricato che sia in corso un evidente tentativo di punire la libertà di pensiero.«Sono calmo», ha detto ai giornalisti mentre lasciava l'aula, «l'esame finale è già stato fatto e ora aspetterò il verdetto». Al suo arrivo era sereno e sorridente ed era circondato da un gruppo numeroso di cattolici che gli hanno mostrato il loro sostegno recitando il Rosario alle porte del Tribunale di Malaga. Inoltre, i membri dell'Osservatorio per la Libertà e la Coscienza Religiosa, dell'Istituto di Politica Sociale (IPSE) e degli Avvocati Cristiani, hanno raccolto più di 27.000 firme per il ritiro dell'accusa contro i due sacerdoti cattolici e il direttore della trasmissione incriminata, Armando Robles, per il quale sono stati chiesti ben 4 anni di carcere e una multa di 3000 euro.Padre Custodio, tuttavia, si è detto soddisfatto del processo che ha definito «tecnicamente impeccabile». Ha, inoltre, sottolineato che «se si attiene alla logica giuridica ci dovrebbe essere l'assoluzione. Se la politica si intromette, potrebbe essere qualcos'altro». E a proposito della grande mobilitazione generale in suo favore ha affermato: «Penso che la gente si sia resa conto che i pubblici ministeri hanno portato i crimini d'odio a estremi ridicoli. Solo per delle semplici affermazioni chiedono le stesse pene che si applicano a reati molto gravi come gli abusi sessuali o le terribili aggressioni fisiche. Una vera e propria sciocchezza che può essere intesa solo come mezzo di minaccia e di controllo sociale: l'unico discorso consentito è quello dettato dal potere».Infine resta la gravità oggettiva di processi come questi, in cui l'oggetto del reato è qualcosa di imperscrutabile, ovvero la coscienza e le intenzioni e tutto ciò è tipico delle peggiori dittature, per non parlare poi del fatto che oggi sembra che gli unici a poter essere offesi impunemente siano i cattolici, mentre per le altre fedi, si arriva a chiedere il carcere. Ma la verità non può essere messa a tacere e se questo prete tacesse, parlerebbero le pietre.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8330IL CORAGGIO DELLA FEDE CATTOLICA IN MEZZO ALLA VIOLENZA IN BURKINA FASO Essere cristiani in Burkina Faso significa vivere ogni giorno tra paura e fede. La presenza costante di gruppi jihadisti rende pericoloso anche solo confessare Cristo.Mathieu Sawadogo decise di diventare catechista nel 2003. Dopo quattro anni di formazione, fu inviato con la moglie Pauline a Baasmere, nella diocesi di Dori, dove dal 2015 guidava una comunità di circa 150-200 fedeli.Nel 2018 la loro vita cambiò per sempre. «Un gruppo venne a casa mia», ha raccontato ad ACS. «Mi chiesero di smettere di pregare e di organizzare funzioni religiose. Non portavano armi ed erano vestiti normalmente. Riconobbi alcuni di loro. "Se continui a fare quello che stai facendo, ti accadranno brutte cose", mi minacciarono».Prima di andarsene, i miliziani bruciarono i negozi di liquori del villaggio. «La popolazione cristiana era terrorizzata e anch'io ebbi paura, ma pensai: "Non posso smettere di predicare la Parola di Dio, è per questo che sono qui"».Dopo una seconda visita dei jihadisti, Mathieu e gli altri catechisti della zona si riunirono con il sacerdote e il vescovo. Decisero di restare, ma Mathieu mise in salvo la moglie e i figli.Il 20 maggio 2018, vigilia di Pentecoste, Pauline tornò a Baasmere per la festa. A mezzogiorno, dieci uomini armati e mascherati irruppero nella loro casa. «Perché sei ancora qui?», gli chiesero.«Sono un catechista, questo è il mio dovere», rispose.Lo fecero stendere a terra, lo bendarono e lo legarono mani e piedi. Incendiarono la sua proprietà e lo portarono via in moto. Solo dopo scoprì che anche Pauline era stata rapita: «Aveva chiesto di non essere legata, perché all'epoca era incinta di cinque mesi, ma i terroristi ignorarono la richiesta».«Dopo la prima notte mi tolsero la benda e mi slegarono, e allora capii che c'era anche lei. Fu terribile. Ma non mi permisero di parlarle per tutto il viaggio».Arrivati a destinazione, i jihadisti portarono Mathieu davanti al loro capo, un arabo. Gli chiesero di divorziare da sua moglie e di convertirsi all'Islam. «Ogni giorno minacciavano di uccidermi dicendo: "Normalmente ti taglieremmo la gola, ma puoi scegliere come preferisci morire"».Gli diedero un nome musulmano, bruciarono i suoi vestiti e cercarono di insegnargli la dottrina islamica. «Durante tutto questo periodo, non smisi mai di pregare. Ricordo che una notte recitai settecento Ave Maria, contandole con dei sassolini. In quel periodo la preghiera era l'unica cosa che mi sosteneva. Non ci sentimmo mai abbandonati da Dio, recitare il rosario ogni giorno mi dava forza».Quando i rapitori capirono che non si sarebbero mai convertiti, iniziarono a discutere tra loro. «Alcuni dicevano che dovevano ucciderci, altri che dovevano liberarci. Infine, un giorno ci dissero che eravamo liberi di andare».Liberati dopo quattro mesi di prigionia, Mathieu e Pauline riuscirono a farsi aiutare da un pastore, che li condusse in ospedale. Pauline fu visitata, ma il bambino che portava in grembo era già morto.Mentre raccontava, il volto di Mathieu era rigato dalle lacrime: «Fu un dolore che ci ha segnati per sempre».Tornato a Baasmere, trovò la casa distrutta. Tra le macerie, solo due oggetti erano rimasti: la sua carta d'identità e la Bibbia.«Ciò mi commosse molto: era la Bibbia donatami dal Vescovo quando mi affidò il ruolo di catechista». Alla domanda sul perché non abbia ceduto, risponde con voce ferma: «Non potrei mai mentire a Dio, è meglio essere fedeli a Lui che agli uomini. Dobbiamo testimoniare e predicare Colui che seguiamo, ed essergli fedeli».
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8306SINISTRA E JIHADISTI IN FRANCIA FANNO FRONTE COMUNE di Lorenza Formicola C'è irritabilità nei corridoi de La France Insoumise. Un nervosismo vivo, che non nasce dalla crisi politica imposta da Macron - paradossalmente un'occasione che potrebbe perfino rafforzare le ambizioni elettorali della sinistra radicale parigina - bensì dall'imminente pubblicazione di un'inchiesta destinata a scuotere l'intero Paese: un libro che annuncia di rivelare i rapporti tra il movimento di Jean-Luc Mélenchon e l'islamismo.«Da giovedì - avverte con tono tagliente Omar Youssef Souleimane, autore dell'opera - consiglio ai parlamentari del partito (La France Insoumise, ndr) di acquistare il volume, leggerlo con calma, senza agitarsi, e poi trarre le proprie conclusioni. Se lo riterranno diffamatorio, hanno tutto il diritto di citarmi in giudizio: siamo pur sempre in un Paese in cui la libertà d'espressione è sacra. Vorrei ricordare che ho trascorso venticinque anni della mia vita in Siria e in Arabia Saudita. Là ero già giornalista e bastava pubblicare un articolo perché venissi aggredito dai servizi segreti, umiliato, persino picchiato. Sono fuggito da quell'ingiustizia per rifugiarmi in Francia, la patria dei diritti umani: non certo per rivivere lo stesso incubo».Parole al vetriolo, ma pronunciate in tutta calma all'indomani della clamorosa sconfitta legale inflitta al partito di Mélenchon che aveva tentato di fermare in tribunale la pubblicazione di un libro già diventato caso nazionale ancor prima di arrivare in libreria. Les Complices du mal, edito da Plon - in italiano I complici del male - squaderna i rapporti controversi tra candidati di LFI e progetti sovversivi di matrice islamista, tesi a imporre norme sociali compatibili con la shari'a. Un'opera osteggiata con forza dalla sinistra francese più dura e pura, e che ora, proprio grazie a quella battaglia legale persa, si prepara a diventare un detonatore politico. Addirittura il partito aveva presentato un ricorso d'urgenza davanti al tribunale di Parigi contro la casa editrice Place des Éditeurs chiedendo una divulgazione anticipata e forzata dell'opera, con l'obiettivo di esaminarne le pagine prima che arrivassero in libreria. Ma i giudici hanno respinto la richiesta, pronunciandosi a favore di Omar Youssef Souleimane, che si era opposto con fermezza, rivendicando non solo la propria libertà d'autore, ma anche quella libertà di espressione che sarebbe stata irrimediabilmente compromessa da una simile imposizione. E La France Insoumise è stata pertanto condannata a pagare 1.500 euro a Place des éditeurs per le spese legali.RADUNI PRO-PALSouleimane, ex cronista ricercato dai servizi segreti siriani per la sua attività contro il regime di al-Assad, racconta di aver costruito l'inchiesta calandosi dall'interno, infiltrandosi nelle primissime manifestazioni e raduni pro-Pal organizzati in Francia all'indomani del 7 ottobre 2023. E si è trovato di fronte a quella che descrive come una strategia mirata: un patto elettorale tra La France Insoumise e gli ambienti islamisti, calibrato con un obiettivo preciso, conquistare il "voto della comunità musulmana". Un'operazione politica che, secondo Souleimane, non è un episodio isolato, ma l'espressione di una tendenza più ampia. Ne emerge una narrazione aspra, in cui viene messa in evidenza «un'alleanza elettorale» pensata per conquistare il «voto della comunità musulmana». L'accusa - diretta, spiazzante e disturbante per l'opinione pubblica francese - è che alcuni dirigenti e candidati della gauche radicale abbiano intessuto rapporti con progetti tesi a introdurre regole sociali compatibili con la shari'a.D'altronde, la Francia, lo sappiamo, è il principale laboratorio europeo dell'islamo-gauchismo: la saldatura tra settori della sinistra radicale e istanze islamiste, un'alleanza tattica che sfrutta il linguaggio dei diritti e delle rivendicazioni sociali per aprire varchi all'interno della democrazia repubblicana. Ma la shari'a - l'insieme di precetti che regolano non solo il culto, ma la vita familiare, i codici penale e civile, le norme bancarie e amministrative delle comunità islamiche - risulta profondamente inconciliabile con i principi che governano le società occidentali. Una vera e propria minaccia alla tenuta di qualsiasi Stato, in questo caso della Francia. Basti ricordare che lo jihad - lo "sforzo e dovere collettivo" volto all'edificazione di uno Stato islamico - non è un concetto marginale, ma parte integrante della shari'a stessa, che lo definisce come obbligo religioso e giuridico, subordinando la politica alla dimensione della guerra: accogliere la shari'a equivale a imporre un impianto normativo che non regola la fede, ma istituzionalizza il terrorismo.I FONDAMENTALISTI APPROFITTANO DELLA DEMOCRAZIA«Com'è possibile che in Francia, un paese laico, i fondamentalisti siano così presenti? Che approfittino della democrazia per infiltrare la loro ideologia? La cosa più inquietante è questa alleanza tra islamisti ed estrema sinistra: è semplicemente sconvolgente». Si interroga Souleimane che, in Complici del male, la battezza "sinistra halal".Il libro si apre con un ricordo personale: «Mi chiamo Omar, provengo da una famiglia musulmana praticante. E nella metropolitana di Parigi, nel gennaio 2015, un uomo mi ha scambiato per un ebreo e ha cercato di uccidermi. Solo dal mio aspetto, ha pensato che fossi ebreo. Venire in Francia, il Paese di Jean Jaurès e Paul Éluard, e rivivere ciò che avevo vissuto in Siria, è stato terribile». Souleimane approda Oltralpe nel 2012, dove ottiene prima l'asilo politico e poi la cittadinanza. Con l'ambizione di farsi poeta, pubblica diversi libri prima di arrivare a I complici del male, l'inchiesta che lo ha costretto a rivivere il passato: «tredici anni dopo, mi ritrovo di fronte a politici che vogliono ridurmi al silenzio!». Nel suo J'accuse, Souleimane non esita a chiamare in causa anche l'eurodeputata Rima Hassan, volto di spicco de La France Insoumise, che, kefiah stretta al collo, sulla stampa nazionale, non sui canali arabi di ispirazione islamista, ha definito la Francia «un Paese colonialista» e persino «un Paese del Male», esprimendo sostegno aperto ad Hamas che avrebbe «agito legittimamente». «Sono esattamente le stesse parole dei Fratelli Musulmani», osserva Souleimane, tracciando una linea di continuità inquietante tra le dichiarazioni di una rappresentante politica francese e la retorica delle organizzazioni islamiste.I MIEI AMICI ARABI«Dal 7 ottobre ho perso la maggior parte dei miei amici arabi» racconta lo scrittore nato a Damasco. «Ai loro occhi, l'antisemitismo in Medio Oriente non dovrebbe essere rivelato agli occidentali, per non sostenere l'agenda "sionista". Soprattutto nel mezzo della guerra israelo-palestinese. [...] La cosa più triste è che sono stati miei compagni nella rivoluzione siriana, sanno benissimo che demonizzare Israele è una parte essenziale della propaganda del regime per restare al potere».Non sono mancate, così, neanche le minacce di morte. «Ho ricevuto insulti in francese e in arabo, semplicemente per aver detto una verità che tutti conoscono. Sappiamo bene che la parola 'ebreo' è un insulto in Medio Oriente». Il tentativo di censura della sinistra si è già trasformato in un boomerang, un classico "effetto Streisand": più si tenta di mettere a tacere un contenuto, più cresce la sua visibilità. Il libro, infatti, è già salito in cima alle classifiche online dei bestseller prima ancora dell'uscita. E quando un libro finisce al centro di una battaglia legale e politica diventa il nodo visibile di tensioni più vaste. Il nervosismo all'interno delle stanze di partito di Mélenchon la dice lunga, ma soprattutto interroga: cosa hanno da nascondere o da temere? Nel frattempo, l'ex imam salafita Bruno Guillot - oggi convertito al cattolicesimo -, intervistato il 13 settembre su Europe1, ha confermato che la strategia dei Fratelli musulmani è quella di entrare nella vita politica francese tramite Mélenchon: «I Fratelli musulmani sono molto consapevoli della situazione in occidente, conoscono molto bene i suoi difetti».
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1647UCCISO SHAHBAZ BHATTI, IL MINISTRO PER LE MINORANZE IN PAKISTAN CHE HA DIFESO ASIA BIBI''Gesù è il cuore della mia vita e voglio essere un suo vero seguace attraverso le mie azioni, condividendo l'amore di Dio con i poveri, gli oppressi, le vittime, i bisognosi e i sofferenti del Pakistan''di Marco ImpagliazzoIl ministro per le Minoranze del governo pachistano, il cattolico Shahbaz Bhatti, è stato barbaramente ucciso a Islamabad mentre si recava al lavoro senza scorta. Dopo la recente crisi di governo, Bhatti era stato confermato con il rango di ministro federale, nonostante una drastica riduzione del numero dei ministri. Era divenuto una figura nota internazionalmente per la sua battaglia per la riforma della legge sulla blasfemia. Nata per difendere la religione in Pakistan, tale legge si è spesso trasformata in uno strumento di denuncia e di persecuzione verso le minoranze, particolarmente i cristiani. Essi rappresentano il 2 per cento dei pachistani. Bhatti era uno di loro, che aveva deciso di spendere la sua vita per la libertà religiosa e per costruire una società del vivere insieme nonostante le differenze di pensiero o di etnia.Nato il 9 settembre 1968 a Lahore, da parlamentare diventò ministro per le Minoranze affermando di voler combattere per «l'uguaglianza di tutti gli uomini, la giustizia sociale, la libertà religiosa, e per sollevare le minoranze religiose». E aveva aggiunto: «Voglio mandare un messaggio di speranza alla gente che vive nella rabbia, nella delusione e nella disperazione; Gesù è il cuore della mia vita e voglio essere un suo vero seguace attraverso le mie azioni, condividendo l'amore di Dio con i poveri, gli oppressi, le vittime, i bisognosi e i sofferenti del Pakistan». Una delle sue prime battaglie è stata, fin dal 1985, quella contro la legge sulla blasfemia. Sin da ragazzo ha organizzato incontri e studi sulla Parola di Dio.Il ministro Bhatti era un'espressione bella, coraggiosa e indifesa di quella minoranza cristiana pachistana le cui difficoltà, oggi sono sotto gli occhi del mondo, derivano anche da una storia complessa e sofferta.I primi nuclei di cristiani iniziarono a svilupparsi alla fine dell'Ottocento, sostenuti dall'opera infaticabile di missionari olandesi, irlandesi, italiani che, assieme alla predicazione del Vangelo, volevano migliorare le condizioni di vita dei contadini, praticamente schiavi alla mercé di grandi proprietari terrieri. Ai margini della società indiana si trovavano coloro che non rientravano nelle caste, destinati ai lavori più degradanti e senza alcuna speranza di riscatto. Proprio tra costoro l'annuncio della buona notizia ricevette l'accoglienza maggiore. La preoccupazione della Chiesa fu allora quella di aiutarli con scuole e piccoli terreni da coltivare in proprio.L'impero britannico, paradossalmente, fu il primo oppositore di questo processo, poiché andava ad intaccare lo statu quo. I senza-terra e i fuori-casta indù dovevano rimanere tali. Nacquero comunque 53 villaggi in cui i cristiani potevano vivere insieme, accedere all'educazione e iniziare almeno a disporre di strumenti basilari per poter coltivare le terre. I due terzi di questi villaggi dai nomi evocativi (Mariamabad, Francisabad, Yohannabad) sorsero e si svilupparono prima dell'indipendenza del Pakistan. Altre famiglie vivevano sparse nelle regioni del Punjab e del Sindh. Nel frattempo, protestanti e cattolici crearono una rete preziosa di scuole e ospedali. Tali istituzioni sono aperte a tutti, tanto che numerosi esponenti dell'élite musulmana del Paese hanno studiato in licei o università gestite dai religiosi. Eppure, la piccola minoranza autoctona cristiana deve affrontare quotidianamente discriminazioni, gesti di piccole o grandi prepotenze. Gli attacchi contro i cristiani si verificano da anni in maniera improvvisa. Dopo l'11 settembre si sono intensificati sulla base della falsa semplificazione tra cristiani e Occidente. Basta paventare l'accusa di blasfemia contro il Corano, e prima ancora che un qualsiasi tribunale civile o religioso possa documentarne la fondatezza, i cristiani sono sotto accusa da parte di mani invisibili che si scagliano contro di essi. Non di rado dietro queste accuse si nascondono gelosie o interessi economici, per appropriarsi con la prepotenza o il ricatto di terreni, beni o denaro dalle famiglie incriminate.Al di là della violenza aperta, poi, nella vita quotidiana talvolta i cristiani incappano in discriminazioni nello studio o sul posto di lavoro. Molti cristiani professano la loro fede in un'esistenza davvero precaria e insicura, segnata non solo dalla povertà ma anche dalla persecuzione. La Messa domenicale è l'espressione gioiosa e pubblica di questa minoranza. Vi partecipa una folla variopinta di adulti, giovani e bambini, che non si lascia intimidire dalle minacce e si aggrappa alla preghiera come ad un'ancora di salvezza. Si tratta di una Chiesa giovane e vivace, all'interno della quale vivono movimenti ecclesiali laicali, che professa la sua fede con dignità e coraggio. Di questa Chiesa era figlio Shahbaz Bhatti.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8276IL PIANO DI HAMAS: PRIMA GLI EBREI, POI CONQUISTEREMO ROMA di Umberto Camillo Iacoviello Meno di un anno fa abbiamo parlato della strana coppia comunisti occidentali-musulmani, mettendo in risalto le contraddizioni dei due partner, uniti esclusivamente dall'odio nei confronti dell'Occidente e di Israele. Al netto della complicata storia dei rapporti tra Israele e gli arabi palestinesi, permane una totale ignoranza sulla natura di Hamas, il Movimento Islamico di Resistenza, diverso dalla laica Al-Fatah.Nato come costola palestinese dei Fratelli Musulmani, Hamas ha obiettivi ambiziosi che non si fermano alla cancellazione dello Stato di Israele. Questo è uno dei punti cruciali della questione. Nessuno si chiede: cosa pensano gli islamisti che controllano Gaza di noi occidentali? Non è esattamente un dettaglio. Dalle parole dei suoi leader emerge chiaramente - perché lo dicono senza mezzi termini - che lo scopo non è solo la "liberazione della Palestina", ma la creazione di un califfato mondiale.Yunis Al Astal è un predicatore e membro di Hamas, eletto nel Consiglio legislativo palestinese per l'area di Khan Yunis. Ha conseguito laurea magistrale e dottorato in Sharia presso l'Università di Giordania ad Amman. È stato docente all'Università Islamica di Gaza, dove ha ricoperto i ruoli di preside della Facoltà di Sharia e presidente del Comitato per le Fatwa. Collabora regolarmente con il giornale Al-Risala (organo di Hamas) ed è tesoriere del Comitato Zakat al-Rahma a Khan Yunis.Ha fondato e dirige le scuole islamiche e partecipa a programmi su Al-Aqsa Tv (canale di Hamas). Ha preso parte a varie conferenze di giurisprudenza islamica, in particolare su diritto bancario islamico e sull'insegnamento delle scienze islamiche nelle università. Proprio su Al-Aqsa Tv, Yunis Al Astal ha dichiarato:Allah ti ha scelto per Sé e per la Sua religione, affinché tu serva da motore per trascinare questa nazione alla fase della successione, della sicurezza e del consolidamento del potere, e persino alle conquiste attraverso la da'wa [predicare l'islam] e le conquiste militari delle capitali del mondo intero. Molto presto, a Dio piacendo, Roma sarà conquistata, proprio come lo fu Costantinopoli, come profetizzato dal nostro Profeta Muhammad. Oggi, Roma è la capitale dei cattolici, o la capitale crociata, che ha dichiarato la sua ostilità all'Islam, e ha piantato i fratelli delle scimmie e dei maiali in Palestina per impedire il risveglio dell'Islam - questa loro capitale sarà un avamposto per le conquiste islamiche, che si diffonderanno in tutta Europa, e poi si rivolgeranno alle due Americhe, e persino all'Europa orientale. Credo che i nostri figli o i nostri nipoti erediteranno il nostro Jihad e i nostri sacrifici, e a Dio piacendo, i comandanti della conquista verranno da loro. Oggi, instilliamo queste buone novelle nelle loro anime, e per mezzo delle moschee e dei libri del Corano, e della storia dei nostri Profeti, dei suoi compagni e dei grandi leader, li prepariamo per la missione di salvare l'umanità dal fuoco infernale sull'orlo del quale si trovano.ANCHE CRISTIANI E COMUNISTIQui si parla di conquiste militari delle capitali del mondo, con gli occhi puntati sul loro obiettivo primario: Roma, la capitale del cristianesimo. La Città Eterna, che dopo essere stata conquistata dai musulmani diventerà, nei loro progetti, l'avamposto per la conquista dell'Occidente. E, per essere ancora più chiaro, Yunis Al Astal sottolinea che:Tra pochi anni, tutti i sionisti e i coloni si renderanno conto che il loro arrivo in Palestina è stato finalizzato al grande massacro, tramite il quale Allah vuole sollevare l'umanità dal loro male. [...] Quando la Palestina sarà liberata e la sua gente vi farà ritorno, e l'intera regione, con la grazia di Allah, si sarà trasformata negli Stati Uniti dell'Islam, la terra di Palestina diventerà la capitale del Califfato Islamico, e tutti questi Paesi si trasformeranno in stati all'interno del Califfato. Quando ciò accadrà, ogni Palestinese potrà vivere ovunque, perché la terra dell'Islam è proprietà di tutti i musulmani. Finché ciò non avverrà, dobbiamo rifiutare tutti i piani di reinsediamento, la naturalizzazione o persino i risarcimenti prima del ritorno dei rifugiati.Israele e gli ebrei sono solo i primi nemici sulla linea del fronte, ma una volta "massacrati" nasceranno gli Stati Uniti dell'Islam proprio in Palestina, con l'obiettivo di restaurare un califfato islamico universale sul modello della prima espansione del VII secolo, quella che arrivò anche in Italia, soprattutto al Sud. Dunque, i nemici di Hamas sono tutti i non musulmani, anche quelli che oggi ingenuamente sventolano la bandiera della Palestina.Sempre sul canale ufficiale di Hamas, Al-Aqsa Tv, è stata trasmessa una preghiera che sarà probabilmente sfuggita ai compagni comunisti e ai cristiani occidentali dal cuore tenero, e che recita queste parole:Allah, o nostro Signore, sconfiggi i Tuoi nemici, nemici della religione [Islam] in tutti i luoghi. Allah, colpisci gli Ebrei e i loro simpatizzanti, i Cristiani e i loro sostenitori, i Comunisti e i loro aderenti. Allah, contali e uccidili fino all'ultimo, e non lasciarne nemmeno uno.Chiaro? Non solo gli ebrei, ma anche i cristiani e i comunisti devono essere sterminati, fino all'ultimo. Gli occidentali sono gli unici a fare il tifo per chi dichiara apertamente di volerci eliminare, perché, beninteso, poco importa se frequentiate la chiesa o meno: per loro siamo tutti indistintamente nemici.DOMINIO MONDIALEMaḥmūd al-Zahār, nato a Gaza nel 1945, è un politico palestinese, cofondatore di Hamas e suo primo portavoce. Arrestato e perseguito più volte da Israele, è stato eletto nel Consiglio legislativo palestinese nel 2006. Oggi vive in Qatar, dove continua a opporsi alla soluzione dei due Stati e sostiene la distruzione di Israele. Sulla yemenita Al-Masirah Tv ha dichiarato che:Oggi, si potrebbe dire che abbiamo raggiunto una fase di deterrenza, una fase in cui possiamo difendere la terra occupata. Quando parliamo dell'Esercito di Gerusalemme e della Battaglia della Promessa dell'Aldilà, non stiamo parlando di liberare solo la nostra terra - ma crediamo in ciò che ha detto il nostro Profeta Maometto. Allah ha avvicinato l'una all'altra le estremità del mondo per amor mio, e io ho visto le sue estremità orientali e occidentali. Il dominio della mia nazione raggiungerà quelle estremità che mi sono state avvicinate. L'intera superficie di 510 milioni di chilometri quadrati del Pianeta Terra sarà posta sotto un sistema dove non ci sarà ingiustizia, né oppressione, né tradimento, né sionismo, né cristianesimo infido, e nessun assassinio o crimine, come quelli che vengono commessi contro i palestinesi e contro gli arabi in tutti i Paesi arabi.Non poteva essere più chiaro: l'obiettivo è islamizzare il mondo intero, non solo la Palestina. Non solo la sinistra, incompatibile con l'islam (figuriamoci con Hamas), ma, ahinoi, anche parte della destra che fa - giustamente - l'apologia di Poitiers e della battaglia di Lepanto, finisce poi per simpatizzare con chi dichiara apertamente di volerci annientare in nome dell'islam.Per non parlare di tutta l'area "antisistema" che per anni ha - giustamente - messo in discussione i numeri sparati a caso sul Covid e sulle vaccinazioni, per poi bere a occhi chiusi i dati sui morti del presunto "genocidio", diffusi da Hamas e Al Jazeera, diventate inspiegabilmente fonti affidabili. L'Oms e l'Istituto Superiore di Sanità non sono ritenuti credibili, ma si pende dalle labbra dei terroristi musulmani. Alla faccia del mainstream che usa due pesi e due misure.EUROPA VENTRE MOLLEIn conclusione ricordiamo che subito dopo l'attacco del 7 Ottobre, la rivista Limes ha intervistato Ismail Haniyeh, capo dell'Ufficio politico di Hamas e capo dell'amministrazione della Striscia di Gaza dal 2014 al 2017. Poco prima di essere ucciso Haniyeh ha dichiarato alla rivista di geopolitica che "trattandosi di una guerra che riguarda la terra di Palestina, Gerusalemme e al-Aqsa, la battaglia coinvolge l'intera umma [comunità dei credenti musulmani, ndr]. Ecco perché invito tutti i figli di questa umma, ovunque si trovino nel mondo, a unirsi, ognuno a modo suo, a questa guerra, senza indugi e senza voltarsi indietro".Ciò che non è chiaro agli occidentali è che è in corso uno scontro di civiltà tra due mondi in guerra da 1500 anni. L'Europa, per secoli capace di respingere le orde armate dell'islam, è oggi diventata il ventre molle dell'Occidente, aprendo le porte a immigrati che detestano apertamente il nostro modo di vivere.Il nuovo tentativo di conquista probabilmente non avverrà con le armi, ma con la demografia, con il ventre delle donne musulmane. Nel frattempo gli occidentali, unici al mondo, arrivano perfino a fare il tifo per chi vuole sottometterci ed eliminarci, credendo che l'islam politico si fermerà in Medio Oriente, quando in realtà "Gaza è già qua": basta farsi un giro nelle nostre città.Riecheggiano come un triste presagio le parole dello storico inglese Arnold J. Toynbee: "Le civiltà non vengono uccise, si suicidano". È già successo, e gli occidentali sono sulla buona strada verso il collasso.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8255IL GOVERNO BRITANNICO INDAGA (TARDI) SUGLI STUPRI DELLE GANG PAKISTANE di Lorenza Formicola In queste ore, l'inquilino del numero 10 di Downing Street, dopo una clamorosa piroetta su se stesso, ha annunciato la prima vera inchiesta governativa a livello nazionale sulle 'grooming gangs' - ovvero le gang dello stupro pakistane che per anni hanno imperversato nel Regno Unito. La storia ormai è nota: tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Dieci del 2000, gruppi di islamici hanno abusato di migliaia e migliaia di ragazzine, per lo più minorenni, nella Gran Bretagna modello del perfetto multiculturalismo coperti dal politicamente corretto.Si tratta di un caso che il premier Starmer conosce bene dal momento che, quand'era avvocato della pubblica accusa, aveva avuto casi del genere sulla scrivania. Quando però, complici una serie di post di Elon Musk a seguito di una battaglia condotta da politici locali e gruppi di cittadini, la questione è tornata, lo scorso gennaio, di dominio pubblico, Starmer s'è opposto ostinatamente alla commissione d'inchiesta con la scusa che avrebbe potuto ostacolare o rallentare i processi penali in corso. Ma le pressioni sul governo sono state tante e tali che Sir Keir senza alternative ha dovuto affidare alla baronessa Louise Casey un'ispezione sul tema senza il potere di indagine, ma limitata all'analisi e allo studio documentale. Pubblicata il 16 giugno, il primo ministro, per non rimediare un'altra brutta figura ed essere platealmente smentito dalla sua stessa esperta, ha deciso di anticipare i tempi e annunciare l'apertura di una inchiesta seria. La prima firmata dal Governo. A gennaio, Sir Keir bollava come opportunisti quanti chiedevano un'inchiesta nazionale accusandoli di «salire sul carro dei vincitori e di amplificare le richieste dell'estrema destra». Oggi, che il rapporto devastante ha confermato come forze dell'ordine, servizi sociali e autorità locali abbiano per anni eluso o distorto le responsabilità legate allo sfruttamento sessuale minorile da parte di gruppi pakistani in decine di città inglesi, il primo ministro ritratta, «Per me questo è un modo pratico e di buon senso di fare politica». Non si tratta di un'inchiesta giudiziaria, ma di una valutazione istituzionale volta a riformare un sistema paralizzato dalla paura di affrontare realtà scomode per timore di essere accusati di razzismo. Lo stesso timore che ha colpito tutti i governi conservatori che si sono susseguiti in questi decenni e che li ha portati a non indagare mai fino in fondo.IL GOVERNO IMPONE DI OMETTERE L'ORIGINE DEI SOSPETTATIIl nuovo documento firmato Casey contiene 12 raccomandazioni e prevede una verifica tra sei mesi sui progressi dell'inchiesta, destinata a durare tre anni. L'obiettivo è raccogliere dati sistemici, coinvolgere i territori e proporre riforme legislative.Ovviamente il tempismo non è casuale. Il cambio di strategia del premier è legato alle vicende di Ballymena. La settimana scorsa, la cittadina dell'Irlanda del Nord, è stata teatro di raid casa per casa a caccia di immigrati. Gli scontri sono stati così violenti da spingere i residenti a esporre bandiere inglesi per protezione. Gli abitanti di Ballymena erano scesi in piazza quando hanno saputo, dalla caserma, che i due quattordicenni accusati di molestie sessuali su una ragazzina, avevano fatto cercare un'interprete di lingua romena. Diversamente dall'Italia, nel Regno Unito notizie simili trapelano solo in modo indiretto, poiché il governo impone di omettere l'origine dei sospettati onde evitare proteste e violenze di piazza vista l'esasperazione diffusa. Ma la realtà continua a battere propaganda e buonismo sugli immigrati clandestini, anche nella Gran Bretagna guidata dai laburisti di Keir Starmer. Dopo i disordini in Irlanda del Nord, e dopo le "condanne esemplari" richieste dal governo laburista per chi osa criticare l'immigrazione incontrollata, a costo di entrare in rotta di collisione con la comunità islamica, è dall'esasperazione che ricomincia l'inchiesta contro le bande di pakistani. La cronaca di questi giorni sembra riportarci indietro nel tempo. Sono oltre vent'anni che Louise Casey riceve incarichi dai governi. Il primo fu Blair, poi, nel 2015, Cameron la chiamò ad investigare per la prima volta sugli abusi islamici. «Cose terribili sono avvenute a Rotherham». Iniziava così, come in una fiaba lugubre, il primo rapporto della funzionaria Louise Casey sulla città zero per lo scandalo degli abusi pakistani. In quelle pagine si denunciava per la prima volta come uomini di origine pakistana fossero stati lasciati liberi di abusare di centinaia di ragazzine bianche, mentre chi doveva indagare taceva per paura di essere accusato di razzismo. Alcuni esponenti laburisti locali ammisero le proprie responsabilità, come Denis MacShane, che confessò «da lettore del Guardian e liberal di sinistra ho paura di affondare il barcone multiculturale». I DANNI DELL'IDEOLOGIA MULTICULTURALISTALa baronessa Casey da militante di Amnesty International e beniamina dei senzatetto è stata anche la prima a denunciare i danni dell'ideologia multiculturalista sostenendo che un giorno non troppo lontano si arriverà a vietare il Natale nel Regno Unito. Sarà stato l'aver visto da vicinissimo le minacce del politicamente corretto. O il trauma delle oltre 1500 ragazzine, spesso undicenni, abusate da islamici, ma oggi grazie a lei la storia inglese inizia un nuovo capitolo. E farà scuola per tutto l'Occidente. Il caso venne portato per la prima volta alla luce da Andrew Norfolk, un giornalista del Times, morto all'improvviso lo scorso maggio. Dal suo primo reportage, pubblicato nel 2011, lo scandalo si è arricchito di particolari raccapriccianti. Quando iniziarono i primi processi, li seguimmo per scoprire una storia che nessuna della migliori (peggiori) serie Tv è mai riuscita neanche ad emulare: Rotherham, Oxford, e poi Bristol, Derby, Rochdale, Telford, Peterborough, Keighley, Halifax, Banbury, Aylesbury, Leeds, Burnley, Blackpool, Middlesbrough, Dewsbury, Carlisle, Liverpool, Manchester, più di quindici le città di una delle patrie per eccellenza del 'multikulti', il Regno Unito, appunto, in cui musulmani di origine pakistana e afghana andavano deliberatamente a caccia di bambine e ragazzine bianche colpevoli di essere bianche. Non interessava loro l'integrazione, ma, come nella migliore delle tradizioni islamiche, le città che adesso abitavano erano diventate Dar al-Arab, territorio da controllare. E quindi tutto era a loro disposizione.Le ragazze che cercavano di opporsi agli stupri venivano picchiate, minacciate di morte, talvolta cosparse di benzina o scaraventate da veicoli in corsa. Ma anche le famiglie che denunciavano subivano ritorsioni tra incendi e minacce. Dall'altra parte il silenzio sordo di forze dell'ordine, magistratura, servizi sociali e rappresentanti politici (quasi sempre laburisti o liberal) che contavano sul voto delle minoranze e si sottraevano al proprio dovere per timore di fare i conti con le accuse di razzismo e islamofobia nella prigione culturale e mediatica del politicamente corretto. Basti pensare che Ann Cryer fu isolata dal Labour già nel 2002 per aver sollevato il problema; il giornalista Andrew Norfolk subì accuse di razzismo e minacce, mentre Sarah Champion fu espulsa dal Labour e premiata come "islamofoba dell'anno" per aver denunciato l'esistenza delle gang pakistane.A dieci anni di distanza dai primi processi, sono stati condannati circa cinquanta pakistani. Gli ultimi sette proprio pochi giorni fa. Un paio erano stati deportati ancora sotto il governo di Theresa May dopo essere apparsi davanti a ben dodici giudici prima di venir rimandati nei loro paesi d'origine.I fatti da cui riparte il Paese non sono stati solo il fallimento delle forze dell'ordine del Regno Unito. Ma il riflesso del collasso morale della nostra epoca pseudo-multiculturale e dei suoi doppi standard: uno per i nativi e un altro per gli stranieri presumibilmente vittime del colonialismo occidentale, e che quindi non sono mai responsabili delle proprie azioni.Resta solo una domanda: che cosa tirerà fuori l'inchiesta governativa rispetto a tutto quello che già si sa?
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8240VESTE LA BANDIERA NAZIONALE, CACCIATA DA SCUOLA di Max Del Papa Il sindaco di Londra è musulmano; lo stesso a Birmingham, Leeds, Blackburn, Sheffield, Oxford, Luton, Oldham, Rochdale, città che vai, sindaco islam che trovi. Se non è ancora sostituzione etnica poco ci manca e comunque la sostituzione amministrativa è cosa fatta in un Paese dove su 66 milioni di abitanti i musulmani sono "solo" 4 milioni: ma basta a giustificare le oltre 3.000 moschee, i 130 tribunali islamici, i 50 e passa consigli della Sharia il 78% delle donne musulmane che non lavora, riceve assistenza statale e alloggio gratuito, il 63% dei musulmani inattivo e sostenuto da aiuti statali, le famiglie che hanno in media da 6 a 8 figli e beneficiano di un alloggio gratuito e vengono pagate dallo Stato per il solo fatto di esistere.Come se non bastasse, si ritrovano un premier sciagurato capace di scatenare in poco tempo danni irreversibili: Keir Starmer è quello che manda la polizia a prendere gli inglesi che si lamentano, che osano denunciare lo scandalo e atroce scandalo del racket delle bambine inglesi disagiate messe a prostituzione o comunque violentate sistematicamente dalla mafia pakistana, roba che si sapeva da 30 anni ma solo adesso è emersa nello stracciarsi di vesti del governo che fin che ha potuto ha coperto, ha represso la verità e le stesse vittime.CACCIATA DA SCUOLACosì che non può stupire se una dodicenne Courtney Wright viene cacciata da scuola con insulti da trivio, a maggior ragione su una bambina, siccome ha osato fare ciò che la ricorrenza le suggeriva di fare, la "Giornata della celebrazione delle culture" per esaltare le patrie tradizioni o così aveva capito la poverina, presentatasi avvolta nella Union Jack, la bandiera britannica, con un bel discorso, ingenuo e pulitino, su quanto è bello essere inglesi. Ma l'ha presa per il verso sbagliato, le culture erano, fatalmente, quelle "altre", ossia la islamica, il senso dell'appuntamento, «promuovere l'inclusione, la comprensione e l'apprezzamento di differenti retroterra, tradizioni ed eredità», andava colto nella resa, nel senso di colpa, voi siete padroni a casa mia, anzi vostra, e io non sono degna di mostrare il mio volto. E allora giù con le accuse più oscene a una bambina di 12 anni che il padre è dovuto andarsi a riprendere, trovandola in lacrime, sconvolta davanti a tanta furia fanatica.Dopo, ovviamente, dopo che la faccenda si è risaputa, dopo che è diventata di pubblico dominio e scandalo, la scuola si è arrampicata sui vetri insaponati con le unghiette cosparse d'olio: un errore, un fraintendimento, non ci siamo capiti, viva la Union Jack: e hanno pregato la piccola di tornare a leggere il suo tenerissimo sermone. Ma Courtney, che ha più dignità della sua scuola, si è rifiutata, anche perché ancora terrorizzata.Ma quale errore. Ma quale equivoco. È lo zelo, miserabile. È la furia dell'odio verso se stessi, il proprio Paese, una bambina che lo esalta esattamente come potrebbe fare una bambina. È la totale resa della ragione all'ideologia, che è una cosa demoniaca perché va esattamente contro la logica e tende ad imporre un idolo fatto d'aria mefitica. Tutte le scuole del Regno Unito devono insegnare lezioni sull'Islam e questa, signori, è la Union Jack, oggi, un posto dove un premier cialtrone dopo avere scatenato la polizia del pensiero finge di costernarsi: "Il primo ministro è stato chiaro - ha detto un portavoce di Starmer - che essere britannici è qualcosa che deve essere celebrato e lo si può vedere da tutto ciò che questo governo ha fatto. Siamo un Paese tollerante, diversificato e aperto: siamo orgogliosi di essere britannici".TOLLERANTI A SENSO UNICOMiserabili buffoni. Aperti? Tolleranti? Come no, a senso unico. Hanno solo paura di una certezza, non venire rieletti, e allora abbassano la cresta ma la vergogna di una piccola inglese cacciata dalla sua scuola con violenza razzista e sessista, quella resta. Non si cancella. Dimostra che il woke, cacciato dalle porte americane, sfonda quelle europee ed anglosassoni dall'altra parte del mare. Ce ne sarà ancora da fare, per stroncare questa lebbra che da trenta anni distorce ogni democrazia e che la sinistra criminosa e pornografica ha coltivato per becere ragioni di calcolo politico. Una metastasi che avvolge l'Europa, che fuori e dentro dalla UE non smette di allargarsi.Non è un mistero che scuole e università di tutta Europa vengano pesantemente finanziate dal mondo arabo, sceiccati, sultanati, che siano fucine di islamismo anche aggressivo, di integralismo e di odio verso chi accoglie, ospita, paga le case. Ma l'Islam, a coglierlo nella sua essenza, è sistema progressivo, la conquista non può fermarsi se non con la definitiva sparizione o assoggettamento della cultura invasa, il che può, deve avvenire con tutti i mezzi inclusi i più violenti. Insomma più gli dai e più sei in debito, più devi cedere e concedere.C'è una enorme rimozione nel processo di assimilazione a senso unico dell'Islam in Europa, e porta a credere che i ricorrenti fatti di criminalità spicciola quali aggressioni, rapine, pestaggi, stupri, siano in fondo accidentali, incidenti di percorso sulla strada dell'inclusione: niente di più sbagliato, niente di più falso, sono atti deliberati con cui non solo i maranza marcano il territorio: ad ogni prodezza si vantano, la mostrano sui social, la rivendicano come l'ennesima battaglia vinta in una guerra che non può arrestarsi, che non prevede tregue o confronti; i responsabili vengono trattati come eroi dalla comunità musulmana, portati ad esempio. Poi si può fingere di non vedere certi processi, ma i processi travolgono la viltà e sono inarginabili.La dodicenne Courtney che piange nella sua bandiera mentre le stracciano il discorso su quanto è bello essere inglesi al grido "vattene, prima che ti ammazziamo", e viene cacciata dai suoi insegnanti, britannici come lei, non è un incidente e non è un accidente. È la pura realtà di un mondo che reale non è più e democratico meno che mai, un mondo dove il razionale è irreale, comunque fanatico, comunque folle, comunque ignobile.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8239A LONDRA NASCE IL PARTITO MARXISLAMISTA E VOLA GIA' AL 10% di Lorenza Formicola Gran Bretagna, scena uno: va in onda il nuovo spettacolo della sinistra estrema, con due protagonisti che sembrano usciti da un romanzo politico scritto a quattro mani tra Marx e l'Intelligenza Artificiale. Da una parte Jeremy Corbyn, il veterano in esilio dai ranghi del Labour; dall'altra Zarah Sultana, deputata, musulmana, giovane, pachistana, popolarissima sui social del momento e capace di infiammare le folle con un post più che con un comizio. Insieme, sono il trailer vivente di un esperimento che vuole rimescolare le carte della sinistra inglese - quella dura e pura, che non accetta più i compromessi da centro.Il sipario si alza. La nuova rivoluzione inglese, forse, presto indosserà la bandiera del hijab e la giacca di tweed sempre oversize perché l'effetto trasandato serve: nasce un nuovo partito a Londra. Non una costola del Labour, ma un mix esplosivo di pacifismo, ambientalismo e islamo-marxismo in salsa britannica, che ha già preso appunti dalla nouvelle gauche francese. Il tandem incendiario, protagonista negli ultimi anni di tensioni con il loro stesso partito, rilancia il fronte rosso-verde (dove i verdi sono l'islam) anche sul Tamigi. Il progetto, ancora in fase embrionale, ha già acceso il dibattito sulle prime pagine dei tabloid: da un parte il Tory che indica la minaccia di un estremismo che minerebbe l'identità nazionale, dall'altra il Labour in paranoia per la dispersione del voto nelle periferie multiculturali e tra i giovani.Jeremy Corbyn coltiva l'idea di formare un nuovo partito fin da quando ha perso la leadership del Labour dopo la sconfitta epocale alle elezioni britanniche del dicembre del 2019, la più bruciante dagli anni '30 - e che il partito conservatore non è stato capace di capitalizzare. Già lo scorso anno l'idea s'era fatta concreta, ma evidentemente non ha voluto osare nell'anno delle elezioni. Ora Corbyn è di nuovo sulla scena, determinato a farsi portabandiera della sinistra "autentica", dopo la sospensione dal partito nel 2020 per antisemitismo.DEVOZIONE ALLA CAUSA MARXISTA, SOSTEGNO ALL'IMMIGRAZIONE E ODIO VERSO ISRAELEÈ ancora possibile trovare le cronache di un'intervista in cui Corbyn si rifiutò di definire, per diciassette volte, Hamas un movimento terrorista. Il suo Labour era tutto assistenza statale "dalla culla alla tomba", salario minimo, piano per nuove case popolari, sostegno all'espansione sindacale, tasse ai ricchi, aumento dell'IVA e odio a Israele. Ora ad affiancarlo c'è Zarah Sultana che ha lanciato realmente il progetto prendendo un po' alla sprovvista Jeremy. È stata definita la politica più «virale» del panorama britannico. Eletta in parlamento a soli 26 anni, oggi trentaduenne è la regina di TikTok e Instagram con i suoi oltre mezzo milione di seguaci. Sta promuovendo il nuovo soggetto politico definendo il voto del 2029 come una scelta tra «socialismo e barbarie», citando Rosa Luxemburg.Oltre alla devozione alla causa marxista e al sostegno all'immigrazione, ad accomunare Jeremy e Zarah c'è l'odio verso Israele. Se di Corbyn sappiamo tutto, di Sultana è meno nota la lunga storia di post sui social d'incitazione all'odio contro i «sionisti». Membro del Parlamento britannico per Coventry South dal dicembre 2019 con il Labour Party, è stata rieletta nel 2024 con una maggioranza molto più ampia. Entrata nel Socialist Campaign Group, ne è stata chair dal maggio 2020 al febbraio 2025. Poi lo strappo: sospesa dal partito per aver votato contro un provvedimento di tagli che poneva il limite ad alcuni sussidi, lo scorso fine settimana ha ufficialmente lanciato il nuovo partito. Nel suo post, Sultana non usa mezzi termini: accusa il governo di complicità in un genocidio, denuncia una Gran Bretagna sempre più povera e svela il bluff delle promesse mancate. Poi rilancia: sarà l'alternativa al declino.Ma perché ora? Il 4 luglio è stato il primo anniversario della schiacciante vittoria del Labour, ma il consenso personale di Starmer è ai minimi storici. A creare una ulteriore piccola tormenta nel partito è stata la messa al bando di Palestine Action come organizzazione terroristica. La signora Sultana ha votato contro definendolo un abuso della legge antiterrorismo. Palestine Action è un'organizzazione britannica di attivisti nata nel 2020 e che come modus operandi conta incursioni e atti di vandalismo. E allora eccolo, il pretesto perfetto: è in gioco la libertà d'espressione. La strategia è stata quella di lanciare subito una raccolta fondi e una pagina di iscrizione per i sostenitori a suo nome che, chiamati ad unirsi al "Team Zarah" hanno mandato in tilt il sito.UN PARTITO CHE NON ESISTE ANCORA, MA GIÀ AL 10%I sondaggi raccontano di un partito già al 10%, con proiezioni che lo vedono salire fino al 18% entro il 2029. Cifre da capogiro per un partito che non esiste ancora e non ha un nome. Tant'è che lo Spectator ironizza sul battesimo, «con entrambi così ossessionati da Israele, potrebbe chiamarsi Nuovo Partito Indipendente Antisionista». Per le analisi d'opinione sarebbe già primo nelle preferenze tra i giovani della fascia tra i 18 e i 24 anni, oltre un terzo (36%) si dice pronto a prendere in considerazione il voto per un partito del genere. Il sostegno potrebbe finire per concentrarsi a Londra, con il 29% dei londinesi disposti a prendere in considerazione l'idea di votare per la nuova coppia rispetto al 15-19% in altre regioni della Gran Bretagna. La disponibilità a prendere in considerazione un partito di sinistra guidato da Corbyn è più alta tra coloro che appartengono alla classe media (21%) rispetto a coloro che appartengono alla classe operaia (16%).Ma i sondaggi indicano anche che potrà contare su un forte sostegno da parte dei musulmani britannici, e questo fattore da solo potrebbe annunciare l'emergere di pericolose tensioni settarie nel Paese. Attualmente, nel Regno Unito vivono circa quattro milioni di musulmani. E il numero di musulmani sta aumentando rapidamente. Nel 1990, rappresentavano meno del 2% della popolazione britannica, ora superano il 6%. Il fattore più significativo è che la stragrande maggioranza dei musulmani del Paese vive in aree urbane, quindi l'impatto sulle elezioni è spesso amplificato perché il sistema elettorale maggioritario a turno unico della Gran Bretagna premia coloro che riescono a concentrare il loro sostegno in singole circoscrizioni. Nel 2024, per esempio, sono stati tanti i candidati che si sono presentati da indipendenti, dopo aver lasciato il Labour, riuscendo a vincere puntando quasi esclusivamente sul voto musulmano locale.Ad oggi, i musulmani britannici rappresentano una quota consistente dell'elettorato in almeno 50 delle 650 circoscrizioni del Paese, secondo i sondaggi. Alle elezioni dello scorso anno, tutti i 32 collegi con la maggiore concentrazione di musulmani sono andati ai laburisti. La vera novità, però, è che a questo punto della guerra a Gaza si è accesa la miccia della radicalizzazione tra molti elettori musulmani britannici stanchi di un Labour percepito come troppo timido nei confronti di Israele. Già nel 2024, sei indipendenti filo-palestinesi hanno strappato seggi in Parlamento, segnando una crepa significativa nell'edificio laburista. È in quello spazio aperto che il progetto politico del duo Zarah-Jeremy potrebbe farsi largo: un'inedita alleanza islamo-marxista, qualcosa che l'Europa non ha mai visto in questi termini - e che, se riuscirà a superare la fase di gestazione potrebbe mandare definitivamente in soffitta il bipartitismo del Regno Unito. Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "La mezzaluna a New York, in arrivo il primo sindaco islamico" spiega chi è il musulmano Zohran Mamdani che stravince le primarie per la carica di primo cittadino. Socialista, pro-Hamas e pro-aborto parte alla conquista della Grande Mela per farne la Grande Mecca dell'islamo-progressismo. Siamo alla frutta?Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 27 giugno 2025:Zohran Mamdani, il trentaquattrenne socialista nuova stella del Partito Democratico statunitense, ha battuto Andrew Cuomo, alle primarie democratiche per la carica di sindaco di New York City, martedì sera con il 43,5%. Ed è in pole per diventare il primo sindaco musulmano della città. «Stasera abbiamo fatto la storia!», ha urlato mentre cantava vittoria. In effetti si tratta del più grande sconvolgimento nella storia moderna di New York City. La corsa s'è mostrata dal primo giorno anomala con i due principali candidati democratici che offrivano visioni nettamente diverse per la città. Ma è stato Mamdani ad assicurarsi la nomination democratica per la carica di sindaco. E il ground zero del capitalismo globale si è risvegliato in preda a sudori freddi, scosso da un incubo ricorrente che ha già attraversato il mondo innumerevoli volte, lasciando dietro di sé una scia di distruzione, fame e miseria - solo per scoprire che era tutto fin troppo reale: probabilmente avrà presto un sindaco socialista, o come ha detto Trump, un «lunatico comunista».Una vittoria che ha interdetto Wall Street ma non solo, anche i membri della generazione Z e Alpha che hanno votato per Mamdani: rimasti poi traumatizzati nello scoprire cosa significhi socialismo - è stata infatti registrata un'impennata di ricerche su Google quando sono arrivati i primi risultati. Con un manifesto elettorale che sembra scritto durante un'assemblea nel cortile della Evergreen University, Zohran Mamdani, non è un imitatore di Bernie Sanders, ma il suo modello evoluto. Una specie di supereroe per i giovani
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8178UN RAPPORTO (NON PIU') SEGRETO SVELA LA FRANCIA SHARIA-FRIENDLY di Lorenza Formicola Era etichettato come "segreto" il disarmante rapporto del governo Attal intitolato Fratelli Musulmani e islamismo politico in Francia. Le Figaro è riuscito ad averlo in anteprima, oltre che in esclusiva. Reti tentacolari, organizzazione segreta, quartieri islamizzati: il quadro dipinto è il progetto dettagliato del tentativo di reclutamento al fine di instaurare uno Stato islamico sotto il giogo della shari'a.La versione desecretata ma alleggerita verrà presentata oggi, 21 maggio, da Macron al Consiglio di Difesa. La questione dell'infiltrazione islamista e dei Fratelli Musulmani ha turbato il 55 di rue du Faubourg-Saint-Honoré.Il delicatissimo documento di difesa, il cui intero contenuto non sarà reso pubblico probabilmente mai, e a cui hanno lavorato un prefetto e un ambasciatore avvalendosi di una ricca rete diplomatica, non era esattamente quello che Macron si aspettava di aggiungere alla lista delle già non poche seccature. Era solo il 12 maggio, quando l'Assembléè Nationale su iniziativa della coalizione di centrodestra, presentava la proposta di risoluzione volta alla creazione di una commissione d'inchiesta sui legami esistenti tra i rappresentanti di movimenti politici, organizzazioni e reti che sostengono l'azione terroristica o diffondono l'ideologia islamista.Poi è arrivato il rapporto non più "segreto". È stata una missione lunga oltre un anno, condotta in Francia e in diverse altre parti d'Europa, durante la quale sono stati incontrati leader musulmani sia a livello nazionale che locale, ritenuti espressione dei Fratelli Musulmani a Parigi.Annunciata circa un anno fa, l'inchiesta ha trovato un contesto in cui la presenza dell'islam legato alla Fratellanza è radicata in almeno venti dipartimenti. Il rapporto, inoltre, conferma che a fare da sfondo ad un fenomeno che pare fortemente in ascesa, è anche l'impatto della guerra scoppiata dopo l'attentato terroristico compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023. Il meccanismo d'influenza dei Fratelli Musulmani emerge con forza: attraverso strategie di separatismo e sovversione, la Fratellanza ha saputo portare avanti un processo di islamizzazione nel territorio francese, contribuendo alla destabilizzazione della République.Il rapporto del governo racconta di una cerchia interna del movimento della Fratellanza, vale a dire lo zoccolo duro, che conterebbe tra le 400 e le 1000 persone, con un bilancio che si aggira intorno ai 500.000 euro, e che, in ragione dei tentativi del governo di arginare il fenomeno, negli ultimi cinque anni si sarebbe quantomeno dimezzato. Fino al 2019 la Fratellanza ha potuto beneficiare dei finanziamenti esteri provenienti, tra i tanti, anche dal Qatar.FRANCIA, PORTA SPALANCATA PER L'ISLAMEmerge una Francia porta d'accesso, più che aperta, spalancata per l'islamismo. Nelle 73 pagine recepite in esclusiva da Le Figaro emerge che sono circa 139 i luoghi di culto direttamente alle dipendenze della Fratellanza e rappresentano la principale emanazione del movimento. Hanno, ormai, ridefinito buoni e cattivi, seguendo un criterio che fonde realismo politico e utilitarismo economico.Negli anni sono stati capaci di occupare il settore dell'istruzione, ormai priorità della branca francese dei Fratelli Musulmani. Secondo il rapporto, sono 21 gli istituti legati alla Fratellanza e accolgono oltre 4.200 studenti. Sono, invece, 815 le scuole coraniche su tutto il territorio nazionale che accolgono complessivamente 66.050 studenti minorenni. Mentre il velo resta lo stendardo della preservazione dell'islam nella Francia di Macron.I servizi segreti, ancora, hanno identificato nella regione di Lione non meno di «una cinquantina di associazioni musulmane (...) che manifestano più generalmente un'inclinazione verso i Fratelli Musulmani» e sarebbero due le grandi moschee, di cui una probabilmente quella di Villeurbanne, a svolgere la funzione di pilastri del sistema. Le figure religiose, onnipresenti, esercitano un'influenza in tutte le direzioni «nei campi della beneficenza e dell'impegno umanitario, dell'educazione religiosa, della famiglia, del matrimonio, dell'integrazione professionale, dell'imprenditoria musulmana, della tutela dei consumatori, dei servizi alla persona, dell'educazione degli adulti» e, naturalmente, nella «lotta contro l'islamofobia». Questo controllo totale si traduce in una «rigorosa pratica religiosa con un numero molto elevato di bambine che indossano l'abaya e un aumento massiccio e visibile di bambine che indossano il velo». Addirittura all'età di cinque anni.Il rapporto ripercorre la storia del movimento in Europa iniziata almeno 70 anni fa, «a seguito dei movimenti migratori e della repressione nei loro confronti nel mondo musulmano a partire dagli anni '50».Solo poche settimane fa, Bruno Retailleau, ministro dell'Interno, lamentava la possibilità, a suo dire, che i Fratelli Musulmani potrebbero presentarsi per le presidenziali del 2027 con un loro partito o con una rete capace di sostenere un candidato pescato da forze già esistenti nel Paese: «se ci prendete con voi, vi portiamo un sacco di voti». «L'obiettivo finale è quello di far inginocchiare l'intera società francese alla legge della shari'a», sostiene il ministro Retailleau.GLI ISLAMISTI AVANZANO IN TUTTI GLI AMBITIE, nel frattempo, proprio mentre scriviamo, Fondapol, il think tank guidato da Dominique Reynié, ha pubblicato il rapporto Combattere l'islamismo sul campo scritto dal prefetto di Hauts-de-Seine, Alexandre Brugère, e con un contributo del ministro dell'Interno Retailleau. Quasi come un riscontro dello sconvolgente rapporto dei servizi segreti sui Fratelli Musulmani.Riguardo all'accelerazione dell'entrismo islamico nella società, secondo il prefetto Brugère gli islamisti avanzano e si sono infiltrati in «tutti gli ambiti della nostra vita collettiva». Predicatori sui social media; scuole private a carattere islamico che non hanno sottoscritto un contratto con lo Stato; società sportive che mescolano sfacciatamente sport e preghiera, separano le donne dagli uomini e promuovono il velo nelle competizioni; attività commerciali halal che spingono per l'in-group - cioè nascono per rafforzare un senso di appartenenza comunitaria tra musulmani, per trasmettere valori religiosi e alimentare una logica di separazione e di isolamento.Quanto ai luoghi di culto, il prefetto sottolinea la difficoltà nell'identificare i sermoni legati al terrorismo perché è in atto la strategia dell'occultamento (la famosa taqîya) per non farsi segnalare.Per contestare tutto ciò che è occidentale in Francia «i movimenti dei Fratelli Musulmani puntano sui numeri, con un carburante potente: la vittimizzazione di fronte alla presunta minaccia di islamofobia. Tutti posso vedere come questo neologismo, utilizzato in tutti i modi, sia diventato un argomento di marketing inarrestabile per incoraggiare milioni di francesi a ritirarsi dalla comunità nazionale», scrive il prefetto Brugère nel suo dossier.I Fratelli Musulmani condividono elementi riconducibili ad alcune sette, metodi di entrismo e di infiltrazione paragonabili a un'organizzazione mafiosa. I Fratelli musulmani stanno conducendo una guerra a bassa intensità che, purtroppo, leggiamo attraverso il prisma deformante del radicalismo.L'obiettivo è riunire la umma, la nazione musulmana, l'unica legittima ai loro occhi. Vogliono instaurare una società islamica globalizzata in conformità con un'esigenza divina. Nelle società prive di tradizione musulmana, vogliono rendere la società "sharia-compatibile" fino a quando non si "arrenderà" naturalmente all'islam. In un momento in cui la Francia è divorata da un male esistenziale, l'esecutivo dovrà portare la risposta a un livello completamente nuovo. È in pericolo non solo la Francia, ma tutta l'Europa.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8128COME L'ISLAM STA CAMBIANDO IL MODO DI LAVORARE IN FRANCIA di Lorenza Formicola Come ogni anno dal 2013, l'Institut Montaigne - think tank di orientamento liberale molto vicino al presidente Macron - ha pubblicato il suo rapporto per determinare il peso della religione nel mondo del lavoro in Francia. L'indagine approfondita, firmata dal professore universitario di scienze gestionali dell'Institut d'Administration des Entreprises de Brest, Lionel Honoré, evidenzia come lo spazio, l'influenza e le circostanze segnate dalla fede in ambito lavorativo siano in netto aumento rispetto al 2022 e l'islam figura come la religione più rappresentata. Il rapporto entra nel merito e utilizza l'espressione sovrarappresentazione per l'islam.Honoré ha concentrato il suo lavoro di ricerca dedicando l'attenzione sul funzionamento delle aziende e sui comportamenti di dirigenti e dipendenti quando c'è di mezzo la religione. Dato che s'inserisce, a sua volta, in quello di un Paese dove l'ateismo è in crescita - circa il 40% della popolazione -, a dirsi ancora cristiani è poco meno del 50% e i musulmani dichiarati sono tra l'8 e 10%.Secondo l'Institut Montaigne, il 71% degli intervistati dichiara di esser stato testimone di un qualche tipo di episodio in cui la religione ha influito sulla gestione del lavoro, rispetto al 66,7% di due anni fa: questo significa che sette aziende su dieci identificano nel loro funzionamento quotidiano situazioni che è la religione a regolare, si tratta del dato più alto da quanto il rapporto viene pubblicato. L'islam è presente nell'81% delle situazioni, contro il 73% del 2022. In calo il cattolicesimo, che figura nel 19% dei casi e i culti evangelici nel 16% delle circostanze.L'ampio studio, basato sulle risposte di 1.348 dirigenti e 1.401 dipendenti, vuole fornire un indicatore efficace dell'evoluzione della religione all'interno della società. Se «nella maggioranza delle aziende, la presenza della religione è regolamentata e gestita senza notevoli difficoltà», nota l'autore del rapporto, Lionel Honoré, «le tensioni e i conflitti registrati sono in notevole aumento».COMPORTAMENTO NEGATIVO NEI CONFRONTI DELLE DONNEE la sovrarappresentazione della religione musulmana si riflette in particolare nell'uso di simboli religiosi in forte aumento, - al 36% nel 2024 rispetto al 19% nel 2022 -, ma anche per quel che concerne le assenze e le richieste di cambiamenti d'orario: il 52% delle richieste arriva dall'islam. È il 44% degli intervistati a denunciare, invece, che alcuni simboli religiosi sono ragione di preoccupazione e turbano la quiete sul posto di lavoro.Anche il comportamento negativo nei confronti delle donne viene citato come conseguenza importante dei «fatti religiosi» osservati sul lavoro. Nel 2024, il 15% dei dipendenti intervistati ha assistito ad atteggiamenti sgradevoli, rispetto al 13% nel 2022. Secondo il rapporto, «fatti e comportamenti negativi nei confronti delle donne si riscontrano esclusivamente come legati all'islam». Più in generale, «ogni episodio trasgressivo sul posto di lavoro ha a che fare con l'islam»: nel 91% delle circostanze contro l'89% del 2022.Il 6% afferma che sta cambiando il proprio comportamento con le colleghe per motivi religiosi e un altro 6% ha già chiesto di non lavorare direttamente con o sotto supervisione di una donna.Secondo l'indagine, l'ebraismo risulta la fede più colpita da atti discriminatori. Gli atti frequenti di stigmatizzazione sono al 15% (+2 punti), mentre gli atti occasionali sono al 23%, con un aumento di ben 15 punti percentuali. Questi due dati sono in forte crescita rispetto alla rilevazione del 2022 (rispettivamente del 2% e del 13%). Nel dettaglio, lo stigma nei confronti delle persone di fede ebraica è particolarmente aumentato rispetto al 2022, passando dal 16% al 32%.L'indicatore dell'Institut Montaigne dimostra anche che la manifestazione dei fatti religiosi in atto è soprattutto una questione di età. Pertanto, la stragrande maggioranza delle situazioni (79%) coinvolge persone di età inferiore ai 40 anni. I casi di comportamento negativo nei confronti delle donne, attribuiti dal rapporto esclusivamente ai dipendenti musulmani, sono presenti in modo significativo prima dei 35 anni e poi si fanno più rari sopra i 40 anni.CONDIZIONARE COMPORTAMENTILo studio sottolinea, così, come il crescente impatto di determinate convinzioni religiose nel mondo professionale sia capace di condizionare comportamenti, abitudini e consumi. Quello del think tank parigino non è, pertanto, un rapporto sui generis. Ma vuole essere una fotografia statistica rilevatrice di un Paese che sta andando in sofferenza nel rapporto con l'islam nello spazio pubblico. Basta tornare indietro di circa dieci anni, che poi è anche il momento in cui l'Institut Montaigne ha inaugurato le sue indagini annuali.Pochi giorni dopo gli attentati islamici del Bataclan, e in seguito alla notizia che voleva Samy Amimour, uno dei kamikaze, come autista di autobus della Ratp, la compagnia del trasporto pubblico parigina, iniziò ad emergere la preoccupazione dell'ingerenza islamica nel mondo del lavoro. Quell'attentato aprì tutta una serie di indagini in Francia ed emerse quel che già si sapeva: a Pavillons-sous-Bois - quartier generale del reparto autobus e tram della Ratp - i dirigenti non comandavano molto. La direzione raccontò di come le istanze delle comunità islamiche di fatto regolavano, già allora, le dinamiche sul posto di lavoro: dal rifiuto dei macchinisti di stringere la mano alle donne o di guidare se dietro un'auto a sua volta guidata da una donna fino agli autobus in sosta, nel bel mezzo della corsa giornaliera, per recitare le preghiere.Tra manifestazioni di pietà, rapporti tra uomini e donne, integrazione di nuovi dipendenti e addirittura di paura del terrorismo, la RATP dieci anni fa condensava, in una stessa azienda, tutti i temi propri dell'espressione della religione al lavoro e che oggi l'Istitut Montaigne analizza a livello nazionale raccontando di quelli che erano solo allarmi e oggi son fatti consolidati.CLAUSOLA DI NEUTRALITÀEra il 2005, quando veniva introdotta una clausola di neutralità nei contratti di lavoro per le prime difficoltà riscontrate. E nel 2011 venne addirittura pubblicato un primo codice etico in Francia. Ma l'iniziativa aveva un significato più simbolico che reale. Era l'epoca in cui la storica sigla sindacale francese, Force Ouvrière, venne soprannominata “Forza Orientale” perché appariva oltremodo aperta alle richieste della comunità islamica. Nel 2014, la Force Ouvrière sospese l'adesione di quasi 200 iscritti al sindacato perché non rispondevano ai valori dello Stato. Decisione che costerà un prezzo altissimo: alla fine del 2014 il sindacato ottenne solo il 9,6% dei voti e perse la sua rappresentanza alla RATP. A beneficio di un nuovo sindacato, appena nato, la SAP, ribattezzato tra gli addetti ai lavori come “l'Unione dei musulmani”.La cronaca francese del 2024 racconta di corrieri che rifiutano di consegnare casse di vino o birre, o, addirittura, di aziende di aiuto domestico responsabili della spesa per anziani non autosufficienti con dipendenti velate che depennano carne di maiale dalle liste della spesa. E poi c'è tutto il tema legato a quando, come e se lavorare durante il Ramadan.Nel 1987, Gilles Kepel propose di parlare di «estensione del dominio halal» per descrivere la trasformazione delle forme di religiosità che dalle periferie arrivavano in centro con una rigidità identitaria inedita al punto di spingere a governare la loro esistenza e il mondo che li circonda. Nel 1900: in Francia lo 0% dei neonati aveva un nome arabo-musulmano. Nel 2021 erano il 21,1%. Una dinamica, non marginale, che ha già trasformato profondamente il volto culturale della Francia.Houellebecq, il celebre scrittore francese, al Corriere della Sera, l'11 dicembre, raccontava, «quando ho lasciato la Francia nel 1999 non si parlava affatto d'islam. Quando sono tornato, 12 anni più tardi, non si parlava che di questo, continuamente». Aggiungendo, a proposito di una Francia cambiata o meno, dopo gli attentati del 2015, «il peggio è che non è cambiato niente. L'islamismo ha continuato ad avanzare».Il nucleo del romanzo fantapolitico Sottomissione che, probabilmente ha reso veramente famoso Houellebecq è la penetrazione nell'islam nella società attraverso l'università. Cosa che l'islam ha già fatto. Oggi, il rapporto dell'Institut Montaigne ci racconta che l'islam ha invaso il mondo del lavoro francese, quindi la società, modellandola.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8119SANTI O MEDIOCRI? LA NECESSITA' DELLA VIRTU' CARDINALE DELLA FORTEZZA di Padre Cipriano de Amborosiis "Viva Cristo Re!". Furono queste le ultime parole pronunciate dal martire messicano, il beato Miguel Pro, accusato ingiustamente e fucilato in odio alla fede il 23 novembre 1927 a soli 36 anni d'età. Nel periodo della persecuzione messicana contro la Chiesa, egli si donò completamente per sostenere i cattolici perseguitati, i poveri, i malati, i moribondi. Svolse clandestinamente il suo ministero di sacerdote, e in un giorno riuscì a distribuire anche 1500 Sante Comunioni. Questo Beato, che agli occhi di tutti sembrava essere sempre felice e ottimista, in realtà nascondeva le lacrime dietro al sorriso e passò nel crogiolo della sofferenza più acuta e della depressione a causa della persecuzione che stava patendo il suo popolo e la sua famiglia. Arrestato, quando si rese conto che gli restavano poche ore di vita, chiese di essere portato sul luogo dell'esecuzione, senza essere bendato né trascinato. Poco prima di ricevere il proiettile in petto, perdonò i suoi assassini e allargò le braccia a forma di croce, tenendo in mano il Rosario.Un anno dopo la morte del Beato, san José Sanchez del Rio, ragazzo messicano di 14 anni, subiva anche lui il martirio in difesa della fede cattolica, dopo atroci torture. Prima di morire, dopo essere stato ripetutamente pugnalato, un soldato gli chiese di lasciare un messaggio per suo padre: «Ditegli che ci rivedremo in Paradiso. Viva Cristo Re! Viva la Madonna di Guadalupe!».LE ALTERNATIVE SONO DUELa beata Irene Stefani, missionaria in Africa, morta in Kenya nel 1930, era instancabile nel correre tra i malati, nell'amministrare ai moribondi il Battesimo (amministrò il Battesimo a circa tremila anime in punto di morte), nel catechizzare, nel sanare le piaghe dell'anima e del corpo. Tutti questi Santi (e tanti altri ancora) dove trovavano la forza spirituale (e fisica) nell'andare avanti?Nelle nostre vite le sofferenze, i dolori, i travagli e le avversità sono innumerevoli, ed è impossibile che spariscano. Quello che però fa la differenza è come li affrontiamo nel tempo che ci è dato da Dio. Le alternative sono due: possiamo comportarci da eroi o da mediocri. Gli eroi, i Santi, sono coloro che danno valore soprannaturale alla sofferenza, perché vedono in essa un mezzo per unirsi più intimamente a Cristo e per andare in Paradiso; i mediocri invece si lamentano di essa, si chiedono perché Dio li abbia voluti punire mandando quei castighi, arrivano alla disperazione e alla mancanza di abbandono in Dio.La fortezza è perciò quella virtù che fa affrontare senza temerità e timidezza qualunque pericolo per il servizio di Dio e del prossimo. Tra temerità e timidezza c'è una differenza grande quanto il giorno e la notte: la prima ci fa affrontare i pericoli confidando solo nelle nostre forze, la seconda invece non ci dà il coraggio di superare le difficoltà, non facendoci confidare nell'aiuto della grazia.NÉ TEMERITÀ, NÉ TIMIDEZZADue eccessi a cui la virtù della fortezza sa ben rispondere in maniera equilibrata. Questa, inoltre, ci fa superare le tentazioni e le difficoltà che provengono da parte del demonio, del mondo e delle passioni. La fortezza fa vincere il rispetto umano, ci dà la forza per affrontare le derisioni, le persecuzioni, la morte e anche il martirio. Integra questa virtù la pazienza, grazie alla quale sopportiamo con animo sereno le tribolazioni permesse da Dio per la nostra santificazione.Nelle Litanie lauretane invochiamo l'Immacolata sotto il titolo di Vergine potente. In effetti, non si può forse considerare la nostra Mamma celeste come l'esempio, per noi più importante, di Colei che ha vissuto integralmente e in maniera eroica la virtù della fortezza? Quante difficoltà ha dovuto affrontare nella sua vita, a partire dalla Nascita di Gesù, la fuga in Egitto, la profezia di Simeone, la Passione e la Crocifissione dell'amato Figlio? Tutto ciò che ha patito Cristo, l'ha sofferto intimamente e interiormente anche Lei. Solo l'Immacolata può veramente insegnarci come si soffra e si offra santamente. Solo Lei può insegnarci la magnanimità, che rende pronti a compiere opere eccelse per il servizio di Dio, la pazienza nel sopportare tutti i mali senza contristarsi, e la perseveranza, che fa proseguire nell'esercizio delle virtù.È a Lei dunque che chiediamo la grazia dell'esercizio perfetto della virtù della fortezza, come i martiri, come i missionari, instancabili nel servizio a Dio, come tutti i Santi che hanno fatto di Dio la loro roccia, il loro sostegno, senza temere le tempeste della vita perché totalmente fidenti in Lui.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8111DIFFERENZE TRA LA QUARESIMA E IL RAMADAN di Roberto de Mattei Sul "Corriere della Sera" del 13 marzo 2025 leggiamo un reportage dall'Inghilterra del giornalista Luigi Ippolito che scrive questo: "A Londra il Ramadan sembra aver soppiantato la Quaresima: quest'anno i due periodi di digiuno e penitenza praticamente coincidono, ma tutta l'attenzione appare focalizzata sulla ricorrenza musulmana. Nei grandi supermercati ci sono pubblicità che annunciano «Sei pronto per il Ramadan?», Harrod's sul suo sito propone cene per l'Iftar, il banchetto dopo il tramonto che spezza il digiuno, le catene di fast food offrono sconti, i parrucchieri stanno aperti fino a tardi per agevolare la clientela musulmana".Non basta: nella capitale britannica sono state accese le "Luci del Ramadan" a Coventry Street, mentre nella centralissima Leicester Square c'è una installazione luminosa interattiva che vuole simboleggiare lo "spirito del Ramadan".L'islamizzazione europea avanza dunque indisturbata, come un'onda silenziosa. Da una parte si reclama di togliere dalle scuole il presepio o i canti di Natale, per non urtare la sensibilità dei non cattolici, ma nessuno si sognerebbe di chiedere la rimozione delle luminarie del Ramadan.L'ostentazione del Ramadan da parte dei musulmani ci aiuta a capire la differenza con la nostra Quaresima, che non ha bisogno di luminarie, perché è uno spirito interiore. L'Islam invece si presenta come una religione rituale, che si limita a esigere dai propri appartenenti il rispetto dei cosiddetti cinque pilastri: l'affermazione verbale del monoteismo, la recita delle preghiere prescritte, il viaggio una volta nella vita alla Mecca, l'elemosina rituale e quello che è l'aspetto più noto: il digiuno del Ramadan.LA RELIGIONE DEL PIACEREUna volta adempiuti questi obblighi esteriori, il musulmano è libero di immergersi nel piacere. Il digiuno del Ramadan non è penitenza, è ritualismo. Si digiuna per otto ore e si mangia a volontà nelle otto ore successive. Ciò sarebbe inconcepibile per un cristiano a cui nella Quaresima non viene richiesto di osservare dei semplici riti, ma di vivere in spirito di penitenza. Per questo Gesù stigmatizza l'atteggiamento dei farisei, i quali osservavano con scrupolo le prescrizioni rituali imposte dalla legge, ma avendo il cuore lontano da Dio.Nell'Islam non c'è spirito di penitenza perché non c'è spirito di sacrificio. E non c'è spirito di sacrificio perché l'Islam ignora, anzi respinge, quel sacrificio della Croce che san Paolo definisce "scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani". (1 Corinzi 1, 22-23).L'Islam può essere definito una "religione del piacere": non solo perché ignora il sacrificio, ma perché sostituisce nel Paradiso al concetto cristiano di felicità eterna quello di eterno piacere, di infinita voluttà. Il paradiso islamico, prevede innanzitutto le gioie dei sensi: banchetti squisiti, accompagnati da vini prelibati; gioie carnali con le sempre vergini a disposizione degli Eletti.Il Papa Pio II, in una celebre lettera scritta nel 1461 al sultano Maometto il conquistatore, lo ammoniva con queste parole: nella vita eterna "la nostra felicità corrisponde alla parte più nobile del corpo, l'anima; la vostra alla più vile, il corpo. La nostra felicità è intellettuale, la vostra materiale. (...) La nostra è comune agli angeli e allo stesso Dio, la tua ai porci e agli animali bruti".UNA RELIGIONE TOTALITARIA CHE VUOLE LA CONQUISTA DEL MONDOProprio per questo edonismo, l'Islam può esercitare un'attrazione sui giovani secolarizzati d'Occidente. I giovani occidentali, come ogni uomo, aspirano al sacro, all'assoluto, ma sono corrotti dal relativismo, incapaci di sacrificio. L'Islam offre loro una religione che presenta un surrogato di sacro, senza chiedere nessun sacrificio reale. Ma la chiave del successo dell'Islam sta anche nell'appoggio finanziario che riceve dall'OCI, la Conferenza Internazionale Islamica, che raccoglie 58 Paesi musulmani e da alcune delle nazioni più ricche della terra, come l'Arabia Saudita. [...]L'Islam è una religione totalitaria che si propone la conquista del mondo e l'Arabia Saudita, dopo aver investito per decenni in moschee, oggi investe nelle università occidentali per cambiarne le idee. [...]Negli Stati Uniti una vasta protesta a favore dei terroristi di Hamas ha coinvolto prestigiosi atenei, come la California University, Harvard, Yale e Columbia. Una delle ragioni di questo allineamento di una cospicua parte di studenti e di docenti delle università americane alle parole d'ordine dell'Islam radicale sta nel fatto che le principali università americane ricevono massicci finanziamenti da Fondi islamici, in particolare dall'Arabia Saudita, dal Qatar e dagli Emirati. Questo denaro, fluisce verso tutti i tipi di scuole americane private e pubbliche. In America, come in Europa, i finanziamenti non sono a fondo perduto, ma legati alla creazione di centri di studi, corsi di laurea e master dedicati alla promozione della cultura islamica e all'assunzione di docenti favorevoli alla religione di Allah, che viene praticata in moschee costruite negli immediati dintorni delle università.La celebrazione del Ramadan è un'espressione di questa cultura, antitetica a quella occidentale e cristiana. E la resistenza a questa offensiva anticristiana, non si può certo ridurre al controllo, pur necessario, dei flussi migratori, ma è soprattutto culturale e spirituale.Non è troppo tardi. Contro l'Islam che ci aggredisce facciamo nostre le parole che rivolgeva Pio II al sultano musulmano. Il Papa ricordava al "conquistatore" che nella storia è accaduto che un piccolo esercito cristiano riuscisse a sbaragliare il ben più forte esercito ottomano, solo grazie a un aiuto straordinario di Dio. Ciò non è mai accaduto per l'Islam. L'Islam può vincere con la forza del numero, delle armi o del danaro, ma non ha dalla sua il miracolo, l'intervento di Dio, che in qualsiasi momento è capace di capovolgere quelli che sembrano i destini irreversibili della storia.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8101DAL CALCIO ALLE PIAZZE, IN EUROPA IL RAMADAN DETTA LEGGE di Lorenza Formicola Quando il deputato Aboubakar Soumahoro, a bordo del suo suv senza assicurazione, ha annunciato di aver presentato la proposta di legge alla Camera per il riconoscimento civile dell'Eid Al-Fitr, la "festa della rottura del digiuno" che segna la fine del mese di Ramadan, nessuno ci ha dato troppo peso. Se è vero che, almeno per ora, non sembra ci siano le condizioni perché la proposta diventi legge, è altrettanto vero che nessuno s'è troppo turbato perché una proposta del genere giaccia al Parlamento italiano.D'altronde è proprio in queste settimane che la dolce islamizzazione d'Occidente s'impone come una realtà impossibile da ignorare.Sono i campi di calcio d'Europa che hanno mandato in onda il Ramadan normalizzando, come mai prima, il mese sacro islamico. Quest'anno, Ramadan e Quaresima, di fatto coincidono, ma tutta l'attenzione è per il primo, mentre i quaranta giorni che separano alla Pasqua sono qualcosa di misconosciuto e trascurato di fatto. Più spesso anche di mortificato.Dopo otto minuti dall'inizio della partita di Champions League tra Lille e Borussia Dortmund l'arbitro ha interrotto il gioco (nella foto). Perché? Per permettere ai calciatori islamici di ristorarsi: è il Ramadan! Il digiuno islamico vuole, infatti, che i musulmani neanche bevano dall'alba al tramonto. In tutta Europa, un numero crescente di leghe calcistiche sta implementando misure specifiche per consentire ai giocatori musulmani di interrompere il digiuno durante le partite serali. Uno strappo al regolamento e pure allo spettacolo della partita, l'importante è che l'islam sia protetto. E le nuove generazioni educate alla volontà di Allah.CARNEVALE ANNULLATO IN GERMANIAIn Belgio, è stato rivisto il regolamento per concedere la pausa durante le partite nel periodo del Ramadan e consentire ai giocatori musulmani di rompere il digiuno.L'Inghilterra è stato il primo Paese a modificare il regolamento per il Ramadan. Se negli ultimi anni si trattava di libere concessioni del direttore di gara, quest'anno l'annuncio è stato ufficiale, in pompa magna: dal primo marzo le partite si potranno interrompere, come quelle di basket per intenderci, con una specie di time out per i calciatori musulmani. È successo nella partita tra Manchester City e Plymouth, così come tra Manchester United e Fulham. E succederà ancora.Lo stesso ha fatto la Federazione calcistica olandese (KNVB) specificando che le brevi pause durante le partite serali per consentire ai giocatori musulmani di interrompere il digiuno siano concesse anche per un solo giocatore.Chi quest'anno s'è voluta, invece, chiamare fuori, è la Federazione calcistica francese (FFF). Nel 2024, in seguito anche alle polemiche legate al velo a scuola, la FFF ha introdotto direttive al contrario: vietato interrompere le partite per rompere il digiuno islamico. Niente concessione per l'islam di Francia. Dopo decenni d'islamizzazione dilagante e la guerra del velo che i musulmani di Parigi hanno intrapreso, il governo procede per goffi tentativi per arginare la marea con le mani. Così, il Senato ha appena adottato un testo che rafforza, e generalizza, il divieto di riferimenti religiosi in tutti gli sport.Il campionato di calcio italiano ancora tentenna, non ha un regolamento modificato in favore del Ramadan, ma nel frattempo, quest'anno ignorerà la Pasqua per disputare tre turni di Serie A. Della serie: la domenica della Resurrezione di Cristo si può ignorare, il Ramadan no.Nel frattempo, gli assembramenti di massa dei musulmani sono ormai gli unici raduni pubblici che non richiedono la protezione della polizia, mentre tutte le altre forme di eventi pubblici, specie se con una connotazione cattolica, subiscono cancellazioni, revisioni, boicottaggi di diversa natura.Accade ad esempio che in Germania si annulli il Carnevale perché i terroristi hanno fatto i nomi di potenziali obiettivi, tra cui le sfilate di Carnevale. Così, niente carnevale a Monaco e a Norimberga. Ma anche a Kempten, dove la tradizionale sfilata è stata annullata perché non c'erano abbastanza barriere in cemento e i costi delle misure alternative non erano "sostenibili". «Ramadan invece del Carnevale: il fallimento del progetto multiculturale», ha scritto con risentita ironia la giornalista Anna Diouf.«I segnali stradali bilingue sono un'espressione simbolica di inclusione sociale e diversità», diceva già due anni fa, Samy Charchira, il consigliere dei Verdi a Düsseldorf, quando, per la prima volta in Germania si installavano cartelli stradali in arabo come a Baghdad.LA DOLCE ISLAMIZZAZIONE IN INGHILTERRAIl modello è stata Londra, che sotto la guida del suo sindaco musulmano ha segnato la via della dolce islamizzazione. Da anni, ormai, la famosa Piccadilly Circus ha inaugurato l'illuminazione del Ramadan. E che Ramadan batta Quaresima dieci a zero a Londra non è una novità. Là non si parla che del mese sacro islamico, tutti sanno di cosa si tratta e tutto è cambiato perché i musulmani si sentano a casa.Nei grandi supermercati ci sono pubblicità che annunciano «Sei pronto per il Ramadan?»; Harrod's sul suo sito propone cene per l'Iftar - il banchetto dopo il tramonto che spezza il digiuno -; le catene di fast food offrono sconti, e i parrucchieri stanno aperti fino a tardi per agevolare la clientela musulmana.Nel Regno Unito l'islam è cresciuto del 44 per cento in soli dieci anni e Londra è già oggi al 18 per cento musulmana. I bambini musulmani sono più dei bambini cristiani in diverse città britanniche. Su 278.623 giovani nella seconda città più grande della Gran Bretagna, Birmingham, 97.099 si sono registrati come musulmani rispetto a 93.828 come cristiani. E l'introduzione del Ramadan come festività religiosa nazionale è sempre più dietro l'angolo.Lo scorso anno, anche Colonia ha festeggiato per la prima volta il Ramadan. E Monaco s'è illuminata per il Ramadan, a poche settimane dall'attacco islamista.«A Gesù oggi sarebbe impedito di parlare a Oxford», diceva già nel 2016 un super liberal di Oxford, Timothy Garton Ash. Ma già Edward Gibbon in Ascesa e caduta dell'Impero Romano ci avvertiva che se i Mori non fossero stati sconfitti a Poitiers nel 711 «oggi l'interpretazione del Corano sarebbe insegnata nelle aule di Oxford e i nostri pulpiti sarebbero calcati da chi predica la santa verità della rivelazione di Maometto».Nel 2025, i politici di tutta Europa fanno a gara con gli auguri del Ramadan, mentre nessuno osa fare riferimenti espliciti al Natale o alla Pasqua, ma soprattutto a nostro Signore Gesù Cristo. È sempre più evidente che l'eccezione si è fatta norma.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8026IL TERRORISTA CHE HA UCCISO 5 PERSONE AL MERCATINO DI NATALE E' ISLAMICO di Lorenza Formicola Le casette di legno del mercatino di Natale di Magdeburgo, capitale del Land Sassonia-Anhalt, nell'ex Germania Est, così vicino a Berlino, hanno chiuso definitivamente le saracinesche. Non apriranno più. Almeno fino al prossimo anno.Tutto s'è esaurito nel giro di tre minuti. Alle 19 di venerdì 20 dicembre, un uomo alla guida di un Suv si è deliberatamente lanciato sulla folla ad una velocità pazzesca, zigzagando per un percorso di circa 400 metri: cinque morti, tra cui un bimbo di 4 anni, e circa 200 feriti, 41 in gravi condizioni (nella foto LaPresse, la folla lascia fiori e prega davanti alla chiesa nei pressi del mercatino).Ci è riuscito nonostante il mercatino, come tutti in Europa da un decennio a questa parte, fosse "sotto la massima sicurezza". Polizia armata, veicoli blindati delle forze dell'ordine, e poi i blocchi di cemento anti attentato, quelli inventati a Londra contro il terrorismo islamico, erano ad ogni ingresso pedonale; tranne uno, quello per il pronto intervento. È da lì che è arrivato Taleb Jawad Hussein Al Abdulmohsen, il presunto attentatore, arrestato pochi minuti dopo i fatti.Di lui circola la foto di un passaporto saudita scaduto nel 2012. Il primo identikit rilasciato dai media internazionali racconta di un uomo, specialista in psichiatria e psicoterapia, che lavora in una clinica a Bernburg (Saale), dove vive, secondo la Bild. S'è trasferito dall'Arabia Saudita in Germania nel 2006. Tremendamente insoddisfatto per il modo in cui vengono trattati i rifugiati sauditi in Germania, s'era messo in tempi recenti ad ostentare simpatie per l'AfD. I vicini di casa intervistati raccontano di una persona del tutto normale, e l'AfD ha escluso qualsiasi legame tra il partito e l'uomo.KILLER DI ULTRADESTRA?Nel 2019, il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung pubblicava un'intervista al presunto autore dell'attentato in cui quest'ultimo dichiara di essere «il critico dell'islam più aggressivo della storia», affermando addirittura che «il buon islam non esiste». In quell'occasione affermerà anche di aiutare le donne a lasciare l'Arabia Saudita. Ma è sui social che il sospettato s'è mostrato molto impegnato politicamente, in particolare condividendo l'idea della chiusura delle frontiere e contro il progetto del governo di islamizzare la Germania.«Torna l'ombra cupa del terrorismo di estrema destra»; «killer di ultradestra»; «islamofobo e fan di Musk», sono alcuni dei titoli che la stampa, in particolare quella italiana, ha proposto al grande pubblico per raccontare un attentato che è il migliore dei cortocircuiti proposti nell'ultimo decennio. Cohn Bendit, l'anarco comunista ed ex europarlamentare tedesco dei verdi, in un'intervista a Repubblica dice che è tutta colpa di Musk, la sentenza è lapidaria: «È la strage di un fascista, sedotto da chi semina odio».Per qualche ora, la strage di Magdeburgo, oltre ad essere incasellata come responsabilità dell'AfD, la principale formazione di destra tedesca, è stata anche paragonata all'attentato neonazista di Charlottesville dell'agosto 2017.MOLTE COSE NON TORNANOIn realtà, molte cose non tornano, a partire dall'obiettivo dell'attentato, il mercatino di Natale: Al Abdulmohsen, saudita, ex musulmano, islamofobo, sionista, fan dell'AfD avrebbe volute punire la Germania per la tolleranza nei confronti dell'islam e colpisce un simbolo del Natale cristiano: islamisti o anti-islamisti l'obiettivo sarebbe sempre lo stesso. Del resto la modalità dell'attentato ricalca quello di precedenti stragi islamiste - Nizza, Berlino, Londra, con auto o camion lanciati contro la folla - e se davvero ce l'ha con i musulmani perché colpire un mercato di Natale e non una moschea all'ora di uscita dalla preghiera del venerdì, visto che era proprio venerdì?Inoltre il saudita, dopo l'arresto, è risultato positivo anche al test antidroga. Non è chiaro quale stupefacente abbia consumato, ma si sa che i terroristi utilizzano alcuni tipi di droghe per compiere attentanti.È utile allora spulciare nel suo profilo su X dove campeggia la foto di un mitragliatore Ar 15 - il fucile d'assalto utilizzato nelle stragi jihadiste e non - sospeso sopra l'autoritratto a matita di Taleb. Si trovano strani post in cui si mostra sostenitore dei nuovi jihadisti che hanno preso il potere in Siria, o racconta di aver obbedito ai suoi leader religiosi che autorizzavano i furti ai danni dei cristiani, infedeli. È venuta fuori anche un'intervista, rilanciata dal Corriere della Sera, in cui si definisce un uomo di sinistra. E si scopre che di recente una ragazza lo avrebbe segnalato alla polizia perché aveva manifestato l'intenzione, proprio via social, di compiere un attentato usando un'auto. Segnalazione che, a quanto pare, non è stata recepita, anzi ignorata. Inoltre l'Arabia Saudita avrebbe avvertito per ben tre volte le autorità tedesche proprio riguardo quest'uomo; la Germania, però, ne avrebbe rifiutato l'estradizione.Dunque la questione è più complessa di quello che la grande stampa vorrebbe far passare. E non si può scartare l'ipotesi della taqiyya, pratica islamica che consente ai fedeli di ingannare il nemico, fingere di essere un altro, allo scopo di non destare sospetti in una comunità che non è islamica. Del resto ci sono già diversi precedenti, come il caso del pakistano Muhammad Shahzeb Khan. Aveva fatto richiesta di asilo in Canada dichiarandosi ex musulmano ed omosessuale, per poi, lo scorso ottobre, essere arrestato perché terrorista islamico che, in collaborazione con una cellula Isis, organizzava un attentato per «massacrare quanti più ebrei possibile in Occidente» - come rivelato dall'FBI -, proprio nell'anniversario del 7 ottobre.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8014LA CADUTA DI ASSAD IN SIRIA NON E' UNA BUONA NOTIZIA di Paola Belletti Converrebbe aspettare a togliere la gabbietta ai tappi di spumante, prima che partano inavvertitamente: non è così certo che ci sia di che festeggiare, anzi. La Siria è stata liberata dai cattivi e a prescindere dai "liberatori" siamo sicuri che si appresti a sbocciare in una festosa primavera di democrazia o meglio - dovendo prendere quello che passa il convento - a finire sotto un governo gestito da un ossimorico «fondamentalismo moderato»? Narrazione è tra i termini più abusati degli ultimi anni, ma in questo caso conviene chiamarlo in causa: sui molti media italiani e occidentali in genere non si raccontano solo i fatti, ma vengono forzate connotazioni positive dove invece persistono una grande complessità e numerosi pericoli legati all'islamismo radicale che, a quanto è dato sapere, non ha cambiato il proprio core business.Odia l'Occidente e tutto ciò che rappresenta e intende espandersi il più possibile. Ciò che è successo l'8 dicembre in Siria, e si sta tuttora consumando nel Paese con enormi ripercussioni sul Medio Oriente e su tutto lo scacchiere internazionale, quindi, è tutt'altro che una svolta positiva, dal momento che essere liberati da un tiranno, ancorché appoggiato da Putin, non significa affatto che ora la situazione sarà migliore, né per la popolazione siriana, né per le relazioni internazionali.I FATTINella notte tra sabato e domenica scorsi il gruppo jihadista HTS, Hayat Tahrir al -Sham, è entrato nella capitale Damasco già abbandonata dal presidente Bashar al Assad, datosi alla fuga, e senza incontrare alcuna resistenza da parte dell'esercito regolare. «In un video trasmesso dalla tv pubblica siriana», riferisce anche TGcom24, «i ribelli hanno annunciato la caduta del regime e "la fine della tirannia dopo 50 anni". Il premier Mohammed Ghazi Jalali ha teso loro la mano e resterà formalmente nel suo ruolo fino alla completa transizione dei poteri».Abu Muhammad Al Jolani è il leader a capo dei ribelli insorti contro Assad. Arrivato in città è stato ripreso mentre baciava la terra e le sue prime parole ufficiali, pronunciate alla folla radunatasi nella moschea degli Omayyadi, sono state una proclamazione di «vittoria per la nazione islamica». La storia di Jalali è quella di un leader jihadista che sta facendo carriera: da fondatore di Hts ha cercato di smarcarsi dalle altre forze militarizzate impegnate oltre confine per concentrarsi sulla creazione di una «Repubblica islamica» in Siria; dal 2016 definisce sé e il suo gruppo «custodi credibili di una Siria liberata da al-Assad».UN CAMPIONE DEL TERRORE: NON È QUI LA FESTACiò che per esempio sta facendo in questo momento il governo Usa è una sorta di operazione di restyling del marchio Jalani. Da terrorista internazionale sul quale pende una taglia di 10 milioni di dollari ad interlocutore affidabile per decidere gli equilibri mediorentali in poche semplici mosse. Questo è ciò che al Jalani preme per ottenere e il governo di Washington sembra volergli concedere, nonostante sanguinoso e fitto curriculum fatto di violenze terroristiche, a danno per esempio dei curdi, e la mai rinnegata continuità ideologica con il grande terrorismo jiahdista di Al Quaida dal quale si è allontanato solo per questioni di visioni strategiche, non di "ideali" che restano tali e quali. Il terrorista che ora si definisce solo "ribelle" spera dunque di diventare l'interlocutore ufficiale riconosciuto a livello internazionale e la taglia di 10 milioni potrebbe smettere di pendere sul suo capo, mentre il passato di massacri e il futuro in cui ambisce di veder trionfare l'islam radicale non sono cammuffabili nemmeno con un extreme make-over jihad edition.Bisognerebbe ricordarlo ai leader occidentali di Usa e Ue che, come scrive anche il "buon" Marco Travaglio sul Fatto di oggi, in preda a incoscienti entusiasmi per una Siria passata dalla mezzo-secolare tiranni di Assad al giovane e dinamico Califfato jihadista. Il "pragmatico" capo dei ribelli, concentrato sulle cose da fare, ha intanto abbandonato il suo nome di battaglia, non è più Abu Mohammed al Jolani ed è entrato a Damasco in una "Siria purificata" come Ahmad al-Sharaa osannato dalla folla come "il Conquistatore". In rete c'è chi si attarda a considerarne la poetica somiglianza con Fidel Castro (ah, la poesia dei tiranni illuminati...), a festeggiare addirittura le due vittorie dell'Occidente con la caduta di Assad, sostenuto da Russia e Iran e con colpevole ingenuità si dimentica di considerare quanto abbia incassato invece la Turchia del diversamente liberale Erdogan, spietato persecutore della minoranza curda e insaziabile destinatario di fondi anche europei per tenere a bada ondate di profughi verso i nostri lidi.L'Iraq del dopo Saddam, come la Libia del dopo Gheddafi, [...] dovrebbero ricordare a quanti sono pronti a brindare per una Siria liberata che la geopolitica non si fa per tifoserie e non si può fingere che buoni e cattivi siano come gli eroi e gli antagonisti di un film hollywoodiano anni Novanta.























