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BASTA BUGIE - Comunismo

Author: BastaBugie

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L'ideologia che ha prodotto più di 100 milioni di morti innocenti
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6678TAIWAN HA VINTO 10 MEDAGLIE ALLE OLIMPIADI, MA... di Leone GrottiAlla cerimonia di premiazione del doppio maschile di badminton alle Olimpiadi di Tokyo, Lee Yang e Wang Chi-lin sono saliti sul gradino più alto del podio. Ma la bandiera issata dagli organizzatori non era quella del loro paese e l'inno suonato non era quello che avrebbero voluto cantare. Lee e Wang, infatti, sono taiwanesi e nonostante abbiano battuto in finale la coppia cinese, ad aver vinto sul piano diplomatico è stata ancora una volta la Cina.Dal punto di vista formale Lee e Wang non competono per "Taiwan" ma per "Taipei cinese": è questo il compromesso raggiunto dal paese per partecipare alle competizioni internazionali dal 1981. Anche la bandiera sotto la quale gli atleti taiwanesi hanno sfilato durante l'inaugurazione dei Giochi non è quella rossa con un rettangolo blu che reca un sole bianco con dodici raggi. Bensì un fiore di susino stilizzato su campo bianco con al centro il sole e i cerchi olimpici. L'accordo raggiunto con il Comitato olimpico internazionale prevede infatti che gli atleti asiatici non possano utilizzare alcun simbolo che faccia intendere che Taiwan è una nazione sovrana.Nonostante Taiwan esista come paese autonomo e indipendente dal 1949, la Cina considera l'isola di Formosa come un elemento dell'unica Cina da riunire alla madrepatria e impedisce di riconoscerne l'indipendenza a livello internazionale. Per questo Taiwan è stato estromesso dall'Onu nel 1971 e non ha potuto partecipare durante la pandemia neanche alle riunioni dell'Oms. Soltanto 15 paesi, tra cui il Vaticano, mantengono rapporti diplomatici con Taiwan e non con la Cina.DA 30 ANNI LA CINA CANCELLA TAIWANLo scontro politico tra Taiwan e Cina influisce sulla partecipazione alle Olimpiadi degli atleti dell'isola da trent'anni. Nel 1952, Taiwan si chiamò fuori per la presenza della Cina. Nel 1956 partecipò come "Formosa-Cina", nel 1960 come Taiwan, nel 1972 come Repubblica di Cina, nel 1976 boicottò i Giochi per poi essere sospesa su pressione di Pechino e nel 1981 riprese a gareggiare con il nome di compromesso "Taipei cinese". La soluzione piace agli atleti dell'isola, che non vogliono rischiare di rimanere esclusi dalla competizione.Questo però non significa che intendano adeguarsi anche al di fuori del rituale delle cerimonie. Dopo la vittoria nel badminton, Lee non si è fatto sfuggire l'occasione di dedicare su Facebook «questa medaglia d'oro al mio paese: Taiwan». Anche il Giappone, sempre più spaventato dall'aggressività cinese, ha voluto giocare uno scherzetto a Pechino: durante l'inaugurazione dei Giochi, infatti, il commentatore ha salutato la discesa in campo degli atleti dell'isola parlando di "Taiwan" e non di "Taipei cinese".FISCHIA L'INNO CINESE: ARRESTO A HONG KONGPer il regime guidato da Xi Jinping anche lo sport è politica e le Olimpiadi sono un'ottima occasione per riaffermare il predominio geopolitico del Partito comunista cinese. Così venerdì è stato arrestato a Hong Kong un uomo di 40 anni per aver fischiato in un centro commerciale dell'ex città autonoma l'inno cinese suonato a Tokyo in occasione della vittoria della medaglia d'oro da parte dello schermidore Edgar Cheung Ka-long. Durante la premiazione sventolava la bandiera di Hong Kong, ma l'inno era quello cinese. L'uomo, tradito da un video online nel quale ha gridato «Noi siamo Hong Kong!», rischia tre anni di carcere.Anche prima della premiazione di venerdì, un giocatore di badminton di Hong Kong, Angus Ng, è stato criticato da un partito pro Pechino per aver giocato con un completo nero. Il colore nell'isola è associato alle proteste oceaniche contro la legge sull'estradizione. L'atleta ha spiegato che ha dovuto indossare il completo nero solo perché gli è stato impedito di stampare la bandiera di Hong Kong sulla sua maglietta.Mentre la Cina non perde occasione per rivestire di politica anche le Olimpiadi, i megafoni del Partito come il Global Times elogiano «l'importante lezione dello sport che trascende i confini per l'umanità in un momento in cui il mondo deve affrontare un'ondata di nazionalismo e populismo senza precedenti». Gli atleti competono per l'oro, certo, «ma la comprensione reciproca e l'unità trascendono nazionalità e razze». Come sempre, il lupo comunista è abilissimo a travestirsi da agnello.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6669L'OMBRA DEL COMUNISMO SULLE OLIMPIADI DI TOKYOL'atleta Tsimanouskaya della repubblica ex sovietica della Bielorussia ha chiesto asilo politico nell'ambasciata della Poloniadi Stefano MagniNelle Olimpiadi di Tokyo 2020 abbiamo avuto anche l'occasione di rivivere le emozioni della Guerra Fredda. Un'atleta della repubblica ex sovietica della Bielorussia, la velocista Krystsina Tsimanouskaya, ieri avrebbe dovuto correre i 200 metri femminili, ma invece ha defezionato ottenendo asilo nell'ambasciata della Polonia. Presto si recherà a Varsavia come rifugiata politica.La Bielorussia, da agosto, è alle prese con una protesta popolare massiccia contro l'esito (scontato) delle elezioni presidenziali dell'agosto 2020, quelle in cui venne riconfermato ancora, dopo 16 anni ai vertici dello Stato, Aleksandr Lukashenko, dopo un conteggio dei voti alquanto dubbio. Lo sport è sempre stato un tipico canale di propaganda dei regimi comunisti e la Bielorussia, che è rimasta comunista, non fa eccezione. Il presidente del Comitato Olimpico bielorusso dal 1997 è stato lo stesso presidente Lukashenko, caso unico di presidente della repubblica che è anche il presidente del Comitato Olimpico. Solo di recente gli è subentrato il figlio, Viktor, che potrebbe succedergli anche nella carica di capo dello Stato. Colpito da sanzioni per la dura repressione della protesta anti-presidenziale (27mila arresti e l'uso diffuso della tortura nelle carceri), Lukashenko non può recarsi personalmente alle Olimpiadi. I suoi atleti neppure, perché in mille hanno firmato, già un anno fa, all'inizio della protesta, una lettera aperta in cui chiedono le dimissioni del presidente ed elezioni anticipate.LA REPRESSIONE DEL REGIMEDi questi atleti, almeno 95 hanno partecipato alle manifestazioni di piazza e sono stati arrestati, sette sono stati condannati per motivi politici, 60 sono stati licenziati dalla squadra nazionale, hanno perso tutti i finanziamenti (tutto lo sport è statale, in Bielorussia) e hanno subito pressioni per ritrattare. I casi di cui si è occupata maggiormente la nota Ong in difesa dei diritti umani sono quelli di Aliaksandra Herasimienia (tre volte medaglia olimpica di nuoto), licenziata da tutte le scuole di cui era istruttrice per essersi unita alla protesta; Yelena Leuchanka (due volte medaglia olimpica di basket) arrestata nell'agosto del 2020 e condannata a una durissima "detenzione amministrativa" nel famigerato carcere di Аkrestsina; Andrei Krauchanka (una medaglia d'argento in atletica leggera), arrestato nelle prime proteste e sottoposto a carcere duro, dove ha contratto il Covid. Sono casi selezionati di atleti di fama internazionale, ma ce ne sono molti di più nel Paese ex sovietico. In totale, Amnesty International calcola 124 atleti che hanno subito una qualche forma di persecuzione.In una situazione di questo genere devono essere sorte molte difficoltà a formare una squadra olimpica nazionale da inviare a Tokyo e Krystsina Tsimanouskaya, sulla sua pagina Instagram, ha denunciato un'organizzazione caotica e approssimativa. Per sostituire una staffettista che non poteva recarsi ai Giochi, il 29 luglio, sarebbe stata inserita all'ultimo nella 4x400 senza alcuna preparazione, né il necessario preavviso. La sua denuncia ha fatto notizia ed ha causato la comprensibile indignazione dei funzionari bielorussi presenti a Tokyo.LE MINACCE IN STILE SOVIETICOConvocata nella notte dall'allenatore della squadra di atletica leggera e da un alto funzionario del Comitato Olimpico bielorusso, ha subito pressioni e minacce. L'audio dell'incontro è trapelato ed è stato diffuso ieri da Euroradio. Con un linguaggio mafioso, i due dirigenti le hanno detto chiaramente che "sei come una mosca che finisce nella tela di un ragno, più provi a ribellarti più ne rimani avvolta". E per uscire dalla sgradevole situazione, le hanno consigliato di sparire "presso i tuoi genitori" o comunque lontano dai riflettori fino alla fine dello scandalo. La questione sarebbe finita nella rubrica "trattamento duro dei tuoi dipendenti, dopo il loro uso ingenuo dei social network", se non ci fosse stata la successiva defezione dell'atleta.Krystsina Tsimanouskaya, infatti, il 1 agosto avrebbe dovuto essere imbarcata su un aereo a Tokyo, contro la sua volontà, e rispedita a Minsk. Ma si è rivolta alla polizia giapponese, poi ha chiesto aiuto e asilo politico all'Austria, infine ha ottenuto aiuto dalla Polonia che, tramite la sua ambasciata in Giappone, è stata pronta a concedere un visto umanitario alla fuggitiva. Proposte di aiuto sono arrivate anche da altri Paesi che hanno avuto esperienze dirette del comunismo, quali la Slovenia e la Repubblica Ceca. Il marito della velocista, Arseni Zdanevich, ha invece lasciato la Bielorussia alla volta dell'Ucraina.C'è dunque molto di più in ballo rispetto a una normale "lavata di capo". La Tsimanouskaya era certa di essere arrestata una volta tornata in patria. L'esilio volontario del marito dimostra che questo timore si estende anche ai parenti più stretti. Stava già montando una campagna di denigrazione e diffamazione sistematica nei suoi confronti da parte dei media di Stato bielorussi, ulteriore segnale che, tornata a casa, non l'avrebbe fatta franca.Un'associazione sorta per difendere i diritti degli atleti ucraini, la Bssf, ha pagato il biglietto del volo per Varsavia alla Tsimanouskaya. Il 4 agosto, sempre che il suo volo non venga dirottato dai bielorussi (come hanno fatto per arrestare un altro dissidente, Roman Protasevich), sarà al sicuro nella capitale polacca, dove chiederà asilo politico.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6625IL VERO SIGNIFICATO DELL'ANTIFASCISMO DI OGGI di Rodolfo CasadeiQuando, a mezzanotte circa del 9 giugno di due anni fa, fu annunciato che il nuovo sindaco di Forlì era il candidato della coalizione di centrodestra a trazione leghista Gian Luca Zattini, che con la sua vittoria poneva fine a un'egemonia di sindaci di sinistra che durava dal 1970, nella principale piazza cittadina la folla dei simpatizzanti cantò sguaiatamente Romagna mia. Più o meno nello stesso momento nella vicina Cesena si festeggiava l'ennesima vittoria di un candidato di sinistra, Enzo Lattuca, e la folla che accompagnava il neosindaco al Palazzo Comunale ritmava convinta: Bella ciao, come se il candidato rivale del centrodestra Andrea Rossi - un giovane imprenditore a capo di una lista civica, che alle successive regionali si sarebbe presentato con i liberalconservatori di Cambiamo! - fosse il cavallo di Troia di una cospirazione volta a portare la città dei tre papi sotto l'egida di un neofascismo in salsa leghista.BELLA CIAO CONTRO I NUOVI FASCISTIC'è una fetta di italiani ai quali si è fatto credere - o che fingono di credere - che ogni appuntamento elettorale nell'Italia repubblicana rappresenti un nuovo episodio della Resistenza contro il fascismo. Che si tratti di elezioni politiche o del voto per il sindaco, c'è sempre una minaccia fascista da respingere o un nuovo Mussolini da sloggiare da palazzo Chigi o più semplicemente dal palazzo comunale. Il passato truce e nauseante del fascismo è sempre sul punto di tornare: oggi ha il volto di Giorgia Meloni, fino a un anno fa aveva quello di Matteo Salvini, prima di lui per una dozzina di anni ha avuto quello di Silvio Berlusconi (Furio Colombo lo definì «il piccolo Duce», gli intellettuali parlavano di «fascismo catodico»), preceduto da Bettino Craxi che veniva ritratto nelle vignette con la camicia nera e gli stivaloni; negli anni Settanta Lotta Continua scandiva contro un famoso pluripresidente del Consiglio democristiano: «Fanfani, fascista, sei il primo della lista»; fascista era considerata la Dc nel suo complesso, e nei cortei del 1974 (l'anno del golpe dei militari di sinistra a Lisbona) si sentiva gridare: «L'han fatto in Portogallo, facciamolo anche qui: fuorilegge il Msi (il partito neofascista - ndr) e la Dc!».Tutti questi ricorsi della storia patria all'insegna della lotta a un fascismo proteiforme, che si ripresenta da un'epoca all'altra con vesti e nomi diversi ma con le stesse raccapriccianti prospettive, hanno avuto come colonna sonora Bella ciao, cantata con tono di sfida alle manifestazioni antileghiste, antiberlusconiane, anticraxiane, antidemocristiane, ecc.L'ANTIFASCISMO COME ARMA POLITICAL'antifascismo dovrebbe essere un collante istituzionale della Repubblica italiana, e a quasi 80 anni dagli eventi che ne fecero la principale fonte di ispirazione della lotta che contribuì alla liberazione dell'Italia dall'occupazione nazista (supportata dai fascisti) del 1943-45, dovrebbe essersi allargato in un più generale rifiuto del totalitarismo sotto qualunque forma e veste ideologica. Invece alcune forze politiche - ieri il Pci e i gruppuscoli extraparlamentari, oggi il Partito Democratico e gli alleati alla sua sinistra - ne hanno fatto un'arma propagandistica contro gli avversari politici, un'accusa infamante che ha l'obiettivo di delegittimare qualunque partito o leader politico che dimostri di avere le qualità per tenere ieri il Pci, oggi i suoi eredi, fuori dalla stanza dei bottoni.Si spiega così la proposta di legge presentata da deputati di Partito Democratico, 5stelle, Liberi e Uguali e Italia Viva affinché la canzone Bella ciao diventi inno ufficiale delle celebrazioni del 25 aprile, festa della Liberazione, da suonare subito dopo l'inno nazionale noto come Fratelli d'Italia (il vero titolo originale è Il canto degli italiani). Esponenti di centrodestra contrari alla proposta hanno obiettato che questa canzone non può diventare inno ufficiale - accanto all'inno d'Italia - delle celebrazioni del 25 aprile perché non è mai stato l'inno dei partigiani, ma è stato incoronato tale negli anni Cinquanta-Sessanta dai partigiani comunisti. Non è questo il punto. Il punto è che Bella ciao è associata alla strategia dei partiti di sinistra di delegittimazione degli avversari politici attraverso l'accusa di fascismo. Tutte le volte che Bella ciao è stata cantata nelle manifestazioni che prendevano di mira Fanfani, Craxi, Berlusconi, Salvini e Meloni, ciò è stato fatto per trasmettere il messaggio che quegli avversari politici rappresentavano il ritorno del fascismo in Italia, e questo gli eredi ideali della lotta partigiana del '43-'45 non l'avrebbero permesso.LO AVEVA GIÀ CAPITO GUCCINIUfficializzare oggi Bella ciao accanto all'Inno di Mameli avrebbe il significato di creare un nuovo "arco costituzionale" come quello che negli anni Sessanta-Settanta aveva l'obiettivo di tenere fuori da qualunque coalizione di governo missini e monarchici: i primi perché eredi diretti del fascismo, i secondi perché avevano boicottato in gran parte l'assemblea costituente. Parificare Bella ciao all'Inno d'Italia nelle celebrazioni del 25 aprile dopo averla cantata e fatta cantare alle manifestazioni contro Salvini, Meloni e Berlusconi significa inviare il messaggio che Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia vanno ufficialmente riconosciuti come nuove versioni del fascismo, e che chi sta dalla parte della Liberazione e della Costituzione li deve combattere, se necessario, come nel '43-'45.Il punto lo ha goliardicamente illustrato Francesco Guccini, quando in coincidenza col 25 aprile dell'anno scorso ha diffuso un video con la sua versione di Bella ciao. Il testo faceva così: «Stamattina mi son svegliato e ho trovato l'invasor. C'era Salvini con Berlusconi, o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao con i fasci della Meloni che vorrebbero ritornar. Ma noi faremo la resistenza, o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao, noi faremo la resistenza come fecero i partigian. O partigiano portali via, come il 25 april».Probabilmente i deputati che hanno firmato la proposta di legge si sono ispirati alla genialata del cantautore modenese. Cui va riconosciuto il merito di avere esplicitato per i duri di comprendonio e per gli ipocriti tutti il vero significato dell'antifascismo italiano contemporaneo.
VIDEO: Crisi demografica in Cina. La società cinese si sgretola ➜ https://www.youtube.com/watch?v=0cEW08T0M28TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6606IL REGIME COMUNISTA CINESE PERMETTERA' ALLE FAMIGLIE DI AVERE TRE FIGLI... MA ORMAI E' TARDI di Leone GrottiLa Cina ha annunciato durante un incontro del Politburo che porrà fine alla politica dei due figli, permettendo a tutte le famiglie di averne fino a tre. La decisione è stata presa a due settimane dalla pubblicazione dell'ultimo censimento, che ha registrato un leggero aumento della popolazione a 1,41 miliardi di persone. Nel 2020 il Dragone ha registrato 12 milioni di nascite, il 18 per cento in meno rispetto ai 14,65 milioni del 2019, il dato più basso dal 1961. Non era mai accaduto che le nascite diminuissero per quattro anni di fila e con la nuova politica il Partito comunista cinese spera di convincere i suoi cittadini a fare più figli, anche se è improbabile che ciò accada.LA POPOLAZIONE INVECCHIA RAPIDAMENTEIl governo cinese guarda con preoccupazione ai dati demografici: se il trend non muterà, infatti, nel 2050 la popolazione con 65 anni o più in Cina raggiungerà il 24 per cento del totale. Nello stesso periodo negli Stati Uniti questa fascia di popolazione rappresenterà il 21 per cento del totale. Già nel 2030, secondo uno studio di Deutsche Bank, la forza lavoro cinese calerà a 781,8 milioni di persone rispetto agli 849,9 milioni del 2020.L'invecchiamento della popolazione è la diretta conseguenza delle scellerate politiche del Partito comunista cinese. Nel 1960, quando in media ogni donna cinese aveva sei figli, Mao Zedong affermava che «con molte persone, la forza è grande». Temendo ripercussioni negative per l'economia, però, nel 1979 il regime lanciò la famigerata politica del figlio unico. Allora Deng Xiaoping disse: «Dobbiamo farlo. Altrimenti la nostra economia non si svilupperà bene e la vita delle persone non migliorerà».I disastri della legge del figlio unicoPechino si è da allora vantata di aver impedito in 35 anni la nascita di circa 400 milioni di bambini, soprattutto attraverso sterilizzazioni e aborti forzati. Se nei primi anni Novanta il tasso di natalità è sceso al di sotto del ricambio generazionale, pari a 2,1 figli per donna, oggi secondo ricercatori indipendenti come Yi Fuxian è ulteriormente sceso a 1,05 figli per donna.Registrato il campanello di allarme, la Cina ha cercato di correre ai ripari, anche se tardivamente. Nel 2013 il governo ha permesso alle coppie formate da figli unici di avere due figli. Nel dicembre 2015 ha esteso a tutti il permesso di avere due figli. Pechino si era prefissata l'obiettivo di ottenere tre milioni di nati in più fino al 2020 e aggiungere 30 milioni di persone in età lavorativa entro il 2050. Ma la soglia sperata dei 20 milioni di nuove nascite all'anno non è mai stata raggiunta. Anzi, le nascite sono continuate a calare.LA SCOMPARSA DELLE DONNE IN CINAOra il Partito comunista cinese, senza rinunciare alla dittatoriale pretesa di decidere quanti figli può avere una famiglia, a prescindere dal numero, annuncia che tutte le coppie potranno averne tre. Ma il regime dovrebbe rendersi conto che leggi e propaganda non bastano più a convincere i cinesi ad avere figli. Trent'anni di politica del figlio unico hanno infatti creato una pericolosa mentalità: secondo un sondaggio condotto da Zhaopin, uno dei principali siti cinesi di reclutamento professionale, il 40 per cento delle persone censite senza figli non ha intenzione di averne e il 63 per cento delle donne con un figlio non ne vuole un altro.C'è anche un altro problema causato dalla politica del figlio unico e oggi esploso: la possibilità di avere un solo figlio ha portato innumerevoli famiglie a preferire un maschio (già favorito dalla cultura tradizionale) e ad abortire le femmine. Il fenomeno, per quanto contrastato dalle autorità, non è mai stato debellato e oggi in Cina ci sono 40 milioni di uomini (723,3 milioni) in più rispetto alle donne (688,4 milioni). La diretta conseguenza è che oggi milioni di uomini, soprattutto se poco agiati, non riescono a trovare una moglie.Infine, l'espansione economica della Cina ha creato un ambiente di lavoro sfavorevole alla maternità. In patria vengono spesso stigmatizzate e denunciate offerte di lavoro che prevedono, nel caso di assunzione di una donna, che questa si licenzi non appena resti incinta. Se scarseggiano le leggi a favore della conciliazione tra lavoro e maternità, non è raro leggere su Weibo commenti di questo tipo: «Non ci sono molti buoni lavori per una donna e quelle che ne ottengono uno sono disposte a fare di tutto pur di tenerlo. Chi oserebbe avere figli in una situazione come questa?».Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 9 minuti) dal titolo "Crisi demografica in Cina" nella prima parte si commenta la svolta epocale del regime comunista che ha dichiarato che alle coppie sposate sarà d'ora in poi concesso avere fino a tre figli. Il limite attuale è due, in passato uno. Il Paese più popoloso del mondo ora soffre di un drammatico calo delle nascite e il regime pensa che per legge vi si possa porre rimedio rapidamente, ma non è così semplice. Nella seconda parte del video si mostrano gli effetti dello statalismo che in Cina ha portato le giovani generazioni all'immobilismo in quanto ogni iniziativa privata viene mortificata dallo Stato. Tra i ventenni e i trentenni cinesi sta diventando popolare lo "sdraiamentismo" altrimenti detto "il metodo del fare niente".
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6549SI DIMETTE IL FRATELLO DI FIDEL CASTRO, MA A CUBA LA DITTATURA COMUNISTA CONTINUA di Mauro FaverzaniMa chi l'ha detto che il comunismo è finito? I fatti provano l'esatto contrario.A Cuba, durante l'VIII Congresso, le dimissioni date da Raúl Castro dal ruolo di primo segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista non corrispondono alla fine della dittatura. In campo politico il potere resta saldamente nelle mani della famiglia Castro, della leadership militare e degli organi della Sicurezza dello Stato; in campo economico, il modello socialista di produzione resterà lo stesso e così pure il carattere centralizzato della pianificazione. Nessuna libertà di mercato, nonostante la forte crisi, aggravata dalle sanzioni e dal crollo del turismo, l'inflazione, la povertà e le disuguaglianze sociali; a ciò si aggiunga la crisi sanitaria, altrettanto pesante per l'imperversare nell'isola del Covid-19 con un aumento incontrollato di morti e contagi. In campo militare, Raúl Castro manterrà il grado di generale dell'esercito, quindi il potere nelle proprie mani.Non a caso la propaganda di regime ha subito definito quello terminato lunedì scorso come il «Congresso della continuità», tanto per mettere le cose in chiaro. Castro stesso ha pronunciato un discorso guerrafondaio ed antimperialista, che non lascia spazio a dubbi, dichiarando anzi, pur lasciando il comando, di voler continuare a militare «come un combattente rivoluzionario in più. Finché vivrò - ha aggiunto - sarò pronto a difendere la patria, la rivoluzione e il socialismo».Solo il malcontento cresce. E, con esso, il numero dei dissidenti. Per l'intera durata del Congresso, attivisti dei diritti umani e giornalisti indipendenti sono stati interrogati, minacciati oppure assediati e costretti a restare nelle loro case, secondo quanto rivelato dall'autorevole quotidiano spagnolo Abc. Non solo. Un rapporto diffuso dall'Osservatorio cubano per i Diritti Umani ha denunciato nelle scorse settimane i 1.798 arresti arbitrari - col ricorso alla violenza in almeno 216 casi - e le 1.647 detenzioni forzate, tutti atti voluti e compiuti nel 2020 dal regime con un aumento dei divieti e delle restrizioni all'esercizio delle libertà individuali e con un aggravarsi della repressione in ogni campo, compresi cultura e spettacolo. Il tutto in un silenzio complice da parte dell'Occidente, Usa ed Unione europea in particolare, sinora limitatisi a bearsi della liberazione di qualche detenuto, anziché sradicare davvero il problema alla radice, chiedendo l'abrogazione delle leggi, che consentono alla leadership comunista cubana d'incarcerare in modo assolutamente arbitrario.A proposito di Europa, anche qui il comunismo gode purtroppo di ottima salute.Nella Spagna un tempo cattolicissima, ma oggi sovietizzata, impossibile non dar conto del tentativo di condizionare lo svolgimento delle elezioni di Madrid, in agenda per il prossimo 4 maggio, tentativo posto in essere da molti gruppi di estrema sinistra con manifestazioni e disordini, verificatisi nei giorni scorsi tra Plaza de la Constitución e l'Assemblea. Solo l'intervento della Polizia ha impedito che nella capitale circa duemila facinorosi ricorressero alla violenza esplicita e brutale. Venerdì scorso, con un editoriale, il quotidiano Abc ha commentato in merito: «Né Madrid né la Spagna possono inserirsi in uno schema ideologico in grado di mortificare a tal punto la libertà».Eppure c'è chi non capisce o finge di non capire. Al corteo, ancora una volta inscenato tra la Gran Via ed il centro di Madrid dal Partito comunista, da Izquierda Unida, da Juventud Comunista e da altri movimenti di Sinistra come il Fronte operaio spagnolo ed il Partito marxista-leninista, per celebrare i novant'anni dalla proclamazione della seconda repubblica spagnola, sono rispuntati in foto i volti di Lenin e di Stalin e, tra le bandiere, falce e martello e la stella rossa a cinque punte, di triste memoria. Tra gli slogan scanditi da centinaia di partecipanti, alcuni, tra cui «Per una Repubblica federale popolare! Per una Spagna sovrana!», hanno evidenziato la politica destabilizzante ed antimonarchica, da tempo perseguita in modo più o meno esplicito dalle sigle appartenenti allo stesso governo Sánchez, ponendo problemi seri di lealtà allo Stato ed alla Corona.Del resto, a guidare le Sinistre in Spagna sono proprio i gruppi più estremi, come dimostrano Pablo Iglesias, secondo vicepresidente del governo nazionale, e sua moglie, il ministro per l'Uguaglianza Irene Montero, entrambi leader di Unidos Podemos, che hanno tirato per la giacca il Psoe-Partito socialista operaio spagnolo, "reo", a loro dire, di eccessive reticenze nel sostegno al progetto di «Legge Trans» e Lgbt, di cui viceversa vorrebbero l'approvazione ed in tempi rapidi. Prontissimi, per ottenere l'obiettivo, ad accusare di «transfobia» anche quanti, come il primo vicepresidente del governo Carmen Calvo (Psoe), abbiano "osato" definire la normativa proposta priva di garanzie giuridiche e pertanto da rivedere.Contemporaneamente, Sara Hernández Barroso, sindaco progressista di Getafe, sorta di città-dormitorio a sud di Madrid, ha cercato di "sdoganare" la pedofilia, sostenendo che bambini ed adolescenti debbano avere, a dispetto dell'età, esperienze sessuali «ovviamente e chiaramente soddisfacenti ed ovviamente e chiaramente egualitarie», ciò che l'agenzia d'informazione InfoCatólica non ha mancato di stigmatizzare giustamente come una «politica di depravazione morale ed esistenziale». La giunta municipale guidata dal sindaco Barroso ha diffuso nelle scuole e presso gli istituti, tanto pubblici quanto privati, un'apposita guida in sei volumetti, pagata con soldi pubblici quindi di tutti, contenente slogan, testi ed immagini sin troppo espliciti (tra cui «Spegni la tv, accendi il tuo clitoride» ed un convinto invito alla masturbazione, ma l'elenco potrebbe drammaticamente continuare), al fine di spezzare, si legge, «stereotipi sessisti e creare un nuovo futuro, scoprire il sesso alla grande e viverlo senza limiti». Affermazioni che si commentano da sole a triste supporto di azioni, in realtà, con effetti devastanti sui minori, perché profondamente diseducative, gravemente immorali ed irrispettose nei confronti delle famiglie, cui sole spetta - ed a nessun altro - la responsabilità e l'autorità educativa primaria ed a cui non è stata viceversa chiesta alcuna autorizzazione, prima di diffondere la scandalosa pubblicazione.Intanto, dalla parte opposta del globo terrestre, un altro colosso del comunismo mondiale, la Cina, continua a far quel che vuole, senza che nessuno gliene chieda conto oppure lo fa ma con voce sin troppo debole e smorzata, tanto da risultare assolutamente insignificante. Capitò già quando si trattò d'accogliere Pechino nei salotti buoni del commercio internazionale, senza nulla eccepire sulla questione dei diritti umani, letteralmente calpestati in casa propria dal gigante asiatico, come ormai arcinoto a tutti. Ed è capitato anche in occasione della pandemia da Covid-19, nonostante i ritardi colpevoli, i rifiuti e gli ostacoli sempre opposti dalla Cina a chiunque volesse inviare tecnici ed esperti, per individuarne le cause ed accertarne le responsabilità (come già avvenne per aviaria e Sars, sempre made in China). Oltre al danno, le beffe: grazie al mercato subito sviluppatosi proprio attorno al virus, la Cina nel primo trimestre 2021 ha registrato - caso unico al mondo - una crescita record del Pil pari al 18.3% ed una crescita complessiva del + 2,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, quando viceversa si ebbe un crollo del 6,8%, il peggiore degli ultimi 44 anni, ora già archiviato e dimenticato; a marzo, anche la produzione industriale ha avuto un incremento del 14,1%, mentre gli investimenti in capitale fisso sono aumentati del 25,6% e le vendite al dettaglio sono cresciute del 34,2% su base annua. Certo, la ripresa appare incerta, irregolare, la disoccupazione al 5,3% resta un problema e le previsioni si sono rivelate più ottimistiche della realtà, il che ha costretto ad abbassare anche gli obiettivi futuri, ma Pechino è decisa a recuperare terreno al più presto, puntando sulle esportazioni e sui consumi interni, consolidando la sua potenza e conservando intatta la dittatura comunista in casa propria, dittatura fatta degli ingredienti ad essa tipici ovvero laogai, arresti, detenzioni, violenze e prevaricazioni sulle minoranze, compresa quella cattolica, diritti umani negati e libertà recise. Nel silenzio generale.L'elenco dei popoli oppressi dalla tirannide comunista potrebbe purtroppo continuare ed estendersi anche a quei Paesi formalmente "democratici", tuttavia vittime di quel radicalismo di massa, ch'è poi la propaggine involutiva del verbo marxista, "esportabile" laddove al potere non si possa giungere direttamente, tuttavia si possa incidere in modo significativo quanto meno a livello di mentalità, di usi e di costumi.Il quadro complessivo non è per nulla rassicurante, anzi è tale da impedire all'Occidente di sentirsi al sicuro. Benché l'Occidente pare proprio non rendersene conto...
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6512LA VERA STORIA DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANOLa fondazione 100 anni fa a Livorno, poi il compromesso storico con la DC, poi il finto scioglimento per cambiare il nome più volte, fino all'attuale presenza al governodi Roberto de MatteiIl Partito Comunista d'Italia nacque a Livorno il 21 gennaio 1921 da una scissione del Partito Socialista. I suoi principali fondatori furono Antonio Gramsci (1891-1937), Palmiro Togliatti (1893-1964) e Amedeo Bordiga (1889-1970), poi espulso e sottoposto a damnatio memoriae, secondo la dialettica interna tipica di ogni partito comunista.Nel 1917 il partito bolscevico aveva conquistato il potere in Russia, sotto la guida di Vladimir Lenin e Lev Trotzski. Il PCI fu la sezione italiana del Komintern, l'organizzazione internazionale fondata a Mosca nel 1919, con lo scopo di diffondere la rivoluzione comunista nel mondo. Nella storia del comunismo, la Rivoluzione russa è un evento più importante della pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista con cui Karl Marx e Friederich Engels, nel febbraio del 1848, lanciarono un appello ai proletari di tutto il mondo per abbattere la borghesia e realizzare la «società senza classi».Nella «undicesima tesi» del suo commento alla filosofia di Feuerbach, Marx sostiene che il compito dei filosofi non è di interpretare il mondo, ma di «trasformarlo». Questa affermazione sembrò realizzarsi nel 1917 a Mosca, dove, per la prima volta nella storia, il comunismo prese il potere e iniziò a diffondersi nel mondo. A Lenin, morto nel 1924, successe Stalin, eliminando la dissidenza di Trotzski, che lo accusava di "tradire" la Rivoluzione. In Italia, mentre Gramsci, imprigionato dal fascismo, elaborava, nei Quaderni dal carcere, la sua «filosofia della prassi», Palmiro Togliatti, il più fedele tra gli stalinisti, guidò il Partito Comunista nella clandestinità e poi nel dopoguerra. Con l'aiuto, anche finanziario, dell'Unione Sovietica, il Partito Comunista divenne il secondo partito italiano dopo la Democrazia Cristiana.OSTPOLITIKIl 7 marzo 1963 Giovanni XXIII ricevette in Vaticano Alexis Adjubei, genero di Krusciov e direttore dell'agenzia Izvestija. Pochi giorni dopo Togliatti, in piena campagna elettorale, propose ufficialmente una collaborazione tra cattolici e comunisti (Rinascita, 30 marzo 1963). Nelle elezioni del 29 aprile, il PCI aumentò di un milione di voti, provenienti soprattutto da ambienti cattolici. Togliatti morì a Yalta nel 1964, mentre la Democrazia Cristiana, con la benedizione del nuovo Pontefice, Paolo VI, formava i primi governi di "centro-sinistra". Il Concilio Vaticano II si chiuse l'8 dicembre 1965 senza aver pronunciato una sola parola sul comunismo, sebbene quasi 500 Padri conciliari ne avessero chiesto un'ufficiale condanna.Nel 1973, dopo l'ascesa e la caduta del governo socialcomunista di Salvador Allende, in Cile, il nuovo segretario del PCI Enrico Berlinguer (1922-1984) pubblicò sulla rivista del partito Rinascita, una serie di Riflessioni sull'Italia dopo i fatti del Cile, in cui avanzava la proposta di un «compromesso storico», che portasse i comunisti al governo in maniera indolore, con l'appoggio della Democrazia Cristiana. L'interlocutore privilegiato di Berlinguer era Aldo Moro, che godeva della piena fiducia di Paolo VI e che iniziò a tessere la trama di un governo con i comunisti.IL COMPROMESSO STORICOGli anni fra il 1974 ed il 1976 furono quelli del maggior successo elettorale del PCI, che nelle elezioni del 21 giugno 1976 raggiunse il 34,4% dei voti espressi. Nel 1978, tuttavia, la morte tragica di Aldo Moro, a cui seguì, pochi mesi dopo, quella di Paolo VI, rallentò la realizzazione del "compromesso storico", mentre in Unione Sovietica, colpita da una colossale crisi economica, nasceva la perestrojika di Mikail Gorbaciov. Nel 1989 crollò il Muro di Berlino e l'Unione Sovietica iniziò la sua auto-dissoluzione. «La decomposizione dell'Unione Sovietica e di conseguenza del suo impero per il modo in cui è avvenuta resta misteriosa», scrive François Furet nel suo studio su Il passato di un'illusione (Mondadori, Milano 1995, p. 354). Senza spargimenti di sangue, tra il 1989 e il 1991, la nomenklatura sovietica sciolse la vecchia azienda e si mise alla testa della nuova. Il comunismo si liberò del suo apparato burocratico, in Russia e nel mondo, lasciando che l'idea comunista potesse esprimersi in nuove forme e modalità di azione.Il 3 febbraio 1991 anche il Partito Comunista Italiano deliberò il proprio scioglimento, promuovendo la costituzione del Partito Democratico della Sinistra (PDS). Il 14 febbraio 1998 il PDS, al termine degli Stati Generali della Sinistra, cambiò ulteriormente nome in Democratici di Sinistra (DS), una compagine che fu a sua volta soggetto fondatore dell'Ulivo, sorto per iniziativa di Romano Prodi, che finalmente, nel 1996 portò i comunisti al governo in Italia. L'Ulivo confluì poi nel Partito Democratico (PD), fondato nel 2007 e oggi al governo.Nota di BastaBugie: in Italia c'è stato il più grosso Partito Comunista d'occidente, ma sembra che in Italia nessuno sia stato comunista. Si può approfondire il tema leggendo il seguente articolo.IL PCI COMPIE CENTO ANNI ED E' AL POTERE IN ITALIA (SOTTO ALTRO NOME)I dirigenti del Partito Comunista si sono autoassolti senza chiedere scusa, hanno accantonato la bandiera marxista, ma non l'arroganza ideologica, la pretesa superiorità morale e la demonizzazione degli avversaridi Antonio Soccihttp://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6322 Titolo originale: La genealogia del PCIFonte: Radici Cristiane, 12 Marzo 2021Pubblicato su BastaBugie n. 708
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6430CENTO ANNI DI COMUNISMO NEL MONDO (1921-2021)Con la scusa dell'emergenza Covid le autorità di Pechino hanno chiuso i 155 luoghi religiosi della città (eppure nessun contagio è stato trasmesso in chiesa)di Mauro FaverzaniLa notizia potrebbe esser considerata sin ridicola, se in realtà non fosse estremamente tragica: col pretesto dell'«emergenza Covid», le autorità di Pechino hanno chiuso a chiunque tutti e 155 i luoghi religiosi della capitale, sospeso le «attività religiose collettive» e deciso un'ulteriore stretta sulle «attività illegali» delle comunità sotterranee. Ciò, nonostante la pandemia sia esplosa in un laboratorio e non certo in un edificio sacro. L'annuncio ufficiale è giunto nel corso di un'apposita conferenza-stampa, promossa lo scorso 8 gennaio dall'Ufficio di informazione del governo della città, lo stesso che curiosamente ha dichiarato quanto segue: «Finora non si sono verificate nuove infezioni di polmonite e nessun caso sospetto fra gli 840 religiosi in 155 sedi religiose della nostra città e l'obiettivo "zero contagio" è stato raggiunto». E allora, verrebbe da dire?Il lockdown ha sbarrato i luoghi di culto sin dal gennaio dell'anno scorso con una breve riapertura a luglio, sia pure a condizioni rigorosissime: ingressi contingentati, rilevazione della temperatura, distanziamento, riti brevi e via elencando. Nessun'altra concessione.Già a Natale i continui controlli condotti dalla Polizia e le restrizioni strettissime imposte spinsero già molti sacerdoti a gettare la spugna ed a chiudere le proprie chiese, affidandosi alle celebrazioni online. Ora, assurdamente, ci si son messi pure i messaggi anonimi sui social, che accusano i cattolici ed i missionari stranieri d'essere i nuovi "untori" e di diffondere il virus nell'Hebei, guarda caso la provincia con la maggiore percentuale di cattolici. Persino l'Associazione patriottica ha precisato come tali affermazioni siano assolutamente infondate, essendovi finora un solo cattolico di Shijiazhuang, la capitale provinciale, risultato positivo al Covid-19.Ma niente da fare. Le chiese resteranno chiuse ed, anzi, le autorità hanno assicurato di «condurre indagini speciali sulle attività religiose illegali nelle aree rurali, frenarle risolutamente e prevenire il rischio di diffusione dell'epidemia». E precisano come «il virus trovato a Shijiazhuang ed a Xingtai sia importato dall'Europa». Ovvero la Cina accusa l'Europa d'aver diffuso il Coronavirus. Anche questa sarebbe forse un'affermazione esilarante, se la faccenda non fosse drammaticamente seria. Tant'è vero che tra i fedeli circola la convinzione che, in realtà, il virus abbia rappresentato per Pechino l'occasione per azzerare le comunità sotterranee. [...]Poche settimane fa, il Partito comunista di Wenzhou, nella provincia dello Zhejiang, ha imposto a tutti gli insegnanti di impegnarsi per iscritto a non professare alcuna religione ed a proporre in merito anzi l'opinione marxista, a promuovere attivamente l'ateismo tra gli studenti e la «nuova civiltà socialista», riservandosi ispezioni ed azioni disciplinari tra docenti ed alunni, qualora qualcuno si dichiarasse credente. Va qui ricordato come già il regime abbia vietato a tutti i minori di 18 anni la partecipazione alla S. Messa. [...] Più o meno nello stesso periodo, la Sara ovvero l'Amministrazione statale cinese per gli Affari religiosi ha introdotto nuove norme circa le attività religiose straniere nella Repubblica popolare, sospettando che in esse possano intrufolarsi operazioni di "spionaggio". Per questo è stato imposto loro una piena e totale sottomissione a leggi e regolamenti cinesi, devono registrarsi, accettare controlli sui propri membri (devono essere tutti, rigorosamente stranieri) e sul materiale in essi utilizzato, inoltre tali comunità devono restare del tutto isolate e non aver contatti con quelle analoghe cinesi. All'esterno delle attività religiose straniere non devono esservi simboli religiosi evidenti, non possono fondare scuole, fare "proselitismo" o accettare donazioni da cinesi. L'elenco potrebbe tristemente continuare. [...]Qualcuno potrebbe ritenere che, in ogni caso, non vi sia granché di cui preoccuparsi, poiché queste situazioni riguardano la sola Cina comunista. Certo, se proprio qualche giorno fa in Scozia il governo non avesse deciso di chiudere indiscriminatamente e completamente tutti i luoghi di culto, per contrastare l'«emergenza Covid», consentendo solo cerimonie online, tra lo sconcerto della Conferenza episcopale scozzese, secondo la quale non sussistono prove scientifiche, che possano «giustificare l'inclusione dei luoghi di culto tra i focolai di contagio», il che fa ritenere «arbitrarie ed ingiuste» le restrizioni imposte solo ai cattolici e non, ad esempio, al settore edile, né agli sport d'élite. Anche altri Stati europei si starebbero preparando per fare altrettanto. Discriminazioni, queste, di cui non è responsabile certo il Coronavirus. Il virus, in questi casi, è un altro, è ideologico, ma non è meno pericoloso e sta già circolando ovunque...Nota di BastaBugie: Roberto de Mattei nell'articolo seguente dal titolo "1921-2021: il comunismo sempre al potere" parla dei cento anni di comunismo al potere nel mondo: Corea del Nord, Cina e anche Italia.Ecco l'articolo completo pubblicato su Radio Roma Libera l'11 Gennaio 2021:Il 7 gennaio, il leader nordcoreano Kim Jong-un è stato eletto segretario generale del Partito dei lavoratori, in occasione dell'ottavo congresso del Partito, il primo negli ultimi cinque anni.Il ruolo di Kim come dittatore comunista della Corea è stato dunque ufficialmente riconfermato.Il Partito dei Lavoratori è infatti l'erede diretto del Partito Comunista Coreano fondato nel maggio del 1921, tre mesi dopo la fondazione del Partito Comunista Italiano, di cui sarà celebrato tra qualche giorno il centenario della fondazione, avvenuta a Livorno il 21 gennaio 1921.Nel 2021 ricorre anche il trentennio della auto-dissoluzione dell'Unione Sovietica. Dopo la caduta del muro di Berlino abbiamo assistito alla liquefazione dell'apparato burocratico comunista in Russia. Però, la fine del regime sovietico non segnò la fine del comunismo, ma la fine dell'anticomunismo, che si illuse che, dopo la caduta del muro di Berlino e dell'Unione Sovietica, il comunismo sarebbe scomparso dalla storia.Non è stato così. Il comunismo ha subito una metamorfosi, ma il suo nucleo dottrinale, il materialismo dialettico, continua a dominare in tutto il mondo. L'Occidente oggi è immerso in una filosofia di vita materialista e relativista. Come negarlo? E come negare che l'Occidente sia ancora guidato da una classe dirigente e intellettuale di origine comunista?In Oriente, la Corea di Kim Jong-un è la longa manus della Repubblica popolare cinese, governata da un dittatore, XI Jinping, che rivendica continuamente la dottrina e la prassi del comunismo. In Cina c'è l'obbligo di studiare Marx, Lenin, Mao e lo stesso pensiero di Xi Jinping, se non si vuole perdere il posto e scomparire nei campi di concentramento, più che mai affollati da schiavi che, con il loro lavoro, permettono la sussistenza dell'economia cinese.Xi Jinping ha detto che la religione è incompatibile con la "fede" marxista e ha presentato se stesso e il Partito Comunista Cinese come «atei marxisti inflessibili». Nel 2020 è stato pubblicato un importante libro della sinologa francese Alice Ekman, dal titolo Rouge vif, che smentisce abbondantemente le teorie di chi pensa che la Cina non sia più comunista.La Cina è comunista e si avvia ad essere la prima superpotenza mondiale. La Corea del Nord è una proiezione politica della Cina. Il suo capo, Kim Jong ha ribadito nell'ultimo congresso del Partito Comunista che il nemico più grande della Corea sono gli Stati Uniti e ha ordinato di sviluppare missili nucleari terrestri e subacquei, perché il suo paese, deve rafforzare la sua capacità militare contro gli Stati Uniti. Lo stesso pensa e fa la Cina di Xi Jinping, che alle armi nucleare, aggiunge quelle informatiche e biologiche, su cui si lavora senza sosta nei suoi laboratori. Titolo originale: In Cina chiese chiuse per Covid. Ma anche in Scozia...Fonte: Corrispondenza Romana, 13 Gennaio 2021Pubblicato su BastaBugie n. 699
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6394IL COLLASSO DELLA POLITICA CINESE DEL FIGLIO UNICO di Rodolfo CasadeiA Vancouver, Canada, la campagna "One Planet One Child" promossa dalla Ong statunitense World Population Balance ha conosciuto un increscioso incidente di percorso: avendo scelto di pubblicizzare il suo messaggio secondo cui «il dono più amorevole che puoi fare al tuo primo figlio è di non averne un altro» con la gigantografia di un neonato afroamericano, è incorsa in accuse di razzismo. I promotori della campagna si sono affrettati a chiedere scusa e ad assicurare che non avevano alcuna intenzione di perorare una diminuzione del numero dei neri a vantaggio di altri gruppi razziali ed etnici, ma soltanto di diffondere il messaggio che i figli unici di qualunque colore sono la scelta migliore che una famiglia può fare per garantire un futuro felice al bambino in questione: anche se non avrà fratelli o sorelle avrà però a disposizione maggiori risorse ambientali. Hanno però dimostrato di non credere veramente che le loro spiegazioni sarebbero state accettate, perché il manifesto in questione, dopo essere scomparso dalle strade e dalle vie di Vancouver, è sparito anche dalla pagina del sito internet di World Population Balance (Wpb) che ospita i numerosi "transit ads" della campagna, cioè le pubblicità stradali. Infatti nel settembre scorso la campagna pubblicitaria, con grandi cartelloni stradali recanti la scritta "We chose one!" abbinata alla foto di coppie di genitori con un solo figlio, ha fatto la sua apparizione non solo a Vancouver, ma lungo le strade del Colorado e del Minnesota. L'obiettivo della campagna è convincere le coppie di tutto il mondo, cominciando da quelle dei paesi occidentali, a non avere più di un figlio per combattere la sovrappopolazione, che secondo gli attivisti è la causa principale del degrado dell'ambiente e dell'esaurimento delle risorse.L'ESPERIMENTO (CON 336 MILIONI DI ABORTI) IN CINASecondo una cervellotica proiezione di Wpt, se da oggi in avanti per 100 anni di seguito la media dei figli per donna diminuisse e restasse stabile a 1, la popolazione mondiale scenderebbe da 7,8 a 3 miliardi di persone, e tutti i problemi di inquinamento ambientale ed esaurimento delle risorse sarebbero risolti. A chi obietta che a creare pressioni sull'ambiente non è tanto il numero degli esseri umani, quanto l'eccesso di consumi, la Ong ribatte che «conseguire la sostenibilità attraverso la riduzione dei consumi comporterebbe che dovremmo vivere tutti in povertà. Risolvere il problema della sovrappopolazione in tutto il mondo migliorerebbe le vite ovunque. Molte famiglie nel mondo hanno scelto famiglie sempre più piccole negli ultimi sessant'anni, mentre molto poche hanno scelto di abbassare il loro standard di vita. Perché non incoraggiare ciò che è già riuscito - la riduzione volontaria dei tassi di fertilità - piuttosto che riporre tutte le nostre speranze in qualcosa che nessuna società ha mai scelto di fare?».Quello che Wpb dimentica di dire, è che l'esperimento sociale del figlio unico è già stato condotto, per più di trent'anni, in un grande paese del mondo, e che i costi umani ed economici di tale politica sono stati così negativi da convincere il governo a cambiare politica. Stiamo parlando della Cina, che nonostante avesse conosciuto una forte diminuzione dei tassi di fertilità nel corso degli anni Settanta senza bisogno di politiche draconiane, a partire dai primi anni Ottanta decise di imporre con le cattive la politica del figlio unico alla sua popolazione. Per raggiungere gli obiettivi fissati, in Cina sono stati procurati 336 milioni di aborti in un trentennio, molti dei quali forzati; sono state sterilizzate 196 milioni di donne ed altre 403 milioni hanno avuto impiantata una spirale: anche in questo caso spesso si è ricorsi alla forza. Molti secondi figli, soprattutto se femmine, sono stati soppressi o lasciati morire subito dopo la nascita per non subire le sanzioni legali, che andavano dall'imprigionamento dei genitori a salatissime multe. Si calcola che per un lungo periodo l'ente pubblico abbia incassato l'equivalente di 3 miliardi di dollari all'anno dalle contravvenzioni pagate dalle famiglie che avevano un secondo o terzo figlio, e che buona parte di questa cifra sia finita nelle tasche dei rappresentanti delle autorità locali, i più motivati fra tutti i pubblici ufficiali a vedere applicate le leggi sul numero dei figli.LA GENERAZIONE DEL PICCOLO IMPERATORESulla personalità e sui comportamenti della generazione dei figli unici cinesi, definita "la generazione del Piccolo Imperatore", sono stati condotti studi sociologici e scritti libri da autori cinesi. [...] Crescendo questi bambini hanno dimostrato di essere meno generosi, meno capaci di fiducia e meno onesti dei loro predecessori nati negli anni Settanta, più paranoici, pessimisti e timorosi di assumersi responsabilità. La giornalista Helen Gao ha elencato sul New York Times i loro ricorrenti comportamenti problematici, come fare scenate al partner in pubblico, gettare rifiuti spensieratamente per la strada, l'essere soffocanti nelle relazioni affettive e tutti i comportamenti che rivelano l'aspettativa di essere serviti da altri. Alcuni sociologi spiegano le scarse performance dei cinesi negli sport di squadra con la teoria della "palla grande, palla piccola": gli atleti cinesi eccellono soprattutto negli sport individuali come il ping pong e il badminton, che richiedono alti livelli di precisione e ripetitività, ma afflitti dall'egoismo e dalla paranoia che dominano la generazione dei figli unici, non riescono a coinvolgersi nello spirito degli sport di squadra come calcio e basket, e così normalmente hanno risultati scadenti negli sport della "palla grande".40 MILIONI DI MASCHI SENZA COMPAGNA E 300 MILIONI DI ANZIANIUn altro vistoso fenomeno sociale conseguenza delle politiche del figlio unico in Cina è il soprannumero di maschi. La tradizionale preferenza per il figlio maschio ha prodotto un vasto fenomeno di aborto selettivo delle femmine (problema che esiste anche in India) quando dalle ecografie risultava che questo era il sesso del concepito. Oggi in alcune province cinesi il numero dei maschi supera del 38 per cento quello delle femmine, e nel complesso dell'intera Cina nascono 119 ragazzi ogni 100 ragazze. Di conseguenza il paese oggi si trova con un surplus di 40 milioni di maschi in età da matrimonio (più di tutta la popolazione della Polonia o del Canada) che non può trovare una compagna in Cina. Il problema viene risolto svuotando i paesi vicini dalle donne appartenenti a minoranze etniche e a famiglie poverissime. Vengono attirate in Cina col miraggio di un buon impiego o puramente e semplicemente "vendute" dalle loro famiglie. Provengono in maggioranza da Vietnam, Cambogia, Myanmar, Pakistan e Corea del Nord.Infine ci sono le conseguenze economiche della politica del figlio unico: nei prossimi trent'anni la Cina perderà 200 milioni di lavoratori che avrebbe avuto senza le politiche di controllo delle nascite e accumulerà 300 milioni di anziani. Il miracolo economico cinese finirà e la Cina dovrà affrontare il problema di una popolazione anziana che difficilmente può essere sostenuta dalle generazioni che lavorano: a metà di questo secolo il 39 per cento dei cinesi avrà più di 60 anni.Di fronte a questi problemi il governo comunista ha reagito sostituendo alla politica del figlio unico quella degli almeno due figli per famiglia, ma finora con scarso successo: i cinesi hanno fatto proprie le tendenze dei paesi ricchi in materia di fertilità, che sommate all'eredità delle violente politiche antinataliste fanno sì che la fertilità delle donne cinesi continui ad essere molto bassa, cioè un po' più di 1,6 figli per donna. Il 2019 è stato l'anno col minor numero di nascite ogni 1.000 abitanti da quando si tengono statistiche, appena 10,5. Il baby-boom che il governo si aspettava come conseguenza della politica inaugurata cinque anni fa non ha avuto luogo, e chissà se mai ci sarà. [...]
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6354A HONG KONG LA LIBERTA' E' STATA UCCISA DALLA CINA ALLA LUCE DEL SOLE di Leone GrottiIl 22 febbraio 2017 il Washington Post adottò per la prima volta un motto sotto la testata: «La democrazia muore nell'oscurità». In tanti ci hanno visto una risposta alle accuse che Donald Trump, presidente in carica da appena un mese, aveva cominciato a rivolgere ai «fake news media». Se riguardava davvero lui, lo slogan si può considerare un flop visto che le ultime elezioni presidenziali sono state le più partecipate degli ultimi 120 anni negli Stati Uniti. Ma è il motto in se stesso a sembrare ormai obsoleto: la realtà di questi giorni dimostra infatti che la democrazia può morire benissimo in pieno giorno, alla luce del sole, illuminata dalle telecamere di mezzo mondo.LE LIBERTÀ CARPITE UNA DOPO L'ALTRAIeri tutti i deputati democratici di Hong Kong hanno deciso di dimettersi dal Parlamento. Lo hanno fatto per inscenare un'ultima, eclatante e disperata protesta contro un regime che, giorno dopo giorno, sopprime incontrastato una dopo l'altra le libertà dei cittadini. La legge sulla sicurezza nazionale, proprio come previsto, si è rivelata la pietra tombale sul modello "Un paese, due sistemi". Pechino aveva giurato, firmando un trattato internazionale con il Regno Unito, di lasciare «ampia autonomia» alla città fino al 2047. Invece dopo appena 13 anni dalla restituzione dell'isola, e con ben 27 d'anticipo sulla scadenza prevista, il Partito comunista cinese ha deciso di farsi beffe dello stato di diritto, instaurando la dittatura che già vige nella Cina continentale anche al di là del fiume Sham Chun.Xi Jinping si è preso Hong Kong con la forza utilizzando, come nella migliore tradizione sovietica, una legge per scardinare tutte le altre. Violando tre o quattro articoli della Costituzione della città, Pechino ha imposto all'isola una norma che prevede pene fino all'ergastolo (da scontare in Cina) per chiunque osi anche solo contraddire il verbo del Partito comunista. In soli cinque mesi ha abolito di fatto la libertà di espressione e di insegnamento, di stampa e di assemblea, ha cancellato l'indipendenza della giustizia, ha proibito manifestazioni pacifiche, ha rinviato le elezioni, minacciato i cittadini desiderosi di scendere in politica per opporsi al governo, ha fatto espellere i primi deputati democratici, ha trascinato in tribunale gli attivisti, costretto all'esilio i dissidenti, ha fatto arrestare studenti e giornalisti, parlamentari e insegnanti, bambini e adulti, a volte solo per aver esposto un cartello bianco, senza scritte, simbolo della censura che vorrebbe ridurre al silenzio ogni coscienza.LA LIBERTÀ A HONG KONG È MORTAMa il regime non ha fatto tutto questo di nascosto. Ormai si sente così forte e inattaccabile da agire alla luce del sole. E due giorni fa è davanti alle telecamere dei più importanti quotidiani del mondo che Wu Chi-wai, presidente del Partito democratico di Hong Kong, ha annunciato le dimissioni sue e di tutti i suoi colleghi, scegliendo parole drammatiche: «Negli ultimi sei anni abbiamo visto la Cina estendere il suo dominio progressivamente sulla nostra città e questo è il risultato. Per combattere contro un governo centrale autoritario, noi dobbiamo stare dalla parte della popolazione di Hong Kong e combattere per la democrazia nel lungo periodo. Oggi hanno squalificato i nostri colleghi senza alcuna ragione e la cosa peggiore è che la Costituzione di Hong Kong prevede la separazione dei poteri rispetto a Pechino e invece oggi abbiamo capito che il governo centrale vuole prenderseli tutti. Carrie Lam è solo una marionetta nelle mani di Pechino. Oggi è la fine del modello "Un paese, due sistemi". In questo periodo così incredibilmente difficile, non cederemo, combatteremo per la nostra democrazia».Il regime è andato su tutte le furie per le dimissioni dei democratici, che hanno osato «sfidare» l'autorità cinese e rendere manifesta l'illegittimità di un Consiglio legislativo dove ormai siedono solo le «marionette» del governo. Pechino avrebbe preferito continuare ad agire indisturbato coperto da una parvenza di legalità. Ora anche l'ultimo paravento è stato tolto, la democrazia a Hong Kong è morta e l'annuncio funebre è stato dato in conferenza stampa. Ma con un'Unione Europea egoista e incapace di prendere posizione sulla scena internazionale e un'America troppo impegnata a farsi la guerra da sola, chi è disposto ad ascoltare il grido di Hong Kong?Nota di BastaBugie: Leone Grotti nell'articolo seguente dal titolo "A Hong Kong ormai comanda la dittatura di Pechino" intervista Wu Chi-wai, presidente del Partito democratico della città di Hong Kong.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 novembre 2020:Ci hanno messo «meno di dieci minuti» i parlamentari democratici di Hong Kong a prendere una delle decisioni «più difficili» della loro vita: dimettersi in massa dal Consiglio legislativo della città e lasciarlo interamente nelle mani dei deputati fedeli a Pechino. «Non avevamo altra scelta», spiega a tempi.it Wu Chi-wai, presidente dal 2016 del Partito democratico di Hong Kong. «Le regole del gioco sono cambiate, il modello "Un paese, due sistemi" è morto. Per continuare la nostra battaglia per la democrazia dobbiamo guardare ai paesi dell'Europa dell'est che hanno conosciuto la dittatura sovietica».Perché avete deciso di dimettervi?Il comitato permanente del Congresso nazionale del popolo [il "Parlamento" cinese, ndr] ha dato il potere al governo di Hong Kong di espellere qualunque parlamentare, in base a criteri soggettivi, dal Consiglio legislativo. Questa decisione, che viola la Basic Law, [la Costituzione di Hong Kong, ndr], ha cambiato completamente il panorama politico della città. Dimetterci era l'unico modo per protestare con forza contro il governo centrale.Quando un parlamentare può essere espulso?Sostanzialmente chiunque cerchi di opporsi a una decisione del governo centrale può essere espulso. Ormai bisogna scegliere tra obbedire a Pechino ed essere cacciati. La governatrice Carrie Lam può sbarazzarsi di qualunque parlamentare, se non le va a genio. Come si può fare opposizione a queste condizioni?Carrie Lam non dovrebbe difendere l'autonomia della sua città?Certo che dovrebbe, ma ha abdicato alle sue funzioni e ha capitolato completamente davanti a Pechino. Già nel 2014, quando era a capo della task force per lo sviluppo costituzionale della città, non ha protestato davanti alla decisione del governo cinese di non concedere, come promesso in precedenza, il suffragio universale alla città. Da governatrice, poi, ha cercato di introdurre la legge sull'estradizione e ha ignorato la voce del popolo, sceso in massa in piazza a protestare. Ormai a Hong Kong vige uno stato di polizia, secondo i sondaggi la popolazione non si fida più delle forze dell'ordine. Di chi è la colpa? Di Carrie Lam, che ha distrutto la città. Ormai è solo una marionetta nelle mani di Pechino. Perché sostiene che il modello "Un paese, due sistemi" «è morto»?La Costituzione di Hong Kong prevede la separazione del potere esecutivo e legislativo, l'articolo 73 poi prevede un sistema di pesi e contrappesi perché l'azione del governo venga controllata. Ora invece il governo può espellere i parlamentari se questi non appoggiano Pechino. Così cambia completamente la struttura politica di Hong Kong e il senso stesso dell'azione politica, che si basa sul mandato popolare. Come si è arrivati a questo punto?Con l'introduzione a luglio della legge sulla sicurezza nazionale la legge di Pechino ha preso il sopravvento su quella di Hong Kong, mettendo fine allo stato di diritto. Il nostro sistema non è più diverso da quello della Cina continentale. Tutto è stato distrutto.Che valore avrà d'ora in poi il Consiglio legislativo a Hong Kong?Non molto diverso da quello che ha in Cina. Senza opposizione, restano soltanto i deputati che obbediscono a Pechino. Agiranno in base agli ordini che ricevono e per entrare in Parlamento dovrai essere fedele al governo centrale. Non è più un Parlamento, è una marionetta.Qualcuno vi obietterà che dimettendovi non otterrete niente, mentre lascerete campo libero a Pechino.Hanno espulso quattro parlamentari. Si trattava solo di una questione di tempo prima che arrivassero a tutti noi. La verità è che avevamo un potere davvero limitato, il governo non ci permetteva di fare nulla. Quando hanno cominciato a espellerci abbiamo capito che non aveva più senso combattere per la democrazia in Parlamento. Dovevamo unire le forze e concentrarle su altri obiettivi. È stato difficile, ma ci abbiamo messo meno di dieci minuti a prendere la decisione.Il vostro è stato quindi un atto simbolico?Sì, volevamo attaccare frontalmente il governo centrale. Proseguiremo la nostra battaglia per la democrazia, ma con altri mezzi.Questo significa che se mai ci saranno nuove elezioni, e i dubbi rimangono visto che le ultime sono state rinviate a data da destinarsi, non parteciperete?Dobbiamo parlarne, di sicuro fare politica non avrà più lo stesso significato di prima. Partecipare alle elezioni potrebbe però essere ancora un modo per dare la possibilità ai cittadini di esprimersi contro il governo. Sarebbe come un referendum contro chi ci ha derubato dei nostri valori e principi.Qual è la conseguenza più grave della legge sulla sicurezza nazionale?Oggi chiunque può essere arrestato a Hong Kong e processato solo perché non piace a Pechino. Ma la cosa più grave è che può essere processato e incarcerato nella Cina continentale. Questa è la cosa peggiore per noi: la popolazione soffrirà molto per questo motivo. Hong Kong ormai non è più governata dalla Costituzione, ma dalla legge cinese. C'è ancora speranza per il futuro di Hong Kong?
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6318GLI EFFETTI NEGATIVI DELL'ACCORDO SEGRETO CINA-VATICANOSentendosi abbandonato, si dimette mons. Vincenzo Guo Xijin, vescovo coraggioso e fedele alla Santa Sede (cioè appartenente alla Chiesa sotterranea che viene tutt'ora perseguitata dal regime comunista cinese)di Aldo Maria Valli"Sono incompetente", "non ho nessun talento", "non sono al passo con l'epoca", "non voglio essere ostacolo per il progresso": così monsignor Vincenzo Guo Xijin ha spiegato, durante la sua ultima Messa pubblica, la decisione di dimettersi da tutte le cariche per ritirarsi a una vita nascosta e di preghiera. Una vicenda, quella del vescovo Guo, che può essere definita in un solo modo: un'enorme ingiustizia. Erede legittimo di monsignor James Xie Shiguang, il vescovo della Chiesa sotterranea morto nel 2005 senza mai aver accettato di scendere a compromessi con il regime comunista di Pechino, Guo era la guida di oltre settantamila cattolici cinesi nella diocesi di Mindong, nella Cina sud-orientale, che in lui avevano visto il nuovo difensore della fede, baluardo contro le prevaricazioni del regime.Pechino aveva tentato di imporre al posto di Guo monsignor Zhan Silu, allineato al governo e alla cosiddetta Associazione patriottica cattolica, la finta Chiesa emanazione del Partito comunista. Silu era stato scomunicato da Roma, ma due anni fa la firma dello scellerato accordo tra Cina e Vaticano per la nomina dei vescovi aveva trasformato la diocesi di Mindong in una specie di laboratorio per la verifica dell'intesa. Risultato: monsignor Zhan Silu, al quale era tolta la scomunica, veniva promosso dal papa vescovo titolare mentre monsignor Vincenzo Guo era retrocesso a vescovo ausiliario.Per due anni Guo ha cercato di resistere, in attesa che la giustizia potesse trionfare. Ma ora che il Vaticano ha tutta l'intenzione di rinnovare l'accordo con Pechino, abbandonando di fatto al loro destino i vescovi fedeli e i cattolici della Chiesa sotterranea, ha deciso di gettare la spugna. E lo ha fatto [...] umiliandosi davanti a tutti ma anche lasciando trasparire un sarcasmo più tagliente di qualsiasi invettiva. "Rimane il fatto - commenta la benemerita agenzia AsiaNews, grazie alla quale abbiamo notizie di prima mano dalla Cina - che egli, un grande confessore della fede, che ha subito molte volte la prigionia, per amore all'unità della Chiesa lascia lo spazio a un vescovo ex scomunicato, da tutti conosciuto come ambizioso e assetato di potere". Tra l'altro monsignor Zhan Silu, "riconciliato con papa Francesco", non ha compiuto alcun gesto di richiesta pubblica di perdono davanti alla comunità.Riassumendo quanto è successo a lui e alla sua comunità, nell'ultima omelia rivolta ai fedeli monsignor Guo afferma: "Tutto questo è forse il segno di una nuova epoca, una pagina nuova per la Chiesa. In un momento storico così straordinario, abbiamo bisogno di personaggi con grande talento, saggezza, virtù e conoscenza, per poter stare al passo con quest'epoca, o persino precedere i passi dell'epoca guidandola. Io sono una persona che non ha nessun talento, la mia testa è ormai obsoleta e non sa come cambiare con il mutar della società; un pastore nato in un povero villaggio che non possiede nessun talento, né virtù, né saggezza, né capacità, né conoscenza; dinanzi a questa epoca che cambia così rapidamente, mi sento quasi incapace. Ringrazio Dio per avermi illuminato facendomi capire che ormai non sono più in grado di essere al passo con quest'epoca. Nonostante ciò, non voglio neanche diventare un ostacolo per il progresso. Per questo ho deciso di dimettermi presentando le mie dimissioni alla Santa Sede già nel mese scorso".Poi, alla fine del messaggio, il vescovo dimissionario lascia il suo breve ma significativo testamento spirituale: "Miei fedeli, dovete ricordarvi che la vostra fede è in Dio e non in un uomo. L'uomo è soggetto ai cambiamenti, ma Dio no. L'ultima raccomandazione: in ogni circostanza o cambiamento, non dovete mai dimenticarvi di Dio, non ignorare i comandamenti del Signore, non nuocere all'integrità della fede, non rallentare la salvezza dell'anima che è la cosa più importante. Nel momento in cui sto per lasciare l'incarico, vi chiedo di perdonarmi per la mia debolezza e impotenza, soprattutto per le offese recatevi durante il mio incarico! Che il Dio misericordioso sia sempre con voi, fino all'ultimo giorno della vostra vita! Il vostro incompetente pastore Guo Xijin".La vicenda di monsignor Guo dimostra in modo evidente e drammatico come il Vaticano sia disposto ad abbandonare i pastori più fedeli in nome di un accordo iniquo e insensato, ancora oggi tenuto segreto. L'umiliazione inflitta a un vescovo coraggioso e fedele è una ferita inferta non solo alla Chiesa cinese, ma a tutto il popolo cattolico e specialmente a quei fratelli nella fede che in ogni parte del mondo mantengono accesa la fiammella al prezzo di persecuzioni e vessazioni d'ogni genere.DOSSIER "L'ACCORDO SEGRETO CINA-VATICANO"Per vedere tutti gli articoli, clicca qui! Titolo originale: La triste vicenda di monsignor Vincenzo Guo Xijin, abbandonato dal VaticanoFonte: Radio Roma Libera, 10 Ottobre 2020Pubblicato su BastaBugie n. 686
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6306IL REGIME CINESE CORREGGE IL VANGELO: GESU' LAPIDO' L'ADULTERA di Leone Grotti«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la prima pietra contro di lei». La risposta di Gesù, come riportato da Giovanni (8,1-11), agli scribi e ai farisei è uno dei passi più famosi del Vangelo. Altrettanto rinomato è il finale dell'episodio dell'adultera: "Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più»". Eppure c'è un paese al mondo dove il racconto evangelico non si conclude così.Come denunciato da UcaNews, la storia viene distorta in un libro di testo destinato alle scuole secondarie in Cina. Nel sussidiario pubblicato dall'editrice governativa dell'Università di scienza elettronica e tecnologia, che ha l'obiettivo di insegnare negli istituti professionali del Dragone "la legge e l'etica professionale", Gesù lapida l'adultera. Sembra incredibile, ma è esattamente così.Quando la folla rinuncia all'intenzione di punire la donna, spiega il "Vangelo con caratteristiche cinesi", Gesù le dice: «Anch'io sono un peccatore. Ma se la legge può essere eseguita solo da uomini senza macchia, la legge sarebbe morta». E poi la uccide.Il passo del testo, riproposto in pagina, è stato pubblicato sui social media cinesi da un cattolico. «Voglio che tutti sappiano che il Partito comunista cinese ha sempre cercato di distorcere la storia della Chiesa, di calunniare la nostra Chiesa, e di far sì che la gente odi la nostra Chiesa». Un docente cristiano in una scuola professionale, Matthew Wang, ha confermato il contenuto del libro, spiegando che può cambiare da provincia a provincia.L'obiettivo di una simile distorsione è far passare il messaggio che tutti devono obbedire alla legge in Cina, la quale è incarnata dal Partito comunista e dalle sue decisioni, e che anche i cattolici devono farlo, visto che persino Gesù si sottometteva ad essa. Kama, cattolico, spera che «le autorità della Chiesa si facciano sentire perché il libro venga corretto».Il regime non è nuovo a interventi così clamorosi, nonostante sia in trattaiva per rinnovare l'accordo sino-vaticano. L'anno scorso, ad esempio, l'Editrice per l'educazione del popolo aveva dato alle stampe un libro di testo per i bambini di quinta elementare, dove cancellava qualunque riferimento a Dio, alla Chiesa e a Cristo in capolavori come La piccola fiammiferaia e La vita e le strane sorprendenti avventure di Robinson Crusoe. L'obiettivo (finora mai raggiunto, anzi) è eliminare Dio per evitare che il cristianesimo si diffonda e resti soltanto la fede nel comunismo guidato da Xi Jinping.Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Leone Grotti, nell'articolo seguente dal titolo "Il regime cinese rimuove Dio dai classici della letteratura per bambini" rivela come nelle fiabe per bambini il partito comunista ha censurato le parole Dio, Bibbia, chiesa, preghiera.Ecco l'articolo completo pubblicato su Tempi il 2 agosto 2019:La paranoia del regime comunista cinese nei confronti della religione non conosce limiti. Il partito guidato da Xi Jinping vuole a tutti i costi eliminare Dio dalla società e comincia dalla scuola. Nulla sfugge alla censura e al revisionismo ateo, neanche i grandi classici della letteratura, come spiegato ieri dal quotidiano giapponese Asahi Shimbun.Il partito comunista ha ordinato che ogni riferimento a "Dio" e alla "Bibbia" deve essere cancellato. Così l'Editrice per l'educazione del popolo, che ha dato alle stampe un libro di testo per i bambini di quinta elementare, ha deciso di sostituire alcune pericolose parole dai riassunti tradotti dei grandi classici occidentali.A essere manipolata è ad esempio La piccola fiammiferaia, inserita nel sussidiario allo scopo di «comprendere le altre culture». Nella storia scritta da Hans Christian Andersen, alla bambina appare in una visione la nonna morta, che le dice: «Quando cade una stella, un'anima va a stare con Dio». Nella versione cinese, invece, la nonna dice: «Quando cade una stella, una persona lascia questo mondo».Nel classico La vita e le strane sorprendenti avventure di Robinson Crusoe, Daniel Defoe fa naufragare il suo protagonista su un'isola sperduta. Da ciò che resta della sua nave, Crusoe recupera tre copie della Bibbia, ma la versione rivista dal partito comunista sostituisce il testo sacro con la dicitura «pochi libri». Come sia possibile comprendere la storia, e quindi la «cultura straniera», senza accennare al tentativo di Crusoe di convertire Venerdì alla fede cristiana, è un mistero.Almeno una decina di modifiche sono state fatte invece a Vanka di Anton Chekhov, da dove sono stati rimossi tutti i riferimenti alla preghiera in chiesa al pari della parola "Cristo".Come riportato da AsiaNews, che ha ripreso la notizia, «queste operazioni rispondono alle direttive lanciate dal presidente Xi Jinping fin dal 2015, secondo cui le religioni, per vivere in Cina, devono "sinicizzarsi", assimilarsi alla cultura cinese e sottomettersi al Partito comunista. Secondo osservatori, la campagna contro il cristianesimo, è dovuta al timore che la Cina diventi il Paese "più cristiano al mondo" entro il 2030, come prevedono alcuni sociologi (Fenggang Yang). Allo stesso tempo, è un modo per proteggersi da idee quali democrazia, diritti umani, giustizia, stato di diritto». Titolo originale: Detto questo, Gesù lapidò l'adultera. Così la Cina stravolge il VangeloFonte: Tempi, 24 settembre 2020Pubblicato su BastaBugie n. 684
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6224LA TRAPPOLA DEL RINNOVO DELL'ACCORDO SEGRETO TRA CHIESA E CINA di Aldo Maria ValliVoci insistenti parlano di un possibile incontro a Roma tra una delegazione vaticana e una cinese per il rinnovo dell'accordo provvisorio sulle nomine dei vescovi, firmato dalle due parti il 22 settembre 2018 e in scadenza fra due mesi. In attesa di sapere se l'incontro effettivamente ci sarà, AsiaNews pubblica una testimonianza che va letta con attenzione. Arriva da uno studioso del Nord della Cina che si firma con uno pseudonimo, Li Ruohan, e che mette in rilievo tutta la negatività dell'accordo, da lui definito una vera e propria trappola. E non potrebbe essere diversamente visto che il Partito comunista cinese è espressione di un'ideologia che vuole distruggere la dimensione religiosa dell'uomo.Ma la Chiesa, si chiede lo studioso, conosce davvero il suo interlocutore nel negoziato?LA VISIONE MARX-LENINISTA SULLA RELIGIONEOra, è fuori discussione che secondo Karl Marx, fondatore del Partito comunista, "la religione è il sospiro della creatura oppressa, è l'anima di un mondo senza cuore, di un mondo che è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l'oppio del popolo".Anche Lenin ricorda ai comunisti che "l'ateismo è una parte naturale e inseparabile del marxismo, della teoria e della pratica del socialismo scientifico".È bene allora aver sempre presente che "il Partito comunista cinese, come fedele successore e discepolo del marxismo-leninismo, accetta in modo totale la visione marx-leninista sulla religione", tanto che "fin dal 1949 la persecuzione non si è mai fermata". E come dimenticare che "il regime comunista ha organizzato e promosso un gran numero di movimenti contro tutte le religioni in Cina, specie contro i cristiani"?Basti ricordare che nel 1958 il cosiddetto "movimento delle offerte di templi e santuari" intimò alle chiese di offrire le loro proprietà per sostenere la costruzione e lo sviluppo del Paese. Centinaia di chiese furono così confiscate o demolite per far posto a industrie e fabbriche. E in seguito, durante la Rivoluzione culturale (1966 -1976) tutte le religioni furono bandite.Anche nel corso degli anni Ottanta del secolo scorso, quella che fu presentata come la "politica dell'apertura" fu utilizzata in realtà dal governo cinese per ingannare gli stranieri. La libertà religiosa, infatti, sulla carta è garantita dalla Costituzione, ma tutto ciò fa parte della trappola.LA STRATEGIA DEL FRONTE UNITO È LA DISTRUZIONE DI TUTTE LE RELIGIONI"Nella storia della Chiesa cinese - ricorda lo studioso - migliaia di missionari stranieri, di differenti congregazioni, hanno lavorato in Cina e hanno offerto il loro amore appassionato e i loro sacrifici per il popolo cinese e per la Chiesa. I loro contributi rimarranno sempre presenti nella memoria dei cristiani cinesi. Purtroppo, però, al presente alcuni missionari stranieri sono stati presi all'amo della propaganda politica" e in questo modo offrono "una base a coloro che desiderano approntare una Chiesa cinese indipendente". In una parola, "questi missionari sono divenuti uno strumento della strategia del Fronte Unito"."Il Fronte Unito opera per unire e per dividere. Dividere i nemici significa indebolirli e distruggerli, e allo stesso tempo guadagnare alleati. La strategia del Fronte Unito per la libertà religiosa è diversa dal concetto che si ha di essa nelle altre nazioni. Lo scopo finale del Fronte Unito non è il rispetto e la protezione della libertà di religione, ma la distruzione di tutte le religioni. Proprio come Mao Zedong disse una volta al Dalai Lama: 'La religione è veleno'."Il dialogo resta uno strumento di confronto e conoscenza, ma a patto che dall'altra parte ci sia sincerità e trasparenza. Non va dimenticato l'insegnamento della Chiesa. Pio XI disse: "Il comunismo è per sua natura antireligioso, e considera la religione come l'oppio del popolo perché i princìpi religiosi, che parlano della vita d'oltre tomba, distolgono il proletario dal mirare al conseguimento del paradiso sovietico, che è di questa terra" (Divini Redemptoris, n. 22).Anche san Giovanni Paolo II ammonì i cristiani, quando raccomandò: "Non abbiate alcuna illusione sul comunismo".Commenta Li Ruohan: "Se vogliamo rimanere ancora eccitati sui cosiddetti risultati del dialogo, per favore, stiamo almeno attenti! Ci è posta davanti una trappola e, se vi cadiamo, il disastro è vicino!".Parole quanto mai chiare e sensate.Nota di BastaBugie: Lorenza Formicola nell'articolo seguente dal titolo "Lo schiavismo oggi è targato Cina comunista, ma fa paura dirlo" racconta lo scandalo dei capelli umani prelevati da internati in uno dei campi di concentramento cinesi.Ecco l'articolo completo pubblicato su Radio Roma Libera il 7 luglio 2020:Pochi giorni fa le autorità federali di New York hanno sequestrato un'importante spedizione di prodotti di bellezza. L'Associated Press ha svelato il contenuto della portata di 13 tonnellate: capelli umani prelevati da internati in uno dei campi di concentramento cinesi. Un carico illegale del valore stimato di 800.000 dollari. Le donne che amano le extension ai capelli dovrebbero iniziare a chiedersi da dove provengono. Oggi, le ciocche più costose, arrivano sicuramente dalla moderna schiavitù che il regime comunista impone alle minoranze religiose nei confini nazionali. Cristiani e musulmani in testa.Siamo nella regione autonoma che oggi i cinesi chiamano Xinjiang - "nuovo possedimento" - dove giocano esattamente il ruolo della potenza coloniale. Una regione che conta più di venti milioni di abitanti e conquistata, con una guerra che ha provocato un milione di morti, dalla dinastia cinese Qing nel 1757. Là giù non ci sono cinesi, la maggioranza è di turco-mongoli, ma anche tibetani e russi, e non amano parlare di Xinjiang, ma di Turkestan Orientale.La politica di repressione non contempla solo i campi di concentramento, ma anche il controllo demografico con la sterilizzazione, i lavori forzati per le donne per impedire le gravidanze, farmaci anticoncezionali imposti e aborti coatti fino al nono mese. Benché non manchi tra gli indipendentisti qualche infiltrato nel terrorismo islamico. E benché il Movimento Islamico del Turkestan Orientale sia considerato un gruppo terroristico legato ad al-Qa'ida dagli stessi Stati Uniti, ci si domanda come mai per lo schiavismo e il colonialismo del regime comunista nessuno si metta mai in ginocchio.Il rispetto dei diritti umani degli uiguri e della loro identità culturale e politica non viene rivendicato da nessuno. Ma soprattutto ci si domanda dove siano i paladini della lotta all'islamofobia e le femministe a tutela delle giovani donne che in Cina vengono rasate a zero - chissà se solo questo per davvero! - per compiacere le velleità dei ricchi occidentali.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6070LA CINA SCARICA SULL'ITALIA LE COLPE DEL DISASTRO CORONAVIRUS di LEONE GROTTIOra che il governo italiano, fustigato anche dal New York Times, ha mostrato non poche falle nella gestione dell'epidemia di coronavirus, si rinnovano gli appelli al modello cinese e gli elogi per l'efficienza del governo comunista. Ma come spesso accade, e come già spiegato, Pechino mostra al mondo solo una parte della verità.QUELLO CHE PECHINO NON DICEDopo una settimana in cui si è registrato appena un contagio a Wuhan, epicentro mondiale dell'epidemia, le autorità hanno dichiarato che a partire da oggi saranno tolte alcune restrizioni ai viaggi nella provincia dell'Hubei. Allo stesso modo Wuhan, la capitale provinciale, comincerà a uscire dalla quarantena l'8 aprile dopo oltre due mesi.I numeri ufficiali, però, non raccontano tutta la verità. A partire da febbraio, infatti, la Commissione nazionale della sanità cinese ha dichiarato che i casi di individui contagiati, ma asintomatici, non sarebbero stati inclusi nelle statistiche ufficiali. Secondo un documento governativo interno consultato dal South China Morning Post, gli asintomatici accertati a fine febbraio erano 43 mila, mentre quelli comunicati ufficialmente al mondo in uno studio pubblicato su Jama il 24 febbraio dal Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie erano appena 889.OGNI GIORNO REGISTRIAMO DECINE DI CASIPoiché gli asintomatici - secondo uno studio cinese, americano e inglese - potrebbero avere infettato oltre il 70 per cento dei contagiati a Wuhan, la loro presenza non è certo trascurabile. Mentre però il governo cinese continua a sostenere che l'infezione a Wuhan è stata bloccata e che ora la Cina soffre per i contagi di importazione da parte di stranieri arrivati nel Dragone dall'estero, un membro del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie di Wuhan ha dichiarato a Caixin che «ogni giorno la città continua a registrare decine di casi, anche se si tratta di persone asintomatiche». Ecco perché «non è possibile affermare al momento che la trasmissione del contagio si è fermata».La presenza accertata di centinaia di asintomatici è anche il motivo per cui la task force provinciale contro il Covid-19 ha chiesto alla squadra di medici incaricata di monitorare il contagio di restare a Wuhan. Eppure questo non è quello che che il governo cinese comunica al mondo, impegnato com'è a diffondere attraverso la propaganda una nuova immagine della Cina.IL VIRUS È ITALIANO, NON CINESEParte di questa propaganda, e gli italiani che inneggiano alla Cina dovrebbero segnarselo, consiste nel far credere a tutto il mondo che il nuovo coronavirus non sia in realtà cinese, bensì italiano. Cornuti e mazziati dal governo cinese nostro "amico", dunque. Attraverso i suoi giornali e i suoi ambasciatori, Pechino ha infatti trasformato una dichiarazione ai media americani del direttore dell'Istituto Mario Negri, Giuseppe Remuzzi, in una ammissione di colpevolezza.Remuzzi ha dichiarato alla National Public Radio americana che alcuni medici di Bergamo notarono «strane polmoniti, molto gravi, a dicembre e persino a novembre. Significa che il virus circolava almeno in Lombardia prima che venissimo a conoscenza» del focolaio di Wuhan, reso noto a gennaio, nonostante le autorità cinesi sapessero del virus già a dicembre.I media di regime in Cina hanno avuto buon gioco a stravolgere queste parole, tanto che al Foglio Remuzzi ha dovuto rettificare: «Non c'è alcun dubbio che il virus sia cinese in base alla genetica. Le prime infezioni sono avvenute in Cina a novembre, forse anche prima, e se la Cina l'avesse detto prima... Questo è un esempio da manuale, da insegnare nelle Università, su come si possa manipolare l'informazione scientifica per ragioni di propaganda».REPRESSIONE TRAMITE APPIl Partito comunista purtroppo non è cambiato e non ha imparato niente dalle vicende di Li Wenliang e Ai Fen, i medici che per primi hanno avvisato la comunità del virus e che per questo sono stati redarguiti e minacciati dal regime. Se li avessero ascoltati, avrebbero forse potuto evitare la pandemia. Invece li hanno messi a tacere, così come oggi nascondono i nuovi contagi, dimostrando efficienza solo nell'applicare la tecnologia alla sorveglianza di massa della popolazione.Se nei prossimi giorni le restrizioni ai viaggi in tutta la provincia dell'Hubei saranno gradualmente tolte, non tutti potranno muoversi liberamente. A ogni cittadino, infatti, attraverso le app di Alibaba e WeChat è stato o verrà assegnato un Qr code che ne certifica la condizione sanitaria, riporta Bloomberg. Solo chi ha il disco verde può entrare in ristoranti, bar, supermercati o comprare biglietti del treno.È L'APP A DECIDERE CHI VA A SCUOLAIl sistema è già in uso in oltre 200 città, spiega Reuters. Nell'app bisogna inserire i propri dati personali, la carta di identità, la propria posizione, i viaggi effettuati negli ultimi mesi, la propria storia clinica e dichiarare se si è stati in contatto con chiunque abbia avuto problemi di Covid-19 negli ultimi 14 giorni. Nessuno sa in base a quali criteri l'app fornisca alla fine un codice verde (libertà di movimento), arancione o rosso (obbligo di quarantena). Diversi utenti hanno lamentato su Weibo errori clamorosi del sistema: ma fino a quando non verranno risolti, non potranno uscire di casa.Allo stesso modo, potranno rientrare a scuola e avranno accesso all'educazione in ben 300 città solo quegli studenti che l'app di Tencent giudicherà come «sani» e liberi dal rischio di contagio, informa Caixin. Dei lettori di codici a barre saranno posti all'ingresso degli istituti, anche delle scuole elementari: chi avrà luce verde potrà studiare, gli altri no. È il modello cinese.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6040L'IDEOLOGIA COMUNISTA AVANZA IN SPAGNA E IN IRLANDA di Mauro FaverzaniL'ideologia comunista avanza in Europa. L'allarme è partito dalla Spagna con la svolta autoritaria assunta dalla Sinistra al potere: il patto di governo Psoe-Podemos ha subito attaccato la Chiesa; fatto "saltare" gli accordi vigenti con la Santa Sede; declassato l'ora di religione nelle scuole, privandola della possibilità di fare media; imposto agli alunni l'educazione «affettivo-sessuale», cavallo di Troia di una mentalità contraccettiva, abortista e Lgbt-friendly; negato ai genitori il diritto di scegliere la scuola per i figli e di indirizzare la loro educazione religiosa.Una nuova bandierina "rossa" è stata ora conficcata in un altro Stato a forte tradizione cattolica, l'Irlanda. Qui i risultati delle elezioni parlamentari, svoltesi lo scorso 8 febbraio, hanno purtroppo registrato un significativo rafforzamento dell'estrema sinistra, rappresentata da ben cinque liste (Sinn Fein, Verdi, Solidarietà-Popolo prima del profitto, Indipendente per il cambiamento, Partito dei lavoratori). Insieme hanno totalizzato il 34,7% dei voti e rappresentano in questo momento la forza progressista più solida d'Europa (in Grecia Syrisa ha ottenuto "solo" il 31,5% dei consensi alle elezioni parlamentari dello scorso luglio), una presenza rafforzatasi peraltro proporzionalmente alla scristianizzazione del Paese.GOVERNO PROGRESSISTAI loro programmi non promettono alcunché di buono. Il Sinn Fein, che nel Parlamento europeo fa parte del Gue-Gruppo delle Sinistre Unite, ad esempio, è un partito fortemente filo-abortista e filo-Lgbt: si è distinto per la foga con cui, in occasione del referendum del 2018, si è battuto per l'abrogazione dell'ottavo emendamento costituzionale, quello che garantiva all'embrione la medesima tutela della madre. E non ha esitato, per lo stesso motivo, ad espellere l'unica voce contraria, quella di Peadar Toibin, che, una volta fuoriuscito, ha fondato una nuova lista totalmente pro-life, denominata Aontu: chiede che venga negata la possibilità di abortire a motivo della disabilità dell'embrione, invoca l'obiezione di coscienza per il personale medico, cure d'urgenza per i bimbi sopravvissuti all'aborto e l'ecografia del bambino, che portano in grembo, per le donne che abbiano deciso di abortire. Ma non è la sola formazione pro-life, questa, del panorama politico irlandese: anche un'altra lista, Renua Ireland, chiede, tra l'altro, una riduzione delle tasse per le famiglie, di fermare la propaganda abortista e filo-Lgbt nelle scuole, nonché di bloccare la pornografia su Internet, considerata qual è ovvero un abuso su minori.Di contro, il governo progressista guidato in Irlanda da Leo Varadkar, primo premier dichiaratamente omosessuale ed anti-cattolico, si è distinto per aver introdotto le "nozze" gay, facilitato il divorzio e cancellato il reato di blasfemia, tutti provvedimenti approvati a colpi di referendum.LA VIA ELETTORALE OPPURE I TUMULTI DI PIAZZACome in America Latina, anche in Europa, laddove le forze di Sinistra non riescano a strappare il potere per via elettorale, ci provano con i tumulti di piazza. Così accade in Francia, ad esempio, dove anche quest'anno sono attese centinaia di anarchici a sfilare per le strade di Montpellier in occasione del Martedì Grasso per il cosiddetto «Karnaval dei Mendicanti», nonostante la manifestazione sia stata vietata da diversi anni per i danni e per il degrado provocati ogni volta: bidoni della spazzatura dati alle fiamme, vetrine in frantumi, negozi saccheggiati, scontri con la Polizia, il solito festival dell'eversione messo in scena ogniqualvolta vengano organizzate manifestazioni di questo tipo, insomma. Che vengano emanate disposizioni senza poi essere in grado di farle rispettare ricorda tristemente le «grida» manzoniane e denuncia tutta l'impotenza di un sistema politico privo di credito, di autorevolezza e disarmato di fronte alla violenza cieca ed all'arroganza delinquenziale dalla chiara matrice politica, quella di estrema Sinistra. L'anno scorso, ad esempio, tutto si risolse con soli 6 arresti a fronte del centinaio di criminali assiepati nel Boulevard de Strasbourg.Questa recrudescenza comunista in Paesi-simbolo del Cattolicesimo europeo rappresenta un segnale da non sottovalutare, soprattutto perché frutto, in Spagna ed in Irlanda, di un consenso popolare espresso per via elettorale o referendaria, dunque sintomo di un mutato clima civile, politico e culturale, quanto mai pericoloso, specie in prospettiva...Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "Le tre mosse (anticristiane) del governo Sanchez" racconta come dal 13 gennaio 2020 si sia insediato il nuovo esecutivo di sinistra guidato da Pedro Sanchez e in pochi giorni ecco tre atti contro la libertà. Primo, la lotta contro il pin parental, perché secondo l'esecutivo "i figli non appartengono ai genitori". Secondo, l'accelerazione sull'eutanasia. Terzo, il tentativo di mettere le mani sui beni della Chiesa.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 1° febbraio 2020:Non sono passate nemmeno tre settimane dalla nascita ufficiale del secondo governo Sanchez, avvenuta lo scorso 13 gennaio. E già il nuovo esecutivo spagnolo - formato da socialisti, comunisti e Podemos - ha fatto tre mosse per imbavagliare genitori, persone sofferenti e Chiesa. Non c'era da aspettarsi altro, e tuttavia colpisce il dinamismo sinistro con cui il nuovo governo si è messo all'opera.Il primo "casus belli" è nato a seguito della proposta di prevedere nel sistema educativo della regione della Murcia, governata da una coalizione di centrodestra (Popolari, Ciudadanos e appoggio di Vox), che i genitori siano informati dei programmi scolastici extracurriculari delle scuole ed eventualmente possano far valere il diritto umano di rifiutare tali programmi per i propri figli (il cosiddetto pin parental, "controllo genitori"). La possibilità di scelta, ovvero il riconoscimento del diritto dei genitori, è stata invocata dopo i pericoli di indottrinamento in alcune scuole riguardo all'educazione sessuale e ideologia di 'genere'. L'accettazione della proposta da parte del governo della Murcia, il 17 gennaio, ha spinto il ministro per l'Educazione, Isabel Celáa, a impugnare la decisione per via giudiziale: da qui la polemica feroce che infiamma le radici della convivenza civile spagnola.Lo stesso Sanchez, nella sua prima intervista televisiva alla Tv pubblica, ha rincarato la dose contro la libertà educativa e i diritti dei genitori: "Cose da ultra destra... un modo per evitare i problemi reali, un tentativo di esautorare la comunità educativa spagnola". Ancora più chiara la già citata Celáa: "Non possiamo pensare in nessun modo che i figli appartengano ai genitori, noi difenderemo il diritto dei minori di pensarla in maniera diversa". Sulla stessa linea il ministro dell'Uguaglianza, Irene Montero, che ha definito il pin parental una censura educativa e un frutto del machismo: "Una famiglia omofoba non ha diritto che i figli vengano educati con lo stesso spirito omofobo".Diversamente da ciò che traspare dalle dichiarazioni di Sanchez e dei suoi ministri Celáa e Montero, la Costituzione spagnola non include il proclama sul comunismo di Bucharin del 1919, che al paragrafo 79 diceva che "il bambino appartiene alla società; [...] il diritto dei genitori di educare i propri figli, da un punto di vista socialista, non ha fondamento". Nella Costituzione spagnola si dice invece (art. 27.3) che si riconosce il diritto dei "genitori affinché i loro figli ricevano una formazione religiosa e morale conforme alle proprie convinzioni". Con sentenza del Tribunale Costituzionale del 1981, si limita la libertà del docente che mai può tramutarsi in indottrinamento. La stessa Corte europea dei diritti umani ha più volte, nel 2007 e in seguito, riconosciuto il diritto della libertà di coscienza dei genitori nel campo educativo, anche nei riguardi di materie curriculari. Una serie di dichiarazioni dell'Onu, tra cui la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, confermano questo diritto inalienabile dei genitori e della libertà educativa.La violenta reazione all'approvazione del pin parental, strumento amministrativo per rendere effettivi i diritti dei genitori, smaschera il vero scopo del governo Sanchez, cioè di impossessarsi dei figli degli spagnoli e indottrinarli.Davanti a questo pericolo, l'Alleanza evangelica spagnola è scesa in campo con un durissimo comunicato di denuncia, in cui si accusa il governo di voler indottrinare i figli a dogmi ideologici presentandoli come nuove verità assolute. Il 25 gennaio, lo stesso cardinale Antonio Cañizares, nella sua lettera settimanale, non ha mancato di stigmatizzare le gravi affermazioni di Sanchez e di altri esponenti dell'esecutivo ("i figli non appartengono ai genitori"), ricordando non solo che il diritto/dovere dei genitori di educare i propri figli è comunemente accettato, ma altresì che è "solo dei sistemi dittatoriali e delle dittature l'affermare che questo diritto/dovere appartiene allo Stato e che i figli appartengono allo Stato", come già visto nell'URSS, a Cuba o in Cina.In questi stessi giorni, il 29 gennaio, il secondo colpo del governo Sanchez, ossia la confermata proposta della coalizione di sinistra ad approvare in tempi rapidi, e prevedendo obblighi per cliniche pubbliche e private, una nuova legge sull'eutanasia. L'eutanasia attiva, oggi delitto punibile per la legislazione spagnola, era stata oggetto di accordo nel governo e ora la maggioranza ha chiesto una rapida approvazione da parte del parlamento. Il ministro della Salute, Salvador Illa, ha incluso la legge sull'eutanasia come una delle quattro priorità assolute del suo impegno.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6016IN CINA LA CHIESA E' CONTROLLATA DAL GOVERNO di Leone GrottiIl 1° febbraio sono entrati in vigore in Cina nuovi regolamenti cui tutte le religioni dovranno attenersi per non diventare fuorilegge. Come già scritto, si tratta di un ulteriore inasprimento del controllo che lo Stato eserciterà su tutte le organizzazioni religiose. Queste non potranno più fare nulla (celebrazioni, raduni, progetti) senza l'esplicita approvazione del dipartimento per gli Affari religiosi del governo e saranno costrette ad «aderire alla leadership del Partito comunista cinese, aderire al principio di indipendenza e di auto-governo», che per la Chiesa cattolica significa obbedire a Pechino invece che al Papa, e «attuare i valori del socialismo».POSSIAMO ANCORA CHIAMARCI CHIESA CATTOLICA?C'è però anche un'altra norma che rischia di minare alla base l'identità della Chiesa cattolica. Ogni religione, infatti, dovrà essere guidata al massimo vertice da un'assemblea nominata dallo Stato. Il principio è chiaramente in contraddizione con la dottrina cattolica, come nota padre Li, sacerdote dell'Hebei intervistato da Ucanews: «Così non si abolisce forse il tradizionale modello della Chiesa guidata dai vescovi? Se la Chiesa non ha una guida cattolica, si può ancora chiamare Chiesa cattolica?».L'obiettivo del Partito comunista è «chiaro», continua il sacerdote: «Trasformare la Chiesa cattolica in un gruppo che appartiene al Partito. Questi nuovi regolamenti mettono in serio pericolo la Chiesa cinese e da quando sono stati introdotti non abbiamo avuto che persecuzione, chiese demolite, il divieto di vendere Bibbie online, oltre all'arresto di centinaia di cristiani per incitamento alla sovversione del potere statale».Hau Baolu, che gestisce una parrocchia nello Shaanxi, reagisce allo stesso modo: «Ora sono gli atei a gestire la Chiesa. Mi chiedo come il governo possa pretendere di essere più importante di Dio e del Vaticano in materia di fede e morale». Secondo Wang Baoen, cristiano dello Shaanxi, «i nuovi regolamenti intendono privare i vescovi e i preti della loro autorità e portare la Chiesa sotto il controllo totale dello Stato, che non esiterà a sopprimerla».NON SEGUIREMO QUESTE REGOLE, NOI SUORE SIAMO PRONTE AL MARTIRIOUna suora cattolica, che guida un convento nell'Hebei, ha dichiarato sempre ad Ucanews che non rispetterà le norme appena entrate in vigore: «Noi abbiamo le nostre regole e la nostra gestione del convento. Se seguissimo quelle del governo, non saremmo più un gruppo di suore cattoliche. Non possiamo cambiare la nostra natura».I nuovi regolamenti sono in netto contrasto anche con l'accordo provvisorio tra Cina e Vaticano firmato nel settembre 2018. Per quanto il testo sia segreto, la Santa Sede ha più volte ribadito che il governo comunista ha riconosciuto il ruolo di papa Francesco come capo della Chiesa cattolica in Cina. Come si concilia questo riconoscimento con la nascita di un'assemblea nominata dallo Stato, e che sicuramente non includerà i vescovi ancora non riconosciuti dal governo, che avrà il compito di decidere tutto riguardo alla vita e agli insegnamenti della Chiesa? Come stanno insieme l'autorità del Papa e il riconoscimento del «principio di indipendenza e di auto-governo» della Chiesa cinese? Queste domande, per ora, rimangono senza risposta.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6007SPAGNA, PUZZA DI REGIME: NON PUOI PENSARE DIVERSAMENTE DAL GOVERNO di Raffaella Frullone«Non possiamo pensare in alcun modo che i figli appartengano ai genitori». Non si può certo dire che non sia stata chiara Isabel Celaá, ministro dell'Istruzione dell'esecutivo spagnolo guidato dal socialista Pedro Sánchez. La Celaá ha rilasciato questa dichiarazione durante una conferenza stampa in cui criticava l'adozione del cosiddetto «Pin parentale» da parte del governo della regione di Murcia per iniziativa del partito Vox. Si tratta di una sorta di consenso informato che permette alle famiglie di esercitare il primato educativo e dunque fornire o meno l'autorizzazione rispetto alle attività scolastiche complementari.«Il Pin parentale viola il diritto fondamentale e costituzionale dei bambini e dei giovani a essere educati - ha dichiarato il ministro Celaá - e dunque non può essere accettato. Viola inoltre l'autonomia del centro educativo». Nel caso il messaggio non fosse abbastanza chiaro, le ha fatto eco Irene Montero, ministro spagnolo per l'Uguaglianza, che ha ribadito: «I figli di genitori omofobi hanno il diritto di essere educati al rispetto» e sulla «possibilità di "amare chi vogliono"». Secondo la Montero la decisione del governo della Múrcia «comporta la rottura del patto contro la violenza di genere».Ma se i figli non appartengono ai genitori bensì allo Stato, allora ci sono alcune cose che non tornano, come ha scritto in una lettera diventata virale María Teresa Corzo Santamaría, preside della Facoltà di Scienze economiche e commerciali della Pontificia Università di Comillas e madre di cinque figli.LETTERA APERTA AL MINISTRO DELL'ISTRUZIONE«Signora Celaá, sono la madre di cinque figli, lavoro ogni giorno all'università e spendo le mie energie quotidiane tra la cura dei miei figli e il lavoro e il pagamento di tutte le tasse allo Stato. Grazie al fatto che vivo nella Comunità di Madrid, ho qualche aiuto destinato alle famiglie numerose e per la disabilità di due dei miei figli. In altre comunità non va così bene. Ma mai nessuno di qualunque governo mi ha aiutato quando i miei figli si sono alzati di notte o quando sono stati malati, né alcuno mi ha aiutato quando sono stati ricoverati. Nessuno è corso a prendere uno dei nostri bambini a scuola mentre io o mio marito eravamo in ospedale con nostro figlio appena operato al cuore. Nessuno mi ha accompagnato nei controlli medici di mio figlio con la sindrome di Down. Solo le associazioni non governative senza scopo di lucro ci hanno offerto aiuto.Di questo "governo papà", nessun segno. Non vi ho visto signore e signori. Ma ora che il bambino è a scuola, guarda caso, ora volete essere voi "il padre", volete educarlo a modo vostro. E togliere la libertà di educazione ai genitori. Perché attenzione, cosa succede se la madre non pensa come il governo? Allora diciamo che non puoi pensare diversamente e basta. E se la signora Montero pensasse che la madre è pazza? O se la madre dice qualcosa che alle dee dell'Olimpo, custodi del bene, non piace? O peggio ancora, e se lo dicesse il padre? [...]Un'ultima domanda, dato che è filosofa e conosce i sillogismi. Se i bambini ora appartengono allo Stato totalitario del signor Sánchez e del signor Iglesias, allora appartengono anche allo Stato di Franco, quando Franco era al comando, giusto? E se il prossimo presidente del governo sarà il signor Abascal, i bambini di questo Paese apparterranno anche a lui, giusto? Dopo 17 anni dalla nascita di della mia figlia maggiore, molto lavoro, molti dottori, molte notti di sogni infranti e molte occhiaie, avevo solo bisogno di sentire questo insulto alle libertà e all'intelligenza. Ma ora le cose sono cambiate, i genitori non hanno più libertà. No, ora no, perché le dee hanno parlato».Nota di BastaBugie: Mauro Faverzani nell'articolo seguente dal titolo "Spagna verso il regime comunista, SOS della Chiesa" racconta la drammatica situazione spagnola.Ecco l'articolo completo pubblicato su Corrispondenza Romana il 29 gennaio 2020:«Abbiamo visto come il comunismo si è introdotto in Venezuela. Ed è quanto sta avvenendo ora in Spagna»: a lanciare l'allarme, dalle colonne del quotidiano Abc, sono state Eva Buitrago, 65enne di Santa Cruz, e Violeta Perdorno, 59enne di Caracas, entrambe esponenti dell'Associazione Pensionati venezuelana. Scorgono ora nel Paese iberico gli stessi germi, che hanno portato il marxismo al potere in Venezuela, a partire dall'era Maduro.E non sbagliano. A confermarlo autorevolmente in una lettera pastorale, è stato l'arcivescovo metropolita di Mérida-Badajoz, mons. Celso Morga Iruzibieta, che, dopo aver letto il programma del nuovo governo Psoe-Podemos, lo ha accusato senza mezzi termini di laicismo militante, pronto a rendersi «parte attiva nella rimozione totale di Dio dalla vita pubblica» e nell'«imporre l'ateismo pratico». Ciò cui il prelato oppone l'enciclica di Benedetto XVI Caritas in Veritate n. 29, laddove si legge in particolare: «Quando lo Stato promuove, insegna o addirittura impone forme di ateismo pratico, sottrae ai suoi cittadini la forza morale e spirituale indispensabile per impegnarsi nello sviluppo umano integrale».Non è un caso che il diritto dei genitori ad impartire ai figli un'educazione religiosa conforme alle proprie convinzioni sia stato definito dal neo-ministro per l'Educazione spagnolo, Isabel Celaá, del Partito Socialista Operaio, un «diritto accessorio». Ed, in base a tale assurdo pretesto, è pronta a trascinare la giunta regionale di Murcia in tribunale, accusandola d'aver violato il diritto all'istruzione, per aver dato «priorità ad un diritto accessorio» ovvero cercato di trattare tutte le materie allo stesso modo. È lo stesso ministro, che due mesi fa, dal palco del congresso delle Scuole cattoliche, negò che la Costituzione iberica garantisca ai genitori il diritto di scegliersi la scuola per i propri figli e tanto meno un'educazione religiosa.Il nuovo governo ha già mostrato, poco dopo il suo insediamento, un inquietante volto da regime. Contro cui si è già espresso pubblicamente anche il card. Antonio Cañizares Llovera, arcivescovo metropolita di Valencia: «Ciò che ha detto il ministro Celaá è una barbarie, è il più grande passo indietro che un governo possa fare - ha commentato -. Questo governo sta violando l'ordinamento giuridico spagnolo. I genitori hanno il dovere e la responsabilità di educare i propri figli e niente e nessuno glielo può togliere, tanto meno lo Stato», che deve rispondere all'esigenza di «garantire a tutti, soprattutto alla famiglia, di poter adempiere al proprio dovere educativo». Sua Eminenza ha bollato espressamente chi la pensi diversamente d'avere ancora la testa ai «gulag sovietici ed alla cultura comunista».Nei giorni scorsi Txomin Gómez, responsabile dell'Educazione nella Diocesi di Vitoria, ha denunciato a chiare lettere, in un'intervista rilasciata all'agenzia InfoCatólica, gli ostacoli amministrativi e le difficoltà opposte dagli istituti scolastici alle famiglie decise ad iscrivere i propri figli all'ora di religione. Non solo: il nuovo governo, spostato decisamente a Sinistra con l'accordo tra Partito Socialista Operaio e Unidas Podemos, già dai primi passi compiuti ha rivelato subito la propria vera natura, quella di lupo travestito da nonna di Cappuccetto Rosso: nella valutazione degli alunni l'ora di religione non farà più media; inoltre, chi non la frequenti, avrà semplicemente una materia in meno, non essendone più previste alternative educative; vietate le scuole che propongano un'istruzione differenziata in base al sesso, maldestramente ed ideologicamente definita una «segregazione educativa» (sic): chi non ha classi miste, può scordarsi di ricevere ancora soldi pubblici; verrà di contro potenziata nelle classi l'educazione «affettivo-sessuale», cavallo di Troia per inculcare una mentalità contraccettiva, abortista ed Lgbt-friendly alle nuove generazioni sin dalla più tenera età. Peggio di così...Sono tutti provvedimenti, che violano palesemente gli accordi vigenti tra Spagna e Santa Sede, accordi che prevedono per l'ora di religione condizioni assolutamente equiparabili a quelle delle altre materie. Invece no, d'ora in poi gli alunni si troveranno di fronte a professori di "serie A" (gli iperlaicisti) e professori di "serie B" o "C" o "D" (gli insegnanti di religione). Insomma, una cosa è certa: in Spagna il nuovo governo è appena nato, eppure già si sente puzza di regime.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5967L'ALLEANZA SEGRETA TRA HITLER E STALIN di Marcello VenezianiIl 23 agosto di ottant'anni fa il mondo stava prendendo un'altra piega che avrebbe cambiato i destini dell'umanità. Stalin e Hitler strinsero un patto che sarebbe diventato un abbraccio fatale per il comunismo, per il nazismo ma anche per il resto del mondo. Era un patto di non-aggressione, firmato al Cremlino dai due ministri degli esteri, Molotov e Ribbentrop, ma era in realtà un patto di aggressione al resto del mondo. Un reciproco via libera all'insegna dell'anticapitalismo, dell'antisemitismo e dell'antioccidentalismo.Stalin brindò col ministro tedesco alla salute del Fuhrer e all'amicizia tra i due regimi. Un mese dopo seguì un ulteriore patto di amicizia. Rimase in piedi per un paio d'anni, quel patto, permise di spartirsi la Polonia, consentì alla Germania di invadere i paesi vicini e dichiarare guerra alle plutocrazie occidentali, ricevendo dall'Urss scorte di petrolio, informazioni segrete e materiali necessari al conflitto. Se il carattere sospettoso e maniacale dei due dittatori non avesse prevalso, oltre le ragioni strategiche, oggi vivremmo in un altro pianeta.Magari a guerra finita ci sarebbe stata una finale resa dei conti tra la Germania indoeuropea e la Russia asiatica; però intanto avrebbero liquidato insieme capitalismo, democrazie liberali, ebrei ed egemonie atlantiche. Fu l'Operazione Barbarossa, due estati dopo, a spezzare l'incantesimo e l'idillio, con l'attacco tedesco all'Urss.L'IMBARAZZANTE GIRAVOLTA DEI COMUNISTI EUROPEI (TOGLIATTI INCLUSO)Di quel patto, la stampa e la cultura occidentale, egemonizzate da una cultura di provenienza marxista e comunista, ha sempre finto di non ricordarsi e continua a dimenticare. Ma quel patto non riguardò solo i due dittatori. Fu un patto che coinvolse i regimi, i partiti, gli apparati, la propaganda. E si estese ben al di là dell'Unione Sovietica a tutta l'Internazionale comunista. Fu imbarazzante, e a tratti ripugnante, la giravolta che i comunisti francesi e italiani, Togliatti incluso, fecero dall'antifascismo militante fino alla guerra di Spagna alle epurazioni dei dissidenti antinazisti, alle circolari che esortavano a chiudere ogni ostilità tra rossi e neri e a guardare con simpatia alla Germania nazista che si apprestava ad aggredire le nazioni capitaliste.Qualcuno, come Angelo Tasca, tra i fondatori del partito comunista d'Italia, prese quel patto assai sul serio, e in Francia dove era esule da comunista dissidente, fu col regime filo-nazista di Vichy, diresse una rivista collaborazionista con la Francia occupata dai nazisti, l'Effort, e fu dipendente del governo di Petain. Altri compagni da noi si barcamenarono, elogiarono il Patto, misero la sordina all'antinazismo. Camilla Ravera e Umberto Terracini osarono criticare il patto con Hitler: furono espulsi dal Pc. Rischiò grosso anche Peppino Di Vittorio; gli altri si allinearono.Al di là dei fatti storici, le giravolte e i retroscena, come giudicare quel patto sul piano delle idee? Ci affidiamo al giudizio di due acute pensatrici ebree, una rivoluzionaria-socialista e l'altra liberal-democratica. Scrivendo Sulla Germania totalitaria, Simone Weil osservava che le parole d'ordine dei nazisti e dei comunisti sono state quasi identiche e notava già prima del patto: "non si può negare l'esistenza tra i comunisti di una certa corrente di simpatia verso gli hitleriani...Si ha spesso l'impressione che operai comunisti e operai nazisti nelle loro discussioni cerchino invano di trovare un punto di disaccordo... In pieno terrore hitleriano si potevano sentire hitleriani e comunisti rimpiangere insieme i momenti in cui lottavano, come dicevano, fianco a fianco, vale a dire il tempo del plebiscito rosso; si poteva sentire un comunista gridare: 'Meglio nazista che socialdemocratico'".LE ORIGINI DEL TOTALITARISMONe Le origini del totalitarismo Hannah Arendt sottolineò le convergenze tra nazismo e comunismo, l'ammirazione di Hitler per "il geniale Stalin" e ricordò che Krusciov aveva rivelato: "Stalin si fidava solo di un uomo, e questo era Hitler". Nazismo e comunismo, notava Pierre Chaunu, sono "gemelli eterozigoti" e Francois Furet sottolineava "la parentela inconfessata" tra i due e la complicità ideologica.Nel Novecento, il Secolo del male, Alain Besancon, nota che Russia comunista e Germania nazista ebbero in comune la parola lager. Quell'uso, come è noto, non fu solo verbale. Comunismo e nazismo condivisero la promessa del bene assoluto in terra. Il nazismo ebbe una passione estetica, magica e naturalistica mentre il comunismo ha una passione etica, storica e materialistica.I nazisti promisero di ridare bellezza al mondo, i comunisti promisero di dare bontà al mondo. Il comunismo uccide a fin di bene, è pedagogico e obbliga le sue vittime a interiorizzare le sue nuove regole morali; per questo, aggiunge Besancon, è più perverso del nazismo. Perverte a tal punto "il principio di realtà e il principio morale da poter sopravvivere a 85 milioni di cadaveri", mentre l'idea nazista soccombe con le sue vittime. Il nazismo, in linea col suo particolarismo, è ferocia circoscritta a un preciso nemico (gli ebrei e altre minoranze mirate); il comunismo, coerente col suo universalismo, è visione punitiva estesa all'umanità.Tutti possono diventare vittime del comunismo, chi difende la famiglia, la patria, la religione o la proprietà o gli stessi comunisti "deviati", anarchici e "socialtraditori". Il nemico del comunismo è generico e indefinito, il nemico del nazismo è specifico e definito. La paura nei regimi comunisti è universale, tutti denunciano tutti.Perciò, nota Besancon, i comunisti "hanno bisogno della chiusura assoluta delle frontiere, per proteggere il segreto delle loro fosse, del loro fallimento". Infatti il comunismo crolla con la globalizzazione. I comunisti controllano l'informazione in modo capillare, fino a "sostituire la realtà con una pseudorealtà". Vi ricorda qualcosa? Viviamo di continui paragoni tra l'oggi e l'avvento del nazismo.Quanti paragoni potremmo fare tra la sinistra d'oggi e la sua matrice comunista?Nota di BastaBugie: l'accordo di Hitler e Stalin permise lo sterminio di 22.000 ufficiali polacchi da parte dei sovietici. Per informazioni e per vedere il trailer del film del 2007 "Katyn" che parla di questa triste vicenda, clicca qui!
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5917IL NEMICO DELLA SINISTRA NON E' SALVINI di Marcello VenezianiMa chi è il nemico principale della sinistra? Voi direte Salvini o il centauro Salvini-Meloni. Ma vi sbagliate. E andando a ritroso avreste risposto Berlusconi, o prima ancora Craxi, Fanfani o Almirante. O al tempo dell'anticapitalismo, i "padroni".Ma anche in quei casi sareste stati approssimativi, avendo ragione sul piano superficiale e contingente. Il vero nemico storico, ontologico, assoluto della sinistra - sia in versione comunista che radicale e progressista - è la realtà.E questo spiega gli appelli infruttuosi che lanciano i suoi leader e i suoi chierici a ritrovare il rapporto con la gente, a rifarsi un'anima, un popolo e una passione sociale, o viceversa a spiegare, senza mai spiegarselo, come mai avviene il travaso di consensi in territori e quartieri proletari, da sinistra ai sovranisti.LA SINISTRA È CONTRO LA REALTÀRifiuta la realtà, la natura, l'esperienza, il senso comune e il sentire popolare. Qualche giorno fa in tv, Corrado Augias ha detto un'apparente sciocchezza. Ha detto che essere di destra è molto più facile che essere di sinistra. Di primo acchito sobbalzerete. [...]Però Augias voleva dire forse qualcos'altro. Essere di sinistra è più difficile perché vai controsenso cioè contro il corso naturale della realtà.In principio fu il comunismo e la sua essenza malefica fu l'abolizione della realtà: "il comunismo abolisce lo stato di cose presenti" proclamano Marx ed Engels. È il sogno di un mondo nuovo, di una società perfetta, contrapposta al mondo reale e alla società imperfetta in cui da sempre viviamo e che dovremmo sacrificare in nome di quella migliore che verrà. Il '68 fu la versione aggiornata dell'irrealismo: il rifiuto della realtà nel nome dell'immaginazione, della natura nel nome del desiderio, della tradizione nel nome dell'emancipazione, dell'autorità nel nome della libertà assoluta, dei meriti nel nome dei diritti.Ma anche oggi la sinistra più sofisticata adotta una visione correttiva della realtà che viene chiamata non a caso politically correct, e che avversa la natura, l'esperienza, la storia, la tradizione, il senso comune, nel nome di un moralismo ideologico e lessicale che produce da un verso ipocrisia e dall'altro intolleranza. Ipocrisia perché non puoi chiamare le cose col loro nome, non puoi indicare la realtà per quello che è e per come l'hai davvero conosciuta nell'esperienza personale e tramandata. Ma se ti ostini a farlo, se non ti adegui e non ti correggi, incorri nelle sanzioni dell'intolleranza.La sinistra non accetta la natura, non accetta i limiti e i confini imposti dalla vita; respinge gli assetti consolidati nel tempo; disconosce o colpevolizza le molle naturali dell'umanità, da quelle economiche a quelle affettive, dalla legittima aspirazione al riconoscimento dei propri meriti e delle proprie capacità, alla motivazione personale del profitto e del miglioramento economico-sociale; dalla preferenza in amore e solidarietà verso i famigliari, gli amici, i connazionali, alla tutela delle proprie identità. Rovescia la realtà, ribalta l'ordine della carità e della vita, spezza il legame tra diritti e doveri, tra azioni e responsabilità, tra libertà e suoi limiti.L'ODIO PER TUTTO CIÒ CHE È NOSTRANOQui si manifesta quell'indole che Roger Scruton definisce oicofobia, l'odio per tutto ciò che è nostrano e la preferenza per tutto ciò che viene da fuori, dall'esterno, da lontano. Si potrebbe anzi compilare un elenco delle fobie serpeggianti oppure ostentate che sono agli antipodi di quelle - come la xenofobia, l'islamofobia, l'omofobia - verso cui viene sancita condanna e riprovazione: l'italofobia, ossia il rigetto del senso di appartenenza e di preferenza nazionale, la cristofobia, ossia la rimozione dei simboli della civiltà e della tradizione religiosa, la familofobia, ovvero il rigetto di tutto quanto riguarda la famiglia naturale, la paternità e la maternità, i legami di sangue, la casa. Prevale il razzismo etico in base al quale tutto ciò che proviene dalla realtà, dalla natura, dalla civiltà e della tradizione deve essere condannato e capovolto. Certo, la natura lasciata a se stessa è solo basic istinct, la realtà allo stato spontaneo è rozzezza, egoismo; l'identità non è inerzia, la tradizione non è ripetizione. Ma un conto è educare, formare secondo il precetto antico "Divieni ciò che sei"; un altro è liberarsi, disfarsi, divenire ciò che non sei, ma ciò che vorresti che fosse. Un conto è il realismo selettivo, un altro è l'utopia contro la realtà.Da questa scelta culturale di fondo discende sul piano pratico e politico quel continuo schierarsi contro il sentire comune, contro il buon senso, gli interessi e le preoccupazioni della gente. Trascurando la richiesta di sicurezza e di identità, la paura dell'ignoto e dell'oscurità, o viceversa lo spaesamento, la perdita dei confini, la piramide capovolta dei rapporti di cittadinanza, la preferenza a tutto ciò che viene da fuori e da lontano.Poi ogni tanto, nella terapia di gruppo si chiedono: ma dove abbiamo sbagliato, perché il popolo ci è contrario? Perché hanno dichiarato guerra alla realtà.Per carità, sempre nel nome della pace...Odiano, ma a fin di bene.Nota di BastaBugie: non ci stancheremo mai di consigliare la visione dello straordinario video "La battaglia contro la realtà" (durata: 2 minuti) tratto da un film discutibile, ma che in questo spezzone raggiunge un vertice di saggezza.Gli adepti del Fronte Popolare di Giudea confabulano azioni terroristiche contro i nemici di sempre: i romani. Un uomo vuole che la battaglia dei gay di avere figli venga condivisa dagli amici di quel fronte. Ecco allora che uno degli esponenti più saggi del gruppo si domanda se quella non sia una sterile "battaglia contro la realtà". Essere "contro la realtà" è infatti la prerogativa di ogni ideologia. Ieri comunismo e nazionalsocialismo, oggi animalismo, ambientalismo, movimento gay...Ecco dunque l'esilarante ma serissimo video, seguito dal nostro commento alle frasi più significative.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5863IL DITTATORE BUONO (E CATTOLICO) FRANCISCO FRANCO: RIESUMATO IL CORPO PER SPREGIO di Gabriel ArizaChe un governo socialista in funzione faccia di tutto per dissotterrare un cadavere che giace da 44 anni nella sua tomba in vista delle elezioni è macabro. E senza dubbio in Spagna il presidente del governo Pedro Sanchez sa che l'esumazione di Francisco Franco, il dittatore che fu capo di Stato prima della restaurazione della democrazia in Spagna, è per l'ideologia che rappresenta, una vittoria postuma e simbolica: 22 telecamere al Valle de Los Caidos, una unità mobile, 3 troupe televisive a Mingorrubio, dove dovrà essere inumato, e la diretta di tutti i dettagli da tutti gli angoli per diverse ore.Però questo gesto rappresenta molte altre cose a cominciare dalla pretesa di questa riconciliazione tra gli spagnoli tra le 2 Spagne che si scontrarono nella nostra ultima guerra civile sulla quale si basava il regime democratico nato nel 1978 e per proseguire con, fatto non minore, la l'invasione della Guardia Civìl nell'abbazia benedettina e nella chiesa annessa dove riposavano i resti mortali di Franco: questo porta alla memoria quello che fu il più grande massacro ecclesiastico che l'Europa abbia mai conosciuto, con almeno 7.000 preti assassinati, un numero incalcolabile di fedeli, centinaia di chiese, conventi e monasteri dati alle fiamme fino alle fondamenta, immagini sacre e tombe profanate e le più spaventose bestemmie pubbliche. È questo - solo in parte - quello che rende così inescusabile e codardo il silenzio della Chiesa spagnola.Franco non fu un dittatore nato. Non fu mai un politico affascinante, né un militare con ambizioni politiche. Di fatto, grazie al suo enorme prestigio militare, fu richiesto in varie occasioni precedenti per partecipare a tentativi di colpo di stato e si negò sempre, adducendo che aveva prestato giuramento di lealtà alla Repubblica. E neppure si intestò la rivolta che scatenò la guerra civile, ma solo la morte del leader, il generale Mola, fu scelto per guidare le truppe della nazione.L'UNDICESIMA SANTA CROCIATAFranco si sentì liberato dal suo giuramento solo quando la Repubblica fu ridotta al caos nel quale una parte della Spagna si dedicava a liquidare fisicamente l'altra parte. La rivolta era in definitiva la reazione di una parte di popolazione che non voleva morire. E, come fervente cattolico, Franco non poteva assistere impassibile alla distruzione della chiesa in Spagna. D'altra parte, così è esattamente come la Chiesa universale lo ha visto. Pio XII ha riconosciuto «il difficile compito di restaurare i diritti di Dio e della religione. Il popolo spagnolo si è alzato deciso a difesa degli ideali della fede e della civiltà cristiana", disse Papa Pacelli, quando chiamò l'alzamiento "Santa crociata", l'undicesima.E non fu l'unico pontefice ad elogiare Franco, che fu insignito del Supremo ordine di Cristo, la massima onorificenza vaticana. Così il successore di Pio XII, il recentemente canonizzato Giovanni XXIII dirà: «Franco fa leggi cattoliche, aiuta la Chiesa, è un buon cattolico, che cosa gli si può chiedere di più?». E Paolo VI, il quale e ebbe gravi attriti con il regime, nonostante questo, dichiarò che "Franco ha fatto molto bene alla Spagna e l'ha preparata per uno sviluppo straordinario in una epoca di pace. Franco merita un congedo glorioso e un ricordo pieno di gratitudine».Ma soprattutto come attesta il testamento, Franco è stato un fervente cattolico non era affatto un opportunista della fede, bensì un fedele che poneva la sua fede al centro della vita.Queste sono le prime parole del testamento che lasciò a tutti gli spagnoli, singolare per un qualunque dittatore del XX secolo: "All'arrivo dell'ora per me in cui rendere la vita all'Altissimo e comparire davanti al suo inappellabile giudizio chiedo a Dio che mi accolga benigno alla sua presenza, perché ho vissuto e sono morto cattolico. Nel nome di Cristo mi onoro e è sempre stata mia volontà costante essere figlio della Chiesa nel cui seno vado a morire". [...]Franco ha cercato in ogni momento di applicare al governo di Spagna in tutta la sua completezza la dottrina sociale della Chiesa, introducendo prestazioni sociali e diritti del lavoro sconosciuti fino ad allora nella legislazione spagnola, incluso la Repubblica, la maggior parte delle quali sono tuttora in vigore. [...]IL PECCATO DI INGRATITUDINE DEI VESCOVI DI OGGINon un solo vescovo spagnolo ha alzato la voce contro gli affronti che non solo hanno attentato ai diritti della famiglia del defunto, ma contro la libertà religiosa della Chiesa in Spagna. Un'altra volta.Solo il priore dell'abbazia del Valle, Santiago Cantera, ha osato sfidare tutti i poteri dello Stato e l'opinione comune in difesa dei diritti della Chiesa e della famiglia, senza contare su alcun appoggio dei suoi fratelli nella gerarchia, i quali al contrario, hanno dato il loro via libera alla esumazione.Però se anche trascurassimo questa codardia, è completamente inammissibile quello che è accaduto e che può convertirsi in un terribile precedente per la Chiesa spagnola. Nonostante il rifiuto del priore ad esempio, la Guardia Civìl è entrata armata nell'abbazia e nella chiesa senza un ordine giudiziario. Come può tacere la Conferenza episcopale spagnola a un assalto del genere? Che legittimità le rimane se neppure protesta davanti alla perquisizione da parte dell'autorità civile di uno spazio di culto col Santissimo presente?La conferenza episcopale spagnola si è trasformata da molto tempo in una burocrazia più interessata a mantenere una sempre minor quota di potere, piuttosto che a rappresentare il messaggio evangelico o almeno a difendere i diritti della fede di fronte alla volontà del principe. Le sue lotte sono tutto sommato delle briciole con le quali i governi che si succedono la tengono addomesticata e docile: l'insegnamento della religione, l'esenzione del pagamento dell'IBI, la decima nella dichiarazione dei redditi. Questo insieme di prebende sono a volte il bastone e la carota che converte l'episcopato spagnolo in una blanda e timorosa macchina di consenso politico.Chiunque conosca minimamente la storia della Spagna può testimoniare che questo silenzio con il quale i vescovi credono di comprare la conservazione dei loro privilegi, è in realtà un passo fatale. Il nostro Paese ha una tortuosa relazione con il clero. Infatti, dello spagnolo si dice che "va sempre dietro al prete: o con una candela o con un bastone". La Sinistra spagnola ha l'anticristianesimo nel suo DNA e l'ha già testato nel sangue con questo assalto impunito è incontestabile. Si sbagliano quelli che pensano che questa profanazione sia la fine. È solo il principio di qualcosa di molto peggiore.(Traduzione di Andrea Zambrano)
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5854IL REGIME CINESE FESTEGGIA I SUCCESSI DEL COMUNISMO... MA DIMENTICA I 40 MILIONI DI MORTI di Leone Grotti«Il popolo cinese si è alzato in piedi!». Con queste parole passate alla storia settant'anni fa, l'1 ottobre 1949, Mao Zedong annunciava a Pechino in Piazza Tienanmen la nascita della Repubblica popolare cinese. Per commemorare l'avvento al potere del regime comunista, questa mattina un'enorme parata militare con 15 mila soldati, carri armati e missili balistici sfilerà per viale Chang'an sotto gli occhi di un pubblico scelto dal regime, dell'apparato gerarchico comunista al gran completo e ovviamente del segretario generale del partito comunista, nonché presidente a vita della Cina, Xi Jinping.IL SOGNO CINESEDa settimane Xi è impegnato nelle celebrazioni e gira tutto il paese per magnificare i successi del regime, il "sogno cinese", che rimane il suo slogan preferito, e il socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era, programma lanciato nel 2012. Ieri, in Piazza Tienanmen, Xi si è inchinato tre volte davanti al mausoleo dove si trova la salma di Mao, mentre pochi giorni fa il presidente si è recato a Xinyang (Henan), prefettura della Cina centrale, per tributare i dovuti onori al mausoleo che ricorda i nomi dei 130 mila combattenti dell'Esercito popolare di liberazione morti durante la guerra civile.Qui Xi ha esaltato le decine di migliaia di «martiri» rivoluzionari che hanno «conquistato questa terra rossa riscattandola con il proprio sangue». Dobbiamo sempre «ricordarci da dove proviene il potere rosso e commemorare la memoria dei nostri martiri», ha aggiunto. Xi ha poi lodato il fulgido passato della Cina, che prelude a un futuro ancora più prospero, e ricordato i meriti delle riforme del partito comunista nel portare «felicità e successo» alle masse.Ciò che Xi si è dimenticato di ricordare è che proprio a Xinyang una delle mirabolanti riforme del regime comunista ha causato la morte di un milione di persone. Era l'epoca del Grande balzo in avanti, la folle campagna di modernizzazione comunista dell'economia della Cina imposta da Mao. Dal 1958 al 1962 morirono di fame, o uccisi dai soldati, tra i 30 e i 40 milioni di persone.Nella regione di Xinyang, un milione di residenti su otto milioni morirono di fame e di abusi. Nel villaggio di Gaodadian, come riporta il New York Times, sono state erette due stele per ricordare i 72 abitanti (su un totale di 120) periti di stenti. I più anziani, sopravvissuti alla strage, ancora ricordano come la gente era ridotta a mangiare l'erba e a sventrare i cuscini per prendere e bollire le bucce di frumento. I più disperati sono arrivati addirittura a mangiare i cadaveri.IL MEMORIALE DIMENTICATOIl memoriale, ricoperto di sterpaglie, è stato eretto da Wu Yongkuan, oggi 75enne. Il padre, Wu Dejin, morì nella carestia dopo essere stato denunciato dai funzionari comunisti per aver osato chiedere del cibo per l'intero villaggio. Dopo aver creato il disastro, infatti, il regime accusò i contadini di nascondere il grano. Ancora oggi, gli abitanti del villaggio non accusano Mao per l'immensa strage: «Non è stata colpa sua, i leader non sapevano che la gente moriva di fame». Mao invece sapeva tutto ed è famoso un suo discorso del 25 marzo 1959, nel quale disse: «Quando non c'è abbastanza da mangiare, la gente muore di fame. È meglio lasciare che metà della popolazione muoia, così che l'altra metà possa mangiare a sazietà».Xi ovviamente non ha visitato il memoriale eretto da Wu Yongkuan. Da anni il presidente cinese mette in guardia i più alti quadri del regime, spiegando che l'Unione Sovietica è crollata quando le autorità hanno permesso alla gente di criticare gli errori del partito comunista. Ecco perché Xi mette a tacere i critici e si guarda bene dal citare l'interminabile lista di errori compiuti dal partito nel governo dalla Cina, come la Rivoluzione culturale (tre milioni di morti) o il massacro di Piazza Tienanmen (10 mila morti) o le alluvioni che hanno colpito l'Henan nel 1975 per il cedimento delle dighe costruite male (26 mila morti).Xi oggi magnifica i risultati ottenuti dal regime comunista in Cina, omettendo che la crescita economica e l'alleviamento della povertà sono costati decine di milioni di morti. Wu Ye, 51 anni, che ha aiutato il padre a erigere il memoriale per il nonno e gli altri cinesi morti di fame nel villaggio di Gaodadian, ha scoperto quale fosse la reale entità della catastrofe del Grande balzo in avanti solo quando si è trasferito negli Stati Uniti. «Su internet tanti cinesi continuano a dire che è impossibile che siano morte così tante persone. Vorrei potergli dimostrare la verità».Nella prefettura di Xinyang in pochi hanno fatto caso alla visita di Xi Jinping. La memoria della carestia è ancora troppo forte. «Oggi c'è abbastanza da mangiare», ricorda scoppiando a piangere Chen Xueying, 71 anni. «Ma allora passavano giorni e notti intere senza che si trovasse nulla. Abbiamo sofferto tanto. Sono morti tutti».
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