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BASTA BUGIE - Morale
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BASTA BUGIE - Morale

Author: BastaBugie

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L'etica ci aiuta a comprendere la distinzione tra bene e male in modo da fare buon uso della libertà
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6754IL CATTOLICO LASSISTA: LA LEGGE DI DIO COME OPTIONALUn amico mi ha detto ''Si può tradire la moglie, te lo dico da cattolico''di Pierfrancesco NardiniParlando con un amico mi sono trovato a parlare [...] sulla possibilità o meno di poter tradire la moglie, se questa non si concedeva.L'argomento non è dei migliori, ma rende bene l'idea: l'interlocutore non solo sosteneva che era moralmente possibile, ma addirittura che non fosse nemmeno peccato. "E te lo dico da cattolico!", ha poi intercalato, quasi a voler convincere giocando la carta della fede.In primis, in nessuna parte della dottrina cattolica, anche post conciliare, si trova giustificazione alla possibilità di tradimento.Entrambi i coniugi hanno il dovere di stare in intimità, ovviamente con frequenze e modalità di buon senso, e commettono anche peccato nel non farlo. Si parla proprio di dovere. [...]Gesù spiega che anche solo il desiderare un'altra donna (ma vale anche per il desiderare un altro uomo) sia peccato. È nei Comandamenti ed è stato sempre ribadito dalla Chiesa fino all'ultimo attuale Catechismo.Nonostante questo ci sono persone, che si professano cattoliche, che insistono sulla possibilità di poter ignorare una parte della Legge divina sulla morale. In pratica si autoconvincono che quella tal cosa è permessa dalla Chiesa. Eppure basterebbe così poco per rendersene conto.Allora ecco che spunta fuori il "cattolico lassista".Il lassismo è un "sistema di opinioni o tendenza individuale caratterizzati da mancanza di rigore nel conformare la propria condotta alla legge morale, alle norme della disciplina, ecc., o da eccessiva indulgenza nel richiederne l'applicazione" (Treccani vocabolario online). È lo stesso vocabolario citato ad evidenziare che nello specifico della morale religiosa è una "disposizione dell'anima (detta anche coscienza lassa) che porta a negare l'obbligatorietà di una legge morale quando vi sia un motivo anche debolmente probabile per credere che tale legge non esista".Si tratta, insomma, di separare la fede dalla vita. Dio viene sì riconosciuto, ma non è il centro, non è più la bussola vera del proprio esistere.Un problema, questo, che è connaturato nell'uomo ferito. La perdita del dono d'integrità, dopo il peccato originale, ha fatto sì che tendessimo più verso il male che verso il bene; quindi più verso ciò che ci è più comodo, piuttosto che verso ciò che ci è più difficile.Ma è anche un problema che - oggi - trova terreno fertile nella dimensione laicista, che non si manifesta solo nella politica (sarebbe riduttivo pensarlo), ma anche in quello esistenziale. E così, alla fine, è sempre la propria coscienza ad essere più o meno elevata ad un ultimo criterio di giudizio.Quando invece tutta la vita cristiana è ben sintetizzata dalle parole di San Paolo ai Galati (2,20): "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me." Cioè al proprio criterio di giudizio, bisogna sostituire quello di Cristo.Solo in questo modo Cristo è riconosciuto come Signore... altrimenti è solo un orpello!
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6737UOMINI CHE PICCHIANO LE DONNE... E LO CHIAMANO SPORT di Luca VolontèChe tipo di uomo vuole combattere contro una donna e massacrarla di pugni e calci? Sicuramente un uomo senza vergogna né etica, almeno dal punto di vista sportivo.Negli Usa ed in molti altri paesi, infatti, questo tipo di 'combattimenti', nello sport, rischiano di diventare la norma, per una forma di "rispetto" nei confronti degli atleti transessuali. Alana McLaughlin, per esempio, ha indossato una maglietta con la scritta "End trans genocide" dopo aver battuto spudoratamente una donna durante il suo primo combattimento 'MMA al Combat Global' il 10 settembre a Miami. Il 38enne McLaughlin è stato nelle forze speciali dell'esercito degli Stati Uniti per sei anni e ha scelto la "chirurgia di riassegnazione del sesso" nel 2016. Gli incontri di lotta totale del MMA non vietano ai maschi di combattere contro le donne, a patto che i maschi affermino di non essere uomini."Abbiamo bisogno di mostrare che MMA è uno sport inclusivo", si dice tra gli organizzatori di questi eventi che assomigliano in tutto alle disfide nelle arene romane. McLaughlin sostiene che coloro che lo chiamano imbroglione sono "transfobici", ma in realtà il solo bugiardo nell'intera vicenda è lui. L'ironia di sfoggiare una maglietta con scritto "fine del genocidio trans" mentre si difende la violenza maschile contro le donne è nauseante. Non c'è nessun "genocidio trans".Ai maschi trans-identificati vengono offerti infiniti privilegi a spese della sicurezza e dei diritti delle donne. Hanno infatti il "diritto" di sottoporsi a chirurgia estetica, prendere ormoni e indossare i vestiti che vogliono. Se vogliono anche competere nello sport, possono farlo con e contro altri uomini e se non sono all'altezza della sfida, allora scelgono di competere, in questo caso massacrare, le atlete donne. Nel combattimento dei giorni scorsi McLaughlin ha usato una presa al collo per battere la 32enne Celine Provost, una combattente chiaramente più abile, che semplicemente non poteva competere con la forza di un uomo.Alana McLaughlin non deve per nulla esser compatito, stiamo infatti parlando di un uomo che ha iniziato ad allenarsi nelle MMA sei mesi fa e a cui è stato permesso di combattere contro una donna che si allena da un decennio e l'ha infine battuta imponendo la sua violenza e la sua forza. McLaughlin non è un povero innocente alla disperata ricerca di una possibilità di competere.Come ha ben scritto Meghan Murphy sul portale femminista 'Feministcurrent': "Questo è un ragazzo che è ben informato sull'attivismo trans e lo sta usando come scusa per comportarsi in modo misogino e perpetrare la violenza contro le donne. L'idea che si tratti di una povera anima che vuole solo essere inclusa si è dimostrata essere uno scherzo, solo guardando il suo feed di Twitter" dove si vanta delle sue battaglie ideologiche contro le donne.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6734LA FILOSOFIA E' IMPORTANTE? A COSA SERVE? di Corrado GnerreQuando ci si accosta allo studio della filosofia, uno dei più grandi errori che si può fare è partire senza partire, cioè iniziare senza conoscere che cosa sia la filosofia.In molti libri si cerca all'inizio di dare una risposta, ma poi ci si accorge che è una risposta che non risponde, evanescente, inafferrabile, che dice e non dice.Volete sapere perché? Perché molti libri rifiutano una concezione precisa della filosofia e tendono invece a presentarci una disciplina che volutamente non sappia nemmeno cosa sia se stessa. D'altronde, se si ammette che esiste una verità oggettiva (cioè valida per tutti), è un conto; ma se si è convinti che non esistono certezze, allora anche la filosofia non può avere una definizione certa: può diventare tutto e il contrario di tutto.Noi invece sono convinti che la Verità (con la "V" maiuscola) esiste ed è oggettiva; e che la convinzione contraria sia una contraddizione, una sorta di serpente che si morde la coda. Infatti, se dicessimo che non esiste la verità oggettiva, ci contraddiremmo, perché comunque ammetteremmo che c'è una verità valida per tutti, e cioè che la verità non esiste!Detto questo, passiamo alla definizione di filosofia, ad una definizione precisa: La filosofia è la scienza di tutte le cose secondo le loro ultime cause, conosciute con il lume naturale della ragione. Come definizione sembra complicata, ma non lo è. Analizziamola.SCIENZALa filosofia è una scienza. E' scienza ogni relazione tra concetti e la filosofia si fonda sull'argomentazione, sulla successione logica dei concetti.DI TUTTE LE COSEAlla filosofia interessa tutto, nulla escluso. Non c'è campo d'interesse che le sia estraneo.SECONDO LE LORO ULTIME CAUSELa filosofia però non è la somma enciclopedica di tutte le discipline. Essa indaga le cause ultime, si chiede il perché dei bisogni e delle attitudini che invitano l'uomo ad occuparsi dei vari settori della vita. Un esempio. Tra la politica e la filosofia della politica esiste questa differenza: la politica studia il funzionamento della cosa pubblica, mentre la filosofia della politica il perché l'uomo senta l'esigenza di far politica, le ragioni della politica e come l'uomo si atteggi di fronte alla politica. Si potrebbe fare filosofia su ogni cosa. Anche sulle più banali. Anche sul Calcio. Se chiediamo: come si gioca a pallone? Ci può rispondere solo un tecnico (un allenatore o un calciatore). Ma se chiediamo: perché molti si divertono vedendo una bella partita di calcio o rincorrendo un pallone? Ci può rispondere solo chi si azzarda a fare una sorta di "filosofia del calcio".CONOSCIUTE CON IL LUME NATURALE DELLA RAGIONELa filosofia non utilizza la fede né l'intuizione né l'emozione, ma la ragione.Dare alla filosofia una definizione di questo tipo (la filosofia è scienza di tutte...) è importante perché spesso c'è la tendenza a definire la filosofia con il suo semplice significato etimologico, filosofia come "philein" (amore) e "sophia" (sapienza), cioè amore della sapienza. Se bastasse questo, vorrebbe dire che il desiderio di leggersi una buona enciclopedia renderebbe automaticamente filosofi... il che è una sciocchezza!
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6694LO SCANDALO DEL RAVE PARTY: UN MORTO, STUPRI, FURTI, DROGA LIBERA di Emanuele BoffiÈ più che giustificata l'indignazione per il rave party presso Valentano, località viterbese occupata abusivamente per una settimana da poco meno di 10 mila "fattoni" provenienti da tutta Europa. Come ha raccontato il proprietario del campo dove si sono dati appuntamento migliaia di ragazzi coi loro camper, le loro casse per la musica, le loro droghe, «sono entrati nei capannoni a rubare le batterie dei trattori, hanno aizzato i cani contro le pecore, hanno defecato, come ho visto fare a una ragazza, in mezzo a una strada di campagna, così, davanti a tutti».Un uomo è stato trovato morto a sette metri di profondità nel lago di Mezzano, una ragazza ha partorito, due sono state stuprate, decine di giovani sono finiti all'ospedale in coma etilico, a un contadino è stato rubato un pick up, molti supermercati della zona sono stati saccheggiati, le farmacie hanno finito le siringhe. Si teme sia scoppiato un focolaio Covid, i turisti della zona sono fuggiti, i ragazzi se ne sono andati solo quando «sono finiti alcol e droga».Insomma, un disastro, cui le autorità hanno lasciato spazio nel timore che un intervento avrebbe provocato ingestibili scontri.L'indignazione, quindi, è più che giustificata, viste anche le norme stringenti cui in tutta Italia s'è costretti a vivere, ma, sebbene comprensibile, porta poco lontano.Fatto lo sgombero dei "fattoni", risolto il problema? Solo momentaneamente, fino al prossimo rave, fino al prossimo raduno.Interessante è stato leggere quel che ha scritto su Libero Carlo Giovanardi, che, tra il 2008 e il 2011, ha avuto all'interno del governo Berlusconi la delega alle politiche antidroga: «Avevo introdotto tramite il Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio diretto dal Prof Giovanni Serpelloni, il Sistema Nazionale di Allerta Precoce e Risposta Rapida per le Droghe».Il Dipartimento aveva, tra gli altri compiti, quello di prevenire tali raduni: «In quel periodo vennero individuati 116 eventi musicali illegali, promozionati on line: 39 di questi sono stati impediti, cioè fermati prima che si svolgessero, 25 sono stati gestiti in loco con l'intervento delle forze dell'ordine, 38 si sono svolti malgrado la segnalazione, su 11 si attendevano riscontri. Complessivamente in quei tre anni erano stati individuati cinquantaquattro siti web in lingua italiana con il server localizzato all'interno dei confini nazionali, segnalate 426 pagine web, rimossi 27 annunci, oscurati 38 siti web e chiuse novantatré pagine dei siti internet».Il Dipartimento - ha denunciato Giovanardi - è stato successivamente smantellato. «Purtroppo i cittadini italiani si accorgono dei danni prodotti dal "partito dello spinello" e dai suoi sostenitori soltanto quando ne pagano direttamente le conseguenze».Il problema più grave, però, non è nemmeno questo. La questione decisiva è invece cosa fare con ognuno di quei diecimila ragazzi che, come ha raccontato uno di loro al Corriere, sono andati a Valentano perché «gli garba drogarsi». A questo buco nero esistenziale che brucia le vite di questi ragazzi come si risponde? [...]Che a Valentano quasi diecimila ragazzi si stessero autodistruggendo, barcollando come zombie davanti ad amplificatori con la musica a palla, pareva l'ultima delle emergenze in ordine di priorità.Invece dovrebbe essere il punto numero uno della nostra agenda d'intervento. C'è un lungo lavoro da fare con qui diecimila cui "garba drogarsi"; altrimenti ci stiamo illudendo che con lo sgombero abbiamo risolto il problema (almeno fino al prossimo).Nota di BastaBugie: Ruben Razzante nell'articolo seguente dal titolo "Trattativa Stato-rave party. Il mondo alla rovescia" commenta il ritrovo abusivo di migliaia di giovani con lo scopo dell'autodistruzione, senza nessun intervento preventivo da parte delle autorità. Che invece si attivano quando i comuni cittadini non rispettano le regole anti-Covid, anche se irragionevoli.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 20 agosto 2021:Guardare i telegiornali nelle ultime ore è assai istruttivo e dà la dimensione del mondo alla rovescia nel quale stiamo vivendo nell'era Covid. Diritti di libertà calpestati, soprusi all'ordine del giorno e incertezza permanente su cosa le autorità considerino bene pubblico.Il commento ricorrente di fronte alle immagini della tragedia dell'Afghanistan è fin troppo banale: i talebani moriranno tutti di Covid visto che girano senza mascherina e senza alcun distanziamento; esattamente come gli afgani che scappano dal nuovo regime senza preoccuparsi dei contagi e puntando a fuggire dal loro Stato per paura di essere giustiziati. Quindi moriranno anche loro di Covid? Si vedrà nelle prossime ore quale impatto avranno avuto sulla salute di quelle popolazioni gli incalcolabili e costanti assembramenti di questi giorni.Ma restando alla situazione italiana, si fa fatica a capire perché le autorità non siano riuscite a far nulla per far sospendere immediatamente il rave party iniziato nella notte tra il 13 e il 14 agosto vicino al lago di Mezzano, nel Viterbese. Il raduno abusivo, in spazi pubblici e privati, è durato ben sei giorni. I partecipanti, circa 10mila, si sono assembrati, hanno consumato alcool, hanno ballato e prodotto rifiuti lasciati poi nel terreno e c'è stato anche un morto, un ragazzo di 24 anni. Altri due partecipanti sono stati ricoverati in stato di agitazione negli ospedali di Pitigliano e di Grosseto. I medici stanno cercando di capire la causa clinica delle patologie. Ci sono state anche due denunce per violenza sessuale. Ma nel frattempo una domanda sorge spontanea: tra quei 10mila non c'erano positivi al Covid? Il Covid in quell'area non esisteva? Non esiste il rischio che ora i partecipanti possano portare il virus in tutta Italia e all'estero, visto che provenivano anche da altri Stati?Surreale che si siano dovute fare addirittura delle trattative tra lo Stato e un gruppo di balordi sprezzanti delle leggi. Se l'emergenza Covid impone davvero sospensioni delle libertà democratiche per finalità superiori come la tutela della salute, non si capisce perché non si sia potuto sospendere fin da subito la libertà di riunione in un contesto certamente pericoloso per la salute e la sicurezza pubbliche.Il ripristino della legalità non sarebbe dovuto avvenire dopo sei giorni ma immediatamente. L'area occupata andava sgomberata senza andare per il sottile. Tanto più che si trattava di un evento abbondantemente annunciato e che si ripete ogni anno. La salute pubblica e il rischio contagi avrebbero giustificato ogni intervento delle autorità. E invece il deflusso dei ragazzi è iniziato solo 5 giorni dopo, perché il cibo scarseggiava. Lo Stato di diritto ha perso un'altra occasione per poter riaffermare la sua autorevolezza.Un episodio davvero riprovevole che rimanda ad altre situazioni paradossali, in particolare quella degli immigrati che continuano a sbarcare sulle coste italiane spesso senza i dovuti controlli anti-Covid, disperdendosi sul territorio italiano.Il pugno di ferro, invece, le autorità lo usano con i cittadini che vorrebbero una ragionevole flessibilità nell'applicazione di alcune regole. E invece si ritrovano ad essere vessati per comportamenti che non hanno nulla di pericoloso per la salute pubblica. Il caos del green pass obbligatorio nelle mense ne è la riprova. Lavorare gomito a gomito in ufficio non comporta rischi di contagio, mentre consumare il pasto in mensa sì: questa sembrerebbe la logica delle assurde disposizioni vigenti, che finiscono per esasperare l'opinione pubblica.La ricorrente e sistematica attitudine di chi governa a scaricare sui cittadini le inadempienze e le incapacità mostrate per mesi nella gestione della pandemia mette sempre seriamente a rischio il patto sociale e alimenta dubbi sulla efficacia delle scelte sin qui operate dalle istituzioni in materia di Covid.D'altronde la cronistoria della pandemia ha sempre offerto perle di follia come la rincorsa ai runner sulla spiaggia con l'ausilio dei droni. La sensatezza delle disposizioni di legge le renderebbe più facilmente digeribili e applicabili e rafforzerebbe la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Al contrario, l'utilizzo miope del potere fondato sulla paura non produce frutti, neppure in termini di difesa della salute. L'evoluzione della pandemia evidentemente non ha insegnato ancora nulla.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6666AMARE IL PROSSIMO CON DOLCEZZA di Padre GabrieleLa dolcezza è il fiore della carità; è una partecipazione di quella soavità infinita con cui Dio guida e governa tutte le cose. Nessuno vuole il nostro bene, la nostra santificazione con tanta forza come Dio, e tuttavia Egli non lo vuole con durezza, rigidità o violenza, ma con forza sommamente soave, sempre rispettando la nostra libertà, sostenendo i nostri sforzi, attendendo la nostra adesione alla grazia con pazienza e dolcezza infinita. [...]La carità fraterna deve fiorire in questo spirito di soavità che, anziché esasperare le piaghe altrui le addolcisce, anziché aumentare i pesi li alleggerisce, anziché rendere più duro l'adempimento del dovere lo rende più facile e soave. La carità ha questa dolcezza con tutti, anche con gli ostinati, anche con i tardi ed i pigri nel corrispondere al bene, anche con i deboli che sempre ricadono negli stessi difetti. Anche se in un cuore ci fosse solo un briciolo di bene, bisogna circondare questo briciolo di cure amorevoli per aiutarne lo sviluppo [...].LA PAZIENZA A DURA PROVANei contatti col prossimo talvolta la nostra carità è messa a dura prova e, di fronte al comportamento irritante di certe persone, i propositi di dolcezza vengono ben presto travolti da movimenti di sdegno, di collera. Ciò non deve scoraggiarci, trattandosi in genere di reazioni spontanee indipendenti dalla volontà, ma non deve neppure autorizzarci a seguire gli impulsi della passione col pretesto che è troppo difficile resistere e che ci sentiamo trascinati nostro malgrado. È sempre in mano nostra il poter reagire e ci riusciremo più facilmente quanto più la nostra reazione sarà pronta, energica e soave insieme. Santa Teresa di Gesù Bambino insegnava a una novizia: «Quando si sente esasperata contro qualcuno, il mezzo per ritrovare la pace è di pregare per quella persona e di chiedere a Dio di ricompensarla per la sofferenza che le procura ». E suggeriva di prevenire questi incontri cercando di « addolcire anticipatamente il cuore ». [Consigli e Ricordi raccolti da Suor Genoveffa del Volto Santo - Ancora - Milano, 1955 p. 147].Del resto, se al prossimo adirato rispondiamo con ira, non facciamo che aumentare l'incendio, mentre bisogna cercare di spegnere la collera opponendovi dolcezza e mansuetudine. La dolcezza però non è condiscendenza e tanto meno connivenza col male: vi sono pure dei casi in cui, come insegna il Vangelo, la correzione fraterna è un dovere che s'impone ed allora è un vero atto di carità. Ma perché sia davvero tale non deve mai essere fatta con l'intento di umiliare, di mortificare e tanto meno di offendere il colpevole [...]. In questi casi la correzione, lungi dall'essere un atto di carità, è totalmente contraria a questa virtù e, anziché fare del bene, produrrà piuttosto l'effetto contrario. Solo un desiderio spassionato e sincero del bene altrui può rendere caritatevole ed efficace la correzione fraterna e questa deve essere fatta con tanta bontà che in essa il fratello senta molto di più l'amore che gli portiamo, che non l'umiliazione di venir ripreso. Proprio così Gesù ha trattato i colpevoli: tutti sono stati sanati dal suo amore, dalla sua dolcezza.PREGHIERA PER IMITARE LA DOLCEZZA DI GESÙ«O Signore Gesù che, morendo sulla croce, avevi un cuore sì dolce verso di noi e ci amavi tanto soavemente, laddove noi stessi eravamo la causa della tua morte, e ad altro non pensavi che ad ottenere il perdono dei tuoi crocifissori, mentre quelli ti martoriavano ed insultavano crudelmente, aiutami, ti prego, a sopportare con dolcezza le imperfezioni e i difetti del mio prossimo. [...] Insegnami sempre a comportarmi con dolcezza e soavità, senza mai rompere la pace con nessuno. [...] In conclusione, propongo col tuo aiuto, o Dio amabilissimo, di applicarmi per acquistare la soavità del cuore verso il prossimo, considerandolo come creatura tua, destinata a goderti in eterno in Paradiso. Quelli che sopporti Tu, o Signore Iddio, è ben giusto che li sopporti anch'io teneramente e con grande compassione per le loro infermità spirituali» (cfr. S. Francesco di Sales).
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6634ACCETTARE LA MALATTIA CON FEDE... E IRONIA di Alessandro Giunti"Accettare le cose che non si possono modificare...", diceva un vecchio adagio. Ma che c'è di più inaccettabile di una malattia che ti conduce alla morte dopo aver imprigionato una mente vigile in un corpo immobilizzato? L'ineluttabilità di certi eventi rende difficile la rassegnazione: la SLA ti priva del movimento, ti impedisce di fare le cose a cui tenevi di più. Correre, camminare, andare a funghi, coltivare il tuo lavoro, i tuoi impegni sociali, goderti boschi, albe, tramonti, mare e paesaggi sconfinati: tutto questo se lo è portato via la SLA, la Stronza, come la chiamava un malato illustre, il calciatore Borgonovo.Ma capacità di ragionamento e sensi intatti ti permettono di godere ancora del meglio che ti riserva la tua vita. Prima di tutto l'amore, quello che dai ai tuoi cari e ai tuoi amici, quello che da loro ricevi e il circuito affettivo che da qui si genera. Quanto più forte è la pena, tanto più tangibile diventa l'amore che la contrasta. E' così forte, l'amore, che ti sembra di poterlo toccare come un oggetto materiale, o di vederlo e sentirlo nell'aria come una nube di incenso profumato. Ogni bacio, ogni attenzione, ogni cura è un balsamo che lenisce le piaghe del cuore. Un affetto grande che è immagine dell'amore che Dio ha per noi, e che si manifesta tanto più forte nei panni che riceviamo per ripararsi dal freddo che ci attanaglia. Ho tanto freddo in questo momento, ma ho anche tanti panni (di cashmere!). A consolarmi infatti, oltre all'amore di Dio e dei miei cari, c'è anche la possibilità che ho di attingere alle risorse della mente, che mi hanno sempre guidato anche quando stavo bene.La prima fra queste è la capacità di stringere i denti nelle avversità e temperarle con tanti sentimenti positivi, tra i quali regna su tutte l'ironia della vita. Sembra che ci voglia un gran coraggio per mettersi a ridere in una situazione come questa, ma a pensarci bene, di fronte a una forchetta che ti cade di mano o a una gamba che cede sotto il tuo peso, richiede meno sforzo riderci sopra che affliggersi e macerarsi. L'ironia in casa mia non è mai mancata, abbiamo imparato l'uno dall'altro a ridere di tutto soprattutto di noi stessi. "Un po' per celia, un po' per non morire" come diceva Madama Butterfly. Quante tensioni, quanti rovelli mentali e quanti strascichi rancorosi ci risparmia una visione della vita scanzonata e positiva anche in frangenti come questo in cui verrebbe spesso da dire "ma che c'hai da ride?". Che c'ho da ride? Rido perché comunico! Rido perché ricevo baci e cortesie, perché prego, perché sono fedele a me stesso e a quello in cui ho sempre creduto. Rido perché so' vivo, perché ragiono e perché ogni mattina che vedo il sole sorrido e ringrazio la Provvidenza.La mia forza è dentro di me, ma l'amore e l'allegria che ricevo dall'esterno la fanno emergere, la coltivano e la fortificano. Quando la malattia sarà ai suoi gradi peggiori, non lo so se tutto questo riuscirà a sostenermi come adesso, però intanto vivo, rido, prego, combatto la Stronza e amo.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6633LE PAROLACCE E LE VOLGARITA' SONO UN PECCATOSecondo la Parola di Dio sono un'offesa fatta a Dio e quindi debbono essere bandite dalla bocca di un cristianoda Il Settimanale di Padre PioNel mio ambiente lavorativo (ho 26 anni e sono un tecnico informatico) ci sono tante brave persone, impegnate e oneste, che frequentano anche la chiesa. Purtroppo però si esprimono spesso in modo volgare, facendo uso continuo di certe "parolacce". Ho provato più di una volta a far notare loro la "stonatura" di questo linguaggio, soprattutto a chi tra loro si dice cristiano, ma rispondono che certe parole "scappano", o che il mondo è cambiato, il linguaggio si è evoluto e non è più il caso di prestare a certe parole la stessa attenzione che ci prestavano i nostri nonni... Effettivamente la società di oggi ha per così dire "depenalizzato" le parolacce... le sentiamo anche sulla bocca dei politici, nei TG, a volte le usano persino i preti nelle omelie (per usare un linguaggio più "giovanile"!). Le mie domande a questo punto sono due. La prima, forse banale, è: dire parolacce è peccato? Io continuo a evitarle, ma ormai ogni giorno ignoro quelle dei miei colleghi di lavoro (tanto lo sanno come la penso). Secondo voi manco per omissione?Agostino R.RISPOSTA DELLA REDAZIONECaro Agostino,ti ringraziamo della domanda che ci dà modo di affrontare una questione che forse ai più può apparire banale e secondaria, ma non lo è affatto. Magari più persone si ponessero l'interrogativo che tu ti poni! Invece si è oggi troppo leggeri e superficiali nelle proprie parole e nei propri atteggiamenti.Per risponderti, dobbiamo riflettere su chi è il cristiano - come in qualche modo anche tu hai intuito, indirizzando i tuoi richiami soprattutto a coloro che si dicono tali. Il cristiano non è solo e semplicemente chi è stato battezzato, o chi entra in chiesa la domenica. Il cristiano è colui che, per il Battesimo, è stato innestato in Cristo e attraverso la vita di grazia (alimentata dai Sacramenti della Confessione e Comunione e custodita con la fuga dal peccato) si mantiene effettivamente unito a Lui, come ci ha spiegato il Signore con una bellissima immagine: «Io sono la vite e voi i tralci» (Gv 15,1). Come il tralcio trae dalla vite la sua linfa vitale, così il cristiano trae il suo modo di pensare, agire ed esprimersi dallo "spirito di Cristo". È come se, in pratica, il cristiano avesse la mente, il cuore e la bocca innestati nella mente, nel cuore e nella bocca del Signore. Pensiamo a come parlava Gesù. Nel Vangelo vediamo che Gesù usava, quando occorrevano, espressioni anche molto vivaci e dure per riprovare il comportamento ipocrita degli scribi e dei farisei, ma non è mai scivolato nella volgarità. Ripugna anche il solo pensarlo. Come nella mente del Signore non vi era alcuna immondezza, così ugualmente nei suoi gesti e nelle sue parole era perfettamente limpido e regolato, coerentemente con quanto Lui stesso ha insegnato: «La bocca parla dalla pienezza del cuore» (Mt 12,34). Se questo è vero, come è verissimo, allora non ci si può scusare dicendo che "certe parole scappano". La realtà, se la si esamina più seriamente, è che le volgarità scappano solo a chi ne ha il cuore pieno. Niente più della parola manifesta chi siamo e cosa abbiamo nella nostra mente. Vengono così "svelati i pensieri di molti cuori" e, in alcuni casi, c'è davvero da arrossire!Sentiamo invece cosa dice lo Spirito Santo per bocca degli autori ispirati. San Paolo esorta i cristiani: «Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano» (Ef 4,29). E ancora: «Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità, cose tutte sconvenienti» (Ef 5,3-4).Per san Giacomo vale lo stesso discorso: «Se qualcuno pensa di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il suo cuore, la sua religione è vana» (Gc 1,26). E ancora: «Se uno non manca nel parlare, è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo» (Gc 3,2). L'apostolo qui aggiunge una verità preziosa: chi è pulito e casto nel parlare, è pulito e casto anche nel resto della propria vita.Sarà anche vero che il mondo è cambiato e si è abbassato il livello di decenza del linguaggio comune, ma il criterio ispiratore della condotta dei cristiani non è stato mai quello di omologarsi al mondo.Alla luce di tutto ciò, le volgarità e le parolacce (il cosiddetto turpiloquio) restano un'offesa fatta a Dio, e quindi un peccato, anche se in genere non eccedono il peccato veniale. Per questo debbono essere bandite dalla bocca di un cristiano. D'altra parte quando uno cerca di coltivare la presenza e l'amicizia del Signore, certe parole gli provocano fastidio anche al solo sentirle.Hai fatto molto bene a richiamare più volte i tuoi colleghi. È chiaro anche che non puoi insistere ogni giorno, e per il tuo silenzio non manchi di omissione. Bisogna infatti tenere presente la distinzione molto importante tra precetti morali positivi (quelli che comandano di fare una determinata cosa) e precetti morali negativi (quelli che la proibiscono). I primi obbligano sempre, ma non in ogni momento. I secondi obbligano sempre e in ogni momento. Nei primi rientra la correzione fraterna e pertanto non si è tenuti a farla sempre (bisogna esaminare le circostanze, se sia producente o controproducente). Nei secondi rientrano per esempio i precetti che proibiscono di bestemmiare o di commettere atti impuri. Questi precetti obbligano sempre e non vi è mai alcuna dispensa.Caro Agostino, conservati puro nei pensieri, nelle parole, nelle azioni, nei desideri e il tuo esempio sarà un richiamo costante per tutti. Il Signore ti ha messo in mezzo ai tuoi colleghi perché comprendano che non è necessario dire volgarità per essere ascoltati e interessanti. Forse, benché non te lo dicano, nel segreto del loro cuore ti ammirano. Ricordati di quello che diceva il grande Santo di cui porti il nome, ricavando l'affermazione dalla Sacra Scrittura, e cioè che tutti i beni ci vengono insieme con la purezza (cf. Sap 7,11).Grazie ancora per averci dato modo di affrontare questo tema così importante per tutti, ma soprattutto per i cristiani chiamati a rendere testimonianza della vita in Cristo con le opere e con le parole, come si addice ai santi (cf. Ef 5,3).
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6596L'ANTROPOSOFIA DI RUDOLF STEINER CAUSA GRAVI DISASTRI MEDICI ED EDUCATIVI di Mauro FaverzaniC'è un mistero nel mistero. Il primo mistero è come una struttura cattolica quale la Casa per Ritiri «Cristo de El Pardo» di Madrid, gestita dai Padri Cappuccini, possa accogliere un evento quale il «II Incontro di Terapie Integrative Antroposofiche», apertamente esoterico, previsto dal 18 al 20 giugno e promosso dalla Fecisa-Federazione Spagnola di Scienze della Salute Antroposofica, fondata da poco. Il secondo mistero consiste nel fatto che, su web e social, non risulti alcuna informazione in merito, neppure sui siti dell'ente promotore. [...]La cosiddetta medicina antroposofica è stata fondata da Rudolf Steiner e dalla dottoressa olandese Ita Wegman: costei, nata in Indonesia, primogenita di una famiglia coloniale olandese, ben presto si affermò professionalmente a livello internazionale per le proprie capacità; invitata nel 1923 dallo stesso Steiner ad entrare nel Consiglio esecutivo della Società Antroposofica, nel 1936 ne venne espulsa, assieme ad un buon numero di sostenitori, proseguendo indisturbata la propria carriera medica, soprattutto in Inghilterra e nei Paesi Bassi.In ogni caso, furono Steiner e Wegman a porre le basi della medicina antroposofica col libro dal titolo Elementi fondamentali per un ampliamento dell'arte medica secondo le conoscenze della Scienza Spirituale. E questo non è che uno soltanto degli ambiti influenzati dal pensiero antroposofico, entrato anche nella sfera pedagogica con le scuole Waldorf, presenti numerose anche in Italia, nella sfera agricola con la biodinamica, nella sfera finanziaria con la Triodos Bank e nella sfera religiosa con la «Comunità dei Cristiani», che in realtà di cristiano ha ben poco: voluta da un gruppo di protestanti tedeschi e svizzeri, con Steiner nel ruolo di ispiratore e, di fatto, di co-fondatore, la «Comunità dei Cristiani» ai propri aderenti propone la reincarnazione e trasforma la celebrazione dell'Eucarestia in quello che chiamano «Atto di Consacrazione dell'Uomo», atto tutto impregnato di antroposofia: esso "riattiverebbe" nei fedeli il potere di Cristo, che "consacrerebbe" così la natura umana. Come si può capire, tutt'altro rispetto al sacrificio eucaristico, di cui richiama al massimo la parvenza, la cornice, tradendo tuttavia totalmente la sostanza e snaturandone il cuore.IL PENSIERO STEINERIANO È PERICOLOSOMa perché il pensiero steineriano è tanto pericoloso? Esponente autorevole della Società Teosofica, Steiner nel 1906 fondò a Berlino un Capitolo ed un Gran Consiglio del Rito Riunificato di Memphis-Misraïm, inaugurando così la propria militanza massonica. La sua loggia venne denominata «Mystica Æterna», divenne Gran Maestro deputato, inaugurò altre logge in Germania, sinché non decise di staccarsi dalla propria obbedienza e di fondare qualcosa di nuovo, la «Massoneria esoterica». Dimessosi anche dalla Società Teosofica, seguito da 55 delle 65 logge che la costituivano, Steiner puntò tutto sulla sua Società Antroposofica, ormai indipendente. La sua attività si pose spesso strutturalmente in contrasto con la Chiesa cattolica: accusò i Concilii di Nicea e di Costantinopoli d'esser responsabili della decadenza spirituale dell'Occidente per aver rifiutato la reincarnazione e la tripartizione soma-psiche-nous. Non solo: nella letteratura antroposofica, ci si sofferma su figure, definite «spirituali» e "necessarie" nel piano cosmico quali Lucifero e Arimane, che, nello zoroastrismo, rappresenta lo spirito malvagio e distruttore, posto a capo di una schiera di demoni. Steiner, inoltre, individua due Gesù: un Gesù «Salomone» ed un Gesù «Nathan», diversi eppure misteriosamente fusi in uno solo al momento della disputa coi dottori del tempio e del Battesimo nel fiume Giordano. Quest'unico Gesù sarebbe stato così evoluto da poter ricevere in sé il Cristo, che, al momento della crocifissione, avrebbe lasciato il suo corpo e sarebbe divenuto lo spirito della Terra, nonché il corpo fisico ed eterico degli uomini. Da questo momento in poi Arimane sarebbe stato rinchiuso all'inferno e gli uomini più evoluti avrebbero potuto superare l'epoca della Terra e passare agli stadi successivi di Giove, Venere e Vulcano. È evidente come qui ci si trovi dichiaratamente in presenza di un'autentica eresia rispetto alla dottrina cattolica.UNA VISIONE PEDAGOGICA DEVASTANTEDa far notare, dunque, l'importanza di conoscere il pensiero di questo personaggio, pensiero che influenza anche la sua visione pedagogica con i dodici sensi posti astrologicamente in relazione ai dodici segni dello zodiaco, e quella medica, fortemente condizionata da metempsicosi, chakras o centri energetici, nessi karmici e mondo animico: i pazienti affidatisi ai "terapeuti" antroposofici sono stati spesso convinti a smettere o rinviare le cure loro suggerite dai medici, quelli veri. In ogni uomo convivrebbero una natura fisica, una eterica, una astrale e l'Io. Al momento del decesso, l'individuo abbandonerebbe la natura fisica, ma resterebbe per qualche giorno in possesso di quella eterica, che successivamente verrebbe a sua volta deposta, per vivere un periodo di purificazione nel mondo animico sino alla separazione dalla natura astrale. Resterebbe a quel punto l'Io quale «seme», che, dopo un periodo oscillante tra i 500 ed i mille anni, riceverebbe un nuovo corpo astrale ed eterico, sceglierebbe i propri genitori, vedrebbe rappresentata la vita futura ed, alla fine, si reincarnerebbe in un nuovo corpo. Concetti lontani anni-luce dai fondamenti del Cattolicesimo.Segnaliamo in merito un accurato Dossier dedicato all'argomento da Radici Cristiane n. 117 del settembre 2016, utilissimo per approfondire la materia. Ma bastano già questi pochi cenni per capire cosa renda inopportuno che una struttura cattolica come la Casa per Ritiri «Cristo de El Pardo» di Madrid ospiti il «II Incontro di Terapie Integrative Antroposofiche». Sarebbe utile però a questo punto sapere se ciò avvenga davvero o se l'appuntamento, di cui sul web non si trova traccia, sia stato - auspicabilmente - cancellato.
VIDEO: Apocalypto - La paura è una malattia dell'anima ➜ https://www.youtube.com/watch?v=cJZ0PrkejVE&list=PLolpIV2TSebUsSP8uQi0qHD_QddjH-_R3 TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6589LA PAURA E' UNA MALATTIA DELL'ANIMA di Luisella ScrosatiIl timore, la pusillanimità, è una debolezza toccata in sorte, di fronte alla quale nulla si può fare, come le lentiggini o il naso storto o a patata? Ed è possibile vivere da uomini, e da uomini di fede, allorché le nostre scelte vengono determinate da questa passione?Per i Padri, la questione è chiara e semplice: il timore è una malattia, dunque una condizione patologica non naturale dell'uomo. Certamente esistono fattori educativi che possono rendere una persona particolarmente vulnerabile a riguardo: l'idolatria della sicurezza e della salute, cui molti genitori ed educatori hanno offerto il loro incenso, si scontra frontalmente con un'educazione che invece ha sempre riconosciuto nel rischio, nella difficoltà, nella malattia, nella sconfitta, dei grandi alleati per formare degli uomini e non degli eterni bambini. Torniamo al grande insegnamento dei Maestri. Il timore paralizza l'uomo; esso s'insinua come una corrente persistente di pensieri, che presentano in modo ossessivo scenari futuri drammatici, che vengono emotivamente vissuti come se fossero reali. Da qui l'ansia, l'angoscia, il panico, quegli stati d'animo che paralizzano l'uomo, lo deprimono e lo spingono a evitare di prendere posizione, di lottare. La parola d'ordine è fare di tutto per conservare la posizione ed evitare guai, non esporsi, non correre rischi. La verità, il bene, la fedeltà a Dio e al prossimo, la Sua gloria vengono o totalmente rimossi oppure, in modo più rappacificante per la coscienza, "accomodati".La mediocrità diventa allora la cifra del timoroso e del pusillanime; e sappiamo come il mediocre, il tiepido, venga giudicato da Dio. Occorre perciò reagire a questa passione esiziale dell'anima. E i Padri, questi grandi conoscitori dell'animo umano, forniscono delle indicazioni molto precise e alla portata di tutti: «Chi si sforza nella preghiera pura sentirà rumori e fracassi, voci e insulti; ma egli non crollerà, né perderà il suo sangue freddo, dicendo a Dio: "Non temerò alcun male, perché tu sei con me" e altre parole simili» (Evagrio, La preghiera, 97). Il cristiano deve avere sempre sulle labbra le parole di confidenza presenti nelle Scritture, perché scendano nel cuore e lo risanino in profondità da questa passione. Evagrio richiama di fatto il Salmo 23 [22], al quale si può affiancare anche il Salmo 27 [26]: «Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore? [...] Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme; se contro di me divampa la battaglia, anche allora ho fiducia». E che dire del Salmo 91 [90], che san Benedetto aveva affidato alla preghiera quotidiana del monaco - nell'ora di Compieta -, affinché dal suo cuore, giorno dopo giorno, venisse allontanata ogni forma di paura?La parola di Dio sulle labbra e il pensiero di Dio nella mente, come insegna questo apoftegma: «Un anziano diceva: "Che tu sia addormentato o sveglio, qualunque cosa tu faccia, se Dio è davanti ai tuoi occhi, anche la forza di Dio rimane in te"». I demoni fanno di tutto per portare il nostro pensiero ad arrabattarsi dietro a mille cose, a cercare sofisticate soluzioni, a sprofondare nelle preoccupazioni, pur di impedirgli di rimanere in Dio; essi sanno molto bene che quando l'attenzione dell'uomo vaga lontano da Dio, diventa molto semplice farlo precipitare nella paura. È per questo che per i Padri il timor di Dio, ossia questa costante consapevolezza di vivere sotto il suo sguardo, è la soluzione radicale alla paura. Mentre l'oblio di Dio è l'ambiente ideale dove scorrazzano i fantasmi notturni e diurni.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6592UN GRANDE INSEGNAMENTO SULL'AMORE VERO di Corrado GnerreIl mistero della Trinità esprime chiaramente quanto l'amore debba essere giudicato dalla verità. Vediamo in che senso.La Trinità è costituita dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. Non si dice: dallo Spirito Santo, dal Figlio e dal Padre o dal Figlio, dal Padre e dallo Spirito Santo, ma: dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. Il tutto in una successione logica ma non cronologica. Ciò vuol dire che senza il Figlio non ci sarebbe lo Spirito Santo e senza il Padre non ci sarebbe il Figlio. Ma - e anche questo lo abbiamo detto - non è che il Padre abbia creato il Figlio e il Figlio abbia creato lo Spirito Santo. Perché, se così fosse, il Figlio e lo Spirito Santo sarebbero delle creature e ciò non è.Dunque una successione logica ma non nel tempo (cronologica). Il Cristianesimo ortodosso (quello dei Russi, dei Serbi, dei Greci, per intenderci) è lontano dal Cattolicesimo non solo perché non riconosce il Primato del Vescovo di Roma (il Papa), ma anche perché, a proposito della Trinità, non riconosce la dottrina cosiddetta del Filioque, cioè che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio. Lo Spirito Santo - secondo gli ortodossi - procederebbe solo dal Padre.Questione di lana caprina, direbbe qualcuno. Inutili pignolerie, direbbero altri. E invece no, la questione è importante, per non dire importantissima.Didatticamente si attribuisce al Padre l'azione della creazione, al Figlio quella della redenzione, allo Spirito Santo quella della santificazione. Questo non vuol dire che nel momento della creazione il Padre agiva e il Figlio e lo Spirito Santo non partecipavano, oppure nella redenzione il Figlio agiva e il Padre e lo Spirito Santo erano assenti... Nella creazione ha agito tanto il Padre, quanto il Figlio, quanto lo Spirito Santo e così nella redenzione... ma metodologicamente si dice così: il Padre crea, il Figlio redime, lo Spirito Santo santifica.Il Figlio è chiamato anche Verbo (Parola) per indicare il fatto che è il Dio che si manifesta, che si comunica. Il Figlio è anche il Logos, la Verità, mentre lo Spirito Santo è l'Amore. Ed ecco il punto nodale. Già in Dio è pienamente rispettata la processione logica verità-amore. L'amore deve essere sempre giudicato dalla verità, altrimenti può diventare anche la cosa più terribile.Facciamo un esempio. Un padre di figli lascia la famiglia perché "s'innamora" di un'altra donna, fa bene? Oggi molti risponderebbero di sì e direbbero: se lo ha fatto per amore... Due uomini o due donne s'innamorano e decidono di vivere insieme, fanno bene? Se lo fanno per amore... Ma questo è il punto. L'amore se non è giudicato dalla verità diventa il contrario di sé. Facciamo un altro esempio. Perché Hitler e i suoi decisero di perseguitare gli Ebrei? La risposta può sembrare paradossale ma non lo è: per troppo "amore" nei confronti della razza ariana. Perché Stalin decise di sterminare milioni e milioni di piccoli proprietari? Per troppo "amore" nei confronti dello Stato socialista. Perché Robespierre decise di tagliare teste su teste? Per troppo "amore" nei confronti della Rivoluzione che sentiva minacciata. Ecco cos'è l'amore sganciato dalla verità!Se si riflette bene, questo è uno degli errori più tipici dei nostri tempi. C'è chi si lamenta che oggi c'è poco amore. No, non è così, oggi ciò che manca non è l'amore, ma la consapevolezza della Verità, che è un'altra cosa! Oggi ciò che manca è la convinzione che l'amore - perché sia vero - deve essere giudicato dalla verità.Bisognerebbe ritornare a meditare sulla natura di Dio per capire come già nella Sua intima natura è presente questa verità, e cioè che l'amore è vero se è conforme al Vero. Solo così si potrà anche capire perché mai la Chiesa Cattolica ha sempre tenuto fermo sul punto del Filioque.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6562L'INGANNO DELLA RICERCA DELLA FAMA di Pierfrancesco Nardini"O quanto velocemente passa la gloria del mondo!" (De imitatione Christi)Ci sono persone che rincorrono disperatamente la visibilità agli occhi degli altri, del mondo, che rincorrono la fama.Senza riuscire ad ottenerla si sentono come vuoti, come se non avessero fatto nulla di buono e di importante nella vita.Addirittura un commissario di polizia americano nei primi decenni del 1900 raccontava che alcuni giovani, dopo l'arresto, chiedevano il giornale per vedersi sulle prime pagine assieme ai divi dello sport e dello spettacolo.A questo arriva a volte la mente umana.Entriamo però nel ragionamento con un paio di domande. Si fa qualcosa di importante nella propria vita solo se è una cosa pubblica, nota, che ci dà fama? E quanto la fama realmente può "riempire" la vita di un uomo?Il Vocabolario Treccani così definisce la parola "importanza": "il fatto d'importare a qualcuno, di stargli a cuore, di costituire per lui oggetto di grande o notevole interesse" e "riferito a persona, anche autorità, credito, influenza, valore".Sono definizioni che non hanno come condicio sine qua la notorietà, la conoscenza pubblica. Si è certamente importanti per qualcuno (per quanto poi dipenda da noi e dalla nostra capacità di relazionarci con gli altri) anche se si è la persona meno conosciuta al mondo.Si diventa una persona di valore, autorevole, influente in base a come ci si comporta non in base alla propria fama.Si fa, insomma, qualcosa di importante, si lascia il segno vivendo la propria vita con i valori, rispettando i nostri doveri di stato, soprattutto vivendo secondo la Legge di Dio. Non si deve necessariamente aver inventato qualcosa di decisivo per l'umanità o essere il più grande di tutti i tempi nel proprio campo.Le persone famose d'altronde sono come noi, la loro fama non aumenta l'eventuale importanza di quel che fanno.Viene in mente il film Notting Hill e la risposta di Anna Scott (Julia Roberts) a William Thacker (Hugh Grant) che manifesta preoccupazione per la troppa fama di lei: "...la faccenda della fama non è una cosa reale... sono una semplice ragazza che sta di fronte a un ragazzo e gli sta chiedendo di amarla".La "faccenda della fama", insomma, è sopravvalutata. Soprattutto è anche pericolosa.Si esagera? No, se si pensa che un cattolico non deve puntare alle cose di questo mondo, ma alla vita eterna.Sopravvalutare la fama significa correre il rischio di crearsi degli idoli e di "ricevere la ricompensa" (Matteo 6, 2) qui sulla Terra per poi piangere per l'eternità.La gloria terrena si disperde nel nulla. Scrive Shakespeare nell'Enrico VI, Atto I, Scena II: "La gloria è simile ad un cerchio nell'acqua che non smette mai di allargarsi, fino a che, causa del suo stesso ingrandirsi, non si disperde nel nulla."Preghiamo Maria Santissima affinché il nostro cuore e la nostra mente possano mantenersi fissi su Gesù e sulla vera ricchezza.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6547IL SACERDOTE CHE MOLLA NON E' UN EROEIl caso di don Riccardo Ceccobelli, sacerdote parroco di Massa Martana, diocesi di Orvieto-Todi, è diventato un caso mediatico nazional popolare, e non poteva essere altrimenti quando un prete dice di voler lasciare la tonaca per amore di una donna.Senza scomodare Uccelli di rovo, la miniserie Tv degli anni Ottanta, la storia di don Riccardo e di Laura, giovane catechista di cui il parroco ha dichiarato di essersi innamorato, è stata svelata domenica scorsa ai parrocchiani. Il sacerdote ha chiesto al vescovo, monsignor Gualtiero Sigismondi, la grazia della dispensa dall'obbligo del celibato e la dimissione allo stato laicale.La migliore risposta alle tante chiacchiere e il miglior modo per inquadrare questa situazione sono espressi nel comunicato stampa diffuso ieri dalla diocesi, lo riportiamo di seguito integralmente:«Domenica 11 aprile, il Vescovo Gualtiero Sigismondi, nella chiesa parrocchiale di Massa Martana, ha annunciato la sospensione di don Riccardo Ceccobelli dal servizio sacerdotale, a seguito della sua decisione di domandare al Santo Padre la grazia della dispensa dagli obblighi del celibato, chiedendo quindi di essere dimesso dallo stato clericale e dispensato dagli oneri connessi alla Sacra Ordinazione. Mons. Sigismondi - come riportato nel precedente Comunicato - ha chiesto di non commentare quanto don Riccardo ha deciso e di pregare per lui. Tuttavia, a seguito della rilevanza mediatica che l'annuncio ha suscitato, tale Ufficio interviene con alcune precisazioni.La Chiesa chiede ai preti di vivere il celibato con maturità, letizia e dedizione, quale testimonianza del primato del Regno di Dio e, soprattutto, come segno e condizione di una vita pienamente donata: senza misura. Si diventa preti dopo almeno sette anni di discernimento e, attualmente, sempre più in età adulta, quando si ha maggiore coscienza e capacità di fare scelte definitive. Così è stato anche per don Riccardo, il quale, dopo un itinerario formativo durato almeno sette anni, ne aveva 33 quando è stato ordinato presbitero.Una delle affermazioni che, in questa circostanza, va per la maggiore è la seguente: "Al cuore non si comanda". Tale opinione è indice di quanto, in un tempo segnato dal relativismo, la ragione sia sottoposta al dominio del sentimento.Si è parlato di eroismo davanti ad un prete che decide di mollare tutto perché si è innamorato di una ragazza; certamente occorre rispetto per la libertà di chi, pur avendo promesso solennemente di consacrare tutto se stesso a Cristo Gesù per il servizio alla Chiesa, non ce la fa, ma parlare di eroismo risulta davvero fuori luogo. Gli eroi sono quelli che rimangono in trincea anche quando infuria la battaglia, come, ad esempio, i mariti e le mogli o i padri e le madri che non mollano nei momenti di difficoltà, perché si sono presi un impegno e l'amore li inchioda anche nel tempo in cui i sentimenti sembrano vacillare; come i sacerdoti che, senza limiti di disponibilità e con cuore libero e ardente, vivono la fedeltà di una dedizione totale.In questo momento di sofferenza, la Chiesa di Orvieto-Todi è chiamata a vivere con serena fiducia e a fare tesoro di quanto il Santo Padre ha ricordato proprio oggi, durante l'Udienza Generale: "Senza la fede, tutto crolla; senza la preghiera, la fede si spegne"».Orvieto, 14 aprile 2021Nota di BastaBugie: per approfondire il tema del celibato sacerdotale si possono leggere due interessanti articoli da noi pubblicati cliccando sul loro link.IL MONDO NON PUO' CAPIRE LA BELLEZZA DEL CELIBATO DEI SACERDOTIAccettando di vivere celibi come Gesù i sacerdoti si consacrano con cuore indiviso al Signore e possono così dedicarsi più liberamente al servizio dei loro fratellida Luce di Mariahttp://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5284LA SOLITUDINE DEL SACERDOTE NON HA NULLA A CHE VEDERE CON IL CELIBATOLa solitudine del sacerdote è non poter fare a meno di predicare Cristo, ma doverlo predicare come è, crocifisso (in un mondo che, da sempre, fugge le croci)di don Luca Peyronhttp://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2601
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6539IL FALLIMENTO DELLO SMART WORKING di Leone GrottiContrordine compagni: lo smart working va bene, ma senza esagerare. I colossi della Silicon Valley, dopo averci propinato per un anno il sogno di un futuro senza uffici né orari, popolato da donne sempre connesse che lavorano sorridenti in casa mentre i figli a fianco fanno i compiti e da uomini che gestiscono gli affari sdraiati su un lettino in spiaggia con in mano un cocktail, hanno cambiato idea.GOOGLE E TWITTER TORNANO IN UFFICIOL’angloitaliana Fiona Cicconi, incaricata di gestire il ritorno in sede dei dipendenti di Google, ha dichiarato che da settembre chi vorrà lavorare da casa più di 14 giorni dovrà richiedere un permesso speciale e dovrà comunque abitare a una distanza accettabile dall’ufficio.Le prospettive aperte dalle famose parole del creatore di Twitter, Jack Dorsey («i nostri dipendenti possono lavorare da casa per sempre»), sono già finite nel dimenticatoio. Twitter ha comunicato che si aspetta che «la maggior parte» dello staff torni a lavorare in ufficio, con la possibilità di passare «parte» della settimana a casa. Una bella differenza.LA SILICON VALLEY CAMBIA IDEAA Microsoft lo smart working sarà accessibile solo per alcune posizioni e solo per ricoprire «meno del 50% dell’orario di lavoro». Amazon dal canto suo ha ribadito il «ritorno a una cultura ufficiocentrica», mentre IBM richiederà ad almeno l’80% dei dipendenti di lavorare almeno tre giorni su cinque in ufficio.La sbornia per lo smart working, insomma, sembra passata persino nella Silicon Valley. Secondo Amazon, solo la presenza fisica dei dipendenti nello stesso luogo permette di «inventare, collaborare e imparare insieme in modo efficace». Il capo esecutivo di IBM, Arvind Krishna, ha spiegato: «Se un dipendente ambisce a gestire un gruppo, se vuole avere più responsabilità o promuovere un certo tipo di cultura nel suo team, come può farlo da remoto?». Quando parte del personale tornerà in ufficio e ricomincerà a sviluppare rapporti personali, continua, chi lavora da remoto comincerà presto a sentirsi «svantaggiato».Pare insomma che neanche i colossi del web nella ultratecnologica e futuristica Silicon Valley possano fare a meno dei rapporti umani "fisici" per promuovere il loro mondo digitale, wireless e senza legami.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6506LA PALLAVOLISTA INCINTA E IL CORTOCIRCUITO DELLA SOCIETA' SENZA FIGLILa maternità viene difesa solo quando serve alla narrazione femminista, altrimenti è roba da medioevodi Caterina GiojelliUn post, e nel giro di poche ore la storia della "gravidanza vietata" della pallavolista Lara Lugli era già diventata l'emblema «di un diritto ancora negato», «della condizione femminile in Italia», «del patriarcato che vede le donne un oggetto di proprietà altrui», di come la donna sia ancora «vittima di atteggiamenti che hanno radici medievali», «questa vergogna deve finire», «porterò il caso in Parlamento». Dal Corriere a Repubblica, dall'Ansa a Wired, da Susanna Camusso alla senatrice Iv Daniela Sbrollini, da Maria Elena Boschi a Laura Boldrini, l'8 marzo scorso politica, giornali e mondo dello sport sollevavano gli scudi contro l'ennesima storia di «violenza contro le donne» (dal tweet della presidente del Senato Elisabetta Casellati).La storia di Lara Lugli è quella di una pallavolista con un passato in serie A e che nella stagione 2018/2019 è sotto ingaggio del Volley Pordenone, serie B1. A marzo la donna comunica alla società di non poter concludere il campionato perché in gravidanza, la società risolve quindi il contratto e, quando Lugli chiede con decreto ingiuntivo gli arretrati di una mensilità, cita la ragazza per danni. Il caso è drammatico, non solo perché Lugli ha poi perso il bambino, ma perché mette a tema la questione, serissima, dei contratti e delle tutele delle atlete nel mondo dello sport, ed è paradossalmente la risposta, definita "piccata" dal Corriere, del Volley Pordenone ad attestarne la gravità. DISCRIMINARE LA MATERNITÀ È DA MEDIOEVO?La società parla di «verità ribaltata», il contratto, presentato dall'agente stesso di Lugli, prevedeva clausole penalizzanti per l'atleta in caso di interruzione anticipata, «di fronte alla maternità ci siamo limitati a interrompere consensualmente il rapporto mantenendoci in costante contatto con la giocatrice anche nel doloroso momento che ha affrontato poche settimane dopo (...) Solo quando ci è arrivata l'ingiunzione di pagamento ci siamo opposti e abbiamo attivato le clausole del contratto». Secondo il Pordenone, che a causa della pandemia ha smesso di pagare gli stipendi, interrotto l'attività e rinunciato all'iscrizione al campionato successivo, il rimborso non è dovuto. Secondo Lugli lo è eccome, tanto più che in seguito all'ingiunzione «nessuno le ha poi chiesto di tornare a giocare». Son cose da contratti, carte, avvocati, e sì, in quanto al riconoscimento del professionismo femminile si apre un tema enorme che ha visto l'Assist, associazione che si batte per la tutela dei diritti delle sportive, chiedere un incontro a Draghi e al presidente del Coni Malagò.Questa è la storia di Lara Lugli. E poi c'è la narrazione della storia di Lara Lugli, quella in cui la maternità vissuta come un peso, una discriminazione, una colpa da punire sarebbe roba da Medioevo. Ed è qui che vale la pena ricordare che no, questa dottrina della maternità penalizzata e giudicata irrilevante nella sua dimensione sociale, di retrogrado non ha nulla. E che in pieno inverno demografico, di scudi sollevati in difesa della sua dimensione tutt'altro che privata, quando non sia minacciata dalla società maschile, se ne vedono ben pochi. Anzi.Tutti ci ricordiamo l'attacco isterico di Boldrini contro l'immagine dell'app Immuni che un anno fa mostrava una donna col bambino in braccio e l'uomo al pc, «un'app inquinata in partenza da insopportabili e anacronistici stereotipi», «fuori dal tempo e dalla storia (...) le donne italiane non meritano tutto questo» aveva rincarato Paola Concia. Ci ricordiamo le ovazioni dei giornali alle società della Silicon Valley così avanti nei diritti da proporre alle dipendenti di congelare i propri ovuli al grido "prima la carriera", un benefit modernissimo per definire inequivocabilmente la maternità un intralcio. QUANDO VERONA FACEVA SCHIFOAbbiamo visto mobilitazioni di ogni sorta per il diritto delle cinquantenni a fare figli, in lotta contro l'orologio biologico e l'inchiodamento delle giovani donne al destino della maternità, per il diritto a interrompere gravidanze in qualunque momento per qualunque motivo. Una maternità svilita ogni giorno dagli stessi giornali e politici (e dai tribunali), che oggi si stracciano le vesti per un "diritto negato" ma che trovano assolutamente normale che una donna infili i gameti in freezer, congeli gli ovuli, usi il proprio utero come un attrezzo o che una coppia di uomini possa farne le veci.Ecco a cosa ci ha portato la sindacalizzazione della "questione femminile", l'industria dei diritti e una battaglia per l'emancipazione eternamente sbilanciata ad assicurare libertà alle donne che di figli non ne possono o non ne vogliono avere. Un contratto come quello proposto dal procuratore di Lugli, e firmato dalla pallavolista e dal Volley Pordenone non dovrebbe avere cittadinanza perché la genitorialità non andrebbe mai discussa secondo le leggi di mercato: ma quando si è visto un altrettanto giusto sollevamento di scudi, in questa società dell'uguaglianza, a favore della maternità come valore sociale e non solo come arma di rivendicazione o diritto nel mercato del lavoro?È uno strano doppio standard. Non era forse medievale anche chiamare Verona «città a favore della vita»? Quando il consiglio comunale nel 2018 varò un'iniziativa per sostenere economicamente le donne incinte in difficoltà, senza mezzi o lavoro, Monica Cirinnà si disse «esterrefatta e schifata», e Pd, Leu e M5S si scagliarono contro una sorta di indebita classifica di valore che ponesse la scelta della maternità al primo posto, relativizzando le altre. Non è diverso da quello è che stato scritto in questo 8 marzo, quando medievale è diventato discriminare chi sceglie di diventare madre. Ma allora Verona era emblema di un altro diritto negato, quello di chi di figli non ne vuole sapere, e di un valore attribuito alla maternità per cui, quando non è l'8 marzo o non c'è qualcuno da salvare dal patriarcato, non si alza alcuno scudo.Nota di BastaBugie: nell'articolo si citano l'app immuni che ha causato le proteste della Boldrini e il congresso delle famiglie tenuto a Verona. Per approfondire si possono cliccare i seguenti link.L'APP IMMUNI SVELA LA PREPOTENZA DELLE FEMMINISTE AL POTERE IN ITALIALaura Boldrini e altre si scagliano contro l'immagine di una mamma che tiene in braccio il figlio e il marito che lavora: il ministro Paola Pisano prontamente inverte i ruoli (VIDEO: La verità sulle app di tracciamento)di Andrea Zambranohttp://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6160DOSSIER "CONGRESSO DELLE FAMIGLIE"Cosa è successo a Verona nel 2019http://www.bastabugie.it/it/dossier.php?id=10 Titolo originale: La pallavolista incinta e il cortocircuito della società senza figliFonte: Tempi, 11 marzo 2021Pubblicato su BastaBugie n. 708
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6496LA FOLLIA DI PERDERE TEMPO IN COSE INUTILIIl tempo è prezioso e non va sprecato... ci si può anche dedicare a legittimi svaghi, ma nel complesso il tempo va orientato verso la conquista del Paradisodi Don Dolindo RuotoloLa nostra vita passa, e ce ne accorgiamo ogni giorno. È un viaggio verso la morte e l'eternità. Ogni giorno, ogni mese, ogni anno che passa è un cammino percorso verso queste due mete, e diremmo, verso queste due stazioni. Chi intraprende un viaggio fa due tappe: va prima alla stazione o al porto, e poi sale sul treno o sul piroscafo, ed è portato lontano, tra i saluti e le lacrime di quelli che restano. Noi andiamo prima verso la morte, e dalla morte passiamo all'eternità. È una grande stoltezza dunque concentrarsi nella vita presente, lavorare e stentare per il benessere del corpo, e dimenticare le cose più essenziali: lanima e l'eternità.Non saresti stolto se, dovendo lavorare per produrre, tu perdessi il tempo a lucidare i perni o le ruote di una macchina e ti curassi solo della pulizia dello stabile, trascurando proprio il lavoro? Sì, è bene tenere tutto pulito, è bene anche avere un posticino più comodo per lavorare, ma l'essenziale è che tu produca, che la tela cresca, che il ferro sia modellato, che il legno grezzo diventi un mobile; se non fai questo, non sei un operaio. Un cuoco che si preoccupa di tener pulita la cucina, ordinato il suo vestito e non prepara il pranzo, a che serve? Le occupazioni della vita presente sono come l'ambiente e il mezzo per lavorare e produrre per la vita eterna, servono a compiere la missione che Dio ci ha data, per meritare il premio eterno; se tu dimentichi il tuo fine ultimo, e la necessità di operare il bene per salvarti, lavori, stenti, sudi, e praticamente ti affatichi invano.Sì - tu dici - ma la vita è la vita, ed io non posso trascurare il campo, la bottega, l'ufficio, e così mi passa tutta la giornata. Benissimo, ma tu per le tue occupazioni non trascuri di dormire, di lavarti, di mangiare, leggere il giornale, e persino di fumare e divertirti. Ora come puoi, per le occupazioni materiali non pensare mai o quasi mai a quello che ti serve per la vita eterna, cioè a pregare, ad ascoltare la Messa, a ricevere i Sacramenti, a confessarti, a comunicarti, ad istruirti nelle verità della Fede, tu che in questo sei così ignorante?Che cosa penosa - per esempio - che un avvocato, si occupi da mattina a sera e persino la notte, della difesa di un reo, e non pensi almeno per mezz'ora alla causa della propria anima innanzi a Dio! Che cosa triste che un muratore stia occupato da mattina a sera ad innalzare case ed edifici, e non metta nel giorno neppure una pietruzza per il suo bene eterno, e per la celeste dimora! Una vita tutta spesa nelle occupazioni materiali, senza curarsi di quelle spirituali ed eterne, è simile a quella delle bestie da soma, che lavorano per gli altri e non fanno mai nulla per sé!Ma io lavoro per la casa e per i figli - tu dici - e sono degno di lode e vero galantuomo. Come posso avere il tempo di badare all'anima? Stolto! Credi tu che quelli per i quali lavori potranno supplire a ciò che tu non fai per l' anima tua? E credi poi che te ne saranno veramente grati? Ti perderai eternamente per chi non ti ricorderà neppure? E non sai tu che, amando e servendo Dio, compiendo i tuoi doveri religiosi, e curando l'anima tua, porti la benedizione sulla tua casa e sul tuo lavoro, ed è proprio allora che vivi veramente per il bene della tua famiglia?Non devi lasciare solo un'eredità materiale ai tuoi figli o provvedere solo al loro corpo, ma con la tua vita cristiana, praticante, devi lasciare loro l'esempio della virtù, e guidarli ai beni eterni. Ti preoccupi del loro avvenire terreno e non ti preoccupi del loro avvenire eterno? Come puoi meritare il nome di padre, se ti mostri senza fede e senza virtù innanzi ai tuoi figli, se vivi disordinatamente e raccogli il loro compatimento e persino il loro disprezzo? Un padre lontano dalla Chiesa e dai Sacramenti, un padre che non prega, che bestemmia, si ubriaca, si dà a vizi turpi, ha relazioni cattive e commette il male, che razza di padre è?Una madre che pensa solo ad ornarsi, a fare la civetta, a chiacchierare, ad inveire, e non si preoccupa dell'anima sua e di quella dei suoi figli, che razza di madre è? Titolo originale: La follia di perdere tempo nella vitaFonte: I Tre Sentieri, 6 febbraio 2021Pubblicato su BastaBugie n. 705
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6341LA FILOSOFIA DI NIETZSCHE LO CONDUSSE ALLA PAZZIA di Corrado GnerreFriedrich Wilheim Nietzsche (1844-1900) nacque nella piccola cittadina prussiana di Rocken bei Lutzen. Suo padre era un pastore protestante e morì quando il piccolo Nietzsche aveva appena quattro anni. Entrò all'Università di Bonn per studiare teologia e filologia. In seguito si trasferì all'Università di Lipsia, dove lesse per la prima volta Schopenhauer, e venne a contatto con le critiche di derivazione kantiana alla metafisica materialista. In questa università strinse amicizia con Richard Wagner (1813-1883), un'amicizia che avrebbe avuto un profondo effetto su di lui. Morì pazzo, ospite della sorella, nel 1900. E proprio riguardo la follia c'è un episodio molto significativo. Nietzsche si trovava a Torino quando ebbe la prima crisi in pubblico. Era il 3 gennaio 1889. Si trovava in piazza Carignano. Al vedere un cavallo, adibito a traino di una carrozza, che veniva fustigato a sangue dal cocchiere, s'intenerì, abbracciò l'animale, pianse e poi cadde a terra urlando. Interessante: lui che aveva tanto scritto contro la compassione nei confronti dei più deboli, volle avere compassione di un misero cavallo e, nel momento in cui esternò questa compassione, divenne pazzo. Come abbiamo già detto, fu poi la sorella ad accudirlo negli ultimi anni della sua vita. E solo lei, in qualità di suo esecutore testamentario, aveva accesso alle opere del fratello, che però distorse e adattò a vedute antisemite, ingraziandosi così Hitler e il partito nazista.LA REALTÀ COME ESPLOSIONE DI FORZE DISORDINATELa base del pensiero di Nietzsche è la convinzione secondo cui la realtà altro non sia che un'esplosione di forze disordinate, e che la realtà stessa non sia conoscibile con uno procedimento di ordine logico-razionale.Secondo Nietzsche, la filosofia avrebbe finora commesso l'errore di distinguere un mondo reale, da accettare, da un mondo apparente, da rifiutare. La vera realtà sarebbe proprio il cosiddetto mondo apparente, che è stato definito così proprio perché realtà inaccettabile, in quanto disordinata e contraddittoria. In questo senso -sempre secondo Nietzsche- tutta la filosofia occidentale sarebbe stata nichilista in quanto negatrice della vera realtà a favore di una realtà ideale, illusoria ed inesistente.Dinanzi a questa irrazionalità del reale - egli diceva - si possono assumere tre atteggiamenti: di debolezza, di forza e di innocenza.1) LA DEBOLEZZAL'atteggiamento di debolezza è quello dell'uomo mediocre (del gregge). Nietzsche a riguardo utilizza l'immagine del "cammello". La condotta dell'uomo mediocre è dettata dalla paura, che, motivata dalla potenza sregolata ed opprimente della natura, induce l'uomo debole e mediocre ad escogitare delle armi di difesa. Queste armi sono la morale e la religione, che egli inventerebbe con lo scopo di esercitare un controllo sulla potenza sfrenata della natura.2) LA FORZAPassiamo all'atteggiamento della forza. Contro il gregge, la massa dei mediocri, Nietzsche, per bocca di Zarathustra, proclama che l'esistenza dell'uomo è completamente terrena e che Dio non esiste: "Dio è morto!". L'uomo è nato per esistere sulla terra e non c'è nessun altro mondo per lui al di fuori di questo. L'anima che dovrebbe essere il soggetto dell'esistenza ultramondana è insussistente: l'uomo è soltanto corpo. L'atteggiamento della forza è naturalmente l'atteggiamento dell'uomo forte. A riguardo Nietzsche utilizza l'immagine del "leone". L'uomo forte deve liberarsi dall'invenzione di valori religiosi e morali che costituirebbero (povero Nietzsche!) la negazione stessa della vita nella sua bellezza ed esuberanza. L'uomo forte deve essere autonomo, legislatore di se stesso, padrone assoluto dei propri atti. Un uomo che non è tenuto a rendere conto di ciò che fa né a Dio, né alla società, ma solo a se stesso. Il suo precetto non è il "tu devi" ma l'"io voglio" per superare ogni limite. L'uomo deve essere un "super-uomo", le cui principali virtù sarebbero: l'audacia, che gli consente di affermare la sua volontà senza nessuno scrupolo; e l'insensibilità, che gli permette di affermarsi a qualsiasi mezzo senza lasciarsi commuovere dalla compassione. Nietzsche ha scritto: "(...) i deboli e i malriusciti devono perire, questo è il principio del nostro amore per gli uomini (...). Che cos'è più dannoso di qualsiasi vizio? Agire pietosamente verso tutti i malriusciti e i deboli (...)." (L'anticristo). E ce l'aveva ovviamente con il Cristianesimo: "(...) l'individuo fu considerato dal cristianesimo così importante, posto in modo così assoluto, che non lo si poté più sacrificare, ma la specie sussiste solo grazie a sacrifici umani." (Frammenti postumi) E ancora: "Davanti a Dio tutte le 'anime' diventano uguali; ma questa è proprio la più pericolosa di tutte le valutazioni possibili! Se si pongono gli individui come uguali, si mette in questione la specie, si favorisce una prassi che mette capo alla rovina della specie; il cristianesimo è il principio opposto a quello della selezione. Se il degenerato e il malato devono avere altrettanto valore del sano (...) allora il corso naturale dell'evoluzione è impedito. (...) questo amore universale per gli uomini è in pratica un trattamento preferenziale per tutti i sofferenti, falliti degenerati: esso ha in realtà abbassato la forza, la responsabilità, l'alto dovere di sacrificare gli uomini." (Frammenti postumi)3) L'INNOCENZAIl terzo atteggiamento è quello dell'innocenza, che è l'atteggiamento dello spirito libero. Nietzsche qui utilizza l'immagine del "bambino". Come il bambino, l'uomo innocente sa "dire sì alla vita" in tutte le sue forme, prendendole nella loro immediatezza, senza subordinarle a norme, a categorie o ad idee proiettate in un mondo soprannaturale o escatologico. L'uomo innocente ama la realtà in tutte le manifestazioni. Qualcuno potrebbe obiettare: ma anche il Cristianesimo loda il bambini; anzi nel Vangelo è scritto che se non si diventa come bambini non si può entrare nel Regno dei Cieli (Matteo 18, 3). Attenzione però. Il "bambino del Vangelo", modello dello stupore e della meraviglia, si appassiona umilmente al reale cogliendone l'evidente logica, che è la "mano del Creatore". Il "bambino nietzschiano", invece, è pura passività, è modello d''incapacità a voler comprendere, perché la realtà, nella sua evidente incapacità, sarebbe del tutto incomprensibile.IL MODELLO DIONISIACODunque - secondo Nietzsche - la condotta dell'uomo forte non realizza ancora pienamente l'ideale umano. Ci vuole il bambino che sa accettare e vedere positivamente anche ciò che è distruttivo, disgregante, malvagio, ma che comunque sarebbe parte integrante della realtà. Da qui il "modello dionisiaco". Dionisio è la "sacralizzazione" di tutto il reale, nel suo bene e nel suo male. E' accettazione e sublimazione di tutto, senza la pretesa - anzi - di voler razionalizzare.Nietzsche rivendica a se stesso il compito di portare a compimento il nichilismo, cioè di mostrare che non c'è verità, che il mondo è senza scopo e "sempre ritornante". Il vero volto del mondo sarebbe stato capito e accettato soltanto dalla tragedia antica, perché essa sarebbe riuscita a sopportare il pensiero terribile che il mondo senza senso ritorna per sempre, eternamente in modo uguale. Insomma, soltanto la tragedia greca avrebbe compreso che il "carattere complessivo del mondo è caos per tutta l'eternità."Ma nel pensiero di Nietzsche vi è un'evidente contraddizione. Da una parte egli afferma che l'uomo deve porsi con "forza" dinanzi al reale; dall'altra indica nell'"innocenza" del bambino l'atteggiamento più corretto. Nella logica di Nietzsche questi due atteggiamenti (la "forza" e l'"innocenza") sono accomunati dall'accettazione della realtà così come è. Ma è qui che Nietzsche si contraddice. Egli vuole presentare il suo pensiero come un pensiero vincente atto a rendere l'uomo protagonista, ma accade tutt'altro: l'uomo subisce il reale, non lo governa; l'uomo torna ad essere vittima di ciò che accade e della storia. Da qui anche il perché dell'adesione alla concezione dell'"eterno ritorno".
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6344LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA E' IL VERO ANTIDOTO ALLE IDEOLOGIE di Giampaolo CrepaldiLa Dottrina sociale della Chiesa si contrappone, per sua intima natura, all’ideologia perché è realista mentre l’ideologia è sempre un occultamento strumentale della realtà.La Dottrina sociale della Chiesa è realista, pensa che la verità non sia ideologica, anzi che ci liberi dalle ideologie proprio perché è ricevuta e non prodotta da noi. La verità rende liberi. L’ideologia è sempre un artificio, la Dottrina sociale della Chiesa non lo è mai. Anzi, essa educa l’intelligenza e il cuore degli uomini alla realtà, al retto ragionamento, ad una fede consapevole e ragionevole, al vero sviluppo, alla fiducia nelle risorse umane e nell’uomo come risorsa.IL CASO COVIDNon c’è dubbio che l’attuale pandemia da Covid-19 abbia avuto e avrà importanti ripercussioni sull’economia. Nel marasma delle informazioni che ci arrivano a questo proposito, due elementi possano essere ritenuti certi. Il primo è che l’impatto sull’economia reale delle imprese e delle famiglie sarà molto pesante. Attualmente gli effetti sono tenuti a freno da misure artificiali, ma ciò non può durare a lungo. Il secondo è che ci sono molti centri di potere politico e finanziario che intendono usufruire della pandemia per riorganizzare, in un senso che non può lasciarci tranquilli, l’economia mondiale. L’economia in questo momento è quindi preda di ideologie e la stessa pandemia viene gestita ideologicamente.L’economia dipende dal sistema morale di riferimento. Giovanni Paolo II ci ha insegnato che un crollo economico non ha mai solo delle cause economiche. C’è una imprenditorialità umana che precede l’imprenditorialità economica, come ci ricorda la Caritas in veritate. L’economia dipende dalle ideologie quando dimentica questo; la Dottrina sociale della Chiesa la salva dalle ideologie quando le ricorda questo.In questo frangente essa [la Dottrina sociale della Chiesa] non è stata granché adoperata e proposta. La salvezza è stata spesso ridotta alla salute e il bene comune è stato fatto coincidere con l’applicazione delle restrizioni disposte dal governo. In questo modo l’economia è stata abbandonata alle ideologie.LA PROPRIETA’ PRIVATATra i principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa c’è il diritto naturale alla proprietà privata. Prevedendo sue possibili deformazioni, Leone XIII aveva suggerito di considerare i beni come propri per quanto riguarda il possesso, ma come comuni per quanto riguarda il loro uso. Questa distinzione è di ordine morale ed è propria della persona e della sua creatività. Inoltre deve essere attuata nel rispetto dell’ordine sociale, per esempio passando prima di tutto dalla famiglia e dai corpi intermedi. Quando invece l'uso sociale della proprietà viene imposto dall’alto di un sistema politico centralistico, quando si pensa di attuarlo mediante un sistema fiscale ingiusto o perfino di rapina, quando per farlo si costruisce un sistema burocratico il cui scopo è a propria conservazione e magari a proprio ampliamento, allora il principio del diritto alla proprietà privata viene coperto dall’ideologia. Capita così anche quando esso viene contrapposto al principio della destinazione universale dei beni, oppure quando viene inteso come uno strumento nei suoi confronti, privo di una propria dignità se non come semplice mezzo per realizzare la destinazione universale. I due principi della proprietà privata e della destinazione universale dei beni vanno intesi come sullo stesso piano, oserei dire come due facce di uno stesso principio. È vero che la proprietà privata è la principale via per realizzare la destinazione universale dei beni, ma ciò non significa che debba essere intesa solo come uno strumento dalla dignità non originaria ma derivata. Esso, infatti, è presente perfino nel Decalogo, è un elemento di diritto naturale e rivelato.STATALISMO E SOCIETA' APERTA Faccio queste osservazioni non per celebrare l’esasperazione individualistica della proprietà privata, ma perché ho l’impressione che l’attuale gestione ideologica della pandemia miri a ridimensionare questo principio attraverso due strade apparentemente contrapposte ma oggi combinate insieme. La prima è la ripresa del centralismo statalistico. La debolezza della popolazione, l’allarme sociale spesso indotto e l’isolamento alimentano un bisogno di protezione che offre allo statalismo uno spazio inatteso.L’altro percorso, apparentemente diverso, è l’impulso che la pandemia ha dato alla cosiddetta “società aperta”. Con ciò si intende una maggiore unificazione globale, la creazione di forti poteri sovranazionali, un meticciato culturale post-religioso, una “obbedienza” universale nei nostri stili di vita, l’accettazione di una gerarchia di valori artificialmente prodotta.IL MONDIALISMOLa Dottrina sociale della Chiesa ha sempre insegnato il principio dell’unità del genere umano. Una unità di origine e di destino. Questo principio però non deve essere confuso con le principali proposte mondialiste in scena oggi. Non dovremmo tollerare equivoci su questo tema. Se inseguiamo le ideologie oggi prevalenti, finiremo per dare il nostro contributo a soluzioni sbagliate e dolorose. Né possiamo accontentarci di sintonie nominalistiche con le proposte culturali di oggi. La parola fratellanza oggi assume molti significati alla cui diversità dobbiamo prestare molta attenzione.Per la Dottrina sociale della Chiesa la fraternità o fratellanza umana si fonda su due livelli. Il primo è di ordine naturale: siamo fratelli perché siamo tutti uomini, siamo uguali in dignità, calpestiamo lo stesso suolo, viviamo insieme non per motivi di fatto ma per vocazione. Questo piano naturale ci dà anche le regole della nostra fraternità, ossia il diritto naturale e la legge morale naturale, che permettono alla fratellanza ontologica di diventare anche fratellanza morale. Il Decalogo è una legge di fraternità e di fratellanza. Esso, infatti, è valido a tutte le latitudini.L’altro piano è quello soprannaturale: siamo fratelli perché figli di Dio, figli di un unico Padre. Quello naturale è il piano di una fratellanza civica ed etica, quello sopra-naturale è il piano di una fratellanza religiosa e salvifica. I due piani sono in continuità tra loro, perché la natura rimanda al Creatore e la sopra-natura al Salvatore, che sono lo stesso Dio. Non mi sembra che ci siano altri tipi di fratellanza degni di questo nome oltre a questi due.Quando invece si deforma il concetto di fratellanza per ragioni riconducibili all’economia, allora si deforma anche l’economia. Mi sembra essere questa, a ben considerare le cose, la situazione dell’Unione Europea, dove si aveva una certa idea di fratellanza che avrebbe dovuto animare l’economia, ma alla fine è stata la nuova economia a chiedere e ottenere un nuovo concetto (sbagliato) di fratellanza. Dal quadro culturale dell’Unione Europea sono spariti infatti sia il fondamento naturale della fratellanza, dato che al diritto naturale le Corti europee e il Parlamento europeo non accennano più, sia il vero fondamento trascendente, che non è rimpiazzabile con un generico rifermento alle religioni, qualsiasi esse siano.L’ECOLOGISMOL’ecologismo odierno, se applicato secondo le ideologie che sembrano dominarlo, produce ingiustizie e colpisce i poveri. Si spendono più risorse per i cani che per i bambini; per le ricerche sulla salubrità dell’aria che per difendere la vita; per insegnare alle nuove generazioni a rispettare l’ambiente piuttosto che ad avere figli. Benedetto XVI nella Caritas in veritate ha messo in evidenza con grande chiarezza questa stortura di fondo della nostra cultura, che disorienta l’economia dai suoi veri obiettivi. Si spendono somme enormi per difendere la natura più che per difendere l’uomo. Opera qui l’ideologia di una natura disumanizzata, che però a questo punto è solo un mucchio di pietre. Si pensi per esempio alle ricorrenti previsioni sull’esaurimento delle risorse energetiche. Esse prescindono dalla risorsa uomo, come se tutto fosse in mano alla materia e niente in mano all’intelligenza umana.Il principale danno economico prodotto dall’ideologia ambientalista consiste nell’indurre a ridurre la natalità. Se impostiamo l’economia sui consumi individuali e prevalentemente voluttuari, una società senza figli, senza famiglia, fatta di individui asessuati o dalla sessualità polivalente che lavorano per consumare e consumano per lavorare è senz’altro attraente per gli operatori economici senza scrupoli. Ma se guardiano all’economia vera, vediamo che se non c’è la famiglia e se non si mettono al mondo figli il sistema in generale non regge.ANTIFAMILISMO E ANTINATALISMOL’ideologia antifamilista e antinatalista è oggi tra le più perniciose. Giovanni Paolo II aveva ben messo in evidenza la fondamentale importanza economica della famiglia che è scuola di lavoro, motivo di risparmio, ammortizzatore sociale nelle crisi, capitale sociale, educazione alle virtù civiche, trasmissione delle conoscenze e delle competenze tra le generazioni. La carenza di nuovi nati provoca mancanza di visione del futuro da parte di una società anziana, costi improduttivi, dipendenza dalle istituzioni politiche, stagnazione della creatività nel lavoro. L’ideologia antifamilista ed antinatalista vuole cambiare l’economia ma lo scopo è quello di creare una società antifamilista e antinatalista nei valori diffusi. Il suo scopo è negare la famiglia e la vita. E, si badi bene, non solo per negare la famiglia e la via naturali, ma per negare la Sacra Famiglia e la vita soprannaturale. Pensiamo che la questione di Dio non c’entri e invece è proprio quella centrale. Del resto è per questo che la Dottrina sociale della Chiesa s
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6336LOCKDOWN: LA SOLITUDINE CI UCCIDERA' PIU' DEL CORONAVIRUS! di Danila ItalianoChi ritiene che la soluzione della diffusione del virus covid19 stia nel lockdown, finirà con il ritenere che il problema è l'essere umano stesso. I lockdownisti ritengono che la soluzione dell'epidemia sarebbe eliminare i contatti tra le persone. Il covid, il pericolo invisibile diventa la persona visibile, il mio prossimo. Il pericolo è l'altro che può trasmettermi la malattia. Sembra sentire Sartre "l'altro è il mio inferno", almeno potenzialmente.L'idea del lockdown non è nuova, ma la scienza contemporanea l'ha rivestita di modernità attraverso un modello matematico elaborato dall'epidemiologo Neil Ferguson specializzato in "schemi di diffusione delle malattie infettive", dell'Imperial College di Londra. Un lungo e accademico giro di studi e ricerche, per approdare ad un "rimedio" vecchio come il mondo, con cui sono state affrontate le epidemie degli ultimi trenta secoli, "l'isolamento". Ferguson è un sostenitore della necessità del lockdown e della separazione. Ironia della sorte, l'epidemiologo durante l'ultimo lockdown fu colto in "fragranza di reato" perché ruppe l'isolamento per correre fra le braccia di una sua amica.IL LOCKDOWN NON OFFRE CERTEZZE SCIENTIFICHEPeraltro è stato rilevato che la rottura dei lockdown non comporta automaticamente la risalita di contagi. Quindi il lockdown non offre certezze scientifiche di incidere in modo decisivo sulla diffusione del virus. Diversamente il distanziamento e l'isolamento, sul piano della cultura sociale e politica, trasferiscono il centro dell'attenzione dal virus alle persone che diventano il pericolo epidemico principale, la persona è il problema, è il vero nemico, più della malattia stessa, al punto che la collaboratrice del Presidente Conte, l'economista Marianna Mazzucato, parla della necessità di un lockdown climatico, per ridurre la Co2 e salvare l'ecosistema, teoria ampiamente diffusa dal quotidiano Avvenire. L'essere umano trasformato in nemico dell'altro, e in nemico della natura fino ad affermare propagandisticamente che occorre "fare meno figli per il bene dei nipoti".La vera modernità non può passare per i lockdown pubblicizzati sulle prime pagine dei quotidiani. Una lettura con reiterate ipotesi, al vaglio del governo per contenere la crescita di positivi al Covid basate su chiusure e limitazioni, non si sa se fare uscire solo chi va al lavoro o chi va a scuola, oppure chiudere questa o quella attività economica. Dagli spostamenti tra Regioni ai bar, ai ristoranti e alle palestre, strette di fronte all'aumento dei contagi e ad un aumento di richieste nelle terapie intensive. [...]LA SOLITUDINE È LA PRINCIPALE CAUSA DI DEPRESSIONETutti hanno bisogno di un ambiente che supporti la salute mentale e il benessere emotivo. Se tale supporto non risulta essere idoneo o viene a mancare, chiunque può diventare un utente dei servizi per la salute mentale. Se ci chiuderemo di nuovo in casa forse non ci contageremo, ma moriremo lo stesso. Di solitudine, di mancate relazioni e di... fallimenti economici!Secondo Wikipedia la solitudine è universalmente riconosciuta come la principale causa di depressione. In lingua inglese il concetto viene espresso con loneliness che si riferisce al dolore provato in condizioni di esclusione. La solitudine ci ucciderà più del virus! La colpevolizzazione di essere i trasmettitori ci farà guardare gli altri con sospetto, strusciando il muro con la schiena per distanziarci dal passante vicino ed infine, alla lunga, cambierà la nostra antropologia, la nostra idea dell'uomo. È forse giunto il tempo del pianeta delle scimmie? No, l'ideologia dello "smettere di vivere per non morire" avrà fine, l'uomo è qualcuno che porta in se qualcosa più grande di se, questo vincerà.Infine, pur usando le misure necessarie a circoscrivere i contagi, non ne facciamo un assoluto, prima di tutto viene la persona umana, restiamo umani, abbiamo bisogno di incontrarci e di incontrare la fonte di tutti gli incontri, per questo Dio non voglia si prendano misure che impediscano la vita religiosa e di fede, altrimenti diventeremo tutti utenti dei servizi mentali... vivi, forse, ma di quale vita?Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 2 minuti) dal titolo "Mi serve una mascherina (?)" si sottolinea che l'obbligo generale imposto dalla politica ha poco senso [leggi: DIETRO LE MASCHERINE UN ESERCITO DI SERVI SOTTOMESSI, clicca qui].Perfino l'OMS attualmente ribadisce l'utilità dell'uso della mascherina solo nei contesti descritti nel video [leggi: LA MASCHERINA E' INUTILE E A VOLTE DANNOSA, clicca qui].Insomma in soggetti asintomatici in grado di rispettare le norme sanitarie, le mascherine non servono.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6304SCANDALO BIBBIANO ANCHE IN PIEMONTE di Andrea ZambranoAbusi inesistenti, bambini affidati a coppie gay, mamme private dei figli senza alcuna motivazione, famiglie letteralmente distrutte. E soprattutto una montagna di soldi. Se si tratti di una Bibbiano 2 è presto per dirlo, soprattutto perché non c'è un'indagine della magistratura, ma dal punto di vista politico, il lavoro svolto dalla giunta di Alberto Cirio, governatore del Piemonte, delinea un quadro a tinte fosche del sistema affidi della Regione.I lavori della IV Commissione permanente del Consiglio regionale del Piemonte sono stati presentati nei giorni scorsi. E il materiale raccolto dall'assessore Maurizio Marrone (Fratelli d'Italia, in foto) è imponente. Dalle 91 pagine dell'indagine conoscitiva sul sistema regionale di segnalazione e presa in carico dei casi di abuso e maltrattamento sui minori, di allontanamento dai nuclei famigliari di appartenenza e della collocazione in comunità o affido che la Bussola ha potuto leggere emergono molte dinamiche simili all'inchiesta Angeli & Demoni. Per lo meno in quelli che la Regione non ha esitato a definire "Allontanamenti facili".«La sinistra ci accusava di aver inscenato una caccia alle streghe contro un sistema sano, ma con questa indagine consigliare dimostriamo che non è così», ha spiegato Marrone alla Bussola.Ma che cosa, di preciso?«È normale che solo il 14% degli allontanamenti di minori sia motivato da presunti maltrattamenti e abusi, compresi quelli psicologici? È normale il 56% vengano allontanati dalle famiglie per ragioni come mancanza di una rete familiare adeguata, trascuratezza e incuria, problemi ovviamente legati alla fragilità sociale e indigenza delle famiglie?».Le domande di Marrone non sono retoriche. Dall'inchiesta infatti è emerso che «le commissioni di vigilanza delle ASL sulle comunità residenziali per minori non disponessero di un sistema sanzionatorio per far rispettare le regole e che i possibili conflitti di interesse dei giudici onorari minorili, previsti come cause ostative dal CSM, non fossero verificati dal Presidente del Tribunale per i minori che si accontentava invece di autodichiarazioni».BIBBIANO COLPISCE ANCORAL'indagine ha visto anche un focus particolare sulle attività dell'associazione Hansel & Gretel di Claudio Foti, realtà convenzionata con i servizi sociali della Val d'Enza al centro del processo "Angeli e Demoni" di Bibbiano.Marrone ha notato con disappunto come «sia ancora abilitata alla formazione degli assistenti sociali dall'ordine professionale su indicazione del Ministero della Giustizia, mentre il MIUR l'ha già radiata dalla piattaforma Sofia per la formazione degli insegnanti».«È inevitabile che in questo far west - prosegue l'assessore ai rapporti col Consiglio - capiti che 12 su 36 giudici minorili piemontesi non togati risultino - con una semplice ricerca sulla rete - collegati a comunità residenziali, case-affido e cooperative sociali che ne gestiscono». Inoltre, dagli atti si è scoperto che anche in Piemonte, dove Hansel e Gretel ha radici, «c'è un sistema che occupa con esponenti del medesimo coordinamento cui aderiva anche Claudio Foti un terzo del gruppo di lavoro regionale che ha riscritto negli ultimi giorni della giunta Chiamparino le linee guida sugli allontanamenti di minori, vincolanti per Asl e operatori».Marrone ha promesso di darsi da fare per «limitare gli allontanamenti ai soli casi di effettivo maltrattamento e dare sostegno economico e sociale alle famiglie in difficoltà per aiutarle nella capacità educativa senza separarle attraverso l'istituzione di un Osservatorio regionale, accessibile alle famiglie, che monitori le motivazioni e l'iter di ogni singolo allontanamento deciso sul territorio piemontese».Perché quello che sembra mancare è proprio un'attenzione specifica alla famiglia nel suo complesso, che sovente, lo abbiamo visto negli atti di Angeli e Demoni, viene smontata pezzo per pezzo a cominciare dall'allontanamento spesso immotivato del minore.AFFIDARE I MINORI A COPPIE GAY?«Con questa relazione trova posto per la prima volta in un documento istituzionale la voce delle famiglie che lamentano di avere subito soprusi nell'allontanamento dei loro figli e nipoti, dopo anni di silenzi, censura, demonizzazione imposti dalla sinistra - ha detto Marrone -. Le associazioni che difendono questi genitori e nonni disperati, spesso rappresentate dalle vittime stesse, hanno avuto l'occasione di smascherare a verbale l'esistenza di un sistema che allontana i minori ben aldilà e al di fuori delle regole fissate dalla normativa nazionale, dal buon senso e dai diritti dei minori».Nella relazione vengono descritti casi raccapriccianti. «Ma in qualità di pubblico ufficiale ho ritenuto doveroso portare la documentazione di tutti questi episodi alla nuova Garante piemontese dei minori, recentemente nominata dalla maggioranza di centrodestra in Consiglio Regionale, avvocato Ilenia Serra, così che possa verificare caso per casi eventuali soprusi su cui fare giustizia».Raccapriccianti ed educativamente sbagliati. A cominciare dall'abitudine radicata di affidare i minori a coppie gay, chiamate "omogenitoriali". Spesso con criteri assurdi o di comodo che gettano più di un dubbio sulla buona fede di certi servizi sociali piuttosto orientati ideologicamente.Nell'indagine ad esempio viene ascoltato Enzo Genco della Casa dell'affido Comune di Torino. Marrone gli chiede se sussistano affidamenti a coppie omosessuali. La sua risposta lascia di sasso: «Può succedere, abbiamo due-tre situazioni che sono così».In effetti, guardando alcuni allegati, si scopre che la pratica di affidare minori a coppie omogenitoriali è piuttosto radicata, anche se contraria alla legge, oltre che immorale e contraria ai principi educativi.AFFIDI CONTRO LA LEGGEIn una comunicazione di aggiornamento del 2016 dei servizi sociali di Torino al Tribunale per i minorenni si comunica la seguente situazione: «È stata reperita come risorsa affidataria idonea all'accoglienza di (omissis) la coppia formata dai signori Federico e Stefano. Si sta procedendo alla conoscenza graduale tra (omissis) e i signori». Due nomi maschili e neanche un cognome. Nessun'altra informazione se non quella che i servizi hanno ritenuto idonea la loro capacità genitoriale, eppure il Tribunale non ritenne mai di dover fare verifiche su chi fossero queste due persone promosse da funzionari pubblici al rango di genitori sostitutivi.La cosa non deve stupire. Nel 2018 infatti la stessa casa affido del Comune di Torino organizzò un incontro pubblico dal titolo "Cresco bene con voi: l'affido omogenitoriale, attese, percorsi e narrazioni" organizzata col timbro del Comune e il servizio Lgbt della Città. Nel corso dell'incontro ci fu anche la testimonianza di una coppia affidataria. Anche qui, solo i nomi, gli stessi: Federico e Stefano. Lo stesso Comune ha dato alle stampe anche un "Manuale educativo e didattico su scuola e omogenitorialità" chiamato il "Libro di Tommi".«Questi affidamenti a coppie gay sono illegittimi, in quanto violano la legge 184/83 dove prescrive di affidare preferibilmente ad una famiglia con altri figli minori e consente l'affido solo in via temporanea anche a singoli o a comunità residenziali, ma senza menzionare unioni civili, tanto che la stepchild adoption in Italia non è ammessa», ha ribadito Marrone chiamando in causa direttamente la giunta Appendino.Il caso di Federico e Stefano però non è il solo. Un'altra storia emersa dall'indagine è quella raccontata da Novella Ferrini dell'Osservatorio nazionale a sostegno delle vittime.Protagonisti quattro minori, tre dei quali avuti dalla madre da un precedente matrimonio, già dichiarato sciolto con un divorzio. Dopo diverse vicissitudini che resero necessario l'intervento dei servizi sociali, uno di questi bambini, il maschietto, è stato affidato ad una coppia omogenitoriale. «Non si è compreso il passaggio dall'affidamento ad una comunità, ad una situazione eterofamiliare, ma sempre nell'ambito parentale, ad una coppia omogenitoriale - ha spiegato la Ferrini -. Non si comprende come non sia stato rispettato il passaggio naturale che la legge prevede. La legge prevede che il bambino venga affidato, se non c'è il consenso della famiglia, da un provvedimento del Tribunale dei minori ad una coppia preferibilmente con figli o, se questo non è possibile, ad una persona sola. Solo nel caso residuale, dove non siano possibili queste soluzioni, si deve cercare una comunità di tipo familiare. Mentre in questi casi, in realtà, questi passaggi sono stati bellamente saltati».Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 7 minuti) l'avv. Francesco Morcavallo, Giudice del Tribunale dei minorenni di Bologna, a Mattino 5 ospite di Federica Panicucci nel 2013 afferma che "in situazione di disagio sia sociale, sia economico, si interviene con strumenti autoritativi che sono simili a quelli degli ordinamenti totalitari". Per i 35.000 minori dati in affido in Italia ogni anno nel 99% dei casi non ci sono motivazioni derivanti da fatti concreti, ma solo giudizi soggettivi da parte da assistenti sociali e giudici. In pratica si tolgono i figli ai genitori per interesse di tipo economico da parte degli enti privati che gestiscono gli istituti che percepiscono soldi pubblici. Insomma: lo Stato ti porta via i figli come accade nei totalitarismi. Non basta punire i colpevoli di una singola vicenda come quella che è adesso sotto i riflettori, ma va eliminato il controllo dello Stato sulle famiglie limitando l'intervento della magistratura alle sole situazioni gravissime e con fatti accertati.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6257L'ORGOGLIO E' LA RADICE DI TUTTI I MALI di Pierfrancesco NardiniBossuet insegnava che "l'orgoglio è una depravazione più profonda; per esso l'uomo, abbandonato a se stesso, nell'eccesso dell'amor proprio, considera sé come proprio Dio".Ad essere onesti, ci si può senza dubbio alcuno rendere conto che tutto nasce da lì e torna sempre lì: all'orgoglio dell'uomo.Ogni peccato deriva da questo, che non per nulla è detto il principio di ogni peccato, la radice di tutti gli altri.Il peccato mortale è, per tradizionale definizione "aversio a Deo", allontanamento da Dio.L'uomo, però, per potersi allontanare da Dio deve essere convinto di poter vivere senza di Lui, di poter contare solo sulle proprie forze. Ebbene, questo glielo permette proprio l'orgoglio.Il Tanquerey così lo spiega: "Dimenticando che Dio è il suo primo principio e il suo ultimo fine, [l'uomo] stima eccessivamente se stesso, e le proprie doti vere o pretese riguarda come fossero sue senza riferirle a Dio. Di qui quello spirito d'indipendenza o d'autonomia che lo spinge a sottrarsi all'autorità di Dio" (Compendio di Teologia Ascetica e Mistica).L'uomo, però, è stato creato da Dio «per conoscerLo, amarLo e servirLo in questa vita, e per goderLo poi nell'altra in paradiso» (Catechismo San Pio X, n. 13). La naturale ricerca del divino ne è un innegabile segno.Eppure sono state e sono tuttora tantissime le persone che nella loro vita si sono messe e si mettono al pari di Dio. Anzi, sopra di Lui.Quante persone ai nostri giorni contraddicono Dio, contestando la Sua Legge per poter fare quello che vogliono, senza pesi morali.Cosa li spinge a farlo? È l'orgoglio.L'orgoglio, dunque, è la radice di tutti i peccati. Solo la superbia di sentirsi come dèi può spingere a compiere gli altri peccati.Se non avessimo l'orgoglio, ascolteremmo in noi la voce che ci fa riconoscere la nostra natura creaturale e non vorremmo offendere Dio, allontanarci da Lui.La dimostrazione di quanto scritto è l'umiltà di tutti i santi, anche ma non necessariamente dinanzi agli uomini, ma sempre di fronte a Dio.Anche il più nobile autorevole e sapiente santo non ha mai lasciato ai posteri un esempio di orgoglio nella sua vita.Soprattutto l'esempio più importante è quello di Maria Santissima e San Giuseppe, che dell'umiltà hanno fatto il segno principale della loro vita.Erano madre e padre di Gesù Cristo, che sapevano essere Dio; avrebbero potuto "sfruttare" questa loro condizione, ma non l'hanno fatto, marcando, se possibile, ancor più la loro umiltà.Sull'esempio della Vergine Santissima e di San Giuseppe, Santo dei santi, alleniamoci all'umiltà, che è il mezzo più sicuro per allontanare da noi il peccato ed evitare di allontanare noi da Dio. Titolo originale: L'orgoglio: la radice di tutti i maliFonte: I Tre Sentieri, 22 agosto 2020Pubblicato su BastaBugie n. 679
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