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BASTA BUGIE - Cristianesimo
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BASTA BUGIE - Cristianesimo

Author: BastaBugie

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Uno sguardo da vicino alla religione che ha cambiato la storia del mondo
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6748DIO E' BUONO PERCHE' PUNISCE E MANDA ALL'INFERNO... ALTRIMENTI SAREBBE CATTIVO di Pierfrancesco NardiniIn un precedente articolo abbiamo parlato di un atteggiamento sempre più diffuso: quello di prendersela con Dio per le cose negative della vita e mai ringraziarlo per quelle belle [leggi: A DIO PUOI CHIEDERE TUTTO, MA NON PUOI PRETENDERE NULLA, clicca qui, N.d.BB].A questo si collega un altro pensiero, molto spesso come critica che viene rivolta al mondo della Tradizione: Dio non è cattivo, quindi non punisce, non manda all'Inferno. Questo sottintende (ma a volte lo dicono proprio) che chi parla di peccato mortale, Inferno e cose affini è il solito retrogrado duro di cuore con i paraocchi, che non ha capito nulla di Dio.Perché si collega al prendersela con Dio?Sono due lati della stessa medaglia. Da un lato si bestemmia Dio, attribuendoGli cattiveria, dall'altro Gli si attribuisce una sdolcinata accondiscendenza ad ogni disobbedienza alla sua Legge. In ambedue i casi si nega a Dio una sua qualità: la Bontà infinita da un lato, la Giustizia perfetta dall'altro.Torniamo all'argomento attuale. Dov'è il problema in questo ragionamento (Dio non punisce, Dio non manda all'Inferno, ecc...)? In primis sta in quel che sottintende.Nei casi di cui parliamo infatti è chiaro che non si dice solo "Dio è buono", letteralmente (fosse solo questo, sarebbe corretto). Si sottintende invece contrapposizione a una cattiveria erroneamente collegata al giudicare i peccatori. In parole povere si dice che Dio non giudica e non manda all'inferno perché non è cattivo. Lui ama e basta...Si nota come questo sia una deriva di quel buonismo che ha oramai invaso la Chiesa con evidenti conseguenze sul modo di intendere la dottrina e non solo.DIO NON È CATTIVO"Ma Dio non è Bontà infinita?" mi potrebbe eccepire qualcuno. "Che c'è di male nel dire che non è cattivo?".Nulla di male, ovviamente, a dire che Dio non è cattivo. Ribadiamo che dirlo sarebbe una contraddizione in termini. C'è però differenza tra l'essere buono e l'essere buonista (leggi nota in fondo all'articolo).Quel "mica Dio è cattivo", poi, non è solo e semplicemente un ribadire l'ovvio, ma, detto con un certo senso, diventa una riduzione di Dio alla sola Bontà, intesa come un restringimento dell'azione divina ad una stucchevole salvezza per tutti che renderebbe inutile il Sacrificio di Cristo... (a proposito, fa pensare qualcosa il "per tutti" della Messa Novus Ordo rispetto al "pro multis" di quella Vetus Ordo?).In effetti non è Dio che manda all'Inferno, non è Cristo che si diverte nel giudizio particolare a decidere della nostra gioia o dannazione eterna.I versetti del Siracide ci ricordano che siamo noi a decidere quel che ci toccherà dopo la morte, che «a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà».È l'uomo che, peccando gravemente, si mette da solo nella condizione di finire all'Inferno. Non è Cristo a deciderlo nel giudizio particolare.Le suddette eccezioni fanno anche a volte perdere la pazienza perché, neanche troppo sottilmente, accusano di pensare che Cristo, nel giudizio particolare, a priori (ossia senza valutare la vita di chi subisce quel giudizio), decida arbitrariamente chi va dove...L'errore invece è esattamente il contrario ed è di chi queste eccezioni le solleva.Come abbiamo detto, proprio perché Dio è Bontà infinita, Amore perfetto, non è Lui che manda all'Inferno, nel senso letterale, ma è l'uomo a "mandarcisi" con il suo peccato.DIO NON È SOLAMENTE BUONO, È ANCHE GIUSTONel giudizio particolare la sentenza sarà semplicemente "dichiarativa" e non "costitutiva", come si dice nel gergo del diritto. In sostanza, Gesù non costituirà una situazione nuova (stato di dannazione eterna dal nulla), ma si limiterà ad accertare lo status dell'anima (esistenza o meno del peccato grave) e a dichiarare la conseguenza di quello stato.«Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà».Dio non è solamente buono, è anche giusto!Dire che Dio è giusto non significa in alcun modo che Dio è cattivo. L'essere giusto è l'esatto opposto dell'essere cattivo. L'essere giusto non è alternativo o in contrapposizione con l'essere buono.Se ci si dice invece che Dio è buono e che non è cattivo, ponendo in essere quella contrapposizione, si cade nel gravissimo errore di non riconoscerGli una qualità: la Giustizia.Provate a chiedere: «ma quindi secondo te Dio non è giusto?», la risposta sarà sicuramente «certo che lo è!». Allora si cala il carico e si risponde «e ti sembra giusto Dio che è solo buono e non manda nessuno all'Inferno, così da dare il premio del Paradiso sia a chi è in stato di grazia sia a chi è in peccato mortale?». O, per essere ancora più chiari: «riterresti giusto il Signore se andassi in Paradiso e vicino a te trovassi chi sai per certo essere in peccato mortale e non aver fatto nulla per uscirne?».Proprio questo è il problema di questo modo di pensare.Dire che Dio è (solo) buono nel senso evidenziato non significa dire che non è anche giusto?Rileggiamo il Catechismo di San Pio X e ricordiamo che «Dio è l'essere perfettissimo» (n. 2), ossia che in Lui «è ogni perfezione, senza difetti e senza limiti» (n. 3). "Ogni perfezione": quindi anche la Giustizia perfetta.Nota di BastaBugie: Corrado Gnerre nell'articolo seguente dal titolo "Ti spieghiamo perché il buonismo è il contrario della bontà" spiega la differenza tra il perdono e la pena.Ecco l'articolo completo pubblicato su I Tre Sentieri il 21 settembre 2021:Per buonismo s'intende quell'atteggiamento secondo cui bisognerebbe evitare di castigare e di punire.Si sa però che le deformazioni estremizzate della realtà si traducono sempre in una negazione della realtà stessa; così come l'estremizzazione di una cosa buona si traduce sempre nel suo contrario, cioè in una cosa cattiva.Lo stesso vale per la bontà; infatti il buonismo è il maggior nemico della bontà. Essere buoni a tutti i costi, dimenticando la punizione e la pena, significa diventare cattivi e ingiusti.Quando succede qualcosa di tragico, per esempio un pirata della strada che uccide investendo un bambino, oppure un rapinatore che uccide un padre di famiglia, ecc... i giornalisti spesso chiedono ai familiari delle vittime: siete pronti a perdonare? Domanda che nelle intenzioni di chi intervista ha un significato ben preciso: confondere il perdono con la volontà di non infierire, di non pretendere che il colpevole paghi, per la serie: non pretenderai mica che chi è colpevole sconti chissà che cosa...La dottrina cattolica, invece, ci presenta una differenza importante, quella tra perdono e pena.Il perdono è il perdono; ma questo non esclude la pena, anzi. Il Sacramento della Riconciliazione (la Confessione) assolve il peccatore, ma non toglie totalmente la pena che deve essere scontata in questa vita o, se non basta questa vita, in Purgatorio.Dunque, Dio stesso, che è amore e giusto giudice, quando perdona e assolve non elimina la pena. Non è cristiano, quindi, confondere perdono con il fatto che il colpevole non debba "pagare"; né tantomeno può essere accusato di essere vendicativo chi pretende che il colpevole sconti la sua pena.Ma qual è l'origine del buonismo? La risposta non è facile. Se ne può però individuare un'origine filosofica. Basterebbe fare riferimento al pensiero di Jean Jacques Rousseau. Questi disse che l'uomo nascerebbe buono e che ciò che lo renderebbe cattivo sarebbero le condizioni sociali, quali un certo tipo di progresso. Pertanto, le cause della cattiveria umana non sarebbero da ricercare nell'uomo e nella sua libertà, quanto in ciò che è al di fuori di lui: società, ambiente, educazione, ecc. Insomma, una vera e propria immacolata concezione dell'uomo. Tra parentesi: questa antropologia è stata fatta propria da tutte le dottrine progressiste e materialiste e quindi anche dal positivismo filosofico. Fu così che nella seconda metà dell'Ottocento (anno 1858) la Vergine apparve a Lourdes (dunque in Francia, patria del positivismo) confermando la solenne definizione della sua Immacolata Concezione, proprio per ricordare che, tranne Lei, ogni uomo nasce con il peccato di origine.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6745ROD DREHER, LA RESISTENZA DEI CRISTIANI E L'UNGHERIA di Giuliano GuzzoPrima di iniziare il suo tour europeo - che, come noto, ha visto tappe anche in Italia - di presentazione del suo ultimo libro, La resistenza dei cristiani (Giubilei Regnani, 2021), lo scrittore americano Rod Dreher si trovava in Ungheria. Questo soggiorno ha attirato la curiosità del The New Yorker, che gli ha chiesto conto della visita al Paese di Viktor Orbán. Che, manco a dirlo, l'autore del bestseller L'Opzione Benedetto ha descritto in toni molto meno cupi, anzi, rispetto a quelli soliti dei mass media. Aveva sentito l'Ungheria descritta come uno stato autoritario, sottolinea The New Yorker, ma a Budapest ha trovato tutti liberi di dire ciò che pensavano.L'attenzione riservata al suo soggiorno ungherese ha dato modo a Dreher, su quell'American Conservative di cui è una colonna, di illustrare - riportando una lunga mail inviata proprio al New Yorker, ad integrazione dell'intervista fattagli - aspetti significativi del suo pensiero. Non solo, va da sé, riguardo all'Ungheria su cui pure rivela aspetti di rilievo («l'attuale partito razzista in Ungheria, Jobbik, è alleato con la sinistra anti- Orbán, ma i media occidentali non ne danno conto»), ma pure su questioni politiche e, più precisamente, su quale sia la forma di governo ideale. Ecco, rispetto a questo, come suo solito, Dreher sviluppa un ragionamento interessante e per nulla male.Infatti, non si limita a dire quale sarebbe, appunto, la forma di governo ideale - che pure indica senza troppi giri di parole («preferirei una democrazia liberale basata generalmente su principi cristiani») -, ma va oltre, indicando che per la libertà dei cristiani e non solo, al momento, esiste una duplice minaccia.Prima di vedere si tratta, è bene evidenziare come l'autore de La resistenza dei cristiani non si limiti ad agitare lo spettro della minacciata libertà di pensiero. Indica anche perché c'è questo pericolo. «Il liberalismo, al di fuori dei confini fissati dalla tradizione giudaico-cristiana», scrive infatti Dreher, «degenera in illiberalismo, un illiberalismo che rende le persone come me nemici del popolo, per usare la vecchia frase comunista». Il richiamo al comunismo non è evidentemente causale dato che, ne La resistenza dei cristiani, proprio i dissidenti cristiani della tirannia sovietica sono indicati come coloro da prendere a modello per sopravvivere nel contesto attuale, che Dreher chiama «la democrazia illiberale laica che sta nascendo».Si tratta di una forma di governo, per tornare a noi, che vede due problemi per i cristiani. Che lasciamo svelare a Dreher quando, lanciandosi in una previsione, scrive: «Sembriamo tutti essere proiettati verso un futuro che non è liberale e democratico, ma sarà o illiberalismo di sinistra o illiberalismo di destra». Sono parole di peso anche perché, giova ricordarlo, son quelle di un autore conservatore. Che quindi saremmo istintivamente portati ad immaginare vicino alla destra, area politica che tuttavia - e qui l'onestà intellettuale di Dreher è notevole - in quanto tale non offre garanzia alcuna.Quindi? Posto che sfortunatamente «una democrazia liberale basata generalmente su principi cristiani» non si intravede all'orizzonte, che fare? Il bestellerista americano è consapevole di questa domanda, meglio di questo dilemma. Al quale dà una risposta molto brillante: «So da che parte stare: dalla parte che non perseguiterà me e la mia gente». Come dire: il migliore dei governi possibili non è, ahinoi, a portata di mano. Ma, piccola consolazione, almeno abbiamo una bussola per evitarci il peggiore.Ultima curiosità. Dreher conclude la mail al New Yorker dando un'applicazione pratica del principio appena enunciato. Eccola: «A pensarci bene, due eminenti ungheresi - George Soros e Viktor Orbán - offrono visioni contrastanti, oggi, di cosa significhi essere occidentali nel 21° secolo. Uno di loro deve prevalere. Bisogna quindi scegliere. Orban non è un santo, ma so da che parte sto. So da che parte devo stare». Una chiusura, ancora una volta, brillante. E convincente.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6728LA BENEDIZIONE DEI TRATTORI del Card. Joseph RatzingerLa benedizione dei trattori è una bella tradizione di questo Paese. Però uno potrebbe obiettare: che cosa vuol dire la benedizione di una macchina? Per il funzionamento di una macchina non serve una benedizione; il trattore è un prodotto tecnico, le condizioni del suo funzionamento sono le regole della costruzione tecnica, niente altro. Chi parla così ha ragione ma solo in parte. Naturalmente una benedizione non sostituisce una costruzione tecnica (...) corretta e neppure un'applicazione sicura della macchina.Ma la macchina non è un mondo chiuso in sé stesso; la macchina ha la sua origine in un' idea e in una volontà umana e serve a uno scopo determinato; il trattore per esempio, serve per il lavoro del contadino, serve per il suo impegno della dominazione della terra secondo la parola del Creatore: "Soggiogatela e dominate [...] su ogni essere vivente (Gen 1,28). La macchina fa parte del lavoro umano, è uno strumento del nostro lavoro. Benedire la macchina significa quindi: benedire il nostro lavoro, mettere nelle mani di Dio il nostro lavoro.La macchina rappresenta il vostro lavoro e la benedizione è una preghiera, nel nome e nella forza della Chiesa, che Dio sia con voi giorno per giorno nel vostro impegno per il nostro pane quotidiano, per il frutto della terra che è sempre dono della bontà di Dio e prodotto della nostra fatica.LA MACCHINA DIPENDE DALL'UOMO, MA L'UOMO DIPENDE DA DIOCosì possiamo dire: la macchina dipende dall'uomo e dal suo ingegno ma l'uomo dipende da Dio. Le macchine, tutte le invenzioni tecniche, possono essere o benedizione o maledizione per l'umanità e oggi vediamo sempre più quest'ambiguità della tecnologia moderna. La tecnica è, così, buona o cattiva come è buono o cattivo l'uomo stesso. Dove l'uomo perde sé stesso, la dominazione della terra diventa distruzione della terra. Dove l'uomo perde sé stesso, la sua capacità tecnica diventa una minaccia diretta contro la sopravvivenza del genere umano. L'uomo perde sé stesso quando dimentica il suo Creatore, Dio. Dimenticando Dio non sa più decifrare il messaggio della sua natura, dimentica la sua misura e diventa per sé stesso un enigma senza risposta.Quando dimentichiamo Dio le cose diventano mute, sono solo materiale per fare qualcosa ma senza un perché, vuote di ogni significato più profondo. Se ritorniamo a Dio le cose cominciano a parlare. La Scrittura ci da due immagini di una vera dominazione della terra: il giardino e la città santa. Il giardino esprime un'amicizia reciproca tra terra e uomo, l'armonia della creatura. Dove l'uomo è retto, la terra da il suo frutto, la terra diventa giardino e patria.La benedizioni dei trattori è una preghiera perché il nostro lavoro stia nelle mani di Dio, nella misura di Dio e nella sua bontà; una preghiera affinché, tramite il nostro lavoro, la terra diventi sempre più giardino e patria; una preghiera affinché il nostro lavoro e il nostro uso delle macchine non diventi distruzione ma costruzione della terra, costruzione di un mondo umano e preparazione della città futura, del giardino futuro, del Regno di Dio.La benedizione dei trattori è inoltre un riconoscimento del fatto che anche oggi la vita dell'uomo non dipende ultimamente dalle macchine, ma dalla bontà di Dio. Il frutto della terra viene anche oggi da Lui; noi stessi dipendiamo da Lui e dove Lui non è, il nostro potere diventa maledizione; dove Dio non è, niente rimane buono. Così la benedizione diventa anche un esame di coscienza, un'ammonizione a vivere in armonia con Dio, a lavorare in unione con la sua volontà.IL LAVORO PER IL PANE NATURALE PREPARA ANCHE IL PANE SOPRANNATURALEIl nostro lavoro umano, rappresentato in queste macchine, serve innanzitutto per la nostra vita terrena: ci prepara il nostro pane quotidiano. Ma come l'uomo eccede tutto il mondo materiale, così anche il nostro lavoro ha una dimensione più alta che non la pura assicurazione della vita corporale. Il nostro lavoro è sempre necessariamente collaborazione; uno ha bisogno dell'altro e la macchina rappresenta anche questa interdipendenza: non cominciamo da zero, altri hanno pensato e lavorato per noi e lavorano così con noi, il nostro lavoro prepara al nostro nutrimento.Lavorando viviamo l'uno grazie all'altro, il lavoro crea comunità, crea il giardino e la città. Lavorare è umanizzare.Ma questo non è ancora tutto. Il lavoro per il pane naturale prepara anche il pane soprannaturale e si estende così anche alla preparazione della vita eterna. La liturgia della Chiesa, nella sua preghiera delle offerte, ci indica questo mistero, questa destinazione più alta del nostro lavoro: "Benedetto sei Tu, Signore, Dio dell'universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane, frutto della terra e del lavoro dell'uomo: lo presentiamo a Te perché diventi per noi cibo di vita eterna". Il nostro lavoro e la bontà di Dio s'incontrano nel dono della terra, nel pane e nel vino. Il nostro lavoro diventa Eucaristia. La bontà di Dio crea pane dal nostro lavoro; la stessa bontà trasforma - rispondendo alla nostra preghiera - il pane terrestre in nutrimento di vita eterna, lo converte in Corpo di Cristo. Così vediamo il valore del lavoro e della preghiera. Andando insieme creiamo una nuova terra. Il nostro lavoro prepara la presenza di Cristo, diventa nutrimento della vita eterna. Anche la macchina, strumento del nostro lavoro, non rimane estranea alla vita cristiana. Abbracciata alla preghiera può diventare strumento di benedizione, può aiutare alla preparazione della città futura. Preghiamo che Dio con la sua bontà benedica il nostro lavoro.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6731L'ERETICO GIOVANNI CALVINO, SEGUACE DI LUTERO di Corrado GnerreIl Calvinismo si chiama così perché fa riferimento alla dottrina di Giovanni Calvino (1509-1564), seguace di Lutero, ma anche sostenitore di tesi del tutto personali. [...]In Gran Bretagna il Calvinismo si divide in due grandi comunità: il Presbiterianesimo (fondato da John Knox-1505/1572) e il Congregazionalismo (fondato da Robert Browne-morto nel 1556). Quest'ultimo in Inghilterra e nel Nuovo Mondo diventò il movimento dei Puritani.Il nome Presbiterianesimo deriva dal fatto che alla base dell'organizzazione vi sono gli anziani o presbiteri, che sono i veri responsabili delle comunità e che vengono eletti dai fedeli. Il Presbiterianesimo è tipico delle comunità protestanti della Scozia.Il Congregazionalismo è un principio ecclesiologico protestante secondo il quale la comunità locale (congregazione) ha un'importanza più grande della Chiesa come istituzione universale; il principio è applicato in modo più o meno rigoroso dalle diverse "chiese", in particolare dalle "chiese" battiste. Un'evoluzione recente ha ravvicinato le "chiese" di tipo congregazionalista alle "chiese" riformate; e il Congresso Congregazionalista Mondiale si è fuso con l'Alleanza Riformata Mondiale. In Inghilterra i congregazionalisti vennero chiamati puritani; infatti, propugnavano una chiesa sempre più "purificata" dai residui cattolici. Perché perseguitati in patria, i puritani emigrarono in massa nelle colonie americane, iniziando dai famosi "Padri pellegrini" che nel 1620 partirono a bordo della famosa "Mayflower". [...]CALVINO, UN PERSECUTORE VIOLENTOCalvino fu un uomo duro ed intollerante. [...] Nel 1536 Calvino, in visita a Ginevra, accetta di sostenere i riformatori locali e viene nominato professore di teologia e predicatore. Due anni dopo, però, è espulso dalla città per le sue posizioni estremiste. Viene richiamato nel 1541 e vi rimane fino alla morte, avvenuta nel 1564. Il regime teocratico che instaura governa la città attraverso una serie di ordinanze che prevedevano severe punizioni non solo per deviazioni dottrinali, ma anche per atti quali: la danza, il gioco, la vendita e il consumo di birra. Il governo viene affidato alla responsabilità ministeriale dei quattro ordini introdotti da Calvino: pastori, dottori, anziani e diaconi. Il Concistoro, composto dai pastori e da dodici anziani eletti dalle autorità civili, diventa una sorta di suprema corte, giudicante finanche la vita privata dei cittadini. Una cappa, plumbea e asfissiante, cala su Ginevra. Molte sono le vittime del sistema calvinista. A scopo di controllo si compiono più volte all'anno visite a domicilio e all'occorrenza si ricorre anche alle denunce e allo spionaggio prezzolato. I trasgressori vengono colpiti da ammonizioni, deplorazioni e scomuniche - esclusione cioè dalla sacra cena - e obbligati a far pubblica penitenza. I grandi peccatori, come i sacrileghi, gli adulteri e gli avversari ostinati della nuova fede, sono consegnati al consiglio cittadino per la punizione. Vengono eseguite molte condanne a morte - cinquantotto fino al 1546 - e più ancora all'esilio. La tortura è usata nel modo più rigoroso. La città deve sottomettersi, seppure di malavoglia, alla disciplina ferrea di Calvino. Tutte le feste religiose scompaiono, eccettuate le domeniche [...]. La vita della società ginevrina acquistò l'impronta di una tetra serietà: le vesti di lusso, i balli, il gioco delle carte, il teatro e simili divertimenti erano severamente condannati. La lista delle vittime è tristemente lunga: il predicatore Sébastien Châtillon (1515-1563), biblista che proponeva un'interpretazione del Cantico dei Cantici sgradita a Calvino, è costretto all'esilio; il medico Girolamo Bolsec (m. 1584), un ex-monaco carmelitano apostata che aveva osato contestare la dottrina della predestinazione insegnata da Calvino, viene espulso dalla città nel 1551. Non si tratta solo di questioni squisitamente teologiche. Essendo stato bandito il gioco delle carte, perché ritenuto frivolo e immorale, Pierre Ameaux (m. 1552), che aveva anche richiesto al Concistoro il divorzio dalla moglie, viene ridotto in stato d'indigenza: suo mestiere era appunto la vendita delle carte da gioco. Spinto dalla disperazione, pronunzia parole offensive contro il regime puritano di Calvino. Viene incarcerato e, nonostante avesse responsabilità all'interno della comunità riformata ginevrina, per disposizione del Concistoro è sottoposto a una punizione umiliante la sua dignità. In data 8 aprile 1546, il Consiglio pronunciò la seguente sentenza: "Avendo visto il contenuto delle risposte, dalle quali ci sembra che egli [Ameaux] abbia malvagiamente parlato contro Dio, il Magistrale e il ministro Calvino ecc. [...] si ordina che sia condannato a fare il giro della città in camicia, a capo scoperto, con una torcia accesa in mano e che poi venga innanzi al tribunale a invocare misericordia da Dio e dalla giustizia, in ginocchio, confessando di avere mal parlato, condannandolo inoltre a tutte le spese, e che la sentenza sia resa pubblica."PROIBIZIONE DELLE GIOIE UMANEL'affaire Perrin è sintomatico della situazione imposta a Ginevra da Calvino e dei metodi adoperati per reprimere ogni forma di dissenso. In questo episodio, infatti, si ritrovano tutti gli elementi che concorrono a mostrare il volto del «riformatore»: proibizione dell'espressione delle gioie più umane, come la danza in occasione di un matrimonio, carcere, esilio e anche spargimento di sangue. Protagonista ne è Ami Perrin (m. 1561), che pure inizialmente era stato un sostenitore di Calvino. Questi i fatti: in occasione di un matrimonio fra giovani di distinte famiglie borghesi, si festeggia con un ballo. Il Concistoro convoca tutti i partecipanti che, per paura, respingono l'accusa, eccetto due di essi, fra cui Perrin, che è costretto a fare ammenda del «crimine» commesso. Sua moglie, però, Franchequine Perrin, figlia di François Faivre, personaggio altolocato a Ginevra, continua a protestare pubblicamente e, provocatoriamente, a danzare. Poiché gode dell'appoggio di molti cittadini, stanchi delle vessazioni del Concistoro, compaiono anche scritti anonimi contro Calvino e i suoi partigiani. Infuriato, questi ordina una perquisizione in casa di uno degli amici delle famiglie Perrin e Faivre, Jacques Gruet (m. 1547). All'interno vengono trovati materiali compromettenti, cioè quaderni e annotazioni polemiche verso il regime teocratico di Calvino. La punizione è implacabile: condanna a morte per decapitazione.Il caso più noto è quello di Michele Serveto (1511-1553), il medico spagnolo che negava il dogma della Trinità. In territorio francese, a Vienne, egli è sottoposto a un processo da parte dell'Inquisizione cattolica che adopera materiale fornito, segretamente, da Guillaume de Trie (1521 ca.-1561), un amico di Calvino, che già nel 1546, in una lettera al riformatore francese Guillaume Farel (1489-1565), aveva scritto: "Se verrà qui, posto che la mia autorità abbia un peso, non tollererò che se ne vada vivo.". Benché condannato in Francia, Serveto, probabilmente con la dissimulata accondiscendenza del blando tribunale inquisitorio cattolico, fugge e si rifugia proprio a Ginevra, ove, riconosciuto, viene immediatamente condannato a morte e arso vivo, nel 1553.Il ruolo giocato da Calvino in questa vicenda mostra lati umani veramente riprovevoli: non solo fanatica intolleranza, ma anche ricorso allo spionaggio, spirito vendicativo e, a vicenda conclusa, menzogneri tentativi di ritrattazione delle sue responsabilità. "La cosa più triste in tutto ciò - conclude lo storico protestante Auguste Lang [1867-1945] - è che nella sua Difesa contro Serveto, apparsa nel febbraio 1554, Calvino non ebbe il coraggio di confessare il ruolo che aveva avuto nell'imprigionamento di Serveto a Vienne. Afferma seccamente, in questo scritto, che è una frivola calunnia accusarlo di aver consegnato l'infelice ai nemici mortali della fede."CATTOLICI TORTURATI E GIUSTIZIATI DAI CALVINISTIIl governo teocratico di Calvino non sopravvive a lungo, anche se a esso s'ispirano le comunità riformate che si diffondono stabilmente in molti paesi d'Europa. Al di là dei successivi sviluppi, quanto avviene a Ginevra negli anni 1541-1564 mostra tratti della personalità di Calvino che confermano l'inopportunità di ricordare la nascita di un uomo orgoglioso e ambizioso.Secondo gli storici Pierre Jourda (1898-1978) ed Edouard de Moreau S.J. (1879-1952): "c'è qualcosa di duro nel suo carattere [...]. Di qui l'orgogliosa certezza che egli ebbe, fin dal 1536, di essere in possesso della verità, ed anche le sue collere, i suoi rifiuti di scendere a discussioni, il disprezzo per i suoi avversari, la facilità a coprirli di ingiurie spesso grossolane, quando poi non si trattava di odio e dei rigori ch'esso trae seco".I martiri cattolici torturati e giustiziati durante le persecuzioni perpetrate dai calvinisti costituiscono una pagina cospicua e inducono a una silenziosa riflessione. I calvinisti olandesi e gli «ugonotti» francesi si macchiano di crimini efferati contro quanti desiderano conservare la fede dei loro padri. Le cronache riportano episodi raccapriccianti: preti crocifissi, sventrati per poi riempire il cadavere di avena data in pasto agli animali, esecrabili mutilazioni del corpo. Orrori, questi, associati alla dissacrazione di chiese, d'immagini venerate e persino delle realtà più sante: si diede pure il caso dell'Eucaristia data in pasto a una bestia.I germi infettivi di questo anticattolicesimo animato da tanto odio e poi espresso in efferata violenza sono radicati nel pensiero e nell'esperienza religiosa di Calvino.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6690LA MESSA IN TELEVISIONE NON ADEMPIE IL PRECETTO di Pierfrancesco NardiniÈ capitato di parlare con una persona che sosteneva di adempiere al precetto domenicale perché guarda la Messa in televisione ogni Domenica.Senza entrare nel foro interno, se si può cercare una buona volontà nel voler comunque seguire la Messa, si deve altresì, però, constatare che purtroppo la buona volontà manca nel voler approfondire la correttezza della propria posizione.Si parla di una persona che non ha apparenti particolari problemi che possano impedirne o rendere più che complicato il viaggio fino alla chiesa. Il punto è, quindi, la ferrea convinzione che basti guardarla in tv.Il tentativo di spiegare che non è così, infatti, si è scontrato con una posizione più che ferma sulla questione. Il sospetto è che si tratti di pura pigrizia.La posizione della dottrina cattolica sulla questione è ben riportata dallo Jone, il quale chiarisce che per poter assistere validamente alla Messa il fedele deve "essere presente corporalmente, cioè deve essere presente nel luogo" (Compendio di teologia morale, n. 199, I) e, in particolare, che "non soddisfa chi ascolta la Messa trasmessa per radio o per televisione, pur essendo ciò un'opera buona" (ibid.).Se si pensa, d'altronde, che non si soddisfa il precetto in questione se si è distanti più di trenta passi dalla chiesa (salvo folla continua fino a oltre quella misura e nonostante si senta bene la voce del sacerdote tramite gli altoparlanti), come potrebbe essere ritenuto soddisfatto, guardando la Messa a casa propria o altrove alla tv?Se si pensa poi che unica causa scusante della non partecipazione alla Messa è "ogni motivo mediamente grave, quale esiste in caso di incomodo notevole, di danno corporale o spirituale, che dovesse derivare a noi o ad altri" (E. Jone, op. cit., n. 200), si comprende ancor di più come purtroppo la convinzione della suddetta persona è fondata su argomentazioni non solide.Alla luce di quanto scritto, si deve tornare ad evidenziare come un forte "analfabetismo cattolico" è sempre più diffuso, non solo tra chi non crede o è tiepido, ma anche tra chi, come la persona in questione, comunque manifesta in qualche modo una volontà di seguire la Messa, quindi dimostrando di tenerci.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6668I CRISTIANI SONO ORMAI PERSEGUITATI OVUNQUE di Mauro FaverzaniI cristiani sono ormai perseguitati ovunque. Non più solo nelle enclave islamiche e sotto le dittature comuniste sopravvissute alla Storia, no. Ovunque. Anche dove meno lo si potrebbe immaginare. Lo dimostrano i recenti, drammatici fatti di cronaca. Partiamo dall'Africa, dalla Nigeria, in particolare, dove si è consumato un autentico genocidio: solo negli ultimi sei mesi sono stati uccisi più di 3.462 cristiani dai terroristi islamici. L'anno scorso furono in tutto 3.530 le vittime. Non solo. Quest'anno sono state bruciate, sempre ad opera di gruppi musulmani, circa 300 chiese. E più di una decina di sacerdoti è stata rapita o uccisa da sigle jihadiste. Nelle Americhe la situazione non è migliore. In Canada, ad esempio, almeno 45 chiese sono state devastate dagli incendi e 17 completamente rase al suolo, dopo lo scorso 21 giugno, dunque in poco più di un mese. È accaduto in Alberta, Colombia britannica, a Calgary, Manitoba, Nuova Scozia. L'evidenza, il fatto cioè che si colpiscano simboli cristiani in odio a questa fede, non basta però, incredibilmente, a convincere le autorità federali ad avviare indagini serrate per punire i colpevoli. Li considerano episodi isolati e senza alcun nesso tra loro. Secondo l'emittente Cbn, gli attacchi sarebbero, in realtà, opera di «attivisti di estrema sinistra» ed avrebbero uno scopo intimidatorio, dissimulato con pretesti solidali nei confronti degli autoctoni. Come riferito dall'agenzia LifeSiteNews, in un'intervista, rilasciata a Tucker Carlson di Fox News, il capo di Rebel News, Ezra Levant, ha definito gli attacchi incendiari alle chiese in Canada come l'equivalente delle violenze e degli scontri inscenati da Black Lives Matter negli Stati Uniti ed ha denunciato il silenzio pressoché totale delle autorità in merito. «All'improvviso il Canada è divenuto molto somigliante all'Unione Sovietica - ha aggiunto Carlson - I gruppi di sinistra stanno esagerando. Ma i leader canadesi non condannano l'incendio delle chiese. Anzi, lo approvano». Anche negli Stati Uniti, del resto, si è verificato un caso analogo, per la precisione nella contea di Parker, a nord del Texas: la chiesa del posto è diventata un rogo e, dell'edificio sacro, non è rimasta traccia. In questo caso, però, le autorità si sono mosse ed è partita la caccia a due adolescenti, visti sul posto da alcuni testimoni poco prima che le fiamme divorassero l'edificio sacro, andato completamente distrutto. Anche in Europa non mancano gli attacchi alla Chiesa: nella (un tempo) cattolicissima Spagna, il Psoe, Partito socialista operaio - che, per inciso, è al governo coi comunisti -, ha deciso di impugnare gli accordi stretti tra il suo Paese e la Santa Sede, per rinegoziarli in modo che siano «vantaggiosi per entrambi». Ritiene che «sia il momento». Il proposito entrerà a far parte del documento-quadro del 40° Congresso del partito, in agenda dal 15 al 17 ottobre prossimi. E non promette granché di buono. Dovrebbe trasformare la Spagna in un Paese laico, laicissimo e non soltanto «non confessionale», come recita la Costituzione. Ad esempio, dovrebbe porre fine ai funerali di Stato celebrati con Messe cattoliche. Staremo a vedere. Ma la Cristianità è in grado di far del male anche a sé stessa. Sta cadendo sotto i colpi del modernismo, implodendo su sé stessa; si tratta di una sorta di cancel culture ecclesiale, come dimostra, in Belgio, la demolizione di due delle cinque chiese di Beyne-Heusay, resasi necessaria, non potendo più le parrocchie far fronte agli alti costi richiesti per la manutenzione. Così dicono... Non si tratta di un caso isolato, però. Secondo il quotidiano belga Le Soir, nel 2018 ben 31 chiese sono state sconsacrate in vista di una loro riconversione edilizia. Nel 2020 è stato venduto il convento dei Carmelitani Scalzi di Chévremont, benché ancora occupato da tre religiosi, con la prospettiva di trasformarlo in una settantina di alloggi entro il 2024. Stessa sorte per il convento delle clarisse di Malonne e per la cappella delle Recollettine di Herve. La chiesa di San Vincenzo de' Paoli, ad Anderlecht, è diventata una scuola. Come dire... A fronte di tutto ciò la Chiesa, più che "in uscita", sembra "in dismissione"...
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6662LA STORIA DI DIECI ATLETI CATTOLICI ALLE OLIMPIADI DI TOKIOAd esempio la regina del nuoto, Katie Ledecky (detiene tre record mondiali di nuoto stile libero) non ha mai esitato ad affermare la sua fede cattolica e di pregare sempre prima di ogni garada Sito del TimoneTra il 23 luglio e l'8 agosto 2021, si svolgono i Giochi Olimpici a Tokyo, tra tutti coloro che parteciperanno all'evento, 627 atleti americani rappresentano il Paese che guida il record olimpico mondiale con 2.521 medaglie. Ma non è questo l'unico fattore che fa la differenza. Almeno dieci di loro si sono dichiarati pubblicamente cattolici e debitori della loro fede anche in campo sportivo.1) SYDNEY MCLAUGHLINÈ diventata famosa nella sua qualificazione olimpica il 27 giugno scorso. Nei 400 metri ostacoli, l'atleta e studentessa dell'Union Catholic ha spodestato la leader mondiale di questa disciplina, Dalilah Muhammad, chiudendo la gara in 51,90 secondi. Dopo aver stabilito il nuovo record mondiale, McLaughlin non ha esitato ad ammettere che la fede è stata il principale propulsore durante tutta la competizione. «Penso che la più grande differenza quest'anno sia la mia fede, la mia fiducia in Dio e sapere che è Lui che controlla tutto. Finché mi dedicherò al duro lavoro, Lui mi aiuterà a superare ogni ostacolo. E a questo punto non posso davvero fare altro che dargli gloria». In precedenza, ha dichiarato che aggrapparsi a tutto ciò che sapeva e credere che tutto ciò che ha ricevuto provenga da Dio «ha giocato un ruolo importante» nella sua carriera.2) MOLLY SEIDELPer Molly Seidel del Wisconsin, i Giochi di Tokyo saranno il suo debutto alla maratona olimpica. All'età di 18 anni, si diplomò al liceo, dove eccelleva in discipline diverse come il canto e il coro, l'hockey e persino lo sci. Il suo allenatore Brian Borkowski ha evidenziato al Catholic Herald le virtù morali della giovane, in particolare la sua fede e umiltà. «Ho sempre voluto essere come Molly. Non si vergognava affatto [della sua fede]». Ha sottolineato che alle gare fa sempre «il segno della croce, ci mette qualche secondo e so che quello è il momento di lasciarla sola, è il suo momento con Dio». Con un'infanzia e un'educazione religiosa trasmessa dalla nonna, è da lei che imparò a segnarsi prima di ogni gara e a pregare San Giuda per ottenere i risultati. La sua fede segnò anche il suo soggiorno all'Università di Notre Dame. «È stato bello andare a messa, il fatto che le altre ragazze mi chiedessero se volevo andare a messa con loro mi è rimasto impresso». Dopo aver fatto la storia della squadra di football del college di Notre Dame, i Fighting Irish, ha iniziato a lavorare in una caffetteria a Boston e a fare da babysitter. Intanto si stava preparando per la sua prima maratona ad Atlanta, dove ha ottenuto un secondo posto che gli ha permesso di accedere alla squadra olimpica. La sua seconda maratona sarà a Tokyo.3) SKYLAR DIGGINS-SMITHSkylar Diggins-Smith è un'altra delle atlete cattoliche che parteciperanno ai Giochi Olimpici, in questo caso, nella squadra di basket femminile. Giocatrice dei Phoenix Mercury, quelle di Tokyo saranno le sue prime Olimpiadi, dopo una carriera di successo in cui ha fatto la storia con la sua squadra di basket universitaria, sempre i Fighting Irish, ed è arrivata ad essere descritta come «forse la migliore giocatrice nella storia del il basket femminile di Notre Dame». La sua carriera nella squadra universitaria le ha aperto le porte delll'NBA femminile e poi alle prossime Olimpiadi. Ricorda con apprezzamento l'educazione cattolica ricevuta all'Università, dove frequentava costantemente la messa. 4) GALEN RUPPIl compagno di disciplina di Seidel è Galen Rupp, un fondista di 35 anni di Portland, Oregon. Nel 2004 si è diplomato alla Central Catholic High School di Portland e, come riferito da Catholic News, è un cattolico devoto che prega mentre corre. Queste saranno le quarte Olimpiadi di Rupp. Nel 2008 a Pechino si è classificato tredicesimo nei 10.000 metri e quattro anni dopo a Londra ha conquistato l'argento nella stessa gara.5) GRACE MCCALLUMUn'altra atleta marcatamente cattolica in questi giochi è la ginnasta Grace McCallum. Come pubblicato su Religión en Libertad , la diciottenne ha iniziato a fare ginnastica all'età di 5 anni e a 13 già partecipava a gare di ginnastica artistica di alto livello. Da allora, affida sempre i risultati delle sue gare alla preghiera. Nata nel 2002, McCallum ha preso Santa Filomena come sua patrona alla sua cresima. L'11 agosto, festa del santo, si sono svolti i campionati americani 2019 e Grace, dopo aver pregato il suo patrono, ha ottenuto un'inaspettata medaglia di bronzo. «È stato incredibile quante persone sono venute da noi e hanno detto che stavano pregando per lei», ha osservato sua madre nel 2019. «Non credo che Grace potesse chiedere di più. Probabilmente niente significa più per lei che far pregare tutti i suoi cari». «Ogni volta che ho una giornata difficile, in palestra o alle gare, so che Dio mi ha dato questo talento. Ho bisogno di usare questo talento e non sprecarlo», ha detto la giovane atleta del The Central Minnesota Catholic, che porta ad ogni gara un rosario nello zaino e una croce che le ha regalato la nonna.6) SIMONE BILESLa compagna di disciplina di McCallum è Simone Biles, una leggenda alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016 dove ha conquistato quattro ori e un bronzo. È considerata da molti l'erede della mitica Nadia Comaneci. Ai Mondiali 2019 di Stoccarda, a soli 22 anni, è diventata la ginnasta più premiata della storia vincendo 25 medaglie, 19 delle quali d'oro. In più occasioni Simone ha parlato del rosario che porta sempre nella borsa, dono della nonna, e del fatto che prega spesso. Frequenta anche la messa domenicale con i suoi genitori, che hanno avuto un ruolo fondamentale nella sua vita, sostenendola fin da piccola.7) KATIE LEDECKYSoprannominata la regina del nuoto, Katie Ledecky è un'altra cattolica che promette ottimi risultati alle gare di nuoto nella capitale giapponese. Detiene il record mondiale di nuoto stile libero femminile 1500 metri e ha battuto il proprio record mondiale nei 400 e 800 metri. La nuotatrice, che non ha mai esitato ad affermare la sua fede, ha ammesso di pregare sempre prima di ogni gara. «L'Ave Maria è una bella preghiera e mi aiuta a rilassarmi», ha riconosciuto la nuotatrice. È stata la più giovane partecipante degli Stati Uniti alle Olimpiadi di Londra e ha vinto la sua prima medaglia d'oro a soli 15 anni. Riferendosi alle sue molteplici gare, ha detto: «Sono a un grande evento di nuoto con migliaia di persone che guardano, è importante per me prendere tempo per fare spazio a Dio e pensare a Lui. La mia fede cattolica è molto importante per me. Lo è sempre stata e sempre lo sarà. Fa parte di ciò che sono e mi sento a mio agio nel praticarla. Mi aiuta a mettere le cose in prospettiva». [al termine dell'articolo il video del suo record del mondo, N.d.BB]8, 9, 10) LE SORELLE OGWUMIKEUn altro caso rappresentativo è quello delle tre sorelle Ogwumike: Nneka, Chiney ed Erica, di 31, 29 e 23 anni. Cresciute in una famiglia cattolica, non è strano vedere queste giocatrici NBA nigeriane-americane (hanno entrambe le nazionalità) scambiare tweet con il loro pastore, Sean P. Horrigan. In un'occasione, in un thread su Twitter in merito all'espulsione di Chiney dopo una discussione con l'arbitro nel bel mezzo di una partita, il parroco ha scherzato: «Ricordagli che le sue confessioni sono il mercoledì e il sabato alle 18:00». A causa di un conflitto sportivo che rasenta il diplomatico, la sorella maggiore, Nneka, 31 anni, non potrà partecipare ai Giochi di Tokyo. Il motivo è il regolamento della Federazione Internazionale di Basket, che vieta ai giocatori che hanno gareggiato con un Paese di partecipare a campionati internazionali in un'altra squadra. Qualcosa che colpisce in prima persona la maggiore delle sorelle, che ha gareggiato a fianco degli Stati Uniti ai Mondiali 2018.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3626IL MIRACOLO DI LANCIANO E LE DODICI PROMESSE DEL SACRO CUORE PER LA PRATICA DEI PRIMI VENERDI DEL MESEIl Cristianesimo afferma che la salvezza è nell'adesione del cuore. Per il Cristianesimo la conoscenza è importante ma non determinante, nel senso che essa (la conoscenza) svolge una funzione ausiliare per l'esercizio della virtù ma non costituisce il criterio della salvezza. Il Cristianesimo non è una religione gnostica, ovvero una religione che fa della conoscenza l'unico criterio della salvezza: chi conosce si salva, chi non conosce non si salva.Che il criterio cristiano della salvezza non sia nella conoscenza ma nell'adesione del cuore, è esito del fatto che il Dio cristiano ha creato per amore e che per amore ha deciso d'incarnarsi, di fare esperienza della sofferenza e della morte.Nel XVII secolo nacque e iniziò a diffondersi l'eresia giansenista, che si basava prevalentemente su due punti.Primo: il peccato originale ha talmente rovinato l'uomo che questi, senza la Grazia, non può fare il bene, neanche occasionalmente.Secondo: Dio ha già deciso chi deve essere salvato e chi dannato indipendentemente dai meriti e dai demeriti; insomma, una predestinazione in senso calvinista.Dunque quella del giansenismo era una concezione antropologica dichiaratamente pessimistica e, nello stesso tempo, una concezione di Dio rigoristica ed angosciante. Il Sacro Cuore appare a santa Margherita Maria Alacoque affermando, invece, che bisogna abbandonarsi al Suo Amore, indicando cioè il Suo Cuore come criterio di vincolo a Lui ed anche come criterio di comprensione (per quanto possibile) della Sua tenerezza per l'uomo stesso. In una delle rivelazioni a santa Margherita il Sacro Cuore disse: "Ecco quel Cuore che ha talmente amato gli uomini da non aver risparmiato nulla, fino ad esaurirsi e consumarsi per testimoniare a loro il proprio amore."Dunque, con la devozione al Sacro Cuore, Gesù ricorda il suo immenso amore e la sua immensa misericordia per l'uomo. Un ricordo non astratto ma volto a far capire concretamente quanto la vita dell'uomo stesso possa cambiare abbandonandosi all'amore di Gesù. Egli rivelò a santa Margherita ben dodici promesse di una indiscutibile concretezza. Leggiamole.1) Ai devoti del mio Sacro Cuore darò tutte le grazie e gli aiuti necessari al loro stato.2) Stabilirò e manterrò la pace in tutte le loro famiglie.3) Li consolerò in tutte le loro afflizioni.4) Sarò per loro sicuro rifugio in vita e soprattutto nell'ora della morte.5) Spargerò abbondanti benedizioni su tutte le loro fatiche e imprese.6) I peccatori troveranno nel mio Cuore un'inesauribile fonte di misericordia.7) Le anime tiepide diventeranno ferventi con la pratica di questa devozione.8) Le anime ferventi saliranno rapidamente ad un'alta perfezione.9) La mia benedizione rimarrà nei luoghi in cui verrà esposta e venerata l'immagine del Sacro Cuore.10) A tutti coloro che opereranno per la salvezza delle anime, darò grazie per poter convertire i cuori più induriti.11) Le persone che diffonderanno questa devozione avranno i loro nomi scritti per sempre nel mio Cuore.12) A tutti coloro che si comunicheranno nei primi venerdì di nove mesi consecutivi, darò la grazia della perseveranza finale e della salvezza eterna.A proposito della devozione al Sacro Cuore di Gesù, Pio XI al paragrafo 4 della Miserentissimus Redemptor, dell'8.5.1928, dice che "essa è non soltanto il simbolo, ma anche, per così dire, la sintesi di tutto il mistero della Redenzione (…) la più completa professione della Religione cristiana."Se teologicamente la devozione al Sacro Cuore è una risposta al giansenismo, socialmente è una risposta prima di tutto all'assolutismo politico, uno dei tratti tipici della modernità.Il XVII è proprio il secolo dell'assolutismo politico che affonda le sue radici nella concezione, tipicamente umanistico-rinasacimentale, di un potere non organicamente legato al Vero e al Giudizio morale (e quindi a Dio) ma che avrebbe dovuto trovare il proprio fondamento in se stesso, cioè nel puro esercizio del potere. Insomma, un'autorità politica non più come manifestazione di servizio, ma, per l'appunto, come pura manifestazione di potere. Una concezione pertanto machiavellica e post-machiavellica.Il Sacro Cuore, attraverso santa Margherita, rivolse delle precise richieste al Re di Francia Luigi XIV.Eccole:1. Il Re deve consacrarsi con la sua famiglia al Sacro Cuore e offrirgli pubblici omaggi.2. Egli deve chiedere ufficialmente alla Santa Sede di autorizzare la Messa del Sacro Cuore e di concedere privilegi per l'universale diffusione di questa devozione.3. Egli deve far costruire una basilica dedicata al culto del Sacro Cuore.4. Egli deve porre la Francia sotto la protezione del Sacro Cuore, raffigurandolo sugli stendardi e sulle armi del Regno.5. Egli deve promuovere nell'intera Europa i diritti di Gesù Cristo come Re dei re e Sovrano dei sovrani.Le richieste non furono esaudite e la Francia, da baluardo del Cattolicesimo che doveva essere, divenne la culla dei più gravi errori. Luigi XVI ne pagò le conseguenze. Nel 1792, mentre era prigioniero dei rivoluzionari, si ricordò delle promesse del Sacro Cuore alla Corona di Francia e promise che, se fosse scampato alla morte e tornato sul trono, avrebbe consacrato se stesso e la Francia al Sacro Cuore. Ma Gesù stesso (più di un secolo dopo) dirà a suor Lucia di Fatima che fu troppo tardi.Dunque, la devozione al Sacro Cuore è anche un richiamo di carattere sociale, un richiamo cioè a concepire l'autorità politica come modello di servizio e di sacrificio in cui gli elementi della donazione, dell'oblazione e dell'amore diventino fondamentali nell'esercizio di tale autorità. Insomma, il modello di ogni autorità politica deve essere la regalità di Cristo e del suo amore immenso per ogni uomo. L'enciclica Annum sacrum di Leone XIII, del 25.5.1899, afferma che la devozione al Sacro Cuore ha la sua ragione teologica proprio nella regalità sociale di Cristo. E infatti il coronamento del culto pubblico al Sacro Cuore fu l'istituzione della festa liturgica di Cristo Re. Nel 1925, Pio XI stabilì che questa festa venisse celebrata l'ultima domenica di ottobre. E in tale giorno bisognava anche rinnovare la consacrazione dell'umanità intera al Cuore di Gesù. Leggiamo alcune parole tratte dalla Quas primas, l'enciclica di Pio XI, dell'11.12.1925, che istituisce la Festa di Cristo Re: "Chi non vede che, fin dagli ultimi anni del secolo precedente, in modo ammirevole andava preparandosi il cammino per l'istituzione di questa festa? Tutti sanno che l'autorità e la regalità di Cristo sono stati già riconosciuti dalla pia pratica delle consacrazioni e omaggi al Sacro Cuore di Gesù rivoltigli da innumerevoli famiglie, e non solo da famiglie, ma anche da Stati e Regni, che hanno compiuto lo stesso atto. (…) Il diluvio di mali sull'universo proviene dal fatto che la maggior parte degli uomini ha respinto Gesù Cristo e la sua sacrosanta Legge, sia dalla vita privata che da quella pubblica. Non vi sarà certa speranza di pace duratura fra i popoli, finché gli individui e le nazioni si ostineranno a negare e rifiutare l'imperio del Salvatore."C'è sicuramente una speranza, quella che la devozione al Sacro Cuore costituisca l'"occasione" per far ritornare questo mondo alla "giovinezza" della Verità. Un episodio alimenta questa speranza. Santa Gertrude (1256-1302) ebbe una visione in cui chiese a san Giovanni evangelista perché, nel suo Vangelo e nelle sue Lettere, aveva fatto solo intravedere quei misteri pieni di amore che aveva ricevuto dal Sacro Cuore. L'Aposotolo le rispose: "Il mio ministero doveva limitarsi a rivelare sul Verbo increato, eterno Figlio del Padre, alcune parole feconde, sulle quali l'intelligenza degli uomini meditasse continuamente, senza poter mai esaurirne le ricchezze. Ma agli ultimi tempi è riservata la grazia di udire l'eloquente voce delle pulsazioni del Cuore di Gesù. Nell'udire questa voce, l'invecchiato mondo ringiovanirà dal suo torpore e il calore del divino amore lo infiammerà un'ultima volta."Per rendersi degni della grande promessa è necessario:1. Accostarsi alla Comunione. La Comunione va fatta bene, cioè in grazia di Dio; quindi, se si è in peccato mortale, bisogna premettere la confessione.2. Per nove mesi consecutivi. Quindi chi avesse incominciato le Comunioni e poi per dimenticanza, malattia,ecc. ne avesse tralasciata anche una sola, deve incominciare da capo.3. Ogni primo venerdì del mese. La pia pratica si può iniziare in qualsiasi mese dell'anno.Se, dopo fatti i nove primi venerdì con le debite disposizioni, uno cadesse in peccato mortale, e poi morisse all'improvviso, come potrebbe salvarsi? Gesù ha promesso, senza eccezione alcuna, la grazia della penitenza finale a tutti coloro che avranno fatto bene la Santa Comunione nel primo venerdì di ogni mese per nove mesi consecutivi; quindi si deve credere che, nell'eccesso della sua misericordia, Gesù dia a quel peccatore moribondo, la grazia di emettere un atto di contrizione perfetta, prima di morire.Chi facesse le nove comunioni con l'intenzione di proseguire poi più tranquillamente a peccare, potrebbe sperare in questa grande promessa del Sacro Cuore di Gesù? No di certo, anzi commetterebbe tanti sacrilegi, perché accostandosi ai Santi Sacramenti, è necessario avere la ferma risoluzione di lasciare il peccato. Un conto è il timore di tornare ad offendere Dio, e altro la malizia e l'intenzione di seguitare a peccare.Per vedere il video "Il miracolo di Lanciano: il Sacro Cuore si rivela" e per leggere le schede dei migliori film, visita il sito FilmGarantiti.it
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6603NELLA FEDE MEGLIO POCHI, MA BUONI di Corrado GnerreMolti credono che il valore dei movimenti ecclesiali debba giudicarsi con parametri necessariamente quantitativi; che pure - ovviamente - hanno la loro importanza, ma solo se accompagnati dalla qualità. E così si pensa che molti di questi movimenti, che contano tanti adepti, diano necessariamente buoni frutti perché hanno tanto, perché traboccano di seguaci, perché riempiono le piazze e i palazzetti dello sport... anche se poi -si sa- i palazzetti dello sport li riempiono pure i Testimoni di Geova.Nella sua famosa Teologia della perfezione cristiana, padre Antonio Royo Marin, citando la Scolastica spagnola della Scuola di Salamanca, dice che rende molta più gloria a Dio una sola vera conversione alla santità che non mille tiepide, o addirittura false, conversioni. Ecco le parole che riporta il Marin: "Piace di più a Dio e lo glorifica di più il predicatore e il maestro di vita spirituale che converte un solo peccatore e lo porta fino allo stato di perfezione, che colui il quale converte molti, ma li lascia nella tiepidezza." (Salmanticemses, De veritate, 5, 76, cit. A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, Paoline, p.612.)È proprio vero questo? Leggiamo qualche citazione importante e capiremo.Il Vangelo di Matteo al capitolo 7, versetti 15-20, racconta: "In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: ‘Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere'." Gesù, dunque, parla non di molti frutti, bensì di frutti buoni, saporiti, gustosi, ottimi da mangiare, nutrienti. Non dice che bisogna giudicare gli alberi dalla ricchezza numerica dei frutti, bensì dalla loro bontà.Certamente - come dicevamo prima - il dato quantitativo è importante, soprattutto relativamente agli ordini religiosi e alle vocazioni, ma va anche ricordato che il parametro quantitativo non va assolutizzato. Anzi, potrebbe anche essere fuorviante. I "frutti" di cui parla Gesù non sono la quantità, bensì la qualità della vita cristiana e della vita religiosa; e tale qualità si misura solo con la Vita di Grazia (dunque l'odio verso il peccato) e con la conformità piena alla Verità Cattolica nella sua integrità.San Vincenzo de' Paoli (1581-1660) così commenta le parole di Gesù: "Amiamo Dio, fratelli miei, amiamo Dio, che sia però a spese delle nostre braccia, che sia con il sudore dei nostri visi. Perché spessissimo, tanti atti di amore di Dio, di compiacenza, di benevolenza e altri simili affetti e pratiche di un cuore tenero, anche se buonissimi e molto desiderabili sono per lo meno molto sospetti se non si viene alla pratica dell'amore effettivo. «In questo, dice nostro Signore, è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto» (Gv 15,8). E a questo dobbiamo stare molto attenti; perché sono parecchi, per quanto ben composto sia il loro esteriore, e riempito di grandi sentimenti per Dio il loro interiore, a fermarsi qui. E quando vengono ai fatti e si trovano in occasioni di agire, vengono meno. Vanno fieri della loro immaginazione infervorata; si accontentano dei dolci colloqui che hanno con Dio nell'orazione; anzi ne parlano come angeli. Però, alla fine, se si tratta di lavorare per Dio, di soffrire, di mortificarsi, d'istruire i poveri, di andare a cercare la pecora smarrita, d'amare che manchi loro qualche cosa, di consentire alle malattie o a qualunque altra disgrazia -purtroppo!- non c'è più nessuno, il loro coraggio vien meno. No, non ci inganniamo. Tutto il nostro compito consiste nel passare dalle parole ai fatti." (Vincenzo de' Paoli, Colloqui spirituali ai Missionari, ed.1960, pp.905-907).Sant'Agostino (354-430) tiene a sottolineare che l'ascolto senza il mettere in pratica non vale a nulla. Egli scrive: "Non ingannate voi stessi, fratelli miei, che pure siete venuti con desiderio ad ascoltare la parola; se non mettete in pratica ciò che avete ascoltato, smentite voi stessi. Considerate che, se è attraente l'ascoltare, quanto più il realizzare. Se non ascolti, se trascuri di ascoltare, non edifichi nulla. Se ascolti e non metti in pratica, metti mano ad una rovina... (Agostino di Ippona, Discorso 179, 8-9, PL 38, 970-971).E allora rileggiamo ciò che dice la Scuola di Salamanca: "Piace di più a Dio e lo glorifica di più il predicatore e il maestro di vita spirituale che converte un solo peccatore e lo porta fino allo stato di perfezione, che colui il quale converte molti, ma li lascia nella tiepidezza."Lo sapete perché? Perché - come dice san Tommaso - glorifica più Dio una sola anima in Grazia che non l'universo intero.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6602LA FEDE NON E' UN SENTIMENTO di Corrado GnerreOggi è molto diffusa, per cause che trovano la loro spiegazione nel modernismo teologico, una "sentimentalizzazione" della fede. Non è più la verità che garantisce l'esperienza, bensì il contrario: è l'esperienza che deve garantire la verità. Si cercano, nella fede, consolazioni e stati di entusiasmo. Dimenticando che non vanno amate le consolazioni di Dio, quanto il Dio delle consolazioni. Indipendentemente da quello che si "sente", bisogna amare Dio con tutto se stessi. Questa è la vera fede.Leggiamo cosa scrive in proposito padre Gabriele di Santa Maria Maddalena (1893-1953) nel suo "Intimità Divina".«O Signore, fa' che io ti ami per te stesso e non per la mia consolazione; fa' che amandoti, cerchi sempre la tua volontà e non la mia. [...]Amare è voler bene a qualcuno; si comprende quindi, che l'essenza dell'amore sta nell'atto della volontà con cui si vuol bene. Ciò non toglie che in noi quest'atto vada facilmente congiunto con l'affetto sensibile e allora l'amore è insieme atto della volontà e della sensibilità; tuttavia è chiaro che la sostanza del vero amore non sta nell'emozione del sentimento, ma nell'atto della volontà.La carità non muta il nostro modo di amare, ma lo penetra, lo soprannaturalizza, rendendo la volontà, e la sensibilità capaci di amare Dio. Sì, anche il nostro affetto sensibile può essere impegnato nell'atto di amore soprannaturale; Dio non disdegna neppure questa più umile e meno elevata manifestazione del nostro amore per lui, tanto è vero che ci ha comandato di amarlo non solo con tutta la mente e con tutta l'anima, ma anche con tutto il cuore.Tutte le nostre forze - intellettuali, volitive, affettive - vengono impegnate nell'atto di amore e, tuttavia, la sostanza di questo atto non sta nel sentimento, ma nella volontà. Perciò, quando nel tuo amore per Dio rimani freddo riguardo alla sensibilità e non «senti» nulla, non devi turbarti: troverai così minore soddisfazione nel tuo amore - perché sentire di amare è assai più dolce - ma il tuo atto di amore sarà ugualmente vero e pieno. Anzi, mancandoti l'appoggio e lo slancio che viene dal sentimento, sarai costretto ad applicarti con maggior decisione all'atto della volontà e ciò, lungi dal nuocere, renderà più volitivo, e perciò più meritorio, il tuo atto d'amore.Appunto perché la sostanza dell'amore sta nell'atto della volontà che vuol bene a Dio, ecco che il Signore, per rendere più puro e più intenso il tuo amore, spesso lo priverà di ogni dolcezza di sentimento; non sentirai più di amare Dio e ciò ti darà pena, ma, in realtà, lo amerai nella misura in cui saprai decisamente volere la sua volontà, il suo beneplacito, il suo gusto al di sopra di tutte le cose.Del resto, sentire l'amore non è in tuo potere, mentre è sempre in tuo potere fare atti d'amore con la volontà, è sempre in tuo potere voler bene a Dio cercando con tutte le tue forze di vivere per lui, di fargli piacere».
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6598CATTOLICI PRESI A SASSATE E PUGNI DURANTE UNA PROCESSIONE PER RICORDARE I MARTIRI DELLA COMUNE DI PARIGI di Leone GrottiNon si erano riuniti «per manifestare o rivendicare diritti particolari», ma solo per «compiere il loro dovere, e cioè rendere omaggio ai loro martiri e chiedere la loro intercessione». Così in una tribuna sul Figaro, l'arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit, spiega perché sabato 300 cattolici sono sfilati in pellegrinaggio per le vie di Parigi verso la chiesa di Nostra Signora degli ostaggi. Lo scopo della processione, regolarmente comunicata alle autorità, era commemorare i martiri della Comune di Parigi, i cinquanta ostaggi fucilati in rue Haxo il 26 maggio 1871. Mentre sfilavano, però i cattolici sono stati aggrediti fisicamente e verbalmente da un gruppo di antagonisti incappucciati, senza che i due gendarmi inviati dalla prefettura riuscissero a impedire lo scontro.La processione era partita da piazza della Roquette, dove il 24 maggio 1871 fu giustiziato l'arcivescovo di Parigi, monsignor Georges Darboy. Appena partiti, alcune persone hanno cominciato a insultarli, a gridare insulti e bestemmie al loro passaggio. Arrivati davanti al cimitero di Père Lachaise, la tensione è aumentata: qui un corteo di «manifestanti communards», partigiani della Comune rossa, ha cominciato a inveire al grido di «Morte ai fascisti!».«Sembrava di essere tornati indietro di 150 anni», racconta un testimone in riferimento all'esperienza anti-cattolica e persecutoria della Comune. Poco più avanti, gli antagonisti hanno aggredito i cattolici, arrivando perfino a prendere a pugni alcuni fedeli e lanciando sassi e bottiglie contro la processione. Due sessantenni sono stati spinti a terra, mentre un fedele è stato portato in ospedale con gravi ferite alla testa.I cattolici si rifugiano in una chiesaI fedeli sono stati quindi costretti a fuggire le violenze rifugiandosi nella chiesa più vicina, Nostra Signora della Croce. «Abbiamo atteso pregando che la polizia ci permettesse di uscire», racconta al Figaro l'organizzatore della processione, raccontando di «bambini e madri sotto choc». Il ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, ha impiegato più di un giorno per condannare la «violazione della libertà di culto che deve poter essere esercitata in tutta serenità in Francia».È per protestare contro questa inaccettabile violenza e l'incapacità delle forze dell'ordine di garantire la libertà religiosa dei cattolici che monsignor Aupetit ha protestato sul Figaro: «La violenza cieca che questi pellegrini hanno subito da parte degli "antifascisti" è assolutamente inaccettabile in uno Stato di diritto. Non c'erano che due poliziotti a garantire la sicurezza della marcia. Li ringrazio per il coraggio che hanno dimostrato. La sicurezza di questa marcia non era evidentemente una priorità per la prefettura».«Noi non rivendichiamo diritti particolari», ha aggiunto l'arcivescovo di Parigi, «ma chiediamo uguaglianza di trattamento rispetto alle altre religioni e comunità. Abbiamo il diritto di esprimere la nostra fede in pubblico», ha affermato ricordando ai cattolici di assumere lo stesso atteggiamento di Gesù, che è stato capace di perdonare i suoi persecutori. Monsignor Aupetit ha infine concluso:«Vogliamo testimoniare l'amore di Cristo che ha vinto sul male. Chiediamo solo di poterlo fare in pace nel rispetto delle nostre istituzioni e dello Stato di diritto che garantisce piena libertà di culto e protegge tutti i suoi cittadini».Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "Odio rosso, cattolici aggrediti alla Marcia dei Martiri" racconta la vicenda del 1870-71 dei cattolici uccisi in nome dell'egualitarismo socialista della Comune di Parigi.Ecco un estratto dell'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 2 giugno 2021:Tra il settembre 1870 e il marzo 1871 a Parigi furono proclamati la Repubblica e l'autogoverno che proseguirono sino a quando Governo e Assemblea Nazionale (con sede a Versailles) spedirono l'esercito guidato dal generale Mac Mahon in città per riprendere il controllo della situazione. La Comune di Parigi (la bandiera rossa ne era il simbolo) impose la separazione tra Stato e Chiesa, abolì il precedente Concordato, riaffermò ovviamente i principi di libertà, quella di coscienza in particolare, e replicò le violente espropriazioni e i processi sommari contro il clero e i fedeli, complici a priori dei crimini della monarchia contro la libertà comunista. Nella loro riconquista della città di inizio aprile, le truppe nazionali fucilarono diversi prigionieri; ciò provocò la decisione della Comune di emanare il Decreto sugli Ostaggi del 5 aprile 1871. Testo base del totalitarismo giustizialista di ogni tempo: chiunque fosse sospettato di complicità veniva messo in galera; il tribunale in 48 ore decideva se confermare arresto e prigione. Ad ogni esecuzione di un membro della Comune da parte dell'esercito nazionale, i comunardi avrebbero risposto fucilando il triplo di prigionieri reclusi, chiamati ostaggi. Trecento tra ecclesiastici e suore vennero ammassati nelle prigioni parigine. Le accuse e le iniziative diffamatorie e blasfeme? Identiche a quelle della Rivoluzione del 1789-93 e alle attuali campagne contro la Chiesa.Il 12 aprile 1871 l'arcivescovo di Parigi, Georges Darboy, scrisse al Governo nazionale per chiedere la fine delle esecuzioni, la richiesta venne rifiutata e il 24 maggio lo stesso arcivescovo e altri cinque sacerdoti ostaggi furono fucilati nel carcere della Roquette. Monsignor Darboy, poco prima di morire, diede un'ampia benedizione ai carnefici e venne poi freddato con un colpo di pistola alla testa. Gli ostaggi (sacerdoti e suore) non rappresentavano assolutamente nulla agli occhi delle autorità nazionali di Versailles, che erano tanto anticlericali quanto i comunardi. Tra i supposti 200.000 morti caduti nei mesi della reconquista di Parigi, non è per nulla chiaro quanti siano stati i sacerdoti, suore e laici cattolici fucilati dai plotoni ‘democratici' della Comune.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6581CHI NEGA L'ELEZIONE DI PAPA FRANCESCO NON E' PIU' CATTOLICO: PAROLA DEL CARDINAL RATZINGER di Robert Siscoe e John SalzaNel 1998, il cardinale Ratzinger (futuro Papa Benedetto XVI), in qualità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, pubblicò una Nota Illustrativa alla Professio fidei (Professione di fede) del 1989. In questo commento, proprio l'uomo che secondo fra'Bugnolo [e Cionci, NdT] è ancora il vero Papa spiega che la legittimità di un'elezione papale (che la Chiesa accetta come legittima, come nel caso di Papa Francesco), deve essere ritenuta de fide, sulla base del infallibilità del Magistero della Chiesa. L'argomentazione teologica di Ratzinger è coerente, ovviamente, con quella del Berry, del Tanquery, del Van Noort, di Giovanni di San Tommaso e di ogni altro teologo che ha affrontato l'argomento.La Professio fidei del 1989 comprende tre categorie di verità:a) dogmi;b) dottrine insegnate definitivamente dalla Chiesa (ma non definite come formalmente rivelate);c) dottrine insegnate in modo autorevole, ma non definitivo, dal Magistero.Nella Nota, il cardinale Ratzinger spiega la natura dell'assenso dovuto alle verità contenute in ciascuna delle rispettive categorie, e descrive le conseguenze del non prestarvi l'assenso richiesto. La legittimità di un'elezione papale rientra nella seconda categoria, come fatto dogmatico. Ecco come il cardinale Ratzinger descrive la seconda categoria di verità:"La seconda proposizione della Professio fidei afferma: . L'oggetto che viene insegnato con questa formula comprende tutte quelle dottrine attinenti al campo dogmatico o morale, che sono necessarie per custodire ed esporre fedelmente il deposito della fede, sebbene non siano state proposte dal magistero della Chiesa come formalmente rivelate. Tali dottrine possono essere definite in forma solenne dal Romano Pontefice quando parla «ex cathedra» o dal Collegio dei Vescovi radunato in concilio, oppure possono essere infallibilmente insegnate dal magistero ordinario e universale della Chiesa come "sententia definitive tenenda". Ogni credente, pertanto, è tenuto a prestare a queste verità il suo assenso fermo e definitivo, fondato sulla fede nell'assistenza dello Spirito Santo al magistero della Chiesa, e sulla dottrina cattolica dell'infallibilità del magistero in queste materie".LA LEGITTIMITÀ DELL'ELEZIONE DEL SOMMO PONTEFICELa nota prosegue spiegando precisamente quali verità sono contenute nella seconda categoria e, avete indovinato, vi include la legittimità dell'elezione di un Papa: "Le verità relative a questo secondo comma possono essere di natura diversa e rivestono quindi un carattere differente per il loro rapportarsi alla rivelazione. Esistono, infatti, verità che sono necessariamente connesse con la rivelazione in forza di un rapporto storico [c.d. "fatti dogmatici"] [...] Con riferimento alle verità connesse con la rivelazione per necessità storica, che sono da tenersi in modo definitivo, ma che non potranno essere dichiarate come divinamente rivelate, si possono indicare come esempi la legittimità dell'elezione del Sommo Pontefice [...]".E qual è la conseguenza del negare una verità di questa seconda categoria? Spiega il cardinale Ratzinger:"Chi le negasse, assumerebbe una posizione di rifiuto di verità della dottrina cattolica e pertanto non sarebbe più in piena comunione con la Chiesa cattolica".Quindi, secondo il commento ufficiale alla Professione di Fede del 1989, emesso dal Cardinale Ratzinger come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, chi rifiuta di dare un assenso definitivo alla legittimità dell'elezione del Sommo Pontefice è colpevole della negazione di una dottrina cattolica, e quindi non è più "in piena comunione con la Chiesa cattolica" o, detto diversamente, si è da sé tagliato fuori dalla Chiesa.Inutile dire che non viene fatta eccezione alcuna per coloro che rifiutano un'elezione che la Chiesa ha accettato come legittima sulla base delle loro speculazioni personali circa dimissioni forzate, conclavi irregolari, interpretazioni private del diritto canonico e simili. Questo perché l'accettazione da parte della Chiesa della legittimità di un'elezione è un atto infallibile. Se il Magistero accetta l'elezione come legittima, questa deve essere definitivamente ritenuta legittima sulla base dell'infallibilità della Chiesa.INTERPRETAZIONI STRAMPALATECosì, la teoria sponsorizzata da fra' Bugnolo secondo cui l'abdicazione di Benedetto non è stata accettata da Cristo perché ha usato una parola sbagliata ("ministerium" invece di "munus"), e il suo conseguente rifiuto della legittimità dell'elezione di Francesco, è un rifiuto di quanto la Chiesa ha definitivamente proposto come materia di fede, e che è necessario "per custodire ed esporre fedelmente il deposito della fede".Fra' Bugnolo sembra non capire che così come Cristo è la causa efficiente che rende un uomo il Papa, unendo la forma (Papa) alla materia (uomo), così pure è Lui la causa efficiente che rende il Papa non più tale, se questi abdica, separando la forma (Papa) dalla materia (uomo). Cristo non è vincolato da leggi ecclesiastiche umane. Nessun tecnicismo legale può impedire a Cristo di separare un uomo dal papato, specialmente se il Papa ha convinto l'intero mondo cattolico delle sue dimissioni, e poi se ne è stato a guardare in tutta tranquillità la convocazione di un nuovo conclave e l'elezione di un nuovo papa. Tutti gli argomenti canonistici del Bugnolo presuppongono che Cristo sia vincolato dalla legge ecclesiastica umana, e ognuno di essi, teso a provare che l'abdicazione di Benedetto non fu accettata da Cristo, sono smentiti dal "fatto" (fatto dogmatico) che l'elezione di Francesco è stata accettata dall'intera Chiesa, nei giorni, settimane e mesi successivi.Francesco è il Papa che la Chiesa si meritava ed è il Papa di cui la Chiesa aveva bisogno per svegliare i fedeli addormentati. E ora sono svegli. Basta guardare alla reazione al recente e vile scandalo della Pachamama e confrontarla con la sostanziale "non-reazione" all'incontro di preghiera di Assisi del 1986 promosso da Giovanni Paolo II (incontro nel quale, tra le altre cose, una statua di Budda fu posta su un altare Cattolico) che fu uno scandalo e un sacrilegio ancora più grave.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜   http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6577BABELE: E' SBAGLIATO COSTRUIRE TORRI? di Corrado GnerreQuando gli abitanti di Babilonia vollero costruire la famosa Torre, Dio intervenne, distrusse quell'opera e confuse le lingue di quegli uomini.Cosa Dio non volle accettare di quell'opera?Non certo il desiderio di costruire qualcosa d'importante. D'altronde se l'uomo è capace di modificare la natura e di costruire, è perché Dio lo ha fatto intelligente e possessore di abilità che sono uniche.Fu altro ciò che Dio non accettava.La chiave per capire è nel verbo "toccare". Il racconto biblico non dice che quella torre doveva servire per "osservare" meglio il cielo, bensì per "toccare" il cielo.Osservare meglio il cielo è il desiderio di aumentare le proprie conoscenze, è il desiderio di poter scrutare un po' oltre l'orizzonte. Tutte cose più che legittime, in quanto rispondenti alla costitutiva curiosità umana. La curiositas che Dante identifica nell'animo di Ulisse: fatte non fosti a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza."Toccare" il cielo, invece, significa altro. Significa pretendere di eguagliare Dio. Significa modificare la propria condizione naturale: trasformarsi da "creatura" in "creatore". "Toccare" il cielo vuol dire pretendere che la propria conoscenza possa essere illimitata. Possa esaurire tutto, dissolvendo completamente il mistero.L'episodio della Torre di Babele può spiegare molte cose e può essere utilizzato come chiave di lettura per capire tanto.Soffermiamoci però su ciò a cui abbiamo fatto riferimento poco prima: "toccare" il cielo vuol dire pretendere che la propria conoscenza possa essere illimitata, esaurire tutto, dissolvere completamente il mistero.L'ERRORE DELLA MODERNITÀDa questo punto di vista non è esagerato dire che l'episodio della Torre di Babele è l'essenza della categoria filosofica della modernità.Modernità che non va confusa con il legittimo progresso scientifico-tecnologico, che con la categoria filosofica della modernità ha poco a che fare, essendo principalmente l'esito della cultura giudaico-cristiana.La Torre di Babele è l'essenza della categoria della modernità, perché tale categoria si fonda sulla pretesa di rendere l'uomo fondamento immanente di tutto, si fonda sull'antropocentrismo radicale.Abbiamo detto non semplicemente "antropocentrismo", ma "antropocentrismo radicale". L'aggettivo "radicale" occorre.Di per sé potrebbe esserci anche un modo corretto di concepire l'antropocentrismo. Se infatti ci convinciamo che l'uomo è la creatura più nobile che esiste sulla faccia della terra, che è l'unica ad essere stata creata "ad immagine e somiglianza" di Dio, che per questo tutto è posto al suo servizio: "che l'uomo domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo"... allora questo è un modo di concepire correttamente l'antropocentrismo.Ma se, invece, ci convinciamo che l'uomo possa essere completamente autosufficiente, che il suo pensiero possa divenire il criterio di giudizio della verità, allora siamo dinanzi ad un modo di concepire non correttamente l'antropocentrismo.Soffermiamoci sulla questione del pensiero. Nel XVIII secolo, secolo che costituisce l'apice della modernità, avviene filosoficamente qualcosa di significativo. Chi mastica filosofia sa bene che in questo secolo convivono due correnti: il razionalismo e l'empirismo. Due correnti che di fatto si pongono su due prospettive diverse. Il razionalismo afferma l'innatismo, ovvero la ragione possiederebbe dalla nascita le idee che rendono possibile la conoscenza. L'empirismo afferma una cosa totalmente diversa: la mente, prima dell'esperienza, sarebbe una tabula rasa, priva cioè di qualsiasi nozione.Dunque, due posizioni diverse, totalmente diverse... eppure non è così. Certo, le affermazioni sono distanti, ma esse sono gli effetti di un'unica causa. Un po' come succede ai rami degli alberi. Questi prendono direzioni diverse - a destra, a sinistra - ma fuoriescono da un unico tronco, che a sua volta scaturisce dalle stesse radici.Razionalismo ed empirismo sono esito dell'antropocentrismo radicale che è l'essenza della categoria filosofica della modernità.RAZIONALISMO ED EMPIRISMO: DUE ERRORI OPPOSTIIl razionalismo infatti dice: esiste solo la realtà che può essere "pensata" dall'uomo. L'empirismo invece afferma: esiste solo la realtà che può essere sperimentata dall'uomo. Affermazioni sì diverse, ma che di fatto hanno la pretesa di dire che esiste solo ciò che può essere conosciuto dall'uomo, solo ciò che può essere totalmente esaurito dalla conoscenza umana, solo ciò che può essere totalmente compreso (da cum-prehendere, cioè da "contenere") dalla mente umana. Tutto ciò che invece sfugge a questa "comprensione" non può esistere; in un certo qual modo: non deve esistere.Ecco dunque come tanto il razionalismo quanto l'empirismo innalzano l'uomo e la sua attività conoscitiva ad unici criteri per l'esistenza del vero. E' l'uomo che deve decidere cosa è vero e cosa è falso. E' l'uomo che deve decidere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. E' l'uomo che deve decidere ciò che è bene e ciò che è male.Ma - come dicevamo all'inizio - avvenne la babele. Dio distrusse la Torre e confuse le lingue. L'uomo credeva di poter eguagliare Dio conquistando l'infinito, si ritrovò col dover constatare una maggiore e mortificante piccolezza, gli spazi si restrinsero, non poté più parlare con il suo vicino. L'incomunicabilità come segno dello smarrimento del vero e dell'uomo.La confusione genera il caos, ma a sua volta è generata dal caos. Da un caos metafisicamente inteso. Cioè da un caos che viene posto come criterio di tutto, dal disordine che deve sostituire l'ordine. Nella convinzione che la natura non abbia una sua logica ma che sia fatta per instaurare in essa il disordine, cioè il capriccio di riplasmare tutto a proprio piacimento e a proprio uso e consumo.In realtà cosa vollero fare quei Babilonesi costruendo una torre la cui cima doveva toccare il cielo? Niente altro che tradurre i propri desideri in diritti. Senza badare se questi potessero essere conformi o meno all'ordine naturale delle cose, a quella logica costitutiva ed intrinseca della natura che non può permettere che il bene si trasformi in male e il male in bene, che il vero si trasformi in falso e il falso e in vero, che il Creatore si trasformi in creatura e la creatura in Creatore.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6571I GEMELLI EBREI CHE DIVENNERO CATTOLICII fratelli Augustin e Joseph Lehmann (Lémann secondo la grafia francese) erano due gemelli monozigoti ebrei ashkenaziti (1836 - 1909/1915), rimasti presto orfani e pertanto cresciuti da zii e zie in una ricca famiglia ebraica di Lione.Di loro spontanea iniziativa e all'oscuro dei familiari, furono battezzati entrando a far parte del gregge cattolico a diciotto anni; quando la famiglia lo scoprì, cercò di convincere i ragazzi a tornare sui propri passi, e, fallito con le buone, alcuni zii passarono alle vie di fatto attentando alla loro vita. Quando ormai la situazione sembrava disperata, uno dei gemelli riuscì a gridare per chiedere aiuto, attirando l'attenzione della polizia, che li soccorse.Data l'ottima fama di cui godeva la famiglia, l'incidente sollevò uno scandalo notevole, e la famiglia tentò di giustificarsi affermando che i ragazzi erano stati circuiti e plagiati dal prete che li aveva battezzati, in realtà desideroso, a loro dire, di mettere le mani sulla cospicua eredità.Per difendere il buon nome del prete, i ragazzi scrissero una lettera che indirizzarono alla stampa locale.LETTERA AI GIORNALIDomenica, 17 settembre 1854Gentile Direttore,Ci vediamo costretti a rompere un silenzio che ci eravamo imposti di mantenere. I giornali hanno parlato fin troppo dell'incidente che ci ha portati all'attenzione pubblica. Ora, se l'accusa riguardasse noi soli, la condanna per la nostra conversione ci importerebbe poco; la nostra coscienza appartiene a noi soltanto, e nessuno può rivendicare diritti su di essa. Ma dal momento che c'è chi sta mettendo in giro maliziose insinuazioni sul conto di esponenti del clero cattolico, diventa nostro dovere rivelare la verità e fornire a tutte le persone ragionevoli gli strumenti per giudicare.Tutto, nella nostra conversione, è stata opera di Dio. Fin da bambini, rimanevamo molto impressionati dalla vista delle funzioni religiose cattoliche, al punto di rammaricarci del non essere cristiani. Iniziata la scuola, questo rammarico si è fatto vieppiù acuto; da un lato, vedevamo pochi Ebrei; dall'altro lato, una gran quantità di bambini cristiani. Questa differenza ci colpiva. Quando i nostri compagni andavano a Messa e sentivamo i loro canti accompagnati dall'organo, arrossivamo delle nostre riunioni, svolte in una stanza normalissima e scandite da un rituale senza senso.Ma quello che ci scosse ancor di più furono l'amore e la devozione di preti e religiosi che si votavano al servizio degli ammalati e bisognosi, una devozione che comparavamo alla freddezza e indifferenza di chi ci circondava.Proprio allora, uno di noi si ammalò gravemente. Fummo sempre più attratti verso il Cattolicesimo, anche se non osavamo affrontare apertamente l'argomento; desideravamo studiarlo più attentamente. E più studiavamo, più vedevamo con nitidezza l'errore in cui versavamo. Esaminammo la storia, e non potemmo fare a meno di acquisire consapevolezza dello stato presente dei Giudei, paragonato a quello del passato.Sempre maggiori dubbi si accumulavano nelle nostre teste, senza che il nostro rabbino fosse in grado di scioglierli. Lo studio dei classici, di Bossuet, di Fenelon, di Massillon, preparò i nostri cuori a ricevere la Grazia dal Dio della misericordia.Ricercammo poi nelle Sacre Scritture. Comprendemmo da subito che non potevamo farlo senza una guida; dovevamo trovare un santo sacerdote. Ogni giorno egli ci catechizzava, dissipava i nostri dubbi, ci spiegava le profezie, e ci consentiva di cogliere il nesso tra l'antica e la nuova Alleanza.A quel punto, ci dicemmo "se il Messia è già venuto, dev'essere Gesù Cristo, e noi dobbiamo farci cristiani. Se invece non è ancora arrivato, non possiamo comunque rimanere Ebrei, in quanto il tempo della promessa è oramai scaduto, e i nostri libri si sono rivelati menzogneri".Il prete ci fece attendere un anno. Un mese dopo il diploma, insistemmo per ricevere il Battesimo; non poté rifiutarcelo, diventammo cristiani e finalmente felici. Nessuno può farci rinunciare alla nostra fede; piuttosto, la morte!Ci sembra che diciotto anni sia un'età sufficiente per discernere il vero dal falso. Peraltro, i Giudei hanno chiesto la libertà religiosa per sé e per i protestanti, difficilmente potranno negarcela.GEMELLI SACERDOTII gemelli divennero poi sacerdoti, teologi, canonici onorari di diverse basiliche e cattedrali, Monsignori per volontà di S. Pio X, e fecondi autori - a quattro mani o singolarmente - di circa 150 pubblicazioni; nel 1892 fondarono ad Haifa il convento di Nostra Signora del Monte Carmelo.Furono in ottimi rapporti con Papa Pio IX e giocarono un ruolo di primo piano al Concilio Vaticano I, ove fecero circolare un Postulatum che fu firmato da quasi tutti i Padri conciliari, con l'appoggio di Pio IX. Solo lo scoppio della guerra franco-prussiana, che concluse prematuramente il Concilio, impedì che il Postulatum fosse adottato e promulgato ufficialmente; si trattava in un accorato invito agli Ebrei ad abbracciare la Chiesa Cattolica, del seguente tenore.POSTULATUM"I Padri conciliari pregano umilmente ma urgentemente che questo sacro Concilio ecumenico si degni di venire in aiuto della sventurata nazione di Israele, con un invito paterno; esprimendo l'auspicio che, fiaccati ormai da un'attesa tanto lunga quanto futile, gli Israeliti s'affrettino a riconoscere il Messia, il nostro Salvatore Gesù Cristo, promesso ad Abramo e annunciato da Mosé, a completamento e coronamento, non a rovesciamento, della religione mosaica.Da un lato, i Padri hanno la ferma fiducia che il sacro Concilio avrà compassione degli Israeliti, che per le promesse fatte ai loro padri sono sempre rimasti cari a Dio, oltre che per aver dato i natali al Cristo secondo la carne. Dall'altro lato, i Padri condividono l'intima, dolce speranza che questo ardente desiderio, con l'ausilio dello Spirito Santo, sarà fatto proprio da molti figli di Abramo, dal momento che gli ostacoli che finora li hanno trattenuti dalla vera fede sembrano via via svanire, e l'antico muro di separazione è crollato.Voglia dunque il Cielo che essi acclamino presto il Cristo: "Osanna al Figlio di Davide! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore!". Voglia il Cielo che essi si gettino tra le braccia dell'Immacolata Vergine Maria, anch'Ella loro sorella secondo la carne, e desiderosa di esser loro anche madre secondo la Grazia, com'è madre nostra".
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6552IL CATTOLICO NON DEVE CADERE NELLA DISPERAZIONE di Pierfrancesco NardiniUn cattolico non deve mai cadere nella disperazione. Questa è la perdita della speranza, il non credere più di potersi salvare. Nell'accezione terrena anche un generico senso di mancanza di vie d'uscita.La disperazione della salvezza è uno dei sei peccati contro lo Spirito Santo e consiste in pratica nel non credere alla Misericordia divina o non lasciarsi abbracciare da questa Misericordia per orgoglio. Cade in questo peccato chi non crede che Dio possa perdonare un determinato peccato.Che sia un peccato gravissimo lo ha detto lo stesso Gesù a Santa Caterina: "Questo è il peccato che non può essere perdonato, né in vita né dopo la morte, perché con esso l'uomo ha rifiutato, spregiandola, la mia misericordia. Perciò ai miei occhi è più grave questo che tutti gli altri peccati che egli possa aver commesso" (Dialogo della Divina Provvidenza, n. 37). È chiaro che quando Nostro Signore dice "non può essere perdonato" intende dare idea della gravità del peccato, non l'inefficacia del Sacramento della Confessione per questo.Chi si dispera quindi "si oppone ai doni spirituali della verità e della grazia, e perciò, anche potendolo, difficilmente si converte" (Catechismo di San Pio X, n. 153).La mancanza di fede o una fede debole può portare a questo, a credere che Dio non sia onnipotente.La mancanza di formazione, ossia di conoscenza della propria fede, poi porta anche a non sapere che "dove il peccato abbondava, sovrabbondò la grazia" (Rom 5, 20).Dio è talmente Buono che aumenta, se possibile, il Suo aiuto a chi si allontana da Lui, a partire dalla possibilità continua che il peccatore ha di confessarsi.La crisi della fede ha portato poi ad un ulteriore stadio: quello che dà oramai alla parola "disperazione" un significato solamente umano.Si sarebbe disperati sempre e solo per qualcosa di materiale, di terreno, di immanente, mai per qualcosa di spirituale.Nota di BastaBugie: "Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del Figlio dell'uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro" (Matteo 12,31-32).Nell'articolo seguente dal titolo "Quali sono i 6 peccati contro lo Spirito Santo?" si spiegano i peccati a cui si riferisce Gesù nel Vangelo di Matteo.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Luce di Maria il 27/04/2015:1) DISPERAZIONE DELLA SALVEZZADisperare di salvarsi l'anima: la disperazione deriva da sfiducia nella divina misericordia o da sfiducia in sé stessi, nella propria capacità di mantenere il proponimento di non ricadere nel peccato; nella propria capacità di rinnegare sé stesso, di prendere la propria croce e di seguire Cristo anche sulla strada che porta al calvario. Chi dispera, ragiona più o meno così: Cristo richiede una tempra eroica, io non sono un eroe, dunque la sua morale non è per me. In ultima analisi, chi dispera, come chi presume, confida solo in sé stesso. Però, mentre il primo conclude di non potercela fare, il presuntuoso ritiene di potercela fare senza la necessaria arma della grazia divina.2) PRESUNZIONE DI SALVARSI SENZA MERITOChi dispera, si configura un Dio giusto, ma non anche misericordioso. Chi presume, si configura un Dio misericordioso, ma non anche giusto. Pecca chi si espone alle occasioni di peccato, presumendo di avere la forza morale sufficiente per superare la tentazione. La presunzione si allea alla superbia e alla mancanza del timor di Dio. Il presuntuoso infatti, crede di poter fare a meno di Dio.3) IMPUGNARE LA VERITÀ CONOSCIUTARifiutare la verità, pur riconoscendola come tale. Chi è disponibile alla fede, accetta anche quello che non riesce a comprendere in virtù di quello che comprende. Chi non è disponibile alla fede respinge anche quello che capisce a causa di quello che non riesce a capire. Rifiutare la verità morale e religiosa non è la stessa cosa che ignorare o rifiutare la verità scientifica o filosofica, perché queste ultime non incidono, in linea di massima, sulla nostra vita quotidiana come fanno o dovrebbero fare le verità morali e religiose. Ma soprattutto per un cristiano la verità è lo stesso Cristo. Rifiutare la verità è rifiutare Cristo.4) INVIDIA DELLA GRAZIA ALTRUIInvidiare il cristiano che compie il proprio dovere. L'invidia diviene peccato contro lo Spirito Santo quando raggiunge livelli diabolici, quando cioè l'invidioso non solo desidera il male fisico ma anche il male morale dell'altro, non solo spera che l'altro cada in peccato, ma addirittura cerca di pervertirlo.5) OSTINAZIONE NEI PECCATIScrive Marlowe: "Sebbene tu abbia peccato come un uomo, non perseverare nel male come un demonio" (Faust). Nei primi secoli del Cristianesimo era diffusa la consuetudine di fare quasi coincidere il battesimo con l'unzione degl'infermi per essere liberati non solo dal peccato originale, ma anche da tutti i peccati attuali commessi nel corso della vita. Ma questo significa abusare della paziente misericordia di Dio.6) IMPENITENZA FINALEFinché c'è vita, c'è speranza di salvarsi l'anima. Dio ci attende sino all'ultimo istante. Dio ci parla sempre, l'impenitente non ascolta mai la sua parola. Dio ci tende sempre una mano. L'impenitente la respinge sempre. Non può incolpare altri che sé stesso del suo destino di perdizione. Il cristiano, invece, ogni giorno chiede a Dio la grazia di morire in grazia.
VIDEO: Tradizione e Sacra Scrittura ➜ https://www.youtube.com/watch?v=lDe8FTxF8_UTESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6542L'INSEGNAMENTO DI GESU' DOPO LA RISURREZIONE di Roberto de MatteiNella seconda settimana dopo Pasqua contempliamo Gesù che, dopo essere apparso agli Apostoli, rimane ancora visibilmente con loro, prima di ascendere al Cielo, non solo per confortarli e incoraggiarli ad affrontare le prove future, ma per spiegare loro quell'insegnamento di cui essi non avevano ancora compreso il significato profondo.Nei quaranta giorni che intercorrono tra la Risurrezione e l'Ascensione, Gesù non scrive, ma comunica a voce agli Apostoli la sua parola. Il suo è un insegnamento orale. La Rivelazione di Cristo è comunicata verbalmente e i primi a goderne come suoi testimoni furono i Dodici, che dopo la sua Morte e Risurrezione si erano ridotti ad undici.Ad essi Cristo comunicò la sua Rivelazione perché ad altri la comunicassero. E' un "altri" illimitato, come nota mons. Gherardini, che non si limita ai vicini, agli immediati interlocutori, ma si estende a tutte le genti, a tutte le generazioni, in ogni angolo della terra: "Andate e predicate il Vangelo a tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo".Gesù cioè istituisce la Tradizione come predicazione e ammaestramento per ogni popolo, in ogni dove e in ogni tempo, mediante la trasmissione orale della sua Rivelazione.GERARCHIA, DOTTRINA, SACRAMENTIGesù però non trasmette solo una dottrina. La Chiesa infatti non è una scuola di pensiero, ma è una società visibile, e il Signore dà ai suoi apostoli tutte le indicazioni per organizzare l'istituzione che avrebbe garantito, nel corso dei secoli, la trasmissione di questo insegnamento.Gesù inoltre, dopo aver spiegato agli Apostoli il significato profondo del Divin Sacrificio che essi avrebbero dovuto perpetuare, ne indica loro anche le modalità dell'esecuzione. La prima Messa, celebrata da san Pietro, seguì meticolosamente le indicazioni di Cristo.Dom Guéranger ricorda che tre cose sono necessarie alla Chiesa per l'esercizio della sua missione:1) la gerarchia, cioè una costituzione preparata dalla stessa mano del Figlio di Dio, e per mezzo della quale diventerà una società visibile e permanente;2) la dottrina, cioè il deposito lasciato nelle sue mani di tutte quelle verità che il suo celeste Sposo è venuto a rivelare o confermare quaggiù, ciò che comprende il diritto di insegnare e di farlo con infallibilità;3) finalmente, i sacramenti, mezzi efficaci per i quali i fedeli di Cristo saranno ammessi a partecipare alle grazie di salvezza e di santificazione che sono il frutto del Sacrificio offerto sulla croce.LA SUCCESSIONE APOSTOLICA E LA VALIDITÀ DEI SACRAMENTI"Gerarchia, dottrina, sacramenti: tali sono i punti essenziali e gravi, sui quali Gesù, durante quaranta giorni, dà le sue ultime e solenni istruzioni".La dottrina che Gesù Cristo insegnò ai suoi Apostoli per trasmetterla non si può separare dalla gerarchia che la trasmette. La successione apostolica è infatti la garanzia della retta trasmissione della dottrina. Ma la successione apostolica è a sua volta garantita dalla validità dei sacramenti, che sono i canali attraverso cui si trasmette la grazia santificante nella Chiesa e la Chiesa è santa per i suoi princìpi, per la sua costituzione gerarchica e per i suoi sacramenti.La fedeltà alla Chiesa, alla sua fede, alla sua gerarchia, ai suoi sacramenti. Ecco quello che il Signore chiede ancora ad ognuno di noi. Nessuno di questi elementi si può separare dall'altro. Non ci può essere la fede della Chiesa senza la sua autorità, né la sua autorità senza la sua fede. E per essere fedeli alla autorità e alla fede della Chiesa occorre l'aiuto soprannaturale che si ottiene attraverso i suoi sacramenti.Il Signore non abbandona chi si sforza di essergli integralmente fedele. Fu proprio nei giorni che intercorrono tra la Resurrezione e l'Ascensione che Gesù apparendo agli Apostoli sul lago di Tiberiade, promise di assistere i suoi discepoli ogni giorno, fino alla fine del mondo. Sono le parole con cui si conclude il Vangelo di san Matteo: "Ecco, Io sono con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt, 28, 20).Queste parole consolanti devono risuonare ogni giorno nel nostro cuore.Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 53 minuti) dal titolo "Sacra Tradizione e Sacra Scrittura" Don Stefano Bimbi, parroco a Staggia Senese, leggendo il Catechismo della Chiesa Cattolica, spiega il rapporto che c'è tra la Parola di Dio trasmessa oralmente e la Parola di Dio scritta. Il video è tratto dal corso "Il Credo parola per parola" con decine di interessanti lezioni.https://www.youtube.com/watch?v=lDe8FTxF8_U
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6527ENZO BIANCHI E' COSTRETTO A LASCIARE BOSE E VA IN ESILIO FORZATO A TORINO di Niccolò MagnaniAlla fine il fondatore lascia la sua "creatura": Enzo Bianchi ha deciso di lasciare definitivamente la Comunità di Bose e si trasferirà in un alloggio a Torino assieme a due fratelli monaci che hanno chiesto di vivere "extra domum" per poterlo assistere. 78 anni lo scorso 3 marzo, molto provato fisicamente da una salute precaria e dagli ultimi mesi di fortissime polemiche anche sulle cronache nazionali per il Decreto inappellabile del 13 maggio 2020 siglato da Papa Francesco che invitava l'allontanamento del fondatore di Bose dalla "sua" Comunità.Come scrive Repubblica annunciando la decisione del "monaco laico" Enzo Bianchi avrebbe accettato di allontanarsi dopo le polemiche sorte all'interno del "nuovo" gruppo dirigente in Bose perché vi sarebbe stato un canale continuo di comunicazione con il Papa «Tant'è che Bianchi ha frenato tanti amici dall'intraprendere iniziative pubbliche d'impatto a suo favore». L'esilio accordato anche da Bianchi ora potrebbe dare quella serenità all'ambiente mancato per molti mesi dopo lo scontro con il delegato del Vaticano Padre Amedeo Cencini e l'allontanamento-cacciata di alcuni confratelli (gli ultimi tre negli scorsi giorni, Lino Breda, Antonella Casiraghi e Goffredo Boselli).All'origine del caos in Bose vi sarebbero però non degli scandali economici o sessuali, ma delle "mere" beghe interne e gelosie tra i monaci più giovani e il gruppo storico fedele a padre Enzo Bianchi. Secondo La Stampa, il vero punto di svolta e di scontro è giunto negli scorsi giorni in merito allo Statuto della Comunità di Bose, contestato mentre vi era il braccio di ferro continuo tra Cencini e Bianchi sul mancato trasferimento del fondatore a Cellole in Toscana: «Il testo era stato approvato a Bose nel novembre del 2016, quando fratel Enzo decise di passare il testimone al nuovo priore Luciano Manicardi. Trentadue articoli e una norma transitoria, quella nella versione circolata, che attribuisce a Bianchi il ruolo di "priore emerito" con poteri di rappresentanza», scrive ancora Rep, ma è proprio il 17 marzo scorso che dalla Comunità arriva un netto "no" a quello Statuto, accusando di esserci delle versioni "contraffatte" che non aiutano a districare l'intera matassa. Dalle ricostruzioni fatte dal quotidiano in mano al gruppo GEDI, la norma transitoria sarebbe stata messa all'insaputa del fondatore da alcuni monaci di Bose per provare a "sanare" i dissidi interni, creando però di fatto un problema ancora più grande in quanto causando un autentico "falso in atto pubblico". Nessuno però ha confermato né smentito questa ricostruzione e oggi, nel giorno della Domenica delle Palme, l'unico annuncio fatto è l'allontanamento a Torino di Enzo Bianchi. Probabilmente dopo Pasqua qualcosa in più si saprà nell'intricato e caotico "mistero-Bose".Nota di BastaBugie: negli anni abbiamo pubblicato vari articoli su Enzo Bianchi e su Bose. Ecco il link ad alcuni di essi.ENZO BIANCHI CONTESTA BENEDETTO XVI, SAN TOMMASO D'AQUINO E I MARTIRI DI TUTTI I TEMPIE' solo laureato in economia e commercio, ma predica esercizi spirituali ai vescovi, è onnipresente in radio e televisione ed è lodato da Eugenio Scalfari, direttore de La Repubblicadi Alessandro Gnocchi e Mario Palmarohttp://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1438PERDONI IL DISTURBO SANTITA', MA ENZO BIANCHI E' CATTOLICO?Come tutti i novatores, il priore della Comunità di Bose attende la Chiesa del futuro (che però non viene mai)di Luigi Amiconehttp://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3912IL FAMIGERATO ENZO BIANCHI CONTINUA A IMPERVERSAREPer lui il peccato originale, la caduta degli angeli e l'autorità dogmatica della Chiesa sono sorpassati... roba da medioevodi Amerigo Augustanihttp://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2823 Titolo originale: Enzo Bianchi lascia la Comunità di Bose e va a Torino dopo esilio del VaticanoFonte: Il Sussidiario, 28-03-2021Pubblicato su BastaBugie n. 710
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6518CONSIGLI PER PROGREDIRE VERSO LA PERFEZIONE CRISTIANAEvitare discorsi inutili, non lamentarsi per la sfortuna, non mangiare fuori pasto, non dormire troppo, ritirarsi ogni tanto in solitudine, non parlare di se stessi senza motivo, non contraddire nessuno per quanto possibileda Radio Roma LiberaUn vecchio catechismo ci dà dei consigli diversi per progredire verso la perfezione: "non guardarsi intorno camminando per strada, evitare discorsi inutili, non urlare, non ridere in modo chiassoso, non lamentarsi subito per la sfortuna, possibilmente non mangiare fuori pasto, non dormire troppo a lungo, ritirarsi ogni tanto in solitudine, non parlare di se stessi senza motivo, e non contraddire nessuno, per quanto possibile."Se siamo disordinati, aggiungiamo, negligenti, trascuranti, trascurati, perfezioniamoci anche là. Utili sono anche i piccoli atti di mortificazione: rinunciare ai nostri capricci, a piccoli piaceri a tavola (non prendendo sempre tutto ciò che ci piace) a regolare la temperatura di casa così che divenga sempre assolutamente perfetta per i nostri gusti.Padre di Caussade nei suoi scritti sull'abbandono alla divina Provvidenza esprime la santità in termini della 'docilità all'ordine di Dio': "In realtà lui scrive 'la santità si reduce ad un'unica cosa: la fedeltà all'ordine di Dio. Questa fedeltà è altrettanto accessibile a tutti, sia nel suo esercizio pratico sia nel suo esercizio passivo"."La pratica attiva della fedeltà consiste nel compimento dei doveri che ci sono imposti sia dalle leggi generali di Dio e della Chiesa; sia dallo stato particolare che abbiamo abbracciato. Il suo esercizio passivo consiste nell'accettare amorevolmente tutto ciò che Dio ci invia ad ogni istante."LA PRATICA DI AMARE GESÙ CRISTOSant'Alfonso Maria de' Liguori, invece, nel suo piccolo libro La pratica di amare Gesù Cristo che lui descrive come 'la più devota ed utile di tutte le altre opere', riassume i tratti principali della via della perfezione e della santificazione nei seguenti tre appunti:1) Nelle tribolazioni della vita: malattie, dolori, povertà, perdita di parenti o beni, persecuzione di ogni tipo, desolazione dello spirito: sopportazione con pazienza, rassegnazione, uniformità alla volontà di Dio;2) Dolcezza con tutti: con superiori, suddetti e qualsiasi persona, anche quando un altro ci ingiuria, o quando occorre richiamare qualcuno;3) Mai arrabbiarsi, mai invidiare, cercare il gusto di Dio in tutto, e mai noi stessi, umiltà, distacco di tutto il creato per attaccarsi solo a DioIn una parola, tutta la santità, secondo sant' Alfonso, consiste nell'amore di Dio.UN'ULTIMA PAROLA SULLA SOFFERENZAAbbiamo visto che la vita spirituale che conduce alla santità esige una lotta ed il sacrificio. E questo è davvero nostro compito come battezzati. San Pietro scrive (1.2.5): "Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo."Il sacrificio di cui parliamo coinvolge il distacco da se stessi e l'aderenza a Dio. Questo processo viene espresso da Nostro Signore con le parole seguenti: "Se qualcuno vuol venire dietro a Me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e Mi segua" (Mt 16.24). Ma allo stesso tempo che questa via della sequela di Cristo è una via di sacrificio e di morte, è una via che conduce alla Risurrezione ed alla vita; e allo stesso tempo che ci svuotiamo di noi stessi ci riempiamo di Lui Stesso che ci dà la vera vita e la vera felicità. E se seguiamo Cristo in questa vita, Lo seguiremo alla vita eterna, alla nostra Beatitudine ad alla gloria del Suo Santissimo Nome. Titolo originale: Consigli per santificarciFonte: Radio Roma Libera, 20 febbraio 2021Pubblicato su BastaBugie n. 709
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6507LE CONTRADDIZIONI DEL TAOISMOPer Lao-Tzu ogni uomo deve ricercare il vuoto (da cui consegue la nullificazione di se stessi)di Corrado GnerreC'è un testo taoista che si fa risalire a Lao-Tzu, il fondatore del Taoismo. Si tratta del testo più celebre di questa religione, il Tao-teh-ching, detto anche la "Bibbia del Taoismo". Ad un certo punto dice: "Porta il vuoto all'estremo". Immaginate, cari lettori, se tornando a casa diceste una cosa simile, trovereste vostra moglie - o chi per lei - pronta a darvi qualche bottiglia vuota da restituire al salumiere.A parte le battute... una frase di questo tipo dice tutto, pur essendo breve e, da un certo punto di vista, anche enigmatica. Dice tutto, perché nel Taoismo - ma non solo nel Taoismo - c'è una vera fissazione per il concetto di "vuoto". Il vuoto è ciò che contraddittoriamente dovrebbe "riempire" la vita, il vuoto è ciò che dovrebbe dare senso a tutto. Ma perché? Perché, paradossalmente, il vuoto è nulla, è non-senso. Illogicità! qualcuno potrebbe pensare e affermare. In realtà non è così, anzi è tutto spaventosamente logico. Vi spiego perché.IL DISSOLVIMENTO DEL SÉIn certe religioni (e il Taoismo è fra queste) l'uomo, come individualità, dà fastidio. Dà fastidio la singolarità, dà fastidio il concetto di persona come qualcosa di "altro" rispetto al tutto. L'uomo, per queste religioni, ha senso solo se riferito al tutto. Ma non solo. L'uomo deve essere considerato anche come espressione del tutto; una sorta di onda sulla superficie del mare, che ad un certo punto compare, è visibile, ma poi si dissolve nel mare stesso, cioè nella realtà da cui è momentaneamente scaturita. Partendo da questi presupposti, è del tutto logico che la vera aspirazione non può che essere la negazione dell'io, il dissolvimento del sé, la spersonalizzazione e la disindividualizzazione. Se l'uomo non esiste come singolo, ma sarebbe solo espressione di un tutto più grande, allora ogni pensiero umano, ogni creazione umana, devono indirizzarsi verso la nullificazione di se stessi. Se è nulla chi ha pensato, sarà nulla anche il suo pensiero; se è nulla chi ha desiderato, sarà nulla anche il suo desiderio.Da qui si capisce perché nel Taoismo il concetto di vuoto è il concetto dominante e il criterio di tutto. Il fine è il vuoto, perché il fine è il dissolvimento di tutto. L'uomo non esiste e non esistono i suoi pensieri, i suoi progetti e i suoi affetti. Dunque, che cosa può restare se non il vuoto?NESSUNO VI TOGLIERÀ IL VUOTOIn un altro punto, sempre il Tao-teh-ching dice: "La via (cioè il Tao) è vuota ma, usandola, non si riempie". Il che vuol dire: non vi preoccupate, perché, se saprete bene orientarvi a seguire il Tao, nessuno vi toglierà questa bella cosa che è il vuoto!Ma - e qui sta il nocciolo della questione - una proposta di questo tipo non riesce ad offrirsi come qualcosa di gratificante. Da qui vien fuori anche un'evidente contraddizione. All'uomo si chiede qualcosa (indirizzarsi verso il vuoto, aspirare al vuoto, vivere il vuoto), pur sapendo che l'uomo, di fatto, non esiste come entità singola. Si chiede una sforzo di volontà, ma colui che deve fare questo sforzo non esiste. Questa mancanza di logica, però, non deve meravigliare; anzi, anche in questo il Taoismo cerca di essere coerente, e ci riesce facendo saltare il principio di non contraddizione e affermando che il Tao è essere ma anche non-essere. Il che vuol dire che si può dire tutto e il contrario di tutto. A questo poi si aggiunge il fatto che il Tao-teh-ching dice: "Il vero saggio esercita un insegnamento senza parole"...Torniamo alla proposta taoista. All'uomo istintivamente il vuoto ripugna. Oltre al fatto che quando si ha fame, trovare un piatto vuoto non è certo simpatico; oppure quando si ha sete, trovare un bicchiere vuoto; o ancora quando si è soli, non trovare nessuno con cui scambiare una parola... ma - dicevamo - il vuoto ripugna perché l'uomo è fatto per la pienezza, per il senso, per assaporare lo "spessore" della vita. Quanto sono belle quelle parole di Gesù allorquando dice che chi segue Lui non solo avrà la vita eterna (vita per l'eternità! non vuoto per l'eternità!), ma il centuplo (altro che il nulla!) già su questa terra.Se ci vogliamo veramente bene, dovremmo seriamente riflettere su questa bella promessa di Gesù. Dovremmo riflettere sulla sua "convenienza". Il Cristianesimo è la religione della vita e della pienezza e aborrisce qualsiasi ipotesi di nullificazione dell'esistente (il creato) e dell'esistenza (la vita). Titolo originale: È proprio bello il vuoto taoista?Fonte: I Tre Sentieri, 2 febbraio 2021Pubblicato su BastaBugie n. 707
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