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Se me lo dicevi prima
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Se me lo dicevi prima

Author: Il Sole 24 Ore

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"Se me lo dicevi prima" è un ponte, una casella vocale, una buca delle lettere, una macchina del tempo. Raccogliamo quelle parole, le cose non dette e le mettiamo nella nostra bottiglia, affidandola al mare degli ascolti. Tutto quello che avreste voluto dire a qualcuno prima che la vita vi allontanasse, prima che il silenzio coprisse la tavola, scrivetelo e noi lo racconteremo.
Le cose divertenti, le confessioni complicate, le risate liberatorie; Michele Dalai ci mette la voce e il francobollo, voi le storie.
Per inviare la tua lettera scrivi a: semelodiceviprima24@gmail.com
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Non esiste il momento giusto, esiste quello perso.Le cose che vogliamo dire, quelle che vorremmo raccontarci, quelle perse per strada ma mai dimenticate.Questa lunga cesura obbligatoria dei nostri sentimenti ha creato un vuoto. Si è interrotto il flusso delle confessioni, delle restaurazioni emotive e degli abbracci. Ma non è stata la Pandemia, non solo, a privarci di quell’occasione, della possibilità di dire quel che serve a rimettere in equilibrio l’amicizia, l’affetto.Il nodo è il tempo, quello che abbiamo perso, quello che è mancato.SE ME LO DICEVI PRIMA è un ponte, una casella vocale, una buca delle lettere, una macchina del tempo.Raccogliamo quelle parole, le cose non dette e le mettiamo nella nostra bottiglia, affidandola al mare degli ascolti.Tutto quello che avreste voluto dire a qualcuno prima che la vita vi allontanasse, prima che il silenzio coprisse la tavola, scrivetelo e noi lo racconteremo.Le cose divertenti, le confessioni complicate, le risate liberatorie; Michele Dalai ci mette la voce e il francobollo, voi le storie.SE ME LO DICEVI PRIMA è un podcast che parla a chi c’è e a chi se n’è andato, che raccoglie le storie di chi non è più qui e di chi ci sarà ancora.Perché dopo, dopo che lo avrete detto, andrà tutto meglio, come cantava Enzo Jannacci.Per inviare la tua storia scrivi a: semelodiceviprima24@gmail.com
Nella prima puntata di “Se me lo dicevi prima” Michele Dalai racconta la storia di Luigi, il miglior amico di suo padre, e del racconto a lui dedicato che non è mai riuscito a scrivere.
Un nonno e un nipote, sul ponte dello scalo ferroviario di Porta Romana, scenografia dell’ultima risata insieme
Quanto pesano le parole di una madre? Quale solco scavano nell’animo di una figlia irrequieta? Lo racconta mamma istrice nella sua lettera a Ni’.
Un messaggio da terza elementare, un po’ per scherzo e un po’ sul serio, per capire se una relazione da quarantena possa trasformarsi in qualcosa di più.
Riccardo ha dovuto salutare suo padre, morto a causa del Covid-19, con una veloce telefonata, che non è bastata a dirgli tutto quello che voleva. Lo fa con questa lettera.
Dopo aver viaggiato per tutta la Grecia con suo padre, redattore di testi classici, il protagonista di questa lettera conosce il suo grande amore, Maria, una ragazza greca. Vorrebbe presentargliela, ma lui è morto poco prima. Così, gli dedica queste parole.
Era il 1992. Mario aveva appena affrontato l’ultimo scritto del concorso in magistratura, e per la prima e ultima volta aveva visto di persona Giovanni Falcone. Il giorno dopo, l’auto del magistrato antimafia era saltata in aria sull’autostrada A29. Da quell’anno, ogni 23 maggio, Mario, che oggi fa il magistrato, scrive una lettera a Giovanni Falcone.
Baci dalla provincia

Baci dalla provincia

2020-06-0108:04

Quando nasci in un piccolo paesino, insieme a te anno dopo anno cresce la voglia di fuggire lontano. Ma che cosa succede quando si viene travolti dalla frenesia di una grande città? Lo racconta M.
Ciao prof, e grazie

Ciao prof, e grazie

2020-06-0106:22

Una professoressa appassionata che dà ripetizioni agli studenti nel suo studio, e un bambino che in quello studio cresce, assorbendo come una spugna lezioni di letteratura italiana e miti greci. E che oggi vorrebbe alzare il telefono per dire “grazie”, ma non ci riesce.
Il jazz è improvvisazione, si sa. Ma che cosa succede quando un amore nato come una jam session prova a imporsi su uno spartito? A volte, come nel caso di Francesca, si perde il tempo, e ci si allontana.
Cosa resta dopo un anno di servizio civile tra le signore malate di Alzheimer? Trascorrere del tempo accanto alle persone anziane ci insegna molto, e ci cambia. Come racconta Michele Dalai, ricordando Italia e le altre ragazze del padiglione San Carlo.
Che cosa c’è dopo la morte? Ritroveremo le persone che abbiamo amato e che non ci sono più? Lo chiede, un giorno, nonna Giustina a suo nipote Beppe, che non ha risposte ma che con questa lettera le manda un messaggio.
Fabio è un capotreno, ma durante i tre mesi di pandemia è stato soprattutto un papà: ha imparato a cambiare i pannolini, a scaldare alla temperatura giusta la pappa, a godersi persino quella sensazione di inadeguatezza che i padri provano davanti a un neonato.
Giuseppe non riesce più a ricordare la voce di sua madre. Gli resta una lettera, una manciata di parole mute, e il rimpianto di non aver registrato quella voce.
È il primo giorno di vacanza, Cristiano ha 19 anni e sta dormendo in camera sua quando suo padre si suicida nella stanza accanto. Lo ha chiamato “papà” troppe poche volte e per questo oggi gli scrive questa lettera.
La cura per la bicicletta è l’insegnamento del nonno di Samuel, che a ogni pedalata ripensa alle sue “lezioni”: adesso che non c’è più, vorrebbe dirgli tante cose, soprattutto che ha seguito i suoi consigli, e che quella vecchia bici fila ancora come il vento.
Un padre con una doppia vita è una cosa difficile da accettare per una figlia. Ma la protagonista di questa storia ce l’ha fatta, con fatica e amore. E adesso chiede scusa per non aver capito in tempo, per non aver saputo perdonare.
Un grosso errore

Un grosso errore

2020-06-2205:411

Come si fa a perdonarsi quando ci si accorge di aver commesso un errore? Come si fa a dire all’uomo che ami che lasciarlo è stata cosa più sbagliata che tu potessi fare? Con una lettera, che forse però arriva troppo tardi.
La figlia inventata

La figlia inventata

2020-06-2203:38

Quasi vent’anni di silenzio tra un padre e una figlia, “colpevole” di non assomigliare alle aspettative costruite su di lei. Ma alla fine, quella figlia di scopre più simile al padre di quanto non pensasse perché, se pur distante, ha raccolto tutte le briciole lasciate lungo la strada.
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