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Pillole di LSD (Life Style Design)
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Pillole di LSD (Life Style Design)

Author: Rinascita Digitale

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Description

Pillole di LSD è un format che ha voglia di parlare un pò di come viviamo, dei nostri stile di vita e della bellezza insita nel poter disegnare i nostri stili di vita, un pò come uno stilista, che fonde colori, profumi, forme e sembianze… per dare vita ad una sua creazione unica. E cosa è la nostra vita se non un cocktail di tutto ciò: dei colori con cui ci vestiamo ed arrediamo la nostra giornata, dei profumi con cui ci ipnotizziamo e nei quali cerchiamo conforto o stimolo. E perché no dei valori, desideri ed ideali a cui lasciamo il compito di indicarci la via verso la nostra felicità. E proprio su questo punto a noi piacerebbe soffermarci. Quante volte vi capita di farvi la domanda “Che cosa è per me la felicità?” Cosa o chi mi rende davvero felice?”
12 Episodes
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“L’IMPORTANZA DEL L.S.D.”Eccoci arrivati. Siamo qui. Probabilmente non ci aspettavate ma noi siamo arrivati lo stesso. E come tutte le cose che arrivano vi lasciamo due scelte. Provare o non provare. Pillole di LSD è un format che ha voglia di parlare un pò di come viviamo, dei nostri stile di vita e della bellezza insita nel poter disegnare i nostri stili di vita, un pò come uno stilista, che fonde colori, profumi, forme e sembianze… per dare vita ad una sua creazione unica. E cosa è la nostra vita se non un cocktail di tutto ciò: dei colori con cui ci vestiamo ed arrediamo la nostra giornata, dei profumi con cui ci ipnotizziamo e nei quali cerchiamo conforto o stimolo. E perché no dei valori, desideri ed ideali a cui lasciamo il compito di indicarci la via verso la nostra felicità. E proprio su questo punto a noi piacerebbe soffermarci. Quante volte vi capita di farvi la domanda “Che cosa è per me la felicità?” Cosa o chi mi rende davvero felice?”Una domanda banale direte voi, ma che molto spesso nonostante sia banale non viene accompagnata da una risposta soddisfacente…Eh no…proprio no.Prendete me per esempio: per anni sono passato da una idea all’altra di felicità, prevalentemente basandomi sulla “via negativa. Cioè su ciò che “non volevo”. In tal modo pensavo di facilitarmi la vita. Se non voglio essere un prete basta che vada in tutte le direzioni opposte no? O se non mi piacciono le cose troppo serie basta che mi trasformi in un giullare, uno cerca sempre di divertirsi. Oppure ancora se mi piacciono i soldi e penso che diano la felicità tanto vale che trovi un qualsiasi modo per farli e sarò felice…Facile no? E invece no.Direi proprio che ragionando in questa maniera ho preso alcune fra le più grandi cantonate che potessi prendere. Era come se il mio stile di vita fosse un ombra dietro la quale mi nascondevo, perché in realtà non avevo tanta voglia di uscire allo scoperto.E il bello era che questa ombra era disegnata da altri. Da amici che mi dicevano quale fosse il posto più bello per andare a mangiare, la professione più pagata che potessi fare, la donna più bella che potessi incontrare o avere la casa più lussuosa in cui potessi abitare. Ed ero talmente ipnotizzato da queste sirene, che alla domanda “ Che cosa mi rende felice?” Rispondevo usando le parole degli altri.Ho realizzato a poco a poco che siamo tutti cintura nera di vita altrui, quando si tratta di “disegnare” le vite degli altri, ma non altrettanto efficaci quando siamo chiamati a disegnare la nostra.Poi ho cominciato a capire che un buon criterio per scegliere un consiglio è osservare come si comporta chi te lo da. Il comportamento di una persona dice molte più cose di quello di cui parla. Perché è molto frequente trovare persone che descrivono stili di vita che portano alla felicità….ma che non hanno mai provato. Io mi sono trovato a realizzare un bel pò di quelle cose che la maggior parte delle persone che frequentavo mi invidiavano e pensavano portassero alla felicità. Avevo disegnato uno stile per la mia vita che per chi guardava il palcoscenico era incredibilmente accattivante. Tanto che nel momento in cui ne parlavo notavo che era più felice chi mi ascoltava di me che ne parlavo!Per cui ho cominciato a lavorare all’indietro, risalendo pian piano il fiume di fesserie che mi ero raccontato e che avevo ascoltato in giro: i vari modelli e stili che pian piano avevo esplorato e che per un certo periodo mi avevano rappresentato. Il risultato? Ho trovato molte più cose di quante in realtà ne cercassi. Ho rivalutato cose come silenzio, tempo e perfino solitudine. Cose che neanche per un minuto avrei considerato nella mia versione precedente. Ho scoperto il dualismo insito in certe affermazioni, un dualismo figlio del dosaggio e della misura in ciò che si fa. Ho cominciato a dare importanza alla valuta chiamata tempo, più che a quella chiamata denaro. Perché in fondo sono riuscito ad ottenere denaro in vari modi, mentre il tempo sono solo stato capace di spenderlo ma non di guadagnarlo.Ho dunque cancellato gran parte dei contorni che aveva la mia vita precedente, eliminando tutto ciò che vi era di superfluo e che in qualche modo mi impediva di avere una visione chiara di quelle che erano le cose che veramente volevo. E da quel momento, in quello spazio che ho pian piano liberato ho cominciato a dialogare in modo sincero con me stesso. Ho cominciato a farmi le domande che avevo paura di farmi, perché una volta trovate le risposte, avrei dovuto mettere in discussione tante cose che ormai avevo già conquistato.Ho scoperto che dietro la paura di rimanere solo c’era una voce sottile che chiedeva da tempo la mia attenzione, perché voleva dirmi delle cose molto importanti. Voleva dirmi quello che realmente mi piaceva, dove mi sarebbe piaciuto vivere, chi mi sarebbe piaciuto frequentare e sopratutto cosa mi andava realmente di fare. Non perché dovessi ottenere qualcosa dal farlo eh… Semplicemente mi dava gioia farlo. Ed è stato proprio quando ho capito che la mia felicità era contenuta in ciò che facevo ed in come vivevo nel farlo, più che in quello che ottenevo da ciò, qualcosa è cambiato… Il solo fatto di mettermi in viaggio nella direzione che volevo era la felicità, anche se tuttora non sono ancora certo di arrivare ad una qualsiasi meta.Pillole di LSD è un viaggio dentro le dimensioni degli stili di vita che possono regalarci angoli di visuale che ci fanno capire meglio il nostro valore, il nostro potenziale e gli ingredienti di cui abbiamo bisogno per disegnarci una vita ritagliata sulla nostra felicità.Il viaggio è appena cominciato… e voi avete appena comprato il biglietto. Non sedetevi troppo comodi…perché ogni tanto vi faremo guidare…
Il primo step ad opera di Gian Chi, al secolo Giancarlo Sabatti Fausti, è un pensiero semplice ma molto forte.L'idea di 'immergersi' sotto la superficie delle cose per comprendere e comprendersi, risalire gli strati che si sommano sui nostri accadimenti nella ricerca di una freschezza che riporti a sentire una qualità importante del nostro agire e delle scelte che facciamo.Ricordando che viviamo un un mondo imperfetto e che la perfezione non appartiene nemmeno a noi, spostiamo il focus dal successo in quel che facciamo rispetto a concentrarci sul viverlo in pienezza, assaporandolo e godendo soprattutto della nostra individualità, ultima istanza dell'amore proprio che deve ricordarci che non esiste un giusto e sbagliato ma un ascolto di come dentro noi ci sentiamo.Per scegliere ciò che ci fa bene e non sprofondare nelle sabbie mobili di ciò che invece non ci consente di diventare migliori.Un'introduzione leggera e goliardica, nel pieno stile che lo contraddistingue, che apre molte porte dove nel corso del podcast, il 'gambero Gian' camminando a ritroso dai risultati delle cose alle loro cause, ci accompagnerà.Per far luce su zone d'ombra che fanno paura e godere della luce di quelle che ci illuminano dentro.
QUANTE RISORSE CI SONO NEL MENU’ DEL TUO POTENZIALE?? La meraviglia dell’essere umano è che esso può cambiare la materia di cui è composto, a dispetto dell’età, delle credenze e dei limiti che pensa di avere. E persino dell’uovo e della patata!
Riconoscere le proprie zone d'ombra è un sasso scomodo nelle scarpe di ciascuno. Negarle, una bugia che danneggia la nostra opportunità di conoscerci davvero. L'obiettivo di scolpirci una vita a misura del nostro essere inizia con l'ammettere ogni parte di noi. La prima da scoprire è anche la più pericolosa.
Hai mai fatto il tuo estratto conto energetico?Non so se vi siate mai fatti la domanda: “Quanti pensieri mi stanno girando in testa in questo momento?”Spesso quando abbiamo una idea o un desiderio è come se ci si accenda una lampadina in testa. E questo ci da una sensazione di meraviglia, di attivazione, di curiosità. Ma quando sono troppe le lampadine che si accendono nella nostra testa il nostro “circuito” comincia ad andare in sovraccarico. E dopo un certo limite non basta più l’energia di cui disponiamo… per illuminarle tutte.
Il valore di una persona è assoluto o relativo!? Spesso c'è un errore di prospettiva rispetto a cosa valutiamo delle persone che incontriamo, o ancor peggio a cosa prendiamo in considerazione di noi stessi. Invece siamo umani, tutti uguali e tutti diversi, se le nostre capacità relative sono giudicabili o confrontabili, il nostro valore d insieme è così unico e speciale che non può essere compreso se non con un paziente e reciproco scambio con chi incontriamo, ognuno unico, tutti quanti insieme, uniti dalla stessa natura. Le persone non serve giudicarle. Bisogna imparare a scoprire in loro la parte migliore della loro unicità.
Vi siete mai chiesti quale sia l’utilità nelle informazione... cosa vi porta in dono? A volte scambiamo tutte le informazioni per cose utili... qualcosa che abbia un senso di utilità...Forse, però, dovremmo cominciare a selezionare le informazioni che rappresentano una conoscenza sterile, da quelle che rappresentano il ponte verso una esperienza....E quindi possano essere forieredi saggezza.di Alberto Salis
Con la voce di Alberto Salis
La vita, imprevedibile e a volte dura, ci impone di essere pronti e preparati alle occasioni che ci offre ed ai duri momenti che altre dobbiamo affrontare. nel percorso della nostra esistenza ci saranno fallimenti e successi, salite e discese, e a volte anzi spesso non saremo noi a decidere quale strada percorreremo. Quello che possiamo fare è essere pronti! cosi, come nello sport o per quel che riguarda la nostra forma fisica, anche la nostra vita interiore va allenata, per essere pronta a reagire al meglio , a battere i suoi record personali, ad avere sempre di più la forma che vorremmo che avesse per avvicinarci sempre di più alla forma della vita che ci fa stare bene!di Giancarlo Sabatti Fausti
Nel percorso della nostra esistenza ci sono molte cose che vanno smarrite nelle pieghe del tempo. A volte il senso di smarrimento che ci invade è dato proprio dalla perdita di certi riferimenti, di certi presupposti, che invece dovrebbero essere sempre presenti e ben visibili. Ma nulla è perduto! Possiamo lasciare le acque sicure per un po e dedicarci alla loro ricerca. Ascoltando gli indizi giusti e con la giusta attenzione ai dettagli, possiamo provare a riappropriarcene.
Vi siete mai definiti "demotivati" o incostanti, superficiali e dotati di poca forza di volontà? Siete alla ricerca di "una carezza morale" che vi tiri su dopo che avete fallito il 10 tentativo di mettervi a dieta? Siete convinti che la motivazione sia la benzina esclusiva per portare a termine i propri traguardi? Vi stupirà scoprire che non è proprio così....La motivazione può essere una facilitatrice ma è un alleata infedele e sopratutto incostante. Se vogliamo abbracciare il cambiamento ed intraprendere comportamenti nuovi dobbiamo allargare il quadro di insieme e cominciare a considerare altri due personaggi nella storia: Innesco & Abilità.
Chiedere è, di per sé, l'elemento costitutivo fondamentale di qualsiasi relazione. Costantemente, indirettamente, spesso senza parole, ci chiediamo l'un l'altro: Mi aiuterai? Posso fidarmi di te? Quanto significo per te? Siamo qui ....per un contatto.. Di fatto ciò che realmente vogliamo è Essere sicuri, Essere sorpresi...Essere significanti, Crescere...Evolvere...Emozionarci... È molto spesso tutte queste cose passano attraverso la cruna di un ago che si definisce con una parola: CHIEDERE. Io non sono bravo a chiedere. Non lo sono mai stato. Perché? Per paura. Paura di cosa? Del rifiuto? Anche. Forse. Ma più che del rifiuto per paura della mia stessa fragilità. Chiedere significa ammettere di aver bisogno di qualcosa. Ed aver bisogno di qualcosa ci espone alla nostra fragilità, ce la fa vedere nuda e cruda. Io ho un problema con la fragilità. E chiedere è senza dubbio una delle bandiere simbolo della fragilità. Io non sono mai stato bravo a chiedere. Mi è stato insegnato che è meglio non chiedere. Piuttosto sono stato bravo a pretendere. Ma non tanto chiedere. Quale è la differenza? Che nel chiedere si mette in conto la possibilità di non ricevere. Nel pretendere no. Nel chiedere si espone la propria fragilità. Nel pretendere la propria prepotenza. State pensando che la prepotenza è un aspetto di chi in fondo è fragile? Vero. Ma è il lato sbagliato della stessa medaglia. Pretendere è il modo più confuso di manifestare la propria fragilità. Perché chi ci ascolta non capisce. Chiedere è uno scambio di energia. Un travaso. E per tale motivo va fatto con una gentilezza vera, viscerale. Con un profondo atto di coraggio che ci espone al giudizio di chi la pensa diversamente. Con un profondo atto di sincerità nel dire chiaramente a me stesso che non ero in grado di poter fare tutto da solo. E con l’accettazione di questo limite. Non tanto del rifiuto. In fin dei conti chiedere è il modo più vero di entrare in contatto. E noi siamo qui per un contatto.
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