DiscoverBASTA BUGIE - Fecondazione Artificiale
BASTA BUGIE - Fecondazione Artificiale
Claim Ownership

BASTA BUGIE - Fecondazione Artificiale

Author: BastaBugie

Subscribed: 0Played: 0
Share

Description

Quando il tecnico di laboratorio si sostituisce all'atto di amore tra un uomo e una donna non può che derivarne abominio e disperazione
6 Episodes
Reverse
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6414LA SQUALLIDA CERIMONIA DELLA CONSEGNA DEI BIMBI NATI DA UTERO IN AFFITTO BLOCCATI IN UCRAINA DAL CORONAVIRUSLo straziante epilogo della storia dei neonati che a causa del lockdown attendevano di essere ritirati da chi li aveva ordinati e pagati in internet (VIDEO: i bambini prodotti in Ucraina)di Caterina GiojelliIl tenore che cantava l'inno argentino e spagnolo, le coppie in piedi con la mano sul cuore, le telecamere, i flash, i palloncini. Poi, una ad una, le infermiere avevano sfilato con i bebè in braccio tra gli applausi, consegnandoli ai rispettivi genitori-committenti. I piccoli, immobili, gli occhi ancora chiusi, lasciati nelle braccia di perfetti sconosciuti in mascherina, venivano baciati sulle guance, fotografati, infilati nei selfie, mentre gli adulti coi loro preziosi fagotti in mano, qualcuno accanto a figli più grandicelli, rispondevano alle domande dei giornalisti. Così all'hotel Venezia di Kiev, andava in onda il sequel del video diffuso a maggio dalla Biotexcom. Una vera e propria cerimonia di "consegna figli" come coppe, medaglie e onorificenze al merito.Per Andreo Díez era arrivato finalmente il "lieto fine": a inizio giugno insieme al marito Ferdinando Montero e ad altre otto coppie argentine aveva ottenuto il nullaosta dal governo per volare a Kiev e recuperare i bambini commissionati alle madri surrogate al soldo della clinica ucraina Biotexcom. E come nei film, alcuni di quei 46 neonati (ora sono 125) esposti in cullette trasparenti che risplendevano alla luce dei lampadari della sala da ricevimento dell'hotel Venezia, avrebbero incontrato i genitori-committenti provenienti da Argentina e Spagna e impossibilitati a ritirarli alla nascita a causa del lockdown.Neonati come Ignacio, che, nel video diffuso dalla Biotexcom, Díez ha abbracciato e baciato tra gli scatti dei fotografi invitati alla cerimonia mediatica. Poco importa come fossero venuti al mondo, l'importante era sottolineare con la forza di nuove immagini la tenacia dei genitori-intenzionali argentini, che grazie all'aiuto di un dirigente d'azienda, Ricardo Fernández Núñez, che aveva procurato loro un aereo, avevano raggiunto Kiev, aderendo a tutte le norme igienico-sanitarie, erano restati in quarantena per dieci giorni e solo dopo essere risultati negativi a Covid-19 avevano potuto precipitarsi all'hotel Venezia. Racconta il Buenos Aires Times, che guardando Ignacio negli occhi Díez ha sentito una "connessione istantanea, un amore mai provato prima: d'incanto i nove anni passati a cercare di avere un figlio e il terrore di Covid-19 erano scomparsi, "ora possiamo fare piani per il futuro. È una cosa magica".RITIRARE L'ORDINE IN UCRAINAA metà giugno 31 coppie avevano già ritirato il loro bambino, altre 88 erano attese da Cina, Stati Uniti, Argentina, Italia, Spagna, Gran Bretagna, Francia, Germania, Bulgaria, Romania, Austria, Messico e Portogallo in Ucraina. Dove il coronavirus ha inceppato un meccanismo collaudato: statistiche ufficiali non esistono ma gli esperti assicurano che fino a tremila genitori stranieri lasciano ogni anno il paese con un figlio nuovo di zecca in braccio. Un mercato dei figli che come tutte le forme di business e commercio ha i suoi problemi di regole, abusi, corruzione. Quello che le immagini e la magia di uno sguardo intercettato dalle telecamere e ben confezionato sul canale Youtube della Biotexcom non racconta, lo ha però raccontato il Guardian. Non si dice che l'hotel Venezia alla periferia di Kiev, è protetto da mura esterne e filo spinato. Che in un paese a corto di liquidità, dove il salario medio è salito dai circa 100 euro al mese del 2014 ai 330 attuali, le donne più povere, specie delle aree rurali, fanno la fila per portare avanti una gravidanza per altri e intascarsi in nove mesi circa tre anni di stipendio: undicimila euro circa di un pacchetto di maternità surrogata che non costa meno di 27 mila euro. Sempre che si riesca ad ottenere la cifra pattuita: Liudmyla, che vive a Vinnytsia, sta ancora aspettando il saldo per la gravidanza di una bambina consegnata a una coppia tedesca a febbraio. Lavora per una clinica concorrente della Biotexcom, ha ricevuto il trasferimento di embrioni a Kiev e, come da ordini dei committenti, ha partorito in Polonia - dove la surrogazione di maternità è vietata - perché la piccola fosse registrata lì. Ha acconsentito a portare avanti due gravidanze per conto terzi per potersi permettere un appartamento per sé e i suoi tre figli, la prima trascorsa in terapia intensiva: ma la pubblicità incessante di cliniche e agenzie che anche oggi promettono soldi facili sui mezzi pubblici, sui giornali e nei social network l'aveva convinta a rimettersi in gioco. Ora ha ricevuto solo metà del suo compenso.TETIANA, QUATTRO EMBRIONI, UN ORDINE SOLOTetiana Shulzhynska cerca invece di dissuadere le donne come Liudmyla: da anni monitora e scrive ai gruppi di promozione della surrogata raccontando alle donne che il sogno dorato dell'utero in affitto diventerà in fretta un incubo per chi ci crede, "Proteggono solo i figli dei committenti, di noi a loro non importa nulla". Tetiana vive a Chernihiv, nel 2013 aveva un disperato bisogno di soldi per sé, per i suoi due bambini e per ripianare i debiti con la banca: la Biotexcom le aveva dovuto pagare perfino il biglietto per Kiev. Qui si era messa "al lavoro" come portatrice di una coppia italiana scontrandosi immediatamente con quello che le telecamere non dicono e non diranno mai: in seguito ai trasferimenti, quattro embrioni avevano iniziato a vivere nel ventre di Tetiana. La coppia però uno ne aveva ordinato e uno ne avrebbe portato a casa: la clinica asportò chirurgicamente gli embrioni in eccesso. Nel maggio del 2014 Tetiana diede quindi alla luce una bambina in cambio di novemila euro. Sette mesi dopo tornò in ospedale con fortissimi dolori addominali: cancro alla cervice uterina fu la diagnosi. La donna ci mise un anno per poter raccogliere fondi per affrontare un intervento chirurgico e salvarsi la vita. Troppo tardi, il cancro era già diffuso: i medici, le hanno spiegato oggi, dovranno amputarle una gamba. Secondo la donna, che nel 2015 ha denunciato per danni alla salute la Biotexcom, cancro e trattamenti per la surrogazione sono collegati. Non ha prove, ma non è l'unica ad essersi rivolta alla giustizia facendo partire indagini contro la clinica: altre tre madri surrogate hanno subito isterectomie subito dopo il parto.SCAMBI DI EMBRIONI E FIGLI RIPUDIATINon sono le uniche indagini aperte: nel 2016 Biotexcom viene accusata di traffico di esseri umani. È una coppia italiana a rivolgersi al tribunale quando scopre che i bambini portati a casa dall'Ucraina non sono geneticamente imparentati con loro. I piccoli, nati nel 2011, sono stati messi in adozione. In almeno altri tre casi i genitori intenzionali hanno ripudiato i bambini commissionati scoprendo che avevano problemi di salute. Bridget, "figlia" di una coppia di americani, è nata nel 2016 e ora vive in un orfanotrofio a Zaporizia, nell'Ucraina orientale. La clinica ha bollato "assurdità" accuse come quelle di Tetiana, scaricando la colpa sugli ospedali e affermando che in caso di rimozione dell'utero si sono sempre prodigati in risarcimenti. E che se ci sono stati "scambi di embrioni" nel 2011, questo era dovuto all'inesperienza delle clinica che allora aveva solo un anno di vita, "non penso che siamo stati solo noi a fare errori qui. Se qualcuno inizia a controllare il dna ci saranno molti scandali", ha detto Albert Tochilovsky, attuale patron di Biotexcom. A lamentarsi di venire "trattate come oggetti di proprietà" sono le stesse surrogate: l'ong Strenght of mothers racconta di donne obbligate per contratto a impianti di embrioni continui per un anno intero prima di riuscire a restare incinte, gli avvocati de La Strada Ucraina dicono di ricevere un centinaio di telefonate all'anno da madri devastate dalla vendita dei bambini portati in grembo o dagli ormoni assunti a quintali per migliorare le possibilità di restare incinta. Qualcuna ha anche tentato la fuga, provando a nascondersi con il figlio partorito per non separarsene. Qualcun'altra ha adottato il piccolo rifiutato da committenti all'ultimo momento perché "difettoso". Di tutte queste cose non si parla, il giro d'affari è una manna per il paese. Ci pensi chi invoca maggiori tutele e un quadro giuridico per regolarizzare la pratica: nessuna legge che trasformi il diritto in un grottesco strumento di abuso da parte di chi ha il portafoglio pieno potrà edulcorare le distorsioni di un mercato costruito sulla barbarie dell'utero in affitto, il desiderio del committente, il bisogno della surrogata, il figlio da consegnare come una medaglia al merito nella sala da ricevimento di un hotel protetto da filo spinato. Pensino a chi non finirà su Youtube o in un post di Instagram parlando di "magia e amore", pensino a Tetiana con la sua gamba amputata e alla piccola Bridget, partorita da una donna proveniente dalle zone devastate dalla guerra vicine a Donetsk, piena di disabilità e abbandonata dai committenti americani. È davvero questo il prezzo da pagare per fingere di rendere accettabile una pratica fondata sullo squallore del contratto di maternità surrogata?Nota di BastaBugie: ecco il video (durata: 2 minuti) dal titolo "Ucraina, i bambini che aspettano i loro genitori" di un servizio televisivo di maggio 2020 che parlava della straziante storia dei 46 neonati che durante il lockdown attendevano di essere ritirati da chi li aveva ordinati e pagati in internet. Dopo il video si può leggere l'articolo di Costanza Miriano che lo commentava cliccando sul link.https://www.youtube.com/watch?v=SJCAkBJtA18IL TERRIFICANTE VIDEO DEI BIMBI NATI DA UTERO IN AFFITTO BLOCCATI IN UCRAINA DAL CORONAVIRUS
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6401LA BAMBINA PIU' VECCHIA DEL MONDO HA 27 ANNINon è un indovinello, bensì una triste realtà: Molly è nata nel 2020, ma era stata concepita nel 1992 (rimanendo in un congelatore per quasi trent'anni)di Tommaso ScandroglioÈ la bambina più vecchia del mondo. Ha 27 anni e non è una giovane donna, bensì una bambina, anzi una neonata. Non è un ozioso indovinello, bensì una realtà. Stiamo parlando di Molly, nata nell'ottobre del 2020, ma concepita nel 1992 e poi rimasta in un congelatore per quasi 30 anni. Un record.Al National Embryo Donation Center, una organizzazione senza scopo di lucro che scongela gli embrioni abbandonati e li dona a coppie che poi decidono di "adottarli", si rivolgono Tina e Ben Gibson, coppia residente nel Tennessee (USA), i quali non riuscivano ad avere figli. Molly viene così scongelata e impiantata nell'utero di Tina.Ma la vicenda, tra il bizzarro e l'horror, non finisce qui. Infatti la coppia statunitense già nel 2017 aveva fatto scongelare un embrione vecchio di 25 anni. E non un embrione qualsiasi, bensì la sorella gemella di Molly di nome Emma. Infatti una coppia anonima nel 1992 aveva lasciato nel congelatore ben quattro embrioni, di cui due sono venuti alla luce e gli altri, così pare, rimangono ancora in azoto liquido. I cortocircuiti in questa storia non si contano. Ad esempio Tina ha 29 anni: una madre adottiva più vecchia della figlia di un solo anno e mezzo. Quando nel 2017 nacque Emma, Tina dichiarò alla Cnn: «Vi rendete conto che io e questo embrione avremmo potuto essere le migliori amiche?». Infatti quando Emma fu concepita, al pari di Molly, la signora Tina aveva solo un anno e mezzo. Ma i paradossi non finiscono qui. Molly è coetanea della sorella Emma, ma fisiologicamente sarà più giovane di 3 anni. Due gemelle di età (fisiologica) differente. Molly guardando la sorella potrà vedere come sarà lei stessa tra tre anni. Il senso di vertigine che potrebbe prendere il lettore è sintomo di essere portatore sano di buon senso.Curioso poi il nome scelto: Molly che per assonanza ricorda Dolly, la prima pecora clonata. Un'analogia fonetica di cui, certamente, non si sono accorti i coniugi Gibson, ma che rimane comunque suggestiva e simbolica: la manipolazione procreativa sugli animali da tempo si è trasferita sull'uomo. La persona non si genera più, ma può essere anche prodotta. Se è un prodotto questo può rimanere stoccato per anni nei magazzini. Inoltre la coppia di gemelle che hanno i medesimi genitori biologici e la medesima gestante - ulteriore schizofrenia delle pratiche in provetta - verranno cresciute insieme. Ciò potrebbe essere un bene, ma questo particolare non dissipa una certa fastidiosa sensazione: Emma e Molly sembrano una coppia di comò che non possono venire venduti scompagnati.La reificazione del nascituro voluta per soddisfare i desideri delle coppie viola le leggi di natura e non solo quelle che riguardano la procreazione, ma anche quelle che riguardano la genitorialità e i rapporti tra fratelli, addirittura infrangono alcune leggi che presiedono alle tempistiche che regolano la fertilità e alla distanza temporale tra l'età dei parenti. Infatti, relativamente al primo caso, tra il concepimento e la nascita non intercorrono più nove mesi circa, ma possono passare anche anni, decenni. Sul secondo aspetto, ci troviamo di fronte a "figli" quasi coetanei dei loro "genitori" (e, in futuro, più vecchi di costoro) e gemelli con "età" differente. I limiti temporali vengono travalicati, anzi stravolti. L'armonia che lega rapporto d'amore tra i coniugi, concepimento, gestazione, filiazione, genitorialità e rapporto tra fratelli viene frantumata, dissolta, frammentata in tutte le componenti di cui è composta e che dovrebbero essere tra loro unite. La vicenda della povera Molly è quindi amaramente paradigmatica del fenomeno della disintegrazione delle leggi di natura volute da Dio. Titolo originale: La bambina più vecchia del mondo, è una nuova offesa a Dio e alla sua leggeFonte: Corrispondenza Romana, 9 Dicembre 2020Pubblicato su BastaBugie n. 695
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6241BAMBINI IN VENDITA IN ITALIA A 8.995 EURO di Raffaella FrulloneIl primo impatto fa pensare a uno scherzo. L'advertising compare così, tra i contenuti proposti da Facebook, come tanti, come fosse un profumo, una palestra a cui iscriversi, un prodotto da supermercato.Ma qui il "prodotto" proposto è... un essere umano. La fotografia mostra un bimbo di pochi mesi sdraiato su un divano, jeans, sneakers, bretelle e occhiali da sole. Sulla destra un bollino con scritto: «A partire da 8.995 euro» e accanto: «Il tuo transfer embrionario in Italia. Garanzia di gravidanza e nascita». A questo punto qualunque persona abbia conservato un minimo di buon senso pensa ad un meme di cattivo gusto, a un fake, come si dice oggi, e invece no. Il contenuto esiste veramente ed è della pagina Fiv Milano, accompagnato da poche righe: «La tua clinica di eterologa in Lombardia. In un momento ancora così incerto abbiamo la soluzione per te. Fiv Milano non lascia soli e da oggi sarà possibile realizzare i transfer anche in Italia. La tranquillità di sapere che insieme a noi ce la farai». Sulla pagina Facebook collegata, nella presentazione, si legge: «Nuovo concetto di clinica di riproduzione assistita, un gruppo multidisciplinare di professionisti uniti ad un unico fine, raggiungere la tua maternità».I DESIDERI DIVENTANO DIRITTIEvidentemente il «nuovo concetto di clinica» prevede che un bambino possa essere pubblicizzato e soprattutto tariffato come fosse un prodotto in saldo. Con tanto di prezzo in promozione.È il progresso, bellezza, dove i desideri diventano diritti. Il desiderio di avere un bambino come quello di non averlo, desiderio che passa sopra alla più indifesa delle vite, che adesso in Italia può essere eliminata con una pillola anche fuori dall'ospedale, a casa o in qualunque altro luogo si trovi la madre, in modo che quella vita sia la meno visibile possibile per la società intera, solo perché ha avuto la "sfortuna" di essere generata dentro il ventre di una donna che "non lo desidera", per i motivi più diversi. È sempre comunque il desiderio che ha la meglio, sia quando il bambino lo si vuole, sia quando non lo si vuole. Come se fosse appunto un prodotto, come se avesse un prezzo.Non stupisce che qualche giorno fa il quotidiano britannico Times abbia pubblicato un articolo dal titolo «Possiamo e dobbiamo dare un prezzo alla vita umana», occhiello: «Questa pandemia ha messo a fuoco una questione che i cristiani da secoli ci spingono a eludere».TUTTO POSSIBILENell'articolo Matthew Parris sostiene che sia «del tutto possibile che, con il senno di poi, arriveremo a capire che le misure per controllare la diffusione del virus abbiano accorciato o terminato più vite nel lungo periodo di quante ne abbiano salvate nel breve periodo». Di fatto, secondo l'editorialista, tendiamo a far prevalere il nostro lato emotivo quando, più o meno inconsciamente, preferiamo salvare persone, anziane o fragili, che percepiamo in pericolo in questo momento, piuttosto che pensare ad una persona astratta che non conosciamo e che potrebbe aver bisogno di essere salvata domani. Secondo Parris questo di fatto costituisce il presupposto di un compromesso che siamo chiamati ad accettare, ovvero che le vite valgono in maniera diversa, e quindi anche... costano diversamente. Concetto che già oggi viene concretizzato nel modus operandi di diversi sistemi sanitari e che è diametralmente opposto a quello che pensa un cristiano, ovvero che la vita, qualunque vita, abbia un valore incommensurabile.L'articolo è lungo e articolato, forse anche meno spietato di come può sembrare dal titolo, ma con un tocco cinico quel tanto che basta per farci comprendere che l'idea di dare un prezzo alla vita umana non solo non è fantascientifico, ma è molto più vicino alla realtà di quanto possa sembrare. Titolo originale: Vita umana in offerta... a prezzi variFonte: Sito del Timone, 11 agosto 2020Pubblicato su BastaBugie n. 678
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5820BANCHE DEL SEME IN CRISI... ED ECCO ANCORA PIU' ABUSI di Caterina Giojelli«Penso che sia un atto molto egoistico cercare di individuare un donatore sconosciuto. Soprattutto quando ti ha aiutato con cortesia e altruismo a ottenere il dono più grande del mondo: tuo figlio». Con queste parole il portavoce della Northwest Cryobank ha liquidato la vicenda di Danielle Teuscher, una trentunenne di Portland che voleva scoprire qualcosa sulle origini di sua figlia Zoe.Teuscher fa parte dell'enorme schiera di americani, nati o ricorsi a fecondazione assistita, che con l'avvento dei test dei dna fai-da-te stanno provando a dare un'identità al proprio padre biologico. Non senza conseguenze: a fine agosto una corposa inchiesta del New York Times aveva raccontato decine e decine di casi di persone che negli Stati Uniti e in Europa, attraverso i test genetici, hanno scoperto di essere figlie del medico che aveva condotto le procedure. È il caso dello specialista olandese Jan Karbaat, 56 bambini nati con i propri spermatozoi, o del medico dell'Indiana Donald Cline, padre di 61 bambini. Stati come l'Indiana, la California e il Texas hanno varato leggi ad hoc per punire i medici ma quando si parla di mercato - perché di questo si tratta, mercato di spermatozoi, ovuli, gameti - la truffa è sempre dietro l'angolo.FIGLI DI UNA TRANSAZIONE FINANZIARIAEli Baden-Lasar, intervistato a luglio dal Corriere della Sera, ha giurato di essersi sentito come un prodotto industriale al centro di un perverso esperimento sociale quando ha digitato il numero del donatore di sperma utilizzato dalle sue due madri sul sito Donor Sibling Registry: il ventunenne americano ha scoperto che il numero di identificazione combaciava con quello indicato da altre 32 persone, 32 fratelli, tra questi, anche un suo ex compagno di scuola.Eli li ha incontrati tutti, «è stata la paura a motivarmi, volevo cercare di capire il sistema che ci ha creati», fotografandoli nel «tentativo di "curare" il malessere provocato dalla sensazione di essere il prodotto di una rapida transazione finanziaria». Storie come quelle di Eli sono sempre più frequenti e stanno disintegrando un'industria dominata fin dal suo esordio dall'anonimato dei donatori.Non era mossa da paura ma da curiosità Teuscher il giorno in cui si è connessa alla piattaforma 23andMe (uno dei siti più in voga insieme ad Ancestry.com per reperire tutti gli indizi di cui un utente ha bisogno per identificare un genitore biologico) per scoprire di più su sua figlia Zoe, concepita sei anni prima grazie agli spermatozoi acquistati presso una sede della Northwest Cryobank. Quando 23andMe l'ha "collegata" al padre della bambina, la donna ha immediatamente cercato di contattare la sua famiglia. Ma invece di una disponibilità a un contatto ha ricevuto una risposta brusca, un richiamo dalla clinica che le intimava di desistere minacciando multe da 20 mila dollari per «flagrante violazione» del suo contratto nonché la revoca dell'accesso alle "scorte" dello sperma del donatore che la donna aveva già acquistato programmando di dare a Zoe un fratello.LA BALLA DELL'ANONIMATO E LE CONSEGUENZE DEL MERCATOL'anonimato da pilastro è diventato il segreto di pulcinella delle banche del seme americane: 15 anni fa nessuno dei donatori che frequentavano il college avrebbe immaginato le implicazioni della diffusione dei test genetici che avrebbero spopolato fra i figli di una generazione espertissima di tecnologia. Secondo uno studio dell'Harvard Law School condotto nel 2016, il 29 per cento dei potenziali donatori di spermatozoi si sarebbe rifiutato di donare se il proprio nome fosse stato inserito in un registro. Lo studio sottolineava che proibire le donazioni anonime di spermatozoi avrebbe presto portato a un calo del numero di donatori (cosa che è già successa in paesi come l'Australia, la Nuova Zelanda e il Regno Unito) e a un aumento del compenso richiesto nel caso in cui il donatore accettasse di venire identificati. Da qui il moltiplicarsi degli abusi: meno gameti a disposizione e più cari significa più sfruttamento.Secondo Wendy e Ryan Kramer, fondatori del Donor Sibling Registry, lo stesso registro a cui si è rivolto Eli Baden-Lasar per entrare in contatto con i suoi fratellastri, i donatori non avranno mai la certezza di quanti bambini metteranno al mondo attraverso il loro seme: «Al mio donatore era stato promesso "non più di 10 bambini" e ne abbiamo raggiunti almeno 20 la scorsa settimana», ha assicurato Wendy Kramer, che dopo aver concepito Ryan con lo sperma acquistato alla California Cryobank è stata la prima a risalire all'identità del padre biologico nel 2005, «questa è un'industria che crea esseri umani, potremmo credere vi sia una maggiore responsabilità ed etica invece la mancanza di regolamentazione ha avuto conseguenze reali».Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, conseguenze di un mercato di ovociti, zigoti, embrioni, uteri, foraggiato da adulti che firmano contratti, per vendere gameti, acquistare gameti, far fruttare i gameti, regolamentare il commercio di gameti. E queste conseguenze si chiamano figli: non paghi di essere nati da sola "cortesia e altruismo", le domande sull'origine intrinseche al prodotto di tali gameti - il «dono più grande del mondo» - stanno mettendo in crisi l'industria degli esseri umani.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5724MORTO IL CARD. ELIO SGRECCIA, PIONIERE E PADRE DELLA BIOETICA CHE PERO' SCELSE IL COMPROMESSO SULLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE di Marisa OrecchiaMoriva il 5 giugno scorso, a Roma, prossimo a compiere novantun anni il Cardinale Elio Sgreccia. Unanimamente riconosciuto come pioniere e padre della bioetica, a lungo presidente della Pontificia Accademia per la vita, autore fecondo di importanti opere tra cui il fondamentale Manuale di Bioetica, ha percorso l'antropologia personalista dai temi dell'inizio della vita a quelli della fine, giocando un ruolo importante nel campo della nascente disciplina della bioetica da lui saldamente ancorata alla secolare riflessione etico-antropologica di derivazione tomista.Duole perciò ricordare, di fronte a tanti e tali meriti, che il Cardinale Sgreccia scelse di sostenere e avallare, con la sua autorevolezza, la strategia compromissoria che Carlo Casini, europarlamentare e presidente del Movimento per la vita italiano, mise in atto, nel tempo in cui si andava preparando la stesura di quella che sarebbe diventata la legge 40 sulla procreazione artificiale.GENESI DI UNA LEGGE COMPROMISSORIA SUI PRINCIPILeggiamo sul n. 197 di Anime e Corpi - Rivista di Bioetica, Psicologia e Pastorale sanitaria (OARI- Ed. Salcom, Brezzo di Bedero, Varese), alle pagg. 301-302 che «la Fondazione Nuovo Millennio, a partire dal mese di aprile 1997, ha riunito un gruppo di parlamentari italiani con i quali ha approfondito il tema della procreazione medicalmente assistita, attualmente oggetto dei lavori della Commissione per gli Affari Sociali della Camera, presieduta dall'on. Marida Bolognesi. La sollecitazione ad operare venne alla Fondazione dall'Europarlamentare Carlo Casini, che già si era prodigato presso i segretari politici dei partiti di ispirazione cristiana per ottenere un loro impegno comune sulle leggi riguardanti la bioetica [...] Il gruppo comprende oltre a Casini e Gambale, l'on. Salvatore Giacalone (Ppi), Maretta Scoca (Ccd), il senatore Maurizio Ronconi (Cdu), l'on Maria Burani Procaccini (Forza Italia), l'on. Alfredo Mantovani (An). Agli incontri ha partecipato, portando un rilevante contributo, la dottoressa Di Pietro, in rappresentanza di S.E. Mons. Elio Sgreccia che, attraverso la Di Pietro, ha seguito i nostri lavori. [...] Siamo così arrivati ad un testo di legge che il gruppo intende presentare ufficialmente attraverso un convegno da tenersi nella prima metà di novembre in una sede istituzionale prestigiosa, alla presenza di autorità civili e religiose».Tale testo di legge, varato quindi con la supervisione di Mons. Sgreccia, fu presentato il 19 dicembre dello stesso anno all'almo Collegio Capranica con l'adesione dei due Forum cattolici della famiglia e della Sanità e ufficializzato nel Manifesto sulla fecondazione artificiale. Elaborato per iniziativa cattolica, presentato in sede cattolica, diventato pertanto a tutti gli effetti la proposta cattolica, questo testo rinunciava aprioristicamente a rifiutare in toto le pratiche della fecondazione extracorporea (fivet) e si attestava sulla scelta strategica del sì alla fivet omologa contro la fivet eterologa e gli altri abomini del Far west procreativo.UNA SCELTA OPPORTUNISTICAEra una scelta opportunistica fatta in nome di certo realismo politico consapevole che la linea del no a tutto campo alla fivet non sarebbe passata, ma era una scelta che, rinunciando a mettere in discussione la fecondazione extracorporea in sé, rinunciava anche a tutelare la vita di tutti quegli embrioni che la fivet, quale tecnica in sé, manda a morte in una strage di cui oggi, a quindici anni di distanza, possiamo contare le cifre catastrofiche.Ma la rinuncia ancora più grave, se possibile, fu quella a dire la verità per intero: se infatti tale proposta aveva l'imprimatur cattolico tramite l'avallo di un Principe della Chiesa e la condivisione incondizionata di tutto il mondo cattolico, CEI e Avvenire in testa, doveva essere buona, né poteva essere discussa né tanto meno disapprovata. Censura e ostracismo colpirono quanti, soprattutto all'interno del Movimento per la vita, non si rassegnarono a subire tale linea e tentarono di bucare il silenzio mediatico con le ragioni del diritto naturale e del bene della società intera.Il Cardinale Sgreccia sostenne con decisione la scelta fatta. Ne dà atto un suo autorevole articolo apparso sull'Osservatore Romano l'8 aprile 1998 dal titolo "Per una legge significativa sulla procreazione artificiale", ripreso di sana pianta da Medicina e Morale (settembre/ottobre 1998, pagg. 902-905) che, pur non tralasciando, in chiusura di ricordare che «la dottrina cattolica continuerà a chiedere alle coppie cattoliche, comunque, una più piena e più alta prospettiva, quella di un personalismo plenario, il quale esige che ogni creatura sia procreata da un atto di amore responsabile e personale, espresso nella pienezza della donazione sponsale», si pone decisamente a sostegno del Manifesto sulla fecondazione artificiale di cui richiama i punti qualificanti: il riferimento alla Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo, la generica protezione dell'embrione umano, la tutela della famiglia.AMBIGUITÀ INAMMISSIBILIDel tutto assente in questo corposo e importante testo ogni possibile riferimento alle profonde ragioni antropologiche e culturali contro la fivet, all'altissima sua abortività anche nella versione omologa, allo stravolgimento della famiglia cui, nel tentativo di difenderla e rafforzarla escludendo la pratica dell'eterologa, si finiva con il consegnare, in una tragica eterogenesi dei fini, il diritto di programmare e di fare figli come oggetti esponendoli ad altissima abortività.In questi pronunciamenti, per tutta la durata dell'iter di formazione della legge, affondano indubbiamente le radici della linea ufficiale del mondo cattolico a sostegno della quale e per tacitare qualche animo inquieto si arrivò a stiracchiare all'inverosimile il n. 73 dell'enciclica Evangelium Vitae e a creare ex-novo la categoria della legge imperfetta.Permangono oggi, ed è questo il motivo per cui non è giusto stendere il velo pietoso di prammatica sulla vicenda, due gravi conseguenze di questa scelta strategica che ha offuscato la verità nella ricerca del male minore, e non ci si vuole qui riferire alla caduta, per altro da molti prevista dall'inizio, dei molti paletti posti a tutela dell'embrione. La prima grave conseguenza è il quasi generale obnubilamento delle coscienze di quanti, anche fra i cattolici, ritengono oggi lecito accostarsi alla fecondazione artificiale omologa, tratti in inganno dalla contrapposizione omologa sì-eterologa no.L'altra conseguenza, altrettanto grave, rimane il mancato richiamo all'obiezione di coscienza che la legge 40 prevede per i medici e gli operatori sanitari che vogliano sottrarsi alla pratica omicida della fivet. All'indomani dell'approvazione della legge 194 sull'aborto volontario da tutta la Chiesa italiana si levarono accorati e reiterati appelli affinché i medici esercitassero il diritto all'obiezione di coscienza riconosciuto dalla legge. Per la legge 40 invece, legge cattolica ancorché imperfetta i Pastori sono costretti al silenzio da una logica del tutto comprensibile, ma non giustificabile.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5611IL BAMBINO, IL GRANDE ASSENTE NEL DIBATTITO SULL'UTERO IN AFFITTO di Costanza MirianoDunque secondo la Corte Europea di Strasburgo, anche se in Francia l'utero in affitto è vietato, i registri nazionali dovranno in qualche modo tenere conto della posizione del "genitore intenzionale" dei bambini comprati all'estero. Che cavolo vuol dire "genitore intenzionale"? Io mi dichiaro proprietaria intenzionale della borsa di quella signora che è passata adesso; me la posso intestare anche se lei non è d'accordo? Da quando l'intenzione genera un diritto? Soprattutto se per realizzare la mia intenzione commetto un reato, come possono dei giudici legittimare questo?È evidente che l'ideologia sta minando le basi dell'oggettività del diritto. Se conta l'intenzione, il diritto diventa dettato dalle emozioni, dai sentimenti, e non si è mai vista una roba del genere (credo che Giustiniano si rivolti nella tomba). Ovviamente il diritto creativo vale per alcuni, non per tutti. Perché se io vado all'anagrafe e dico che il figlio della mia amica a cui voglio tanto bene è mio, vado in carcere, e se lo fa uno che lo ha pagato no (ovviamente la balla è che si tratti solo di copertura delle spese, ma chi se ne frega: il figlio non è tuo, e che te lo regalino o te lo facciano pagare non è tuo punto e basta, o non è solo tuo perché gli hai tolto il padre o la madre).E MENO MALE CHE LA CORTE SI CHIAMA DEI DIRITTI UMANIIn tutta questa storia, compreso il dibattito che ieri sera mi ha costretta ad attendere fino a tardi il finale di Porta a Porta (no comment), sono proprio i diritti di chi non si sa difendere a essere spariti. Il diritto del bambino. Gli altri i diritti se li prendono con la forza. Pagando una donna per esempio. Andando a farsi inseminare all'estero. Escludendo un padre dalle proprie scelte, come nel caso dell'aborto. Peccato che il diritto dovrebbe esistere proprio per tutelare chi non riesce a difendersi da chi impone il proprio desiderio, le proprie voglie, le proprie idee. Voglio un figlio, me lo prendo.In tutta la discussione secondo me sfugge sempre il centro della questione: i bambini hanno un padre e una madre, e hanno diritto a crescere con loro. Gli uomini e le donne non hanno diritto a un figlio. I figli sono un regalo immenso che però può anche non arrivare, e nessuno ha il diritto di prenderselo.E' questo il punto che non viene mai nominato. Quasi mai, a dire il vero, perché ieri alla Lumsa si è tenuto un bel convegno che avrebbe dovuto essere preso d'assedio dagli uomini e dalle donne di buona volontà, e invece purtroppo è stato quasi disertato, nonostante il livello di eccellenza dei relatori. Già il titolo del convegno lasciava presagire che sarebbe valsa la pena di andare. "Nascere da madre surrogata": dunque una buona volta il punto di vista è quello del bambino. Finalmente. Come ha detto lo psicologo Giampaolo Nicolais, non importa poi come staranno i bambini nati dall'utero in affitto, o quelli separati da un genitore biologico. L'essere umano è resiliente, e come si sopravvive a genitori abusanti o maltrattanti, ce la si può cavare in qualsiasi situazione. Il problema è che noi non possiamo soddisfare i nostri desideri pensando che i bambini se la caveranno, noi dobbiamo rispettarli, rispettare i loro diritti fondamentali, e anteporli ai nostri desideri. E' la base della civiltà.LA NATURA LA RICEVIAMO, NON CE LA DIAMO DA SOLINoi non siamo solo prodotto della nostra cultura - cogito ergo sum - noi siamo anche natura, cioè noi siamo "nature and nurture" si è detto al convegno. E la natura la riceviamo, non ce la diamo da soli e non la possiamo dare. A certi bambini la parte di natura viene violentata da adulti che vogliono soddisfare i loro desideri, seppur di per sé buoni. Questo patrimonio è scritto nei nostri geni e si plasma nel grembo materno. Questi due elementi, patrimonio genetico materno e paterno, e dialogo col corpo materno, sono incancellabili dalla nostra storia. O meglio, si possono cancellare come fa chi compra i figli, o il seme, o l'ovulo, ma non senza un prezzo altissimo da pagare, e tutto a carico dei bambini. Non basta che poi i genitori siano pieni di buona volontà e intenzionati ad amare questi bambini. Probabilmente molti dei violentatori della natura dei loro figli - quelli che li privano del padre, della madre, ma anche i genitori maschio e femmina che fanno l'eterologa - saranno genitori al meglio delle loro possibilità (sicuramente migliori di me), ma non sarà il meglio per quei bambini. Un bambino sente il battito della madre, ne riconosce la voce, le carezze, il latte (appena nato distingue un batuffolo imbevuto di latte della mamma da quello di un'altra donna). Un bambino ha bisogno del padre e di conoscere la propria storia, di cui è erede.Un bambino non è un diritto anche se l'infertilità è ormai un problema generazionale, legato ai nostri stili di vita, come ha ricordato Daniela Bandelli, che sta conducendo uno studio su casi di maternità surrogata in vari paesi del mondo. Dell'orrore nascosto nei contratti che le madri surrogate firmano ha raccontato Jennifer Lahl, che è stata la prima a sollevare il velo sulle sofferenze che sconvolgono le vite di tante madri surrogate: dolore, malattia, morte, abbandono totale nel caso che le cose vadano male. Donne disperate: non tutte, ma molte, che a volte vagano anni all'affannosa (e vietata dai loro contratti) ricerca di notizie dei bambini che hanno portato in grembo, come ha raccontato Monica Ricci Sargentini, da sempre in prima fila in questa battaglia. Una delle poche giornaliste - con lei Paola Tavella, che era in sala - che racconta la verità su questo, mentre si permette che utenti dell'utero in affitto vadano in tv a parlare di quanto è bello essere genitori, senza che nessun collega abbia l'onestà di fare l'unica domanda che c'è da fare: quanto ha pagato per commettere quello che nel nostro paese è un reato?Che qualcuno sveli una buona volta "di che lacrime grondi e di che sangue" la realizzazione di un desiderio che la natura non ha permesso di compiere.
Comments 
Download from Google Play
Download from App Store