DiscoverΜεγάληι τῆι φωνῆι - megalē tē phonē
Μεγάληι τῆι φωνῆι - megalē tē phonē
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Μεγάληι τῆι φωνῆι - megalē tē phonē

Author: Glaucopis

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Μεγάλῃ τῇ φωνῇ è il podcast dell'associazione culturale Glaucopis. Nato dall'idea di Carlo Emilio Biuzzi e Marco Ferrari si propone di rileggere e commentare passi più o meno dimenticati della storiografia e grandi e minuti monumenti della letteratura antica.
75 Episodes
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In questa puntata leggeremo l’adlocutio tenuta da Catilina ai suoi fedelissimi prima dello scontro con l’esercito consolare, così come riferito da Sallustio (De Catilinae coniuratione, 57-58) nella traduzione di Luca Canali (Garzanti, 1982).Sventata la congiura e condannati a morte Lentulo e Cetego, per i congiurati ormai non c’è più scampo. Braccato dagli eserciti della Repubblica, abbandonato da molti che lo avevano sostenuto, finito in un vicolo cieco politico, a Catilina non resta che rivolgersi, come un vero generale, a chi ancora gli era rimasto fedele per tentare la sorte della battaglia e vendere cara la pelle, da veri cives romani. Scritto e letto da Stefano Costanzo, dottore in Lettere Classiche e docente di liceo di materie classiche.Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con l'oggetto 'podcast' ad associazioneglaucopis@gmail.com
Eric Dodds, I greci e l’irrazionale, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2009De divinatione (Garzanti Editore, 1988) (trad. di Sebastiano Timpanaro)Termina così il breve ciclo dedicato ai presagi e agli oracoli, con alcune considerazioni sulle motivazioni che hanno spinto gli antichi a consultare gli oracoli e altre forme di divinazione, quella che Dodds nella sua opera più celebre I greci e l’irrazionale ha chiamato il bisogno di una garanzia soprannaturale, la presenza autorevole di un dio che garantisca all’uomo l’esistenza di una finalità nonostante il caos apparente della vita umana. Secondo Dodds coloro che consultavano l’Apollo di Delfi non erano animati da folle superstizione ma perché non potevano fare a meno di crederci. Il ciclo si conclude senza dare una risposta, ma lasciando questa e altre domande aperte, brucianti e sempre attuali. Scritto e letto da Anna Omodei Zorini, studentessa triennale di Lettere Classiche presso Sapienza - Università di Roma. Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con l'oggetto 'podcast' ad associazioneglaucopis@gmail.com
Sallustio riporta il discorso di Catone subito dopo quello di Cesare, nel capitolo 52 del De Catilinae coniuratione, qui nella traduzione di Luca Canali (Garzanti, 1982).Atto secondo del memorabile duello fra Cesare e Catone. Nella seduta del Senato del 5 dicembre 63 a.C. Catone risponde duramente a Cesare e alla sua proposta di non condannare a morte i congiurati Lentulo e Cetego. Tra sferzate, colpi micidiali, ironia sottile e sarcasmo, la replica di Catone è implacabile e ferma. Nessuna pietà per chi ha attentato alla Repubblica.Scritto e letto da Stefano Costanzo, dottore in Lettere Classiche e docente di liceo di materie classiche.Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con l'oggetto 'podcast' ad associazioneglaucopis@gmail.com
Cicerone, De divinatione, I 36 e II 84 (Timpanaro per Garzanti 1988).Con questa terza puntata del ciclo dedicato ai presagi e agli oracoli ci addentriamo nell’ambito romano, facendoci accompagnare dalla voca scanzonata, a tratti cinica, ma sicuramente affascinante voce di Cicerone. Attraverso la lettura di alcuni passi scelti dal De divinatione nell’edizione curata e tradotta da Sebastiano Timpanaro, si parlerà della differenza fra divinazione naturale e divinazione artificiale, quale fosse il compito degli aruspici e in cosa consisteva un omen, illustratoci dalla triste, ma indubbiamente esemplificativa vicenda di Crasso (II, 84).P.S. fate sempre attenzione a ciò che dicono i venditori di fichi. Uomo avvisato…Scritto e letto da Anna Omodei Zorini, studentessa triennale di Lettere Classiche presso Sapienza - Università di Roma. Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con l'oggetto 'podcast' ad associazioneglaucopis@gmail.com
In questa puntata leggeremo il discorso pronunciato da Cesare, così come rielaborato da Sallustio (De Catilinae coniuratione, 51) e tradotto da Luca Canali (Garzanti, 1982).L’8 novembre del 63 a.C. Cicerone smaschera in Senato la congiura e accusa Catilina con la più celebre orazione della letteratura latina. Il 5 dicembre, il Senato, dopo l’arresto dei congiurati Lentulo e Cetego, è chiamato a deciderne la sorte. È una decisione politica prima ancora che giuridica. Due visioni di intendere il mondo e la politica si contrappongono. Cesare, che segretamente forse aveva sostenuto il progetto rivoluzionario di Catilina nelle sue fasi iniziali, contro Catone, l’indomito fustigatore dei vizi della politica romana. Lo scontro è memorabile.Scritto e letto da Stefano Costanzo, dottore in Lettere Classiche e docente di liceo di materie classiche.Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con l'oggetto 'podcast' ad associazioneglaucopis@gmail.com
Erodoto, Le Storie, VII, 220, 3-4 (traduzione di G. Nenci, Mondadori, 2017).Siamo al secondo appuntamento del ciclo dedicato al tema “Presagi e oracoli”. Con la puntata di oggi, andremo ad osservare da vicino una civiltà che conferiva all’oracolo un ruolo centrale nel prendere decisioni: quella greca.Per gli Hellenes, l’oracolo era infallibile fonte di saggi consigli o di profezie, da seguire ciecamente in quanto ipse dixit. Pertanto, consultarlo era una scelta delicata, impegnativa, che comportava una certa responsabilità da parte della pòlis. Questo non significa, però, che il rapporto fra uomini e divinità fosse statico o di totale sudditanza.Come vedremo attraverso la lettura di celeberrimi passi tratti dal settimo libro delle Storie di Erodoto, l’atteggiamento fra la Pizia -intermediaria fra divino e umano, colei che emetteva il responso- e gli interroganti era assolutamente dialettico e basato sulla corresponsabilità: l’interpretazione di un oracolo non era mai univoca, ma anzi, lasciava volontariamente un’ambiguità che spettava poi all’uomo risolvere con le proprie azioni.Il nostro intento per l’incontro di oggi, è dunque quello di scoprire gli elementi costitutivi non solo di un oracolo, ma anche della narrazione in cui esso viene immerso: parliamo dunque di dialettica, di interpretazione, ambiguità, capacità di reazione.Ed è proprio questo ciò che leggeremo nel testo erodoteo: concentrandoci nella fase cruciale del secondo conflitto fra Greci e Persiani, vale a dire la spedizione di Serse e Mardonio, analizzeremo due differenti oracoli, pronunciati in momenti fondamentali (l’imminente arrivo dei nemici prima, la battaglia delle Termopili poi), come essi siano stati interpretati dagli interroganti e quali reazioni abbiano suscitato in loro, influenzando l’esito degli eventi successivi (sebbene sia alquanto diffusa l’ipotesi che tali oracoli siano stati scritti ex eventu, proprio per giustificare come si siano evoluti i fatti).Non aggiungiamo altro, ma vi lasciamo direttamente alla lettura (o meglio, all’ascolto) del testo, che sarà di per sé molto più eloquente!Scritto e letto da Silvia Mangiatordi, studentessa triennale di Lettere Classiche presso Sapienza - Università di Roma. Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con l'oggetto 'podcast' ad associazioneglaucopis@gmail.com
In questa puntata leggeremo attraverso le parole dello storiografo Sallustio (De Catilinae coniuratione, 20), tradotte da Luca Canali (Garzanti, 1982), il discorso pronunciato da Catilina ai suoi uomini nel giugno del 64 a.C., vero e proprio manifesto politico della congiura.Nel 63 a.C. Roma viene sconvolta da un evento senza precedenti: il tentativo di colpo di stato ordito da Lucio Sergio Catilina e un gruppo di congiurati. Ma chi era davvero Catilina e qual era il suo progetto politico? Per Cicerone e Sallustio, Catilina è l’incarnazione di tutti i mali della Repubblica e il segno più evidente della corruzione dei tempi. Ma stavano davvero così le cose? Quali erano le motivazioni che spinsero quell’uomo di «nobili origini e dall’animo malvagio e vizioso» a osare l’impresa?Scritto e letto da Stefano Costanzo, dottore in Lettere Classiche e docente di liceo di materie classiche.Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con l'oggetto 'podcast' ad associazioneglaucopis@gmail.com
Isaia 52:13-53:12, ed. CEI-UELCI, 2008, Fondazione di Religione Santi Francesco d'Assisi e Caterina di SienaCon la puntata di oggi, diamo inizio ad un ciclo incentrato sul tema degli oracoli e dei presagi. Quanto essi sono stati determinanti nell'antichità, quanto hanno influito sulle azioni degli uomini? Sono gli interrogativi a cui cercheremo di dare risposta prendendo in esame diversi testi, appartenenti a popoli e culture differenti.Oggi ci accostiamo alla comunità ebraica, non esente da queste profezie, definite "bibliche": sono predizioni spiccatamente morali, che invitano a riflettere sulla propria condotta, a pentirsi dei propri peccati, che promettono ricompense spirituali. Ma soprattutto, la voce dei profeti annuncia la venuta di un Messia, un uomo mandato da Dio per salvare gli uomini.E proprio riguardo a ciò, ci avviciniamo al popolo giudaico leggendo un passo tratto dal libro di Isaia, nell'Antico Testamento, celebre con il nome di "Quarto canto del servo di Dio" (cap. 53):è una figura misteriosa, quella delineata dal profeta, che ci parla di un uomo destinato a soffrire a causa delle iniquità delle nazioni, che verrà immolato per espiare le colpe dell'umanità, e tramite il suo sacrificio renderà la salvezza a tutte le genti.Identificare chi sia questo servo non è affatto semplice, numerose e divergenti sono le ipotesi in merito. Ma ciò che è innegabile, è che questo passo rappresenta un momento determinante nel cammino di fede del popolo di Dio.Scritto e letto da Silvia Mangiatordi, studentessa triennale di Lettere Classiche presso Sapienza - Università di Roma. Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con l'oggetto 'podcast' ad associazioneglaucopis@gmail.com
Fonti: 3. Isidoro di Kiev, Littera Isidori cardinalis Rutinensis ad dominationem Florentiam, 7 luglio 1453.5. Note in manoscritti greci: [VIII] chron. min. 115, 1; [IV] chron. min. 34 I, 21.12. Lauro Quirini, Epistola ad beatissimum Nicolaum V pontificem maximum, 15 luglio 1453, rr. 85-95.31. Francesco Filelfo, ode A Mehmed, gran signore e gran emiro dei turchi, 11 marzo 1454, vv. 65-72.Traduzione e numerazione dei testi di A. Pertusi (ed.) [ed. postuma a cura di A. Carile], Testi inediti e poco noti sulla caduta di Costantinopoli, Bologna 1983.Il 29 maggio 1453 è una delle date indicate per segnalare convenzionalmente la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna. Un passaggio non poco traumatico per la capitale bizantina, che quel famoso martedì vede il sultano Mehmed II farsi strada tra le impenetrabili mura Teodosiane a seguito di un lungo assedio. La conquista della città da parte dei Turchi– avvenuta nello stesso mese della sua rifondazione costantiniana, secondo una ringkomposition degna della più ironica delle sorti - segna anche la caduta dell’Impero bizantino, che capitola definitivamente dopo più di un millennio di storia. Nel concludere la nostra rubrica con l’ultimo, definitivo assedio costantinopolitano, ricordiamo questa data cara agli studiosi con una miscellanea di testi ‘inediti e poco noti’ che ci permettono di esplorare l’evento da diversi punti di vista. In particolare, tra i testi selezionati da Agostino Pertusi abbiamo deciso di affidare il racconto alle voci del cardinale bizantino Isidoro di Kiev (1380/1390 - 1463), di alcune note contenute in manoscritti greci e degli umanisti Lauro Quirini (1420 –1472/1481) e Francesco Filelfo (1398 – 1481).Scritto da Eugenia Riccio, dottoranda di paleografia presso la Sapienza Università di Roma e letto da Ginevra Tortora, attrice e giornalista. Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con l'oggetto 'podcast' ad associazioneglaucopis@gmail.com
Trad. Ṛgveda, X.10 da S. Sani Ṛgveda. Le strofe della sapienza, Venezia 2000 Per questa ultima puntata lasciamo i confini familiari della letteratura classica e ci imbarchiamo per una sortita nell'universo mitologico e religioso indiano. La Ṛgveda saṃhitā, la più antica raccolta all'interno del corpus vedico, contiene un curioso inno dialogico che mette in scena il diverbio tra Yama e Yamî, i primi esseri umani sulla terra. Lo scambio è incentrato sulla necessità di procreare per dare continuità alla stirpe umana, ma un impedimento insormontabile rende questa azione sconsigliabile: Yama e Yamî sono fratelli, e la loro unione sarebbe contraria alle leggi cosmiche. Lo scambio tra i due primi esseri umani sulla terra affronta il tema dell'inelluttabilità del peccato e si conclude senza una risoluzione, così come senza via di scampo è la condizione dell'uomo, costretto ad alterare l'ordine cosmico per continuare ad esistere.Scritto da Francesca Michetti, dottoranda di Linguistica presso Sapienza - Università di Roma, letto da Carlo Emilio Biuzzi. Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con l'oggetto 'podcast' ad associazioneglaucopis@gmail.com
Abbiamo scelto di leggere come estratto una parte del libro XI, l’ultimo del romanzo. In questo passo, il protagonista, Lucio, dopo tutte le sue disavventure in forma di asino, vede la luna sorgere dal mare e in preda allo sconforto si rivolge a lei riconoscendo il suo potere universale. La dea ascolta le sue preghiere e appare a Lucio, rivelandogli come potrà porre fine alle sue sventure e tornare umano. Il pezzo è di grande lirismo e mostra chiaramente gli aspetti sincretistici del culto della dea Iside nel mondo antico.Il testo italiano è tratto dalla traduzione italiana di Lara Nicolini, con tagli e adattamento di Davide Massimo e Serena Spanò; introduzione di Marta Addessi, e lettura di Orazio Schifone.
Fonte: Georgius Acropolites, Annales [parti da] 85-86-88-89 (trad. basata su Ruth Macrides in R. Macrides (ed.) George Akropolites: The History. Introduction, translation and commentary [by] Ruth Macrides, Oxford 2007).Siamo nel luglio del 1261. Cala la notte, ma gli invasori che hanno occupato Costantinopoli non dormiranno sonni tranquilli. Una minaccia, infatti, si profila all’orizzonte: sono i soldati bizantini dell’Impero di Nicea, venuti per riconquistare la (ormai ex) capitale approfittando di un momento di debolezza dei latini. Li guida il comandante Alessio Strategopulo, su mandato del reggente Michele VIII Paleologo. Tutto sembra propizio perché l’attesa di cinquantotto anni venga finalmente ricompensata con la restaurazione dell’Impero bizantino. Come andrà a finire? Questa volta tifiamo per gli assedianti. Il racconto dell’‘assedio’ atipico è offerto da Giorgio Acropolite, Grande Logoteta, storico e diplomatico del futuro imperatore. La sua attività politica gli ha consentito di prendere parte in prima persona a molti degli eventi che narra nei suoi Annales (1204-1261), tra cui quello che andremo a sentire.Scritto da Eugenia Riccio, dottoranda di paleografia presso la Sapienza Università di Roma e letto da Ginevra Tortora, attrice e giornalista. Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con l'oggetto 'podcast' ad associazioneglaucopis@gmail.com
Trad. versione slava adattata da S. French - R. Layton - G. A. Anderson, sulla base del testo stabilito da V. Jagic, Slavische Beiträge zu den biblischen Apocryphen, I. Die altkirchenslavishcen Texte des Adamsbuche, Vienna 1893; versione latina adattata da B. Custis - G. A. Anderson, sulla base del testo stabilito da W. Meyer, Vita Adae et Evae, Monaco 1878.Errata corrige: nella puntata si dice che la versione slava è di I sec. d.C., ma è da intendersi che il testo originale su cui si basa la traduzione slava risale al I sec. d.C.Tutti conosciamo come nella Genesi siano raccontati i primi passi (falsi) dell’essere umano, ma non tutti sanno cosa è successo ad Adamo ed Eva dopo la cacciata dall’Eden. Sulla vita mortale dei due progenitori dell’umanità furono però scritte diverse opere che non entrarono mai a far parte del canone biblico, e furono quindi trascurate anche dalla cronachistica bizantina che pure cominciava regolarmente con il racconto delle Genesi. In questa puntata proponiamo uno spaccato delle vicende terrestri di Adamo ed Eva, come ci vengono raccontate da due diverse versioni di un testo apocrifo della tradizione giudaico-cristiana, denominato appunto “La vita di Adamo ed Eva”.Scritto e letto da Francesca Michetti, dottoranda di Linguistica presso Sapienza - Università di Roma. Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con l'oggetto 'podcast' ad associazioneglaucopis@gmail.com
Nicetas Choniates, Historia (= Χρονικὴ διήγησις), XVIII 5.2, 5.5; XIX 2.1; XIX 4. (trad. di Anna e Filippomaria Pontani, in A. Pontani (ed.) Niceta Coniata. Grandezza e catastrofe di Bisanzio: narrazione cronologica, vol. III (libri XV-XIX), Trento 2014.Proseguiamo la nostra discesa cronologica con un giorno nefasto per la storia bizantina: il 12 aprile 1204, momento culminante dell'assedio portato contro la città durante la Quarta crociata. Ed è qui che l'inganno riesce ad arrivare là dove la tenacia bellica dei nemici dell'Impero aveva sempre fallito: accolti come alleati, poi rivoltatisi contro i bizantini come serpi in seno, i crociati e i veneziani riescono nell'impresa di espugnare finalmente Costantinopoli. Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza (cit.).Ci narra la vicenda Niceta Coniata, grande storico bizantino autore di una Chronike diegesis che ci riporta gli eventi trascorsi tra il 1118 e il 1206. Per la parte presa in esame, Niceta si rivela un testimone preziosissimo: assieme al fratello Michele, altra figura di primo piano nel panorama intellettuale bizantino, ha assistito personalmente al saccheggio, da cui è riuscito fortunatamente a mettersi in salvo. Non solo retorica, dunque, quella che leggiamo nelle parole accorate che descrivono questo drammatico evento.Scritto da Eugenia Riccio, dottoranda di paleografia presso la Sapienza Università di Roma e letto da Ginevra Tortora, attrice e giornalista. Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con l'oggetto 'podcast' ad associazioneglaucopis@gmail.com
Giovanni Malalas, Chronographia, 1; 5; 8-10. Trad. italiana adattata da E. Jeffreys - M. Jeffreys - R. Scott, The Chronicle of John Malalas, Melbourne 1986.La Chronographia di Giovanni Malalas è il primo esempio di cronaca universale nella letteratura greca che sia giunto integro fino a noi. Il suo autore, un siro ellenizzato vissuto nel VI sec. d.C., si propose di ripercorrere in una monumentale opera in 18 libri le vicende umane nella loro interezza, da Adamo fino ai suoi giorni. Per far ciò, Malalas attinge a una pluralità di tradizioni diverse, da quella biblica e orientale a quella classica, facendole confluire in un’unica narrazione organica. La sua opera costituirà un modello fondamentale per tutta la cronachistica bizantina proprio perché rappresentò una summa delle nozioni storiografiche di popoli e tempi anche molto distanti tra loro. Sebbene ci siano dubbî circa la sua autenticità, l’incipit della Chronographia è un buon esempio di questo sforzo verso la conciliazione tra tradizioni diverse, in quanto riesce a tenere insieme, con espedienti narrativi piuttosto ingegnosi, il racconto della Genesi con la mitologia classica, senza dimenticare le sistemazioni già tentate dalla cronachistica di età imperiale romana di cui abbiamo letto un esempio nell’opera di Giustino.Scritto e letto da Francesca Michetti, dottoranda di Linguistica presso Sapienza - Università di Roma. Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con l'oggetto 'podcast' ad associazioneglaucopis@gmail.com
Theophanes Confessor, Chronographia, 396-398 (trad. basata su Cyril Mango in C.Mango, R. Scott (eds.) The Chronicle of Theophanes Confessor: Byzantine and Near Eastern History, AD 284-813, Oxford 1997).Quattro assedi della capitale bizantina per quattro puntate: questo l’argomento della nuova rubrica di MTP dal titolo, piuttosto evocativo, di Assedi Costantinopolitani. Nel corso della prima puntata ci troviamo nella prima metà dell’VIII sec., quando la resistenza delle imponenti mura della città viene messa alla prova dall’attacco degli arabi, nemico di lunga data. Per difendersi, gli assediati ricorrono all’utilizzo di un dispositivo bellico tanto famoso quanto misterioso: il fuoco greco.Il racconto dell’impresa è offerto da Teofane detto Confessore, monaco scrittore di una Cronaca che copre la storia dell’Impero bizantino tra gli anni 284-813 d.C., proseguendo l’opera del collega Giorgio Sincello.Scritto da Eugenia Riccio, dottoranda di paleografia presso la Sapienza Università di Roma e letto da Ginevra Tortora, attrice e giornalista. Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con l'oggetto 'podcast' ad associazioneglaucopis@gmail.com
Marcus Iunianus Iustinus, Epitoma Historiarum Philippicarum Pompei Trogi, I, 1-3 (trad. basata su L. Calori, Delle istorie di Giustino, abbreviatore di Trogo Pompejo, volgarizzamento del buon secolo tratto dai codici ricciardiano e laurenziano e migliorato nella lezione sulla scorta del testo latino, Bologna 1880).Mentre Tito Livio componeva la sua monumentale Storia di Roma, Pompeo Trogo concepiva l’ambizioso progetto di narrare le vicende degli uomini non a partire dalla fondazione dell’Urbe ma addirittura dall’origine del mondo. La sua opera, chiamata Historiae Philippicae perché dovevano avere al centro l’ascesa e il declino del regno macedone, ci è giunta attraverso l’epitome che ne fece Marco Giuniano Giustino circa due secoli più tardi e i brevissimi Prologi che riassumono in poche righe il contenuto dei 44 libri originali. Pur nella sua brevità, l’incipit dell’epitome di Giustino tratteggia un quadro da cui riusciamo ad apprezzare appieno come un romano in piena età augustea doveva immaginarsi i primi passi dell’umanità. Dal suo racconto emerge, in filigrana, un’interpretazione spiccatamente moralistica dei meccanismi che muovono l’azione degli uomini e, attraverso questa, la storia.Scritto e letto da Francesca Michetti, dottoranda di Linguistica presso Sapienza - Università di Roma. Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con l'oggetto 'podcast' ad associazioneglaucopis@gmail.com
Secondo un vecchio motto, “in amore e in guerra tutto è permesso”. Nel caso di questa tavoletta plumbea, però, forse si è passato il limite. Va bene essere disposti a fare qualsiasi cosa per amore, ma addirittura rivolgersi alla stregoneria? Vediamo come poteva funzionare un incantesimo d’amore!Scritto e letto da Luca De Curtis ( @fischiola ), dottorando di paleografia greca presso l'Università La Sapienza di Roma.Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con l'oggetto 'podcast' ad associazioneglaucopis@gmail.com
Ancient Christian Magic. Coptic Texts of Ritual Power (a cura di Marvin Meyer e Richard Smith, Princeton 1994. Testi nn. 104, 91 e 59. La traduzione italiana dei testi letti è a cura di Marta Addessi)A conclusione della rubrica e della miniserie sulla magia copta, l’episodio è dedicato al lato oscuro degli incantesimi copti. Il repertorio di maledizioni copte è particolarmente vasto e variegato. Molte di esse sono così esplicite e prive di imbarazzo nell’augurare qualsiasi tipo di malattia o incidente da farci addirittura dimenticare che si tratta di testi scritti e commissionati da cristiani, che testimoniano, inoltre, la sopravvivenza nell’Egitto tardoantico di pratiche magiche antichissime. Nel corso della puntata saranno lette due maledizioni e un breve incantesimo protettivo contenente un’invocazione al sole.Il podcast è scritto e letto da Marta Addessi (dottoranda in Filologia e storia del mondo antico presso la Sapienza Università di Roma).Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con oggetto ‘podcast’ ad associazioneglaucopis@gmail.com
P.Oxy. XVIII 2190Com’era la vita di uno studente fuori sede ad Alessandria a cavallo tra I e II sec. d. C.? Incredibilmente simile a quella vive uno studente fuori sede a Roma, nel XXI sec.! Una lettera privata, proveniente da Ossirinco, ci restituisce proprio il punto di vista di un nostro collega studente.Scritto e letto da Luca De Curtis, dottorando di paleografia greca presso l'Università La Sapienza di Roma.Per chiunque voglia contattarci per consigli, richieste e osservazioni, scrivete con oggetto ‘podcast’ ad associazioneglaucopis@gmail.com
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