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Reno, 1959
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Reno, 1959

Author: F&G

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Il lesbismo ha assunto in questi anni una rilevanza senza precedenti sugli schermi mainstream occidentali. Non più fantasma, vampira, psicopatica, utile solo a confermare l’eterosessualità della protagonista, la lesbica ha raggiunto nuovi regni del visibile difficili da ipotizzare fino a dieci/venti anni fa.

La copertina è una rielaborazione del film 'Cuori nel deserto' di Donna Deitch.
18 Episodes
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In questo episodio di Reno 1959 attraversiamo il cinema di Ulrike Ottinger, figura iconoclasta del Nuovo Cinema Tedesco. A partire dalla pirateria visionaria di Madame X, il racconto mette a fuoco una poetica che intreccia desiderio lesbico, artificio e critica del potere, trasformando stilizzazione, collage e viaggio in pratiche di visione politica.Il cinema di Ottinger rifiuta il realismo pacificato e lavora per accostamenti spiazzanti: comunità che diventano trappole, immagini spettacolari che smascherano la normalità come dispositivo di controllo, incontri culturali che restano aperti e irrisolti. È un cinema che espone le asimmetrie e affida allo sguardo il compito di stare nella complessità.E rimaniamo in attesa della premiere berlinese di The Bloody Countess, il ritorno alla finzione della regista attraverso la figura di Elizabeth Báthory, la Contessa Sanguinaria, che attraversa i secoli come immagine perturbante del potere femminile.Bibliografia:Laurence Rickels, Ulrike Ottinger. The Autobiography Of Art Cinema, University Of Minnesota Press, 2008Caryl Flynn, The New German Cinema. Music, History, and the Matter of Style, University of California Press, 2004 - http://ark.cdlib.org/ark:/13030/kt9j49q63s/Marlena von Wedel, Une petite flânerie. Traveling as Method in the Work of Ulrike Ottinger, 2025 - https://tinyurl.com/45kbwcdaAmy Sherlock, Following Ulrike Ottinger to the End of the World, 2019 - https://tinyurl.com/5dmsk4urMarc Silberman, Interview with Ulrike Ottinger. Surreal images - https://tinyurl.com/52cfa5muFilmcentric, Two Films by Ulrike Ottinger: Ticket of No Return (1979) and Johanna d’Arc of Mongolia (1989) - https://tinyurl.com/62m4zpcpSam Bodrojan, Ulrike Ottinger, https://tinyurl.com/4xszzfum
C’è una cosa che ritorna sempre quando la cultura pop prova a far entrare una lesbica in scena senza sapere bene dove metterla: la sposta di notte. La veste di velluto. Le dà un castello, un seminterrato, una camera da letto piena di tende. E se proprio vuole farle dire “ti desidero”, le mette addosso un genere che autorizza tutto e assolve tutte: l’horror. Oggi proviamo (in questa puntata non sono da sola) a fare una genealogia: non la lista della spesa dei titoli, ma una linea di sangue. Dalla prima Carmilla ottocentesca fino alla serialità contemporanea dove il morso, finalmente, può anche diventare consenso. E in mezzo: lo sguardo maschile che feticizza, il camp che sopravvive, la bianchezza aristocratica come ideologia, e la decolonizzazione della notte.
Pluribus e The Beast in me non sono serie sulle lesbiche, ma serie che guardano il mondo attraverso lo sguardo di una lesbica. Che già, storicamente, è un bel ribaltamento. E sì, è curioso che per raccontare il collasso dell’umanità (Pluribus) o il mostro borghese accanto a casa (The Beast in Me), l’industria abbia deciso che la persona più adatta sia una scrittrice, lesbica, misantropa. Onestamente, mi sembra una scelta impeccabile.
40 anni di carriera, 20 film tra documentari, lungometraggi e corti, vari premi tra cui, l’ultimo, anzi forse farei meglio a dire il penultimo, il Teddy Award alla carriera al Festival di Berlino nel 2017, Monika Treut sarà presente al Sicilia Queer Film Fest il prossimo 27 e 28 maggio per ricevere il premio Nino Gennaro. Treut è una regista che ha attraversato, con i suoi film, molti confini – reali e metaforici - senza mai scendere a compromessi con le aspettative di pubblico e critica. Refrattaria ad ogni etichetta identitaria, dovessi trovare per il suo cinema una collocazione, la posizionerei al margine, negli spazi di confine da cui sempre si può decidere quale direzione intraprendere perché aperti a molteplici possibilità. Che non sono mai le più ovvie, le più comode, le più scontate.SitografiaIn Conversation With Monika Treut - https://youtu.be/JY3Cl4Vp1Bk?si=y9uAn85GZRZ9jYPvFemale Misbehavior: A Conversation with Monika Treut and Elfi Mikesch - https://youtu.be/6RXV_Chv0Qc?si=DtTAXj3u9zz_qTNMBibliografiaAlice A. Kuzniar - The Queer German Cinema - Stanford University Press (2000)Anneke Smelik - And the Mirror Cracked_ Feminist Cinema and Film Theory - Palgrave Macmillan (2001)Dawson, L., & Treut, M. (2014). Same, same but different: filmmakers are hikers on the globe and create globalisation from below. Studies in European Cinema, 11(3), 155–169. https://doi.org/10.1080/17411548.2014.972710Gemünden, Gerd, et al. “From ‘Taboo Parlor’ to Porn and Passing: An Interview with Monika Treut.” Film Quarterly, vol. 50, no. 3, 1997, pp. 2–12. JSTOR, https://doi.org/10.2307/1213612. Accessed 25 May 2024
Qualche anticipazione sui film lesbici, tendenzialmente mainstream, che dovrebbero uscire nel 2024. Il condizionale è d’obbligo dal momento che di qualcuno è stata rimandata l’uscita nelle sale più volte. Alcuni molto attesi, quasi tutti con cast stellari, che, si sa, quanto ormai sia aproblematico per un’attrice eterosessuale impersonare un personaggia lesbica. Non sono tra coloro che stigmatizzano la partecipazione di un’attrice etero in un ruolo lesbico. Anzi, forse proprio per questioni generazionali, sono sollevata dall’idea che non esista più una minaccia sociale nell’essere sospettata di lesbismo.Elementi di una qualche conflittualità – chi può fare chi e cosa e con quale sguardo – ancora animano la critica cinematografica e l’esperienza personale di visione di un film. Ma è davvero confortante poter selezionare un numero considerevole di trame in cui la personaggia lesbica c’è, si vede, in alcuni casi domina la scena, e da qualche parte, ci credo davvero, è riuscita a sabotare l’immaginario collettivo, mettendo fuori fuoco il male gaze.Film:Drive-Away Dolls di Ethan CoenIl colore viola di Blitz BazawuleLove Lies Bleeding di Rose GlassThe Murderess Miss Highsmith di Alexandra PechmanEileen di William OldroydHot Milk di Rebecca LenkiewiczLaura Dean Keeps Breaking Up with Me di Tommy Dorfman
Una storia tutta da raccontare, con molte ombre e poche certezze, quella della produzione, distribuzione e accoglienza di Mädchen in Uniform (1931) in una Germania alle soglie del nazismo e che solo pochi anni dopo avrebbe cucito un bel triangolo nero sui vestiti delle ‘asociali’, tra cui appunto le lesbiche, nei campi di concentramento. E a chi potevo fare qualche domanda se non a Paola Guazzo che di questo periodo è una super esperta? Questo è il mio contributo per il mese di aprile dell’LGBT+ History Month 2023. Bibliografia B. Ruby Rich, Chick Flicks. Theories and Memories of the feminist film movement, Duke University Press Books, 1998Valerie Weinstein, The Uniform in the Closet: Mädchen in Uniform in Nazi Germany, in Seminar: A Journal of Germanic Studies 2019 Vol. 55, No. 2 doi.org/10.3138/seminar.55.2.4
Pensavo che non ne avrei mai parlato, invece eccomi qui alle prese con i reboot di The L Word e Sex and the city. Tra il 2019 e il 2021, sono tornate, sono tornate tutte, o quasi: Bette, Alice e Shane alle prese con una nuova generazione, la Generation Q, e Carrie, Charlotte e Miranda, in affanno, molto in affanno con i cambiamenti del corpo, del linguaggio, dei costumi in And Just Like That.La questione dello sguardo, di come si posa sui corpi delle donne e quale immagine riflette, mi interpella da anni e queste due serie tv aggiungono un nuovo tassello al mio personalissimo puzzle della rappresentazione delle personagge, soprattutto lesbiche, in televisione. Di come e perché ne discuto in questa puntata con l’inimitabile Marina Pierri.
Sono andata a Venezia (quasi) esclusivamente per vedere Tár del regista Todd Field con Cate Blanchett, Nina Hoss e Noémie Merlant. Diciamo le cose come stanno: ci sono andata per vedere Cate Blanchett. Sono entrata in sala trepidante e sono uscita interdetta e anche un po’ infastidita. Poi ho fatto una splendida chiacchierata con Silvia Nugara e ora non vedo l’ora di rivedere il film.
Si torna a scuola in questo episodio di Reno 1959, in un collegio femminile francese con Thérèse e Isabelle, due adolescenti cui la scrittura molto autobiografica di Violette Leduc offre una possibilità allora imprevista: raccontare il desiderio femminile e lesbico. E per capire meglio la scrittura di Violette Leduc e se e in che modo Therese e Isabelle, libro e film, ancora hanno qualcosa da raccontare, ho pensato di fare qualche domanda a Valeria Viganò. Filmografia Thérèse and Isabelle di Radley MetzgerViolette di Martin ProvostViolette Leduc: la chasse à l’amour di Esther HoffenbergBibliografia Violette Leduc, Thérèse e Isabelle, Neri Pozza, 2020Eleonora Tarabella, La donna brutta. Vita e scrittura di Violette Leduc, Enciclopedia delle donne, 2019Carlo Jansiti, Violette Leduc, Bernard Grasset, 2013
In questa puntata si va a Chicago alla scoperta di una scena lgbt+ e queer più viva che mai. E non potevo avere compagna di viaggio migliore di Elisa Manici, che sempre e bene indica la non retta via. Bibliografia e sitografia:“Sguardi che contano” di Federica Fabbiani (Iacobelli editore, 2019)How Work in Progress’s Abby McEnany Found Freedom Using the Term Fluidhttps://www.oprahdaily.com/life/relationships-love/a37311188/abby-mcenany-coming-out-story/Lilly Wachowski & Abby McEnany From 'Work in Progress': Being Your Authentic Self | Pride Summit -> https://youtu.be/k4O9FwccJSk'Work in Progress' Creator & Star Abby McEnany on Depicting Queer Life | In Studio -> https://youtu.be/fC5I4XhDOCo "Work in Progress" Creator, Writer & Star Abby McEnany Breaks Down Her New SHOWTIME Series -> https://youtu.be/iL-qJFKOlJI*****
E’ un viaggio nel tempo questo episodio di Reno 1959 che faremo insieme a tutte le personagge che, vere o finzionali, ci stanno dando, nel bene e nel male, il senso di una storia. E per capire meglio come quando e perché il passato lesbico è diventato oggetto di interesse per il grande schermo ho pensato di fare qualche domanda alla storica Maya De Leo che insegna all’università di Torino Storia dell’omosessualità, primo corso di questo genere in Italia e autrice di “Queer. Storia culturale della comunità LGBT” in uscita per Einaudi il 25 maggio.Film di cui si parla o che si citanoRitratto della giovane in fiamme di Céline SciammaAmmonite di Francis LeeLa Favorita di Georgios "Yorgos" LanthimosCarol di Todd HaynesLa vita di Adele di Abdellatif KechicheThe Watermelon Woman di Cheryl DunyeThe World to Come di Mona FastvoldThe Handmaiden di Park Chan-wook Fingersmith di Aisling WalshTipping the velvet di Geoffrey SaxColette di Wash Westmoreland Vita and Virginia di Chanya Button Wild nights with Emily di Madeleine Olnek Bessie di Dee Rees Viola di mare di Donatella Maiorca Interno berlinese di Liliana Cavani Aimée & Jaguar di Max FärberböckMa Rainey's Black Bottom di George C. WolfeThe United States vs Billie Holiday di Lee DanielsDickinson di Alena SmithBibliografia e sitografia“Sguardi che contano” di Federica Fabbiani (Iacobelli editore, 2019)“The Rise of the Lesbian Period Drama” di Leeza Isaeva -> https://www.varsity.co.uk/film-and-tv/19881“Permission to Yearn: The Problem with the Popularity of White Lesbians in Period Films” di Nia Tucker -> https://filmdaze.net/permission-to-yearn-the-problem-with-the-popularity-of-white-lesbians-in-period-films/
Viaggio collettivo negli spazi lesbici che, parafrasando Ann Cvetkovich, non producono solo una possibile storia collettiva ma anche un archivio delle emozioni delle tante che quegli spazi hanno attraversato e abitato. Ci sono molte persone da ringraziare questa volta: Paola Cavallin per la splendida lettura dell’estratto del libro di Audre Lorde, Zami. Così riscrivo il mio nome, edito da ETS per la traduzione di Grazia Dicanio, e in ordine di apparizione Lucia Tralli, Elisa Coco, Silvia Radicioni, Nina Ferrante, Teresa Sala, Rita Marzio, Lucia Jorini. Un ringraziamento particolare a Alessia Proietti che ha realizzato il video ricordo di Luki Massa nel 2017 e di cui qui riprendiamo alcune parti. E sempre grazie a Luki Massa per tutto quello che ci ha dato e che ancora continua a darci.
Negli ultimi anni Emily Dickinson è stata molto rappresentata al cinema e in tv, si pensi ai due film Wild Nights with Emily e A quiet passion, e alla serie tv Dickinson. Ognuna di queste rappresentazioni fa perno su aspetti diversi – la passione per un’altra donna, la spiritualità o l’irriverenza – e tutte indicano una, più o meno marcata, non convenzionalità. Non più o non solo poeta cupa e chiusa al mondo, ma allegra e solare, passionale e volitiva. Ne abbiamo parlato con Madeleine Olnek, regista del bellissimo “Wild Nights with Emily”, e con Sara De Simone, ideatrice del progetto artistico Eccentriche. Senza dimenticare le poesie, lette magistralmente da Donatella Allegro. Bibliografia:Federica Fabbiani, "Sguardi che contano. Il cinema al tempo della visibilità lesbica". Iacobelli editore.Sitografia:http://www.eccentriche.it/https://www.wildnightswithemily.com/
E’ con B. Ruby Rich che cercheremo di capire se si può ancora parlare di un cinema queer e/o lesbico che sia anche militante e in grado di intercettare le istanze di cambiamento personali e politiche sempre più urgenti, sempre più necessarie. E’ questo oggi il nuovo viaggio di Reno, 1959, il podcast delle visioni lesbiche on the road.
La storia della butch è spesso stata vista come la storia della lesbofobia al cinema. Se in un primo tempo è stata il capro espiatorio per la rappresentazione lesbofobica, poi è stata eliminata perché fisicamente non conforme alle regole del bel corpo e della buona educazione. Ecco perché serve ripercorrere un bel tratto della cinematografia per identificare nella butch la falla e non l’ingranaggio del sistema eterosessista.Bibliografia:Jack Halberstam, "Female Masculinity", Duke University Press.Federica Fabbiani, "Sguardi che contano. Il cinema al tempo della visibilità lesbica". Iacobelli editore.Antonia Anna Ferrante, "Pelle queer maschere straight: Il regime di visibilità omonormativo oltre la televisione", Mimesis.Irene Villa, "Protagoniste invisibili. Del lesbofemminismo italiano e delle butch tra femminismo e transfemminismo", in AG About Gender.SitografiaKerry Manders, The Renegades, in The New York Timeshttps://www.nytimes.com/interactive/2020/04/13/t-magazine/butch-stud-lesbian.html
In questa puntata mi fermo a Shibden Hall per approfondire la figura storica di Anne Lister, protagonista del film The Secret Diaries of Anne Lister e della serie tv Gentleman Jack. Grazie a Margherita Giacobino, traduttrice del libro "Nessuna mi ha mai detto di no. Anne Lister e i suoi diari segreti" (Somara Edizioni, 2020), per il suo intervento nel podcast.Riferimenti bibliografici:Caroline Gonda, Lesbian Dames: Sapphism in the Long Eighteenth Century, Routledge, 2016Federica Fabbiani, Sguardi che contano. Il cinema al tempo della visibilità lesbica, Iacobelli editore, 2019
Riferimenti cinematografici e televisivi: Cuori nel deserto, Mrs America, The Women of Brewster PlaceRiferimenti bibliografici: Desert of the heart di Jane Rule, Sguardi che contano. Il cinema al tempo della visibilità lesbica di Federica Fabbiani, If You Don’t Play, You Can’t Win’ Desert Hearts and the Lesbian Romance Film di Jackie Stacey (in Immortal, Invisible: Lesbians and the Cinema a cura di Wilton Tamsin)Per vedere il film e non solo: Il canale di streaming video The Criterion Channel riserva spazio e attenzione a Desert Hearts. Non solo si può vedere il film, ma permette di accedere anche ad altri contenuti: il commento al film di Donna Deitch, una conversazione tra Deitch e Jane Lynch, la testimonianza di attrici, direttore della fotografia, della scenografa. E, stupendo, un estratto di dun documentario su e con Jane Rule, l'autrice del libro Desert of the Heart da cui è tratto il film.Ecco il link: https://www.criterionchannel.com/desert-hearts
Trailer | Reno, 1959

Trailer | Reno, 1959

2020-08-1401:56

Io parto con Vivian e Cay. Venite?
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