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Author: lanfranco caminiti

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fatti del mondo
29 Episodes
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Tommaso Bordonaro, Antonio Sbirziola e Castrenze Chimento hanno vinto il premio Pieve-Banca Toscana-Saverio Tutino rispettivamente nel 1990 (con: La spartenza), nel 2006 (con: Un giorno è bello e il prossimo migliore. Un emigrato siciliano in Australia), e nel 2012 (con: Lasciato nudo e crudo). Bordonaro era nato a Bolognetta, Palermo, nel 1909, e è morto in Florida nel 2000, Sbirziola è nato a Butera, Caltanissetta, nel 1942, e vive a Sidney, e Chimento è nato a Alia, Palermo, nel 1935, dove vive tuttora. Ciò che li accomuna non è soltanto la fatica dello scrivere le proprie storie – l’unico che ha poi compiuto studi è stato Chimento nel 2008 a Palermo, perciò a 73 anni, per potere scrivere «l’odissea della sua vita» – impastate perciò di una lingua che mescola siciliano e italiano (come lo straordinario Vincenzo Rabito, di cui abbiamo già parlato, e vincitore anche lui del premio Pieve con il suo Terra matta nel 2000, poi un vero caso letterario), e, nel caso di Bordonaro e Sbirziola, emigrati in America e Australia, anche di “lingua straniera”. Ciò che li accomuna è l’emigrazione, la spartenza. Un esodo questo, che dalla seconda metà dell’Ottocento in Sicilia non si è mai fermato. Finalmente Bordonaro parte – il viaggio, benché sorprendente per la qualità e la quantità del mangiare («pasta bianca come la schiuma che in Italia si trivava a 500 lire al chilo, e insomma tutte le cose che manciavano gli grande signori»), è un’odissea per un mare spesso agitato. Ma finalmente «giorno 5 aprili 1947, dopo appena otto giorni arivato, mi sono messo allavorare per il primo lavoro campagnolo in America, al cimitero dei giurei a Lodaio, a pulire le piante, addrizzare le tompe, lavorare con la cariola, seppellire qualche cadavere, scavare qualche fosso e sempre questi lavori un po’ pesante… sabato e domenica allavorare con la Città affare scave di fognature per l’acquidotte, la sera delle volte tre ore opure quattro alla fabbrica dei maccarrone la Perla». Ascoltiamo la sua storia, la seconda parte. maggio 2024.
Tommaso Bordonaro, Antonio Sbirziola e Castrenze Chimento hanno vinto il premio Pieve-Banca Toscana-Saverio Tutino rispettivamente nel 1990 (con: La spartenza), nel 2006 (con: Un giorno è bello e il prossimo migliore. Un emigrato siciliano in Australia), e nel 2012 (con: Lasciato nudo e crudo). Bordonaro era nato a Bolognetta, Palermo, nel 1909, e è morto in Florida nel 2000, Sbirziola è nato a Butera, Caltanissetta, nel 1942, e vive a Sidney, e Chimento è nato a Alia, Palermo, nel 1935, dove vive tuttora. Ciò che li accomuna non è soltanto la fatica dello scrivere le proprie storie – l’unico che ha poi compiuto studi è stato Chimento nel 2008 a Palermo, perciò a 73 anni, per potere scrivere «l’odissea della sua vita» – impastate perciò di una lingua che mescola siciliano e italiano (come lo straordinario Vincenzo Rabito, di cui abbiamo già parlato, e vincitore anche lui del premio Pieve con il suo Terra matta nel 2000, poi un vero caso letterario), e, nel caso di Bordonaro e Sbirziola, emigrati in America e Australia, anche di “lingua straniera”. Ciò che li accomuna è l’emigrazione, la spartenza. Un esodo questo, che dalla seconda metà dell’Ottocento in Sicilia non si è mai fermato. Prima di decidere «assoluto di andare in America non per il mio avvenire, perché io sapevo che dovevo trovare del pegio, ma per i figli, e potere imparare qualche mestiere e non essere schiavo al lavoro e alla miseria», Tommaso Bordonaro si sposa giovanissimo. È il racconto di questa sua prima esperienza, mentre intanto l’Italia viene travolta dal fascismo e dalla guerra. Ascoltiamo la sua storia, la prima parte. aprile 2024.
Tommaso Bordonaro, Antonio Sbirziola e Castrenze Chimento hanno vinto il premio Pieve-Banca Toscana-Saverio Tutino rispettivamente nel 1990 (con: La spartenza), nel 2006 (con: Un giorno è bello e il prossimo migliore. Un emigrato siciliano in Australia), e nel 2012 (con: Lasciato nudo e crudo). Bordonaro era nato a Bolognetta, Palermo, nel 1909, e è morto in Florida nel 2000, Sbirziola è nato a Butera, Caltanissetta, nel 1942, e vive a Sidney, e Chimento è nato a Alia, Palermo, nel 1935, dove vive tuttora. Ciò che li accomuna non è soltanto la fatica dello scrivere le proprie storie – l’unico che ha poi compiuto studi è stato Chimento nel 2008 a Palermo, perciò a 73 anni, per potere scrivere «l’odissea della sua vita» – impastate perciò di una lingua che mescola siciliano e italiano (come lo straordinario Vincenzo Rabito, di cui abbiamo già parlato, e vincitore anche lui del premio Pieve con il suo Terra matta nel 2000, poi un vero caso letterario), e, nel caso di Bordonaro e Sbirziola, emigrati in America e Australia, anche di “lingua straniera”. Ciò che li accomuna è l’emigrazione, la spartenza. Un esodo questo, che dalla seconda metà dell’Ottocento in Sicilia non si è mai fermato. Di Sbirziola leggeremo le pagine di un altro suo libro, Povero, onesto e gentiluomo, che racconta la sua vita precedente l’emigrazione in Australia, dopo un tentativo a Genova, fino all’arrivo. Genova ha 748mila abitanti nel 1958 (l’anno dell’arrivo di Sbirziola), e ha un forte incremento demografico fino al 1965, quando toccherà oltre 848mila abitanti, grazie soprattutto all’emigrazione meridionale (151mila arrivi tra il 1951 e il 1965): è il tempo del più grande movimento interno della popolazione che abbia conosciuto l’Italia unita: dalla campagna alla città, dai centri medi e piccoli a quelli grandi, dal Sud al Nord. fra il 1955 e il 1970 gli spostamenti da un comune all’altro sono quasi 25 milioni; quelli che portano fuori dalla regione di partenza circa 10 milioni. Fra il 1958 e il 1963, in cinque anni, i meridionali che si trasferiscono a Centro-nord sono poco meno di un milione. Ma a Genova non va poi tanto bene per Sbirziola – stanno iniziando i primi grandi ridimensionamenti, e perciò i licenziamenti – e decide di partire per l’Australia: ha solo diciotto anni. Sbirziola fu uno dei 288mila siciliani che lasciarono l’isola nel decennio 1951-60 (nel decennio seguente saranno 290.224). Fu inoltre uno dei 119.803 italiani che si mossero verso l’Oceania nel decennio 1961-70 (in quello precedente erano stati 190.782, con un balzo molto forte dai 26.556 del periodo 1941-50). Ma, come dirà lui stesso: Siamo arrivati il momento sbagliato in Australia. È il 1961: c’è una pesante recessione e la disoccupazione imperversa. I lavoratori migranti finiscono in campi. Sbirziola in quello di Bonegilla. Dove peraltro ci saranno due rivolte – una delle quali vede Sbirziola presente. Poi, troverà il suo lavoro e la sua strada, come ferroviere fino alla pensione. Ascoltiamo la sua storia (terza parte). febbraio 2024.
brigante se more

brigante se more

2024-01-2001:11

i versi della canzone di eugenio battiato e carlo d'angiò.
Tommaso Bordonaro, Antonio Sbirziola e Castrenze Chimento hanno vinto il premio Pieve-Banca Toscana-Saverio Tutino rispettivamente nel 1990 (con: La spartenza), nel 2006 (con: Un giorno è bello e il prossimo migliore. Un emigrato siciliano in Australia), e nel 2012 (con: Lasciato nudo e crudo). Bordonaro era nato a Bolognetta, Palermo, nel 1909, e è morto in Florida nel 2000, Sbirziola è nato a Butera, Caltanissetta, nel 1942, e vive a Sidney, e Chimento è nato a Alia, Palermo, nel 1935, dove vive tuttora. Ciò che li accomuna non è soltanto la fatica dello scrivere le proprie storie – l’unico che ha poi compiuto studi è stato Chimento nel 2008 a Palermo, perciò a 73 anni, per potere scrivere «l’odissea della sua vita» – impastate perciò di una lingua che mescola siciliano e italiano (come lo straordinario Vincenzo Rabito, di cui abbiamo già parlato, e vincitore anche lui del premio Pieve con il suo Terra matta nel 2000, poi un vero caso letterario), e, nel caso di Bordonaro e Sbirziola, emigrati in America e Australia, anche di “lingua straniera”. Ciò che li accomuna è l’emigrazione, la spartenza. Un esodo questo, che dalla seconda metà dell’Ottocento in Sicilia non si è mai fermato. Di Sbirziola leggeremo le pagine di un altro suo libro, Povero, onesto e gentiluomo, che racconta la sua vita precedente l’emigrazione in Australia, dopo un tentativo a Genova, fino all’arrivo. Genova ha 748mila abitanti nel 1958 (l’anno dell’arrivo di Sbirziola), e ha un forte incremento demografico fino al 1965, quando toccherà oltre 848mila abitanti, grazie soprattutto all’emigrazione meridionale (151mila arrivi tra il 1951 e il 1965): è il tempo del più grande movimento interno della popolazione che abbia conosciuto l’Italia unita: dalla campagna alla città, dai centri medi e piccoli a quelli grandi, dal Sud al Nord. fra il 1955 e il 1970 gli spostamenti da un comune all’altro sono quasi 25 milioni; quelli che portano fuori dalla regione di partenza circa 10 milioni. Fra il 1958 e il 1963, in cinque anni, i meridionali che si trasferiscono a Centro-nord sono poco meno di un milione. Ma a Genova non va poi tanto bene per Sbirziola – stanno iniziando i primi grandi ridimensionamenti, e perciò i licenziamenti – e decide di partire per l’Australia: ha solo diciotto anni. Sbirziola fu uno dei 288mila siciliani che lasciarono l’isola nel decennio 1951-60 (nel decennio seguente saranno 290.224). Fu inoltre uno dei 119.803 italiani che si mossero verso l’Oceania nel decennio 1961-70 (in quello precedente erano stati 190.782, con un balzo molto forte dai 26.556 del periodo 1941-50). Ma, come dirà lui stesso: Siamo arrivati il momento sbagliato in Australia. È il 1961: c’è una pesante recessione e la disoccupazione imperversa. I lavoratori migranti finiscono in campi. Sbirziola in quello di Bonegilla. Dove peraltro ci saranno due rivolte – una delle quali vede Sbirziola presente. Poi, troverà il suo lavoro e la sua strada, come ferroviere fino alla pensione. Ascoltiamo la sua storia (seconda parte). Gennaio 2024.
Tommaso Bordonaro, Antonio Sbirziola e Castrenze Chimento hanno vinto il premio Pieve-Banca Toscana-Saverio Tutino rispettivamente nel 1990 (con: "La spartenza"), nel 2006 (con: "Un giorno è bello e il prossimo migliore. Un emigrato siciliano in Australia"), e nel 2012 (con: "Lasciato nudo e crudo"). Bordonaro era nato a Bolognetta, Palermo, nel 1909, e è morto in Florida nel 2000, Sbirziola è nato a Butera, Caltanissetta, nel 1942, e vive a Sidney, e Chimento è nato a Alia, Palermo, nel 1935, dove vive tuttora. Ciò che li accomuna non è soltanto la fatica dello scrivere le proprie storie – l’unico che ha poi compiuto studi è stato Chimento nel 2008 a Palermo, perciò a 73 anni, per potere scrivere «l’odissea della sua vita» – impastate perciò di una lingua che mescola siciliano e italiano (come lo straordinario Vincenzo Rabito, di cui abbiamo già parlato, e vincitore anche lui del premio Pieve con il suo "Terra matta" nel 2000, poi un vero caso letterario), e, nel caso di Bordonaro e Sbirziola, emigrati in America e Australia, anche di “lingua straniera”. Ciò che li accomuna è l’emigrazione, la spartenza. Un esodo questo, che dalla seconda metà dell’Ottocento in Sicilia non si è mai fermato. Di Sbirziola leggeremo le pagine di un altro suo libro, "Povero, onesto e gentiluomo", che racconta la sua vita precedente l’emigrazione in Australia, dopo un tentativo a Genova, fino all’arrivo. Genova ha 748mila abitanti nel 1958 (l’anno dell’arrivo di Sbirziola), e ha un forte incremento demografico fino al 1965, quando toccherà oltre 848mila abitanti, grazie soprattutto all’emigrazione meridionale (151mila arrivi tra il 1951 e il 1965): è il tempo del più grande movimento interno della popolazione che abbia conosciuto l’Italia unita: dalla campagna alla città, dai centri medi e piccoli a quelli grandi, dal Sud al Nord. fra il 1955 e il 1970 gli spostamenti da un comune all’altro sono quasi 25 milioni; quelli che portano fuori dalla regione di partenza circa 10 milioni. Fra il 1958 e il 1963, in cinque anni, i meridionali che si trasferiscono a Centro-nord sono poco meno di un milione. Ma a Genova non va poi tanto bene per Sbirziola – stanno iniziando i primi grandi ridimensionamenti, e perciò i licenziamenti – e decide di partire per l’Australia: ha solo diciotto anni. Sbirziola fu uno dei 288mila siciliani che lasciarono l’isola nel decennio 1951-60 (nel decennio seguente saranno 290.224). Fu inoltre uno dei 119.803 italiani che si mossero verso l’Oceania nel decennio 1961-70 (in quello precedente erano stati 190.782, con un balzo molto forte dai 26.556 del periodo 1941-50). Ma, come dirà lui stesso: Siamo arrivati il momento sbagliato in Australia. È il 1961: c’è una pesante recessione e la disoccupazione imperversa. I lavoratori migranti finiscono in campi. Sbirziola in quello di Bonegilla. Dove peraltro ci saranno due rivolte – una delle quali vede Sbirziola presente. Poi, troverà il suo lavoro e la sua strada, come ferroviere fino alla pensione. Ascoltiamo la sua storia. Novembre 2023.
1866_palermo_torelli

1866_palermo_torelli

2023-09-3010:41

Commendatore Torelli (ex prefetto della Provincia), Rapporto al Ministero dell’Interno relativo agli avvenimenti di Palermo (Firenze, tipografia Barbera, 1866). 16 settembre 1866, Palermo insorge. Contro lo Stato d’Italia. Le speranze del 1860 sono andate deluse, i proclami della dittatura garibaldina sulla divisione delle terre dei demani comunali a cui i contadini avevano creduto lottando palmo a palmo contro l’esercito borbonico, sono ormai echi nel vento. Sono tornati gattopardi e cappelli a comandare, a arricchirsi, anche delle terre confiscate alla Chiesa. Cresce la renitenza alla leva, ci si rifugia nelle campagne e lo Stato ha risposto con la guerra al brigantaggio, mandando eserciti di piemontesi. All’alba del 16, centinaia di contadini delle campagne vicino a Palermo, armati e comandati per gran parte da ex capisquadra dell'impresa garibaldina, assalirono la città. In un niente, Palermo insorse. anche su trinacria.info
1866_palermo_storia

1866_palermo_storia

2023-09-3007:51

Storia di sette giorni, ossia Cenni storici degli avvenimenti seguiti a Palermo nel settembre 1866 (Palermo, Officio tipografico Di Cristina, 1867). 16 settembre 1866, Palermo insorge. Contro lo Stato d’Italia. Le speranze del 1860 sono andate deluse, i proclami della dittatura garibaldina sulla divisione delle terre dei demani comunali a cui i contadini avevano creduto lottando palmo a palmo contro l’esercito borbonico, sono ormai echi nel vento. Sono tornati gattopardi e cappelli a comandare, a arricchirsi, anche delle terre confiscate alla Chiesa. Cresce la renitenza alla leva, ci si rifugia nelle campagne e lo Stato ha risposto con la guerra al brigantaggio, mandando eserciti di piemontesi. All’alba del 16, centinaia di contadini delle campagne vicino a Palermo, armati e comandati per gran parte da ex capisquadra dell'impresa garibaldina, assalirono la città. In un niente, Palermo insorse. anche su trinacria.info
1866_palermo_pagano

1866_palermo_pagano

2023-09-3010:02

Sette giorni d'insurrezione a Palermo; cause, fatti, rimedî. Critica e narrazione (Palermo, Di Cristina tipografo, 1867). 16 settembre 1866, Palermo insorge. Contro lo Stato d’Italia. Le speranze del 1860 sono andate deluse, i proclami della dittatura garibaldina sulla divisione delle terre dei demani comunali a cui i contadini avevano creduto lottando palmo a palmo contro l’esercito borbonico, sono ormai echi nel vento. Sono tornati gattopardi e cappelli a comandare, a arricchirsi, anche delle terre confiscate alla Chiesa. Cresce la renitenza alla leva, ci si rifugia nelle campagne e lo Stato ha risposto con la guerra al brigantaggio, mandando eserciti di piemontesi. All’alba del 16, centinaia di contadini delle campagne vicino a Palermo, armati e comandati per gran parte da ex capisquadra dell'impresa garibaldina, assalirono la città. In un niente, Palermo insorse. anche su trinacria.info
Il sollevamento della plebe di Palermo e del Circondario nel settembre 1866 (Palermo, Stamperia militare, 1866) La rivolta del Sette e Mezzo - cinque episodi per raccontare i fatti del 1866. 16 settembre 1866, Palermo insorge. Contro lo Stato d’Italia. Le speranze del 1860 sono andate deluse, i proclami della dittatura garibaldina sulla divisione delle terre dei demani comunali a cui i contadini avevano creduto lottando palmo a palmo contro l’esercito borbonico, sono ormai echi nel vento. Sono tornati gattopardi e cappelli a comandare, a arricchirsi, anche delle terre confiscate alla Chiesa. Cresce la renitenza alla leva, ci si rifugia nelle campagne e lo Stato ha risposto con la guerra al brigantaggio, mandando eserciti di piemontesi. All’alba del 16, centinaia di contadini delle campagne vicino a Palermo, armati e comandati per gran parte da ex capisquadra dell'impresa garibaldina, assalirono la città. In un niente, Palermo insorse. anche su trinacria.info
1866_palermo_ciotti

1866_palermo_ciotti

2023-09-2910:24

Giuseppe Ciotti, I casi di Palermo: cenni storici sugli avvenimenti di settembre 1866‬ (Palermo, tipografia Priulla, 1866). La rivolta del Sette e Mezzo - cinque episodi per raccontare i fatti del 1866. 16 settembre 1866, Palermo insorge. Contro lo Stato d’Italia. Le speranze del 1860 sono andate deluse, i proclami della dittatura garibaldina sulla divisione delle terre dei demani comunali a cui i contadini avevano creduto lottando palmo a palmo contro l’esercito borbonico, sono ormai echi nel vento. Sono tornati gattopardi e cappelli a comandare, a arricchirsi, anche delle terre confiscate alla Chiesa. Cresce la renitenza alla leva, ci si rifugia nelle campagne e lo Stato ha risposto con la guerra al brigantaggio, mandando eserciti di piemontesi. All’alba del 16, centinaia di contadini delle campagne vicino a Palermo, armati e comandati per gran parte da ex capisquadra dell'impresa garibaldina, assalirono la città. In un niente, Palermo insorse. anche su trinacria.info
Il fuoco nella testa. 22 febbraio 1972, ore 11. Carmagnola, 24 chilometri da Torino. Un tentativo di rapina alla Banca Popolare. Qualcosa va storto, si spara, ci sono feriti. Un morto. I rapinatori scappano ma uno viene acciuffato dalla folla. Provano a linciarlo, lo salvano i carabinieri. Si chiama Giuseppe Di Maria, nato a Cianciana, provincia di Agrigento. Cinque anni dopo, Giuliana Saladino, cronista di razza de «l’Ora» di Palermo, militante, magnifica narratrice, intraprende un viaggio nel cuore della Sicilia, terra di latifondi e di miniere. Da dove viene Giuseppe Di Maria? Saladino racconta lo straordinario ciclo di lotte sulla terra tra il ’44 e il ’50, quando tutto sembra cambiare e niente cambia. Il rapinatore Di Maria viene da una terra rapinata. Terra di rapina – è questo il libro. anche su trinacria.info
Avvennero tante cose ma era come se non accadesse niente. 22 febbraio 1972, ore 11. Carmagnola, 24 chilometri da Torino. Un tentativo di rapina alla Banca Popolare. Qualcosa va storto, si spara, ci sono feriti. Un morto. I rapinatori scappano ma uno viene acciuffato dalla folla. Provano a linciarlo, lo salvano i carabinieri. Si chiama Giuseppe Di Maria, nato a Cianciana, provincia di Agrigento. Cinque anni dopo, Giuliana Saladino, cronista di razza de «l’Ora» di Palermo, militante, magnifica narratrice, intraprende un viaggio nel cuore della Sicilia, terra di latifondi e di miniere. Da dove viene Giuseppe Di Maria? Saladino racconta lo straordinario ciclo di lotte sulla terra tra il ’44 e il ’50, quando tutto sembra cambiare e niente cambia. Il rapinatore Di Maria viene da una terra rapinata. Terra di rapina – è questo il libro. anche su trinacria.info
Qua come si divide? 22 febbraio 1972, ore 11. Carmagnola, 24 chilometri da Torino. Un tentativo di rapina alla Banca Popolare. Qualcosa va storto, si spara, ci sono feriti. Un morto. I rapinatori scappano ma uno viene acciuffato dalla folla. Provano a linciarlo, lo salvano i carabinieri. Si chiama Giuseppe Di Maria, nato a Cianciana, provincia di Agrigento. Cinque anni dopo, Giuliana Saladino, cronista di razza de «l’Ora» di Palermo, militante, magnifica narratrice, intraprende un viaggio nel cuore della Sicilia, terra di latifondi e di miniere. Da dove viene Giuseppe Di Maria? Saladino racconta lo straordinario ciclo di lotte sulla terra tra il ’44 e il ’50, quando tutto sembra cambiare e niente cambia. Il rapinatore Di Maria viene da una terra rapinata. Terra di rapina – è questo il libro. anche su trinacria.info
Latitanti o partigiani? 22 febbraio 1972, ore 11. Carmagnola, 24 chilometri da Torino. Un tentativo di rapina alla Banca Popolare. Qualcosa va storto, si spara, ci sono feriti. Un morto. I rapinatori scappano ma uno viene acciuffato dalla folla. Provano a linciarlo, lo salvano i carabinieri. Si chiama Giuseppe Di Maria, nato a Cianciana, provincia di Agrigento. Cinque anni dopo, Giuliana Saladino, cronista di razza de «l’Ora» di Palermo, militante, magnifica narratrice, intraprende un viaggio nel cuore della Sicilia, terra di latifondi e di miniere. Da dove viene Giuseppe Di Maria? Saladino racconta lo straordinario ciclo di lotte sulla terra tra il ’44 e il ’50, quando tutto sembra cambiare e niente cambia. Il rapinatore Di Maria viene da una terra rapinata. Terra di rapina – è questo il libro. anche su trinacria.info
22 febbraio 1972, ore 11. Carmagnola, 24 chilometri da Torino. Un tentativo di rapina alla Banca Popolare. Qualcosa va storto, si spara, ci sono feriti. Un morto. I rapinatori scappano ma uno viene acciuffato dalla folla. Provano a linciarlo, lo salvano i carabinieri. Si chiama Giuseppe Di Maria, nato a Cianciana, provincia di Agrigento. Cinque anni dopo, Giuliana Saladino, cronista di razza de «l’Ora» di Palermo, militante, magnifica narratrice, intraprende un viaggio nel cuore della Sicilia, terra di latifondi e di miniere. Da dove viene Giuseppe Di Maria? Saladino racconta lo straordinario ciclo di lotte sulla terra tra il ’44 e il ’50, quando tutto sembra cambiare e niente cambia. Il rapinatore Di Maria viene da una terra rapinata. Terra di rapina – è questo il libro. anche su trinacria.info
Vincenzo Rabito, classe 1899, di Chiaramonte Gulfi, bracciante semi-analfabeta, ormai anziano, si chiude in una stanza scrivendo la sua vita. Ne viene fuori una lingua straordinaria, mescidata di siciliano e italiano, in cui prende forma il suo sguardo sul mondo - raccontando tutto il “suo” Novecento, che poi è il nostro. Rabito non è un eroe, un “protagonista” – si muove tra le “trincee” della vita con uno straordinario spirito di sopravvivenza, per superare le tragedie che la Storia gli butta addosso. Vincenzo Rabito, Terra Matta, Einaudi. anche su trinacria.info
terra matta_6_1948

terra matta_6_1948

2023-06-2411:52

Vincenzo Rabito, classe 1899, di Chiaramonte Gulfi, bracciante semi-analfabeta, ormai anziano, si chiude in una stanza scrivendo la sua vita. Ne viene fuori una lingua straordinaria, mescidata di siciliano e italiano, in cui prende forma il suo sguardo sul mondo - raccontando tutto il “suo” Novecento, che poi è il nostro. Rabito non è un eroe, un “protagonista” – si muove tra le “trincee” della vita con uno straordinario spirito di sopravvivenza, per superare le tragedie che la Storia gli butta addosso. Vincenzo Rabito, Terra Matta, Einaudi. anche su trinacria.info
Vincenzo Rabito, classe 1899, di Chiaramonte Gulfi, bracciante semi-analfabeta, ormai anziano, si chiude in una stanza scrivendo la sua vita. Ne viene fuori una lingua straordinaria, mescidata di siciliano e italiano, in cui prende forma il suo sguardo sul mondo - raccontando tutto il “suo” Novecento, che poi è il nostro. Rabito non è un eroe, un “protagonista” – si muove tra le “trincee” della vita con uno straordinario spirito di sopravvivenza, per superare le tragedie che la Storia gli butta addosso. Vincenzo Rabito, Terra Matta, Einaudi. anche su trinacria.info
Vincenzo Rabito, classe 1899, di Chiaramonte Gulfi, bracciante semi-analfabeta, ormai anziano, si chiude in una stanza scrivendo la sua vita. Ne viene fuori una lingua straordinaria, mescidata di siciliano e italiano, in cui prende forma il suo sguardo sul mondo - raccontando tutto il “suo” Novecento, che poi è il nostro. Rabito non è un eroe, un “protagonista” – si muove tra le “trincee” della vita con uno straordinario spirito di sopravvivenza, per superare le tragedie che la Storia gli butta addosso. Vincenzo Rabito, Terra Matta, Einaudi. anche su trinacria.info
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