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3' Grezzi di Cristina Marras
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3' Grezzi di Cristina Marras

Author: Cristina Marras

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Davanti al microfono acceso si apre la voragine, come davanti al foglio bianco. Con la differenza che quando il microfono è acceso, parla anche il silenzio. Soprattutto se vuoi fare tutto in 3 minuti. Grezzi. Senza editing. Sono Cristina Marras e sono una podcaster che trasmette dalla città dei fenicotteri rosa. Questi sono i miei 3 minuti grezzi giornalieri, per vedere cosa succede quando mi butto senza paracadute.
132 Episodes
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Immaginate Alberto Sordi che parla con la voce di un altro attore italiano. Lo stesso effetto straniante lo provo quando vedo De Niro doppiato.LINK"I am a podcaster" il mio podcast andato in onda sull'emittente australiana All the Best http://allthebestradio.com/featured/459-lost-connections/I miei 3 minuti grezzi dove parlo della lingua sarda (per chi volesse riascoltarselo)https://www.spreaker.com/episode/44201227TESTO TRASCRITTOOggi voglio parlare ancora una volta di lingue, le lingue che si parlano e lingue che si ascoltano. Il pretesto me lo da il fatto che una radio australiana 'All the Best' ha appena pubblicato una mio podcast che è si chiama "I am a Podcaster" e in questo podcast parlo un po' delle cose di cui ho parlato già nei miei 3 minuti grezzi, mi pare non episodio 90, 91, comunque un po' indietro, e cioè il paradosso che io che parlo tre lingue, però non parlo il sardo che è la lingua madre dei miei genitori, dei miei nonni eccetera. Però oggi voglio parlare di un altro aspetto della lingua, quello della lingua ascoltata, quello della lingua che noi impariamo quando ascoltiamo, ad esempio un film in lingua originale. Ogni volta che io sollevo questo argomento molti italiani partono subito in quarta dicendo: noi in Italia abbiamo i doppiatori più bravi del mondo! Il problema un po' diverso, il problema è che immaginate un famosissimo attore italiano, Totò, Alberto Sordi, immaginateli parlare sempre italiano, ma con la voce di un altro attore, doppiati, sarebbe un'esperienza incredibilmente straniante, nel senso che non riuscireste neanche per un momento a concentrarvi su quello che dicono e su quello che sta succedendo nel film perché sareste sempre costantemente distratti dal fatto che c'è uno scarto tra l'immagine e il suono che udite, un po' come quando si va in macchina e viene la nausea perché il cervello non riesce a mettere insieme il fatto che si è fermi ma sia in movimento. Ecco a me vedere i film doppiati dà esattamente la stessa sensazione di nausea, e lo dico senza senza essere spocchiosa niente, solo che quando per una per tantissimi anni hai visto i film con Robert De Niro e tutti gli attori famosi che parlano in inglese, e ti sia abituata al loro tono di voce, poi vederli doppiati da chiccessia e qua non si fa nessun, non si dice nessun giudizio sulla bravura del doppiatore, perché per quanto bravo possa essere il doppiatore non potrà mai imitare al 100% la lingua del dell'attore originale e tutti gli attori lo sanno. Ma anche gli spettatori lo sanno che la voce è un aspetto fondamentale della recitazione, pensate a Carmelo Bene, pensate cosa sarebbe doppiare un qualcosa recitato da Carmelo Bene, una bestemmia! Quindi mettetevi l'anima in pace, imparate a leggere i sottotitoli una buona volta per tutte e gli attori che fanno i doppiatori possono riciclarsi facendo podcast, qualsiasi altra cosa, ma non roviniamo i film.
Un podcast che prende in giro i podcast e lo fa investigando su curiosissimi (e notissimi) cold case... uno spasso! Consigliatissimo l'ascolto. LINK Cold Case Crime Cuts https://www.spreaker.com/show/cold-cutsA Very Fatal Murderhttps://podcasts.apple.com/us/podcast/a-very-fatal-murder/id1333714430Velenohttps://open.spotify.com/show/66fZ8K1hHPhnBrbWxIODEiTESTO TRASCRITTOIn Italia, l'industria del podcast non è ancora matura, cioè hanno incominciato relativamente da poco le persone a fare seriamente podcast in Italia e ancora non si è raggiunto quel punto per cui la gente conosce molto bene le strutture del podcast e le conosce così tanto bene da poterci scherzare sopra. Nei paesi di lingua inglese, invece questo questo punto si è già raggiunto diverso tempo fa. Infatti già da non mi ricordo quanti anni fa hanno fatto questa cosa fantastico podcast che si chiama A Very Fine Murder dove praticamente si prendono in giro tutti i topos tutte le cose stereotipate che vengono fatte nei podcast di 'true crime'. In Italia pensate un po' a 'Veleno', questo atteggiamento molto aggressivo del podcaster che non si limita a essere semplicemente un cronista, ma diventa. egli stesso essa stessa, spesso diventano i protagonisti e danno delle coloratura molto particolari. È proprio in questi giorni che ho scoperto un altro di questi podcast divertentissimi che prendono in giro i podcast e questo è molto particolare, me lo sto gustando episodio per episodio, perché non solo prende in giro i podcaster, lo strumento di podcast e tutto quello che c'è intorno, ma è scritto in modo delizioso, ha una scrittura scenica veramente brillante piena di 'one liners' e quindi battute che a volte devi tornare dietro a riscoltarla, e un paio di volte mi sono proprio messa a ridere - hahaha - in mezzo alla strada mentre lo ascoltavo perché è veramente spassosissimo. Si chiama 'Cold Case Crime Cuts', è sul filone dei 'cold case', cioè quei casi spesso di omicidio ma irrisolti che sono finiti nel dimenticatoio, e questo podcast - che si prende in giro lui stesso - ha riesumato dei casi molto particolari, infatti ogni episodio indaga su un crimine, vi dico un paio di titoli e capite subito di cosa sto parlando: 'Who killed the radio star?' chi ha ammazzato le star della radio, e 'Who shot the sheriff?' chi ha ammazzato lo sceriffo. Praticamente ogni episodio analizza come se fosse un cold case, qualcosa che è successo l'interno di una canzone, però nel corso del podcast non si dice mai che si sta parlando di una canzone, quindi si prende la cosa molto seriamente, è divertentissimo, spassosissimo,'Cold Case Crime Cuts' metto il link nelle note del programma e se un po' masticate l'inglese vi consiglio di ascoltarlo.
Perchè la pagina Wikipedia in inglese inizia dicendo che Lavinia Fontana è stata la prima donna a vivere della sua arte, mantenendo il marito (che le faceva da agente) e i loro 11 figli, mentre la pagina in italiano inizia dicendo che era figlia di, dice che il marito chiese la sua mano quando era ormai attempata a 25 anni e che trovò il tempo di dipingere nonostante gli 11 figli? Ma si può?LINKSPagina su Lavinia Fontana in inglese https://en.wikipedia.org/wiki/Lavinia_FontanaPagina su Lavinia Fontana in italiano https://it.wikipedia.org/wiki/Lavinia_FontanaTESTO TRASCRITTOAarghh! Mi hanno fatto arrabbiare stamattina, mi hanno fatto arrabbiare! Wikipedia mi ha fatto molto arrabbiare. Allora, stavo leggendo le mie newsletter, quelle che ricevo la mattina e che leggo a colazione, e sono capitata su Lavinia Fontana che è una pittrice che io non conoscevo, magari qualche quadro l'avrò pure visto però il nome non mi era familiare, mi arriva nominata nel contesto di boh, faceva un sacco di cose era molto brava, allora sono andata a guardarmela su Wikipedia e la pagina che mi si è aperta in Wikipedia - perché il mio computer è settato tutto in inglese - è stata automaticamente la pagina di Wikipedia in italiano, cioè in inglese. Ecco, e se voi aprite Wikipedia in inglese e cercate Lavinia Fontana viene fuori che era una pittrice nata a Bologna a metà Cinquecento e la prima cosa che dice è che era molto prolifica e che è stata la prima donna la prima artista, quindi in tutte le arti, la prima artista dell'Europa occidentale a vivere del suo lavoro di artista perché le venivano commissionati quadri. Non solo, ma nel primo paragrafo di Wikipedia si legge anche che con il suo lavoro manteneva la famiglia, manteneva i suoi 11 figli e che suo marito le fungeva da agente, Quindi è stata la prima donna ad avere un agente e a fare l'artista per professione e a mantenere la sua famiglia e in questo primo paragrafo di Wikipedia, si legge pure che il marito ha allevato i figli e faceva l'uomo di casa. Sono andata a vedere che cosa dice invece Wikipedia in italiano della stessa pittrice e ancora un po' e cadevo dalla sedia. Allora, le prime cose che dice è che lei è "figlia di" e dice il nome di questo altro importante pittore che io non sono brava in pittura, quindi vabbè, quindi la prima cosa non dice niente ma "figlia di". Poi non menziona minimamente il fatto che lei è stata la prima artista nell'Europa occidentale a vivere del suo lavoro, non dice minimamente che fosse lei a mantenere la famiglia, a un certo punto dice che un tipo le ha chiesto di sposarla "ormai attempata" e tra parenti mettono a 25 o 24 25 anni, lei decide di farlo solo se lui avesse permesso di continuare a dipingere e così lei fece, e poi Wikipedia dice che lei trovò tempo di fare 11 figli, nonostante la sua copiosa produzione continua ad aver tempo di dipingere nonostante 11 figli, ma si può? È una vergogna, cioè, io proprio non ho tempo adesso rimettermi a correggere a fare editing su Wikipedia in italiano, però veramente ci sarebbe da guardare pagina per pagina e correggere queste brutture che continuano a fare dell'Italia l'ultima ruota del carro in quanto a parità di genere.
Mi sto interrogando sul futuro di questo mio podcast, quanto tempo ancora lo farò, se ha senso continuare all'infinito, metto tra virgolette la parola infinito, va bene approfitto di questa puntata di riflessione per invitarvi a mandarmi i messaggi a iscrivervi al canale, non costa niente qualsiasi supporto usiate per ascoltarmi, non costa niente e magari farmi sapere quello che ne pensate, così non ho l'impressione di essere da sola davanti al microfono. TESTO TRASCRITTOHo iniziato a registrare i miei tre minuti grezzi il 4 gennaio di quest'anno. Questa è la puntata numero 129 e così come dice il titolo già, e così, come spiego nelle note del programma, è nato come un esperimento, perché se quando faccio i miei podcast metto una cura meticolosa e impiego tanto tempo a editare anche un solo minuto, volevo mettermi alla prova e volevo vedere come funziona quando una persona apre il microfono senza avere uno script, senza essersi preparata, senza fare nessun editing dopo, quindi senza eliminare tutte le storture, gli sbagli, le ripetizioni, senza avere un filo conduttore, senza avere un programma davanti. Ecco, come funziona quando si accende il microfono e inizia a parlare. Come dicevo è un esperimento che ho iniziato il 4 gennaio e che da allora ho fatto tutti i giorni, e ora cominciO a chiedermi quanto andrò avanti con questo mio programma di 3 minuti. Devo dire che ho iniziato senza nessuna velleità di avere un pubblico, però naturalmente mi fa piacere quando qualcuno mi dice che mi ha ascoltato e poi ci sono giornate come ieri che ho guardato nelle statistiche ci sono stati 89 ascolti che sono tantissimi per il mio podcast in un giorno, soprattutto se poi si va a vedere che sono stati fatti da tre persone, non so chi siano queste persone, evidentemente hanno cominciato ad ascoltare e poi il programma ha fatto quello che io spero faccia, come quando mangi le ciliegie, una tira l'altra: inizi ad ascoltare 3 minuti - ascoltare una cosa che dura 3 minuti è un investimento fattibile perché non ci si non ci si spreca tanto tempo, 3 minuti passano prima che te ne accorga - e poi parte automaticamente l'Altro, e se i racconti sono sono piacevoli - come spero che siano - e sono soprattutto, trattano di argomenti ai quali tutti si possono relazionare, proprio perché non parlano di chissà che ma di piccoli stralci di vita quotidiana, così come mi succedono, così come mi vengono alla mente, ecco, penso che questo è quello che magari spinge una persona ascoltare di seguito 10-20 dei miei piccoli 3 minuti. So che ci sono degli amici che lo fanno - tipo Alessio che fa delle pause lunghe d'ascolto e poi se ne ascolta una decina, una ventina tutti insieme, vabbè, ma lui è un amico quindi non conta. Sì non lo so. Mi sto interrogando sul futuro di questo mio podcast, quanto tempo ancora lo farò, se ha senso continuare all'infinito, metto tra virgolette la parola infinito, va bene approfitto di questa puntata di riflessione per invitarvi a mandarmi i messaggi a iscrivervi al canale, non costa niente qualsiasi supporto usiate per ascoltarmi, non costa niente e magari farmi sapere quello che ne pensate, così non ho l'impressione di essere da sola davanti al microfono.
Oggi vi parlo dal balcone di casa. Sentite il rumore della strada?TRASCRIZIONE TESTOBene, stamattina anziché registrare dal mio studio di registrazione che è la mia camera da letto, dove però faccio ben attenzione a chiudere le due finestre coi doppi vetri e chiudere la porta e uso il microfono, metto le cuffie eccetera, invece stamattina mi trovate al tavolo della colazione e ho appena finito di bere l'ultimo goccio di caffè. C' è la finestra la porta finestra che da sul balcone aperta, quindi occasionalmente si sente il rumore del traffico. Adesso apro anche la porta finestra della cucina così - ecco qua - mi sto spostando col computer. Anzi sto andando proprio fuori sul mio piccolo balcone e sì, voglio vedere un po' come funziona il suono quando lo faccio da fuori. Vi sto portando nella mia via. Abito al quarto piano in un appartamento, boh in un palazzo degli anni 60, credo. Penso che fossero case popolari queste che poi sono state convertite in case impopolari. È una via molto centrale anche molto trafficata, poi qualche settimana fa ha aperto un discount proprio davanti al portone di casa mia. La cosa mi ha fatto molto arrabbiare perché non posso più parcheggiare la macchina perché la gente che si ferma al discount parcheggia in doppia fila e io non lo so che cos'è questa storia perché la gente qui in Italia, non... boh, si sente in diritto di parcheggiare in doppia fila e io ogni volta che vedo uno parcheggiato così penso, è gente che è convinta che il suo diritto sia più un diritto rispetto a quello degli altri, pensa di avere più diritto degli altri di usare la strada "Ma è solo per un momento!" no, per un momento un corno, perché mi stai chiudendo la macchina. Vabbè non è di questo volevo parlare. In effetti oggi non mi sono preparata proprio niente niente niente niente niente. Mi sono alzata preso stamattina alle 5, alle 5:30, stavo già ero già in macchina per andare al parco delle Saline, al parco naturale a correre, e stamattina incredibile, c'erano un sacco di fenicotteri incredibilmente vicino al percorso dove si cammina, erano fantastici, poi si levavano anche in volo a gruppi di due, tre, quattro, cinque, bellissimi: li hai mai visti i fenicotteri in volo? Sembrano dei bastoni con le ali, dei bastoni che volano sono fantastici, poi siccome la parte di sotto delle ali è molto nera, hanno questo contorno molto ben delineato, sono veramente degli animali fantastici un giorno vi racconterò delle cose molto interessanti sui fenicotteri che vi stupiranno ve lo prometto.
Adoro Ennio Flaiano, e questo suo romanzo "Tempo di Uccidere" è fantastico: toni surreali che ricordano "Il Deserto dei Tartari", personaggi che fanno pensare a Dostoevskij, ed uno sguardo su un periodo vergognoso (e mai raccontato) della nostra storia coloniale. LINKIl romanzo di Ennio Flaiano "Tempo di uccidere" tutto da ascoltare con l'interfaccia peggiore mai inventato - ma ne vale la pena farsi torturare dall'impossibilità di gestire i capitoli. https://www.raiplayradio.it/playlist/2017/12/Tempo-di-uccidere-01f56a4a-6ea3-48c9-a2be-4c555af4b627.htmlTESTO TRASCRITTONel fine settimana appena trascorso oltre che fare il primo bagno, mi sono anche dedicata a fare il cambio dell'armadio. Ho messo via le cose invernali e ho messo invece negli armadi le cose estive, poi magari un giorno vi racconto del mio armadio, anzi dei miei armadi e del mio modo di sistemare le cose un po' Mary Kondo è un po', boh, me lo sono inventata io, però la il cambio dell'armadio è un'operazione che richiede diciamo un sacco di tempo perché per farla bene prendo tutto quello che c'è nell'armadio che ho deciso, per cui ho deciso di fare il cambio, rovesciato tutto sopra il letto - tutto tutto tutto tutto quello che c'è dentro l'armadio - e questa volta mi sono anche messa d'impegno, mettendo da parte le cose che so che non metto e che di stagione in stagione dico no, questo non lo voglio buttare perché è una cosa che mi ricorda, i pantaloni di quando andava a cavallo che non metterò mai più in vita mia... ho fatto delle buste infatti di roba da dar via e mentre faccio questa con questa attività di cambio dell'armadio in qualche modo mi devo intrattenere. Il modo più semplice di intrattenermi è ascoltare un libro letto 'Ad alta voce' che è quel programma della Rai Radio 3 fantastico (non fosse perché è impossibile ascoltarlo perché c'è un interfaccia pazzesco) - vabb é ma non è di questo che voglio parlare). Mi sono messo ascoltare un libro di Flaiano intitolato 'Tempo di uccidere'. Flaiano è uno dei miei scrittori preferiti, è un bravissimo sceneggiatore tra l'altro, è creatore di aforismi e non sapevo avesse anche scritto dei romanzi, e questo è un romanzo che tra l'altro poi sono andata a controllare ha vinto la prima edizione del Premio Strega, penso alla fine degli anni Quaranta. Il il romanzo che sto ascoltando si chiama 'Tempo di uccider'e ed è assolutamente agghiacciante perché parla di un periodo della storia italiana che io conosco pochissimo, cioè l'invasione dell'Etiopia e racconta la storia di questo ufficiale che ne combina di tutti i colori. Srittura bellissima, scrittura fantastica, se conoscete Flaiano non vi non vi deluderà. Agghiacciante, mi ricorda per certi versi 'Il deserto dei Tartari' e anche in quelle ambientazioni un po' surreali e quelle decisioni prese dal protagonista che ti fanno solo scuotere la testa, mi ricorda anche alcuni personaggi di Dostoevskij, insomma è fantastico non fosse che la app ce la mette tutta per farmi rallentare l'ascolto, per farmi perdere tempo, farmi riniziare i capitoli, però vi consiglio assolutamente di leggerlo o di ascoltarlo 'Tempo di uccidere' di Ennio Flaiano.
La felicità del primo bagno della stagione. Goduriosissimo. Meraviglioso. TESTO TRASCRITTOC'è qualcosa di sconvolgente e travolgente la prima volta nell'anno che fanno 27 ° - le rondini. è già da un bel po' che che si sentono la mattina presto, è quel rumore che per me era rumore di casa quando stavo fuori, quando venivo qui in vacanza, appunto a partire da metà maggio e poi ieri finalmente è successo hanno fatto 27 ° e c'è questa strana energia che perlomeno a me costringe ad uscire fuori a volere stare all'aperto, possibilmente in spiaggia così ieri sono andata in spiaggia, sono andata con la mia amica Sonia alla spiaggia della città che è motivo di grande di grande orgoglio per tutti quelli che nella città ci abitano, ma secondo me la gente qui a Cagliari non si rende ben conto di quanto sia eccezionale avere una spiaggia così vicina e così bella, poi una volta che ero in spiaggia ho fatto il bagno ed è stato il mio primo bagno della stagione. È un momento importante per me, il priom bagno della stagione, perché così come l'ultimo bagno, lo so sempre che quello sarà l'ultimo bagno che poi non tornerò più in spiaggia fino all'anno successivo è il primo bagno è sempre come vedere un rivedere un ritrovare una vecchia amica e la certezza è la consapevolezza che il mondo funziona ancora nel verso giusto, e tutto ancora va bene. Perché quando ti tuffi li nell'acqua e anche se l'acqua è fredda - oddio meno fredda di quanto non non anticipassi, forse perché hanno già fatto di giornate non di 27 ° però molto calde - quando sei lì nell'acqua, l'acqua molto salata, senti quella pugnalata che ti dà il freddo appena entri e poi però ti ci abitui subito e poi i rumori dell'acqua, vedere la spiaggia dalla parte quando sei dentro l'acqua, quindi vedere la spiaggia dal lato opposto e niente, è una sensazione fantastica. È una sensazione di totale abbandono di totale felicità è una sensazione di totale fisicità. Sono felice di averlo potuto fare anche quest'anno, sono felice di averlo potuto fare con un'amica e ho preso forse non abbastanza precauzioni, infatti ieri sera sentivo che le spalle un po' mi bruciavano, non mi sono portata dietro la crema, però ne è valsa la pena perché è stata una bellissima giornata che abbiamo poi coronato concalamari fritti birretta così al bacio. Insomma felice che l'estate sia finalmente arrivata. Buona estate a tutti.
Leggi una cosa che ti piace, scrivi all'autrice. Che ti risponde subito. E ti dice che verrà a Cagliari tra una settimana. #serendipity Ah! Ah! TESTO TRASCRITTODopo aver passato una vita ad alzarmi presto la mattina e scappare di corsa in ufficio, adesso che vivo a Cagliari ho il lusso di potermi alzare la mattina, mi alzo sempre presto, però diciamo la prima ora del mattino la dedico alla lettura delle email e delle newsletter. Il sabato e la domenica naturalmente è tutto molto più tranquillo, molto più rilassato. Questa mattina a colazione mi sono letta un intero articolo di una delle riviste che mi arrivano nella casella della posta, che si chiama Antinomie, e lì ho detto un bellissimo articolo che... ho iniziato a leggere le prime parole e sono rimasta assolutamente captivated affascinata, non riuscivo a smettere, così l'ho letto fino alla fine e non riuscivo a capire ancora a metà, ma è un racconto oppure è un pezzo di cronaca? Che cosa racconta? Racconta cose vere? No, non voglio dirvi niente, poi metto il link nelle note del programma sapete che nelle note del programma metto la trascrizione del testo e anche il link a cose di cui ho parlato. E si è una cosa che parla di statue di cera che sembrano vere che sono vere e di un medico che fa delle cose incredibili, sì, ripeto non voglio non voglio spoilerare. Vi consiglio di leggerlo perché veramente a ride è come quando si sale su una giostra e non si sa più dove si andrà a finire veramente, pensate Tarantino. Ecco molto tarantiniano, tarantinesco. Perché ve lo sto dicendo? Perché sono una persona molto curiosa una persona che spesso si fa travolgere dalle passioni giovanili, nel senso che se mi piace una cosa "mi piace mi piace". Beh, allora stamattina mentre facevo colazione ho letto quest'articolo, questo pezzo che mi è piaciuto moltissimo. Naturalmente sono subito andata a vedere, ma chi l'ha scritta questa cosa qua, ma che persona è? Ho visto chi l'ha scritto, ho trovato anche questa persona, ripeto, di cui non voglio dirgli niente, il nome, anche perché non me lo ricordo e come sapete i 3 minuti devo farli all'impronta, non posso andare a leggere niente, non posso interrompermi per andare a controllare una cosa, come viene viene. Comunque questa persona che ha scritto. l'articolo l'ho trovata su Facebook e le ho mandato un messaggio dicendo "Ma che cosa bella che hai scritto? Ma che meraviglia! Scrivi ancora che sono molto curiosa di sapere come va avanti e cosa succede." e lei mi ha detto che verrà Cagliari tra qualche giorno, tra una settimana o così, per fare un corso, un workshop sull'immagine fotografica e spero che ci incontreremo e sono curiosissima. È una di quelle cose così magiche che capita, incontri, leggi qualcosa che ti piace, scrivi a chi l'ha scritta e questa persona verrà a Cagliari, e spero che ci incontreremo Che meraviglia! Che bello iniziare così il sabato e il fine settimana! LINK"Specolazioni fantafotografiche" l'articolo su Antinomie che ha ispirato i 3 minuti di oggi https://antinomie.it/index.php/2021/05/06/specolazioni-fantafotografiche/Il workshop sull'immaginehttps://www.occhio-lab.it/il-libro-fotografico-e-le-parole-in-fotografia/
Mi piace mischiare l'hi-tech con il low-tech, mi piace uscire a fare esploraizoni della città, occhiali da sole, scarpe comode e carta e penna (spesso matita) alla mano. E mi fermo a leggere quel bigliettino che qualcuno ha buttato per strada.LINKCome diventare esploratrici del mondo https://www.ibs.it/come-diventare-esploratore-del-mondo-libro-keri-smith/e/9788875703264TRASCRIZIONE TESTOSono sempre stata molto affascinata dalla tecnologia, dai primordi, dagli esordi, anche sono entrata prestissimo su internet, addirittura ho fatto la mia la mia tesi di master sul futuro dell' internet alla fine degli anni '90, mi piace quindi circondarmi di gadgets, di cose tecnologiche, appena escono non aspetto nemmeno che qualcuno scriva una review, se posso voglio subito a provarlo, voglio subito averlo. Contemporaneamente però mi piace il grande contrasto tra hi-tech e low-tech, quindi da un lato mi piace molto il digitale, dall'altro però mi piace molto l'analogico, e come ho avuto già modo di dire tante volte, adoro i libri, adoro la carta, adoro le matite e non esco mai di casa senza avere un taccuino, uno dei miei , delle mie decine centinaia di librettini, quadernetti di tutte le dimensioni per tutte le borse, per tutte le tasche, per tutte le occasioni. Dicevo, a volte mi viene un po' di voglia di disintossicarmi dalla tecnologia, però di tenere in mano un libro e fare delle attività con un libro. Uno di questi libri i miei preferiti che mi aiutano a fare queste attività, eccolo qua "How to be an Explorer of tthe World", come diventare esploratore del mondo, è un libro di Keri Smith che ha scritto diversi libri di questa serie, e il sottotitolo è "Portable Art (cancellato) Life Museum', è un museo di vita, DI ARTE (la parola arte per cancellato portatile portabile è un libro con molti disegni quasi tutto in bianco e nero con dei tratti arancioni un po' sul trasparente e degli esercizi di delle attività da fare di consiglio delle attività da fare delle delle Passeggiate delle cose che si possono fare il dove raramente Serve qualcos'altro se non il libro un po' di fant. è di una guida Come camminare e fare delle attività fuori a casa e guardando le cose di tutti i giorni con occhi diversi Questo è un libro che io a comprare un po' di tempo fa e che usa è moltissimo con mio figlio con mio figlio Era molto piccolo lo costringe a fare da mamma che lavorava a tempo pieno Diciamo solo il fine settimana libero fine settimana lo costringeva sempre uscire che mi aiutano a fare queste attività, eccolo qua "How to be an Explorer of tthe World", come diventare esploratore del mondo, è un libro di Keri Smith che ha scritto diversi libri di questa serie, e il sottotitolo è "Portable Art (cancellato) Life Museum', è un museo di vita, di arte (la parola arte però ècancellata) portatile, portabile, è un libro con molti disegni quasi tutto in bianco e nero con dei tratti arancioni (un po' sul trasparente) e degli esercizi di attività da fare, che consiglia delle attività da fare, delle delle passeggiate, delle cose che si possono fare dove raramente serve qualcos'altro se non il libro un po' di fantasia, è di una guida su come camminare e fare delle attività fuori a casa, guardando le cose di tutti i giorni con occhi diversi. Questo è un libro che io ho comprato un po' di tempo fa e che ho usato moltissimo con mio figlio. Quando mio figlio era molto piccolo lo costringevo a fare (da mamma che lavorava a tempo pieno diciamo avevo solo il fine settimana libero) nel fine settimana lo costringeva sempre uscire con me a fare queste queste 'avventure' come le chiamavo io, e le organizzava proprio come delle piccole delle vere e proprie spedizioni, che ne so la ricerca di cose blu, oppure a disegnare cose per terra coi gessetti, a volte con le pistole ad acqua, avevo questi bellissimi mitra d'acqua e con quelli disegnavamo cose sui muri. Mi piace vivere la città e mi piace ogni tanto fermarmi a raccogliere una pietra o un pezzo di carta su cui qualcuno ha scritto qualcosa e che poi ha buttato via.
Raccontare le storie degli altri è un privilegio. Me l'hanno concesso gli abitanti del Villaggio Pescatori di Giorgino, un minuscolo angolo di Cagliari che sarebbe ancora centralissimo se non avessero fatto esplodere il ponte che lo collegava al resto della città. Sono le storie che animano i podcast che ho creato per la guida di Nonturismo, un progetto editoriale ambizioso quanto bello e affascinante: libro-gioco da giocarci e scrivere nelle pagine, da guardare, leggere e ascoltare. Che belle le periferie del cuore!LINKSLe voci degli abitanti del Villaggio Pescatorihttps://www.facebook.com/riverrunHub/posts/2231157450352876Nonturismo https://www.facebook.com/Nonturismo/posts/2910404965837842La guida (deviazioni inedite raccontate dagli abitanti)https://www.ibs.it/giorgino-cagliari-villaggio-pescatori-deviazioni-libro-vari/e/9788865493694 TESTO TRASCRITTOIn gioventù facevo parte di un gruppo di fotografi militanti, militanti nel senso che prendevamo molto sul serio la fotografia: ovvio solo in bianco e nero, sviluppare tutto a casa, ma anche il rapporto con il soggetto fotografato, e c'erano delle regole che seguivamo. Una di queste era che non si potevano fotografare soggetti usando il teleobiettivo perché per avere il diritto di fotografare qualcosa prima bisognava relazionarsi con questo qualcosa, anche con le persone, non si potevano rubare scatti alle persone, bisogna relazionazionarsi con le persone. Un po' questa filosofia mi è rimasta anche se adesso sono molto meno purista per quanto riguarda le fotografie, però mi è rimasto questo chiedermi, il mio rapporto d'artista, adesso non fotografo più adesso il metodo con cui mi esprimo è il podcast, l'audio. Il mio rapportarmi alle storie degli altri quando racconto le storie degli altri e cioè quando mi viene in mente di raccontare una storia - se non sono storie autobiografiche - mi chiedo quale diritto ho, se sono io la persona più adatta per raccontare quella storia, o che credenziali ho per raccontare questa storia. Ho da poco finito la registrazione di una serie di podcast per la guida di Nonturismo di Giorgino che è appena uscita in libreria e lì ho lavorato con gli abitanti del Villaggio pescatori che è un quartiere di Cagliari tagliato fisicamente dal resto della città, anche se è appena 3 minuti di auto dal pieno centro città, non dico quanto ci si impiega a piedi perché appunto l'unico ponte che portava alla città è stato demolito, poi hanno chiuso la strada, e lì al Villaggio Pescatori ho avuto la possibilità di conoscere delle persone incredibili, e come sempre succede nelle periferie dove appunto la realtà non è addomesticate, dove uutto può succedere. Ho incrociato le storie fantastiche delle persone che mi hanno aperto la loro casa, mi hanno aperto il loro cuore, mi hanno raccontato le loro storie, alcune le ho raccontate nei podcast che appunto fanno parte di Nonturismo, però mi è rimasta una grandissima voglia di raccontarne delle altre e di conoscerle ancora di più queste persone è così quando racconti la periferia che è una periferia geografica, ma è anche una periferia del cuore, per raccontare le storie di entrarci dentro, devi concederti a chi ci abita per poter avere la chiave d'accesso e per poter raccontare queste storie che sono sempre così incredibili, esagerate,
Com'è che a Cagliari è impossibile trovare il coriandolo fresco? LINKSEcco il coriandolo (chiamato anche cilantro) https://it.wikipedia.org/wiki/Coriandrum_sativumQui invece il kale https://smartfood.ieo.it/alimenti/kale/TESTO TRASCRITTOA Cagliari sembra impossibile trovare il coriandolo fresco. Il coriandolo è una pianta che se la vedete è molto simile al prezzemolo, però ha un sapore molto particolare, incredibile, finora sono pochissimi i posti dove sono riuscita a trovarlo. Però ad esempio al mercato, il mercato di San Benedetto che è un mercato molto grande e molto ben fornito pieno di ogni ben di Dio, non si trova. Ogni tanto qualcuno mi dice, sì ogni tanto lo portiamo, torni me lo chieda, io torno chiedo però non l'ho ancora non sono riuscita a trovarlo il coriandolo al mercato di San Benedetto né da altre parti. Eppure non capisco perché, è una pianticina che si può tranquillamente coltivare a casa, è tipo prezzemolo, appunto, magari vorrà un po' più d'acqua più o meno d'acqua ma come si può far crescere la menta, il basilico, tutte le altre cose, anche questo.. secondo me il fatto è che non viene, non è tanto conosciuta e che ancora il suo utilizzo è relegato a quello che si pensa sia solo la cucina asiatica. Io ricordo quando ero molto giovane quando mi trasferii a Berlino che per la prima volta li mangiai il risotto fatto con la zucca, e poi nei miei rientri a casa andai al mercato - all'epoca al Mercato di Santa Chiara, quando ancora esisteva il piccolo mercato vicino al quartiere dove abitavo, dove abita la mia mamma- e lì chiesi la zucca, volevo comprare la zucca per fare il risotto di zucca e farlo assaggiare alla mia famiglia, e ricordo che la gente al mercato mi guardava male, diceva, come zucca? La zucca non si vende perché, almeno qui in Sardegna, la zucca negli anni passati non veniva consumata ma veniva data agli animali, ai maiali non so quali altri animali. Ora invece le zucche le trovate tranquillamente dappertutto e la gente la usa, ci fa l'ottimo risotto alla zucca, arrosto è buonissima, tipo le patate arrosto e si scioglie in bocca una meraviglia. Quindi c'è la speranza che col tempo, forse perché la gente si rompe di sentire me che chiede 'ma avete il coriandolo? avete il coriandolo?' si incuriosisca e alla fine ordini questo benedetto coriandolo. Un'altra cosa che cerco e che non riesco a trovare qui a Cagliari è il kale cale che non so come si dice in italiano, non so nemmeno se lo sto pronunciando bene in inglese 'kale' scritto K-A-L-E che è un'erba che sembra il cavolo nero, ha delle foglie lunghe e verde scurissimo e oltre ad avere tantissime proprietà è buonissimo sfrangiato e messo al forno, al grill diventano dei chips tipo patatine e però sono ultra sani ed è uno di quelli che viene chiamato superfood.
Quando Mazinga mi sveglia prima delle 6 facendo cadere il mio telefono. LINKLa mia bellisisma tastiera finto-vintagehttps://www.elretron.com/penna-1TESTO TRASCRITTOStamattina prima delle 6 Mazinga il Gatto è entrata nella stanza da letto, è salita sopra il tavolo e ha fatto cadere per terra il mio telefono, che era messo lì a caricare, mentre cercava di intrufolarsi tra le varie apparecchiature che ci sono sopra il tavolo a fianco al mio letto. Mi ha svegliato, ero nel mezzo di un sogno, un bel sogno, non mi ricordo bene, però la sensazione era piacevole e comunque era un sogno interessante e mi ha svegliato questo 'wushh' un movimento improvviso e poi pong il tonfo del del telefono che cadeva per terra. Per fortuna in camera da letto c'è il parquet, altrimenti il mio telefono si sarebbe infranto al suolo perché nel resto della casa ci sono le mattonelle. Ogni tanto, quando mi ricordo, prima di andare a letto nascondo le cose sul tavolo, oltre al computer e al secondo schermo che uso per fare l'editing, c'è anche una tastiera staccata che uso per scrivere ed è una testiera il contrario di quello che una persona si potrebbe immaginare pensando a una tastiera staccata per il per il laptop. Infatti una tastiera pesantissima di metallo che riproduce in modo più o meno fedele la tastiera di una macchina da scrivere, quei tasti belli grossi e anche il luogo in cui sono incastrati i tasti è un pezzo di metallo pazzesco e color verde, come erano verdi le maacchine da scrivere che c'erano a scuola, quando io andavo alle superiori tra le materie che ho imparato c'era anche stenografia dattilografia, e c'erano questi macchinoni da scrivere giganteschi che avevano questo colore, tipo verde militare. Ecco questa tastiera è un po' come come queste e c'è anche al lato una leva che ricorda la leva che si usava per andare a capo, solo che questa leva posso usarla se voglio scrivere qualcosa e metterlo in una memoria. È una tastiera super moderna, anche se l'aspetto è molto vintage, si collega con il bluetooth al mio computer è un po' però è un po' delicata però, quindi se Mazinga ci va sopra, se ci si siede sopra - come a lei piace sedersi sulla tastiera del computer - andrebbero in mezzo tutti i peli suoi che lei perde copiosamente, questo sarebbe problematico, mi devo ricordare semplicemente prima di andare a letto di mettere un telo su tutte le mie cose elettroniche di computer che ho sul tavolo così che se mazinga ci va sopra, diciamo che i danni sono limitati e comunque boh, magari dovrei anche chiudere la porta. Così non entra dentro a svegliarmi.
Mi trovo in mezzo ad una nuvola di giapponesità, e timidamente penso anche alla possilità (remota ma bellissa a pensarci) di un viaggio. LINK:I Quaderni Giapponesi di Igort https://www.coconinopress.it/prodotto/quaderni-giapponesi/Il Peso dei Segreti di Aki Shimazaki https://www.ibs.it/peso-dei-segreti-libro-aki-shimazaki/e/9788807032103Il Museo di Hiroshima http://www.hpmmuseum.jp/?lang=engIl mio amico Takashi, artista butoh https://www.butohout.com/introtakashitakiguchi TESTO TRASCRITTOCosì quasi per caso mi sono ritrovata catapultata di nuovo nel mondo del Giappone. È iniziato l'altro giorno quando sono capitata in libreria e ho preso un paio di libri. Ecco i Quaderni Giapponesi di Igort, ho preso uno dei tre volumi, l'ho finito in un attimo, un volume meraviglioso molto delicato molto molto giapponese, ora non vedo l'ora di prendere gli altri due, e poi sempre lì in libreria, ho preso un paio di romanzi e uno di questi l'ho preso proprio perché era scritto da una scrittrice giapponese, Aki Shimazaki - Il Peso dei Segreti, è un romanzo che ho iniziato a leggere l'altra notte e prima che me ne rendessi conto ero già arrivata a pagina 60. Poi ho spento la luce e mi sono messa a dormire. È un romanzo molto delicato, molto molto giapponese. Parla della bomba su Nagasaki, così mi sono messa di nuovo a pensare al Giappone, timidamente, pensando che potrei programmare un viaggio, ho guardato anche i voli, il costo dei voli, ci sono dei voli che meno di €500 da Roma, e ci stiamo pensando seriamente. E poi mi sono tornati in mente delle immagini, soprattutto le immagini - sia leggendo i Quaderni Giapponesi che leggendo il libro, Il romanzo che si intitola Il Peso dei Segreti (sì, l'ho già detto) le immagini di Hiroshima, di quello che è rimasto dopo la bomba. Mi ricordo la mia visita al museo a Hiroshima, e mi ricordo anche che poi ne avevo parlato con Takashi, il mio amico che a Hiroshima è nato, lui adesso vive a Melbourne, tra l'altro ci siamo conosciuti mentre tutti e due lavoravamo in un posto, in un centro servizi per i rifugiati, lui era lì, una cosa tipo assistente sociale, però la sua vera passione era il butoh, e adesso si esibisce come ballerino, anche se ballerino, mi sembra una parola brutta che non si adatta al butoh. Comunque, sto divagando, stanno per finire i miei tre minuti grezzi, lui mi aveva detto che si programmava una ristrutturazione completa del museo della bomba atomica a Hiroshima, e che parte della popolazione era contraria perché quello che io visito ormai 5-6 anni fa 7 anni fa, boh non ricordo, era ancora quello - tra virgolette - originale, mentre lui aveva paura che tutto si edulcorasse e che tutto diventasse meno violento e meno esplicito, come invece è in effetti quello che ho visitato. Va bene, sto attraversando una nuvola di giapponesitquello - tra virgolette - originale, mentre lui aveva paura che tutto si edulcorasse e che tutto diventasse meno violento e meno esplicito, come invece è in effetti quello che ho visitato. Va bene, sto attraversando una nuvola di giapponesità.
È un problema di taasosnomia, il voler a tutti i costi etichettare e definire le cose di cui non dovrebbe importare niente a nessuno. E poi, si sa, la lingua è intrinsicamente fascista (e l'italiano ancora di più).TRASCRIZIONE TESTOOgni lingua è fascista e non sono io a dirlo lo dicevano molti filosofi mi viene in mente Bertrand Russell e ce ne sono sicuramente anche degli altri, però adesso non non me li ricordo. Ogni lingua è fascista, ma secondo me la lingua italiana lo è particolarmente perché ha la prevalenza del maschile su tutto. Quando noi vogliamo indicare qualcosa che sia maschio e femmina, un gruppo di persone con uomini e donne - per fermarmi alla divisione binaria - devo usare il maschile. La nostra lingua, non è in grado, non ha ancora elaborato un modo di esprimersi che sia meno settario e che sia più comprensivo. In inglese, basta usare il 'they' e non si deve né il maschile nel femminile perché il 'they' è asessuato e quindi può anche includere persone che non si riconoscono nei generi binari. Ma io mi chiedo, perché è così importante e fondamentale sapere la sessualità di una persona quando se ne parla? È un po' come prima che parlando delle donne in italiano bisognava usare il termine signorina se non era ancora sposata. Ma che cosa te ne frega se sono sposata o meno? Perché devi definire la mia persona, perché la prima cosa in assoluto che ti interessa sapere sulla mia persona - ancora prima del nome perché l'appellativo signorina precede il nome - la prima cosa che vuoi sapere è la mia disponibilità a diventare tua fidanzata? Ma cosa te ne frega? Vuoi sapere se sono sul mercato della carne? E un po' è lo stesso se ci riflettiamo se pensiamo all'utilizzo dei pronomi e poi anche alla stessa esistenza di parole che fanno capire le preferenze e che vengono usate per indicare la preferenza sessuale di una persona. Ma cosa me ne frega se ti piacciono gli uomini le donne e se sei di genedr fluid o se sei cis (gender)? Ma cosa me ne frega cosa me ne dovrebbe fregare? Purtroppo però a quanto pare ne frega un sacco a un sacco di gente e quindi ancora oggi nel 2021 - mi vergogno a dirlo - ma c'è gente, ci sono politici in posizioni di potere ovviamente perché i politici hanno un certo potere, che possono tranquillamente, sfrontatamente dire delle cose abominevoli e nessuno che si scandalizza più di tanto. Siamo in questo in questo momento storico di boh di riflusso del fango nuotiamo nella melma. Non lo so. Vabbè mi è venuta così questa considerazione, vi lascio riflettere.
Mio papà mi ha insegnato a fare le parole crociate da bambina, mi ricordo comprava la Settimana Enigmistica e io mi sedevo a fianco a lui e lui leggeva a voce alta le definizioni e poi, sempre a voce alta, scriveva la risposta all'interno del cruciverba, e mentre faceva così mi insegnava anche altre cose che sono utili per compilare le parole crociate e mi diceva non bisogna mai usare la matita, e poi mi diceva sempre di fare attenzione quando scrivi dentro le caselle a non oscurare i numeri perché se scrivi la lettera troppo grande poi non riesci a leggere il numero e comunque non va bene. I cruciverba della Settimana Enigmistica che comprava mio papà una volta che erano tutti compilati sembravano delle piccole opere d'arte, perché erano tutti compilati o risolti i cruciverba con la sua scrittura che era molto regolare e sembrava quasi che venissero disegnati. E c'era un ordine particolare che lui seguiva per risolvere i cruciverba: le più difficili, quelle a schema libero, se le lasciava per ultime, poi tra un cruciverba e l'altro risolveva i piccoli quiz, e risolveva anche i rebus. Mi ha insegnato anche a fare i rebus e ricordo che è una cosa che ho preso da lui che è un'abitudine che ho anch'io è scrivere la soluzione dei rebus sul lato sinistro in verticale: girava la pubblicazione, la Settimana Enigmistica così da poter scrivere bene e scriveva sul lato la soluzione del rebus, a fare i rebus mi ha insegnato lui: come pensare, quali elementi guardare, e poi ogni tanto leggevamo anche barzellette insieme, quando c'era una barzelletta particolarmente divertente me la faceva notare mi chiedeva, hai visto quella barzelletta? A casa nel cassetto della scrivania dove si sedeva mio papà ci sono ancora due numeri di parole crociate compilate da lui, sono le ultime due parole crociate che ha fatto, sono lì e io ci tengo molto a quelle parole crociate, le conserva mia mamma e sono gelosamente custodite e quando ogni tanto le tolgo dal cassetto le guardo sorrido e vedo le descrizioni e vedo le definizioni e niente, mi fai ricordare mio papà, questo grande amore, questa grande passione che mi ha trasferito per le parole crociate. E non le compro sempre, però le compro sempre quando vado in vacanza. Le compravo sempre quando abitavo in Australia prima di salire in aereo per tornare a casa, ci sono molto affezionata. Tutto qui.
Non ricordo mai dove parcheggio l'auto. Oggi uscirò prima per trovarla.TRASCRIZIONE TESTOIl parcheggio non è un diritto è un lusso e lo sanno bene le persone che hanno avuto modo di visitare una qualsiasi capitale europea, anche extraeuropea, e hanno provato a parcheggiare in centro città. In molte capitali in macchina non si entra proprio nel centro cittadino, pensate a Londra, e in altre, sì puoi entrare però se vuoi parcheggiare - e puoi parcheggiare per un massimo di un'ora - e per quell'ora paghi anche cifre da noi inimmaginabili paghi €10 per un'ora. E quindi perché costa tanto il parcheggio? Perché lo spazio che un'auto occupa senza fare niente viene sottratto all'utilizzo di tutto il resto della popolazione che potrebbe utilizzarlo, molte più persone potrebbero utilizzare quello spazio. Questa considerazione è la faccio stamattina che tra un po' devo uscire e devo accompagnare mia mamma a fare delle delle visite. Però io uscirò di 10 minuti prima perché non uso la macchina tutti i giorni, anzi la uso raramente perché a Cagliari la macchina veramente serve poco, a meno che non debba andare, diciamo, un po' più lontano, e non mi ricordo dove ho parcheggiato la macchina. Il quartiere dove abito è uno dei quartieri più popolosi della città, ci sono molti palazzi con molti piani, insomma, anche moltissimi anziani, gli anziani come me usano pochissimo l'auto, quindi ci sono molti spazi per il parcheggio che rimangono occupati per moltissimo tempo, e che quindi non c'è una una snella turnazione di automobili. Io parcheggio la macchina sempre in posti diversi, a volte devo girare anche... penso che il record assoluto del mio cercare parcheggio qui sia stato una volta tre quarti d'ora: tornavo dalla palestra (quando le palestre ancora erano aperte) e avevo contato il numero delle canzoni che ero riuscita ad ascoltare prima di trovare parcheggio e sì, non mi ricordo mai dove parcheggio la macchina. E avevo un tempo scaricato la App che mi mi ricordava 'You parked there' poi però per fare spazio sul mio cellulare che era troppo pieno, non avevo voglia di mettermi a selezionare foto, allora mi ero messa a cancellare tutte le app che non usavo tutti i giorni e quella era stata la prima a partire. Sì, quello del parcheggio è un problema che noi in Italia dovremmo però rivedere perché - ripeto - il concetto che dovrebbe guidare l'uso dei parcheggi è che sono un lusso e non sono certamente un diritto. Perché non funziona così nella città.
Parli e mostri in pratica i principi per una comunicazione efficace, e tutti lì ad annuire, ti chiamano proprio perché fai le cose in modo diverso. Ma poi continuano a fare le cose come le hanno sempre fatte perché come le fai tu sono troppo diverse. Vi è mai capitato? LINKL'ottima presentazione di Alexi Kapterev Dead by Powerpoint. https://online225.psych.wisc.edu/wp-content/uploads/225-Master/225-UnitPages/Unit-13/Kapterev_PowerPoint_2010.pdfTRASCRIZIONE TESTOA volte mi capita di fare delle presentazioni a dei workshop per spiegare come comunicare in modo efficace, soprattutto per quanto riguarda la creazione di presentazioni Powerpoint e cose di questo tipo. Cosa succede? Questo mi succedeva molto spesso anche quando lavoravo in organizzazioni un po' più grandi e con maggior numero di dipendenti. Mi chiamavano a fare le presentazioni per i manager delle latre units e io spiegavo cose anche facendolo vedere nelle mie presentazioni, mettendole in pratica immediatamente per mostrare l'efficacia, cose tipo non scrivete mai troppo testo nelle nelle schermate perché la gente tende automaticamente a leggere con gli occhi e legge molto più velocemente di quanto voi non possiate parlare, quindi c'è uno strano uno straniamento: voi state parlando ma loro sono per i fatti loro a leggere, perdete completamente il rapporto con il pubblico e poi se scrivete tutto nelle vostre nelle vostre slide, che senso ha avere un presentatore? Mandateglieli email la gente se le legge nei tempi propri. Durante queste presentazioni che io, ripeto, cercavo di fare anche in modo molto coinvolgente, quindi mettendo in pratica subito le cose che di cui parlavo per mostrare praticamente l'effetto che avevano, che era appunto quello coinvolgente, tutti dicevano 'sì, sì bene bene bene', invece poi quando si mettevano a fare le loro presentazioni ricadevano molto spesso nei loro nei loro errori, quindi che mettevano un sacco di materiale, un sacco di scrittura, usavano come sfondo delle fotografie, per cui non si capiva niente, cose di questo tipo, mettevano sempre troppa roba che non era necessaria per comunicare il loro messaggio, e io mi chiedevo perché mi chiamano a fare questi workshop e tutti poi dicono sì, sì, ha ragione ha ragione funziona così e invece poi non mettono in atto quello che hnno detto, su cui mi hanno dato ragione? Non lo so. Cioè questo tipo di atteggiamento, che è un atteggiamento strano eche mi è capitato di verificare molto spesso: che noi chiamiamo a collaborare delle persone che a noi piacciono perché pensano in modo diverso, perché vedono le cose in modo diverso, perché ci fanno vedere anche la realtà in modo diverso, quindi ci aiutano a cambiare in positivo. Ecco chiamiamo a collaborare queste persone però poi cosa succede? Quando queste persone ci danno consigli che porterebbero a cambiare quello che facciamo, a farlo in modo diverso, eh, a quel punto diciamo no, questo non lo possiamo fare perché è troppo diverso, quando lo presenti tu va bene, ma quello è un'altra cosa qui, però non si può fare perché cambierebbe troppo quello che invece noi avremmo voluto cambiare.
Perché usare PEC e firma digitale quando si pososno usare fax e piccione viaggiatore? Procedure bizantine e dove trovarle. TRASCRIZIONE TESTOQuando penso di essere stata vittima di un'ingiustizia o comunque quando vedo qualcosa che secondo me è anacronistico e si potrebbe migliorare e snellire, c'è sempre quel momento in cui dico vabbè faccio qualcosa oppure me ne frego. Ecco, stamattina ho fatto qualcosa. La mia carta della banca si è smagnetizzata perché - come già detto in uno dei miei precedenti 3 minuti grezzi, io cerco di non usare mai la borsa, quindi non mi porto mai dietro il portamonete: metto la carta della banca in una taschina del telefono e probabilmente si è smagnetizzata così, comunque sono aandata sul sito della banca e per vedere la procedura per la richiesta di un duplicato e lì si parlava di spedire lettera raccomandata, cioè cose folli. Ho chiamato il call center della banca che mi ha detto 'No, signora, guardi visto il covid abbiamo snellito quindi non dovrà più fare la fila all'ufficio postale. Può mandarci un'email, deve stampare il modulo e compilarlo a mano, scannerizzarlo' eccetera. Vabbè, ma io c'ho la c'ho la firma digitale che senso ha farmi stampare un modulo che poi io la stampante la uso pochissimo e ogni volta che mi si scarica la cartuccia costa l'ira di dio e non la voglio comprare perché tanto non la uso, quasi da nessuna parte si richiede la stampa pratica della carta e quando devo stampare qualcosa perché mi serve per insegnare o per qualcos'altro, vado preferisco andare alla copisteria e risparmio. Niente, questi qua invece vogliono che si seguono queste procedure che io percepisco poco più moderne dell'uso del piccione viaggiatore e quindi mi sono messa di buona lena e ho mandato, ho cercato il l'indirizzo PEC di posta certificata per i reclami alla banca e mi sono lamentata. Le banche, mi sono molto antipatiche in generale, perché io considero un furto che io debba pagare per l'utilizzo dei miei soldi e se non fosse che effettivamente è comodo avere una cartina anziché doversi portare dietro il contante, io i soldi me li metterei sotto il materasso, però è una rottura avere i contanti in effetti niente. Volevo condividere con voi questo momento di rabbia della cittadina che che si sente presa in giro, anche perché questa banca queste procedure 'snellite' non le ha messe nemmeno sul sito, ma porca miseria! Ma tenetevi questi siti aggiornati! Entrate nella ventunesimo secolo nel 22esimo secolo, che ne so! Si parla tanto di snellimento delle procedure, ma avete visto, avete mai letto un documento pubblicato da una università? 'Visto... Considerato... Omiss...' e cos'è? Non lo so. Non trovo nemmeno un aggettivo per descrivere queste cose bizantine, sono bizantinismi. Vabbè finisco qua oggi. Va bene buona giornata.
Quando i podcast sono fatti bene, riescono anche a farti appassionare a storie di macchine e motori. Gomme, il podcast di Gianfranco Bitti, è fatto bene. Disclaimer #1: conosco molto bene Gianfranco. Disclaimer #2: è vero che lo conossco molto bene, ma non parlerei del suo podcst se non pensassi veramente che vale la pena ascoltaro. LINKIl podcast Gomme https://www.spreaker.com/show/gommeTRASCRIZIONE TESTOOggi voglio dedicare i miei tre minuti gezzi ad un podcast, un podcast che non è mio. Inizio però con un'avvertenza, e cioè che quello che in inglese si chiama disclaimer: è il poodcast del mio compagno di vita e di avventure e di tutto il resto, Gianfranco. Il podcast in questione si chiama Gomme e ne voglio parlare non perché il podcast del mio compagno, ma perché è un podcast che mi piace, Allora, di cosa parla Gomme? Come dal titolo avrete capito, parla di motori. A me dei motori non me n'è mai fregato niente, non sono un'appassionata di motori nè di macchine, però Gomme ha la caratteristica di parlare di macchine, ma di tutto quello che c'è attorno di costume di società di filosofia e anche di storia. Ad esempio, una delle ultime puntate parla del sesso in macchina, cioè come dagli anni '60 quando era normale fare sesso in macchina, fino agli anni '70 agli anni '80, come oggi siano sempre meno le persone che fanno sesso in macchina e fa una piccola una piccola analisi della società e spiega che mentre prima tutti ragazzi non vedevano l'ora di compiere 18 anni per avere la macchina finalmente avere un po' di libertà, ai ragazzi alle ragazze, non ne frega più niente di prendere la patente, posso confermare, e magari se vogliono intrattenersi con il compagno o la compagna preferiscono prendersi un Airbnb un bed and breakfast o qualcosa, mentre negli anni '80 tutte queste piccole strutture facili, agili, dove si poteva andare a dormire non esistevano. Un'altra delle delle puntate che ho fatto racconta, l'ultima, racconta di questo rally in Africa stranissimo dove c'erano i cannibali, i tagliatori di teste, dove nessuno è arrivato in finale. Però ripeto sono storie che lui racconta sempre, sì sono storie che parlano di macchine, però possono interessare anche una persona che è poco interessata alle macchine e mi fa sempre piacere parlare di podcast quando trovo qualcosa in italiano che mi piace e qui forse sono un po' di parte perché l'autore del podcast lo conosco molto bene, gli ho anche dato qualche consiglio, però non ve lo suggerirei se non pensassi realmente che è un podcast che, diciamo, migliora il panorama di quello che è disponibile in Italia. Sto diventando un po', un po' burbera per quanto riguarda i podcast. Diciamo che sono stanca di capitare nei nei forum di podcast dove c'è gente che scrive 'Ah mi è venuta un'idea, voglio fare un podcast. Mi potete dire come si fa a registrare? Come si fa a pubblicarlo? Come si fa a fare il logo? Come si fa...?' insomma vogliono che gli altri facciano tutto per loro senza fare un minimo di ricerca. Invece Gianfranco ha fatto i compiti e li ha fatti bene.
Il primo astronauta afromaericano che non arrivò mai sulla luna. Me lo fece conoscere la Biennale di Venezia del 2019 con un'opera che ancora, quando ci penso, mi commuove. Andate a cercarvi la storia di Robert Henry Lawrence Jr.LINKL'opera tributo a Robert Henry Lawrence Jr dell'artista Tavares Strachanhttps://www.inexhibit.com/case-studies/the-main-exhibition-at-arsenale-venice-art-biennale-2019/Pagina della NASA dedicata a Robert Henry Lawrence Jrhttps://www.nasa.gov/feature/robert-lawrence-first-african-american-astronaut/TRASCRIZIONE TESTOQuest'anno la mostra della Biennale di Venezia ci sarà. La Biennale è un appuntamento che mi è molto caro. Quando abitavo fuori dall'Italia e cercavo di far coincidere le mie visite in Italia con qualche giorno a Venezia per vedere la Biennale. Mi ricordo come giornate affollatissime, piene, perché stavo, si stava una notte a Venezia e quindi due giornate: mezza giornata per l'Arsenale e una giornata intera per i Giardini o viceversa. L'ultima Biennale che ho visto è stata nel 2019 perché poi lo scorso anno non c'è stata, come tutti sappiamo, e di quella biennale mi è rimasta impressa un'opera che parlava del primo astronauta americano che però non arrivo mai da nessuna parte perché morì in fase di allenamento. Stava provando la discesa rapida da non so quale marchingegno volante e quando fece espellere il sedile, lui morì sul colpo era il 1967. Robert Henry Lawrence Jr. sarebbe stato il primo astronauta, avrebbe potuto essere il primo astronauta nero e passarono più di 10 anni da quando puoi la NASA si decide a far allenare un altro un altro afroamericano. E la cosa che mi colpì di questa questa opera d'arte alla Biennale del 2019 era proprio cioè, non mi ricordo benissimo c'era un testo scritto dove si raccontava come anche dopo la sua morte la vedova continuò a ricevere lettere razziste che dicevano siamo contenti che sia morto così non sarà uno nero - usando naturalmente parole molto più cariche di odio razziale - non sarà uno di loro ad andare sulla luna, quindi c'era una parete con una scritta neon dove riportava stralci di queste lettere raccontava quello che è successo anche dopo la sua morte, e poi c'era una parete di vetro sempre fatta con credo luce neon o una cosa tipo laser, non lo so, comunque, che appariva e scompariva uno scheletro che si illuminava esplodeva. E una cosa che mi che mi colpì tantissimo, tanto che ancora me lo ricordo così, io che mi dimentico tutto, andai a cercare, mi lessi tutte le note dell'opera, non mi ricordo però il nome del'autore dell'opera, chiedo scusa cercherò, poi lo metterò nelle note e del programma. E mi ha colpito tantissimo perché era un'opera di una delicatezza, di una poesia e che poi ha risvegliato in me anche questi fortissimi sentimenti di disperazione rispetto a queste persone che covano dentro l'odio razziale. Comunque mi fa piacere che sia tornata la Biennale di Venezia e ora scappo a vedere se riesco a prenotarmi dei voli incrociando le dita di poter partire.
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