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L’economia con Amalia
L’economia con Amalia
Author: Amalia Mirante
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L'economia con Amalia
Le cose importanti, in parole semplici. Voglio parlare di economia facendomi capire. Sono un’economista e una docente in una scuola universitaria. Sono abituata a spiegare cose complicate sapendo che tocca a me farmi capire. Benvenute e benvenuti
Le cose importanti, in parole semplici. Voglio parlare di economia facendomi capire. Sono un’economista e una docente in una scuola universitaria. Sono abituata a spiegare cose complicate sapendo che tocca a me farmi capire. Benvenute e benvenuti
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Prezzo del petrolio alle stelle! Crolla il prezzo del petrolio! Ma che sta succedendo? Capiamolo in pochi secondi. Avete altre domande? Risponderò volentieri! #economia #oil #iranwar #trump #russia
Salari in Ticino: la sfida è trovare stabilitàIl divario salariale tra Ticino e Svizzera non si riduce, anzi si amplia: nel 2024 aumenta al 18,7%, contro il 17,6% del 2022. Non è un salto brusco, ma conferma una dinamica sfavorevole. Le ragioni sono strutturali. Storicamente il mercato del lavoro ticinese si è sviluppato senza una vera fase industriale e ha puntato su servizi, commercio e turismo, settori con salari mediamente più bassi e più sensibili all’andamento economico.
Il mercato del lavoro in Ticino inizia a mostrare segni di sofferenza anche nelle statistiche. Le prime avvisaglie si potevano già intravedere nei dati pubblicati a fine agosto sugli impieghi creati nelle grandi regioni svizzere. A prima vista i dati sembravano positivi...
Arruolano quasi solo frontalieri perché con quella paga in Italia si vive. I residenti invece sono penalizzati: non vengono assunti e se vengono assunti non vivono senza l’aiuto dello Stato. E i residenti a cui viene detto no, sono tanti: più di quelli che immaginiamo
Uno studio appena pubblicato dalla Società degli Impiegati del Commercio Svizzera (SIC) e dalla Hochschule für Wirtschaft Zürich (HWZ) mostra un problema noto ma ancora irrisolto: molti lavoratori e lavoratrici, pur avendo un impiego, restano esclusi dal secondo pilastro della previdenza professionale. Sono il 9,2%, quasi uno su dieci.
Clamoroso pareggio tra Italia e Francia. Se fosse una partita di calcio, questo sarebbe il titolo migliore. Sì, perché oggi Italia e Francia pagano lo stesso tasso d’interesse per finanziare il proprio debito pubblico, segnale che i mercati percepiscono i due Paesi come rischiosi in misura simile.
Chi ancora crede che i debiti non si paghino può sempre consolarsi guardando il teatrino di Washington. C’è Trump che parla di “pulizia”, i Democratici che accusano i Repubblicani, e milioni di cittadini che intanto aspettano stipendi e servizi sospesi. Un copione già visto, con lo stesso finale: i debiti non spariscono. Non è magia, è contabilità. E alla fine qualcuno paga. Sempre.
Questo audio è stato generato con la mia voce clonata da una IA




