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Giacomo Sartori"Fisica delle separazioni"Exòrma Edizionihttp://www.exormaedizioni.com/Un legame profondo si trasforma in siderale indifferenza, i corpi non si parlano più, l’iniziale complicità diventa reciproco rancore. Parole che danzano e infuriano, quelle dette e quelle non dette, quelle che erodono la passione fino a farla finire nella polvere.Una lettura al contempo analitica e poetica, personale e universale, in cui ciascuno può ritrovare parte della propria esperienza e della propria vita di relazione, sociale, familiare, sentimentale.Otto movimenti, come un’opera musicale, ognuno con la sua tonalità e il suo tempo, dalla felice intimità di coppia al tormento dell’incomunicabilità, per indagare la rottura di una relazione, le precise circostanze di una separazione o di un abbandono. La voce narrante maschile, lontana dagli stereotipi che vogliono l’uomo seduttore, conquistatore o, peggio ancora, prevaricatore, mette a nudo la propria fragilità, esplora le reciproche responsabilità, le difficoltà e i timori che accompagnano il fallimento di un rapporto.Fisica delle separazioni porta la lettrice e il lettore a riflettere sulla genesi, sulle dinamiche e le conseguenze di una separazione e a imparare, infine, in otto “lezioni” l’arte di voltare pagina per accogliere la ricchezza dell’altro.La relazione è, secondo Sartori, in questo tempo di individualismo esasperato e di atomizzazione, l’unico baluardo di verità.Giacomo Sartori (Trento, 1958) è agronomo, e vive a Parigi. Autore di racconti e poesie, ha pubblicato i romanzi Tritolo (il Saggiatore, 1999), Anatomia della battaglia (Sironi, 2005), Sacrificio (Pequod, 2008; Italic, 2013), Cielo nero (Gaffi, 2011), Rogo (CartaCanta, 2015) e Sono Dio (NN Editore, 2016).Per Exòrma ha pubblicato nel 2019 Animali non addomesticabili (con Paolo Morelli e Marino Magliani).Alcuni suoi romanzi e racconti sono tradotti in francese, inglese e tedesco. È membro del blog collettivo Nazione Indiana.IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Giancarlo Malacarne"Tradizione"Sulla mensa del contadinoOligo Editorehttps://www.oligoeditore.it/L’imperativo è rimemorare, perché dimenticare è un poco rinnegare; restare indifferenti è come affermare che tutto quello che è accaduto nel secolo scorso e in quello precedente nei nostri territori, nelle nostre campagne, sia accaduto a casa d’altri e non abbia avuto rilevanza sul processo storiografico e antropologico del Mantovano. Correre tanto rischio di inettitudine in un tempo in cui ogni giorno siamo oggetto di una strisciante ma pervicace colonizzazione, non pare il massimo delle conquiste, né ci potrà essere in futuro perdonato. L’indagine esperita nell’universo contadino, si interseca con un dettato culturale incardinato in una proposta articolata attraverso elaborazioni documentarie ma soprattutto interviste, che vedono come protagonisti coloro che questa storia hanno vissuto sulla loro pelle. Dunque l’analisi, variegata e complessa, si presenta non soltanto sotto l’aspetto narrativo, ma come studio di problematiche e simbolismi di carattere strettamente antropologico.Giancarlo Malacarne, storico e giornalista, è dal 1996 direttore della rivista d’arte, storia e cultura “Civiltà Mantovana”; collabora con giornali, riviste e pubblicazioni di carattere storico. Apprezzato conferenziere, ha partecipato a convegni e seminari di studio in Europa e negli Emirati Arabi; ha curato l’allestimento delle mostre araldiche nel Palazzo Ducale di Sabbioneta (1992) e nel Palazzo Ducale di Mantova (1993); oltre alle rassegne Gonzaga – I volti della storia (Museo Diocesano Francesco Gonzaga, 2015) eMantova delle Acque;(Mantova, Museo della Città Palazzo di San Sebastiano, 2017). Nel 2004 gli è stato assegnato il Primo Premio Nazionale “Orio Vergani” dell’Accademia Italiana della Cucina per il libro Sulla mensa del Principe. Tra gli altri titoli maggiormente significativi, si ricordano: Araldica Gonzaghesca (1992); Il mito dei cavalli gonzagheschi (1995); la trilogia “Solenni allegrezze” con Le cacce del Principe (1998), Sulla mensa del Principe (2000), Le feste del Principe (2002); l’opera in cinque tomi I Gonzaga di Mantova (2004-2009);x Gonzaga: Genealogie di una dinastia (2010); Fruscianti vestimenti e scintillanti gioie – La moda a corte nell’Età gonzaghesca (2012), Il trionfo del gusto – La cucina nell’Età Gonzaghesca tra alimentazione e ritualità conviviali 2013); La cucina mantovana nel XIX e XX secolo – La tradizione retaggio culturale familiare e territoriale (2013); Panhistoria: La tradizione del pane nel Mantovano – Sacralità Simboli Suggestioni (2015); Voluptas – Una galassia di stelle (convivio a Palazzo Te) (2015); Mantovanellevene – Viaggio nella città dell’Indovina, per le fotografie di A. Giovannini (2016); Ettore Allari – Uomo Maestro Poeta, a cura di G. Malacarne, G. Mantovani (2017); Onore gloria vanità – Il duello nell’Italia del Cinquecento (2017); Gonzagacittà – Il fascino di una storia, per le fotografie di A. Giovannini (2018) Rituali e ricette della tradizione dolciaria mantovana (2019).IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Federico GiudiceandreaEscherFirenze, Museo degli Innocentifino al 26 marzo 2023https://www.museodeglinnocenti.it/https://www.arthemisia.it/it/home2/A Firenze arriva dal 20 ottobre la mostra record d’incassi dedicata a “Escher”.Oltre 200 opere saranno ospitate in una sede espositiva unica, negli spazi dello storico Museo degli Innocenti che, grazie alla collaborazione con Arthemisia, è diventato un punto di riferimento del capoluogo toscano come sede di grandi mostre d’arte.Scoperto dal grande pubblico negli ultimi anni, Escher è diventato uno degli artisti più amati in tutto il mondo, tanto che le mostre a lui dedicate hanno battuto ogni record di visitatori.Escher nasce nel 1898 in Olanda e vi muore nel 1972. Nel 1922 visita per la prima volta l’Italia, dove poi visse per molti anni, visitandola da nord a sud e rappresentandola in molte sue opere. Inquieto, riservato e indubbiamente geniale, Escher nelle sue celebri incisioni e litografie crea un mondo unico, immaginifico, impossibile, dove confluiscono arte, matematica, scienza, fisica, design.Un’antologica - con circa 200 opere e i lavori più rappresentativi che lo hanno reso celebre in tutto il mondo – che racconta il genio dell’artista olandese con le opere più iconiche della sua produzione quali Mano con sfera riflettente (1935), Vincolo d’unione (1956), Metamorfosi II (1939), Giorno e notte (1938) e la serie degli Emblemata, che appartengono all’immaginario comune riferibile al grande artista.La mostra di Escher si configura come il primo grande evento espositivo all'interno del complesso monumentale - progettato da Filippo Brunelleschi - che ospita il meraviglioso e ricchissimo Museo degli Innocenti che, con le mostre firmate Arthemisia, si è già avviato a essere sede di grandi mostre d’arte.Nato per esporre le opere d’arte dell’antico Spedale, grande centro d’accoglienza per bambini, il Museo è stato trasformato in un percorso che permette di scoprire un patrimonio culturale unico al mondo perché profondamente legato all’attività svolta in favore dei bambini che non potevano essere scresciuti dalle famiglie d’origine.Tra storia, arte e architettura, la collezione del Museo presenta opere acquisite tramite donazioni o in seguito all’accorpamento di altre istituzioni assistenziali e contiene alcuni capolavori di artisti di grande rilievo tra i quali Domenico Ghirlandaio, Luca e Andrea della Robbia, Sandro Botticelli e Piero di Cosimo, ma anche di artisti cresciuti agli Innocenti e avviati alla pittura dal priore Vincenzo Borghini come Vincenzo Ulivieri, Giovan Battista Naldini e Francesco Morandini (detto il Poppi).Con il patrocinio del Comune di Firenze, dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con la M. C. Escher Foundation, Maurits e In Your Event, ed è curata da Mark Veldhuysen – CEO della M.C. Escher Company – e Federico Giudiceandrea, uno dei più importanti esperti di Escher al mondo.La mostra vede come sponsor Generali Valore Cultura, special partner Ricola, partner Mercato Centrale, Design outlet Barberino e Unicoop Firenze, media partner QN La Nazione, educational partner Laba e media coverage by Sky Arte.Il catalogo è edito da Maurits.IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Eliselle"She-Shakespeare"Gallucci Editorehttps://www.galluccieditore.com/La piccola Judith Shakespeare sbircia tra le pagine dei libri di casa, sognando di apprendere tutti i saperi: vuole studiare il sole e le stelle, gli animali e gli alberi, le storie e le leggende, le terre e i mari lontani. Ma in Inghilterra, nel 1572, la scuola è riservata ai maschi. Judith non è disposta a rassegnarsi e a rinunciare alla vita che vorrebbe per sé e, quando vede in soffitta dei vecchi abiti da ragazzo, un bizzarro pensiero comincia a farsi strada nella sua mente… All’inizio del nuovo anno scolastico si presenterà in classe con il nome di William!“Sarebbe stato impossibile per una donna scrivere le opere di Shakespeare al tempo di Shakespeare”. Virginia Woolf, Una stanza tutta per séEliselleElisa Guidelli, in arte Eliselle, vive nel modenese. È laureata in Storia medievale e lavora come storyteller e organizzatrice di eventi letterari. Tra le sue passioni il primo posto spetta alla lettura, subito seguita da scrittura, cinema e serie tv. Ama soprattutto i romanzi storici.Arianna Farricella è modenese di nascita e bolognese d’adozione. Ha imparato a leggere con Asterix e Topolino, poi ha cominciato a disegnare fumetti e storie illustrate, trasformando la sua passione in un mestiere.IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Chiara Martini"Senza controllo"Calibano Editorehttps://www.calibanoeditore.com/Forse sto marcendo dall'interno, forse questo miasma lo emano io stessa.L'incubo ossessivo di un’adolescenza senza controllo.Distrutta da un lutto e dall’anoressia, una diciottenne percorre le strade deserte di una Firenze agostana sotto la canicola, raccogliendo briciole di vita. Scossa da una smania di controllo, che è l’unico modo per unire i pezzi del suo puzzle, affoga i dispiaceri nell’alcol e si lascia cullare dagli incubi notturni, cercando rifugio fra le braccia di mostri immaginativi o di amicizie superficiali, finendo per accartocciarsi su se stessa. Uno straordinario romanzo di formazione che non lascia indenni.Così comincia:"Appena sveglia, la prima cosa che sento è il sapore ferroso del sangue. La gola asciutta e la lingua ruvida mi impediscono di deglutire quella poca saliva che mi è rimasta. Poi subito il vo- mito, con il suo sapore acidulo e aspro. Ho l’impressione di aver rigurgitato talmente tanto la scorsa notte, da essermi in qualche modo raschiata le vie aeree.Laringe o faringe? Chi diavolo mai se lo ricorda.Grazie a Dio non mi ritrovo dei pezzettoni di cibo fra i denti, visto che non immetto del solido nello stomaco da ieri mattina. Cerco di spalancare gli occhi il più possibile e di tenere lo sguar- do fisso su un punto per evitare che il capogiro continui; se mi appisolo anche solo per un secondo la stanza, ma più probabilmente il mondo intero, comincerà a girare vorticosamente.Se c’è una cosa che odio più del vomito, è dormire accanto al vomito, ma non ho ancora le forze per scostare dal viso le lenzuola che ne sono ricoperte. Continuo a tenere lo sguardo ben fermo sulla bianca parete fino a che piccoli vermicelli traslucidi non appaiono ai bordi della mia vista, gli stessi bastardi che cerco di acchiappare quando le palpebre sono serrate nel tentativo di raggiungere le braccia di Morfeo."Chiara Martini è nata nel 1995 a Firenze, dove attualmente vive e lavora.IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Lucia Tancredi"Jacopa dei Settesoli"La ricca amica di FrancescoCittà Nuova Editricehttps://www.cittanuova.it/Nella ricostruzione, tra vero storico e verosimile letterario, di un Medioevo cortese, devoto al servizio d’amore come itinerario per giungere a Dio, Jacopa dei Settesoli non è solo l’amica e la protettrice di Francesco, ma una delle declinazioni del femminile sacro. La giovane matrona romana dalle trecce bionde, ricchissima e padrona del suo destino, stabilisce con Francesco un’intesa in cui l’amore è accettazione e valorizzazione della reciproca alterità come complemento e bene spirituale. La coralità dei Fratelli e delle Sorelle, un Oriente molto prossimo nei suoi scontri e nei suoi incanti, la difficile e controversa eredità di Francesco sono il contesto in cui si individua e si riscatta la figura di Jacopa, nella luminosa e coraggiosa fedeltà a se stessa, pur nell’esperienza di una vicenda d’amore straordinaria e assoluta.Lucia Tancredi è nata a San Marco in Lamis. Vive a Macerata dove insegnaLetteratura. Ha raccontato per Città Nuova due mistiche: “Io Monica, Le confessioni dellamadre di Agostino” e “Ildegarda”. Appassionata delle vite degli altri, per la casa editrice evha scritto i romanzi: “Côté Bach”, “La vita privata di Giulia Schucht”, “L’otto”. Ha pubblicatoracconti di viaggio e spaesamento dedicati alla Marca Maceratese, al Gargano, alloSferisterio di Macerata.IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Andrea Tomasetig"Maria Mulas"Milano, ritratti di fine '900Palazzo Reale, Milanofino all'8 gennaio 2023Le sale dell’Appartamento dei Principi di Palazzo Reale a Milano ospitano - fino all’8 gennaio 2023 - la mostra Maria Mulas. Milano, ritratti di fine ’900, promossa dal Comune di Milano – Cultura prodotta e organizzata da Palazzo Reale e dall’Archivio Maria Mulas, con la curatela di Andrea Tomasetig. L’archivio fotografico contiene, oltre a reportage e lavori di ricerca, anche un numero imponente di ritratti – oltre 500 – di personaggi di primo piano delle arti e della cultura. In mostra ve ne sono un centinaio, giunti da una lunga esposizione al Museo Nazionale Slovacco promossa dall’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava e frutto di una selezione che documenta lo stretto rapporto della fotografa con Milano e i suoi protagonisti nel trentennio che conclude il Novecento.Milano in quegli anni sta affermandosi come la capitale del design, della moda, dell’editoria, e non solo. È il luogo intorno a cui ruota un universo di talenti nativi o d’adozione, giunti da tutta Italia e dal mondo. Maria, arrivata poco più che ventenne nel lontano 1956 dalla natia Manerba del Garda sulla scia del fratello, li ritrae nei posti giusti e nei momenti giusti e ce li restituisce con una freschezza e intensità senza eguali, degna erede del fratello maggiore Ugo scomparso prematuramente nel 1973. Gli anni Settanta, Ottanta e Novanta sono per lei una girandola di incontri, Biennali veneziane e Kassel, allestimenti e inaugurazioni di mostre, presentazioni letterarie, feste e reportage in giro per il mondo. Ma il luogo d’osservazione privilegiato è sempre Milano che, come un magnete, accoglie e integra le varie provenienze regionali e straniere, ed è in quegli anni uno straordinario laboratorio di creatività e modernità che poi ritrasmette in Italia e nel mondo. Facendo della città il proprio epicentro, Maria Mulas ha mostrato come nessun altro il volto del mondo artistico e culturale milanese, italiano e internazionale.Sono centinaia e centinaia coloro che sono stati ritratti da lei: artisti, galleristi, critici, designer, architetti, scrittori, editori, giornalisti, stilisti, registi, attori, intellettuali, imprenditori, amici. Un elenco dettagliato ne riporta ben 539, dalla “A” di Claudio Abbado alla “Z” di Franco Zeffirelli. Non meraviglia che il Comune le abbia dedicato nel 1998 una grande mostra sempre a Palazzo Reale, consacrandola come “l’occhio di Milano”, e che oggi la celebri nuovamente come la fotografa che - pur appartata rispetto al circuito delle gallerie e del mercato dell’arte - ha colto l’anima profonda, vera di Milano, che è una città non in posa, ma dinamica, al lavoro, la città delle arti e delle professioni e dell’imprenditoria più avanzata.Per facilitare il percorso del visitatore l’esposizione è suddivisa in sei sezioni: Architettura e Design; Arte; Letteratura e Editoria; Moda; Arti dello Spettacolo; Milano cosmopolita e Maria nel mondo. È evidente che, dato lo spazio a disposizione, non ci possono essere tutti i nomi importanti che ha ritratto, né Maria Mulas poteva allora fotografare tutti quelli che noi oggi riteniamo importanti. Ma dal suo formidabile archivio emerge una sequenza altamente rappresentativa di personalità che incarnano molta parte della cultura italiana e del made in Italy. Alcuni nomi: Giorgio Armani, Gae Aulenti, Joseph Beuys, Giorgio Bocca, Roberto Calasso, Gillo Dorfles, Umberto Eco, Inge Feltrinelli, Dario Fo, Carla Fracci, Allen Ginsberg, Krizia, Vico Magistretti, Enzo Mari, Marcello Mastroianni, Ottavio Missoni, Bruno Munari, Fernanda Pivano, Gio Ponti, Miuccia Prada, Ettore Sottsass, Giorgio Strehler, Ornella Vanoni, Lea Vergine, Luigi Veronesi, Gianni Versace, Andy Warhol.La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato dall'editore Umberto Allemandi, con scritti di Andrea Tomasetig, Paolo Fallai, Stefano Salis e Patrizia Zappa Mulas.https://www.allemandi.com/IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Massimo Miro"La faglia"Scritturapurahttps://www.scritturapura.it/index.phpTorino, maggio 1978. Il grigio non è solo il colore dei muri di periferia. Cinque ragazzi, cresciuti tra piccoli furti e scontri tra bande sulle strade che dividono i casermoni di cemento del loro quartiere, decidono di passare alla Storia: porteranno via Aldo Moro dal covo in cui le Brigate Rosse lo tengono prigioniero.Torino, luglio 2006. Gomez ne ha fatta di strada: è ingegnere, ha una moglie, una figlia e una villetta in Brianza. Eppure la sera della finale dei Mondiali, quando l'Italia sta per scendere in campo contro la Francia, anziché seduto sul divano davanti alla tv con una birra in mano, è di nuovo in Borgo Stura.Una storia dal ritmo serratissimo, una parabola vorticosa di giovani vite incompiute, in lotta disperata per la salvezza.Prefazione di Davide FerrarioMassimo Miro è nato a Milano nel 1967. Vive e lavora a Torino. Musicista e compositore, collabora con diverse case editrici. Una sua raccolta di racconti è uscita nel 2001 con il titolo di Sbàuz (Prospektiva Editrice).Con il romanzo Hanno sparato a John Lennon è stato finalista del Premio Italo Calvino nel 2001 e si è aggiudicato il riconoscimento francese assegnato dall’Universitè de Savoie di Chambery.Un suo racconto, Questa non è una canzone d’amore, è stato inserito in una raccolta di racconti edita da Miraggi Edizioni, dal titolo L’amore non c’entra, 2015.Nel 2021 pubblica il romanzo Suite berlinese, Scritturapura.IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Federico Faloppa"Sbiancare un etiope"La costruzione di un immaginario razzistaUtet Librihttps://www.utetlibri.it/Nel 2017 una pubblicità della Dove fu al centro di polemiche: grazie al potere del brand, una ragazza nera si trasformava in una ragazza bianca dai capelli rossi. Per l’azienda, si trattava di un omaggio alla diversità. Ma in tanti non gradirono: l’effetto sbiancante del docciaschiuma appariva nella migliore delle ipotesi un inspiegabile scivolone, nella peggiore un messaggio razzista, neanche tanto velato. Dai social partì un’ondata di indignazione che fece sparire velocemente lo spot incriminato. Perché quella reazione? Perché, a prescindere dalle intenzioni dell’azienda, quella pubblicità riprendeva un motivo che, nei secoli, si era radicato in molte culture, non solo europee: quello dello “sbiancare un etiope” (o “un moro”, “un nero”), col significato di “fare uno sforzo inutile” o “tentare un’impresa impossibile”. Di questo motivo culturale tanto profondo quanto nascosto, che affonda le proprie radici nei primi secoli dopo Cristo e arriva fino ai giorni nostri, Federico Faloppa raccoglie qui i frammenti e ricostruisce le vicende, muovendosi tra proverbi popolari, fiabe antiche e commedie secentesche, affreschi medievali e dipinti rinascimentali, vignette satiriche e manifesti pubblicitari, pamphlet politici e romanzi autobiografici. Si scopre così che la favola attribuita a Esopo del servo (nero) lavato e sfregato dal proprio padrone trova nei libri per bambini di epoca moderna risvolti moraleggianti e pedagogici sull’immutabilità della natura e dell’ordine sociale, o che il battesimo dell’etiope raccontato negli Atti degli Apostoli diventa motivo iconografico privilegiato nell’Olanda post Riforma protestante. E si tracciano fili rossi che uniscono i padri della Chiesa ed Erasmo da Rotterdam, libri di emblemi e mondi alla rovescia, poesia burlesca e letteratura alchemica, pubblicità di saponi e propaganda fascista, fino ad arrivare a Calimero, il pulcino nero sbiancato da un detersivo che ha segnato l’immaginario italiano del secondo dopoguerra.Nel ripercorrere la sorprendente storia di questo topos di lunga durata, scopriamo anche una vera e propria ossessione “occidentale”, quella per il bianco, attraverso i tentativi – allegorici o reali – di “sbiancare l’etiope”, e di costruire un sistema prima simbolico e poi razzista per raccontare e governare il mondo a propria immagine e somiglianza.Federico Faloppa è Professor of Italian Studies and Linguistics nel Department of Cultures and Languages dell’Università di Reading, in Gran Bretagna. Da vent’anni la sua ricerca ruota intorno alla costruzione del “diverso” nelle lingue europee, alla rappresentazione mediatica delle minoranze, alla produzione e circolazione del discorso razzista e discriminante in Italia. Tra le sue pubblicazioni: Lessico e alterità. La formulazione del diverso (2000), Parole contro. La rappresentazione del diverso in italiano e nei dialetti (2004), Razzisti a parole (per tacer dei fatti) (2011), Contro il razzismo. Quattro ragionamenti (con M. Aime, G. Barbujani, C. Bartoli, 2016), Brevi lezioni sul linguaggio (2019). #Odio. Manuale di resistenza alla violenza delle parole (2020). Ha sempre affiancato il suo lavoro di insegnante e di ricercatore a quello di divulgatore e consulente per associazioni e organizzazioni non governative, ed è attualmente collaboratore di Amnesty International Italia per i discorsi e fenomeni d’odio e membro del Committee of Experts on Combating Hate Speech del Consiglio d’Europa.IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Alessandro Crescenzio"La formula dell'amore"Mondadori Editorehttps://www.mondadori.it/È possibile valutare in modo rigoroso lo stato di salute di un amore? Alessandro Crescenzio, psicologo specializzato in terapia di coppia, risponde di sì. Basta analizzare tutti gli elementi che lo compongono come variabili matematiche e si ottiene un indicatore di quanto la propria relazione sia matura e predisposta a durare nel tempo.Si parte dai fattori personali, come l'attaccamento ai genitori, il grado di romanticismo o il livello di autostima, per poi analizzare i fattori di coppia, quali l'affinità, la sessualità e l'indipendenza. Accostando la teoria psicologica alle esemplificazioni di casi reali, Crescenzio offre uno strumento unico per valutare i tasselli che costituiscono l'ossatura della propria relazione.Alla fine della lettura avremo acquisito tutti gli elementi per riconoscere la manipolazione emotiva operata da un narcisista, per comprendere il nostro grado di indipendenza affettiva, per capire se abbiamo idealizzato il partner o se siamo capaci di affrontare la solitudine. Ma soprattutto avremo acquisito strumenti pratici per migliorare il rapporto che abbiamo con noi stessi, che è la base per costruire una sana storia d'amore.Una relazione è in continua evoluzione, perché i rapporti fra le persone sono influenzati dall'ambiente e dai cambiamenti dei due partner. L'autore parla di «entropsia», un termine mutuato dalla fisica, per indicare la possibilità di ricostruirsi anche dopo un periodo difficile, una rottura o una crisi e, soprattutto, l'opportunità di ottenere un equilibrio migliore e più saldo grazie alla consapevolezza maturata attraverso le esperienze negative. Per illustrarlo meglio ci racconta la storia di Anna, un'inguaribile romantica che passerà da un rapporto difficile a una storia d'amore felice grazie a una serie di preziosi insegnamenti.Come Anna, ognuno di noi può costruire una relazione solida e duratura. Perché più importante di quanto amiamo e veniamo amati, è come lo facciamo. La formula dell'amore ci aiuta a capirlo.Alessandro Crescenzio, psicologo e divulgatore, si occupa principalmente di problematiche legate all’ambito relazionale, spesso causa (o effetto) di ansia, stress o umore depresso. Attivo in diverse trasmissioni radio e televisive, ha una pagina Instagram, «Psycool», seguita da più di 110 mila persone.IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Fortunato D'Amato"Aldo Pallanza""Al femminile" a cura di Fortunato D’Amico MyOwnGallery – SuperStudioVia Tortona 27 - Milanofino al 27 novembre 2022 MyOwnGallery di via Tortona a Milano ospita fino al 27 novembre, con la curatela di Fortunato D’Amico, la prima personale milanese di Aldo Pallanza, dal titolo “Al femminile” che celebra e riscopre, in occasione del centenario dalla sua nascita, la maestria di un artista originale e straordinario che ha portato nel mondo l’eccellenza italiana dell’industria artigiana calzaturiera.Nato nel 1922 in una famiglia di calzolai a Vigevano, già da bambino Pallanza mostra un grande talento per il disegno e, in generale, per i lavori artistici. Nelle vacanze estive aiuta i decoratori locali dai quali acquisisce le tecniche e le capacità lavorative. Si diploma con il professor Luigi Barni, all’Istituto Arti e Mestieri Roncalli vincendo anche un premio, che gli avrebbe garantito l’accesso all’Accademia di Brera che però non frequenta perché il padre gli impone di iniziare a lavorare nell’azienda di famiglia. In breve, diventa un apprezzatissimo “designer” della calzatura, anche se nell’Italia di allora alla sua professione si attribuiva il titolo di “modellista”. Per decenni lavora con passione alla creazione di scarpe che verranno indossate da migliaia di donne in tutto il mondo, tra queste l’icona della bellezza italiana, Sophia Loren.Fin dai primi anni di attività, già agli inizi del dopoguerra, Pallanza dimostra le sue ampie capacità espressive e di rappresentazione mettendo a disposizione dell’industria calzaturiera la sua inventiva, la sua abilità tecnica, la sua continua ricerca di soluzioni originali che hanno portato un grande contributo alla promozione del prodotto Made in Italy nel mondo. Un inventore di moda che ha lasciato un’impronta estetica influenzando gli stili di vita e i prodotti di altri settori produttivi, dai tessuti, alle tappezzerie, ad altri capi di abbigliamento. La sua creatività era sempre ispirata, al punto da inventare, oltre ai modelli di calzatura, tessuti e simil-pellami utilizzati per il loro ornamento, elaborati in modo originale, ottenuti da un’attenta e particolare lavorazione dei materiali.Aldo Pallanza non era solo un disegnatore di stile ma un tecnico completo, chiamato a sviluppare il progetto di industrializzazione del prodotto in tutta la sua filiera, anche quella di programmatore dei macchinari e delle attività lavorative. Insomma, era un vero designer a disposizione dell’industria dell’abbigliamento femminile con il compito di trasformare la scarpa in un accessorio prezioso e fondamentale nello stile di una donna.L’esposizione milanese vuole essere un tributo alla sua capacità artistica e alla sua profonda ricerca sperimentale: in mostra oltre quaranta opere che ripercorrono il percorso di crescita di Pallanza, da progettista di calzature di lusso a progettista di arte astratta con l’utilizzo di tecniche e materiali originali e mai prima ad ora utilizzati nell’arte.Opere scultoree più che quadri pittorici che evidenziano le sue fini qualità di “progettista di arte”, suddivise in cicli che il curatore Fortunato D’Amico ha individuato in una produzione vasta e articolata dal 1946 al 2013: la città, il fantastico, il mito, la luce, la natura, l’astrattismo geometrico e materico, la pittura tridimensionale. A queste si aggiunge un’attenzione particolare dedicata al femminile che entra con vigore nell’arte di Pallanza a partire dagli anni Novanta: è la stessa donna elegante e sfuggente per la quale inventa raffinate calzature, quella che appare e scompare nelle sue opere pittoriche. Un essere delicato, misterioso e inarrivabile, simbolo della sua personale ricerca della bellezza e dell’armonia.Le sue figure femminili sono, al passo con i cambiamenti culturali in atto nel mondo contemporaneo, sensibili ad una lettura sulla condizione della donna e del suo ruolo nella società moderna, periodicamente segnalata lungo il percorso che negli anni accompagna l’evoluzione politica e giuridica dei popoli.Centrali e ricorrenti nelle sue opere la sua città natale, Vigevano, la luce, l’universo femminile dal quale estrapola “l’anima del sentire” e dell’emozione che lo accompagna in tutta la sua lunga vita artistica. L’agilità e la spontaneità del tratto, il rispetto delle proporzioni e delle prospettive, le associazioni cromatiche, la capacità di creare immagini dalla sua memoria visiva sono i tratti distintivi delle sue opere scultoree. Nelle opere esposte in mostra e dedicate a Vigevano, Pallanza evidenzia le sue grandi capacità di controllo dello spazio architettonico e degli equilibri dei colori, dei pesi visivi e dei profili che danno vita e volto ai luoghi della sua città.Il Fantastico e il mito attraversano le opere di Pallanza dalla fine degli anni ’80. La Torre del Bramante si trasforma in un’architettura orientaleggiante e la fitta pavimentazione della piazza in una maglia di fogliame colorato. Il Mito, inteso come richiamo al passato è per Pallanza il presupposto per segnalare la decadenza etica del suo tempo, tormentato da due guerre mondiali e dall’esplosione, in seguito, del consumismo che ha alterato in modo irreversibile la scala dei valori nella quale credeva l’artista.La Luce è un altro elemento importantissimo per l’artista: nelle sue opere la luce acquista materialità, è un fluido in costante movimento tra i tessuti e le loro aperture. La Natura è indagata attraverso un’ottica di osservazione minuziosa con segni e colori che restituiscono una rappresentazione artistica trasbordante di dettagli.L’astrattismo geometrico e materico presente in numerose opere è un richiamo al mondo della decorazione applicata alla produzione industriale, con forme generate per dare identità e consistenza ai supporti utilizzati per le lavorazioni della scarpa, come pelli, tessuti, plastiche. La pittura tridimensionale è sperimentata dall’artista negli ultimi anni della sua attività artistica: la trasfigurazione del quadro avviene per più piani di lettura con metamorfosi e nuovi equilibri geometrici che “tradiscono” l’ideale astratto per trasformarsi in una nuova forma d’arte. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Editoriale Giorgio Mondadori contenente testi introduttivi a firma del curatore Fortunato D’Amico, della figlia Federica, dei nipoti Giorgio e Filippo e di altri testimoni amici dell’artista.Ulteriori informazioni sul sito https://aldopallanza.com/ Aldo PallanzaNasce nel 1922 a Vigevano, dove frequenta la Scuola di Disegno e Decorazione presso l’Istituto Roncalli con Luigi Barni. Designer calzaturiero di successo, affianca al lavoro la grande passione per la pittura, per lungo tempo figurativa e in seguito, dalla seconda metà degli anni Ottanta fino alle ultime produzioni del 2014, a carattere astratto-figurativo. Il graduale allontanamento dall’attività professionale coincide con un rinnovato impegno nel settore artistico. Non esita a rivisitare le opere del passato, di vari periodi, per dare loro nuova originalità con slancio creativo. Nel 1989 la partecipazione al primo concorso, a Vigevano, cui seguono numerose mostre collettive. Tra le personali si ricordano, a metà anni Novanta, quelle alla Galleria Sincron di Brescia, l’antologica di Palazzo Roncalli a Vigevano nel 1996 e altre ad Abbiategrasso, Mortara, Corbetta, Milano. Nel 2006, la personale ospitata nella Sala dell’Affresco del Castello di Vigevano. Sue opere sono esposte allo Sharjah Art Museum (Emirati Arabi), al MoMa di New York e alla Galleria Graphica di Caracas. Pallanza muore a Tromello nel 2017.IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Viola Lo Moro"Dialoghi tra i nodi"All'interno della stagione 2022/2023 di Spazio Kor “Nodo Piano”, la seconda con la direzione artistica di Chiara Bersani e Giulia Traversi, torna anche la sezione letteraria parallela, curata dall’artista associata Viola Lo Moro, battezzata per l'occasione "Dialoghi tra i nodi".Spiega Viola: “Il nodo piano è il nodo di base, il primo che si impara per mare o per terra. È un nodo abbastanza semplice, anche se – come molte cose semplici – deve essere fatto in modo preciso e accurato. Lega insieme capi di corda, cima, filo – spesso di spessore diverso – congiunge e, a meno che non si voglia, ha una ottima tenuta. Immagino quindi traiettorie, intenti, mondi – simbolici e non – che possono unirsi con sapienze, consenso e rispetto dei diversi spessori. È il nodo per eccellenza delle relazioni quindi. Basico, essenziale, ma tutt’altro che semplice. La parola piano ci richiama a una necessaria ripresa di un tempo non di puro consumo dell’arte e della sua fruizione, fa il paio con la stagione appena passata, alle attenzioni inclusive e ai ritmi che possono essere e dovrebbero essere scanditi dai corpi reali che abitano gli spazi. I dialoghi avranno come centro tutto questo, legati per affinità di temi agli spettacoli, ma mai in una posizione didattica o pedagogica nei confronti di quello che gli spettatori e le spettatrici vedranno in scena. I fili dei dialoghi saranno due: i nodi tematici, come nei testi troviamo alcune ricorrenze di quelli che abbiamo chiamato “nodi” (legami familiari, legami con alunni/e legami con la natura e il selvaggio; i nodi tra i registri artistici differenti, come tra testi che usano mezzi di espressione differenti, stili, linguaggi, medium testuali, dialogano tra loro (la parola scritta e la parola disegnata, la sceneggiatura/il soggetto/il romanzo e il prodotto audiovisivo)” Gli incontri, che vedono la preziosa collaborazione della libreria Alberi d'Acqua, si terranno tutti a Fuoriluogo (Via Govone 15, Asti). Il primo appuntamento è per sabato 26 novembre alle 18 è con “Scritture ibridate, scritture annodate” con Elvira Seminara e Viola Lo Moro.Elvira SeminaraGiornalista professionista dal ‘91, prima di dedicarsi interamente alla narrativa è stata redattrice di cronaca nel quotidiano La Sicilia e docente a contratto di Storia del giornalismo nella facoltà di Lettere dell’ università di Catania. Nel 2008 ha pubblicato con Mondadori L’indecenza, cui sono seguiti I racconti del parrucchiere (Gaffi), Scusate la polvere (nottetempo), La penultima fine del mondo (nottetempo) e infine, con Einaudi, Atlante degli abiti smessi (2015) I segreti del giovedi sera (2020) Diavoli di sabbia (2022). Il teatro Stabile di Catania ha messo in scena, con la regia di Gianpiero Borgia, i suoi romanzi L’indecenza e Scusate la polvere.Questo il calendario completo degli appuntamenti:Sabato 26 novembre 2022 ore 18 Fuoriluogo“Scritture ibridate, scritture annodate” Elvira Seminara – Viola Lo Moro;Sabato 5 febbraio 2023 ore 18 Fuoriluogo“Le scritture delle eroine: nodi nelle serie televisive” Marina Pierri – Viola Lo Moro;Sabato 18 marzo 2023 ore 18 Fuoriluogo“Nodi tra disegni e testi: il fumetto” Virginia Tonfoni – Viola Lo Moro;Sabato 25 marzo 2023 ore 18 Fuoriluogo“Nodi della trasmissione e cura: la materia alternativa” Laura Marzi – Viola Lo Moro;Sabato 22 aprile 2023 ore 18 Fuoriluogo“Nodi nei territori selvaggi della scrittura” Laura Pugno – Chiara Bersani – Viola Lo MoroIngresso libero, consigliata la prenotazione su www.allive.it . Il programma completo della stagione è disponibile su www.spaziokor.it IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Filippo Monge"Spie & Romanzi"Nato da una idea di Paolo Bertinetti, professore emerito di Letteratura Inglese dell'Università di Torino, il festival intende creare occasioni di contaminazione culturale, aprendo il dibattito su temi di assoluta attualità.Torna a Savigliano, sabato 26 novembre 2022, nella splendida cornice dell’ex convento di Santa Monica, sede decentrata dell’Università di Torino (via Garibaldi, 6), la quinta edizione di “Spie & Romanzi”, rassegna letteraria nazionale sul romanzo di spionaggio.L’evento organizzato e promosso dal Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne dell’Università degli Studi di Torino e con la Fondazione Elisabetta Sgarbi e la casa editrice la nave di Teseo, grazie al prezioso sostegno di Bene Banca e di Volvo Car Italia, avrà inizio sabato mattina alle ore 10 con un convegno, aperto in particolare a studenti delle scuole superiori e universitari, dal titolo “Scacchieri e scenari: dalla finzione letteraria ai drammi della contemporaneità”.Il convegno sarà introdotto e moderato dal docente universitario saviglianese Filippo Monge e parteciperanno come relatori, oltre a Paolo Bertinetti, anche Chiara Angeli, Head of Commercial Operations di Volvo Car Italia, lo storico e giornalista Paolo Gerbaldo, l’economista di fama internazionale Manlio Del Giudice, il presidente di Bene Banca Elia Dogliani, il presidente degli industriali cuneesi e presidente della Camera di Commercio di Cuneo Mauro Gola e Pier Maria Monasterolo, esperto di sicurezza informatica, CEO di Leonardo Tech e consulente di importanti istituzioni pubbliche e private sui temi della cyber security.La rassegna proseguirà (sempre nella stessa mattinata) con la presentazione del romanzo di spionaggio La danza delle ombre. Spie, agenti e molti segreti (la nave di Teseo) di Guido Olimpio (sarà presente l’autore). In esposizione, poi, nel giardino interno della sede universitaria, si potrà ammirare, fin dal pomeriggio di venerdì 25, l’autovettura Volvo P1800, protagonista nel film “THE SAINT”.“Negli ultimi anni della mia attività didattica a Torino ho registrato particolare interesse su questo nuovo filone letterario” riferisce lo stesso Bertinetti. “Ho così deciso di proporre, proprio qui a Savigliano, sede decentrata dell’Università degli Studi di Torino, questo progetto di marketing culturale ma anche marketing territoriale, per coltivare aggregazione su queste tematiche narrative. Ringrazio, infine, il prof. Filippo Monge, direttore della rassegna, per esser riuscito a completare, con successo, nonostante due edizioni "a distanza" questa fase di start-up dell'evento e di questa produzione culturale, dimostrando particolare impegno nelle varie fasi organizzative di un importante evento per il territorio”.IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Fiorenza Pistocchi"Angeli su fondo nero"Neos Edizionihttp://www.neosedizioni.it/In una primavera luminosissima l’efferata inspiegabile uccisione di una giovane donna esaspera il commissario Perego, già turbato dal difficile rapporto con Linette, la bella creola dalle misteriose visioni. Tutto sembra girare attorno a un’antica icona: un angelo su fondo nero.Dopo Il tocco del piccolo angelo, tornano le vicende di Diego Perego e dell’inquieta Linette, con tutti i loro chiaroscuri, i sentimenti contrastanti, le passioni, il desiderio di luce. Lei aspira a una vita normale insieme alla piccola Stella, ma il percorso non è scontato: mentre la relazione con Diego subisce una battuta d’arresto, la sua sensibilità cerca un riscatto anche aiutando Carmela, che come lei ha vissuto l’esperienza del carcere.Il commissario Perego invece è alle prese con l’omicidio di una bella ragazza ucraina, collaboratrice in una galleria d’arte specializzata in icone. Le indagini procedono con difficoltà svelando via via un sottobosco sempre più intricato di traffici internazionali e malavita locale. Su questo sfondo oscuro si muove però una vita di comunità illuminata da solidarietà, affetti veri e piccoli eroismi che, insieme alle capacità “speciali” di Linette permetteranno di dominare la violenza e avvicinarsi alla soluzione.Un giallo dal ritmo serrato che regala emozioni e scorci di vita: la quotidianità dei quartieri di Lambrate e dell’Ortica e tutta l’umanità che, nel bene e nel male, li abita.… Fu proprio l’angelo che attirò nuovamente la sua attenzione.Staccò l’icona dal chiodo che la reggeva. Era pesante, dipinta su una tavola di legno, la cornice molto spessa. La girò e osservò la tela che fungeva da superficie posteriore del quadro, fissata con dei chiodini a spillo sul bordo esterno della cornice. Gli parve che fosse messa male: c’erano delle piccole pieghe nella stoffa e alcuni chiodini erano più brillanti, come se quelli originali fossero stati tolti e sostituiti con altri nuovi.Andò in cucina, dal cassetto delle posate prese un coltello e con delicatezza fece leva sotto la testa dei chiodini, fino a toglierli e a poter sollevare un angolo della tela…Fiorenza Pistocchi è nata a Savona. Ha vissuto per molti anni a Milano e ora risiede a Pioltello, una cittadina dell’area metropolitana. Ha conservato un grande attaccamento per la sua terra d’origine e passa spesso le sue vacanze a Noli, uno dei borghi più belli della Riviera di Ponente. Proprio in questa cittadina, ricca di cultura, di storia e di bellezze naturali ha voluto ambientare il suo primo romanzo.IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Sara Durantini"Annie Ernaux. Ritratto di una vita"dei Merangoli Edizionihttps://deimerangoli.it/Il "Ritratto" di Annie Ernaux, pubblicato in concomitanza con il Premio ricevuto e con la rimessa in discussione in molte paesi del mondo dei diritti femminili, è un racconto biografico scritto "con lei e non su di lei", racconta Sara Durantini. Le tempistiche e le affinità tra gli eventi rendono questo ritratto unico nel suo genere, uno scrigno prezioso che contiene una lunga intervista inedita, a cuore aperto, di Annie Ernaux, in cui svela alcuni dettagli mai raccontati del suo rapporto con i genitori, soprattutto con la madre.Un inedito ritratto della vita di Annie Ernaux, scrittrice francese, insignita nel 2022 del Premio Nobel per la Letteratura. Sara Durantini attraverso un lavoro certosino offre al lettore un quadro biografico che culmina nell’incontro a Cergy, in Francia, per una emozionante intervista che fa parte di questo libro.Il testo, come un reportage, fissa per immagini gli avvenimenti pubblici e privati di Annie Ernaux, che ha rotto gli argini del falso perbenismo consacrandosi alla scrittura. Sara Durantini consegna un libro dove narrativa, saggistica e giornalismo si alternano e si completano restituendo istantanee del passato e del presente che si ricompongono in questo Ritratto di una vita: dall’infanzia a Lillebonne in Normandia all’adolescenza, dagli studi alla coscienza di sé, dall’aborto al matrimonio, dalla nascita dei figli al divorzio, dal tumore al nuovo amore. Quella che emerge è una donna commovente, lucida e coraggiosa che si afferma nel panorama mondiale della letteratura.“Annie Ernaux, insignita del Premio Nobel per la Letteratura nel 2022. Con lei hanno vinto tutte le donne.” (Sara Durantini)Immagine di copertina: Floriana Porta, Ritratto di Annie Ernaux, acquarello su carta, 2022.Traduzione dell’intervista ad Annie Ernaux a cura di Luigi Romildo.Sara Durantini, nata a San Martino dall’Argine (MN) nel 1984, è laureata in Lettere moderne e da giovanissima inizia a dedicarsi alla scrittura. Infatti vince l’edizione 2005-2006 per la sezione inediti del Premio Tondelli con il racconto L’odore del fieno e nel 2007 pubblica Nel nome del padre (Fernandel Editore). Partecipa alle antologie collettive di varie case editrici. Nel 2021 pubblica L’evento della scrittura. Sull’autobiografia femminile in Colette, Marguerite Duras, Annie Ernaux (13lab editore). Da oltre dieci anni scrive articoli per riviste letterarie online e cartacee.IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Giovanni Checchinato"Omelia per gli invisibili"La storia di un vescovo dove cresce la quarta mafiaMondadori Editorehttps://www.mondadori.it/«Se un cristiano va in chiesa per pregare Dio perché gli vada bene una rapina, c’è qualcosa che non funziona.» Se in dieci giorni muoiono in due incidenti stradali sedici immigrati, se nel Gran Ghetto di Torretta Antonacci, a pochi chilometri da San Severo, si susseguono incendi che stroncano la vita di gambiani, senegalesi, camerunensi, lavoratori sfruttati da caporali senza scrupoli, un vescovo non può fare finta di niente, allargare le braccia sconsolato e tornare in sagrestia.«Quando sento il termine “ormai”, mi inquieto. È un sinonimo di disfatta, di rinuncia preventiva di fronte alle difficoltà» dice don Giovanni Checchinato, a cui è capitato di fare il vescovo in una terra dove esiste un potere criminale che hanno chiamato «quarta mafia». È un sistema di associazioni criminali che controlla la Capitanata e la provincia di Foggia con estrema crudeltà, gestendo il traffico di stupefacenti, la prostituzione, il racket delle estorsioni, l’organizzazione di furti e rapine e infiltrandosi nella pubblica amministrazione.Il mondo della mafia e quello degli immigrati sono apparentemente lontani, ma hanno un punto in comune: sono entrambi invisibili. I mafiosi, da una parte, non vogliono farsi identificare, pur utilizzando tutti gli strumenti possibili – anche le nuove tecnologie – per ottenere un consenso sociale. Dall’altra, le persone provenienti da molti paesi africani che arrivano in Puglia per lavorare preferiscono vivere in una baracca, lontano dai centri abitati e in condizioni terribili, pur di sentirsi accettati dagli altri del ghetto, piuttosto che in una casa vera e propria ma discriminati in città.Don Gianni, come lo chiamano a San Severo, si rivolge a tutte queste persone, senza essere barricadero o istrionico. Lo fa chiamando le cose con il loro nome, convinto che, per rendere la lotta alle mafie una cosa normale, si debba cominciare da qui.Giovanni Checchinato nasce a Latina il 20 agosto 1957 e nel 1981 viene ordinato sacerdote. Dopo il Baccalaureato nell’Istituto Teologico di Anagni, perfeziona i suoi studi con la Licenza in Teologia Morale nell’Accademia Alfonsiana di Roma. Nel 2009 consegue il Master in Counselling socio-educativo presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. Dopo esperienze di servizio come vicario e parroco, nel 2005 diventa Rettore del Pontificio Collegio Leoniano, per poi rientrare in diocesi come parroco nel 2015. Nel 2017 diventa vescovo della diocesi di San Severo.IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Rachele Ferrario"Umberto Boccioni"Vita di un sovversivoMondadori Editorehttps://www.mondadori.it/«Per raccontare Umberto Boccioni spesso ho usato le sue stesse parole o quelle di chi l’ha conosciuto, in modo da restituire il senso più profondo dell’uomo e dell’artista.» Rachele Ferrario, storica e critica d’arte, ricostruisce in queste pagine preziose la storia burrascosa, e per molti aspetti poco nota, del grande artista capofila del futurismo. Dall’infanzia tra Morciano di Romagna e Padova, all’apprendistato romano con Balla, l’amicizia con Sironi e Severini, il legame con Marinetti, l’amore con Margherita Sarfatti, i viaggi nella Russia degli zar e nella Parigi di Picasso, l’arresto, le risse nella Milano incandescente d’inizio secolo.Boccioni è un outsider. Figlio di un usciere e di una sarta, non ha una formazione accademica, ma un talento innato per il disegno. La madre, Cecilia, da cui eredita la forza e la fragilità di nervi, è la sua prima ispiratrice, il suo soggetto preferito, «la chiave per esprimere il suo punto di vista sul mondo». Un mondo in trasformazione, del quale Boccioni si dimostra un sorprendente interprete, «capace di tradurre in immagini la “selvaggeria futurista”, il movimento, la luce elettrica, i treni in corsa, gli stati d’animo di chi parte e di chi resta, l’energia dei primi anni del secolo». Ne sono la prova La città che sale, oggi al MoMA di New York, che arriva a esercitare «una forza magnetica, che imbriglia chi osserva in un’esibizione di potenza lirica», Idolo moderno, Forme uniche della continuità nello spazio e gli altri capolavori di cui Ferrario racconta la genesi.Nella sua vita come nella sua opera, Boccioni è un sovversivo. Un uomo di avanguardia, contro le convenzioni e gli schemi del passato. È convinto che l’arte non possa essere separata dalla politica, dalla vita. Partecipe della temperie da cui nascerà il fascismo, è un futurista, ha il mito dell’avventura, coltiva un’idea epica della modernità. Crede nella guerra, e proprio nelle retrovie della Prima guerra mondiale troverà la morte. È l’agosto del 1916, più di sei anni prima della marcia su Roma. Eppure, sulla sua straordinaria figura, graverà a lungo l’ombra del fascismo.Oggi i suoi quadri sono esposti nei più importanti musei del mondo e «i suoi colori, le sue immagini, le sue visioni» vibrano ancora di eccezionale contemporaneità.Rachele Ferrario, storica e critica d’arte, insegna Fenomenologia delle arti contemporanee e catalogazione e gestione degli archivi all’Accademia di Belle Arti di Brera. Cura archivi d’arte e mostre. Nel 1998 ha scoperto un nucleo di 45 opere inedite di Paresce, di cui ha curato mostre antologiche, dirige l’Archivio, ha pubblicato la biografia (Lo scrittore che dipinse l’atomo. Vita di René Paresce da Palermo a Parigi, Sellerio, 2005) e il catalogo generale (Skira, 2012). È autrice di Giulio Paolini. Un viaggio a distanza (Nomos Editore, 2009), Les Italiens. Sette artisti alla conquista di Parigi (Utet, 2017) e, per Mondadori, Le signore dell’arte. Quattro artiste italiane che hanno cambiato il nostro modo di raffigurare il mondo (2012), con i ritratti di Carol Rama, Carla Accardi, Giosetta Fioroni e Marisa Merz, Regina di quadri. Vita e passioni di Palma Bucarelli (2010, 2020) e Margherita Sarfatti. La regina dell’arte nell’Italia fascista (2015). Collabora con il «Corriere della Sera» e Rai Storia.IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Barbara Delfino"Montagna di sabbia"Joanna BatorVoland Edizionihttps://www.voland.it/Polonia, primi anni ’70. Jadzia e Stefan Chmura, freschi sposi e genitori della piccola Dominika, varcano la soglia del loro nuovo appartamento a Piaskowa Góra, nella periferia di Wałbrzych. Il modernissimo quartiere edificato dal governo socialista per le famiglie dei minatori promette comodità e benessere, ma presto la montagna di sabbia sulla quale è costruito rivela tutta la propria ingannevole fragilità. Joanna Bator, con uno stile denso di immagini vivide e sorprendenti, racconta la storia di una famiglia e delle tre generazioni di donne che la compongono, dando vita a un intreccio di personaggi memorabili, condannati a un’esistenza sbiadita e a una solitudine profonda, mentre il mondo che li circonda si trasforma inesorabile, abbandona il socialismo e si converte al consumismo. Solo lo spirito ribelle di Dominika sembra capace di spezzare la catena dell’infelicità.Johanna BatorScrittrice, giornalista e viaggiatrice, è nata nel 1968 a Wałbrzych, in Bassa Slesia. Specializzata in antropologia culturale, nel 2013 ha ottenuto il prestigioso Premio Nike per il romanzo Ciemno, prawie noc (Buio, quasi notte), da cui nel 2019 è stato tratto un film. Montagna di sabbia – titolo originale Piaskowa Góra (2009) – l’ha consacrata come una delle voci più interessanti del panorama letterario europeo.Barbara Delfino si è laureata in Lingue moderne all'Università di Torino. Terminati gli studi, si occupa, fin da subito di traduzione editoriale continuando a frequentare corsi e seminari in giro per l'Italia e l'Europa. Traduce prosa polacca contemporanea, tra cui le opere di Olga Tokarczuk, vincitrice del Premio Nobel per la letteratura 2018.IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Benedetta Cibrario"Per ogni parola perduta"Mondadori Editorehttps://www.mondadori.it/Circolo dei Lettori, Torinomartedì 22 novembre, ore 18:30Un incrocio garbato di passato e presente."Per ogni parola perduta"con Benedetta Cibrario ed Elena Loewenthalhttps://circololettori.it/Oxford. La giovane Sofia si è confinata in casa dopo la perdita del marito Nicola Obreskov, storico accademico, sul punto di concludere uno studio sui russi immigrati in Italia fra la fine dell’Ottocento e il primo ventennio del Novecento. L’intensità della storia d’amore spezzata disorienta Sofia, che sceglie l’isolamento. L’amico Edmund ha i suoi metodi – e le sue ragioni – per forzarla a riprendere il lavoro di restauratrice di tessuti: è appena riuscito ad aggiudicarsi all’asta una mongolfiera levatasi in volo a Chambéry nel 1784 e bisognosa di un restauro. Alla generosa invadenza di Edmund risponde la gugliata magica e riparatrice di Sofia, che accetta anche di svolgere una ricerca storica su quel volo e sul giovanissimo Xavier de Maistre – futuro autore del Viaggio intorno alla mia camera – salito sulla navicella insieme all’amico Louis Brun.A Chambéry, stringe una singolare intesa con Pauline, erede appassionata di una celebre libreria antiquaria. Si incrociano destini, e complice Edmund, maestro di cerimonie, Sofia guida la sua mongolfiera restaurata nei cieli della Storia perché il passato sia invitato a resistere dentro i confini incerti del presente. Alla giovane ostinazione di Pauline fanno eco la Russia misteriosa di Nicola e il fantasma di de Maistre.Benedetta Cibrario sente una volta di più il “rumore del mondo” e lo semina, con maestria, dentro il vortice in cui si affollano le parole perdute della memoria. Quattro anime generose si avventurano per noi attraverso gli specchi del dolore e dell’accadere, alla ricerca del filo con cui ricucire gli strappi del destino, e fanno levare nel cielo della Storia un’antica mongolfiera perché dall’alto siano finalmente comprensibili la meraviglia e l’insensatezza del vivere.Benedetta Cibrario è nata a Firenze nel 1962, da padre torinese e madre napoletana. Vive a Londra. Nel 2007 esordisce con il romanzo Rossovermiglio (Feltrinelli, premio Campiello 2008), tradotto e pubblicato in diversi paesi, tra cui Germania, Olanda, Portogallo, Grecia. Nel 2009 esce Sotto cieli noncuranti (Feltrinelli, premio Rapallo Carige 2010) e, successivamente, Lo Scurnuso (Feltrinelli, 2011). Per Mondadori ha pubblicato nel 2018 Il rumore del mondo (finalista al premio Strega 2019).IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Attilio Brilli"La grande incantatrice"Il fascino dell'Italia per i viaggiatori di ogni tempoUtet Librihttps://www.utetlibri.it/«Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti e i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.» Stendhal«Venezia giace dinanzi ai nostri sguardi nel periodo finale della sua decadenza, un fantasma sulle sabbie del mare, così debole, così spoglia di tutto, tranne la propria grazia, che quando ne osserviamo il pallido riflesso sulla laguna, ci chiediamo quale sia la città, quale l’ombra.» John Ruskin«Conoscevo il Campidoglio e la sua posizione prima di conoscere il Louvre, e il Tevere prima della Senna.» Montaigne«Non è troppo fantasioso dire che ciascuno dei grandi capolavori italiani detiene le chiavi di qualche giardino segreto dell’immaginazione.» Edith WhartonTutti sanno che nel 1817 Stendhal, giunto al cospetto dei marmi di Santa Croce a Firenze, si sentì mancare. Ma le cronache sono piene di viaggiatori che in tutte le epoche, giunti per mare, a cavallo, in carrozza, treno o automobile, restano avvinti dalle meraviglie conturbanti dell’Italia. È una sensazione indefinibile, un misto di eccitazione, smarrimento, gioia e timore, qualcosa di simile insomma all’azione portentosa di un filtro d’amore. Non si tratta soltanto di “bellezza”, un termine tanto generico e ammansito da non fare quasi più effetto. Tutt’altro. Il fascino dell’Italia è vertiginoso, sbalestrante, assoluto. Charles Dickens, giunto alla sala dei Giganti di palazzo Te a Mantova, disse irritato che gli affreschi «facevano venire l’apoplessia», il contrario del «senso di armonia che dovrebbe comunicare un’opera d’arte». Charles de Brosses, dal canto suo, trovava la santa Teresa di Bernini troppo eccitante per una chiesa: «Se questo è amore divino, lo conosco anch’io perché se ne vedono tante copie in natura». E Lord Byron rimase stregato dalla cascata delle Marmore «orribilmente bella».Ma cos’è questa malia? Cos’è questo fascino violento che da secoli piega le ginocchia di viaggiatrici e viaggiatori, costringendoli a una sensuale devozione? Attilio Brilli scava tra i resoconti noti e meno noti, restituendo al mito del viaggio in Italia le sue radici più complete, che risalgono a ben prima della moda del Grand Tour. Con i suoi giardini ordinati oppure selvaggi, le ville magnifiche e le rovine romantiche, i borghi scavati nella roccia e il dedalo opulento di Roma, i dolci declivi collinari e le aguzze montagne, La grande incantatrice ha sempre saputo soggiogare le menti più brillanti del mondo.Eppure, da sempre, tutta questa bellezza noi italiani sappiamo come sperperarla, se già Montaigne, arrivato a Urbino nel 1581, non poté coronare il sogno di una visita alla biblioteca di Federico da Montefeltro perché purtroppo, come gli spiegarono gli imbarazzati cortigiani, le chiavi erano andate smarrite. È forse il nostro destino, essere gli svagati custodi di un tesoro inestimabile. Possiamo solo sperare che nonostante la nostra noncuranza l’Italia continui a essere, come sosteneva Vernon Lee, quella «favolosa soffitta colma di carabattole misteriose e di ammiccanti fantasmi nella quale soddisfare gli istinti elementari della finzione e del romanzesco».Attilio Brilli, già professore ordinario di letteratura angloamericana, è fra i massimi esperti di letteratura di viaggio. Tra i suoi ultimi libri: Il grande racconto del viaggio in Italia (Il Mulino 2019), Il grande racconto del favoloso Oriente (Il Mulino 2020), Le viaggiatrici del Gran Tour (Il Mulino 2020) e Venere seduttrice (Il Mulino 2022).IL POSTO DELLE PAROLEAscoltare fa Pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Comments (2)

Sienna Maraboli

Ciao a tutti leggendo questo, sono sienna di Roma e voglio ringraziare questo grande incantatore che mi ha aiutato a ricongiungermi con mio marito, la parte scioccante di tutto è stata che questo incantesimo è stato fatto in meno di 3 giorni senza alcuna delusione o ritardo e consiglio a tutti avendo problemi di separazione a drwava3@gmail.com o whatsapp lui +12162022709 o viber +12066713285 non mi ha deluso e non deluderà te. contattalo oggi e ottieni le soluzioni al tuo problema

Feb 28th
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PieTro Giunta

ti GHz la zolla gr p tu ne h un u un u GHz un un ha una tuju5 ztzzzz6 sa un 0 un u un un g tu per u

May 3rd
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