DiscoverRadioBorsa - La tua guida controcorrente per investire bene nella Borsa e nella Vita
RadioBorsa - La tua guida controcorrente per investire bene nella Borsa e nella Vita
Claim Ownership

RadioBorsa - La tua guida controcorrente per investire bene nella Borsa e nella Vita

Author: SoldiExpert SCF

Subscribed: 81Played: 4,291
Share

Description

Cerchiamo come te il meglio nella Borsa e nella Vita. Ascolta le nostre storie! Un podcast di SoldiExpert.com a cura di Salvatore Gaziano & Roberta Rossi, consulenti finanziari indipendenti e fondatori di SoldiExpert SCF, fra le prime società in Italia del settore.
 
Su RadioBorsa tanti argomenti importanti per affrontare i tempi moderni, come soldi, investimenti, benessere finanzario. 

Dalle lettere settimanali dedicate ai mercati finanziari di Salvatore Gaziano alle pillole di finanza personale di Roberta Rossi, migliora il tuo benessere finanziario con analisi, consigli e gli ultimi aggiornamenti sugli investimenti.


Il sito della nostra società di consulenza finanziaria indipendente:
https://soldiexpert.com
 
Iscriviti alla nostra newsletter:
https://soldiexpert.com/lettera-settimanale/

Scopri i nostri ebook gratuiti e le guide per investire:
https://soldiexpert.com/moneyreport/ebook-e-guide/
 
Seguici su:
• Blog - https://soldiexpert.com/moneyreport/
• YouTube - https://www.youtube.com/soldiexpert
• LinkedIn - https://www.linkedin.com/company/soldiexpert-scf
495 Episodes
Reverse
È possibile investire i soldi accantonati per pagare le tasse allo Stato e ottenere un rendimento? La risposta è sì. In questo video ti spiego come gestire in modo intelligente la liquidità destinata al fisco, trasformandola in un'opportunità di guadagno anche se non si tratta di soldi "nostri".Se hai una partita IVA o gestisci un’azienda, sai quanto sia importante accantonare parte del fatturato per pagare le imposte. Ma cosa succede se quei fondi restano fermi sul conto corrente senza generare nulla? Le banche ci guadagnano, ma tu no.
Fare figli è una scelta d’amore, ma in un contesto di costi crescenti e stipendi fermi può diventare una fonte di ansia finanziaria.In questo episodio di Financial Fitness affrontiamo una domanda scomoda: i figli rischiano davvero di divorare il patrimonio dei genitori?Parliamo di problemi reali, ma soprattutto di soluzioni di finanza personale: pianificazione, scelte fatte per tempo, sostegno inter-generazionale e ruolo dei nonni.Un episodio pensato per chi vuole evitare, domani, di dirsi: “Perché non ci ho pensato prima?”
Conviene davvero investire con i nuovi fondi di investimento proposti da Satispay?In questo podcast analizziamo nel dettaglio la nuova sezione investimenti dell’app Satispay e valutiamo i pro e contro dell’offerta. Parliamo dei tre fondi gestiti da Invesco obbligazionario bilanciato e azionario e dei costi di gestione associati.Ti spieghiamo perché pur apprezzando l’idea di democratizzare l’accesso agli investimenti troviamo alcune criticità importanti da conoscere prima di cliccare su investi.
"Il leone e il vitello giaceranno insieme. Ma il vitello non dormirà molto." Partiamo da questa citazione di Woody Allen per descrivere l'inizio del 2026: uno scenario da thriller geopolitico dove la fiducia è diventata la risorsa più scarsa.In questa puntata di RadioBorsa analizziamo il passaggio dall'era del "Just in Time" a quella del "Just in Case", dove governi e aziende non cercano più l'efficienza estrema, ma la sicurezza, accumulando scorte e ridisegnando le alleanze.I temi di questo episodio:🌍 Geopolitica: Dal ritorno del Venezuela alla Groenlandia come snodo strategico: perché il mondo sta cambiando pelle.⚠️ Il paradosso della fiducia: Mentre gli Stati si blindano, i risparmiatori si fidano troppo spesso di "guru" improvvisati o dell'AI senza verifiche.📜 Storia: Un inedito Karl Marx trader a Londra nel 1864 e le analogie con le bolle finanziarie di oggi.📱 Focus Strumenti: L'analisi indipendente di SoldiExpert SCF sui fondi di investimento proposti dall'app Satispay. Sono davvero convenienti?Un percorso per capire come investire navigando a vista, ma con una bussola solida.
Quanti soldi è corretto tenere liquidi sul conto corrente?La risposta potrebbe sorprenderti: il meno possibile. Ma attenzione, non stiamo dicendo di lasciare il conto a zero, bensì di ottimizzare la gestione della liquidità, lasciando solo quanto necessario per le spese di 1 o 2 mesi. Tutto il resto può essere gestito in modo più intelligente e produttivo. In questo video ti spieghiamo perché tenere troppi soldi fermi sul conto corrente è una strategia perdente: non generano rendimento, vengono erosi dall'inflazione e, paradossalmente, arricchiscono le banche che li utilizzano per concedere prestiti, incassando interessi.A te? Rimane poco o nulla.Esploriamo insieme le migliori alternative per far fruttare la liquidità senza correre rischi inutili: conti deposito, conti remunerati e soprattutto ETF monetari, strumenti semplici, trasparenti e a basso costo che possono offrire rendimenti anche del 2% lordo annuo, con tassazione agevolata al 12,5%. Uno degli strumenti citati è Xtrackers II EUR Overnight Rate Swap UCITS ETF 1C (ISIN: LU0290358497), un ETF monetario che investe in strumenti a brevissima scadenza legati al tasso overnight.Dal 2023 ha registrato una crescita costante, offrendo una valida alternativa al conto corrente tradizionale per chi vuole tenere la liquidità disponibile ma fruttifera. Analizziamo anche un esempio concreto, quello di Luca, un libero professionista con molta liquidità inutilizzata, per mostrarti come puoi ottenere un piccolo rendimento extra anche da quei soldi che sai già che non puoi spendere (come le tasse future).Vedrai anche numeri aggiornati sul patrimonio finanziario degli italiani e quanto di questo resta fermo e infruttifero sui conti correnti. Una fotografia che fa riflettere e che ti aiuterà a capire meglio come gestire in modo più consapevole i tuoi risparmi.
C’è una paura che torna sempre, qualunque sia l’andamento dei mercati: la paura di entrare nel momento sbagliato.Anche dopo anni positivi, anche quando tutto sembra andare nella direzione giusta, il dubbio è lo stesso: “E se fosse proprio adesso il momento peggiore?”In questo episodio partiamo da qui: dalla paura che blocca.Da quella sensazione che spinge alcuni a restare fermi, altri a entrare a piccoli passi, altri ancora a investire comunque, cercando di convincersi di avere tutto sotto controllo.Raccontiamo due storie diverse, ma molto comuni. Una di chi ha messo i risparmi “in panchina” per non rischiare più. E una di chi vorrebbe investire, ma solo gradualmente, anche quando il capitale è già disponibile.Poi allarghiamo lo sguardo.Ripercorriamo quindici anni di crisi, shock, titoli allarmistici e momenti che, di volta in volta, sembravano davvero i peggiori possibili per investire.Perché il punto, alla fine, non è eliminare la paura: è accettare che ci sarà sempre.E capire cosa fare, quando arriva.
In questo episodio, dedicato ai libri (non solo di economia e finanza) esploriamo i segreti del successo finanziario attraverso le voci dei due più grandi maestri dell’investimento mondiale, analizzando come la loro disciplina e umiltà siano la vera chiave per battere i mercati nel lungo periodo.​Ci addentriamo poi nei corridoi del potere milanese, ripercorrendo la storia di scalate leggendarie e di un capitalismo d’altri tempi, raccontato da un protagonista che ha vissuto le luci e le ombre di Piazza Affari partendo da zero.Cambieremo poi decisamente prospettiva, seguendo le tracce di un viaggio epico attraverso l’Europa per riflettere su concetti come la resilienza e l’adattamento, doti che accomunano i grandi predatori della natura e i risparmiatori più accorti.​Non mancherà uno sguardo alla sfida geopolitica del futuro, cercando di decifrare la strategia silenziosa che sta ridisegnando gli equilibri globali tra industria e tecnologia.Infine, analizzeremo la psicologia che governa le folle imparando a riconoscere quegli schemi che da secoli gonfiano e fanno scoppiare le bolle finanziarie, per imparare a restare lucidi quando l’avidità o la paura sembrano prendere il sopravvento.​Un percorso tra storia, strategia e natura per prepararci al meglio al 2026, prima di salutarci per la pausa natalizia.
Nell'ultimo anno, i Certificati di investimento, in particolare quelli a Capitale Protetto, hanno invaso i portafogli degli italiani. Ma dietro la promessa di sicurezza e rendimenti fissi, cosa si nasconde davvero?In questo podcast, noi di SoldiExpert SCF, società di consulenza finanziaria indipendente, spieghiamo perché siamo molto critici verso questi prodotti e perché, nella maggior parte dei casi, sconsigliamo i Certificati ai risparmiatori retail.Analizziamo i motivi per cui l'industria del Risparmio gestito sta spingendo con forza sulla loro vendita: i rendimenti obbligazionari in calo e la paura degli investitori di entrare sui massimi azionari.Ti mostriamo come la soluzione magica proposta dalle Banche nasconda in realtà criticità enormi: Complessità estrema: Strumenti difficili da comprendere, che rendono l'investitore inconsapevole di dove sono finiti i suoi soldi. Costi non trasparenti: Scopri i costi di collocamento elevati e come l'emittente trattiene i dividendi, limitando il tuo potenziale guadagno.Problemi di Liquidità: La bassa liquidità sul mercato secondario si traduce in spread alti che rendono difficile e costoso uscire dall'investimento prima della scadenza.Rischio dell'Emittente: Contrariamente a quanto si crede, il "Capitale Protetto" non è assoluto.I certificati sono passività della banca e sono soggetti al rischio di bail-in in caso di fallimento.Un portafoglio solido e consapevole si costruisce con strumenti semplici, trasparenti ed efficienti come gli ETF, non con prodotti pensati per pagare la catena distributiva.Segui il podcast per capire se e quando i Certificati possono avere un senso (solo per investitori evoluti) e scopri come puoi proteggere il tuo capitale con alternative più semplici.
Un giovane imprenditore sottoscrive un investimento “tranquillo”.Qualche anno dopo scopre che, se vuole uscire, ha tre opzioni.Una peggio dell’altra. Non è un bivio. È un vicolo cieco.Da qui nasce l’episodio: un piccolo manuale di autodifesa finanziaria, pensato prima di firmare, non dopo.
«Non conta predire la pioggia, conta costruire l’arca.»Iniziamo questo episodio con una celebre massima di Warren Buffett per smontare la "valanga" di previsioni finanziarie per il 2026 che puntualmente inondano i risparmiatori a fine anno. Previsioni che, statisticamente, hanno spesso un valore informativo prossimo allo zero.In questa puntata di RadioBorsa, Salvatore Gaziano (responsabile strategie di SoldiExpert SCF) analizza il grande paradosso italiano:Siamo primi al mondo per la cucina, ma ultimi per educazione finanziaria.Dichiariamo di non fidarci delle banche, ma sottoscriviamo "a ritmo industriale" prodotti costosi e opachi come certificati e fondi a scadenza.Secondo la Consob, il 42% dei risparmiatori crede (erroneamente) di non pagare nulla per la consulenza bancaria.Di cosa parliamo in questo episodio:✅ Previsioni vs Preparazione: Perché è inutile tentare di indovinare il meteo dei mercati e perché bisogna invece prepararsi a ogni scenario✅ Consulenza Indipendente: Cosa significa davvero lavorare senza conflitti di interesse e senza retrocessioni sui prodotti✅ Il video di Marco Cini: Un riferimento all'analisi (disponibile sul nostro canale YouTube) che spiega perché certi prodotti inadatti vengono collocati così massicciamente✅ Approccio "Patrimonio-centrico": Perché investire non è solo scegliere un titolo, ma occuparsi di previdenza, fiscalità e passaggio generazionale📅 Novità 2026: Un annuncio importante sul futuro di RadioBorsa e della Lettera Settimanale. Dal nuovo anno usciranno in un unico appuntamento il martedì, alternando analisi macro a focus sulla finanza personale.
Quanto dovreste pagare davvero per comprare o vendere strumenti finanziari come azioni, obbligazioni o ETF. È meglio una commissione fissa, ad esempio 10 o 20 euro a operazione, oppure una commissione variabile come lo 0,20% del controvalore. E soprattutto, quale banca conviene utilizzare per gestire il proprio patrimonio contenendo al massimo i costi di negoziazione. E se non avete intenzione di cambiare banca, è possibile comunque ridurre queste spese.In questo podcast approfondiamo in modo chiaro e pratico tutto ciò che riguarda le commissioni di negoziazione applicate dalle banche quando si acquistano o si vendono strumenti quotati. Spiego la differenza tra costi fissi e variabili, quali profili commissionali risultano più vantaggiosi in base al patrimonio e al numero di operazioni, e quali errori evitare per non ritrovarsi a pagare cifre sproporzionate. Attraverso esempi concreti vedremo come anche piccole scelte possano generare differenze di costo molto rilevanti, soprattutto quando si investono importi elevati.Analizziamo inoltre quando ha senso mantenere la propria banca e quando invece è opportuno valutare alternative più efficienti. Parliamo dei casi in cui si può negoziare un abbassamento delle commissioni, dei rischi nascosti delle piattaforme ultra low cost e di cosa controllare sempre nei prospetti commissionali per evitare brutte sorprese.
Lavorare tutta la vita, aspettare i 67 anni, rimandare.Rimandare il tempo per sé, per gli affetti, per ciò che conta davvero.E se esistesse un’alternativa?In questo episodio entriamo nel mondo del pensionamento anticipato e della libertà finanziaria, esplorando il movimento FIRE: un’idea che promette di cambiare il rapporto tra lavoro, denaro e tempo. Ma che, dietro l’apparente semplicità, nasconde scelte difficili, rinunce, rischi concreti.Ascolteremo la testimonianza di Gianni Rossi, che ha deciso di smettere di lavorare prima del tempo, non per fuggire dal lavoro, ma per tornare a scegliere. Una storia fatta di disciplina, risparmio, investimenti, ma soprattutto di consapevolezza.Gianni Rossi non è il classico “trader della porta accanto”.Viene dalla finanza con la F maiuscola, quella vissuta nei mercati, nelle sale operative, nei grandi nomi del credito e dell’asset management europeo.E metteremo a confronto questa esperienza di pensionamento anticipato con il pensiero di Vicki Robin, considerata l’ideologa del movimento FIRE, autrice del best-seller Your Money or Your Life: una voce che invita a non banalizzare il concetto di indipendenza finanziaria e a non confondere la libertà con una semplice formula matematica.Perché il FIRE non è una scorciatoia.È un prezzo da pagare.Ed è una domanda scomoda: tra i soldi e la vita, cosa scegliamo davvero?
Mentre i mercati festeggiano sui massimi storici in attesa delle mosse della Fed e del nuovo corso di Trump, la realtà ci presenta il conto sotto forma di un’inflazione che non si batte con gli slogan. Negli Stati Uniti la guerra ai prezzi si sposta letteralmente a tavola: il costo della carne bovina è alle stelle perché le mandrie sono ai minimi dagli anni ’50 e i “tempi della natura” necessari per allevare un manzo non rispondono ai decreti presidenziali, scontrandosi con dazi e carenza di offerta che colpiscono duramente il portafoglio delle famiglie.Se la natura ha i suoi tempi lenti, la politica europea sembra aver perso il senso del tempo e della realtà sul fronte dell’auto. Il muro del 2035 per lo stop ai motori termici sta crollando: la Germania preme per una retromarcia, i colossi come Stellantis e Volkswagen soffrono in Borsa e perdono posti di lavoro, mentre i consumatori, spaventati dai costi e dall’incertezza tecnologica, si tengono strette le vecchie auto a combustione. È la prova che non si può costringere il mercato a bere se non ha sete, o meglio, se non ha i soldi per farlo.Nel frattempo, a Est, c’è chi corre a una velocità doppia. La Cina non è più solo la “fabbrica del mondo”, ma una macchina da guerra deflattiva iper-efficiente. I dati sono impietosi: nella Gigafactory di Shanghai, Tesla ottiene un vantaggio produttivo di 14 volte per ogni dollaro di stipendio rispetto alla California. Non è solo questione di manodopera a basso costo, ma di un ecosistema dominato dalla robotica e da una filiera integrata che sta spingendo giganti come Volkswagen a “cinesizzarsi” per sopravvivere.Ci troviamo quindi di fronte a un paradosso globale: da un lato l’Occidente che lotta tra ideologia green e inflazione, rischiando di trasformare la sua industria storica in un museo; dall’altro una Cina che esporta deflazione e domina la manifattura, costringendo i vecchi leader a rincorrere. Per noi investitori, la lezione è brutale ma necessaria: l’ideologia, prima o poi, si schianta sempre contro la realtà del portafoglio.In questo episodio analizzeremo come muoversi in questo scenario complesso. Perché se il valore si sta spostando dalla progettazione occidentale alla produzione efficiente asiatica, il nostro compito non è fare il tifo, ma adattare le strategie per non restare a piedi, proprio come chi si ostina a ignorare che il mondo dell’auto — e dell’economia — è cambiato per sempre.
Perché i ricchi diventano sempre più ricchi? Spesso si punta il dito contro una fiscalità agevolata sulle rendite o sui vantaggi ereditari, ma in questo episodio di Financial Fitness esploriamo un terzo fattore cruciale spesso ignorato: la gestione finanziaria. Non è questione di maggiore intelligenza, ma di possibilità: chi ha grandi patrimoni può accedere a una “matematica della ricchezza” che genera effetti cumulativi potentissimi, ampliando le distanze anno dopo anno.La prima barriera è psicologica ed è ben rappresentata dalla storia di Carlo, un risparmiatore immobilizzato dalla paura di investire. Tenendo i soldi fermi sul conto per dieci anni per evitare rischi, ha subito una perdita reale del potere d’acquisto superiore al 20% a causa dell’inflazione. La lezione è amara: la paura non protegge il capitale, ma lo condanna a una lenta erosione, rendendo l’immobilità la scelta più rischiosa di tutte.Ma anche tra chi investe, il punto di partenza detta le regole del gioco. Attraverso l’esempio dei fratelli Mario e Alberta, che ereditano la stessa cifra ma vivono condizioni economiche opposte, emerge una verità scomoda: chi ha le spalle coperte può permettersi rischi — e quindi rendimenti — più elevati. La prudenza finanziaria diventa così un lusso: chi ha poco capitale deve proteggerlo accontentandosi di rendimenti bassi, mentre chi è già benestante può permettersi di farlo crescere velocemente.A confermare questa tesi interviene il libro “Fixed: Why Personal Finance Is Broken and How to Fix It” di Campbell e Ramadorai, che cita uno studio svedese rivelatore: i portafogli dei più ricchi ottengono mediamente l’8% di rendimento annuo in più rispetto ai piccoli risparmiatori. È una differenza brutale che, proiettata su trent’anni, trasforma un investimento prudente (che raddoppia appena il capitale) in una crescita esponenziale, moltiplicando il patrimonio iniziale per oltre diciassette volte.In questo episodio analizziamo la “matematica della disuguaglianza”, spiegando come costi minori, migliore diversificazione e un orizzonte temporale più lungo permettano ai grandi patrimoni di correre in auto mentre gli altri pedalano in bicicletta. Ascoltare per capire come il rendimento genera ricchezza e perché, negli investimenti, il punto di partenza conta spesso più del percorso.
In questa Lettera proviamo a dimostrare come la finanza moderna stia subendo una trasformazione strutturale, dove il confine tra investimento e gioco d'azzardo è stato quasi azzerato.Esploriamo come l'uso sempre più diffuso della leva finanziaria estrema — attraverso strumenti come le opzioni a brevissimo termine (0DTE) e il debito su margine (Margin Debt) — sta inondando il mercato di scommesse ad alto rischio.Vedremo come questo eccesso stia amplificando i crolli (come nel mercato crypto) e come perfino il successo dei prediction markets stia istituzionalizzando la speculazione pura.Infine, chiariamo il rischio per il risparmiatore: perché la storia dimostra che la frenesia di trading e l'uso della leva portano a risultati peggiori (come confermato dalle avvertenze dei broker di CFD) e perché, in questo scenario caotico, la disciplina strategica e l'assenza di emotività sono l'unica difesa efficace contro il rischio di bruciare il proprio capitale.
C'è un'onda di cui tutti parlano: i mercati privati. Private Equity, Private Debt, Private Market.Ne avete sentito parlare di recente, ma non siete ancora convinti di cosa si tratti?O siete già investitori e volete capire meglio i rischi reali? In questo podcast, analizziamo con dati alla mano il mondo degli investimenti "privati" (cioè non quotati in Borsa) per capire se sono davvero la nuova frontiera o un costoso vicolo cieco per i piccoli risparmiatori.Vi mostreremo perché siamo scettici, anzi molto scettici e critici, sul futuro di questa asset class che sta diventando accessibile a tutti, anche con un solo euro.Cosa Scoprirai nel podcast:Il Segnale della Borsa: Perché l'andamento in Borsa delle grandi società di Private Equity (Brookfield, Blackstone, KKR) ha rotto la correlazione con l'azionario globale proprio nel 2025. Il mercato sta fiutando qualcosa?La Corsa alle Commissioni: Il vero motivo della "democratizzazione" dei Private Market: come l'aumento della trasparenza sui costi ha spinto il settore a cercare nuove fonti di commissioni con prodotti illiquidi.I Numeri da Capogiro: Quanto è grande il mercato non quotato (l'88% delle grandi aziende) e perché i rendimenti passati del Private Equity e Private Debt (dal +3.5% al +6% annuo) non sono garantiti per l'investitore retail di oggi.La Trappola dell'Illiquidità: Cosa significa che i tuoi soldi restano bloccati per 7, 10 o più anni? E perché i nuovi fondi ELTIF 2.0 non risolvono affatto il problema dei rimborsi in caso di panico sui mercati.Gli Allarmi (FMI e Banca d'Inghilterra): Le recenti avvertenze del Fondo Monetario Internazionale sul rischio sistemico del credito privato, le pratiche poco trasparenti come il Payment in Kind (PIK) e il legame critico con il sistema bancario tradizionale.I Crack Recenti: Dal colosso First Brands ai presunti schemi fraudolenti nel ramo Private Credit di BlackRock: cosa ci dicono questi episodi sulla reale trasparenza del settore.
C’è un libro appena uscito che sta facendo tremare più di un ufficio bancario. Si intitola “Il cliente di merda”.In questa puntata parliamo proprio di questo: del “signor Rossi”, l’antieroe creato da Roberto Malnati per raccontare — con ironia e brutalità — certe dinamiche tipiche del rapporto tra banche e risparmiatori.E perché la figura del cliente che si informa, chiede il KID, confronta e ragiona viene vista come un problema… anziché come una risorsa.🎧 Perché vale la pena ascoltarla?Perché qui andiamo al cuore di ciò che spesso accade quando ci si siede davanti a uno sportello: prodotti complessi presentati come soluzioni semplici; il fastidio che molti sportelli provano davanti a un cliente che legge davvero il KID; la “pulizia etnica statistica” dei fondi, che fa sparire i prodotti peggiori per mostrare solo quelli sopravvissuti; il paradosso per cui più denaro abbiamo, meno vogliamo guardare cosa succede davvero ai nostri risparmi.È una puntata che aiuta a capire il dietro le quinte delle pratiche bancarie più comuni, ma soprattutto ricorda una cosa: conoscenza e trasparenza non sono un vezzo, sono autodifesa finanziaria.Se vuoi capire cosa c’è davvero dietro certe raccomandazioni, certe proposte “a capitale protetto”, certe brochure con barche a vela e anziani sorridenti… questa è la puntata da ascoltare.
La scorsa settimana i mercati azionari sviluppati hanno registrato una forte volatilità, perdendo tra il 3% e il 4%, con il settore tecnologico particolarmente penalizzato. L’incertezza è stata guidata dall’ansia per l’Intelligenza Artificiale, nonostante gli ottimi dati di Nvidia, e dal “messaggio misto” della Federal Reserve, confusa tra inflazione e indebolimento del lavoro.In controtendenza, l’Italia ha ottenuto un risultato storico: l’agenzia Moody’s ha alzato il rating sovrano a Baa2 per la prima volta in 23 anni, riconoscendo gli sforzi fiscali e la stabilità politica italiana.La Lettera Settimanale dedica poi un approfondimento critico (accompagnato da un video sul nostro canale YouTube) al tema della “democratizzazione” dei Private Markets (Equity e Debt).Viene analizzata la spinta dei gestori come BlackRock (con il suo 50/30/20) e di molte delle principali banche e reti a proporre fondi di private equity, private debt e simili con motivazioni di ogni tipo, comprese quelle “patriottiche” tricolori o continentali europee. E si mettono in guardia i risparmiatori sui reali pericoli di questi strumenti: costi elevati, illiquidità (con lock-up decennali) e il rischio che i rendimenti promessi non siano accessibili ai clienti retail.
Meglio una strategia attiva oppure un approccio Buy and Hold?In questo podcast affrontiamo una delle domande più frequenti tra investitori e risparmiatori: conviene davvero comprare e tenere gli strumenti in portafoglio senza mai intervenire, oppure è preferibile adottare una strategia più dinamica, basata sulla rotazione e sull’adattamento ai cicli di mercato? Partiamo dai principi che guidano entrambe le filosofie.Il Buy and Hold poggia sulla pazienza, sulla fiducia nei mercati e sul potere dell’interesse composto nel lungo periodo. È una strategia apparentemente semplice ma psicologicamente molto impegnativa, perché richiede di restare fermi anche durante crisi profonde e prolungate. Non tutti gli strumenti recuperano sempre, e non tutti gli investitori sono in grado di sostenere cali rilevanti senza intervenire.Dall’altro lato vediamo cosa significa adottare un approccio attivo di rotazione del portafoglio. Qui entra in gioco la capacità di individuare le aree più forti del mercato, evitare i settori più deboli, proteggere il capitale nei momenti complessi e adattarsi all’evoluzione dei cicli economici. È una metodologia che richiede dati, disciplina e coerenza e che, se gestita con metodo, può ridurre la volatilità e migliorare il risultato complessivo nel medio e lungo periodo.Nel podcast analizziamo vantaggi, limiti e rischi dei due approcci, con esempi concreti, dati storici e grafici che mostrano cosa significa davvero attraversare periodi di mercato difficili. Ci addentriamo nel funzionamento delle strategie rotazionali che utilizziamo in SoldiExpert SCF, illustrate con chiarezza per spiegare come gestire il patrimonio con maggiore consapevolezza.Parliamo anche della distinzione tra portafoglio statico e portafoglio tattico, dell’importanza della diversificazione a livello di strumenti e strategie e del motivo per cui non esiste una soluzione valida per tutti ma solo un metodo coerente con i propri obiettivi e con la propria capacità di gestione emotiva.
Quando Michael Burry muove un dito, i mercati tremano.È l’effetto Cassandra: prevede i disastri, e tutti lo sanno.Questa volta nel mirino ci sono Nvidia e Palantir.Un’operazione che molti hanno letto come un nuovo “Big Short”. Ma la realtà – e i numeri – raccontano qualcosa di diverso.In questo episodio analizziamo cosa significano davvero quelle put, perché il mercato ha reagito con tanto allarme e se il paragone con il 2008 ha ancora senso.C’è anche il punto di vista di Gabriele Grego, gestore di Quintessential Capital Management, noto in Italia per il caso Bio-On, la società regina delle bioplastiche che ha shortato e che poi è fallita.
loading
Comments