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Author: Chapeau Media

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Parliamo con gli imprenditori e i CEO più importanti d'Italia.

Raccontiamo le loro storie per scoprire come hanno fatto DAVVERO ad arrivare dove sono, i loro errori e i consigli PRATICI.
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👉Ottieni 35€ bonus su Satispay con il codice CHAPEAU35 e investi oggi https://satispay.com/it-it/prematch-lp/trading/chapeau35/Nel 1987, un 22enne emiliano vende borselli in pelle dal baule della sua macchina. Oggi Fattura €180 milioni e i suoi zaini sono i più famosi d’Italia.Marco Palmieri nasce nel 1965. Si diploma perito elettronico e, appena presa la patente, avvia la sua prima attività: compra pelletteria a Rimini e la rivende in Versilia, dove i turisti pagano di più.Lascia gli studi di Ingegneria e nel 1987, vista la domanda di cinture e braccialetti di pelle, inizia a produrli con la fidanzata in garage. Lo fa per 10 anni e lavora in conto terzi per altri marchi, come Gucci.A metà degli anni ‘90 ha un'intuizione: produce borse molto simili a quelle iconiche di The Bridge, storico marchio fiorentino di borse, ma le consegna in molto meno tempo: 24 ore invece che mesi. Per stare dietro alla domanda apre una fabbrica in Cina con un socio, usando materiali italiani.Nel 1998 lancia Piquadro, borse per chi ama la tecnologia: nere, con accessori in acciaio e tasche imbottite per i primi portatili. Entra in centinaia di tabaccherie, di fianco a Cartier e Montblanc, e nel 2000 apre il primo negozio in via della Spiga a Milano.Durante la crescita però, Marco commette un grande errore: nei primi anni 2000, per proteggere la famiglia, limita la crescita per non prendere troppi rischi.Nel 2002 un fondo acquista il 25% di Piquadro, che fattura circa €10 milioni, e nel 2005 BNL Investire Impresa ne compra il 35%. Nel 2007 Marco porta l’azienda in Borsa a una valutazione di €110 milioni.Intorno al 2012 però, con la crisi del credito, molti negozi multimarca chiudono. Per uscirne Marco punta su negozi propri e online, ma ci mette anni a tornare a guadagnare come prima.Nel 2016 acquista l’80% di The Bridge, il marchio che aveva copiato da ragazzo, che fattura €22 milioni ma soffre per i debiti. Marco lo salva, aggiorna lo stile e rilancia i modelli storici.Nel 2018 compra Lancel, maison parigina del 1876, dal gruppo del lusso Richemont. Lancel fattura €53 milioni ma ne perde oltre €20. Per rilanciarla, Marco cambia i manager e porta la produzione in Italia.Oggi il Gruppo Piquadro fattura €180 milioni con i suoi 3 marchi e ha 172 negozi in oltre 50 Paesi.Abbiamo raggiunto Marco a Milano per scoprire tutta la storia di Piquadro:(00:00) Chi è Marco Palmieri, il papà di Piquadro(01:01) Vende borselli dal baule della macchina(02:49) Produce cinture in garage con la moglie senza alcuna competenza(04:42) Vende con Cartier e Montblanc copiando un altro brand (periodo 0-1)(06:04) Fonda Piquadro (07:06) Il primo debito da 2 miliardi e gli errori durante la crescita(08:52) Compra una fabbrica abbandonata in Cina(11:08) Fineco e BNL provano a comprare Piquadro(13:18) Minaccia i Fondi per riprendersi l’azienda(15:13) Si quota in borsa a €110 milioni e ricompra Piquadro(17:38) La prima acquisizione: The Bridge (periodo 1-100)(20:36) La seconda acquisizione (dai Francesi): Lancel(22:03) Porta Lancel da - €23 milioni a + €12 milioni(23:55) Offerte di acquisizione e i numeri di Piquadro oggi(25:41) Momento più difficile e Obiettivi futuri(27:55) Compra una montagna per salvare la sua cittadina(29:50) Giornata tipo(30:53) Consigli
Prova TOT GRATIS e semplifica la fatturazione elettronica con il codice chapeaux3 👉🏻https://go.tot.money/4d0WKQoNegli anni ‘80 un 26enne marchigiano vende caffè porta a porta da un furgone. 33 anni dopo fa €1.2 miliardi con la più grande catena di giocattoli in Italia.Amedeo Giustini nasce nelle Marche nel 1960. Sogna di fare l’agricoltore, ma il padre lo spinge ad entrare in azienda. Si laurea in Economia ad Ancona e, contro il volere della famiglia, entra in Segafredo come agente di vendita: dopo 9 mesi diventa quadro e poi responsabile dei grandi clienti della distribuzione.Entra poi nel mondo dei giocattoli e, nel 1993, diventa direttore commerciale di Clementoni. Amedeo porta i giochi negli ipermercati e in pochi anni il fatturato passa da 25 a 40 miliardi di lire.Nel 1997 passa a Smoby, gruppo francese che rileva un'azienda italiana fallita. Amedeo rilancia i giochi da esterno, come le casette di plastica, e fa crescere la filiale da €6 a €35 milioni. Diventa poi direttore commerciale di Gruppo in Francia, dove integra brand come Majorette e Berchet. Smoby crolla però sotto il peso dei debiti.Nel 2007 il fondo 3i ed Enrico Preziosi lo chiamano a guidare Toys Center, catena italiana che distribuisce giocattoli, che al tempo fattura circa €300 milioni. Amedeo la struttura, lancia le private label, apre decine di negozi e nel 2010 acquista il 25% di King Jouet, catena francese di giocattoli.Intorno al 2014 però, quando i bambini passano dalla TV al digitale, Giochi Preziosi soffre per i debiti. I grandi negozi di giocattoli diventano costi fissi difficili da sostenere.Per uscirne Amedeo acquista Bimbostore e nel 2015 crea PRG con Artsana, che ha già brand storici come Chicco e Prénatal.Il nuovo Gruppo unisce le varie insegne come Toys Center, Prénatal e Bimbostore negli stessi negozi.In due anni taglia €18 milioni di costi, rilancia il Gruppo e apre a Milano il primo FAO Schwarz in Europa. Nel 2021 il gruppo supera €1 miliardo di fatturato e l'anno dopo compra anche Toys"R"Us in Spagna e Portogallo.Oggi PRG è il primo gruppo italiano dell'infanzia: ha 551 negozi in 4 Paesi, oltre 4.000 dipendenti, il 28% del mercato italiano dei giocattoli e fattura circa €800 milioni. Abbiamo raggiunto Amedeo a Milano per scoprire tutta la storia di PRG:(00:00) Chi è Amedeo Giustini(01:00) Vende caffè porta a porta (02:42) Porta Clementoni a 40 miliardi di lire(03:43) A 30 anni vive un fallimento e licenzia decine di persone(05:14) Porta Smoby a €35 milioni e gestisce la prima acquisizione (M&A)(07:32) Giochi Preziosi vs GIG: lo scontro dei giocattoli in Italia(08:41) Entra in Toys Center per rilanciare i negozi (periodo 1-100)(09:54) I giochi della nostra infanzia: Gormiti e Cicciobello(12:28) Compra due catene e nasce PRG (Prénatal Retail Group)(14:14) Come risparmia €20 milioni all’anno con PRG(15:30) Porta in Italia il negozio di giocattoli più GRANDE al MONDO(17:39) PRG supera il €1 miliardo e compra Toys”R”Us(18:39) I numeri di PRG oggi: fatturato e giocattoli venduti(20:20) Il momento più difficile e l’errore più grande(21:26) I segreti della negoziazione e la giornata tipo di un CEO da €800 milioni(22:44) Tablet vs Giocattoli: come vendere ai bambini del 2025(24:22) Consigli
Nel 1978 un ragazzo marchigiano di 16 anni perde il padre e si ritrova a guidare una fabbrica con 120 dipendenti. 48 anni dopo la sua azienda è il primo produttore al mondo di cappe aspiranti e ha tra i suoi clienti Ikea e Whirlpool. Ermanno Casoli è un veterinario delle campagne di Fabriano. Incuriosito dalle prime cucine componibili, arrivate in Italia nel 1969, decide di costruire a mano una cappa per aspirare i fumi. Nel 1972 nasce così, in un garage, Elica. Dopo il successo iniziale, Ermanno avvia la produzione in serie e trova clienti enormi come Philips. Pochi anni dopo però, nel 1978, Ermanno muore e suo figlio Francesco, a soli 16 anni, eredita l’azienda.  Per qualche anno Elica viene gestita dai manager interni, finché Francesco Casoli non prende in mano l’azienda. Da lì ci sono anni di forte crescita e Elica chiude contratti da decine di milioni di €con multinazionali come Whirpool, Bosch Siemens e Ikea, che il nuovo CEO convince in maniera molto creativa. Nel 1995 però c’è il momento più difficile dell’azienda: lo stabilimento più grande brucia e tutto il magazzino viene distrutto. Grazie all’aiuto degli operai che lavorano notte e giorno, in circa tre mesi Elica riprende la produzione. Negli anni 2000, grazie alle innovazioni nel design delle cappe e alle collaborazioni con designer famosi, tra cui David Lewis, Elica tocca i €200 milioni di fatturato. Ha particolare successo in tutta Europa la nuova cappa a camino in acciaio. Nel 2021 Francesco compra EMC, il suo fornitore di motori elettrici, per €31 milioni. Intanto esordisce nel cooking e in seguito completa la gamma con piani a induzione, forni e Lhov.  Durante la crescita però commette anche qualche errore, come l’acquisizione in Cina che finisce per costargli €40 milioni. Oggi Elica è una cooking company italiana e leader mondiale delle cappe aspiranti con una quota di mercato di circa il 12%. Nel 2025 fattura €460 milioni e produce circa 3 milioni di sistemi aspiranti per la cucina.Abbiamo incontrato Francesco a Milano per raccontarci tutta la storia del Gruppo Elica:(00:00) Chi è Francesco Casoli(00:46) Un veterinario inventa la prima cappa in Italia nel suo garage (periodo 0-1)(02:28) Il padre muore improvvisamente e Francesco entra in azienda a 16 anni(04:09) Porta Elica a €180 Milioni e conquista Ikea e Bosch(05:02) Un incidente in azienda rischia di far chiudere Elica(06:15) Supera i €300 milioni grazie a un nuovo design (periodo 1-100) (07:49) Elica si quota e perde decine di €milioni in Cina(08:53) Le difficoltà di crescere all’estero(10:55) Compra il suo fornitore per non essere schiavo dei Cinesi(12:09) Elica oggi: il leader mondiale delle cappe da cucina(13:22) Come arriveranno a €1 miliardo e consigli
Prova Shopify se vuoi massimizzare le conversioni e diminuire i costi del tuo e-commerce: https://www.shopify.com/it/enterprise?country=it&lang=it&utm_source=podcast&utm_medium=audio&utm_campaign=Chapeau_Q126MVOTKP-40y8 Nel 2012 un ragazzo di Pisa investe tutti i suoi risparmi per salvare l’azienda di famiglia (e decine di oche). Oggi i suoi piumini scalano il K2 e valgono €65 milioni. Nicolas Bargi nasce nel 1970 a Pisa. A 13 anni inizia con dei lavoretti in Forest, l’azienda tessile del nonno fondata negli anni ‘50. A 18 anni si trasferisce a Milano per studiare e la vita notturna lo conquista: diventa PR per varie discoteche milanesi e crea una grande rete di contatti.Dopo la laurea torna in Forest dove svolge vari ruoli aziendali tra cui magazziniere, addetto vendite e responsabile export. A quel tempo l’azienda lavora principalmente per conto terzi e Nicolas nel ‘95 apre i primi uffici in Cina.Nel 2000, però, decide di rilanciare l’azienda con dei marchi propri: Bull & Bear, Black Witch e poi Ganesh. Inizia un periodo di crescita e Forest passa da 5 a 11 milioni, ma nel 2008 inizia la crisi più profonda della loro storia. Problemi di qualità, ritardi nelle consegne e crediti insoluti portano Forest vicino al fallimento. Nicolas ha un’intuizione per salvare l’azienda: usa tutta la casa e i risparmi di famiglia per lanciare nel 2012 il suo nuovo brand: Save The Duck. Propone un piumino in materiale tecnico, come visto dagli sportivi in California, e sostituisce materiale sintetico alle piume d’oca. Nel 2014 vende il 51% a Marina Salamon di Altana per accelerare la crescita e liquidare suo padre. In 3 anni, aiutato dal CFO, l’azienda arriva a fatturare €25 milioni. Nel 2018 Marina cede le sue quote al fondo Progressio, che acquista un ulteriore 14% da Nicolas direttamente, facendo un 13x sull’investimento. Con la nuova cassa Save The Duck apre i primi negozi monomarca.Nel 2018 i piumini di Nicolas sono i primi senza piuma d’oca a salire su una vetta sopra i 6000 metri, il K2. Nel 2022 Progressio vende ed entrano come soci Reinhold Geiger e Andrea Hoffman, i proprietari di L'Occitane. Nel 2025 Save The Duck ha fatturato €64 milioni e ha sponsorizzato la nazionale USA di pattinaggio alle olimpiadi. Nicolas punta di arrivare a €120 milioni nei prossimi 5 anni, ci ha raggiunto a Milano per raccontarci come:(00:00) Chi è Nicolas Bargi(01:08) Da sarto a imprenditore: la nascita di Forest(02:25) Dopo 2 anni di scioperi chiude l’azienda di famiglia (03:03) Nicolas parte come magazziniere e PR per mantenersi(04:38) Prigioni e lavoro minorile: i momenti più traumatici della sua vita(06:11) La crisi dimezza il fatturato dell’azienda(08:46) Fonda Save The Duck dopo un viaggio che gli cambia la vita(11:13) I primi problemi finanziari(13:28) Porta Save The Duck a €25 milioni in 3 anni(15:11) Crea una giacca che scala Everest e K2(18:17) Vende parte dell’azienda per accelerare la crescita (20:24) Arriva a €40 milioni ma il Covid congela gli affari(21:40) Vende l’80% ai miliardari di L'Occitane(23:15) I numeri di Save The Duck e come arriverà a €240 milioni(25:23) Arriva alle Olimpiadi e trionfa nel pattinaggio (27:02) Errori più grandi e giornata tipo(28:58) Consigli e i milioni di oche salvate da Save The Duck
Prova TOT col codice chapeaux3 e semplifica la fatturazione elettronica GRATIS: https://go.tot.money/4vkBs6wUn ragazzo di Milano disegna un adesivo con due omini che si ingr*ppano. 20 anni dopo, quel logo vale €30 milioni ed è sulla maglietta di Messi e Valentino Rossi. Questa è la storia di A-Style, il marchio più controverso degli anni 2000, e del suo fondatore Marco Bruns.Marco Bruns cresce a Milano, figlio di un operaio e una casalinga. Dopo il liceo scientifico si iscrive a Informatica, che abbandona dopo un paio di bocciature. Poi apre una piccola società per vendere pile, molto di moda in quel periodo.Giocando con un programma di grafica, disegna per caso una "A" due puntini che ricordano due persone durante l’amplesso. Il logo resta per anni in un cassetto fino a quando lo stampa su centinaia di adesivi con cui tappezza i furgoni degli amici e tutti i semafori di Milano, diventando un fenomeno di culto locale.Nel 1999 Marco lancia ufficialmente A-Style. I primi pezzi sono sacchetti e magliette con il logo iconico. Dopo qualche rifiuto, riesce a entrare sugli scaffali di qualche negozio di Milano.Nel 2004 realizza la prima affissione da 25 metri in Piazza 25 Aprile a Milano e inonda il Pitti, uno degli eventi di moda più importanti del mondo, con milioni di coriandoli col logo. Questi stunt fanno volare gli affari e, grazie a una strategia di licensing, in pochi anni A-Style arriva a fatturare decine di milioni in tutta Europa. Dal 2005 Marco s'inventa altre campagne folli: disegna un logo gigante sul tracciato del Tour De France, sponsorizza la MotoGp e fa una campagna che ritrae Messi come “il Messia”.Nel 2008 il fatturato tocca €30 milioni, ma iniziano i problemi. Il marchio subisce contraffazioni in tutto il mondo ed emergono conflitti coi licenziatari, come la produzione parallela non autorizzata e royalties non pagate. Nel 2008 Marco rifiuta offerte di acquisizione milionarie e nel 2015, tra milioni di falsi e problemi coi licenziatari, ritira il marchio dal mercato. Nel 2026, però, riparte con un nuovo team e rilancia A-Style.Quindi, l'abbiamo raggiunto a Milano per scoprire la storia del marchio più controverso nella storia d'Italia:(00:00) Chi è Marco Bruns(01:00) La nascita del logo A-Style(02:55) Ricopre Milano di adesivi ma viene beccato dalla Polizia(04:44) Stampa le prime t-shirt: A-Style diventa un marchio(06:50) Appende un cartellone sconcio in centro a Milano(09:26) Guadagna il primo milione sabotando un evento(12:51) Il Tour de France lo porta sulla copertina dei giornali(14:24) Arriva a €25 milioni ma iniziano le cause legali(16:13) Valentino Rossi e la Moto GP(18:17) Sponsorizzare Leo Messi(19:50) Come A-Style diventa una macchina da soldi(20:59) Tocca i €30 milioni di fatturato(23:04) Scopre la mega-truffa del suo fornitore(25:45) Il fallimento e le cause in tribunale (28:38) Il futuro di A-style(29:57) Consigli
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