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Ascona-Locarno, tra palme e ghiacciai
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Ascona-Locarno, tra palme e ghiacciai

Author: Svizzera Turismo Italia

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Description

La regione del Lago Maggiore è unica in Svizzera. È il perfetto connubio tra la qualità svizzera e il fascino mediterraneo. Con una natura incontaminata, paesaggi incantevoli, valli lussureggianti, fiumi color smeraldo, città ricche di storia, edifici storici e una varietà di paesaggi che spazia dalle palme ai ghiacciai, Ascona-Locarno è la destinazione ideale da scoprire. Immergetevi in un viaggio attraverso le affascinanti storie della regione del Lago Maggiore, esplorando luoghi emozionanti che sicuramente non conoscete ancora, ma che meritano assolutamente di essere scoperti!
Testi di Margherita Paglionico, cura editoriale di Cristiana Rumori. Voce di Isabella Tabarini, producer Simona Bozzolo, post produzione e sound design a cura di Marta Milone.
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30 Episodes
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Riviera del Gambarogno

Riviera del Gambarogno

2024-07-11--:--

Sei sulla Riviera del Gambarogno, sulla sponda sinistra del Lago Maggiore. Non importa se sei arrivato per caso o per scelta, dopo tanto andare. Tra villaggi vivaci, riflessi del lago e sentieri di montagna, adesso sei qui: e non te ne vorrai più andare. La Riviera del Gambarogno distribuisce giorni di sole e climi miti, viste sconfinate e cieli aperti, correndo dal lago e i suoi ciottolati alle vette più alte, tra boschi di castagni e alpeggi mozzafiato. Ce n’è per giorni e giorni, ma da qualche parte bisognerà pur partire: tu, oggi, cominci da Vira Gambarogno, un paesino piccolo, ma con un fascino enorme. La chiesa di San Pietro è affacciata sul lago, quasi lambita dalle onde, e tutto il nucleo è considerato il centro storico di Vira Gambarogno: case abbracciate le une alle altre, vicoli stretti, arcate, e una strada che conduce a castagneti infiniti, in un paesaggio indomito che prosegue fino alla montagna. Il tuo cammino ti porta al Parco Botanico del Gambarogno, tra Piazzogna e Vairano, dove ti immergi in un mosaico di centinaia e centinaia di magnolie, azalee e camelie. È un paradiso botanico ideato da Otto Eisenhut, un vivaio protetto e amato, che dagli anni ’50 in ogni stagione esplode di colori e profumi. A due passi da qui, nelle Bolle di Magadino, acqua e terra si intrecciano. Si tratta di un paesaggio golenale protetto, da esplorare in bicicletta fra sentieri didattici e zone d’osservazione, dove la biodiversità prolifera e vengono a sostare gli uccelli migratori. Le rive del lago promettono bagni tranquilli e sport acquatici, escursioni a bassa quota, villaggi colorati e cibo tipico, ma anche mondi visti da lontano, cammini faticosi che ti fanno sentire un tutt’uno con la natura, non solo osservatore. Lungo il sentiero e sulla cima del Monte Gambarogno il panorama è bello da piangere: il Lago Maggiore si stende ai tuoi piedi, Ascona e Locarno brillano in lontananza, e tu ti senti parte di tutto, del silenzio e dei pascoli infiniti, della montagna e di questa regione. Scendi verso Indemini, un villaggio di pietra che racconta storie antiche, in un labirinto di vicoli stretti, archi ombreggiati, e case di gneiss strette l'una contro l’altra. Il sole tramonta: dormi in rifugio, domani ti sveglierai con l’alba che colora i prati del monte. Non è finita, la Riviera continua: con il Sentiero dello Yoga a Vairano, dove meditare circondato dalla foresta, o ancora i luoghi energetici e storici di questa regione, come l’ultima capanna con tetto in paglia del Ticino ai Centocampi, o con il sentiero di montagna punteggiato di rose alpine, che dall’Alpe di Neggia ti porta fino alla vetta del Monte. Sei sulla Riviera del Gambarogno. Non importa se sei arrivato per caso o per scelta, alla fine non te ne vorrai più andare.
Monte Gambarogno

Monte Gambarogno

2024-07-11--:--

Sei alle pendici del Monte Gambarogno, sulla sponda sinistra del Lago Maggiore, pronto a camminare fino in cima, a camminare fino a essere un tutt’uno con il cielo ma profondamente in contatto con la terra, come succede dopo le escursioni migliori. Parti all’Alpe di Neggia, da cui un sentiero ben curato si snoda fino alla vetta del Monte Gambarogno. Man mano che ti inerpichi, panorami mozzafiato si srotolano davanti a te: il Lago Maggiore si distende placido ai tuoi piedi, mentre l’intera catena alpina si staglia all’orizzonte. Da qui puoi ammirare la maestosità del Monte Rosa, il gruppo del Mischabel, e il Basòdino che svetta fiero a 3272 metri, la seconda vetta più alta delle Alpi ticinesi. Proseguendo lungo il sentiero, trovi la Capanna Gambarögn, un rifugio recentemente ristrutturato dove sostare per qualche minuto o qualche ora: c’è silenzio, c’è una vista a perdita d’occhio, ci sei tu seduto su un prato a contemplare il cammino fatto, e quello ancora da percorrere. E allora riparti: il percorso prosegue sinuoso lungo il versante occidentale fino all’Alpe Cedullo, dove è doveroso assaggiare almeno un pezzetto del formaggio locale. Un’ultima breve salita ti porta finalmente in cima: l’Oratorio di Sant’Anna svetta come una preghiera o una promessa, e segna il confine con l’Italia. Ha affreschi antichissimi, raffiguranti una Madonna del Latte, e attribuiti alla cerchia di artisti di Antonio da Tradate, e proprio accanto alla cappella c’è un rifugio per te che sei viandante, che oggi passi per queste montagne. Il sentiero finale scende verso il villaggio di Indemini, serpeggiando attraverso il pendio dei Sassi Gialli. La cornice della tua discesa è la Val Crosa, con i suoi boschi di betulle, e i tetti di pietra che compaiono all’orizzonte. Indemini è una minuscola frazione costruita interamente con gneiss estratto localmente; conserva intatto il suo fascino, fatto di case allineate, tetti di pietra, vicoli e scale intrecciate. Attraversa queste antiche strade con cura e meraviglia, lascia che Monte Gambarogno si sveli. Se saprai ascoltare i suoi immensi silenzi, ti parlerà di mondi antichi, vite alternative, e delle parti più profonde di te.
Il Ticino è terra di montagne e vallate, incantevoli insenature e ripidi pendii, ma cela al suo interno una gemma preziosa: una grande pianura che si estende tra Bellinzona e il Lago Maggiore. Qui, incastonato a sud delle Alpi, si trova il Parco del Piano di Magadino, la più vasta distesa pianeggiante del Cantone. Un luogo in cui la natura prospera rigogliosa e incontaminata, grazie anche alla presenza delle Bolle di Magadino, rinomata oasi palustre. Il Parco è uno scrigno di biodiversità, e accoglie specie protette, uccelli rari, e una varietà di piante e flora uniche. Passeggiando lungo i suoi sentieri, verrai accolto da cartelli informativi che ti guideranno alla scoperta delle sue bellezze naturali, ma troverai anche la mano dell’uomo. Accanto alla riserva, infatti, il parco ospita ampie aree addomesticate nel corso del tempo. L’allevamento prospera e il grano dorato cresce rigoglioso, insieme ad altre eccellenze agroalimentari. Gran parte del parco è dedicata all’agricoltura, e così il 75% della produzione orticola del Ticino nasce e cresce proprio in questa fertile pianura, per essere poi esportata in tutta la regione. Il Parco del Piano di Magadino non è solo un rifugio per la flora e la fauna: è anche un luogo di svago per i visitatori, che possono godere di campeggi, pittoresche osterie, scuderie e parchi avventura. Questo equilibrio tra la natura incontaminata e l’influenza umana permette al parco di far brillare la propria triplice anima, offrendo attività per ogni gusto. Con undici chilometri di tracciato lungo il fiume Ticino, percorribili a piedi o in bicicletta, il parco invita a un viaggio in cui la biodiversità e l’umanità convivono armoniosamente. Tra un avvistamento e l’altro di specie come il tritone crestato nelle paludi o uccelli come l’upupa e la civetta, puoi pedalare attraverso viali alberati, scorgere punti di osservazione e ammirare il laghetto del Demanio o il biotopo Vigna Lunga Trebbione. E perché no, dopo una lunga pedalata, fermarti per assaporare i prodotti locali alle colorate bancarelle che costellano il percorso.
Cardada Cimetta

Cardada Cimetta

2024-07-11--:--

Cardada Cimetta è vista e tatto, contemplazione e sperimentazione. Qui puoi abbracciare con lo sguardo il punto più alto e quello più basso della Svizzera, fare sport estremi, ma anche passeggiare a piedi nudi o scegliere il romanticismo puntando dritto al lago a forma di cuore. Puoi dare il via a un’escursione intorno alle valli ticinesi, o ancora più su fino al trail della Via Alta Vallemaggia, tra le creste più alte e selvagge della ragione regione?. È una rampa di lancio, un punto di partenza privilegiato per chi ama il movimento, ma anche un punto d’arrivo, per chi desidera respirare aria buona e guardare il cammino già fatto. Ma andiamo con ordine, e cominciamo dal basso. A Cardada, a pochi passi dalla stazione d’arrivo della funivia, trovi la passerella paesaggistica: pensata per tutti, anche per passeggini e sedie a rotelle, la passerella sembra tendersi nell’aria, sferzata dolcemente dal vento, e si inoltra tra le cime degli abeti, sospesa da terra. Lungo la via triangoli di cielo e panorami mozzafiato ti inondano gli occhi: il Lago Maggiore, le Centovalli, e parte della Vallemaggia. Sembra una cartolina, e non è nemmeno l’unico punto panoramico di queste zone. A più di milleseicento metri di quota, raggiungibile tramite funivia e seggiovia e incastrato tra aspre rocce, si trova un osservatorio geologico circolare, che sembra venir fuori da un film fantascientifico o dalla fantasia. La vista si apre da ogni parte: lungo il piano di Magadino e fino a Bellinzona, ad est, verso le alpi svizzere ad ovest, e fino al Lago Maggiore. Nelle giornate più limpide, spingendo lo sguardo a sud, oltre le montagne che abbracciano il Lago, si scorgono gli Appennini Liguri a ridosso di Genova. Non c’è solo sguardo, ma anche tatto e esperienza. A partire dalle informazioni sulle placche continentali raccolte nell’osservatorio, e continuando con le proposte per i bambini e le famiglie sparse per l’area di Cardada Cimetta: qui trovi la grande altalena #swingtheworld, diverse aree gioco, una caccia al tesoro avventurosa e il geocaching attraverso GPS per i più grandi. Incontrerai il percorso Cardada Bike 397 se sei amante della bici, o il nordic walking trails, percorso d’orientamento e punto di decollo per il parapendio. Se desideri rilassarti un po’, c’è spazio anche per il percorso plantare, da seguire rigorosamente a piedi scalzi. In inverno puoi scegliere di fare un’escursione in racchette da neve o un giro in slitta, o ancora puoi imbarcarti, con un istruttore, in una romantica gita al chiaro di luna attraverso i pendii. Una cosa è certa: dallo sport agli osservatori, dai tramonti mozzafiato alle palle di neve, qualsiasi persona tu sia, Cardada Cimetta ha qualcosa anche per te.
Val Porta

Val Porta

2024-07-11--:--

Per entrare in Valle Verzasca e arrivare a Vogorno superi un piccolo fiume, attraverso un ponte. Leggenda narra che in un tempo lontano, sul ponte sorgesse una porta: proteggeva la valle da incursioni straniere, dalla peste che incombeva in Europa, da spiacevoli incontri. Forse non era di legno massiccio, forse era solo pensata, ma la porta era una dogana, e si apriva su una valle nascosta. Si tratta della Val Porta: un tesoro nascosto e ricco di bellezze naturali, da percorrere lungo vie storiche e panorami mozzafiato. La Val Porta è una valle affluente della Verzasca, e custodisce prati secchi puntellati di fiori selvatici, sentieri scoscesi e riserve forestali. Attraversa la porta, bussa alla valle. Con cura e meraviglia, comincia il cammino. Passeggi partendo da Vogorno, inoltrandoti sul versante destro della valle. Il sentiero si estende dolcemente, con grandi alberi ad ombreggiarlo e proteggerti dal sole. Lentamente, man mano che ti inoltri lungo il sentiero, la valle si schiude: grandi aree aperte con orchidee e gigli rossi a colorare i prati secchi si alternano a boschi di faggi e latifoglie miste, lasciati allo stato naturale. Qui, nel 2016, è stata creata una riserva: l’intervento umano è stato bandito, con l’obiettivo di far riprendere alla natura il suo stato originario e selvaggio. Puoi camminare per un paio d’ore così, fra fiori e alberi, fino a raggiungere monti di 1400 metri, e poi tornare indietro dallo stesso sentiero. Se il percorso non ti basta, vai avanti: percorri un anello oltre le betulle e gli antichi pascoli, e arriva fino a quote di 2000 metri, passando attraverso boschi di larice e paesaggi mozzafiato. La notte, dopo tanto cammino, fermati a Capanna Borgna: un rifugio nella parte alta della valle, dove nelle serate estive il sole tramonta senza fretta, e il Ticino si lascia guardare fino al lago Maggiore. Più cammini, più le creste si fanno ripide: ghiaia e prati, cieli altissimi e viste impossibili su tutta la valle ti fanno compagnia, mentre il silenzio sacro della montagna ti avvolge. Guardati attorno, sentiti accolto. La porta si è aperta, la valle per oggi è anche tua.
Via Alta Vallemaggia

Via Alta Vallemaggia

2024-07-10--:--

Tre parole: spazio, natura e cammino. La Via Alta Vallemaggia è spazio. È nata in un angolo della mente, vent’anni fa, a forma di sogno: quello di collegare Cardada e Fusio tramite un sentiero d'alta montagna. In pochi anni la sua forma si è irrobustita, è diventata reale, e nel 2009 è diventata un sogno lungo 50 km, con l’apertura ufficiale della prima tappa del sentiero, nato per costeggiare e passare attraverso gli alpeggi e le eredità del territorio. Presto la via si è presa ancora più spazio: perchè era magnifica, o perchè quando si inizia a sognare è difficile fermarsi ai cinquanta chilometri. Così, dopo dodici anni, si è aperto il percorso tra Fusio e Ponte Brolla. La Via Alta Vallemaggia è diventata un circuito di duecento chilometri ad alta quota, con diciannove tappe e centinaia di luoghi, paesaggi e emozioni lungo il percorso. Spazio, natura e cammino. La Via Alta Vallemaggia è natura. Laghi di montagna, erbe aromatiche che profumano l’aria, ghiaioni e prati fioriti, paesaggi montani imponenti e rifugi disseminati lungo la via, per sostare durante la notte. Il circuito attraversa le montagne del Ticino, portandoti dal Lago Maggiore fino alla valle, e ritorno. Non è un percorso facile: escursionisti e amanti della natura lo sanno. Ma in fondo, il bello è proprio questo: scalare le montagne, sudare verso la vetta, e dall’alto, finalmente, guardare la luce che si spande ovunque sulla valle. Spazio, natura e cammino. La Via Alta Vallemaggia è cammino: un percorso condiviso, amato, persino raccontato. È il caso del documentario “In cammino sul crinale”, che nel 2020 ha raccontato 170 km di escursione in prima persona. È un viaggio fisico, ma anche spirituale: di chi cerca, attraverso lo sforzo, di sentirsi un unico grande corpo con la montagna e la natura circostante. E camminando lungo le creste montuose, alla fine si rende conto di essere cambiato.
Grotto America

Grotto America

2024-07-10--:--

A metà ottocento, in un punto raccolto e custodito dal suono del fiume del Ticino, le famiglie della regione si incontravano per parlare del futuro. Le parole degli abitanti erano chiare, limpide come l’acqua del fiume Maggia a due passi da loro. Stiravano le gambe, mangiavano insieme, appoggiati ai grandi tavoli in pietra, e sedevano con il volto rivolto al sole. Parlavano di fortuna, di viaggi transoceanici, di cosa vuol dire sentirsi a casa a migliaia di chilometri di distanza. Parlavano d’America, da un Grotto nel Ticino. Alcuni di loro, dopo molto parlare, partirono davvero: si trovarono ancora una volta nel loro rifugio affacciato sul fiume, abbracciato dal muschio e le fronde degli alberi dei loro boschi, mangiarono ancora e bevvero insieme. Gli abitanti del Ticino emigrarono: fecero fortuna, come avevano detto, e intrapresero viaggi transoceanici. Crearono nuove famiglie e si trovarono in qualche punto d’America, in un rifugio di qualche tipo, a parlare di fare ritorno. Le parole erano chiare, come l’acqua del fiume che avevano lasciato in Ticino. Parlavano di quando stiravano le gambe, appoggiati ai grandi tavoli in pietra del Grotto, del muschio e delle fronde degli alberi, del fresco della cantina e della gente, della lingua a loro cara. Parlavano degli altri, rimasti a casa. Tornarono al Grotto, e senza malinconia lo chiamarono America. Era stato il seme della loro fortuna, e vollero che anche gli altri, passando di lì, sedendosi ai grossi tavoli in pietra sentissero quella specie di speranza che aveva animato i loro discorsi. Oggi il Grotto America resiste: si mangia ancora tipico, ha le pareti dipinte, affaccia ancora sul fiume Maggia, proprio nel cuore di Ponte Brolla. In estate apre le porte agli artisti, ai sognatori, a chi tiene viva quella speranza, grazie all’Angolo degli artisti: uno spazio fisico e metaforico in cui creativi svizzeri e internazionali si esibiscono sul palco, e condividono le proprie pratiche artistiche. Grotto America ha ancora lo spirito di metà ottocento: nella terrazza esterna, affacciata sul fiume Maggia, e nella sala interna con il camino e la luce soffusa, nella cantina antica che custodisce vini, salumi e formaggi d’Alpe, nelle esibizioni artistiche e nel chiacchiericcio diffuso. Il Grotto America, ancora oggi, è custode delle storie di ieri, e continua a parlare dei sogni giganti per il domani.
Oltre i valichi alpini, superati i ghiacciai, migliaia di anni fa viveva un popolo. Avevano bestie da pascolare e campi coltivati, e i loro bambini giocavano insieme ai folletti delle foreste, di giorno, e di sera si addormentavano davanti al fuoco ascoltando canti e storie leggendarie su tesori nascosti, spiriti della foresta e malvagi diavoli. Era il popolo dei Walser, che vissero isolati fino al Medioevo, quando i ghiacciai si ritirarono e alcuni di loro attraversarono le Alpi. Partirono da una valle perduta, oltre il Monte Rosa, e arrivarono fino al Ticino. Qui, nel 1253, fondarono il villaggio di Gurin. Per giungere fino a qui percorri tornanti e strade ripide, curve e piccoli villaggi incastrati fra i boschi, che man mano si diradano lasciando spazio alla natura. Prosegui ancora, finché non hai la sensazione che l’uomo, qui, non abbia mai messo piede. Invece eccolo Bosco Gurin. Case in legno introvabili nel resto del Ticino, viuzze strette in pietra e scalini, dove le auto non passano e il tempo si è fermato. Tutto parla di storia e leggenda, tradizione e invenzione di questo popolo: dai costumi delle origini alla cultura magica, passando per la lingua. Accanto all’italiano si parla ancora il Ggurijnartitsch, un dialetto svizzero tedesco. È il villaggio più alto del Ticino, oltre i 1500 metri sul livello del mare, ed è molto amato dagli appassionati dello sport. Qui d’inverno si scia, ma in estate si passeggia tenendo gli occhi aperti su creature mitiche, flora e fauna selvatica. È il posto ideale per lunghe escursioni a piedi o in bicicletta, e potrebbe capitarti di incontrare un Weltu, uno degli esseri leggendari della tradizione Walser: piccoli abitanti delle foreste con i piedi girati al contrario, che si dice sostituiscano gli umani nel pascolo del bestiame durante il maltempo. A Bosco Gurin anche la cultura non manca: il museo Walserhaus offre uno sguardo sulla vita dei villaggi isolati, con una sezione dedicata a Hans Tomamichel, famoso creativo originario di qui. D’altra parte, l’ispirazione non manca: tra cultura magica, lettura di destini e libertà di pensiero, i Walser hanno aperto la strada.
Val Lavizzara

Val Lavizzara

2024-07-10--:--

Sei ancora qui, immerso nella natura del Ticino. Hai visto le cascate e i paesi antichi, la piccola e misteriosa valle abbandonata d’inverno e abitata d’estate, i sentieri da trekking e il fiume che scorre, al centro, implacabile. Eppure il viaggio è appena cominciato: oggi, dopo silenzi e solitudini energetiche, ti sposti in una delle valli più popolate, fra quelle confinanti con la Valle Maggia: sei in Valle Lavizzara, circondata da montagne verdissime in primavera e spennellate di bianco in inverno, con i suoi paesi e le cave di marmo, i sentieri e le piste da sci. Procedo con ordine: zaino in spalla e maglioncino sulle spalle, si sale a milleduecento metri d’altezza. La prima tappa in Valle Lavizzara non può che essere Fusio, la piccola frazione più elevata della valle. Qui le abitazioni sono quelle di una volta: l’affascinante nucleo è tutto pietra e legno, le tipiche case hanno i tetti di scandole: tradizionali, un tempo, e ancora visibili su alcune stalle. Passeggiando fra le case e attraverso i ponti, c’è sempre qualche scorcio del fiume e delle montagne tutto intorno, che sembrano essere il giardino di casa del paese. Fusio risale al 1286, ed è stata, nel tempo, dimora anche dei Walser, un popolo alemannico emigrato in epoca medievale attraverso le Alpi. A proposito di storia e tradizione, qui vicino si trova anche Peccia, culla di cultura scultorea e sede dell’unica cava di marmo in Svizzera. Qui sorge il Centro Internazionale di Scultura, frequentato da artisti di tutto il mondo da ormai molti anni. Il marmo bianco di Peccia è un vanto per gli abitanti di questa valle, ed è usato anche per abbellirne i paesi: infatti è proprio in questo materiale, unito al più scuro granito, che è stata ricostruita la chiesa di Mogno. Mogno è un piccolo paese, ormai abbandonato: le alluvioni e le frane l’hanno travolto più volte nel tempo, distruggendo nel 1986 anche la chiesa seicentesca. Grazie a Mario Botta, però, la chiesa oggi è più bella che mai, e con le sue linee geometriche e la struttura cilindrica gioca a specchiarsi e svettare sulla tipica architettura alpina del resto del paese. Ma in Val Lavizzara i paesi non sono tutto: laghetti alpini, oasi naturali, sentieri nel verde e piste da sci abbracciano la valle in tutte le direzioni. Passa dal Lago Mognola per un’escursione, per pescare, o per arrampicare sulla Mognola Rock Climbing, una grande palestra all’aperto con nove settori di diverse difficoltà. Puoi fermarti a ricaricarti nella pace selvaggia della Valle, ma poi riallaccia le scarpe e fai un respiro profondo: da qui si parte per conquistare le vette circostanti. Se ti sembra di aver visto tutto, accetta un consiglio e dirigiti verso la regione del Naret: passando per i laghetti alpini attraversa il Passo, e fatti condurre attraverso la Val Sambuco con il suo lago artificiale, Val Torta e le valli circostanti. In tutto il resto del tempo, o prima di riposarti da queste escursioni nella natura, fai una cosa: cerca ancora, e troverai sparsi nella valle e nei paesi feste popolari, cinema all’aperto, musica in piazza e corsi manuali, mostre e mercati artigianali.
Scoscesa e selvaggia, verdissima e racchiusa fra vette rocciose ripidissime, la Val Bavona è uno dei luoghi più affascinanti del Ticino. Ha una storia antichissima: nata dai ghiacciai che lentamente scavarono i fianchi delle montagne, la valle per centinaia d’anni è stata lavorata, amata e resa abitabile dalle antiche popolazioni, che riuscirono a ricavare prati, campagne e giardini fra le aspre gole, e si insediarono in dodici nuclei abitativi a una manciata di chilometri l’uno dall’altro, chiamati Terre. Case in pietra e terreni addomesticati, muri lunghi decine di chilometri per delimitare i campi e proteggere il lavoro umano, ma anche boschi fittissimi, massi ricoperti di muschio morbido e verdissimo, e onnipresente il rumore del fiume che scorre. La Val Bavona è selvaggia e implacabile, e nonostante il costante lavoro degli abitanti, nei secoli si è ripresa tutto: dal 1500 non ci sono più abitanti stabili, a causa degli eventi naturali e i conseguenti cambiamenti ambientali che resero gradualmente più difficile la vita in valle. Solo in estate si popola ancora, e ritorna a vivere in armonia con gli esseri umani che tanto l’hanno amata. Ecco allora la Val Bavona oggi: ancora da fiaba, forse persino più di allora. È la meta prediletta di escursionisti alla ricerca di un posto in cui riposare o sognare. È una valle in cui abbandonare i mezzi moderni, mettere via i telefonini, riconnettersi e seguire i passi di chi una volta l’abitava. Il percorso della transumanza - umana e animale - serve proprio a questo: attraverso le dodici Terre permette di affacciarsi, oggi, a una civiltà d’altri tempi, in un paesaggio di straordinaria quanto impervia bellezza. Fra questi villaggi, Foroglio è tra i più amati: rustiche case in pietra, torbe, affacci sulla natura da ogni parte e l’atmosfera diffusa di un tempo trascorso, qui vive ancora la memoria di una vita rurale e più semplice, senza grandi fronzoli né comodità, e ancora oggi le uniche fonti di energia sono solari e idrauliche. Proprio accanto al paese, imprevista e impossibile da non notare, gorgheggia e si agita un’altissima cascata, alta più di 100 metri. Da qui si cammina: puoi partire dalla parte a monte della valle, nella Terra di San Carlo, e raggiungere Robiei camminando per un paio d’ore nell’atmosfera fiabesca e impossibile della Bavona, o puoi prendere la funivia e sorvolare comodamente queste terre in pochi minuti, teletrasportandoti nella zona dei laghetti. Qui, ai piedi del più grande ghiacciaio del Ticino, puoi scegliere un’escursione e partire. O puoi sederti su un masso muschiato, guardarti ancora intorno, e respirare la stessa aria di quegli uomini e quelle donne che migliaia d’anni fa scelsero la Valle Bavona per trasformarla in casa.
Valle Maggia

Valle Maggia

2024-07-10--:--

Parti dalla sponda del lago o dal paesino dove hai dormito questa notte, fai colazione e prepari lo zaino: è solo l’inizio del viaggio, ma negli occhi hai già la Valle Maggia. 50 chilometri di territorio, dal Lago Maggiore fin su, più a nord, alle alpi Lepontine. Scegli di muoverti in bici o in bus, tra i paesi e le vallate, i ponti antichi e le cascate naturali, nel pieno rispetto dell'ambiente e della natura. La valle Maggia è la più grande della Svizzera Italiana, tanto che al suo interno ne custodisce delle altre, che si espandono dai confini dei villaggi in tutte le direzioni: Rovana, Lavizzara e Bavona. C’è poi la splendida Valle di Lodano, che nonostante la sua ampiezza contenuta è habitat di piante, animali rari, e antiche faggete Patrimonio dell’UNESCO. Ma facciamo un passo indietro, e riprendiamo il nostro viaggio: certo in pochi giorni è difficile riuscire a fare e vedere tutto, ma la certezza è che, ovunque capiterai, sarà un piccolo gioiello. In questo caso scegli di fare un tuffo prima di metterti in viaggio, e proprio all’inizio della valle fai tappa a Ponte Brolla, un riferimento storico e naturalistico irrinunciabile. Qui, all’imboccatura della Valle, ci sono le marmitte dei giganti: profonde depressioni a forma di pozzo, scavate nella roccia e nate dall’erosione fluviale nel corso di migliaia di anni. Dove un tempo c’erano ghiacciai, oggi ci sono pietre levigate e pozze d’acqua color smeraldo, e scorre il fiume che dà il nome alla valle e la attraversa da parte a parte. Lo spettacolo acquatico non si limita al fiume: la Valle è famosa per le sue imponenti cascate, che si trovino a pochi passi dai piccoli borghi o ben nascoste nelle foreste. Scegli di risalire il fiume Maggia, su una strada che attraversa borghi con case in pietra e spettacolari viste sul verde, e piano piano ti inoltri nella valle. Ti fermi, ogni tanto, a guardare lo spettacolo delle cascate che ci sono qui. È il caso della Cascata del Salto, nei pressi del villaggio di Maggia, famosa per le immersioni subacquee, o - salendo ancora- della Cascata Grande di Bignasco: un salto d’acqua di 70 metri che termina in una piscina dai riflessi colorati, bellissima e spaventosa come solo la natura sa essere. Salendo verso Bignasco, con una deviazione, ti fermi anche a Lodano. È una frazione di meno di duecento abitanti, ma apre le porte sulla sua valle e alla riserva, dove grazie a un’iniziativa, la foresta sta lentamente tornando al suo stato primordiale Da qui, ti lascio esplorare: vai un po’ dove ti porta la Valle, segui le strade strette e acciottolate, infilati in qualche villaggio sulla strada. Puoi passare il resto della giornata - o della settimana - su una parete rocciosa, ad arrampicare, o in sella a una bicicletta a noleggio in tour. Puoi attraversare parte dei 700 km di itinerari escursionistici e fare trekking tra i boschi e nel silenzio intoccato che c’è qui, o esplorare i minuscoli paesi in pietra e parlare con la gente del posto. In ogni caso, non sbaglierai: è la Vallemaggia, che promette bellezza e restituisce splendore.
Acque smeraldine che scorrono tra canyon pallidi e levigati, pascoli sconfinati, borghi in pietra antica incastonati fra le montagne: la Valle Verzasca, più che di questa terra, sembra appartenere a un immaginario multicolore che arriva dritto dai libri di infanzia o dalle leggende popolari. Eppure è una realtà, sfaccettata e poliedrica, adatta a chiunque tu sia. Dalle escursioni in bicicletta alle camminate pensate anche per i più piccoli, passando per l’esplorazione dei paesi, l’arrampicata e i tuffi nelle acque cristalline del fiume, sembra che la Valle Verzasca esista per essere scoperta, amata e protetta. È un luogo ancora puro, che racchiude le immensità e i microcosmi della natura incontaminata, e che puoi scegliere di scoprire dalla prospettiva che ti parla di più: adrenalina, relax, santa fatica, meraviglia. Se sei amante dello sport la valle offre un itinerario per Mountain Bike, l’Alta Verzasca Bike, un percorso di nove chilometri che ha inizio nel pittoresco paesino di Brione e attraverso salite e discese tra versanti montuosi e sentieri di ghiaia si conclude nella bella Sonogno, dove è presente anche il museo etnografico della Valle Verzasca e i suoi abitanti. Esplora a piedi qualche tappa del Sentierone, oppure percorrilo tutto, da una parte all’altra della Valle: è il più noto dei molti sentieri che attraversano queste terre, e a seconda del luogo di partenza ti porterà attraverso i villaggi o sopra al lago artificiale, o ancora lungo il sentiero degli artisti e le loro opere sparse, alcune delle quali con il tempo sono diventate un suggestivo tutt’uno con la natura. È una valle ampia, ariosa, che lascia spazio anche nei suoi più piccoli anfratti: lo spazio di costruire qualche cosa, di inserirsi persino tra le sue gole. Nella zona di Brione, infatti, fra rocce nei boschi e canyon lungo il fiume, c’è un sentiero molto noto per i builder di tutto il mondo. 700 vie di buildering di tutti i livelli che attraggono, soprattutto nelle mezze stagioni, arrampicatori e avventurieri dall’Europa e oltre. Infine, amatissimo da famiglie e bambini, ecco anche aree picnic, zone balneari, e tappe per scoprire le leggende degli animali, delle streghe e dei folletti della valle, grazie al famoso Sentiero delle Leggende. Per chi invece scalpita e ama scoprire le cose toccandole con mano, c’è anche il BoBosco: un ingegnoso percorso con diverse piste per bocce realizzate in legno di castagno, adatte anche e soprattutto ai più piccoli. In tutto il resto del tempo ci sono i borghi con le case in pietra, la cucina tipica e i grandi prati per distendersi al sole, i bagni nel fiume che somiglia tanto alle Maldive, e qualche chiacchierata, se si è fortunati, con gli abitanti di questa splendida valle.
Dove prima c’era una strada, grandi appezzamenti di terreno ed una piccola frazione, oggi c’è acqua. La diga di Contra è imponente, e non perdona: ad affacciarsi allo strapiombo viene da trattenere il fiato, e pure affilando lo sguardo è impossibile intravedere sotto le milioni di tonnellate d’acqua la forma di ciò che c’era prima, una porzione della Val Verzasca oggi sommersa dall’enorme bacino artificiale. Costruita tra il 1960 e il 1965 su progetto dell’ingegnere Lombardi, la diga di Contra è stata inaugurata il 27 ottobre 1966, anche se il suo primo vero collaudo è avvenuto qualche mese prima, quando una piena eccezionale l’ha messa alla prova per la prima volta. E lei ha risposto, forte e avveniristica, imponendosi nella valle come un qualcosa di destinato a restare. Solo per qualche mese c’è stato un momento in cui passato e presente si sono incontrati ancora: la diga era lì, solida e protagonista, ma tutto era asciutto. Il lago artificiale è stato prosciugato completamente per dei lavori di manutenzione, e quell’anno sono riemerse la strada, il piccolo paese e i terreni agricoli un tempo prosperi. I turisti hanno invaso la valle per toccarne il fondale lunare, guardare i resti di un ponte e di tutt’altra vita, qualcuno ha persino scelto di girare un film nei canali prosciugati. Il resto del tempo, come un mare addestrato, il bacino è pieno: 6 chilometri e più di ottanta milioni di metri cubi d’acqua, trattenuti da un muro di 220 metri d’altezza degno di James Bond. Non è solo un modo di dire, no: nel ’95, nel film GoldenEye, Bond fa un salto mozzafiato, verso il vuoto, proprio dalla diga della Verzasca. Non è stato l’unico, e a dire il vero da aprile ad ottobre anche tu puoi imitare l’agente: certo, magari con qualche precauzione in più di una cima e un moschettone legato alla ringhiera. Si tratta del secondo Bungee Jumping più alto al mondo: uno strapiombo impressionante, con una caduta libera di sette e secondi e mezzo. Sette secondi e mezzo in cui il corpo è solo un corpo, solo con se stesso: niente a cui appoggiarsi, niente gravità, niente pensieri. Solo adrenalina e urla di pura gioia o di puro terrore, che a volte sono la stessa cosa. Il salto nel vuoto però non è l’unica attività adrenalinica che trova sfogo in questi luoghi: l’intera valle è famosa per essere meta prediletta dei climbers, e nel 2022 proprio lungo le pareti della diga si è svolto un evento di arrampicata che ha raccolto i più grandi scalatori al mondo in una sfida a coppie: la Red Bull Dual Ascent, una gara percorsa in verticale, due vie identiche affiancate, ciascuna composta da 6 tiri e 180 metri. La diga di Contra è il gigante della valle: che sia per la sua storia o per le attività adrenaliniche, dopo averla visitata tornerai a casa con la pelle d’oca e la sensazione che sia impossibile scappare al futuro.
Luoghi energetici

Luoghi energetici

2024-06-2402:59

Antichi luoghi di culto dove i Celti celebravano la natura, sorgenti tra le cui increspature giocano, non visti, gli spiriti dei fiumi, e ancora grandi distese d’erba puntellate di pietre mistiche e chiese romaniche, cattedrali gotiche, monasteri solitari. Sono luoghi diversissimi fra loro, sparsi in giro per il mondo e tra le valli della Svizzera, che hanno in comune una cosa: l’anima. Alcuni li chiamano luoghi energetici, altri - come i nativi americani - luoghi di forza, altri ancora forse hanno inventato parole diverse, o hanno scelto di non nominarli, di viverli e basta. Sono lì da sempre o sono stati scelti, si nascondono nel cuore selvaggio dei boschi o sono eretti alla luce del giorno, al centro di piazze o praterie. I luoghi energetici sono antichi siti dove vibrano magnetismi e frequenze naturali, si creano vortici invisibili, brillano sottili luci bianche: nei secoli hanno ospitato rituali di guarigione o sono stati il trampolino sulla terra per osservare gli astri e contemplare l’universo, e hanno visto passare antiche culture di cui oggi rimangono misteriosi indizi. La Svizzera ne è ricca: in ogni valle si trovano cascate illuminate, massi incisi e pietre allineate, ma anche grandi faggi uniti attraverso linee invisibili o colline di culto e cime montuose. Qui regna la pace: arrivando dopo un lungo o un breve sentiero, avrai voglia di sederti a gambe incrociate e posare le mani al suolo, sentire l’umidità dell’erba sotto le cosce, il fischio sottile del vento che passa fra le fronde. Avrai voglia di chiudere gli occhi e pregare, se preghi, o di ripensare alla vita e al cammino, e sentirai forse una carezza antica sulla schiena o la voglia di alzarti e ballare, abbracciare qualche albero, stiracchiarti allungando le mani. Da sempre, i popoli che hanno attraversato i confini e capito la potenzialità di questi luoghi hanno sostato per ritrovare forza e vitalità, raggiungere uno stato di serenità della mente e trovare armonia dentro se stessi e con gli altri. Al cospetto di alberi centenari, impressionanti pareti rocciose o cascate gorgoglianti l’anima e il corpo trovano un profondo equilibrio, le tensioni si sciolgono e la mente trova pace. Saranno forse le migliaia di altre anime che sono già passate di qui, la bellezza commovente di questi luoghi, o la netta sensazione che in fondo tutto andrà bene: basta sedersi un po’ ad ascoltare, respirare fino in fondo, e sentire il fluire dell’energia che passa dalla terra, ai tuoi piedi, fino alla punta delle dita delle mani.
A una manciata di chilometri a nord di Locarno, incastonato nella valle Verzasca, c’è un villaggio piccolo piccolo, di pietre antiche e gradoni verdissimi. Le poche case si affacciano in un’unica direzione, vicine le une alle altre, quasi sembrassero abbracciarsi o tenersi strette a vicenda. Grosse pietre irregolari compongono i tetti, e più giù le pareti, e ancora i pavimenti delle strette stradine tra l’una e l’altra abitazione. Sei a Corippo: il paese più piccolo della Svizzera, tanto che per qualche tempo sembrava quasi dovesse scomparire. Corippo però resiste nell’architettura tradizionale e omogenea, che sembra essere nata insieme alla valle che la protegge, resiste nelle case composte spesso di un’unica stanza, riempita solo del necessario; resiste nei muri in pietra viva e i tetti a due falde, negli affreschi religiosi o le pennellate qua e là che ne rimangono, testimoni del passato. E resiste, grazie a chi non l’ha mai lasciata o ha scelto di ritornare, e anche a chi in un paese piccolo piccolo, di pietre antiche e gradoni verdissimi, ha visto il futuro. Qui, nel 2022, una giovane coppia ha ridato vita al borgo inaugurando l’Albergo Diffuso: a partire dalla ristrutturazione dell’antica osteria, ampliata e convertita in reception, sala da pranzo e spazio polifunzionale, il progetto ha riguardato anche la conservazione e il recupero di cinque antiche case nel nucleo basso del villaggio, dove oggi è possibile dormire. Dieci camere, ventidue posti letto, e un cuore gigante: così l’Albergo Diffuso ospita escursionisti e coppie in fuga romantica, ma anche piccole aziende in ritiro tra le sue vie, sulla terrazza affacciata sulla natura e i ripidi pendii del torrente, o nella piccola piazza del paese. Qui, al centro di Corippo, si trovano la chiesa e il campanile, la scuola, la casa parrocchiale con lo stemma del cappellano Albrizzi, risalente al 1672, e l'ossario-ufficio municipale. Il progetto dell’albergo diffuso è la pietra miliare della strategia della Fondazione Corippo 1975, costituita allo scopo di conservare e valorizzazione valorizzare il villaggio: i gestori dell’albergo diffuso sono una piccola famiglia, con un background di cucina stellata e scuola alberghiera, e offrono cucina tradizionale con ingredienti stagionali e a chilometro zero, prodotti ticinesi solidali e sempre una parola gentile, che sia tra i tavoli dell’osteria o indicandoti il sentiero che conduce alle pozze d’acqua cristallina proprio accanto al paese.
Terra ferma e acqua, solidità e fluidità: le bolle di Magadino sono tutte e nessuna di queste cose. Si tratta di una riserva naturale cantonale sul Piango Piano di Magadino, tra le foci dei fiumi Ticino e Verzasca, e si affacciano sul Lago Maggiore. Istituita nel ’79, la riserva ospita uno dei nove paesaggi golenali svizzeri di importanza internazionale, cioè lo spazio tra la riva di un corso d'acqua e il suo argine: nè terra ferma nè acqua, oppure entrambe le cose, insieme. E in effetti questo luogo custodisce molte anime, così come una gran varietà di flora e fauna, spesso protetta, sicuramente amata dagli appassionati. La riserva è l’habitat privilegiato di animali e piante tipici delle zone umide, nonché un luogo di sosta per molte specie di uccelli migratori: tra terra e acqua, in uno scambio continuo e un perenne e naturale mutamento. Tra stagni, canneti e boschi alluvionali, le Bolle di Magadino coprono una superficie di 660 ettari, suddivisi in tre aree: in due di queste, con rispetto e meraviglia, puoi entrare anche tu. È un luogo pacifico, di sentieri sconfinati immersi nel silenzio, rotto solo da qualche canto d’uccello e dal fruscio dei canneti, e nasconde in ogni fibra qualche segreto: dalle piante che crescono solo qui alle minuscole ranocchie sul bordo degli stagni, dagli uccelli migratori che capita di avvistare alle fronde degli alberi tagliate dalla luce del sole. Puoi scegliere di scoprirne ogni angolo grazie alle visite guidate o l’osservazione della fauna, ma puoi anche decidere di passeggiare - o pedalare, in alcune zone - alla cieca, aspettando di essere sorpreso. Attraverserai canneti su ponticcioli sospesi, troverai torrette e pareti d’osservazione affacciate sulla foce o sugli stagni, e sparsi sul cammino ti imbatterai anche in alcuni pannelli informativi: si tratta dei sentieri didattici, che raccontano alcuni fatti curiosi e affascinanti sul paesaggio e la sua protezione, le specie in estinzione, ma anche gli sviluppi e i cambiamenti del delta. Qui ogni stagione è affascinante, e raccoglie particolarità tutte sue: in inverno la natura sembra mostrare un’altra faccia: animali selvatici attraversano questi luoghi, lasciando piccole impronte sulla neve fresca. Se sei fortunato, è il momento in cui potresti imbatterti in un cerbiatto. In primavera, quando la natura si stiracchia ancora, arrivano gli uccelli migratori: è il momento perfetto per fare un po’ di birdwatching. Le Bolle sono state riconosciute ormai da molti anni come centro di inanellamento, cioè come osservatorio di uccelli, e partecipano al progetto di ricerca europeo sulla migrazione d’uccelli. L’estate, poi, è la stagione in cui si fanno le cose un po’ diversamente dal solito: puoi scegliere la classica visita in riserva, ma è anche l’unico momento dell’anno in cui puoi prenotare un’uscita in barca dal lago e osservare le Bolle da un’altra prospettiva. Non sono solo un vanto per la Svizzera: ormai dagli anni Ottanta le Bolle hanno aderito alla Convenzione di Ramsar, il primo documento di protezione della natura delle zone umide a livello internazionale. Insomma, vale la pena vederle: tra terra ferma e acqua, solidità e fluidità, le Bolle di Magadino sono scrigno di moltissima vita.
In cent’anni più uno, sul treno Centovallina sono successe una serie di cose, più o meno straordinarie: qualcuno ha attraversato il confine per trovare una vita migliore, sui sedili delle carrozze hanno riso almeno ottocento bambini, innumerevoli volte due paia di ginocchia si sono sfiorate fra loro, e qualche volta - forse venti, forse trecento - una farfalla è entrata dal finestrino di destra, ha fatto un giro su se stessa, e poi è uscita dal finestrino di sinistra. Inaugurata nel 1923, la Centovallina è una linea ferroviaria che accompagna queste valli, passando sopra a praterie infinite e paesaggi alpini commoventi, interrompendo per pochissimi attimi l’assurdo silenzio dei boschi e muovendo al suo passaggio le fronde degli alberi. Non è solo un treno affascinante per i paesaggi che attraversa: la linea è stata per molto tempo un collegamento imprescindibile fra Italia e Svizzera, collegando Domodossola a Locarno e trasportando per centinaia d’anni cittadini europei. Si sa, quel che conta dei viaggi non è certo l’arrivo: con la Centovallina potrai fermarti lungo la strada, e fare sosta nei suggestivi villaggi o lungo i percorsi escursionistici della valle. Una delle tappe più preziose è quella di Verdasio: dalla minuscola frazione abbracciata dal bosco potrai prendere una funivia sospesa sulla montagna, e arrivare così al Monte Comino. Questo è un posto per respirare: diviso fra cielo e terra, il Monte Comino si affaccia sull’intera valle, su prati di fiori coloratissimi e pascoli dorati, che permettono di nutrire e curare migliaia di piante: qui, infatti, si trovano circa due terzi delle specie vegetali svizzere, di cui buona parte rare o minacciate. Non è solo un paradiso per la vegetazione: tra un sentierino di terra battuta e le cime delle montagne ti capiterà forse di dover sbattere le ciglia due volte alla vista degli animali che ci abitano. Proprio sul Monte Comino, infatti, vive un gregge di lama. Non sono certo selvatici, ma si vede che qui stanno bene: fanno parte dell’agriturismo dei coniugi Bäschlin, che da azienda agricola negli anni è diventato anche un luogo dove assaggiare piatti tipici e tradizionali, seduti di fronte a un panorama mozzafiato, per riposare o prepararsi ai numerosi trekking che partono da queste splendide zone.
Boschi, pendii e minuscoli villaggi, montagne incontaminate e baite immerse nella quiete: sei alle Centovalli, tra i piccoli paesi e l’immensa natura. Qui la tradizione è rimasta viva, diffusa sul territorio grazie a molte iniziative, e come un grande cuore rimbomba ancora ovunque nella valle, si insinua tra i pascoli e le pietre delle chiese, si muove. Si muove sul trenino Centovallina, o Vigezzina, che sale e scende per i pendii delle Centovalli, attraversa ponti antichi sospesi e, come nei migliori film, rallenta impercettibilmente per darti modo di assaporare meglio gli angoli più suggestivi della valle. Nelle Centovalli è concesso di muoversi piano, per godere di tutto: attraversando la Via del Mercato, anticamente percorsa dai commercianti per giungere a Locarno, ti imbatterai in ruscelli, mulini, e probabilmente in qualche altro amante delle escursioni, impegnato come te a scoprire questi luoghi. Non c’è fretta, qui: gli antichi paesini non vanno da nessuna parte. Potrai fermarti per un pranzo al volo tra una camminata e un’altra, oppure per passeggiare attraverso le case di pietra e gli antichi edifici e godere delle viste mozzafiato: per esempio, se salirai i 166 gradini in granito del campanile di Intragna, il più alto del Ticino, dominerai le Terre di Pedemonte, le Centovalli e la regione circostante. Ma la bellezza è ovunque: si trova a Rasa, minuscolo villaggio dove le macchine e il frastuono non possono arrivare, nella sua terrazza naturale affacciata su pascoli e fitti boschi. Si trova, poco lontano, in una delle altalene del progetto Swing the world, sparse nei luoghi più panoramici del cantone da due giovani artisti ticinesi. C’è bellezza genuina e c’è bellezza costruita nel tempo, con fatica e dedizione: nel Museo regionale delle Centovalli e del Pedemonte, a Intragna, potrai scoprire la storia delle genti di questo territorio, le loro fatiche e le migrazioni nelle grandi città per lavorare come spazzacamini, l’economia della valle e le storie di vita. Per esempio quella di Dimitri, famoso clown di queste valli, che nel ’71 fondò il suo Teatro di fama internazionale a Verscio, e che diede il via a un’intensa attività artistica sul territorio, che oggi vive anche grazie al museo comico e la scuola universitaria professionale di teatro di movimento. Da Intragna, poi, nascono antiche vie che collegano i villaggi della regione, attraversando artefatti della società contadina tradizionale e grandi architetture: come il Ponte Romano sul fiume Melezza, la Chiesa di San Michele con i suoi affreschi tardogotici o piccoli e suggestivi paesi come Terra Vecchia e Bordei. Ovunque andrai, non puoi sbagliare: se dovessi perderti, segui il battito dell’enorme cuore delle Centovalli.
Superfici d’acqua simili a smeraldo esploso o schegge di turchese, pendii scoscesi fitti di verdissima vegetazione, sentieri ondulati come linee di pennello sui fianchi delle montagne. Le valli intorno al Lago Maggiore sono così: una bellezza in fila all’altra, pronte per essere scoperte. Non sorprende allora che questa sia una meta prediletta per escursionisti e camminatori, in cerca di distese d’acqua cristallina nate dallo scioglimento dei ghiacciai, e di un fazzoletto di terra dove sedere a contemplare il paesaggio dopo tanto camminare; eppure, qui, sono passati anche altri tipi di visitatori: artisti e pensatori che da questi paesaggi hanno tratto non solo pace, ma anche ispirazione. Nota è la zona di Salei, sopra a Vergeletto, con il suo laghetto alpino e il paesaggio che lo abbraccia: colline e pini che sembrano disegnati, prati adombrati per sedersi a fare un picnic, silenzio e immensità ovunque si posi lo sguardo. Sempre da Vergeletto-Zott, poi, si muove la teleferica diretta a Salei, dove si trovano l’alpe e la capanna omonimi, una costruzione in pietra nel centro di una vallata enorme e verdissima, dove fermarsi a mangiare un piatto tipico e dormire: la notte, qui, il cielo sembra fatto di un’altra consistenza, e viene voglia di sdraiarsi sul soffice prato a contare le stelle. Ma anche col sole la valle è uno spettacolo: dopo una breve passeggiata, che sale dolcemente aprendo lo sguardo al locarnese e fino al lago maggiore, arriverai direttamente al piccolo lago color zaffiro. Il sentiero è largo, e volendo è ancora lungo: dopo poco più di un’ora di cammino, oltre il lago, arriverai a un altro rifugio: si tratta della capanna Arena, dove se vorrai potrai fermarti per un po’, il tempo di un lungo respiro, un pranzo nel verde, o una nottata nel silenzio della montagna. Se continuerai il tuo percorso, invece, accetta un consiglio e prendi la deviazione per Sciüpada: attraversando il magnifico pendio della valle arriverai fino alla teleferica, a fondovalle. Oltre a quello che la terra ha creato spontaneamente, a Vergeletto si vede anche la mano dell’uomo: il Parco dei Mulini, per esempio, è una preziosa testimonianza della tradizionale produzione della farina bona. Si tratta di una farina ricavata dal granturco, tostato e finemente macinato. Ma descriverla così pare riduttivo: nei secoli, infatti, la farina bona è stata parte integrante delle vite e della sopravvivenza degli abitanti di questa valle, almeno fino al secondo dopoguerra. Con l’avanzare della modernità, e i cambiamenti negli stili di vita, è andata perdendo importanza, e piano piano la sua produzione venne abbandonata. Ma la valle non dimentica: dopo il restauro del mulino di Loco, realizzato dal Museo Onsernonese nel 1991, grazie a ricerche e iniziative la memoria di questo antico prodotto è riaffiorata in superficie. E piano piano, timidamente, si è passati dal ricordo all’azione: la produzione è ripartita, e dieci anni più tardi grazie alla segnalazione nell’arca del gusto di Slow Food, l'impegno di alcuni cittadini ed il coinvolgimento dell'istituto scolastico vallerano, la farina bóna e la sua storia si sono espansi al di là dei confini della Valle Onsernone.
Valle Onsernone

Valle Onsernone

2024-06-24--:--

Prati sconfinati e ripidi pendii, paesaggi incontaminati e riserve forestali: la Valle Onsernone sembra un angolo di mondo da cartolina, dedicato alla lentezza e all’osservazione dei piccoli dettagli: dal mare di steli d’erba colpiti da sole, che si muovono nel vento, fino all’intreccio certosino dei cappelli di paglia tipici di qua. È una valle senza riserve, pennellata di verde e baciata dal sole, che nasconde fra un’insenatura e l’altra minuscoli paesini arroccati sulla roccia. L’architettura tipica delle case, con i tetti di sasso, sembra uscita da una fiaba d’altri tempi, e percorrendo i molti sentieri che circondano la zona capita di incontrare piccoli animali selvatici e, qualcuno giura, gnomi e fate del bosco. Fra i paesi più caratteristici è imprescindibile citare Auressio: con la bella Villa Edera e il piccolo centro, è dominato dall’alto da una chiesa cinquecentesca. Arriva poi l’antico capoluogo: Loco, sede del museo Onsernonese, che custodisce la storia della valle e respira ancora come un tempo, tra ponti, ciottolati, e l’antico mulino. Costruito 270 anni fa, il mulino ad acqua di Loco è rimasto in funzione fino agli anni ’70, e poi ancora recuperato nel ’95. Motivo di vanto e testimone di tradizione, il mulino è visitabile con il mugnaio Marco Morgantini, che te ne svelerà il funzionamento e tutti i suoi segreti. Ma il mulino di Loco non è l’unico: nonostante i pochi abitanti di queste zone, qui in passato erano in funzione una trentina di mulini, la maggior parte dei quali impiegati per la coltivazione della segale, una risorsa fondamentale per la valle. Ancora oggi da questo cereale si ricava sussistenza: la segale infatti fornisce la paglia per i tipici cappelli e oggetti d’artigianato della valle. Salendo ancora arriverai a Russo: oltre alla splendida chiesetta, qui trovi l’autopostale che porta nella Valle di Vergeletto, oltre a un mulino tutt’ora in funzione grazie a Ilario Garbani, che ha ridato vita alla produzione della tipica Farina Bóna. La tradizione sopravvive grazie alla produzione artigianale di Berzona, grazie all’atelier dell’associazione Pagliarte, che ha creato un laboratorio-negozio che offre innumerevoli creazioni, dai cappelli alle borse, ma vive anche diffusa sul territorio con Pagliarte, una giovane associazione del Locarnese che si dedica alla lavorazione della paglia unendo alle antiche tradizioni uno spirito moderno e dinamico. Uscendo dai centri abitati e percorrendo i sentieri esterni, infine, la valle Onsernone si fa più ripida e selvaggia. Quel che non cambia, però, è la sua anima: silenziosa, affascinante, e custode di meraviglia.
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