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FilosofIndia
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Author: Giacomo Foglietta
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© Giacomo Foglietta
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FilosofIndia è un podcast che parla di filosofia indiana presentandone le idee fondamentali e i concetti attraverso approfondimenti su varie correnti filosofiche dell’India antica e classica. Sono Giacomo Foglietta, da più di vent’anni mi occupo di filosofia indiana, facendo conferenze e scrivendo libri e articoli
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C’è una domanda apparentemente semplicissima che, se la prendiamo sul serio, ci porta immediatamente nel cuore della filosofia della mente: quando siamo coscienti di qualcosa, siamo anche coscienti del fatto di esserlo?Se vedo un vaso, per esempio, non vedo soltanto il vaso. C’è anche, in qualche senso, il mio vedere il vaso. Ma che cos’è esattamente questo “vedere il mio vedere”? È una seconda esperienza che osserva la prima? Oppure la coscienza, nel momento stesso in cui conosce qualcosa, è già anche presente a se stessa?Queste domande non appartengono soltanto alla filosofia contemporanea della mente. Sono al centro di un dibattito filosofico molto sofisticato sviluppatosi nell’India classica, soprattutto fra filosofi buddhisti e filosofi appartenenti alle tradizioni brahmaniche e śivaite.L’episodio di oggi si basa sull'articolo di Alex Watson, intitolato Bhaṭṭa Rāmakaṇṭha’s Elaboration of Self-Awareness (svasamvedana), and How it Differs from Dharmakīrti’s Exposition of the Concept. L'articolo studia un caso particolarmente interessante: come il concetto buddhista di svasamvedana, generalmente tradotto come “autocoscienza”, “consapevolezza di sé” o “self-awareness”, venga ripreso da un filosofo śivaita del X secolo e trasformato in uno strumento contro alcune delle tesi fondamentali del buddhismo. Il filosofo di cui stiamo parlando è Bhaṭṭa Rāmakaṇṭha, illustre rappresentante dello Śaiva Siddhānta, una scuola dello śivaismo medievale che sviluppò un’elaborata filosofia della coscienza, dell’anima e della realtà.
Che cosa significa davvero soffrire? E soprattutto: possiamo liberarci dalla sofferenza?In questo episodio di FilosofIndia Pop incontriamo Siddhārtha Gautama, l’uomo che diventerà il Buddha, il “Risvegliato”.Partiamo dall’India di più di 2500 anni fa e dalla sua scelta di abbandonare ricchezza, famiglia e privilegi per cercare una risposta a una domanda universale.Scopriremo i quattro incontri, la Grande Rinuncia, gli anni di meditazione e l’esperienza dell’ascesi estrema. Fino alla scoperta della Via di Mezzo, lontana tanto dall’eccesso dei piaceri quanto dalla mortificazione del corpo.Ma che cosa ha visto davvero il Buddha sotto l’albero della Bodhi? Parleremo di impermanenza, non-sé, desiderio e attaccamento, e del modo in cui questi elementi sono legati alla nostra sofferenza. Arriveremo poi a Sārnāth, dove il Buddha pronuncia il suo primo sermone e presenta le Quattro Nobili Verità. Dalla diagnosi della sofferenza alla possibilità della sua cessazione, fino al Nobile Ottuplice Sentiero. Un viaggio alle origini del pensiero buddhista, per scoprire una filosofia che non ci chiede di fuggire dalla realtà, ma di imparare a guardarla in modo diverso.
In che modo le parole si riferiscono al mondo? Quando diciamo "albero", "persona" o persino "io", stiamo davvero nominando qualcosa di reale oppure stiamo costruendo un'immagine della nostra esperienza? In questo episodio di FilosofIndia esploriamo l'originale teoria del linguaggio del filosofo buddhista Sthiramati, uno dei maggiori pensatori della scuola Yogācāra. Seguendo l'interpretazione proposta da Roy Tzohar (“A Yogācāra Buddhist Theory of Metaphor”, OUP 2018), scopriremo perché, secondo Sthiramati, ogni uso del linguaggio è inevitabilmente metaforico. Una tesi radicale che mette in discussione il rapporto tra parole, realtà e conoscenza, ma che al tempo stesso cerca di spiegare come il linguaggio possa continuare a essere significativo. Un viaggio nel pensiero buddhista del VI secolo che sorprende per la sua straordinaria attualità e che invita a ripensare il modo in cui descriviamo, comprendiamo e condividiamo il mondo.
In questo episodio di FilosofIndia Pop ci immergiamo in uno dei testi più affascinanti della storia del pensiero umano: le Upaniṣad. Sono state spesso presentate come libri mistici o religiosi, ma in realtà costituiscono uno dei primi grandi laboratori filosofici del mondo. Molte delle idee che caratterizzeranno le scuole dell'India classica e post-classica nascono infatti qui, in forma ancora fluida, spesso poetica, talvolta enigmatica.La parola Upaniṣad significa letteralmente "sedersi vicino", cioèaccostarsi al maestro per ricevere un insegnamento riservato. Questi testi rappresentano infatti una conoscenza esoterica, destinata a pochi discepoli. Oggi gli storici ritengono che le Upaniṣad più antiche siano state composte tra l'VIII e il V secolo avanti Cristo, in un periodo di profonde trasformazioni sociali e politiche dell'India ìsettentrionale. Non si tratta di testi scritti da un singolo autore o appartenenti a una scuola unitaria. Sono il risultato di secoli di elaborazione all'interno di ambienti sacerdotali differenti.
In questo episodio di FilosofIndia Talks abbiamo avuto il piacere di ospitare Serena Saccone, con la quale abbiamo riflettuto sulla relazione tra conoscenza razionale e conoscenza meditativa nel contesto del buddhismo mahāyāna, in particolare a partire dall'analisi del processo di conoscenza operata dalla scuola logico-epistemologica intorno al VI-VII secolo d. C. Se Dinnāga e Dharmakīrti sono i primi ad affrontare di petto il tema del rapporto tra conoscenza sensoriale e conoscenza concettuale, essi ereditano dal loro predecessore Vasubandhu (IV d. C.) l'analisi della relazione tra mente e materia. Saranno poi Śāntarakṣita e il suo illustre allievo Kamalaśīla (VIII d. C.) a sviluppare questo discorso in una direzione che ricorda da vicino alcuni esiti contemporanei della filosofia della mente. Margherita Serena Saccone è una studiosa di buddhismo indiano, filosofia buddhista e tibetologia. Si è laureata in Filosofia presso l'Università degli Studi di Napoli L'Orientale e ha conseguito il dottorato in Studi Indologici e Tibetologici presso l'Università degli Studi di Torino. La sua ricerca si concentra sulla filosofia buddhista dell'VIII secolo, sulla logica buddhista e sulla tradizione logico-epistemologica. Attualmente è Professoressa Associata di religioni, filosofie e culture dell'Asia meridionale e centrale presso l'Università degli Studi di Napoli L'Orientale.È autrice della monografia On the Nature of Things: A Buddhist Debate on Cognitions and Their Object, pubblicata nel 2018 da Arbeitskreis für Tibetische und Buddhistische Studien der Universität Wien, in cui analizza il dibattito buddhista sulla cognizione e sugli oggetti della conoscenza nell'India classica.È coautrice con Péter-Dániel Szántó del volume Tantra and Pramāṇa: A Study of the Sāramañjarī, pubblicato nel 2023 da UniorPress, in cui approfondisce i rapporti tra buddhismo tantrico, logica e filosofia della conoscenza.Le sue pubblicazioni costituiscono un importante contributo internazionale agli studi sul buddhismo mahāyāna e sulla filosofia buddhista indiana. https://unifind.unior.it/get/person/200173






