Il fiume Po
Update: 2022-08-30
Description
Il Po è il più lungo fiume italiano, con 652 km di percorso. La storia d’Italia è stata segnata da questo fiume, sin dalla preistoria. Intorno alle sue rive, infatti, crebbe la civiltà delle terramare – tra il 1600 e il 1200 a.C. – una delle più antiche della penisola, caratterizzata da villaggi costruiti su palafitte.
In epoca etrusca, questi conquistarono buona parte del corso del fiume e vi fondarono alle foci due importanti città: Adria e Spina. Gli antichi greci identificarono questo fiume con il mitico Eridano, ma lo storico greco Polibio ci informa che i locali lo chiamavano già allora Bodencus, in greco Pados, in latino Padus. L’origine del nome Bodencus, da cui deriverebbe il termine Po’ è incerta, ma potrebbe risalire alle antiche popolazioni dei Liguri che vivevano sulle sue sponde.
In epoca romana, furono effettuati imponenti lavori idraulici ed un sistema di canali collegò i vari rami del Po con le città di Ravenna, a sud, e di Altino e Aquileia a nord. Il fiume era navigabile allora fino a Torino. Nel VI secolo, il grande Re dei Goti – Teodorico – organizzò un regolare servizio di navigazione tra Pavia e Ravenna, due delle città più importanti dell’Italia tardoantica.
In epoca longobarda, il loro principale re – Liutprando – concesse alla città di Comacchio dei privilegi per commerciare sul grande fiume. Venezia riuscì però ad eclissare Comacchio nel IX secolo, affermandosi come la principale potenza commerciale nel mercato reale di Pavia. Durante il basso medioevo, tutti i comuni e le signorie rivierasche erano dotate di una flotta fluviale. Nel ‘400 si combatterono diverse battaglie fluviali. Per esempio, nel 1431 si scontrarono la Repubblica di Venezia e il ducato di Milano. A vincere fu – niente di meno – Milano: i veneziani persero 28 galee e 42 barche da trasporto, oltre a migliaia di uomini. Già nel tardo medioevo, Milano costruì dei collegamenti via canale – i cosiddetti navigli – per permettere la navigazione dal Po, via Pavia e Ticino, fino a Milano.
Per tutta l’epoca moderna, il Po rimase un’importante arteria di comunicazione e una barriera fisica. A lungo frontiera interna tra i vari stati dell’Italia preunitaria, il suo corso divenne completamente italiano solo con la III guerra d’indipendenza, nel 1866, quando l’Italia ottenne il Veneto dall’Austria in seguito alla sua sconfitta da parte dell’alleanza italo-prussiana (anche se l’Italia contribuì ben poco alla sconfitta dell’Austria).
Nei pressi dell’autostrada Milano-Serravalle, il Po è già magnifico e maestoso: puoi visitare la confluenza tra Po e Ticino, a valle di Pavia, oppure puoi fare una passeggiata nel bosco multifunzionale di Arcadia, che è attrezzato per passeggiate e picnic.
In epoca etrusca, questi conquistarono buona parte del corso del fiume e vi fondarono alle foci due importanti città: Adria e Spina. Gli antichi greci identificarono questo fiume con il mitico Eridano, ma lo storico greco Polibio ci informa che i locali lo chiamavano già allora Bodencus, in greco Pados, in latino Padus. L’origine del nome Bodencus, da cui deriverebbe il termine Po’ è incerta, ma potrebbe risalire alle antiche popolazioni dei Liguri che vivevano sulle sue sponde.
In epoca romana, furono effettuati imponenti lavori idraulici ed un sistema di canali collegò i vari rami del Po con le città di Ravenna, a sud, e di Altino e Aquileia a nord. Il fiume era navigabile allora fino a Torino. Nel VI secolo, il grande Re dei Goti – Teodorico – organizzò un regolare servizio di navigazione tra Pavia e Ravenna, due delle città più importanti dell’Italia tardoantica.
In epoca longobarda, il loro principale re – Liutprando – concesse alla città di Comacchio dei privilegi per commerciare sul grande fiume. Venezia riuscì però ad eclissare Comacchio nel IX secolo, affermandosi come la principale potenza commerciale nel mercato reale di Pavia. Durante il basso medioevo, tutti i comuni e le signorie rivierasche erano dotate di una flotta fluviale. Nel ‘400 si combatterono diverse battaglie fluviali. Per esempio, nel 1431 si scontrarono la Repubblica di Venezia e il ducato di Milano. A vincere fu – niente di meno – Milano: i veneziani persero 28 galee e 42 barche da trasporto, oltre a migliaia di uomini. Già nel tardo medioevo, Milano costruì dei collegamenti via canale – i cosiddetti navigli – per permettere la navigazione dal Po, via Pavia e Ticino, fino a Milano.
Per tutta l’epoca moderna, il Po rimase un’importante arteria di comunicazione e una barriera fisica. A lungo frontiera interna tra i vari stati dell’Italia preunitaria, il suo corso divenne completamente italiano solo con la III guerra d’indipendenza, nel 1866, quando l’Italia ottenne il Veneto dall’Austria in seguito alla sua sconfitta da parte dell’alleanza italo-prussiana (anche se l’Italia contribuì ben poco alla sconfitta dell’Austria).
Nei pressi dell’autostrada Milano-Serravalle, il Po è già magnifico e maestoso: puoi visitare la confluenza tra Po e Ticino, a valle di Pavia, oppure puoi fare una passeggiata nel bosco multifunzionale di Arcadia, che è attrezzato per passeggiate e picnic.
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