La morte di Boezio
Update: 2022-08-30
Description
Pavia, l’antica capitale dell’Italia altomedievale, è anche celebre per essere il luogo dove è morto e riposa una delle ultime luci culturali dell’Italia antica: il filosofo e senatore Boezio.
Quello che è poco noto, infatti, è che dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, in realtà le cose in Italia non cambiarono più di tanto: a Ravenna c’era sempre un’amministrazione pubblica, a Roma c’era il Senato, a Pavia si radunava ogni anno l’esercito che proteggeva la penisola. A cambiare era stato solo chi deteneva il potere: tra il 476 e il 493 questi fu Odoacre, ma dopo la sua sconfitta per mano di Teodorico – Re dei Goti – fu quest’ultimo a regnare sull’Italia.
Teodorico regnava su concessione dell’unico imperatore romano rimasto, quello orientale, che in quegli anni era il prudente Anastasio. Teodorico inaugurò una politica di condivisione del potere tra i suoi Goti e i romano-italici.
Teodorico in occidente e Anastasio in oriente, per decenni, presiedettero ad un periodo di pace e prosperità nel mediterraneo. Eppure c’era un’ombra su tutto questo: la questione della successione a Teodorico, che andava sempre negoziata con l’Impero.
Teodorico aveva raggiunto un accordo con l’imperatore romano: a succedergli sarebbe stato suo genero – Teodorico non aveva figli maschi - ma questi morì prima di lui. E’ possibile allora che una fazione del Senato contattò direttamente l’imperatore a Costantinopoli per cercare una soluzione alternativa.
Teodorico non apprezzò e aprì indagini contro i cospiratori: Boezio, un importante senatore che ricopriva anche una carica di governo, finì invischiato nella vicenda. Venne arrestato e rinchiuso in una prigione a Pavia. Fu in questa città, e in queste condizioni, che Boezio scrisse il suo capolavoro: le consolazioni della Filosofia.
All'inizio dell’opera, Boezio di essere appunto consolato dalla Filosofia, impersonata da una donna bellissima e austera. Guidato dalla sua Maestra, Boezio si interroga sull'esistenza del male e sulla sua natura, sulla fortuna, sulla felicità e sul libero arbitrio. Perché il giusto soffre, si chiede Boezio, mentre il peccatore trionfa? Perché i grandi filosofi del passato come Socrate e Seneca sono stati uccisi, mentre i tiranni paiono prosperare? Boezio arriva alla conclusione che il successo dei malvagi è solo esteriore, mentre interiormente sono consumati dall’infelicità. In questo senso è la stessa malvagità la loro punizione.
Boezio sarà messo a morte nel settembre del 524, poco tempo dopo morì anche Teodorico.
Puoi visitare la tomba di Boezio: si trova nella chiesa di S.Pietro in ciel d’Oro, dove riposa anche uno dei grandi maestri di Boezio, e di tutta la filosofia e teologia antica: Sant’Agostino di Ippona.
Quello che è poco noto, infatti, è che dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, in realtà le cose in Italia non cambiarono più di tanto: a Ravenna c’era sempre un’amministrazione pubblica, a Roma c’era il Senato, a Pavia si radunava ogni anno l’esercito che proteggeva la penisola. A cambiare era stato solo chi deteneva il potere: tra il 476 e il 493 questi fu Odoacre, ma dopo la sua sconfitta per mano di Teodorico – Re dei Goti – fu quest’ultimo a regnare sull’Italia.
Teodorico regnava su concessione dell’unico imperatore romano rimasto, quello orientale, che in quegli anni era il prudente Anastasio. Teodorico inaugurò una politica di condivisione del potere tra i suoi Goti e i romano-italici.
Teodorico in occidente e Anastasio in oriente, per decenni, presiedettero ad un periodo di pace e prosperità nel mediterraneo. Eppure c’era un’ombra su tutto questo: la questione della successione a Teodorico, che andava sempre negoziata con l’Impero.
Teodorico aveva raggiunto un accordo con l’imperatore romano: a succedergli sarebbe stato suo genero – Teodorico non aveva figli maschi - ma questi morì prima di lui. E’ possibile allora che una fazione del Senato contattò direttamente l’imperatore a Costantinopoli per cercare una soluzione alternativa.
Teodorico non apprezzò e aprì indagini contro i cospiratori: Boezio, un importante senatore che ricopriva anche una carica di governo, finì invischiato nella vicenda. Venne arrestato e rinchiuso in una prigione a Pavia. Fu in questa città, e in queste condizioni, che Boezio scrisse il suo capolavoro: le consolazioni della Filosofia.
All'inizio dell’opera, Boezio di essere appunto consolato dalla Filosofia, impersonata da una donna bellissima e austera. Guidato dalla sua Maestra, Boezio si interroga sull'esistenza del male e sulla sua natura, sulla fortuna, sulla felicità e sul libero arbitrio. Perché il giusto soffre, si chiede Boezio, mentre il peccatore trionfa? Perché i grandi filosofi del passato come Socrate e Seneca sono stati uccisi, mentre i tiranni paiono prosperare? Boezio arriva alla conclusione che il successo dei malvagi è solo esteriore, mentre interiormente sono consumati dall’infelicità. In questo senso è la stessa malvagità la loro punizione.
Boezio sarà messo a morte nel settembre del 524, poco tempo dopo morì anche Teodorico.
Puoi visitare la tomba di Boezio: si trova nella chiesa di S.Pietro in ciel d’Oro, dove riposa anche uno dei grandi maestri di Boezio, e di tutta la filosofia e teologia antica: Sant’Agostino di Ippona.
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